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11 febbraio 2018

Quando Gesù arriva nella tempesta - 1° parte

Ci sono  tempeste che  non riguardano solo la nostra vita spirituale,  ma anche il nostro lavoro, la nostra famiglia. Gesù vuole essere presente anche in quelle, per portarci a camminare sull'acqua.
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Stiamo affrontando una serie di messaggi che parla di tempeste.

Nella vita di ciascun uomo e di ciascuna donna, sia che siano credenti, sia che non lo siano, talvolta arrivano “tempeste”,  periodi lunghi o brevi dove ci sentiamo sopraffatti da eventi che sono al disopra delle nostre forze, e che non possiamo controllare o allontanare.

La settimana scorsa abbiamo visto una tempesta, dove Gesù era direttamente presente nella barca, e avevamo detto che se hai Gesù nella tua barca, la tua barca non potrà affondare.

Ma c'è un'altra tempesta descritta nei Vangeli. La troviamo sia in Matteo che in Marco,  e noi salteremo un po' tra l'uno e l'altro racconto per avere un quadro completo di ciò che è accaduto.

Leggiamo assieme Matteo:

 “46 Dopo aver salutato la gente, Gesù salì sulla collina a pregare 47 Quando scese la notte, i discepoli si trovavano in mezzo al lago, mentre Gesù era rimasto a terra. 48 Egli s'accorse che i discepoli erano in difficoltà; infatti, remavano a fatica, per il vento contrario. Verso le quattro di mattina, Gesù avanzò verso di loro, camminando sull'acqua. Stava per oltrepassarli 49 quando, scorgendolo, i discepoli cominciarono a urlare di paura, perché lo avevano scambiato per un fantasma. 50 Infatti, tutti quanti lo avevano visto e si erano spaventati, ma Gesù si fece subito riconoscere, dicendo: "Coraggio, sono io. Non abbiate paura!"  “(Marco 6:46-50 PV)

“28 Allora Pietro lo chiamò: "Signore, se sei davvero tu, dimmi di venire da te, camminando sull'acqua!" 29 "Vieni!" disse il Signore. Pietro allora scese dalla barca e cominciò a camminare sull'acqua, dirigendosi verso Gesù. 30 Ma, vedendo la tempesta, ebbe paura e cominciò ad affondare. "Salvami Signore!" gridò. 31 Gesù stese una mano e lo afferrò. "O uomo di poca fede", gli disse, "perché hai dubitato?" 32 Appena furono risaliti in barca, il vento cessò. 33 A quel punto gli altri che erano nella barca s'inginocchiarono davanti a Gesù, esclamando: "Tu sei davvero il Figlio di Dio!"  “ (Matteo 14:28-33 PV)

Anche questa volta cercheremo di scoprire come può aiutarci questo racconto ad affrontare le nostre tempeste. Questa volta vedremo otto fasi diverse. Questa settimana vedremo  le prime 4, affrontando il solo brano dal Vangelo di Marco.

Fase 1: “vento contrario”

“Egli s'accorse che i discepoli erano in difficoltà; infatti, remavano a fatica, per il vento contrario.” (v. 48a)

Non avete notato una differenza sostanziale rispetto alla tempesta della scorsa settimana?

Gesù stavolta non è nella barca. Il vento e le onde sono le stesse, la paura anche, ma stavolta i discepoli sono soli soletti. (E' anche per questo che ci sono due fasi in più  in quanto Gesù dovrà arrivare dentro la barca per far cessare la tempesta.)

La volta scorsa abbiamo visto un episodio dove i discepoli stavano accompagnando Gesù  durante una “evangelizzazione”, e avevano incontrato una tempesta. Questa volta i discepoli probabilmente non erano lì per divertimento.

Che ci facevano in mezzo al lago di notte? Non stavano facendo una “gita in barca”, e neppure una evangelizzazione.

Andare per mare di notte era il LORO lavoro, non avevano “opzioni”; pescare o morire di fame.

Certo, seguendo Gesù  avevano quasi tutti abbandonato i loro lavori, ma qualcosa nella pancia dovevano pur mettere.

Stavano facendo quello che, sbagliando, chiamiamo “lavoro secolare”, come se la vita di un credente  funzionasse a compartimenti stagni: questa è la mia famiglia,  questo è il mio lavoro secolare queste sono le mie amicizie, questa è la mia fede...

L'ho detto altre volte, la vita di un credente non è “... e Gesù”: la mia famiglia... e Gesù, il mio lavoro... e Gesù, i miei amici... e Gesù. Ma la vita di un credente deve essere “Gesù e...”: Gesù e la mia famiglia, Gesù e i miei amici, Gesù e il mio lavoro.

Gesù deve essere al centro di ogni nostra attività; tutto quello che faccio come credente deve iniziare con Gesù, essere basato su Gesù, ruotare attorno a Gesù, e avere come fine la testimonianza di Gesù e la gloria di Dio.

Perché vi dico questo: perché spesso pensiamo  che quando “lavoriamo per Gesù, allora è ovvio che avremo il “vento contro”.

Ce lo aspettiamo un po' meno  quando stiamo facendo il nostro lavoro “secolare”.

Sapete, l'ambizione più grande di satana, è quella di “friggere” in olio bollente i credenti, non solo quando stanno parlando di Gesù, non solo quando stanno lavorando per Gesù,  ma sempre.

Io penso che quando Gesù diceva  “nel mondo avrete tribolazioni” (Giovanni 16:33a) non stesse pensando  solo a quando saremmo stati impegnati  a evangelizzare, pregare, adorare... ma alla vita di tutti i giorni.

Ti sei mai sentito solo, o sola, davanti a un problema al lavoro, quando pensi :”E mò... dove metto le mani?”

Ti do una buona notizia: non sei solo, non sei sola. Guarda la prima parte di questo versetto. “Egli s'accorse che i discepoli erano in difficoltà”

Gesù non ti guarda solo quando stai facendo il suo lavoro, quando preghi, vieni in chiesa o evangelizzi... ma sempre!

Vi ricordate che cosa aveva fatto fino a quel momento Gesù?

“Dopo aver salutato la gente, Gesù salì sulla collina a pregare” (v. 46)

Secondo voi, per cosa, o per chi avrà pregato? Paolo afferma che Gesù  “è alla destra di Dio e anche intercede per noi.” (Romani 8:34b)

E Gesù stesso dice: “Io prego per loro (i discepoli) non prego per il mondo, ma per quelli che tu mi hai dati, perché sono tuoi.” (Giovanni 17:9)

Gesù può sembrare che  sia disinteressato a quello che ti accade nella vita di tutti i giorni. Non lo è: non lo è mai. E' probabile che Gesù stesse pregando  proprio per i suoi discepoli, in pericolo in quel momento.

Ma Gesù non solo prega per te. Ricorda che Gesù non ha amore, Gesù è amore, e amore non è un sentimento, ma un'azione.

Fase 2: “Gesù avanzò”

“Verso le quattro di mattina, Gesù avanzò verso di loro, camminando sull'acqua.(v. 48b)

Gesù vede la difficoltà dei suoi discepoli, e decide di intervenire. Ma non lo fa  come la volta precedente  (Dio on fa mai due cose uguali... mai! E Gesù nemmeno!).

Vi ricordate cosa aveva fatto  per far cessare la tempesta la volta scorsa? Aveva “sgridato” il vento. Avrebbe potuto benissimo farlo anche stavolta... ma non lo fa! Perché? Dove sta la differenza? Che stavolta non era ancora nella barca.

Gesù può intervenire nella tua vita “a distanza”, ne ha tutte le capacità (è Dio!), ma preferisce agire in un altro modo.

Gesù preferisce “arrivarti vicino abbastanza”, affinché tu possa vederlo, toccarlo, parlare con lui. Gesù non vuole solo risolvere i tuoi problemi, vuole essere coinvolto con la tua vita, toccarla, trasformarla... In una parola, entrare nella tua barca!

Qual'era la cosa  che spaventava in quel momento i discepoli? Non era il vento (il vento, di per se, non si vede), ma quello che il vento provocava: le onde.

Spesso ciò che ci spaventa non sono i problemi, ma gli effetti che essi hanno sulla nostra vita.

Non mi spaventa perdere il lavoro, ma mi spaventa il suo effetto:  non avrò di che far vivere i miei figli.

Non mi spaventa il tumore, ma il suo effetto: la sofferenza delle persone care che mi vederanno malato.

Non mi spaventa la morte di un amico credente, ma il suo l'effetto: sarò diviso da lui per un tempo.

Gesù decide di intervenire “a modo suo”  si occupa prima delle paure dei discepoli. E lo fa in una maniera che non servirà solo per quella volta, ma che rimarrà come esempio. Gesù dice: “Guardate! la fonte della vostra paura, le onde, diventa un posto dove passeggiare, se ci sono io con voi!”

Gesù ha detto più di una volta che tutto ciò che stava facendo su questa terra erano esempi per chi avrebbe creduto in lui, e che le stesse cose che faceva lui sarebbero state possibili a chiunque avesse fede in lui.

 “Io vi ho dato un esempio da seguire: fate come me..” (Giovanni 13:15 PV)

“In tutta sincerità, vi dico che chi crede in me farà le stesse opere che faccio io, anzi ne farà di più grandi ancora.” (Giovanni 14:12 PV)

Sei spaventato, sei spaventata  dall'effetto che qualche tempesta  provoca nella tua vita? Quello di cui hai bisogno di più è seguire Gesù in questo preciso momento. Fare quello che lui ha fatto, riprodurre le cose che lui ha insegnato.

Dove trovi gli esempi di Gesù? Nella Bibbia. Se sei spaventato, se sei spaventata  dagli effetti che la tempesta potrebbe avere sulla tua vita, leggi la Bibbia, nutriti di lei,  rendila una parte indispensabile  della tua vita quotidiana.

Fase 3: “urlare di paura”

“Stava per oltrepassarli quando, scorgendolo, i discepoli cominciarono a urlare di paura, perché lo avevano scambiato per un fantasma” (v.48b-49)

Strano come effetto, vero? Invece di essere confortati dalla presenza di Gesù, invece di dire  “meno male, adesso ci pensa lui come l'altra volta”, i discepoli URLANO!

Eppure, credetemi, questo effetto  non è poi così infrequente tra i credenti. Invochiamo Gesù nella nostra vita, e quando arriva  e ci da l'esempio di cosa fare, quando la Parola ci convince  che dobbiamo fare o smettere di fare qualcosa perché cessi il vento contrario, siamo ancora più spaventati, perché pensiamo  che non sia possibile farlo.

La prossima settimana ritorneremo su questo, ma per il momento vi basti sapere una cosa: Gesù non vuole spaventarci, ma cambiarci. Gesù conosce i nostri limiti, e non ci chiederà mai qualcosa che lui sa  che non possiamo raggiungere. Paolo dice:

“So vivere nella povertà e anche nell’abbondanza; in tutto e per tutto ho imparato a essere saziato e ad aver fame; a essere nell’abbondanza e nell’indigenza. Io posso ogni cosa in colui che mi fortifica.” (Filippesi 4:12-13)

Paolo non stava parlando di eventi di chiesa, ma della sua vita reale. Diceva che la forza di stare a pancia piena o a pancia vuota era data da Gesù, e che quella forza non era la sua ma quella di Gesù.

Se Gesù ti sta chiedendo  di fare, io di smettere di fare qualcosa e tu hai paura... sappi che sei in buona compagnia:  gli Apostoli erano così: URLAVANO! Sappi che Lui ti darà la forza  di portare a termine ciò che ti chiede, perché non lo farai tramite la tua debolezza, ma tramite la Sua potenza.

Fase 4: “Coraggio, sono io”

“Infatti, tutti quanti lo avevano visto e si erano spaventati, ma Gesù si fece subito riconoscere, dicendo: "Coraggio, sono io. Non abbiate paura!" (v. 50)

Vi ricordate durante la precedente tempesta  cosa aveva fatto Gesù come prima cosa? Aveva rimosso il motivo della paura,aveva “sgridato il vento e le onde” il mare era tornato calmo, e solo dopo aveva confortato i discepoli. Questa volta invece conforta i discepoli  quando il mare è ancora grosso.

Perché? La volta scorsa ho detto che,  quando Gesù interviene non lo “senti”, ma lo “vedi”.

Secondo me c'è una differenza sostanziale rispetto all'altra tempesta: Gesù non è ancora nella barca.

Gesù sa che la cosa importante, non è far cessare lil vento, ma darti la vita eterna.

Gesù sa che la tua paura potrebbe impedirgli di salire sulla tua barca. Sa che fintanto che avrai paura
sarai paralizzato,  e non sceglierai di farlo salire. Gesù sa che, per poterti venire vicino deve prima cacciare la paura. Gesù sa che, per poterti dare la sua potenza, deve essere assieme a te nella barca.

C.S Lewis ha detto: “Dio sussurra nei nostri piaceri, parla nella nostra coscienza, ma urla nelle nostre pene: è il suo megafono per risvegliare un mondo sordo.” Un altro modo di dire è che “Dio sussurra nel vento ma urla nella tempesta”. Gesù sa che per arrivare a te, deve cancellare il rumore assordante della tempesta, per far cessare le tue paure.

Giovanni dice: “Nell'amore non c'è posto per la paura; anzi l'amore perfetto caccia via la paura, perché chi ha paura teme un castigo e non è perfetto nell'amore di Dio. “ (1 Giovanni 4:18 PV)

Conclusione

Se hai una tempesta nella tua vita, in che fase sei?

Sei nella fase “vento contrario”? Ciò che fai nella tua vita, non solo quella della fede, è rallentata, impedita, e tu remi contro vento, ma con nessuna speranza di risalire la corrente?

Sappi che Gesù ti guarda, è attento, e vede il tuo sforzo disperato. Non credere per un solo istante  che Gesù si sia voltato dall'altra parte. Gesù è sul monte,  dall'alto vede i tuoi problemi, e sta pregando per te.

Se sei già nella fase “Gesù avanzò”? Lui è già sceso in campo, si sta muovendo verso la tua vita. E' tempo di reagire alle onde, di conoscere la sua volontà. Leggi la Bibbia, prega, chiedi.

Forse ti ha già detto cosa devi fare o cosa devi smettere di fare, lui sa cosa è il meglio per te.

Mi auguro tu possa evitare la fase “urlare di paura”. Abbi fiducia, con lui tutto è possibile.

Arriverà, forse è già arrivata, la fase “Coraggio sono io”. Se Gesù è già nella tua barca, il mare è ormai calmo.

Ma se così non fosse, ti chiedo di agire oggi, adesso.

Devi forse invitarlo per la prima volta a salire a bordo, oppure devi invitarlo di nuovo, perché lungo il viaggio della tua vita, lo hai fatto scendere in qualche porto lungo la rotta.

Sia nell'uno che nell'alto caso, a te voglio lasciare un ultimo versetto, e sarà da lì che continueremo la prossima settimana:

“Allora Pietro lo chiamò: "Signore, se sei davvero tu, dimmi di venire da te, camminando sull'acqua!" "Vieni!" disse il Signore.” (Matteo 14:28-29a PV)

Il Signore vuole vederti camminare sull'acqua, perché assieme a lui le onde non fanno più paura.

Preghiamo.
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