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13 ottobre 2019

Cos'è amore secondo Cristo? 1° parte

Quali sono le cose realmente importanti quando parti per un viaggio? Oppure, cosa ti colpisce di più in ciò che vedi e senti? Gesù ha le idee molto chiare circa cosa devi portare con te e cosa ti deve colpire come credente.
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Oggi iniziamo una nuova serie di messaggi, dove vedremo le cose realmente importanti che Gesù vuole prendiamo per noi come credenti.

Ma prima di fare questo, foglio fare con voi un piccolo test:




Cosa vedete? Chi è che vede colonne? Chi è che vede profili di persone?









Provate ora con quest'altra foto.





Vedete,  è bastato “invertire” la foto, far diventare bianco quello che era nero e nero quello che era bianco per vedere qualcosa che alcuni non avevano visto.

Questo perché? Per due motivi principali:

a) ciascuno di noi è attratto da cose differenti alcuni sono più attratti dalle luci, altri sono più attratti dagli scuri.

e

b) il “tempo di latenza della retina”, ovvero la persistenza di un'immagine più l'immagine rimane stampata sulla nostra retina più conosceremo informazioni

Questo non accade solamente a livello visivo,  ma a qualsiasi altro livello sensoriale: vista, tatto, gusto, e soprattutto, udito.

Per poter capire una cosa  a fondo, la dobbiamo sentire più e più volte. Chi è che non ricorda le nottate intere a ripetere le capitali del mondo per l'interrogazione di geografia?

Secondo voi,  Chi è ti conosce di più in senso assoluto? Il tuo pastore? Dubito fortemente! Tuo fratello o tua sorella, se li hai? Forse. Tuo padre o tua madre? Probabile.

Ma non c'è un'altra persona al mondo che ti conosca meglio, che sappia come tu ed io funzioniamo se non chi ti ha creato.

Dio, Gesù, lo Spirito Santo ci conoscono meglio di ogni altro, e sanno come funzioniamo.

E' per questo che Gesù ha lasciato nel vangelo di Giovanni, nei capitoli che vanno dal 13 al 17 una sorta di “riassunto” di tutto ciò che aveva insegnato durante i tre anni precedenti.

Quando stai lasciando casa per un viaggio lungo, cosa fai? Ti dico quello che facciamo noi come famiglia: continuiamo a ripeterci  le cose importanti prima di partite: “Chiudi il gas” “metti fuori l'immondizia” (che puzza) “Ricordati del passaporto” (che non passi il controllo) “Ricordati del biglietto aereo” (che non ti fanno viaggiare) “Ricordati delle carte di credito”. (che non riesci a comperare nulla)

Sono le cose importanti: puoi scordare tutto il resto... ma quelle no!

Gesù nei capitoli da 13 a 17 del Vangelo di Giovanni fa la stessa cosa: usa delle “parole chiave”  e le ripete lungo tutto il suo discorso.

Il perché è presto detto: ci conosce, e sa che ognuno di noi è diverso e che ognuno di noi dimentica velocemente. Usa così queste parole chiave per mostrare diversi colori  perché vuole che colpiscano ciascuno che le ascolta facendole vedere in modo diverso per ciascuna sensibilità e perché ripetendole, rimangano come le cose “importanti” da prendere prima di un lungo viaggio, ovvero il viaggio assieme a lui come suoi figli.


  • Amare (31 volte), 
  • odiare (9), 
  • dimorare (11), 
  • glorificare (14)


Nelle prossime domeniche  seguiremo ciascuna di esse per capire le “cose importanti” che Gesù vuole che ricordiamo, e la serie si intitola “Le parole che restano: cosa vuole Gesù che tu ricordi?”

Che cos'è amore?

Iniziamo oggi con la parola più usata  contenuta nel capitolo 15 da 12 a 17: (31 volte in 4 capitoli).

Cerchiamo prima, però di definire cosa è “amore” secondo noi. Fate una lista di quello che per voi significa.

Vediamo adesso cosa è “amore” secondo Gesù:

"(12) Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi.  (13)  Nessuno ha amore più grande di quello di dar la sua vita per i suoi amici.  (14)  Voi siete miei amici, se fate le cose che io vi comando.  (15)  Io non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo signore; ma vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio.  (16)  Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi, e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; affinché tutto quello che chiederete al Padre, nel mio nome, egli ve lo dia.  (17)  Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.” (Giovanni 15:12-17)

Cosa dice Gesù dell'amore?

1 nuovo comandamento e 7 affermazioni chiave

# L'amore è un Comandamento

(12) Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi.  
(17)  Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.

Gesù “attacca forte”, come ad un concerto rock: non ci sono “introduzioni” ouverture, preamboli,: dice sin dall'inizio la cosa più importante: “Io TI COMANDO”. Lo dice tre volte in cinque versetti all'inizio, al centro e alla fine della frase.

La parola usata in greco è “entolē”  che significa “stare dentro ad un limite definito”. L'amore per Gesù è un limite che tu ed io, se siamo suoi figli, non dobbiamo oltrepassare, ma dobbiamo vivere all'interno di esso. Gesù stava parlando a persone che conoscevano quella parola:  comandamento.

Chi aveva scritto  i dieci comandamenti? Dio in persona.

Dove erano stati scritti? Su tavole di pietra,  perché rimanessero come segno eterno.

Dove erano conservati? All'interno dell'Arca del Patto che era custodita al centro del Tempio di Gerusalemme, nel luogo “Santissimo.

Chi sta scrivendo quel nuovo comandamento? Gesù, il Figlio di Dio.

Dove ti sta chiedendo di scrivere questo nuovo comandamento Gesù? Nella tua vita, nei gesti quotidiani  che avrai con i tuoi fratelli e le tue sorelle.

Dove vuole che tu lo conservi? Dentro di te.

Noi siamo il tempio di Dio,  noi siamo l'arca del nuovo patto,  il nostro cuore è la tavola su cui scrivere i comandamenti di Gesù,  essi devono essere al centro del tempio che siamo noi.  L'amore deve essere al centro di noi stessi.

L'amore, dunque, non è un sentimento, ma un comandamento.

L'amore è quella cosa che, anche se tutto si perderà d te deve restare.

Quella cosa che devi portare assolutamente con te quando parti per il viaggio con Gesù. Senza la quale non puoi viaggiare, che se la dimentichi in casa puzza che se non la mostri non ti fanno entrare, che se la scordi non ti faranno volare che se non  ce l'hai assieme a te non potrai avere nulla.

Quali caratteristiche deve avere questo nuovo comandamento secondo Gesù?

Le 7 affermazioni chiave

1° affermazione: Nessuno ha amore più grande di quello di dar la sua vita per i suoi amici.

Gesù da un esempio concreto  di cosa significhi amare: l'amore non è un sentimento, ma un'azione. Qualche capitolo indietro  aveva lavato loro i piedi e gli aveva detto

“Capite quello che vi ho fatto?  Voi mi chiamate Maestro e Signore; e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, che sono il Signore e il Maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Infatti vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come vi ho fatto io.” (Giovanni 13:12b-15)

Lì aveva dato l'esempio  del “lavare i piedi” essere disposto a “toccare” le parti impure degli altri essere disposto a purificare l'altro. ora gli dice  “amare è dare se stesso, mettere l'altro per primo”

Tu potresti dirmi: “Mi stai chiedendo, Marco che per dimostrare amore devo necessariamente morire per l'altro? Cosa significa “dare la vita”?

Gesù l'ha fatto Gesù una volta, per tutti. Perché moriva Gesù? per venirci in aiuto, servirci.

Gesù non ti chiede di “morire” (altrimenti, come potresti servirlo?) ma di “far morire il tuo “ego” venire in aiuto dell'altro, servirlo, piuttosto che essere servito.

I. Il vero amore è mettere l'altro per primo

2° affermazione: Voi siete miei amici, se fate le cose che io vi comando.  

Amare Gesù è: certamente accettarlo come personale salvatore, certamente pregare e rivolgersi solo a lui, certamente leggere la sua Parola, certamente venire la domenica in chiesa... ma, soprattutto, fare le cose che lui ci comanda.

Essere amici di Gesù non è stare in un luogo, la chiesa, o fare dei riti a casa ma obbedire quando lui comanda. Siamo amici di Gesù?  Facciamo le cose che ci “comanda”?  Mettere l'atro per primo, dice Gesù, è buono... ma non basta: dovrai anche servirlo, se tu vuoi essere mio amico.

II. Il vero amore è servire l'altro

3° affermazione :Io non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo signore

Come deve essere questo “servizio”? Come quello di un “servo”? Obbedisco e basta?

Gesù ti dice: tu non sei più servo: lo sei stato, sotto la Legge: dovevi servire, sacrificare sugli altari, con la speranza di placare l'ira del Padre per i tuoi peccati...

Ma ora non sei più sotto la Legge...  ma sotto la Grazia. Non più schiavo della Legge di Dio
ma amico di Dio attraverso il mio sacrificio.

III. Il vero 'amore ci rende liberi

Fermiamoci qui per oggi: ma voglio anticipare una domanda che potresti farmi: Gesù sta parlando ai suoi discepoli, per cui di amore “gli uni per gli altri” riferito SOLO ai miei fratelli e sorelle in Cristo. Vero?

Vedremo nel prossimo messaggio come la tua famiglia in Cristo la chiesa locale sia la palestra dove formare i muscoli spirituali per portare l'amore di Gesù nel mondo.

Preghiamo.

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06 ottobre 2019

Il serpente di bronzo - Dove trovi l'antidoto al male del mondo?

Quale è la cura al male che trovo nel mondo? E' fissare la croce dove Cristo a pagato, una volta e per sempre i peccati di chi si affida a lui.

(Messaggio di Mario Forieri)
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”Il re cananeo di Arad, che abitava nella regione meridionale, avendo udito che Israele veniva per la via di Atarim, combattè contro Israele e fece alcuni prigionieri. Allora Israele fece un voto al Signore e disse: «Se tu dai nelle mie mani questo popolo, le loro città saranno da me votate allo sterminio». Il Signore ascoltò la voce d’Israele e gli diede nelle mani i Cananei; Israele votò allo  sterminio i Cananei e le loro città e a quel luogo fu messo il nome di Corma[a Poi gli Israeliti partirono dal monte Or, andarono verso il mar Rosso per fare il giro del paese di Edom; durante il viaggio il popolo si perse d’animo. Il popolo parlò contro Dio e contro Mosè, e disse: «Perché ci avete fatti salire fuori d’Egitto per farci morire in questo deserto? Poiché qui non c’è né pane né acqua, e siamo nauseati di questo cibo tanto leggero». Allora il Signore mandò tra il popolo dei serpenti velenosi i quali mordevano la gente, e un gran numero d’Israeliti morì. Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; prega il Signore che allontani da noi questi serpenti». E Mosè pregò per il popolo. Il Signore disse a Mosè: «Fòrgiati un serpente velenoso e mettilo sopra un’asta: chiunque sarà morso, se lo guarderà, resterà in vita». Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra un’asta; e avveniva che, quando un serpente mordeva qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita. Poi i figli d’Israele partirono e si accamparono a Obot; e, dopo essere partiti da Obot, si accamparono a Iie-Abarim nel deserto che è di fronte a Moab dal lato dove sorge il sole.” (Numeri 21:1-11)

 “Mosè fece allora un serpente di bronzo e lo mise sopra un'asta; e avveniva che, quando un serpente mordeva qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, viveva.” (Numeri 21:9)

 “E come Mosé innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell'uomo sia innalzato, affinché chiunque crede in lui non perisca ma abbia vita eterna.” (Giovanni 3:14)

“Ora, [tutte] queste cose avvennero loro per servire da esempio e sono state scritte per ammonire noi, che ci troviamo nella fase conclusiva delle epoche.” (1 Corinzi 10:11)

“Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui.” (2 Corinzi 5: 21)

“Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledizione per noi poiché sta scritto: 'Maledetto chiunque è appeso al legno'.” (Galati 3: 13

“Parla ad Aaronne e ai suoi figli e di’ loro: “Voi benedirete così i figli d’Israele; direte loro: ‘Il Signore ti benedica e ti protegga! Il Signore faccia risplendere il suo volto su di te e ti sia propizio! Il Signore rivolga verso di te il suo volto e ti dia la pace!’.” (Numeri 6 :23 26)

“ (Re Ezekia) Rimosse gli alti luoghi, frantumò le colonne sacre, abbatté l'Ascerah e fece a pezzi il serpente di bronzo che Mosè aveva fatto, perché fino a quel tempo i figli d'Israele gli avevano offerto incenso e lo chiamò Nehushtan. “ (2 Re 18:1-4 )

“Ed io, quando sarò innalzato dalla terra, attirerò tutti a me." (Giovanni 12:32)



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29 settembre 2019

Come ottieni l'aiuto che cerchi?

Quando la vita fa male dove trovi persone  che possano essere usate come strumenti per poter ricevere la Grazia di Dio che ti aiuta? Se vivi la tua vita in una chiesa sana, solida, non dovrai temere: le troverai nella tua chiesa locale, e nei suoi piccoli gruppi.
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Stiamo all'ultima parte del lungo viaggio iniziato sei settimane fa  riflettendo su “quando la vita fa male” quando si concretizzano le parole di Gesù;

“Vi ho detto queste cose, affinché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazione; ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo.” (Giovanni 16:33)

Se è vero che Gesù ci ha chiaramente detto che il male sarà parte dell'orizzonte del credente, dall'altro lato ci ha anche detto di farci coraggio (il verbo greco è “tharseō” non “avere coraggio”, prenderlo da qualche parte dal di fuori di noi, ma “essere il coraggio”, diventarlo noi stessi) perché “io ho “nikaō” (lo stesso verbo usato da una ditta di materiali sportivi “nike”) conquistato il mondo”.

Nella Bibbia troviamo la strategia  per “essere coraggio”  diventare coraggio.

Siamo partiti dicendo che nel male, Dio si cura di noi, ha un piano, così come lo aveva per Naomi e Rut.

Gesù è la fonte di coraggio, perché ci da speranza ed aiuto come la aveva dato a Marta e Maria che avevano visto morire il fratello Lazzaro.

Abbiamo visto poi che Dio è pronto a consolarci ma che noi dobbiamo accettare di essere consolati affinché possiamo consolare altri,

Che non dobbiamo paragonare quello che ci accade con quello che accade agli altri, perché la felicità e il successo  di chi non segue e non obbedisce a Dio sono momentanei.

E infine, la settimana scorsa abbiamo visto che lo strumento che Dio usa per aiutarci quando al vita fa male è la Grazia.

Sapete, mio figlio Ben ed io  vendiamo nel nostro negozio diversi “strumenti” per le lavorazioni meccaniche. Sono strumenti che rendono possibile costruire, riparare, modificare: questo, ad esempio, è un “tornio”, e serve per lavorare i metalli.



Questo tornio può fare moltissime cose, ma ha necessità di due cose: l'elettricità e l'utensile.



Che cosa è l'utensile? L'utensile è questo:







E a che cosa serve l'utensile? Serve a fare questo:




Il tornio, senza l'utensile, sebbene abbia la capacità di modificare un pezzo sebbene abbia l'energia per muoversi non può fare nulla!

A questo punto voi vi starete domandando se sto bene... o forse pensate voglia vendervi qualcosa dal nostro negozio. Seguitemi per un attimo nel ragionamento.

Quando la vita fa male,  abbiamo detto che abbiamo bisogno di speranza ma soprattutto di AIUTO! Qualcosa che modifichi la vita che stiamo vivendo.

La settimana scorsa abbiamo detto che lo strumento  con cui Dio ci viene in soccorso è la Grazia. La Grazia è lo STRUMENTO... ma lo strumento Grazia ha bisogno di un utensile per poter modificare la mia vita quando la vita fa male.

Dio ha due tipi di utensile  per modificare la tua vita. Uno diretto, e uno indiretto.

Il primo, quello diretto, si chiama “miracolo”: Dio vede, Dio ascolta, Dio fa... ed io sono guarito.

Paolo afferma:

“Dio è potente da far abbondare su di voi ogni grazia affinché, avendo sempre in ogni cosa tutto quello che vi è necessario, abbondiate per ogni opera buona.” ( 2 Corinzi 9:8)

Dio ha la potenza che serve  per far arrivare la Grazia direttamente. Ma Dio ha anche  un secondo “utensile”: quello indiretto:

Sempre Paolo dice:

“Infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo.” (Efesini 2:10b)

Per cosa siamo stati creati? Per fare le buone opere  (in greco “ergon” = lavoro) che Dio ha preparato. A chi chiama Dio a fare il “SUO” lavoro? Me e te.

L'energia, la corrente per far girare il tornio la mette Lui. Chi è l'utensile che modifica la vita  di chi soffre? Siamo tu ed io.

Indovina quale metodo usa di più Dio tra quello diretto (lui fa) e quelli indiretto (te ed io facciamo) per mandare la sua Grazia su chi soffre? Quello indiretto!

Questa che vi mostro adesso non è un versetto della Bibbia, ma è una affermazione di quello che la Bibbia dice in tutta la sua lunghezza:

"Quando Dio vuole fare qualcosa nel mondo, 
Egli invita i suoi figli e le sue figlie ad unirsi a lui nel farle”

Non che non possa fare da solo, ma Dio ama coinvolgere chi Egli ama.

Avrebbe potuto benissimo calare dal cielo l'Arca, ma ha chiesto a Noè e alla sua famiglia di farla.

(foto kit)

Questo che vedete è un kit medico: all'interno di esso ci sono strumenti e medicine che possono portare la guarigione, curare le nostre ferite, salvarci.

Se ci siamo fatti male, poco importa che la abbiamo in casa: se stiamo realmente male non riusciremo neppure ad aprirla. Abbiamo bisogno di qualcuno che la apra per noi, di un infermiere che arrivi, tiri fuori le garze, disinfetti le ferite, metta i punti, metta le bende.

Tu potresti pensare: “Eh, beh, Marco, facile per te... sei un pastore!  Sei un “esperto” nell'aiutare le persone, è il tuo compito... ma io? Io non sarei mica buono a farlo!”

Appunto! Dio ama prendere uomini e donne comuni con capacità normali (e talvolta anche meno) per fare le buone opere, per sceglierli come utensile  per modellare le vite di altri così che sia chiaro che non è la bravura dell'uomo ma la Grazia di Dio che ha fatto la differenza.

Paolo lo dice:

“Esaminate un po' voi stessi, fratelli: pochi di voi erano sapienti dal punto di vista umano, pochi i potenti, pochi quelli provenienti da famiglie importanti, ma Dio ha scelto le cose che il mondo considera pazze o da scartare, proprio per coprire di vergogna quelli che il mondo considera sapienti, ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare e screditare le forti. Il Signore ha scelto le cose umili, quelle che il mondo disprezza e che non tiene in alcun conto, per ridurre a niente quelle che il mondo considera importanti. Cosicché nessuno può vantarsi davanti a Dio.” (1 Corinzi 1: 26-29 PV)

Dio non cerca superuomini o superdonne, ma uomini e donne che siano disposti a farsi usare  per diventare un canale tramite cui la Sua Grazia giunge ad altri.

Siamo convinti, allora che:

a) la Grazia di Dio arriva indirettamente tramite altri credenti

e

b) non servono supereroi della fede, ma persone di fede?


A questo punto la domanda è: dove trovo tali persone? Guardati attorno... ma non guardare i muri,
guarda le facce. La Grazia indiretta è disponibile se sei connesso, se sei connessa al corpo di Cristo, alla tua chiesa locale.

La prima chiesa mai esistita al mondo era quella di Gerusalemme, quella che aveva conosciuto Gesù di persona: e Luca ne parla così.

“Ed erano perseveranti nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere. (…)  E ogni giorno andavano assidui e concordi al tempio, rompevano il pane nelle case e prendevano il loro cibo insieme, con gioia e semplicità di cuore,  lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo.” (Atti 2:42, 46)

La prima chiesa non si incontrava la domenica... ma soprattutto faceva tutta una serie di attività che erano molto di più dell'andare in chiesa:

1) Ascoltavano l'insegnamento degli apostoli erano fortunati,  non dovevano leggere il Nuovo Testamento, lo ascoltavano “in diretta” mentre veniva scritto.

2) Avevano “comunione fraterna, in greco “koinōnia”, che significa, semplicemente
“comunicare l'uno con l'altro”, si parlavano.

3) Mangiavano assieme e durante il pasto  ricordavano il sacrificio di Gesù.

4) Andavano assieme al tempio, come oggi noi veniamo in chiesa la domenica.

5) Cantavano e pregavano assieme.

La chiesa non era “un'oretta domenica”... ma era vivere assieme ad altri credenti...

Dove troverai l'utensile adatto perché la Grazia di Dio modelli la tua vita?

L'infermiere che apra la borsa medica? Dio ha promesso di usare uomini e donne normali per portarti la sua Grazia quando la vita fa male... ma tu, quelle persone che Dio ti vuole provvedere le stai realmente incontrando?

La Grazia è disponibile... se vivi in mezzo al corpo di Cristo!

Giacomo, il fratello di Gesù, dice:

“C’è tra di voi qualcuno che soffre? Preghi. C’è qualcuno di animo lieto? Canti degli inni.  C’è qualcuno che è malato? Chiami gli anziani della chiesa ed essi preghino per lui, ungendolo d’olio nel nome del Signore: la preghiera della fede salverà il malato e il Signore lo ristabilirà; se egli ha commesso dei peccati, gli saranno perdonati.  Confessate dunque i vostri peccati gli uni agli altri, pregate gli uni per gli altri affinché siate guariti; la preghiera del giusto ha una grande efficacia.” (Giacomo 5:13-17)

La Grazia che ti serve quando la vita fa male, non la trovi in una sera: la costruisci vivendo assieme  a uomini e donne come te in "koinōnia”, “comunicando l'uno con l'altro” nei momenti di calma.

Paolo dice:

“Aiutatevi a vicenda nelle difficoltà e nei problemi; così facendo avrete fatto ciò che vi chiede la legge di Cristo.” (Galati 6:2 PV)

Sai che cosa significa tutto questo? Venire la domenica... si... Pregare....si... ma soprattutto, avere "koinōnia”, “comunicare l'uno con l'altro”... e questo si chiama, semplicemente,  “piccolo gruppo”.

Gli ultimi quattro anni sono stati per Janet e per me veramente difficili con la malattia della sorella di Janet.

Sapete come è arrivata la Grazia di Dio che ci ha aiutato “quando la vita faceva male”? Attraverso il piccolo gruppo. Addirittura noi ne avevamo  uno in italiano e uno in inglese.

Lì siamo stati confortati, lì l'utensile ha modellato le nostre anime lì l'infermiere ha aperto la borsa sanitaria per curare le nostre ferite...

Ma non abbiamo scelto  di averlo perché Chris era malata ma c'era già QUANDO e successo.

I membri del nostro piccolo gruppo hanno agito secondo quello che Salomone ha scritto in Proverbi:

“Non rifiutare un beneficio a chi vi ha diritto, quando è in tuo potere di farlo.” (Proverbi 3:37)

In un piccolo gruppo capita talvolta di essere  il metallo da modellare ed essere consolati e la prossima di essere l'utensile che modella  che porta la consolazione della Grazia.

Vi ho chiesto sei settimane fa di fare un elenco di ciò che ti ha fatto male o di ciò che ti fa male o di ciò che ti farà potenzialmente male...

Non voglio vederlo, io ho il mio elenco, e so che Dio ha usato  le persone del mio piccolo gruppo per portarmi la Grazia nei momenti difficile, e so che Dio li userà ancora quando torneranno.

Guardalo: la Grazia che ti serve quando la vita fa male può arrivare direttamente da Dio... ma più spesso arriva da un figlio o da una figlia di Dio.

Se non hai un piccolo gruppo probabile tu non abbia neppure l'utensile quando la vita fa male.

Ti incoraggio a trovare un posto, un orario, e un gruppo di persone della tua chiesa per dare e ricevere la Grazia  che serve quando la vita fa male.

Preghiamo.

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22 settembre 2019

Dove trovi la speranza che serve?

Esiste uno strumento  con cui Dio agisce nel mondo per venire in mio soccorso quando la vita fa male? La risposta è: si. E si chiama "Grazia".
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Stiamo affrontando da cinque settimane uno dei problemi più duri da accettare per ogni uomo e forse più difficile per coloro che credono in un Dio che è amore e che promette il bene, non il male; perché, e cosa fare quando la vita fa male.

Gesù lo ha detto chiaramente: non aspettatevi che la vita sia rose e fiori, anzi, tutt'altro:

“Vi ho detto queste cose, affinché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazione; ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo.” (Giovanni 16:33)

Indipendentemente da chi tu sia dalla tua età, posizione, ceto, in questo preciso memento tu sei in uno di questi tre periodi nella propria vita:

1) Puoi uscire da un periodo doloroso.
2) Puoi attraversare un periodo doloroso
3) Puoi avvicinarti ad un periodo doloroso

Salomone afferma:

“L'uomo infatti non conosce la sua ora; come i pesci che sono presi nella rete fatale e come gli uccelli che sono colti nel laccio, così i figli degli uomini sono presi nel laccio al tempo dell'avversità, quando essa piomba su di loro improvvisa.” (Ecclesiaste 9:12)

Abbiamo detto nelle passate predicazioni, che, quando attraversiamo questi periodi, brevi o lunghi che siano, tutti, nessuno escluso.
  • VOGLIAMO QUALCOSA ----- > SPERANZA
  • ABBIAMO BISOGNO DI QUALCOSA ----- >  AIUTO
Dio è la nostra speranza, Pietro dice:

“E sempre per mezzo della sua straordinaria potenza, egli ci ha dato tutte quelle cose grandi e preziose che ci ha promesso.” (2 Pietro 1:4a)

La potenza di cui parla Pietro è speranza che mi occorre, e la trovo nelle parola di Dio. Vi ricordate in che modo Gesù, confortò Marta e Maria dopo la morte del fratello Lazzaro? Ricordando loro quello che è scritto nella Parola di Dio.

Nel brano di Giovanni non c'è scritto che Gesù citò un versetto specifico, ma nella Parola c'è questa promessa:  vi mostro un solo esempio delle migliaia presenti

“Il Signore mi rispose e disse: «Scrivi la visione, incidila su tavole, perché si possa leggere con facilità; perché è una visione per un tempo già fissato. Essa si affretta verso il suo termine e non mentirà; se tarda, aspettala, poiché certamente verrà, e non tarderà». Ecco, egli si è inorgoglito, non agisce rettamente; ma il giusto per la sua fede vivrà.” (Abacuc 2:2-4)

Nella Bibbia ci sono più di 6000 promesse che Dio ha fatto al suo popolo. Se ti serve la speranza, non hai che da aprire la Parola di Dio.

L'altra cosa di cui abbiamo bisogno, è l'aiuto; vi ricordate che avevamo parlato della parola “parakaleo” e "paraklētos" la consolazione e il consolatore e avevamo detto che significava qualche cosa che sta a fianco qualcuno che mi sorregge, qualcuno che affronta le difficoltà al mio fianco.

Si... ma come?  Perché lo Spirito di Dio, il  paraklētos il Consolatore,  mica lo posso vedere! Lo posso “intuire”... ma è “spirito”... ed io sono un essere si spirituale ma che vive in un monto fisico e io ho un bisogno “fisico”, qualcosa che veda agire nella mia vita.

Esiste uno strumento  con cui agisce nel mondo il Consolatore lo Spirito Santo, lo Spirito di Dio?

La risposta è “si”. lo strumento VISIBILE  con cui agisce lo Spirito di Dio si chiama Grazia.

La Parola di Dio, la Bibbia, dice che l'aiuto di cui ho bisogno la trovo attraverso lo Spirito nella Grazia di Dio.

Cosa è la Grazia di Dio?

Per poter capire cosa sia la Grazia dobbiamo capire innanzitutto dove la trovo, perché come uomo  mi è difficile capire cosa è qualcosa se non la vedo.

Ci sono moltissimi versetti nella Bibbia che parlano di Grazia ma ce n'è uno  specifico nella Bibbia che mostra il suo potenziale:  si trova in 2 Corinzi al capitolo 12 versetto 9, la prima parte

“Ed egli mi ha detto: «La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza».” (2 Corinzi 12:9a)

Due cose da notare in questo versetto:
  1. non sono una conclusione a cui Paolo è giunto, ma le ESATTE parole che Gesù,  il Signore ha detto a Paolo;
  2.  il tempo del verbo “bastare”: non lo hanno tradotto con il congiuntivo “ti basti”, non è un ammonimento, guardo quello che c'è nel serbatoio e vedo quello che c'è...   te la devi far bastare, ma lo hanno correttamente tradotto come nell'originale in greco col  presente indicativo  “ti basta”. E' una constatazione guardo e vedo che realmente ti basta,  adesso, in questo momento, il serbatoio è pieno, perché sono io che lo riempio.
Anzi, molto di più: il verbo per “ti basta” è “arkeō”, e ha due significati: il primo è essere “più che abbondante”. Il secondo significato è “innalzare una barriera”.

Rileggiamo il versetto sostituendo queste parole:

“Ed egli mi ha detto: «La mia grazia è più che abbondante , è una barriera, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza».” (2 Corinzi 12:9a parafrasi)

Tu potresti dirmi: “Marco, tu non hai idea  di quello che ho attraversato sto attraversando o attraverserò io.”

Ti ricordi cosa aveva chiesto Paolo? Rileggiamo assieme l'intero brano di 2 Corinzi 12:

“E perché io non avessi a insuperbire per l’eccellenza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un angelo di Satana, per schiaffeggiarmi affinché io non insuperbisca. Tre volte ho pregato il Signore perché l’allontanasse da me; ed egli mi ha detto: «La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza». Perciò molto volentieri mi vanterò piuttosto delle mie debolezze, affinché la potenza di Cristo riposi su di me. Per questo mi compiaccio in debolezze, in ingiurie, in necessità, in persecuzioni, in angustie per amore di Cristo; perché quando sono debole, allora sono forte. (2 Corinzi 12:7-10)

Hai mai avuto una spina nella carne? Sei mai caduto tra i rovi? Le spine, spesso, non solo fanno male per perforazione, ma contengono sostanze irritanti che provocano bruciore, infiammazione, talvolta avvelenano. Quando ne hai una, l'unica cosa che vuoi,  è che qualcuno la tolga via per te.

Paolo stava vivendo la sua vita già non facile di per se, (lapidato, scacciato, arrestato,  contestato dalle chiese che lui stesso aveva piantato  come quella di Corinto con una spina perenne nella carne;  la parola in greco “sarx”,  significa “carne, muscolo” non è piantata sulla pelle o qualche strato di pelle, ma dentro al muscolo,  in profondità .

E Paolo sa bene che non è per caso, non è per colpa sua, ma è Satana che sta operando contro di lui e contro quello che fa.

E per questo chiede a Dio una cosa che trova ovvia : “Ti prego liberami da essa!  Pensa quello che potrò fare per te se tu me la togli!”

La risposta, per tre volte, non è stata “no” ma è stata “Paolo, ho già fatto molto di più: ti ho dato la mia Grazia, ti ho riempito fino a traboccare, ti ho dato la mia protezione”.

Non sappiamo di cosa si trattasse, e sono persuaso che il Signore ha volutamente impedito a Paolo di descrivere la spina, così che nessuno potesse paragonarla con la sua spina. Noi siamo abilissimi a comparare il nostro male con quello degli altri e dire “il mio è peggio”.

Ma sappiamo che Paolo, il grande Paolo, colui che aveva parlato direttamente con Gesù sulla via di Damasco doveva convivere con  qualcosa che gli faceva male lo ostacolava perennemente e che era deliberatamente opera di Satana.

Come avresti reagito? Come reagisci quando preghi, per qualcosa che sai di poter pregare qualcosa che è perfettamente nella volontà di Dio guarire una malattia salvare un matrimonio, far cessare una persecuzione e Dio sembra dirti “no”?

E' tanto umano  credere che Dio non veda, oppure che Dio ci sia contro.

La Bibbia è un libro onesto, dove Dio non ci mostra superuomini e superdonne ma uomini e donne proprio come me e te che reagiscono come me e te, e danno la colpa a Dio per il male della loro vita.

“Ora, purtroppo, Dio mi ha ridotto senza forze, ha desolato tutta la mia casa; mi ha coperto di grinze e questo testimonia contro di me, la mia magrezza si leva ad accusarmi apertamente. La sua ira mi lacera, mi perseguita, digrigna i denti contro di me, il mio nemico aguzza gli occhi su di me (…) Dio mi dà in balìa degli empi, mi getta in mano ai malvagi (…) Eppure le mie mani non commisero mai violenza, e la mia preghiera fu sempre pura (Giobbe 16:6-9, 11, 17)

Ti sei mai trovato lì? A contestare a Dio “ “Perché non intervieni? Perché non mi ascolti? Perché mi dici no? Perché... Perché... Perché...”

Cosa avresti fatto se tu fosti stato, se tu fosti stata Paolo? Avresti alzato il pugno al Cielo, come aveva fatto Giobbe, e gridato “Perché? Non è giusto!

Sorprendentemente, Paolo, pur essendo uomo, non reagisce così ma ascolta, e capisce le parole di Gesù “Paolo, la mia Grazia è meglio della guarigione! Paolo, la mia Grazia è di più della guarigione”.

La realtà del mondo è che Satana  porterà SEMPRE il dolore nella tua vita per allontanarti da Dio.

Ma la realtà del mondo di Dio è che Lui ti fornirà SEMPRE una Grazia sovrabbondante che formi una barriera per proteggerti e tenerti vicino a Lui!

Paolo ha ascoltato,  e invece di contestare a Dio la “non- decisione” di aiutarlo a togliere la sua spina,  ha “costruito” sulla Grazia di Dio. Come?

Possiamo prendere ad esempio il suo comportamento per costruire sulla Grazia nei momenti difficili delle nostre vite

1) Il dolore mi rende umile

“E perché io non avessi a insuperbire... per schiaffeggiarmi affinché io non insuperbisca”

Se tutto ci va bene nella vita, è possibile che cominciamo a vantarci  di quanto siamo bravi gajardi, esperti.

Il dolore non è voluto da Dio, ma da Satana, ma ci riporta con i piedi per terra, è una cura drastica al nostro materialismo ci fa mettere in prospettiva  cosa è davvero importante nella vita.

2) Il dolore mi ricorda che non sono un super eroe

“Perciò molto volentieri mi vanterò piuttosto delle mie debolezze”

Il dolore ci rende deboli, bisognosi di aiuto, ricorda che i lupi solitari nella vita,  finiscono sbranati.

Abbiamo bisogno di aiuto, sempre, e lo troviamo disponibile in maniera più che abbondante nella Grazia di Dio.

3) Il dolore restituisce a Gesù il volante della mia vita

“Affinché la potenza di Cristo riposi su di me”

Nel dolore Gesù è al comando della mia vita, la sua potenza, dice Paolo si “riposa”,  si posa, rimane, pesa sulle mie spalle soprattutto quando la vita fa male, soprattutto quando non vedo la via d'uscita.

4) Il dolore mi fortifica

 “perché quando sono debole, allora sono forte.”

La mia forza è ne lasciare che Dio usi la mia debolezza, per mostrare la sua potenza... allora sono realmente forte.

Pensi che sia più forte Dio o il male? Se Dio afferma che la Grazia è meglio della guarigione, se Dio afferma che la Grazia è di più della soluzione, se Dio afferma che la Grazia è la barriera che ti salva... cosa dovrei temere?.

Tutto questo è disponibile a tutti, la potenza di Cristo è disponibile a tutti, la Grazia che riempie ed è barriera è disponibile a tutti... ma...

Ma devi aver riposto la tua fede in Cristo. Lo hai fatto? Se no, scegli oggi di accettare quella Grazia. Se si, vivi nella fiducia della promessa di Gesù.

“Non aver paura, piccolo gregge, perché il Padre vostro ha voluto darvi il suo regno.” (Luca 12:32 TILC).

Preghiamo.
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15 settembre 2019

La probabile fine di "Oh, my gold!" - Cosa pensi quando vedi l'empio che prospera?

Cosa pensi quando paragoni la tua vita a quella dei vari "influencer" che ci propongono come ideali degli stili di vita fatti di ricchezza, di beni, di lusso? Li invidi? Ti arrabbi con Dio perché tu non li hai? Li insegui? Oppure ti fermi a riflettere che ciò che piace a Dio, e ciò che durerà in eterno, non sono le ricchezze? Che tutti i piaceri del mondo non possono dare la felicità? 
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(Messaggio portato da Mario Forieri)


“Vi ho detto queste cose, affinché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazione; ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo.”  (Giovanni 16:33)

“Ma quasi inciamparono i miei piedi; poco mancò che i miei passi non scivolassero. Poiché invidiavo i prepotenti,vedendo la prosperità dei malvagi.Poiché per loro non vi sono dolori,il loro corpo è sano e ben nutrito. Non sono tribolati come gli altri mortali,né sono colpiti come gli altri uomini. Perciò la superbia li adorna come una collana,la violenza li avvolge come un manto. Gli occhi escono loro fuori dalle orbite per il grasso;dal cuor loro traboccano i cattivi pensieri.  Sbeffeggiano e malvagiamente progettano di opprimere;parlano dall’alto in basso con arroganza.Alzano la loro bocca fino al cielo,e la loro lingua percorre la terra.Perciò il popolo si volge dalla loro parte,beve abbondantemente alla loro sorgente e dice: «Com’è possibile che Dio sappia ogni cosa,che vi sia conoscenza nell’Altissimo?»” (Salmo 73:2-11)

"Non adirarti a causa dei malvagi;non avere invidia di quelli che agiscono perversamente; perché presto saranno falciati come il fieno e appassiranno come l’erba verde. Confida nel Signore e fa’ il bene; abita il paese e pratica la fedeltà.Trova la tua gioia nel Signore ed egli appagherà i desideri del tuo cuore.  Riponi la tua sorte nel Signore; confida in lui, ed egli agirà. Egli farà risplendere la tua giustizia come la luce e il tuo diritto come il sole di mezzogiorno. Sta’ in silenzio davanti al Signore, e aspettalo; non adirarti per chi prospera nelle sue imprese, per l’uomo che ha successo nei suoi malvagi progetti. Cessa dall’ira e lascia lo sdegno; non adirarti, ciò spingerebbe anche te a fare il male. Poiché i malvagi saranno sterminati; ma quelli che sperano nel Signore possederanno la terra.Ancora un po’ e l’empio scomparirà;u osserverai il luogo dove si trovava, ed egli non ci sarà più.Ma gli umili erediteranno la terra e godranno di una gran pace.” (Salmo 37 1:11)

“Di' loro: Com'è vero che io vivo», dice il Signore, l'Eterno, «io non mi compiaccio della morte dell'empio, ma che l'empio si converta dalla sua via e viva; convertitevi, convertitevi dalle vostre vie malvagie. “ (Ezechiele 33:11)

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08 settembre 2019

Cosa impari quando la vita fa male?


Posso imparare qualcosa dai momenti di sofferenza della mia vita? Il dolore ci cambia, sta a noi decidere se in meglio o in peggio. Sta a noi decidere di accettare di essere consolati da Dio e da altri che come noi hanno sofferto, per imparare ad essere uomini e donne più simili a Cristo.
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La settimana scorra ci siamo lasciati dicendo che la vita, qualsiasi vita prima o poi incontrerà il male, il dolore la sofferenza.

Vi ricordate questa immagine? È quella che molti medici usano per stabilire quanto male abbiamo.

Nel dolore della vita, abbiamo detto non c'è una “gradazione”, una classifica, non possiamo dire “sto meno male adesso di quella volta là” oppure dire ad altri “questo male è meno grave di quello là”. Comparare male con male non aiuta affatto. Il male fa male. Punto.

E che quando attraversiamo questi periodi, brevi o lunghi che siano, tutti, nessuno escluso.

quando proviamo male...

VOGLIAMO QUALCOSA ----------------> SPERANZA
ABBIAMO BISOGNO DI QUALCOSA ----------------> AIUTO

L'unico posto dove troviamo speranza, è in Gesù, che ci fa vedere le cose della nostra vita non dalla prospettiva terrena e finita, ma da quella del Cielo e infinita.

La prima cosa che Gesù aveva detto a Marta e Maria, che avevano perso il fratello Lazzaro è che la vita non è tutta qui, anzi qua c'è poco rispetto all'eternità.

Gesù non ci aiuterà sempre come vogliamo noi, rimuovendo il male, talvolta lo fa... altre volte no...
e non sta a me sapere perché ma posso essere sicuro che  sarà SEMPRE al nostro fianco, quando sto attraversando il male.

“Vi ho detto queste cose, affinché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazione; ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo.” (Giovanni 16:33)

E nel frattempo? Cosa devo fare nel frattempo?

Devo solo chiudere gli occhi... aspettare che passi... oppure posso prendere qualcosa dal mio dolore? Imparare qualcosa che mi dia speranza che sia di aiuto?

Leggiamo assieme 2 Corinzi 1:

“Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra afflizione affinché, mediante la consolazione con la quale siamo noi stessi da Dio consolati, possiamo consolare quelli che si trovano in qualunque afflizione; perché, come abbondano in noi le sofferenze di Cristo, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione. Perciò se siamo afflitti, è per la vostra consolazione e salvezza; se siamo consolati, è per la vostra consolazione, la quale opera efficacemente nel farvi capaci di sopportare le stesse sofferenze che anche noi sopportiamo. La nostra speranza nei vostri riguardi è salda, sapendo che, come siete partecipi delle sofferenze, siete anche partecipi della consolazione.” (2 Corinzi 1:3-7)

Contesto: Paolo scrive ad una chiesa  che  ha fondato, che ama, ma dove ci sono tanti problemi e tanto dolore. Paolo parla a dei neo credenti, forse teme che i problemi, il dolore e il male che sta attraversando tutta la comunità possa scoraggiare molti, farli dubitare della loro nuova fede, persino fargli pensare che se c'è il male, allora Cristo non è la risposta.

Avete notato qualche parola che si ripete? Certamente!

Vediamo al prima (in realtà sono due, molto simili):

afflizione : 3 volte  (greco thlipsis = schiacciare, pressare)
sofferenze :  3 volte (greco pathēma = provare una sensazione dolorosa fisica/psichica).

Paolo dice che il male della vita è qualcosa che ti schiaccia verso terra che vuole farti male sia nel fisico sia nell'animo. Vediamo la seconda parola:

Consolazione:  9 volte :  (greco paraklēsis; : composto da para = a fianco + kaleo = chiamare).

Ma Paolo dice anche che quando il male della vita ti schiaccia verso terra e ti fa male, ci sarà qualcuno che sarà lì, al tuo fianco.

Dei tanti posti dove questa parola è stata usata, te ne voglio mostrare due:

“Beati quelli che sono afflitti, perché saranno consolati (parakaleō) (Matteo 5:4)

“Se voi mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre, ed egli vi darà un altro Consolatore (paraklētos) perché sia con voi per sempre ” (Giovanni 14:15-16)

Vorrei che seguiste assieme a me il ragionamento che Paolo sta facendo, perché è vitale per il credente:


Guardate la parte a sinistra della diapositiva: in Dio c'è consolazione “parakaleo” , qualcosa che è chiamato ad essere al tuo fianco

Guardate a destra della diapositiva: in me c'è afflizione come anche negli altri c'è afflizione... non sono l'unico io ad essere afflitto.

Come si mettono assieme queste due realtà, dove c'è un Dio che da consolazione e il mondo dove c'è afflizione?

Tutto viene tenuto assieme da un “affinché”... (al fine di... per rendere possibile che...) Paolo afferma che   ANCHE nel male della vita c'è un piano di Dio. Anche quando sembra che tutto sia inutile vano, dannoso doloroso Dio è IN CONTROLLO (“Il Dio di ogni consolazione”  è lui l'origine e il fine di qualsiasi cosa che possa consolare) Dio AGISCE IN TUTTI (“mediante la consolazione con la quale siamo noi stessi da Dio consolati”  é lui che agisce in Paolo, come pure nei Corinzi... e in te... e in me...) Dio VIENE IN AIUTO (“il quale ci consola in ogni nostra afflizione” è lui che è pronto a sostenermi) AFFINCHE'... AL FINE DI... PER RENDERE POSSIBILE CHE... (“possiamo consolare quelli che si trovano in qualunque afflizione” siamo noi che diventiamo la consolazione per altri).

Un piano che è per noi, ma che va oltre noi... e comprende quelli che ci circondano.

Tu potresti dirmi: “Allora, Marco, il piano di Dio è di farmi soffrire  così che io possa imparare a consolare altri? Sto insomma andando a scuola,  Dio mi manda a scuola... ma a che prezzo!”

Ti posso rispondere:  “ Un Dio così, io non lo voglio...non ci credo... non lo seguo...” E, infatti, Dio non è così.

Nei piani di Dio il male era lontano,  relegato in un posto inaccessibile... Ma con la caduta, quel posto è stato aperto, e le sofferenze sono entrate nel mondo

Paolo dice:

“Infatti, poiché per mezzo di un uomo è venuta la morte.” (1 Corinzi 15:21a)

Dio non pianifica il male, MAI! Dio vede il tuo male, e ne soffre...

Ma il Dio che conosco  e di cui Paolo mi parla, è quello che trasforma una crocifissione in una resurrezione, e aggiunge infatti.

“Così anche per mezzo di un uomo è venuta la risurrezione dei morti.” (1 Corinzi 15:21b)

Il Dio che conosco è capace di trarre da un immenso male, la morte di un giusto un immenso bene, la giustificazione (la salvezza) degli ingiusti...AFFINCHE': il piano di Dio è quello di dare consolazione.  Come fa Dio a trarre il bene dal male, dunque?

1. DIO E' IL DIO DELLA CONSOLAZIONE

Dio è “parakaleo”, colui che ti sta a fianco che è pronto a sollevarti, a sorreggerti in ogni momento. Era a fianco di Adamo ed Eva nella Creazione, ha deciso di scendere in Cristo per esserlo ancora, e ha mandato … vi ricordate? (fai andare due slide indietro) ma ha mandato il “paraklētos”, il Consolatore, lo Spirito Santo.

2. IO SONO CHIAMATO/A A CONSOLARE COSI' COME DIO MI CONSOLA 

Dio è il Consolatore, Dio può consolare da solo, senza che ci siano altri interventi. Ma spesso Dio decide  di usare me e te per consolare così come noi siamo stati consolati.

Perché? Perché come uomini e donne siamo portati a credere  ai racconti di altri uomini e donne.

Questo significa  che dovrò vivere una vita  da “crocerossina”, alla costante ricerca di chi soffre  per consolarlo?

Non necessariamente. Alcuni saranno chiamati a farlo. Alcuni di voi hanno questo dono specifico
citato da Paolo in Romani 12:8  (misericordia o compassione) ma molti hanno altri doni.

Doni di ospitalità, di assistenza, di intercessione, di cura pastorale, di incoraggiamento, di guarigione, di servizio. E se li usi verso coloro afflitti, cosa sono se non uno “stare a fianco” risollevare, sorreggere?

Quando morì mio padre, così, all'improvviso, Janet stava aspettando il nostro secondo figlio, con un figlio di un anno e mezzo da accudire. C'erano mille cose da fare, organizzare, il rientro della salma da Roma, il funerale a Viterbo l'omaggio pubblico nella sala consiliare a Montefiascone... era davvero troppo.

Uomini e donne vennero dalla nostra chiesa  per dare una mano, per dare conforto, magari solo per prendere  il nostro figlio piccolo per una mezza giornata... o per stare dieci minuti assieme a noi, come dice Paolo

“Rallegratevi con quelli che sono allegri; piangete con quelli che piangono.” (Romani 12:5)

E noi sapevamo che, nelle loro vite c'erano stati dolori grandi, alcuni ancora presenti quando successe.

Dio stava usando persone che lui aveva consolato in passato, o che stava consolando in quel momento, per consolare me e mia moglie.

Cosa imparo quando la vita fa male?

Se Dio non provoca il male intenzionalmente, se lui ne è testimone, se lui  usa anche il male per per trasformarlo  non in qualcosa che mi distrugga ma  in qualcosa che mi edifichi, cosa  posso imparare nei periodi lunghi o brevi  in cui sono afflitto?

1. Devo accettare di essere consolato/consolata

C.S Lewis ha detto:

“Dio sussurra nei nostri piaceri, parla nella nostra coscienza, ma urla nelle nostre pene: è il suo megafono per risvegliare un mondo sordo."

Il male ci cambia; io non sono la stessa persona che ero dopo aver attraversato la  sofferenza.

Il dubbio è: “Sarò una persona migliore, o una persona peggiore?” “Il male mi cambierà in meglio, o in peggio?"

Tutto dipende da me: Dio sussurra nel vento  ma urla nella tempesta;  come reagisco al male? Sono pronto ad accettare di essere consolato?

Se la risposta è “no”, se voglio tenermi il mio male, se voglio incolpare Dio di esso, se rifiuto altri che vogliono confortarmi e rispondo  “no grazie, sto bene” allora mi muoverò lontano da Dio, mi muoverò lontano da “ogni consolazione”.

Oppure posso decidere di “rimuovere” dall'orizzonte la mia sofferenza, di nasconderla sia a me che a Dio, di dire “sono cose che capitano, ce la faccio da solo/a”, di far finta che il male non mi ha cambiato.

Decidere insomma,  di rimanere alla stessa distanza da Dio di prima che entrasse il male nella mia vita; vedrò la consolazione,  “si, lo so che è lì... ma non è mia...” ma la vedrò solamente a distanza.

Oppure posso accettare di essere consolato, mettere via i miei “perché”, continuare a crescere  nella conoscenza di Dio.

Questo significa  diventare più come Gesù crescere in lui. Decidere di avere più autocontrollo, o più amore, o più pazienza, o più compassione.

Se decido di essere consolato, il Consolatore, lo Spirito Santo potrà agire in me, trasformandomi.

2. Devo passare la mia consolazione ad altri

Paolo afferma che sono stato confortato AFFINCHE', . AL FINE DI... PER RENDERE POSSIBILE CHE altri come me vengano confortati.

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Voglio lasciarti con un ultimo versetto:

“Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno.” (Romani 8:28)

Paolo non dice che “tutte le cose nella tua vita andranno bene”, che Dio ti metterà un “ombrello sopra”, che istallerà un parafulmine (talvolta lo farà... ma tu vivi in un mondo caduto, ricorda!)
ma che “tutte le cose cooperano” (la parola cooperano in greco è synergeō = avere un compagno di lavoro) quelle belle...  ma anche quelle brutte  anche le afflizioni e le sofferenze: rileggiamolo in questo senso il versetto.

Or sappiamo che tutte le gioie, tutte le cose piacevoli tutte le cose che amiamo cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno....

Questo è come vorremmo leggere il versetto: ma Paolo dice anche:

Or sappiamo che tutte le afflizioni e le sofferenze cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno....

Essere consolato, essere consolata è una scelta Sarà come dice Paolo ...se decidi di essere consolato e se decidi di essere un compagno di lavoro per Cristo.

Preghiamo.

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01 settembre 2019

Dove vai quando la vita fa male?

Dove vai quando qualcosa, o qualcuno "placca" i tuoi sogni, butta a terra la tua vita, ti fa male e interrompe la corsa? Dove troverai la forza per rialzarti, la speranza per proseguire, e l'aiuto per vivere? Gesù è il solo che può darti tutto questo.
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La nostra natura profonda, quella con cui siamo stati creati ad immagine di Dio, è di vivere eternamente felici alla presenza del nostro Creatore.

Questa era la vita che Dio  aveva progettato per noi nell'Eden. Ma per nostra scelta abbiamo deciso di rinunciare a tutto ciò.

E' quello che spesso chiamiamo “la caduta”: non siamo più nel Paradiso terrestre, Dio continua ad amarci, ma viviamo in un mondo caduto dove la vita talvolta fa male.

Abbiamo detto la scorsa settimana che ci sono almeno due cose che accomunano  tutte le persone nate nel mondo: il fatto che moriremo, e il fatto che soffriremo.

Certo, mi metto un po' nei vostri panni: siete tornati (più o meno) dalle vostre vacanze, vi siete rilassati, vi siete divertiti... siete tornati in chiesa dopo un po' di tempo per provare gioia, sollievo e... perché no, ridere... e trovate Mario e Marco che predicano sul male del vivere!

Sapete che sono stato un rugbista... anche se mediocre... e posso dirvi che di botte ne ho prese tante; ero il più leggero, e uno tra i più veloci, e per questo mi mettevano all' ala  (che è la posizione più esterna sul campo)... ero quello che partiva da più dietro nel campo  per prendere la massima velocità e bucare la difesa, e fare meta.


Ma tra me, e la linea di meta, c'era il “pacchetto di mischia” tutti gli uomini più muscolosi e pesanti che per fermarmi mi venivano addosso. Vorrei vedere assieme a voi un minuto del mio sport.



Come si “sopravvive” ad un “placcaggio”? Come sopravvivere  qualcuno  che ci viene addosso con tutta la forza per farci del male, fermarci, eliminarci?

Semplicemente, non puoi sopravvivere, e vincere il placcaggio rialzandoti,  se non ti sei allenato a riceverlo, se hai atteso facendo altre cose in allenamento pensando “tanto non mi butteranno giù”.

Ci sono strategie che non impari durante la partita, durante la battaglia, quando hai davanti avversari  che vogliono farti “sportivamente” del male.

Ma le apprendi durante gli allenamenti, quando a placcarti è un compagno della tua squadra, quando non c'è qualcosa da vincere perché stai solo provando, e alla fine ci si scherza su davanti ad una birra.

Nella tua vita ci sono stati e ci saranno innumerevoli placcaggi: forse anche oggi.

Innumerevoli volte la vita, e qualche volta il maligno, proveranno a buttarti giù.

Meglio apprendere prima come rialzarsi, meglio apprenderlo da compagni di squadra, per poi essere pronti quando sarà l'avversario a placcarti.

A cosa pensi quando senti la parola “male” riferito alla tua vita? Vi ho dato dei fogli bianchi che dovete portare a casa, e scrivere tutto ciò che vi viene in mente  quando pensate alla parola “male” riferito alla vostra vita.

Cosa è andato “male”? La scuola? Un fidanzamento? Un matrimonio? Qualche caro ammalato o morto prematuramente? La perdita di un lavoro? Una attività che avete dovuto chiudere? Un rapporto con uno della famiglia che ti fa soffrire? Una malattia?

Scrivete una sola parola, senza spiegare: aborto, morte, divorzio, fallimento ….e non mettete il nome.

Portateli, per chi ci ascolta online spediteli via mail  a laveravite@gmail.com, ma mettete su carta ciò che vi fa ,  vi ha fatto male, o che temete vi farà male.

Portateli la prossima settimana, e ci serviranno durante la serie di messaggi.

Cosa ne faremo? Quello che abbiamo intenzione di fare non è darvi uno studio biblico sul “male”, ma di cercare di darvi qualche cosa di pratico, qualche nozione tecnica  di come affrontare un placcaggio dalla vita, e di come rialzarsi.

Vedremo che quello che Dio vuole  quando stai affrontando un male è di darti speranza ed aiuto, e quello che cercheremo di fare è di aiutarti  e di allenati a scoprire la speranza e l'aiuto che c'è in Cristo. Non so se il vostro dottore  ha mai usato questa immagine:


E' la “scala del dolore”, perché il dolore può variare di intensità

Sapete, molte volte io ho pensato  di essere nella zona “peggior dolore possibile” pensando “non potrò aver mai più dolore di così”  (la morte di mio padre) ma poi la volta successiva,  magari per qualcosa di completamente differente, che in teoria era meno “doloroso”  (una famiglia che ha lasciato la chiesa) mi sono trovato a dove indicare la stessa zona di dolore.

Dobbiamo stare attenti a due “trappole”  quando parliamo di dolore.

1° Trappola: la comparazione

Certo, essere lasciati dal fidanzato non è la stessa cosa di un divorzio... ma non per questo significa che non fa male. Non per questo significa  che non ho bisogno di  speranza e di aiuto, non per questo non ho bisogno  che Gesù intervenga.

Quello che inconsapevolmente facciamo anche come credenti, è di comparare il nostro male, o peggio,  quello di qualcuno che ci chiede aiuto con un male diverso.

Non voglio dire che perdere un figlio sia uguale a perdere un posto di lavoro... ma non mi aiuta,  e non aiuta chi ho difronte sapere che altri soffrono... perché non diminuisce il mio male.

Piuttosto che minimizzare il tuo male dicendo: “Eh, il tuo male è niente, senti qua il mio... senti qua quello di tizio...!” dovremmo simpatizzare con chi prova male... perché il male fa male.

2° Trappola: inseguire il “perché”

Noi viviamo con questa illusione che se sapessimo il perché allora il mare scomparirebbe o si attenuerebbe. Alzi la mano chi non ha mai alzato il pugno verso il Cielo gridando “Dio perché?”.

Sapere la causa del mio male non lo fa  scomparire, e nemmeno diminuire, anzi, tutt'altro: quando so che il mio tumore è provocato dall'arsenico  che ho bevuto per anni con l'acqua dell'acquedotto il male non scompare, ma c'è anche la rabbia  contro chi mi ha dato acqua inquinata.

Ci sono due cose che accomunano qualsiasi  male che stiamo provando;


… quando proviamo male...
VOGLIAMO QUALCOSA
ABBIAMO BISOGNO DI QUALCOSA

Quando ho un mal di denti voglio qualcosa: che smetta... ma per far si che smetta  ho bisogno di  due cose principalmente:

SPERANZA
AIUTO

Prima cosa, ho bisogno sperare, credendo  che potrà passare, attraverso la cura, il trapano, l'eugenolo... Ma soprattutto ho bisogno di aiuto, il dentista.

Dove troviamo la speranza quando la vita fa male, dove troviamo aiuto quando la vita fa male? Leggiamo assieme Giovanni 11

“Come Marta ebbe udito che Gesù veniva, gli andò incontro; ma Maria stava seduta in casa.  Marta dunque disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto; {ma} anche adesso so che tutto quello che chiederai a Dio, Dio te lo darà». Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà». Marta gli disse: «Lo so che risusciterà, nella risurrezione, nell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà, e chiunque vive e crede in me, non morirà mai. Credi tu questo?»” (Giovanni 11:21-26)

Gesù “arriva tardi”, secondo Marta e Maria, a salvare l'amico Lazzaro, loro fratello; non c'è solo il dolore della morte del fratello ma c'è anche la delusione  che Gesù non avesse fatto in tempo.

Di cosa hanno bisogno Marta e Maria? Di speranza! Gesù non gli dice  “su su.. che non è niente... tutti ci passiamo prima o poi”.

Gesù non minimizza il dolore di Marta e di Maria; lui che conosceva già il dolore che avrebbe patito sulla croce  non dice a Marta :”questo è niente rispetto alla mia morte”!

Lui che conosceva le persecuzioni  a cui sarebbero stati sottoposti  i suoi discepoli dopo la sua ascensione, non gli dice “beh, meglio che è morto adesso, cosi ha sofferto di meno”.

“chi crede in me, anche se muore, vivrà, e chiunque vive e crede in me, non morirà mai. Credi tu questo?”

La prima cosa che Gesù da a Marta e Maria  è la speranza! La prospettiva eterna il “non è tutto qua, anzi è poco qua”.

Ma, abbiamo detto,  che abbiamo bisogno si di speranza, ma anche di aiuto. E qui Gesù decide un tipo di aiuto... che non sarà sempre quello per tutti:

“Detto questo, gridò ad alta voce: «Lazzaro, vieni fuori!»  Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti da fasce, e il viso coperto da un sudario. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare»” (Giovanni 11:43-44)

Gesù spesso decide di operare  rimuovendo direttamente il male... ma, attenzione, non è una regola!
Gesù può...  noi ci aspettiamo questo quando soffriamo, lo chiediamo in preghiera altri lo chiedono per noi... ma non sempre opera come noi ci aspettiamo.

Perché?

La risposta è: non lo so! E sono in buona compagnia! Mosè la pensa come me!

“Solo il Signore, nostro Dio, può conoscere le cose nascoste; per noi e per i nostri figli vale per sempre quel che è stato rivelato.” (Deuteronomio 29:29 TILC)

Non voglio predicarvi un vangelo “a metà” solo quello che dice “credi e sarai guarito“prega e fai pregare e il tuo matrimonio sarà salvo” “sii fedele e tuo figlio accetterà Cristo”. Questo è un vangelo parziale, che ci piace ascoltare, ma che è solo parte della verità.

Ma non voglio neppure predicarti solo l'altra metà quella che dice “il mondo è solo dolore” “di qua patisci perché di là gioisci” “se soffri adesso è perché Dio ti premierà dopo” “tuo figlio è morto perché era così buono che Dio lo ha voluto con se”.

In questo libro (la Bibbia)  ci sono migliaia di storie di uomini e donne: nessuno di questi ha vissuto una vita perfetta e felice.

Tutti hanno provato il male di vivere: alcuni lo hanno sconfitto qua altri no. E' la realtà della vita sulla terra dopo la caduta.

La Bibbia non è un romanzo, ma è la vera vita di veri uomini e donne, accomunate tutte da una sola grande verità: l'amore di Dio verso i suo figli e le sue figlie.

“Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome; tu sei mio!  Quando dovrai attraversare le acque, io sarò con te; quando attraverserai i fiumi, essi non ti sommergeranno;  quando camminerai nel fuoco non sarai bruciato e la fiamma non ti consumerà,  perché io sono il Signore, il tuo Dio, il Santo d’Israele, il tuo Salvatore.” (Isaia 43:1b-3)

Forse ho preso una versione tradotta male di Bibbia... perché ho appena letto “Se dovrai attraversare le acque”, “Se dovrai camminare nel fuoco”... o forse mo sono sbagliato io a leggere!

Dio è il tuo Dio non SE attraverserai le acque... ma quando. Non SE attraverserai i fiumi... ma quando. Non SE camminerai nel fuoco... ma quando.

“Accadrà, stanne certo” dice Dio, ma “nonostante tutto TU SEI MIO, TU SEI MIA! " Ecco la speranza, ecco la prospettiva eterna  che oscura il male di oggi.

“Accadrà, stanne certo” dice Dio, ma “IO SARO' ASSIEME A TE DENTRO LE ACQUE E DENTROI IL FUOCO mi bagnerò insieme a te, affogherò insieme a te, brucerò insieme a te!” Eccolo l'aiuto, eccolo il non affrontare da solo nulla, perché saremo sempre assieme in ogni cosa.

“Una donna può forse dimenticare il bimbo che allatta, smettere di avere pietà del frutto delle sue viscere? Anche se le madri dimenticassero, non io dimenticherò te.” (Isaia 49:15)

E' un paragone assurdo:  è matematicamente sicuro al 100% che una madre non può dimenticarsi  di un figlio che sta allattando.

“Bene” dice Dio “E' più probabile che ciò accada  del fatto che io mi possa dimenticare di te!”

Dove trovo speranza ed aiuto?

“Ciao Marco, io sento di aver affidato la mia vita a Gesù, ma non voglio parlarne troppo, è qualcosa che riguarda la mia vita intima. Spero che tu comprenda”.

Questa frase fa parte di una breve lettera,  e non è di un credente di questa chiesa,  né di qualcuno che mi ha scritto  dopo aver ascoltato un messaggio sul sito.

E' la lettera di una persona sofferente da tempo, a cui sono legato e a cui voglio molto bene. E' una lettera scritta alla fine dei suoi giorni terreni dopo mille sofferenze, dopo speranze e delusioni da una persona che tra poco mi lascerà... ma che sono certo rivedrò  a motivo di quelle poche parole.

La vita l'ha placcata, quando c'erano ancora molte mete da fare, ma ha trovato il motivo, il modo e la forza di rialzarsi. Sembra abbia perso, e invece è vittoriosa!

Dove ha trovato tutta la speranza?  Dove ha trovato tutto l'aiuto?

Gesù ha detto:

“Vi ho detto queste cose, affinché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazione; ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo.” (Giovanni 16:33)

Tutto è dipeso da dove li ha cercati.

Se cerchi speranza ed aiuto, cercali nel posto giusto.

Preghiamo.

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26 agosto 2019

Sei arrabbiato con Dio? - Cosa fai quando la vita fa male?

Cosa fai, quando la vita fa male? Quando tutto sembra congiurare contro di te? Ti arrabbi con Dio, sei deluso, ti allontani, alzi il pugno contro Lui? Mario Forieri, attraverso il capitolo 1 del libro di Rut, ci mostra che, anche quando non troviamo un fine alla nostra sofferenza, Dio si cura di noi ed ha un piano benevolo per le nostre vite.
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“...ma l'uomo nasce per soffrire, come la favilla per volare in alto.” (Giobbe 5:7)

“Aspettereste voi finché fossero grandi? Vi asterreste voi per questo dal maritarvi? No, figlie mie, perché la mia condizione è più amara della vostra, poiché la mano dell'Eterno si è stesa contro di me». 
(Rut 1:13)

“Così fecero il viaggio assieme fino a che giunsero a Betlemme. Quando giunsero a Betlemme, tutta la città fu in agitazione per loro. Le donne dicevano: «È questa Naomi?».  Ella rispose loro: «Non chiamatemi Naomi; chiamatemi Mara, poiché l'Onnipotente mi ha riempita di amarezza.  Io partii nell'abbondanza e l'Eterno mi ha riportato a casa spoglia di tutto. Perché chiamarmi Naomi, quando l'Eterno ha testimoniato contro di me e l'Onnipotente mi ha resa infelice?».” (Rut 1:19-21)

“Ecco, vado ad oriente, ma là non c'è; ad occidente, ma non lo scorgo; opera a settentrione, ma non lo vedo; si volge a mezzogiorno, ma non riesco a vederlo.” (Giobbe 23:8-9)

“Maledetto il giorno in cui nacqui! Il giorno in cui mia madre mi partorì non sia benedetto! Maledetto l'uomo che portò l'annuncio a mio padre, dicendo: «Ti è nato un figlio maschio», riempiendolo di gioia. Sia quell'uomo come le città che l'Eterno ha distrutto senza alcuna compassione. Oda il grido al mattino e clamori di guerra a mezzogiorno, perché non mi ha fatto morire fin dal grembo materno; così mia madre sarebbe stata la mia tomba e il suo grembo gravido per sempre. Perché sono uscito dal grembo materno, per vedere travaglio, dolore e per finire i miei giorni nella vergogna?” 
(Geremia 20:14-18)

“Infatti, noi non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con le nostre infermità, ma uno che è stato tentato in ogni cosa come noi, senza però commettere peccato." (Ebrei 4:15)

“Poiché io conosco i pensieri che ho per voi», dice l'Eterno, «pensieri di pace e non di male, per darvi un futuro e una speranza.” (Geremia 29:11)



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18 agosto 2019

Credere attraverso la Bibbia: la testimonianza di Giacomo Poretti del trio “Aldo Giovanni e Giacomo"

Talvolta Dio ci trova attraverso la testimonianza e l'invito di altri. Altre volte è Lui stesso a cercarci e a trovarci attraverso la Sua Parola, la Bibbia. E' questa l'esperienza che ci racconta l'attore Giacomo Poretti,  meglio conosciuto come il “Giacomino” del trio comico Aldo Giovanni e Giacomo.
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Questa settimana la testimonianza da cui vogliamo trarre spunti di riflessioni per la nostra vita di credenti è quella di un personaggio pubblico: si tratta, infatti, di Giacomo Poretti, meglio conosciuto come il “Giacomino” del trio comico Aldo Giovanni e Giacomo.

Dalla sua testimonianza ho estratto, come al solito, alcune frasi che mi hanno colpito, e che vorrei commentassimo assieme.

“... la Bibbia non è il primo libro che ho letto...”

Nella cultura italiana la Bibbia non è un libro importante da tenere in casa. Addirittura il Concilio di Trento  (1545-1563 – convocato per reagire contro al riforma protestante diMartin Lutero) aveva affermato che la Bibbia doveva rimanere “per pochi”: Questo è quello che scrive a proposito Indro Montanelli:

“Da quando il Concilio di Trento aveva formalmente ribadito che il credente non aveva affatto il dovere, anzi non aveva il diritto di leggere e d'interpretare le sacre scritture. Di esse era perfino proibita la traduzione in lingua italiana appunto per riservare al prete il compito di decifrarle. Il verbo doveva restare un'esclusiva di casta..."  (I. Montanelli “L'Italia giacobina e carbonara :1789-1831” Rizzoli, 1998, p. 21).

La prima Bibbia in Italiano era del 1471 ma era usata solo dai monaci: l'unica Bibbia “per tutti”  era quella protestante di Giovanni Diodati,  del 1607.

Nel 1771 Il Cardinal Martini feee una traduzione in italiano e nel 1820 Pio VII condannò con decreto tutte le traduzioni italiane della Bibbia, compresa la traduzione di mons. Antonio Martini.

Papa Pio IX  nel 1846) condannò chi pubblicava Bibbie in Italiano  (le società bibliche protestanti)
dicendo che erano pericolosi “almeno quanto le società carbonare, liberali e massoniche” Solo nel 1043 Pio XXII incoraggiò le versioni in italiano.

La prima chiesa dove ho servito come pastore di giovani (la comunità Battista di Ronciglione) era stata fondata da una donna ai primo del 900 che aveva affittato l'appartamento sopra al suo ad una coppia che, la domenica mattina, invece di andare in chiesa cattolica, li sentiva cantare al piano di sopra.

Incuriosita, una domenica li invitò in chiesa. Loro risposero che non avevano bisogno di andare in chiesa per parlare con Gesù, perché Gesù era già nella loro casa... e l'invitarono una domenica.

Lei pensò :” Forse avranno nascosto un prete in casa.” e, più per pura curiosità  di scoprire se davvero nascondevano un prete in casa che per interesse accettò l'invito. Quella domenica la donna conobbe davvero Gesù... E la prima cosa che fece fu quella di  spendere  tutti i suoi risparmi per comperare una Bibbia ENORME! così che i caratteri fossero abbastanza grandi per la sua vista.

Quando il Vescovo di Ronciglione seppe che la donna  aveva una Bibbia in casa organizzò una processione sotto la sua casa per chiederle di dargli la Bibbia: “Tu non la puoi capire!” le disse. La donna rispose rispose: “Se non capisco qualcosa, prego lo Spirito Santo e lui me lo spiega.”

La Chiesa di Ronciglione è ancora là,  e al centro del locale, davanti al pulpito, potete ancora vedere la Bibbia di quella donna.

Nella cultura anglosassone, invece, la Bibbia è parte della storia: fu il  Re di Inghilterra Giacomo 1 a chiedere la traduzione nel 1611.  Fa così parte della cultura britannica... che ormai è un “mobile” in casa...

Domanda per me: Ringrazio il Signore di poter leggere la Sua parola?

“....e non è stato il primo libro che mi hanno regalato i miei genitori...”

Hai mai regalato la Bibbia a tuo figlio/sposo/genitore? Mia moglie Janet l'ha fatto... ha regalato una Bibbia a sua suocera... che ora è qui... in chiesa con noi, credente e battezzata!

Hai mai regalato la Bibbia a qualcuno? Dio Dice in Deuteronomio:

Questi comandamenti, che oggi ti do, ti staranno nel cuore;  li inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai.  Te li legherai alla mano come un segno, te li metterai sulla fronte in mezzo agli occhi  e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle porte della tua città.” (Deuteronomio 6:6-10)

Domanda per me: A chi ho regalato una Bibbia ultimamente?

“... la Bibbia è arrivata verso i 40 anni... lo conoscevo e lo evitavo accuratamente... sia per la dimensione sia per il contenuto...”

La Bibbia spesso crea “imbarazzo”: perché è un libro “troppo grande” perché ci hanno detto “che bisogna saperla leggere”… ma soprattutto perché ci mette davanti chi realmente noi siamo... peccatori.

«Ecco, il Signore è venuto con le sue sante miriadi per giudicare tutti; per convincere tutti gli empi in mezzo a loro di tutte le loro opere di empietà che hanno empiamente commesse e di tutti gli insulti che gli empi peccatori hanno pronunciati contro di lui». (Giuda14-15)

Domanda per me: Come è stato il mio incontro con la Bibbia?

“... a un certo punto l'ho presa in mano... e casualmente... anche se per Dio nulla è un caso...” 

Dio è alla ricerca di chi lo cerca: Gesù stesso dice:

“Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve; chi cerca trova, e sarà aperto a chi bussa..”  (Matteo 7:7-8)

“... la apro a caso... mi da nutrimento... sono indicazioni per la propria vita”

Leggere la Bibbia “a caso” è un metodo... come pure leggere capitoli interi, come pure leggere argomenti come pure aspettare che dio ti ispiri un versetto

L'importante è LEGGERE LA BIBBIA cercando risposte per la mia vita!

“Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, 17 perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.” (2Timoteo 3:16-17)

Domanda per me: Apro la Bibbia per cercare indicazioni circa la mia vita?

“...cerco attraverso la comicità... di replicare quel tipo di bellezza che c'è nella Bibbia..."

La Bibbia à bellezza, è perfezione, è significato... Giacomo ha trovato la bellezza del mondo attraverso la Parola di Dio. E Dio è la fonte del buon umore, del riso.

Se ci credi... come puoi non testimoniare di questa bellezza?

“Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può rimanere nascosta”. 
(Matteo 5:14.)

Affermazione per me: La Parola di Dio può trasformare  le vite  sei io la condivido

Preghiamo.


La Testimonianza di Giacomo Poretti
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