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15 aprile 2018

Essere motivati per ricevere da Dio

Quando preghi,  e cerchi l'aiuto di Dio, sei pienamente sincero, sei pienamente sincera con Lui? Ma, soprattutto, preghi per ricevere per te, oppure perché Dio dimostri la sua potenza attraverso di te?
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La scorsa settimana abbiamo iniziato a vedere la preghiera di Jabes che si trova in 1 Cronache:
rivediamola assieme:

“Iabes fu più onorato dei suoi fratelli; sua madre lo aveva chiamato Iabes, perché diceva: "L'ho partorito con dolore".  Iabes invocò il Dio d'Israele, dicendo: "Benedicimi, ti prego; allarga i miei confini; sia la tua mano con me e preservami dal male in modo che io non debba soffrire!" E Dio gli concesse quanto aveva chiesto.” (1° Cronache 4:9-10)

Abbiamo cercato di capire perché  a causa di questa semplice preghiera Iabes fosse stato più benedetto dei suoi fratelli.

Abbiamo già visto che è dovuto  sia al “come” Iabes si pone davanti al Signore (Iabes “cerca” deliberatamente il Signore, urla salta e alza le mani per farsi notare Iabes si inginocchia davanti al Signore, non fugge, offre il collo, la propria vita al Signore).

Ma è sicuramente dovuto anche al “cosa” Iabes ha pregato, cosa a chiesto a Dio, e che Dio ha gradito ed ha concesso.

1. Iabes ha pregato con ambizione

“Allarga i miei confini.”

Il primo motivo è che Jabees  era un uomo di grandi ambizioni.  Definiamo per prima cosa la parola “ambizione”. Cosa significa essere “ambiziosi”

Il verbo “ambire” viene dal latino, e letteralmente significa “andare” (ire) “intorno (amb) Vi leggo la spiegazione e che ne fa il dizionario etimologico

In Roma Antica era costume, non dimenticato dai posteri, che coloro i quali desideravano ottenere un piccolo ufficio, (una carica pubblica), si facevano attorno con moine e promesse alle persone del popolo che andavano appositamente a cercare per guadagnarsi il loro suffragio (il loro voto). Da questo affaticarsi venne che ambire in breve tempo significò bramare e brigare (darsi da fare per) gli onori” (Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana di Ottorino Pianigiani.)

Il dizionario dice bene “non dimenticata dai posteri” perché i politici attuali continuano a farlo!

Tu potresti dirmi: “Ma Marco, Gesù non ci ha chiesto di essere gli ultimi se vogliamo essere i primi? Non ci ha chiesto di stimare l'altro più di noi stessi?”

Certamente, ma tutto dipende  dove sta il centro della tua ambizione.

Se tu sei il centro delle tue ambizioni, se vuoi “allargare i tuoi confini” che significa avere più soldi, più fama, più influenza, più potere per tuo unico e solo utile, allora è giusto il richiamo di Gesù. E non aspettarti che il Signore accolga la tua preghiera.

Ma Gesù ci ha detto anche un'altra cosa:

“Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli.” (Matteo 5:16)

Per chi lo stava chiedendo Iabes? Come faceva Dio a sapere che non lo stava chiedendo  per ambizione personale, ma perché la sua fortuna dimostrasse la grandezza del Dio che la concedeva?

Dio ha letto bene due affermazioni di Iabes:

“Benedicimi... sia la tua mano con me”

Abbiamo visto la volta scorsa che chiedere benedizione  significa inginocchiarsi dinanzi al Signore, non fuggire, ma mettere la propria vita a sua disposizione

Poi Iabes aggiunge qualcosa di altro: parla della “mano di Dio”. Quando gli ebrei parlavano della mano di Dio, quello che intendevano significare non era una mano “fisica”, ma la potenza di Dio.

Vi faccio vedere solo un esempio da Esodo: qui stavano parlando di tutto quello che Dio aveva fatto per farli uscire dalla schiavitù in Egitto.

“Quando, in avvenire, tuo figlio ti interrogherà, dicendo: “Che significa questo?”, tu gli risponderai: “Il Signore ci fece uscire dall’Egitto, dalla casa di schiavitù, con mano potente.” (Esodo 13:14)

Mentre tutti i suoi amici si accontentavano di essere nella media ... di essere “mediocri” (vedete come la parola che deriva da “media” abbia una connotazione assolutamente negativa), a Jabes non bastava.

Iabes vuole che la potenza del Signore sia “evidente” agli altri. Sta affermando:  “Dio, io non fuggo da te, e metto la mia vita a tua disposizione:  voglio qualcosa di grande, qualcosa che si veda da lontano  che non è opera mia, ma Tua!”

Iabes aveva ambizione la sua vita aveva uno scopo, e non era “vivere per me stesso”  ma essere uno strumento di Dio. Molte persone “scivolano” semplicemente, attraversando la loro vita,  senza obiettivi,  piani,  scopi  ed ambizioni;  ed il risultato è che non combinano un gran che nella vita.  Si accontentano semplicemente di “esistere”

Sei come Iabes? Mi auguro di si! Dio vuole che tu cresca,  anche e soprattutto attraverso un sogno,  una meta da raggiungere. Dio non se la prende  se sei ambizioso per mostrare la sua potenza  nella tua vita

Sai cosa ti frena molte volte dal chiedere come Iabes? La paura! E spesso confondiamo la paura con l'umiltà;   “Oh, non sono capace di fare quella cosa”  e così pensiamo di essere stati umili.  Probabilmente è una mancanza di fede. Iabes sapeva di avere un Dio grande, un Dio potente... e chiedeva in grande!

Quale è la cosa che vorresti Dio facesse nella tua vita? Pensa” in grande,  abbi fede, e prometti di dare il merito a Lui solo!

Altre volte quello che ci frena è la pigrizia: diciamo: “Io sto bene come sto!” Pensiamo a Paolo in Filippesi 11 che dice:” io ho imparato ad accontentarmi dello stato in cui mi trovo.” e ci sentiamo a posto, anche spirituali!

Attenzione, perché Paolo non sta dicendo  “Ho imparato a non avere nessun traguardo,  ambizione o desiderio per il futuro”,  ma sta dicendo che,  anche se i suoi traguardi possono non essere ancora stati raggiunti, ha imparato a godere ogni giorno di quello ottenuto fino ad allora.

Il suo più alto desiderio era quello di portare il Vangelo a Roma; c'è voluto tempo, fede, sacrificio... ma alla fine c'è riuscito!

L'ultima cosa che ci viene in mente è quella di dire:  “Io servo Dio in quel piccolo e in quel poco che so fare”. E così pensiamo di essere anche “spirituali”; la risposta  è :  “Impara più cose e più grandi! Lascia che Dio ti possa usare di più!”

Devo confessarvi di essere una persona ambiziosa: ho sognato di una chiesa nella mia città... e Dio mi ha usato per farla nascere. Ho sognato di avere una conferenza internazionale per i pastori in Italia... e Dio mi ha condotto ad organizzarla per tre anni ad Ostia.

Ma non è avvenuto tutto assieme: sono trascorsi i anni tra il sogno e la realizzazione; dodici anni per la chiesa e sei per la conferenza. Nel frattempo Dio mi ha preparato, forgiato, istruito,  ammaestrato...

Hai mai provato a chiedere a Dio qualche cosa di veramente grande, enorme, una di quelle cose che pensi: “Ma seeee! Non avverrà mai!”

Iabes lo ha fatto, e lo ha anche ottenuto, perché sapeva che per lui era impossibile, ma non per la potenza di Dio. Sapeva che non sarebbe stato lui ad averne il merito, ma Dio.

2. Iabes ha cercato l'aiuto di Dio

“Preservami dal male”

I pochi versetti di Cronache ci danno alcune informazioni su Iabes, anche per quello che “NON” dicono. Le cose che non dicono è  avesse qualche talento o dono speciale. E neppure che  fosse  benestante o istruito;  era semplicemente un uomo comune con una fede fuori dal comune.

Non ti devi preoccupare di ciò che non hai  se tu hai fede in Dio.  Egli ti darà la potenza necessaria.

Per quanto il mondo possa ricercare il talento, o la ricchezza, sono cose passeggere. La fede in Dio no; quella resta.

Il Signore ama usare gente comune  che crede in lui  e che ha voglia di fidarsi di lui  per vederli riuscire.

La seconda cosa che sappiamo è che Iabes aveva fatto così male a sua madre nascendo,  che la madre lo aveva chiamato “doloroso” è anche probabile che fosse un figlio non desiderato e non amato.

Vi sarebbe piaciuto essere stati chiamati “doloroso” o “dolorosa”?  “Oh, ecco che arriva Doloroso!”  “Invitiamo anche Dolorosa alla festa?”

Ma Iabes era più forte del suo handicap;  la sua fede lo sosteneva. Sapeva che l'unica fonte  che poteva aiutarlo nella sua vita, non erano gli amici, la famiglia... neppure la chiesa.

Si certo,  tutte cose buone, che aiutano, rendono una vita felice, sostengono nei momenti difficili... Ma l'aiuto, quello vero,  quello che ti “preserva dal male” e perciò di guida verso il bene, quello che “non ti fa soffrire” (gli amici, la famiglia la chiesa lo fanno spesso) è solamente Dio!

Quale è il tuo handicap? La tuac ondizione dolorosa? E' fisica? E' spirituale? E' un'infanzia infelice?  E' un lavoro frustrante  o un matrimonio distrutto? Cerca l'aiuto di Dio, cercalo con fede, non “sperando”, ma credendo che lui può ogni cosa!

Gesù stesso ha detto questo:

“Ogni cosa è possibile per chi crede"(Marco 9:23). 

3. Iabes ha pregato con sincerità

“In modo che io non debba soffrire!”

Iabes è stato spudoratamente sincero. “Signore, dammi fama, dammi soldi, proteggimi, così che non soffro”! Più sincero di così!

Qualche volta noi invece siamo “insinceri”, ovvero non siamo bugiardi, ma diciamo le cose  che pensiamo siano giuste da dire anche se quello che pensiamo è diverso  da quello che diciamo

“Oh, Signore! Non pensare a me,  io posso anche soffrire, pensa agli altri!” Questa non è sincerità, è masochismo!

Pensiamo che chiedere di stare bene sia troppo egoista che Dio non risponda alle nostre preghiere se comprendono anche i dolori e gli acciacchi!

Conclusione

A quali tipo di preghiere risponde Dio?  La vita di Iabes  come e cosa pregare e a Dio  aspettandoci di essere esauditi.

1. Iabes ha deliberatamente cercato il Signore, ha saltato, urlato alzato le mani per far sentire Dio come un padre desiderato e ricercato

2. Iabes si è inginocchiato davanti al Signore, non è fuggito ed ha messo la sua vita in mano sua.

3. Iabes ha pregato con ambizione volendo ottenere non per se ma per essere uno strumento di Dio.

4. Iabes ha pregato cercando l'aiuto di Dio, perché sapeva che era l'unico a cui poter affidare il compito di appianare il terreno.

5. Iabes ha pregato con sincerità, ha detto tutto quello che aveva nel cuore, non si è nascosto, non si è schermito

Ad un primo sguardo la preghiera di Iabes sembra molto egoistica, vero? Ma Dio la apprezza, e la esaudisce, perché in essa c'è un cuore  che punta sempre verso di Lui, lo cerca, crede, si mette a disposizione, è sincero.

Cosa chiedi quando preghi?  Dio ci incoraggia a chiedere:  Giacomo afferma ” voi  non avete, perché non domandate “ (Giacomo 4:2):  Il Signore disse a Geremia:  "Invocami, e io ti risponderò, ti annunzierò cose grandi e impenetrabili che tu non conosci". (Geremia 33:3)

Paolo dice : " Or a colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente di più di quel che domandiamo o pensiamo” (Efesini 3:23)

Dio può andare aldilà della tua immaginazione:  Egli dice: “Fidati. Chiedimi. Scopri la tua grande ambizione. Provvedi una fede crescente. E dunque porta tutto a me in preghiera, perché io desidero esaudirti.”

Cosa vuoi che Dio faccia nella tua vita?  Aiutarti al lavoro? Chiediglielo!  Guidarti ad educare tuo figlio? Chiedi!  Far crescere la tua chiesa? “Chiedi!  Liberarti da un peccato ricorrente? Chiedi!

Dio non è come un grosso poliziotto  che aspetta tu faccia  un solo errore  per dati un pugno in piena faccia.  Dio vuole benedire la tua vita.

Preghiamo.

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