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08 settembre 2019

Cosa impari quando la vita fa male?


Posso imparare qualcosa dai momenti di sofferenza della mia vita? Il dolore ci cambia, sta a noi decidere se in meglio o in peggio. Sta a noi decidere di accettare di essere consolati da Dio e da altri che come noi hanno sofferto, per imparare ad essere uomini e donne più simili a Cristo.
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La settimana scorra ci siamo lasciati dicendo che la vita, qualsiasi vita prima o poi incontrerà il male, il dolore la sofferenza.

Vi ricordate questa immagine? È quella che molti medici usano per stabilire quanto male abbiamo.

Nel dolore della vita, abbiamo detto non c'è una “gradazione”, una classifica, non possiamo dire “sto meno male adesso di quella volta là” oppure dire ad altri “questo male è meno grave di quello là”. Comparare male con male non aiuta affatto. Il male fa male. Punto.

E che quando attraversiamo questi periodi, brevi o lunghi che siano, tutti, nessuno escluso.

quando proviamo male...

VOGLIAMO QUALCOSA ----------------> SPERANZA
ABBIAMO BISOGNO DI QUALCOSA ----------------> AIUTO

L'unico posto dove troviamo speranza, è in Gesù, che ci fa vedere le cose della nostra vita non dalla prospettiva terrena e finita, ma da quella del Cielo e infinita.

La prima cosa che Gesù aveva detto a Marta e Maria, che avevano perso il fratello Lazzaro è che la vita non è tutta qui, anzi qua c'è poco rispetto all'eternità.

Gesù non ci aiuterà sempre come vogliamo noi, rimuovendo il male, talvolta lo fa... altre volte no...
e non sta a me sapere perché ma posso essere sicuro che  sarà SEMPRE al nostro fianco, quando sto attraversando il male.

“Vi ho detto queste cose, affinché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazione; ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo.” (Giovanni 16:33)

E nel frattempo? Cosa devo fare nel frattempo?

Devo solo chiudere gli occhi... aspettare che passi... oppure posso prendere qualcosa dal mio dolore? Imparare qualcosa che mi dia speranza che sia di aiuto?

Leggiamo assieme 2 Corinzi 1:

“Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra afflizione affinché, mediante la consolazione con la quale siamo noi stessi da Dio consolati, possiamo consolare quelli che si trovano in qualunque afflizione; perché, come abbondano in noi le sofferenze di Cristo, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione. Perciò se siamo afflitti, è per la vostra consolazione e salvezza; se siamo consolati, è per la vostra consolazione, la quale opera efficacemente nel farvi capaci di sopportare le stesse sofferenze che anche noi sopportiamo. La nostra speranza nei vostri riguardi è salda, sapendo che, come siete partecipi delle sofferenze, siete anche partecipi della consolazione.” (2 Corinzi 1:3-7)

Contesto: Paolo scrive ad una chiesa  che  ha fondato, che ama, ma dove ci sono tanti problemi e tanto dolore. Paolo parla a dei neo credenti, forse teme che i problemi, il dolore e il male che sta attraversando tutta la comunità possa scoraggiare molti, farli dubitare della loro nuova fede, persino fargli pensare che se c'è il male, allora Cristo non è la risposta.

Avete notato qualche parola che si ripete? Certamente!

Vediamo al prima (in realtà sono due, molto simili):

afflizione : 3 volte  (greco thlipsis = schiacciare, pressare)
sofferenze :  3 volte (greco pathēma = provare una sensazione dolorosa fisica/psichica).

Paolo dice che il male della vita è qualcosa che ti schiaccia verso terra che vuole farti male sia nel fisico sia nell'animo. Vediamo la seconda parola:

Consolazione:  9 volte :  (greco paraklēsis; : composto da para = a fianco + kaleo = chiamare).

Ma Paolo dice anche che quando il male della vita ti schiaccia verso terra e ti fa male, ci sarà qualcuno che sarà lì, al tuo fianco.

Dei tanti posti dove questa parola è stata usata, te ne voglio mostrare due:

“Beati quelli che sono afflitti, perché saranno consolati (parakaleō) (Matteo 5:4)

“Se voi mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre, ed egli vi darà un altro Consolatore (paraklētos) perché sia con voi per sempre ” (Giovanni 14:15-16)

Vorrei che seguiste assieme a me il ragionamento che Paolo sta facendo, perché è vitale per il credente:


Guardate la parte a sinistra della diapositiva: in Dio c'è consolazione “parakaleo” , qualcosa che è chiamato ad essere al tuo fianco

Guardate a destra della diapositiva: in me c'è afflizione come anche negli altri c'è afflizione... non sono l'unico io ad essere afflitto.

Come si mettono assieme queste due realtà, dove c'è un Dio che da consolazione e il mondo dove c'è afflizione?

Tutto viene tenuto assieme da un “affinché”... (al fine di... per rendere possibile che...) Paolo afferma che   ANCHE nel male della vita c'è un piano di Dio. Anche quando sembra che tutto sia inutile vano, dannoso doloroso Dio è IN CONTROLLO (“Il Dio di ogni consolazione”  è lui l'origine e il fine di qualsiasi cosa che possa consolare) Dio AGISCE IN TUTTI (“mediante la consolazione con la quale siamo noi stessi da Dio consolati”  é lui che agisce in Paolo, come pure nei Corinzi... e in te... e in me...) Dio VIENE IN AIUTO (“il quale ci consola in ogni nostra afflizione” è lui che è pronto a sostenermi) AFFINCHE'... AL FINE DI... PER RENDERE POSSIBILE CHE... (“possiamo consolare quelli che si trovano in qualunque afflizione” siamo noi che diventiamo la consolazione per altri).

Un piano che è per noi, ma che va oltre noi... e comprende quelli che ci circondano.

Tu potresti dirmi: “Allora, Marco, il piano di Dio è di farmi soffrire  così che io possa imparare a consolare altri? Sto insomma andando a scuola,  Dio mi manda a scuola... ma a che prezzo!”

Ti posso rispondere:  “ Un Dio così, io non lo voglio...non ci credo... non lo seguo...” E, infatti, Dio non è così.

Nei piani di Dio il male era lontano,  relegato in un posto inaccessibile... Ma con la caduta, quel posto è stato aperto, e le sofferenze sono entrate nel mondo

Paolo dice:

“Infatti, poiché per mezzo di un uomo è venuta la morte.” (1 Corinzi 15:21a)

Dio non pianifica il male, MAI! Dio vede il tuo male, e ne soffre...

Ma il Dio che conosco  e di cui Paolo mi parla, è quello che trasforma una crocifissione in una resurrezione, e aggiunge infatti.

“Così anche per mezzo di un uomo è venuta la risurrezione dei morti.” (1 Corinzi 15:21b)

Il Dio che conosco è capace di trarre da un immenso male, la morte di un giusto un immenso bene, la giustificazione (la salvezza) degli ingiusti...AFFINCHE': il piano di Dio è quello di dare consolazione.  Come fa Dio a trarre il bene dal male, dunque?

1. DIO E' IL DIO DELLA CONSOLAZIONE

Dio è “parakaleo”, colui che ti sta a fianco che è pronto a sollevarti, a sorreggerti in ogni momento. Era a fianco di Adamo ed Eva nella Creazione, ha deciso di scendere in Cristo per esserlo ancora, e ha mandato … vi ricordate? (fai andare due slide indietro) ma ha mandato il “paraklētos”, il Consolatore, lo Spirito Santo.

2. IO SONO CHIAMATO/A A CONSOLARE COSI' COME DIO MI CONSOLA 

Dio è il Consolatore, Dio può consolare da solo, senza che ci siano altri interventi. Ma spesso Dio decide  di usare me e te per consolare così come noi siamo stati consolati.

Perché? Perché come uomini e donne siamo portati a credere  ai racconti di altri uomini e donne.

Questo significa  che dovrò vivere una vita  da “crocerossina”, alla costante ricerca di chi soffre  per consolarlo?

Non necessariamente. Alcuni saranno chiamati a farlo. Alcuni di voi hanno questo dono specifico
citato da Paolo in Romani 12:8  (misericordia o compassione) ma molti hanno altri doni.

Doni di ospitalità, di assistenza, di intercessione, di cura pastorale, di incoraggiamento, di guarigione, di servizio. E se li usi verso coloro afflitti, cosa sono se non uno “stare a fianco” risollevare, sorreggere?

Quando morì mio padre, così, all'improvviso, Janet stava aspettando il nostro secondo figlio, con un figlio di un anno e mezzo da accudire. C'erano mille cose da fare, organizzare, il rientro della salma da Roma, il funerale a Viterbo l'omaggio pubblico nella sala consiliare a Montefiascone... era davvero troppo.

Uomini e donne vennero dalla nostra chiesa  per dare una mano, per dare conforto, magari solo per prendere  il nostro figlio piccolo per una mezza giornata... o per stare dieci minuti assieme a noi, come dice Paolo

“Rallegratevi con quelli che sono allegri; piangete con quelli che piangono.” (Romani 12:5)

E noi sapevamo che, nelle loro vite c'erano stati dolori grandi, alcuni ancora presenti quando successe.

Dio stava usando persone che lui aveva consolato in passato, o che stava consolando in quel momento, per consolare me e mia moglie.

Cosa imparo quando la vita fa male?

Se Dio non provoca il male intenzionalmente, se lui ne è testimone, se lui  usa anche il male per per trasformarlo  non in qualcosa che mi distrugga ma  in qualcosa che mi edifichi, cosa  posso imparare nei periodi lunghi o brevi  in cui sono afflitto?

1. Devo accettare di essere consolato/consolata

C.S Lewis ha detto:

“Dio sussurra nei nostri piaceri, parla nella nostra coscienza, ma urla nelle nostre pene: è il suo megafono per risvegliare un mondo sordo."

Il male ci cambia; io non sono la stessa persona che ero dopo aver attraversato la  sofferenza.

Il dubbio è: “Sarò una persona migliore, o una persona peggiore?” “Il male mi cambierà in meglio, o in peggio?"

Tutto dipende da me: Dio sussurra nel vento  ma urla nella tempesta;  come reagisco al male? Sono pronto ad accettare di essere consolato?

Se la risposta è “no”, se voglio tenermi il mio male, se voglio incolpare Dio di esso, se rifiuto altri che vogliono confortarmi e rispondo  “no grazie, sto bene” allora mi muoverò lontano da Dio, mi muoverò lontano da “ogni consolazione”.

Oppure posso decidere di “rimuovere” dall'orizzonte la mia sofferenza, di nasconderla sia a me che a Dio, di dire “sono cose che capitano, ce la faccio da solo/a”, di far finta che il male non mi ha cambiato.

Decidere insomma,  di rimanere alla stessa distanza da Dio di prima che entrasse il male nella mia vita; vedrò la consolazione,  “si, lo so che è lì... ma non è mia...” ma la vedrò solamente a distanza.

Oppure posso accettare di essere consolato, mettere via i miei “perché”, continuare a crescere  nella conoscenza di Dio.

Questo significa  diventare più come Gesù crescere in lui. Decidere di avere più autocontrollo, o più amore, o più pazienza, o più compassione.

Se decido di essere consolato, il Consolatore, lo Spirito Santo potrà agire in me, trasformandomi.

2. Devo passare la mia consolazione ad altri

Paolo afferma che sono stato confortato AFFINCHE', . AL FINE DI... PER RENDERE POSSIBILE CHE altri come me vengano confortati.

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Voglio lasciarti con un ultimo versetto:

“Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno.” (Romani 8:28)

Paolo non dice che “tutte le cose nella tua vita andranno bene”, che Dio ti metterà un “ombrello sopra”, che istallerà un parafulmine (talvolta lo farà... ma tu vivi in un mondo caduto, ricorda!)
ma che “tutte le cose cooperano” (la parola cooperano in greco è synergeō = avere un compagno di lavoro) quelle belle...  ma anche quelle brutte  anche le afflizioni e le sofferenze: rileggiamolo in questo senso il versetto.

Or sappiamo che tutte le gioie, tutte le cose piacevoli tutte le cose che amiamo cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno....

Questo è come vorremmo leggere il versetto: ma Paolo dice anche:

Or sappiamo che tutte le afflizioni e le sofferenze cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno....

Essere consolato, essere consolata è una scelta Sarà come dice Paolo ...se decidi di essere consolato e se decidi di essere un compagno di lavoro per Cristo.

Preghiamo.

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