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09 dicembre 2018

Il miracolo del momento giusto - I miracoli che porta il Natale 1° parte

Gesù non è venuto per caso: Dio lo ha mandato nel momento giusto. Tra i tanti che lo celebreranno senza sapere perché, il mio compito di credente è di testimoniare il miracolo della salvezza.
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(Vai al pulpito e guarda l'orologio per un minuto)

No, non è che mi sia  dimenticato cosa debba dire, e non ho neppure perso improvvisamente la voce; volevo solo farvi apprezzare,  farvi pensare, e farvi pesare, e farvi patire quanto è lungo un minuto!

È  sorprendente  quanto sembri lungo un minuto di silenzio...  ma pensa a quanto sia breve un minuto   quando stai facendo qualcosa che ti piace:

Pensa a quanto sembrasse breve un'ora passata assieme con il tuo sposo, o la tua sposa, nel momento che ti sei innamorata o innamorato di lei... figurati un minuto!

Pensa (e questo è per i giovani) quanto ti pesa staccarti per un minuto dalla PS4  e fare quello che ti hanno chiesto i tuoi genitori.

Lo sai,  ci sono solo 16 giorni e mezzo fino a Natale. Ciò significa che ci sono circa 396 ore  fino a quando il mondo ricorderà la nascita di Cristo. Ciò si traduce in circa 23.000 minuti.

Come investirai questi 23.000 minuti? Li passerai a preparare addobbi, comperare regali, pianificare cene e pranzi?

E in tutto questo,  Gesù, che parte avrà di quei 23.000 minuti?

Noi sappiamo che Natale non è il vero giorno in cui è nato Gesù. E' una data convenzionale, che in molti dicono ( a torto... ma non vogliamo discuterne oggi) che fosse la data di una festa pagana a Roma a cui la chiesa ha sovrapposto una festività cristiana...

Tutto questo a non non ci importa: lo sappiamo, e non crediamo neppure alla neve, alla stalla col bue e l'asinello, e a tante altre tradizioni umane.

Ma non di meno, è questo un periodo  dove possiamo più apertamente parlare alla gente di Gesù Non a tutti, forse non a moltissimi, ma a una considerevole parte, si.

Perché tutti sanno che il Natale festeggia la nascita di Cristo; a moltissimi non importa nulla  se non la festa, i dolci, le cene, ma per una  parte e non è piccola,  Natale è ancora legato alla venuta di Dio in terra.

Per questo tipo di  persone Gesù farà solo parte del panorama, oppure sarà la figura che lo domina?

Sapete, come credenti,  siamo chiamati ad essere “sale delle terra e luce del mondo” a far si che Gesù  non sia solo parte del panorama, ma sia colui che lo domini.

Molte chiese chiamano questo periodo  prima del Natale “Avvento”; il dizionario Treccani ci dice il significato e l'etimologia:

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avvènto s. m. [dal lat. adventus -us, der. di advenire = venire (giungere)+ ad (presso, vicino a)  

per cui «arrivare»]. –  Venuta, arrivo
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Il Natale parla di qualcuno che è giunto “vicino a”... di Dio che si fa uomo per “giungere presso” l'uomo.

Come credenti siamo chiamati a riempire questi 23.000 minuti dove tutti,  in un modo o nell'altro, parleranno di Gesù, con il sale della Parola.

Ma, per far questo, i primi a dover essere “vicini a Gesù” dobbiamo essere proprio noi che ci chiamiamo “credenti”.

Dove sei oggi? In quale modo ti appresti a guardare il mondo che parlerà di Gesù? Sei vicino, o vicina, o sei lontano, o lontana? Sei in attesa solo di festeggiare, oppure sei in attesa di ricordare simbolicamente il miracolo della nascita?

Il Natale parla di un miracolo... Il miracolo del “momento giusto”.

Abbiamo iniziato parlando di “tempo”. Ti sei mai fermato a considerare  quanto sia importante il tempismo per tutto ciò che esiste?  Pianti i pomodori a novembre?   Dipingi l'esterno di casa tua a gennaio?  Vai a nuotare al lago  a febbraio?  No? Perché no? Non è il momento giusto!

C'è un momento giusto per tali attività. Penso che saremmo tutti d'accordo  sul fatto che dicembre non è il momento migliore  per provare a iniziare una dieta, giusto?

Pensa all'importanza del tempo nello sport. Se Ciro immobile non salta col tempo giusto,  non riceverà la palla al centro dell'area  crossata da Luis Alberto,  e non segnerà l'ennesimo gol  per la grande Lazio!

Se la terza frazionista della staffetta 4 x 100  non parte al momento giusto,  non riceverà il testimone tra le righe del cambio,  e non potrà completare la finale alle olimpiadi.

Pensa all'importanza di essere in tempo   nelle nostre vite quotidiane.

Se hai mai perso un volo  perché sei arrivato un minuto dopo l'imbarco  conosci l'importanza di essere in tempo.

Un momento, un intervallo di tempo,  posto nella giusta posizione,  può fare la differenza nel mondo.

Paolo in Galati 4: 4 dice:

“Ma quando giunse la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio” (Galati 4:4a)

Qui la Parola di Dio dice: " Quando il tempo era pieno,  quando non bisognava aggiungere altro,  quando il livello era riempito...  in QUEL momento preciso,   Dio ha mandato suo Figlio.  "

Un'altra versione dice:  .

"Ma, al momento stabilito, Dio mandò suo Figlio. "(PV) 

Questo rappresenta il miracolo del momento giusto.

I. Gesù è venuto al momento giusto

La Bibbia dice: "Quando il tempo arrivò al completamento, Dio mandò suo Figlio ..."  

Ma la cosa importante non era quella strana nascita in una stalla, ma che Gesù era nato.

Da quando era stata pianificata quella nascita? Fin dalla fondazione del mondo: Vi faccio solo tre esempi:

Io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno. “(Genesi 3:15)

Scritto circa 1800 anni prima del primo Natale.

“Perciò il Signore stesso vi darà un segno: ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele” (Isaia 7:14)

Scritto circa 740 anni prima del primo Natale

“Ma da te, o Betlemme, Efrata, piccola per essere tra le migliaia di Giuda, da te mi uscirà colui che sarà dominatore in Israele.” (Michea 5:1a)

Scritto circa 680 anni prima:

Non solo i credenti stavano attendendo Gesù,  ma gli storici ci dicono  che il mondo romano era in grande attesa,  nel 40 AC un poeta romano, Virgilio, aveva scritto di un liberatore,  un “puer” un bambino di origine divina,  che darà vita ad un nuovo “saeclorum ordo“,  un "nuovo ordine dei secoli"... e da Gesù in poi i secoli saranno divisi in Avanti Cristo  e Dopo Cristo.

Nel mondo antico le vecchie filosofie  greca e romana venivano soppiantate da nuove religioni, e la fame spirituale era ovunque. Dio stava preparando il mondo  per l'arrivo di Suo Figlio. "

Mai come in questo periodo nel mondo era stato facile viaggiare. I romani avevano costruito strade  che collegavano città piccole e  città grandi,  Il mondo era in pace sotto il dominio romano,  e non era un rischio così grande spostarsi.

C'era finalmente una “lingua unica”  che quasi tutti conoscevano, il latino, e per questo  era facile parlare anche tra razze differenti.

Dio decide che “è il momento giusto”: Gesù nascerà in un mondo che lo aspetta, dove le persone sono alla ricerca di Dio, dove le persone possono muoversi e parlare una stessa lingua per  raccontare ad altri che Gesù è nato!

Ti suona familiare la situazione di un mondo dove le vecchie filosofie crollano? Guardati intorno: il comunismo (siate tutti uguali e sarete felici) ha fallito, il capitalismo (siate tutti ricchi e sarete felici) ha fallito, il consumismo (comperate tutto quello che desiderate e sarete felici) ha fallito... e la gente è alla ricerca di qualcosa in cui credere.

Un mondo dove è facile e sicuro spostarsi: i prezzi dei voli sono ormai simili a quelli dell'autobus, che tu ci creda o no, gli ultimi settanta anni sono stati i più pacifici che il mondo occidentale abbia mai conosciuto.

Un mondo dove le persone possono capirsi, perché ci sono due lingue largamente diffuse che quasi tutti capiscono (l'inglese e lo spagnolo).

Gesù ti mette a disposizione tutto questo... affinché tu faccia del Natale non una “adorazione pagana”, ma un mezzo con cui comunicare agli altri che lo cercano che lui è realmente venuto.

II. Gesù  provvede al momento giusto

Molte persone si accontentano di fare il “minimo sindacale”. Esattamente come moltissimi ai tempi di Gesù, si limitarono a “festeggiare” il miracolo senza “accettare” il miracolo.

Gesù era venuto per cambiare le loro vite, in molti si recarono a vedere il neonato, in molti lo avranno ascoltato nei trentatré anni seguenti... ma senza alcun impatto sulle loro vite.

Gesù non è solo venuto al momento giusto; se fosse solo nato,  se fosse venuto solo a “vedere com'è essere umani”, non avremmo alcun motivo di festeggiare. Ma è venuto per provvedere al momento giusto.

 Romani 5: 6 dice:

"Mentre eravamo ancora senza forza, al momento giusto, Cristo è morto per noi peccatori.” (Romani 5:6 PV)

Quando hai bisogno di un miracolo?  Quando non hai più opzioni e risorse. Quando è finita la corda  che ti separa dal baratro. Quando la diagnosi è: malattia terminale.

Solo allora cerchi, solo allora sei in grado  di ricevere un miracolo da Dio.

La nostra malattia era terminale, la nostra corda era esaurita... ma Gesù, “al momento giusto”, è arrivato.

Quante delle persone che conosci  faranno il “minimo sindacale”?  Festeggiare il Natale senza accettare il miracolo? Festeggiare Dio che viene per provvedere alla vera malattia terminale, il peccato, senza accettare il dono, la salvezza.

Io e te siamo chiamati per primi a ricordare che Gesù  è il provvedimento di Dio; che Gesù è venuto per provvedere la salvezza, ma che la salvezza può essere festeggiata, ma prima deve essere accettata.

III. Gesù dice che ora è il momento giusto

Sembra che stiamo sempre aspettando  il momento giusto per fare qualcosa.

Aspettiamo il momento giusto per cambiare lavoro, o per cambiare casa; per comperare l'auto nuova o per dire qualcosa di importante a un nostro caro.

Il Natale ci ricorda che è il momento giusto  per accettare Cristo  come Salvatore e Signore.

Paolo in 2 Corinzi 6: 2 dice::

"Ti ho ascoltato nel tempo giusto e ti ho soccorso nel giorno della salvezza". Ecco, questo è il momento giusto! Oggi è il giorno della salvezza!" (2 Corinzi 6:2 PV)

Ora è il momento giusto  per prendere quell'impegno verso Cristo.  Gesù disse in Marco 1:15:

"Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete al vangelo." (Marco 1:15)

Ora è il momento giusto  per  ricevere il dono di salvezza di Dio. Se non l'hai mai fatto, questo è il momento giusto. Ma il Natale non serve solo  a testimoniare a chi non crede ancora, a chi è curioso e a chi cerca.

Il Natale, questo Natale, può servire a ciascuno di noi per ravvivare la decisione presa tanto (o poco) tempo fa.

Per riaccendere il fuoco sotto la pentola della nostra passione per Cristo. Per mettere nuove  energie nella tua chiesa. Per tornare a lavorare sulla tua famiglia e sul tuo matrimonio. Per rinnovare il tuo impegno a camminare  in stretta comunione con Cristo.

Il momento giusto di avvicinarsi al Signore è ora! Di riempire quel minuto vuoto con cui ho iniziato il messaggio con un “si, Gesù!” che può cambiare la tua vita, o rigenerare la tua fede in lui.

Hai 23.000 minuti da qui a Natale, ma non rimandare questo impegno devi farlo oggi  perché ora è il momento giusto.

Preghiamo

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02 dicembre 2018

Guardare con gli occhi della fede - Saper gestire lo scoraggiamento 3° parte

Spesso siamo scoraggiati da ciò  che i nostri occhi vedono. Questo perché guardiamo il mondo e le situazioni della nostra vita con i nostri occhi umani. E invece, come credenti, dobbiamo imparare a guardarli con gli occhi della fede in Cristo.

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Siamo all'ultimo messaggio della serie sullo scoraggiamento: nei precedenti due messaggi abbiamo detto che:
  • è un male universale (tutti lo provano prima o poi)
  • è un male ricorrente (non è possibile diventarne immuni)
  • è un male contagioso (persone scoraggiate fanno scoraggiare altre persone)
  • ed è un male subdolo (comincia così lentamente che non riconosciamo di esserlo).
Il libro di di Neemia ci mostra che lo scoraggiamento arriva  principalmente per quattro cause;
  • la fatica,
la cura è : RIPOSA!
  • la frustrazione
la cura è: BUTTA VIA L'IMMONDIZIA SPIRITUALE!
  • i fallimenti
la cura è: NON MOLLARE DOPO UNA SCONFITTA!
  • e la fifa, 
la cura è : NON ASCOLTARE LA VOCE DI CHI TI ODIA

Abbiamo poi visto che  non dobbiamo solo curare lo scoraggiamento, ma che lo dobbiamo superare
  •  avvicinandoci a Dio
digiuno e preghiera sono un buon metodo
  • ricordando chi è Dio
farlo a voce alta è un buon metodo
  • riorganizzando la nostra vita
cambiare ciò che fai, oppure trovare un modo migliore di farlo.
  • combattendo il pessimismo
non abbandonandoci allo scoraggiamento senza lottare.

Sapete, il libro di Neemia  è uno di quei libri della Bibbia, che ci presenta un Dio “silenzioso”: in tutto il libro non c'è un solo versetto dove si dice che Dio ha apertamente parlato, a chiesto,  ha ammonito,  ha domandato  o a comandato  qualcosa a Neemia o ad altri.

Tutto sembra avvenire per volontà di Neemia... Siamo sicuri? Questo è quello che dice Neemia al capitolo 1,  quando era ancora in Babilonia, e tutto doveva ancora avere inizio:

“Ricòrdati della parola che ordinasti al tuo servo Mosè di pronunciare: ‘Se sarete infedeli, io vi disperderò fra i popoli; ma se tornerete a me e osserverete i miei comandamenti e li metterete in pratica, anche se sarete dispersi negli estremi confini del mondo, io di là vi raccoglierò e vi ricondurrò al luogo che ho scelto per farne la dimora del mio nome’.” (Neemia 1:8-9)

Qualche volta siamo scoraggiati perché pare che Dio si sia dimenticato di noi. Che non si curi più delle nostre pene, che ci abbia abbandonato a noi stessi, a noi stesse, che sia silenzioso...e non voglia più parlarci...

Quello che afferma Neemia in questo versetto, attraverso un “imperativo retorico”, (“Ricordati”... come se Dio potesse dimenticare...) è che ciò che ha detto Dio quello avverrà... se...

Dio non cambia; Dio ha promesso di non abbandonarci mai se... e fra un po' vedremo quel se.

Neemia ricorda che è scritto:

“Ma di là (dalle deportazione in Babilonia) cercherai il Signore, il tuo Dio, e lo troverai, se lo cercherai con tutto il tuo cuore e con tutta l’anima tua. Nella tua angoscia, quando tutte queste cose ti saranno accadute, negli ultimi tempi, tornerai al Signore, al tuo Dio, e darai ascolto alla sua voce; poiché il Signore, il tuo Dio, è un Dio misericordioso; egli non ti abbandonerà e non ti distruggerà, non dimenticherà il patto che giurò ai tuoi padri.” (Deuteronomio 4:29-30)

Neemia ha lottato contro lo scoraggiamento, e lo ha vinto, perché si ricordava che Dio  è un dio fedele, che non cambia le sue decisioni  se.. Se tu lo cerchi  e gli obbedisci.

Nel precedente messaggio  avevamo appena accennato dell'episodio degli esploratori mandati da Mosè nella terra promessa per vedere se sarebbe stato facile entrare. Oggi lo vediamo meglio, perché ci è di aiuto nel capire che lo scoraggiamento spesso nasce  da cosa vediamo con gli occhi.

Il Signore aveva detto questo a Mosè:

“Il SIGNORE disse a Mosè... 'Vi farò entrare nel paese che giurai di dare ad Abraamo, a Isacco e a Giacobbe. Io ve lo darò in possesso; io sono il SIGNORE' "(Esodo 6:1, 8)

(Contesto: il popolo di Dio è arrivato alla Terra Promessa. Durante il viaggio Dio li ha guidati, nutriti e fatti consapevoli della sua presenza in centinaia di occasioni - Mar Rosso, manna, quaglie, tavole delle legge ecc.-. Mosè manda 12 esploratori a vedere com'è questa terra che ha dato loro il Signore.)

Al rientro degli esploratori, il 16,6% di essi (ovvero 2) dissero “se po fa”,  mentre l'83,3% (cioè 10)  dissero “nun è cosa”.

Qual'è la causa di questa maggioranza schiacciante? Che l'83% guardava il futuro con gli occhi della paura. Cosa succede quando faccio questo?

1. Amplifico gli aspetti negativi  

“Fecero il loro racconto, e dissero: "Noi arrivammo nel paese dove tu ci mandasti, ed è davvero un paese dove scorre il latte e il miele, ed ecco alcuni suoi frutti. PERO', il popolo che abita il paese è potente, le città sono fortificate e grandissime, e vi abbiamo ANCHE VISTO dei figli di Anac. (Numeri 13:27-28)

Vedono gli aspetti positivi: scorre latte e miele,  frutta gigante. Ma vedono soprattutto gli aspetti negativi: popolo potente,  città fortificate e grandissime,  popolazione di giganti! Se guardo con gli occhi della paura,  vedrò solo gli aspetti negativi, dimenticando completamente quelli positivi che spesso sono uguali o più grandi.

2. Sviluppo una mentalità perdente

"Gli Amalechiti abitano la parte meridionale del paese; gli Ittiti, i Gebusei e gli Amorei, la regione montuosa; e i Cananei abitano presso il mare e lungo il Giordano". (Numeri 13:29)

I dieci esploratori  si mettono a fare il conto di tutte le popolazioni, se avessero avuto Google  avrebbero cercato i dati della popolazione.

Contano e ricontano... e alla fine stabiliscono: “siamo più deboli non abbiamo sufficiente forza non ce la faremo mai non proviamo nemmeno”.

Se guardo con gli occhi della paura tutto intorno diventa più alto di due metri, più pesante di cento chili, più distante di dieci chilometri.

3. Accetto la sconfitta a tavolino

“Ma gli uomini che vi erano andati con lui, dissero: "Noi non siamo capaci di salire contro questo popolo, perché è più forte di noi".” (Numeri 13:31)

Avete presente quando una squadra di calcio non si presenta in campo? L'arbitro fischia la fine  di un incontro mai iniziato, e alla squadra che c'era  viene assegnato il 3 a 0 a tavolino.

4. Influenzo negativamente altri 

“E screditarono presso i figli d'Israele il paese che avevano esplorato, dicendo: "Il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo è un paese che divora i suoi abitanti; tutta la gente che vi abbiamo vista, è gente di alta statura,  e vi abbiamo visto i giganti, figli di Anac, della razza dei giganti. Di fronte a loro ci pareva di essere cavallette; e tali sembravamo a loro” (Numeri 13:32-33)

Se io, che ho visto il paese con i miei occhi dico ad altri che non lo hanno visto  che non si può entrare, nessuno più penserà che si possa entrare. Facendo questo sto dicendo:
  • a) non penso che io sia capace, 
e sono depresso;
  • b) non penso che nessuno ne sia capace,
e sono depresso;
  • c) neanche tu dovresti sentirti capace: 
sentiti depresso assieme a me!

5. Mi sento un  fallito/una fallita

“Allora tutta la comunità gridò di sgomento e alzò la voce; e il popolo pianse tutta quella notte. Tutti i figli d'Israele mormorarono contro Mosè e contro Aaronne, e tutta la comunità disse loro: "Fossimo pur morti nel paese d'Egitto! O fossimo pur morti in questo deserto!” (Numeri 14:1-2)

Comincio a piangermi addosso,  accuso gli altri di ciò che mi accade, penso che anche le mie azioni passate  sono state un  fallimento,  o comunque errate

Sapete quale è l'origine di TUTTI questi cinque punti? È un unico punto: quando guardo con gli occhi della paura...

# Dimentico le promesse di Dio

Neemia aveva detto a Dio, (ma piuttosto a se stesso) “Ricordati che hai promesso di raccoglierci e di darci una nazione dove vivere in pace” .

E l'effetto del mio dimenticare le promesse è che comincio a fare piani da solo, per cercare di cavarmela senza Dio.

“Perché il Signore ci conduce in quel paese dove cadremo per la spada? Là le nostre mogli e i nostri bambini diventeranno preda del nemico. Non sarebbe meglio per noi tornare in Egitto?» 4 E si dissero l’un l’altro: «Nominiamoci un capo, torniamo in Egitto!” (Numeri 14:3-4)

Siamo arrivati al capolinea della nostra fede:
  • c'è il terrore - "Là le nostre mogli e i nostri bambini diventeranno preda del nemico." (v.3)
  • la disobbedienza - "E si dissero l'un l'altro: "Nominiamoci un capo" (v.4a)
  • che ci fa prendere cattive decisioni - "Torniamo in Egitto!" (v.4b)
All'inizio della predicazione avevamo detto che Dio non cambia idea, mantiene le promesse, se...

Sapete,vero, cosa c'è dopo quel se? “Se ti fidi di me, se mi obbedisci, se segui le mie regole, se cerchi il mio volto ogni giorno.”

Ma se tu non ti fidi, non obbedisci, non lo segui non lo cerchi,  le conseguenze sono inevitabili:

“Tutti gli uomini che hanno visto la mia gloria e i miracoli che ho fatto in Egitto e nel deserto, quelli che mi hanno tentato già dieci volte e non hanno ubbidito alla mia voce, certo non vedranno il paese che promisi con giuramento ai loro padri. Nessuno di quelli che mi hanno disprezzato lo vedrà; (Numeri 14:22-23)

L'antitodo 

Quale è l'antidoto  che mi impedisce di guardare la realtà con gli occhi della paura?

Impara a guardare con fede!

“Caleb calmò il popolo che mormorava contro Mosè, e disse: "Saliamo subito e conquistiamo il paese, perché possiamo certamente farlo".  (Numeri 13:30 ND)

Non si sconfiggono le paure rintanandosi in un buco. Non riprenderai sonno se prima non sarai sceso a vedere cosa ha causato quel gran rumore in cucina.

Devo affrontare le mie paure e sconfiggerle muovendomi versi di loro, non lontano da loro.

Muoviti contro le tue paure. Credi di poter avere ciò che Dio ti ha promesso; Gesù stesso ha detto in Giovanni 11:40:  «Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?»  Smettila di nutrire le tue paure!

Come posso avere gli occhi della fede? Ci sono due passi da fare.

1. Invito Gesù in ogni stanza della mia vita

"Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove." (2 Corinzi 5:17)

Quali “stanze” non hai fatto ancora entrare Gesù? Quale deve essere ancora “rinnovata? La sala da pranzo,  dove nutri la tua vita con le cose che possiedi e che mangi oppure la camera da letto,  dove vivi la tua vita col tuo sposo o con la tua sposa oppure lo studio,  dove svolgi il tuo lavoro o forse il il ripostiglio quel luogo oscuro dove si nascondono tutte le cose che non vogliamo che mai nessuno veda?

Se voglio gli occhi della fede  non mi basta SAPERE che Gesù può cambiare OGNI stanza...  ma sono IO che devo aprire la porta!

2. Faccio tutto quello che Dio mi dice di fare

“Giosuè ... e Caleb.... dissero al popolo: "Il territorio percorso in lungo e in largo durante la nostra esplorazione è davvero una bella terra. È una terra dove scorre latte e miele. Basta che il Signore sia a noi favorevole: ci condurrà in essa e ce la darà in possesso. Non ribellatevi al Signore! Non dovete aver paura degli abitanti di quel territorio: li mangeremo vivi! Gli dèi che li proteggono, li hanno abbandonati; invece il Signore è con noi. Non devono farvi paura!". (Numeri 14:6-9 TILC)

Conlusione

Con quali occhi vuoi guardare l'anno che viene,  e il decennio che viene?  Con quelli della paura, o con quelli della fede?

Neemia, Caleb, Giosuè non solo ricordavano le promesse di Dio ma AGIVANO perché sapevano che Dio avrebbe mantenuto quelle promesse.

La fede è movimento;  farai quei  passi? Inviterai Gesù in OGNI stanza,   farai tutto quello che Dio ti dice di fare?

Neemia chiude il suo libro così:

“Ricòrdati di me, mio Dio, per farmi del bene!” (Neemia 14:31b)

Cosa vuoi che ricordi di te Gesù? Il tuo sguardo di paura, oppure gli occhi della tua fede in lui.

Paolo afferma:

“io posso ogni cosa in colui che mi fortifica” (Filippesi 4:13)

Dio non dimentica le promesse. Dio non cambia. Dio usa te per il suo regno...se hai fede in quelle promesse.

Preghiamo.


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