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28 gennaio 2018

Cosa fa crescere la gioia (e cosa la uccide) 2° parte

Come posso aumentare la mia gioia anche quando la felicità è lontana dalla mia vita? E quale è la fonte vera della gioia?
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La scorsa volta avevano visto le prime cinque istruzioni per sapere come vanno assieme  tutti i pezzi del nostro mobile Ikea che è la nostra gioia.

Oggi vediamo le rimanenti cinque istruzioni del foglietto


6. La gioia è negli altri: l'egoismo uccide la gioia

“Ma anche se dovrò aggiungere il sacrificio della mia vita a quello che la vostra fede offre a Dio, ne sarò contento e mi rallegrerò insieme con tutti voi.  E anche voi dovete esserne felici e gioire con me.” (Filippesi 2:17-18 PV)

La volta scorsa abbiamo già parlato un po' di questo, quando abbiamo parlato dell'unità tra credenti basata sull'annunciare il Vangelo di Gesù al mondo.

Qui Paolo espande questo concetto: non è sufficiente per avere gioia essere uniti, ma bisogna lavorare affinché l'altro trovi la gioia.

In pratica Paolo dice che se io mi adopero perché tu abbia gioia, allora la tua gioia diventerà la mia gioia.

Questo è il principio su cui si basa il servizio cristiano: faccio del tutto perché tu possa provare gioia, spendo tutto me stesso perché so che  quando ti vedrò sorridere, quando ti vedrò consolato, quando ti vedrò libero, quando ti vedrò salvo, quando ti vedrò nella gioia, allora io sarò nella gioia.

Permettetemi di aprire una "parentesi. E' questo il principio su cui vivono  (o dovrebbero vivere) i pastori: Paolo lo dice bene anche in questa lettera:

“Per me infatti, vivere è Cristo e morire sarebbe un guadagno!... da una parte desidero partire per essere con Cristo: per me sarebbe senz'altro meglio, ma capisco che per voi è più utile che rimanga in vita. “( Filippesi 1:21-24 PV)

Paolo avrebbe potuto a ragione essere felice di morire: sarebbe cessata la sua prigionia, i viaggi, la paura, il freddo la fame, e sarebbe stato con Gesù per l'eternità. Ma qui sta dicendo: “La mia vita vera è stare con Cristo...  ma rimango per istruirvi su Cristo,  e portarvi alla gioia. E questa sarà la mia gioia.”

Come deve essere un pastore secondo Paolo? In 2 Corinzi dice:

“Non che noi vogliamo dirigere la vostra fede, ma desideriamo collaborare alla vostra gioia, perché è per fede che voi rimanete saldi.” (1 Corinzi 1:24 PV)

Lui afferma: "lavoriamo con voi per la vostra gioia" Pastore, dice Paolo,  non è chi ti impone di quello che devi fare, pensare e pregare, ma chi fa del tutto perché tu  possa provare gioia nella tua vita di credente.

Una piccola nota per coloro che, come me sono pastori, ma che è estesa a tutti e a tutte coloro  che stanno insegnando il Vangelo a qualche titolo: stai collaborando ala gioia di coloro  che il Signore ti ha dato da far crescere? Oppure stai soltanto cercando di imporgli  ciò che va bene e te?

Un esempio pratico:  sei pronto, o sei pronta a suonare in chiesa invece dell'inno che ti fa scendere sempre le lacrime, musica rap cristiana per la gioia dei giovani?

Una nota anche per coloro che sono discepoli: se il tuo insegnante non aumenta la tua gioia, ma invece aumenta il tuo stress,  se ti impone di seguire regole, invece di insegnarti a seguire Gesù, forse è il caso che cambi insegnante.

Sapete a chi si stava ispirando Paolo dicendo questo? Si ispirava a quell'uomo che sulla via di Damasco gli aveva chiesto.:“Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?” (Atti 9:4)

“Per la gioia che gli era posta dinanzi egli (Gesù) sopportò la croce, disprezzando l’infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio. “ (Ebrei 12:2b)

Sai cosa ha portato Gesù sulla croce? L'immagine della gioia  che tu ed io avremmo potuto provare.

La gioia di Gesù non risiedeva  solo nell'aver compiuto l'impresa di sconfiggere la morte; anche,  ma nell'aver trasmesso la sua gioia  a coloro che avrebbero creduto in lui.

“Vi ho detto questo perché siete pieni della mia gioia e la vostra felicità sia completa!” (Giovanni 15:11 PV)

Se siamo discepoli di Gesù, allora abbiamo la possibilità di provare la gioia, ma dobbiamo anche adoperarci  perché gli altri la provino, perché è così  che ha fatto Gesù!

Ma attenzione, se vivi solo per la tua gioia, se non ti interessa che altri la provino, allora stai uccidendo la tua gioia.

Cosa significa in pratica questo? Significa due cose precise:

1. Non puoi fare a meno di una chiesa locale.

Alla gioia di chi collaborerai, se rimani un “credente isolato”?

2. Non puoi solo sedere e ascoltare in chiesa

Devi essere coinvolto. Come collaborerai alla gioia di chi ti siede a fianco se lo incontri per un paio di orette alla settimana e l'unica cosa che condividi con lui  è lo spazio fisico dentro un  locale?

Collaborare alla gioia significa  scegliere una chiesa da frequentare e significa coinvolgersi nella vita dei suoi membri, coinvolgersi nelle attività di chiesa,  come pure nella vita degli altri membri di chiesa.

Sesta istruzione del foglietto: 

  • sforzati di portare gioia agli altri

7. La gioia è nella riunione - la separazione uccide la gioia

“Perciò ci tengo molto che (Timoteo)  ritorni da voi, perché so quanto vi farà piacere rivederlo, e questo alleggerirà anche le mie preoccupazioni. Accoglietelo dunque con grande gioia per piacere al Signore, ed abbiate stima di uomini così.” (Filippesi 2:28-29 PV)

Paolo stava mandando Timoteo a Filippi; se leggete pochi versi sotto vedrete che Paolo specifica
che Timoteo è stato molto vicino alla morte  per via della sua fede,  e che la gioia per i Filippesi sarà amplificata dal ritrovare un amico credente  che è stato per molto lontano e in percolo di vita per Cristo.

Ora, non bisogna necessariamente aspettare di avere uno  che è quasi morto per aver testimoniato Gesù. La gioia sta nel rincontrarsi con vecchi amici credenti, persone con cui abbiamo condiviso  una parte della nostra vita nella fede.

All'epoca di Paolo non c'era altro modo  che andare a piedi a trovarle, e resta ancora il sistema migliore. Ma la tecnologia ci ha dato degli strumenti che possono abbattere le distanze: il telefono, WhatsApp, Face Time... e altro.

Ci sono persone che sono state importanti  nella tua vita di credente? Alcune sono ancora lì a fianco,
altre, no. Alcune sono andate col Signore... ma le altre? Da quanto non le senti?

Ti do un suggerimento (e lo do a me stesso): fai una lista di almeno cinque persone  (se sono di più, meglio) che hanno avuto un impatto sulla tua vita di credente e pianifica di incontrarle (in qualsiasi modo... fisico, telefono, WZP, MSG, FT...) durante il 2018.

E ti dirò di più: fanne un'abitudine, Charles Spurgeon (predicatore battista inglese dell'800)
una volta disse  “Quando incontro qualche vecchio amico nella fede è come essere in vacanza di una settimana.”

Hai bisogno di una vacanza spirituale di tanto in tanto. Ridere assieme ad altri credenti  è una gran medicina per l'anima.

Attenzione, se resti da solo, tenderai a piangerti addosso, e ucciderai la tua gioia. Proverbi dice:

“Tutti i giorni sono brutti per l’afflitto, ma per il cuore contento è sempre allegria.” (Proverbi 15:15)

Settima istruzione:

  • pianifica di incontrarti con altri credenti

8. La gioia è avere piani per il futuro -  la mancanza di uno scopo uccide la gioia

“Perciò, restate fermamente uniti al Signore! Ho tanta voglia di rivedervi, cari fratelli! Voi siete la mia gioia e la ricompensa del mio lavoro.” (Filippesi 4:1 PV)

Paolo stava pianificando il futuro senza preoccuparsi del presente (non dimenticando! Lo conosceva bene ! Era incatenato a un soldato!)

Tu potresti chiedermi: “Fino a che grado di problema non devo preoccuparmi? Che so, dal tumore in su va bene preoccuparsi? Ti faccio rispondere da Gesù:

" E chi di voi può, con la propria ansietà, aggiungere un’ora sola alla durata della sua vita? …  Non siate dunque in ansia per il domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. Basta a ciascun giorno il suo affanno.” (Matteo 6:27, 34)

Paolo sapeva che avrebbe potuto morire domani... ma non si concentrava sull'oggi, pianificava il futuro... e non si preoccupava!

Vi ricordate cosa dice il Padre Nostro? “Dacci OGGI” il nostro pane QUOTIDIANO” (Matteo 6:11) Gesù dice: “Occupati, non preoccupati dell'oggi,  perché all'oggi ci penso io. qualsiasi cosa sia,
 dal raffreddore in su, perché voglio che tu sia concentrato sul futuro... così che tu possa occuparti dell'oggi, pianificare il domani, e avere gioia."

Ma, attenzione, Se ti preoccupi  oggi  non conoscerai mai la gioia. Perché non avrai tempo nel pianificare il domani.

La mancanza di scopo  rende la vita e tutti i suoi problemi  più difficili da sopportare.

Ottava istruzione:

  • occupati di oggi e fai piani per domani


9. La gioia  è  apprezzare ogni momento - gli avvenimenti della vita proveranno a uccidere la gioia

"Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi.” (Filippesi 4:4)

Ho fatto uno studio sulla parola che originale che Paolo usa e che qui è tradotta con “sempre”, e ho scoperto che quando Paolo dice sempre vuole significare... SEMPRE ! Non è escluso nulla!

Questo significa avere gioia quando hai un familiare ammalato? Si! Questo significa avere gioia quando i soldi non bastano per arrivare a fine mese? Si! Questo significa avere gioia quando siamo stati licenziati? Si.

Vi ricordo la differenza tra gioia e felicità  che abbiamo spiegato la settimana scorsa:

La felicità è legata al cosa mi accade, (cose belle, cose brutte); la gioia è legata al cosa è accaduto
(sono stato salvato da Gesù). La felicità è legata al come sono (sano, malato, libero, in carcere); la gioia è legata al chi sono (sono un figlio/figlia di Dio). La felicità è legata a quello che ho (sono ricco, sono povero); la gioia è legata a quello che avrò (una eredità in cielo).

Ve lo metto in un modo differente. Una delle cose che mi dà  gioia la mattina, è svegliarmi e vedere il sole che spunta dietro al Monte Cimino. Per cui la mia gioia risiede nei mille colori che il sole proietta nel cielo e sulle nuvole.

Supponiamo che una mattina mi svegli col mal di denti: sarò felice? Di sicuro no! Questo significa che il sole non sorge dietro al Cimino, che i suoi raggi non colorano le nuvole di rosa? Assolutamente no! Detto volgarmente, al sole, alle nuvole e al Monte Cimino, non glie ne può importare di meno del mio mal di denti!

L'alba non è legata al come mi sento quella mattina, ma è legata al fatto di essermi alzato quella mattina.

Ve la metto ancora in un'altra maniera... anzi, lascio che sia Gesù a mettervela in un'altra maniera:

"Beati voi, quando gli altri vi odiano, vi escludono, v'insultano e vi disprezzano perché avete seguito il Figlio dell'uomo! Quando vi accadono queste cose, siate felici e saltate di gioia! Perché Dio vi darà una grande ricompensa in cielo. Infatti, sarete in buona compagnia con gli antichi profeti, che furono trattati allo stesso modo dagli antenati di quelli che hanno maltrattato voi. “ (Luca 6:22-23 PV)

Attenzione, perché se non apprezzi in ogni momento chi sei in Cristo allora finirai a concentrarti
sugli avvenimenti della vita, che faranno del tutto  per uccidere la tua gioia.

Nona istruzione:

  • impara ad avere gioia per chi sei non per come stai

10. La gioia è nel dare - L'avarizia uccide la gioia.

“Mi ha fatto immenso piacere che avete pensato di nuovo a me, e ringrazio per questo il Signore. So che mi avete ricordato sempre, ma vi era mancata l'opportunità di dimostrarmelo.” (Filippesi 4:10 PV)

Come si ricordavano d Paolo i Filippesi? Non era solo un “pensiero nella mente”, ma erano preghiere,  erano soldi,  erano cibi,  erano vestiti, erano persone che da Filippi andavano a piedi
fino a dove Paolo era in carcere per stare assieme a lui.

I Filippesi DAVANO,  e Paolo provava gioia nel fatto di vedere, che non si erano dimenticati, ma che erano generosi, erano pronti a dare, forse ben al di sopra delle loro possibilità

Da chi avevano appreso questo? Lo avevano sentito dire più e più volte  proprio da Paolo:

“In ogni cosa vi ho mostrato che bisogna venire in aiuto ai deboli lavorando così, e ricordarsi delle parole del Signore Gesù, il quale disse egli stesso: “Vi è più gioia nel dare che nel ricevere”».” (Atti 20:35)

Paolo (e Gesù) qui dice due cose : chi riceve ha gioia, ma chi da  ha PIU' gioia.

Se vuoi provare gioia, allora devi passare più tempo con credenti veri, che siano disposti a dare. ovvero, devi frequentare una chiesa locale sana.

Ma se quella che cerchi è PIU' gioia, allora sei tu quello che deve dare, quello che deve far parte di una chiesa locale, che deve impegnarsi a renderla sana,  osservando i comandamenti di Gesù.

Attenzione,  se tu hai il “braccino corto” se sei avaro nel dare, allora stai impedendoti anche di ricevere. Non avrai gioia, e non avrai più gioia.

Decima istruzione:

  • dai più di quello che ricevi

Paolo ci ha dato il nostro foglietto di istruzioni: tramite questo  possiamo costruite il mobile della nostra gioia.

Ma, attenzione, queste istruzioni fanno parte di una strategia  per AUMENTARE la nostra gioia, non sono la fonte VERA della gioia.

Senza la VERA fonte della gioia, tutte queste istruzioni sono assolutamente inutili. E' come se avessimo il foglietto, ma non le parti del mobile.

Quale è la VERA fonte della gioia? E' seguire la Legge? Conoscere a menadito  tutte le regole per essere cristiano?

Sapete, se vi predicassi  SOLO la Legge, se vi insegnassi SOLO  i buoni principi contenuti nella Bibbia  è come se vi dicessi: “vai al piano di sopra, buttati dal balcone, e VOLA!

NON PUOI FARLO!  Ci vuole qualcosa, o qualcuno  che mi dia le ali.

Qualcuno che conosca chi ha scritto la Legge, e che lo faccia conoscere anche a te, e che è la fonte VERA della gioia.

LO CONOSCI?

“Poiché la legge è stata data per mezzo di Mosè; la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo.  Nessuno ha mai visto Dio; l’unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è quello che l’ha fatto conoscere.” (Giovanni 1:17.18)

LUI è il donatore di gioia. GESÙ era ed è tuttora  colui che è unto con l'olio della gioia, più di
chiunque altro

Egli ci dona gioia  attraverso lo Spirito Santo, Egli prega in Giovanni 15: 11 -

“Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia completa.” (Giovanni 15:11)

Lo conosci? Se la risposta è si, bene! Sai dove puoi trovare la fonte della gioia per il 2018 e per tutti gli anni a venire. Vai a lui,  e usa il foglietto di istruzioni di Paolo.

Ma se non lo conosci ancora, se lo frequenti solo per abitudine, e cerchi la gioia nella tua vita, cosa aspetti?

Come dice il salmista:

“Tu m’insegni la via della vita; ci sono gioie a sazietà in tua presenza; alla tua destra vi sono delizie in eterno.” (Salmo 16:11)

Preghiamo.

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21 gennaio 2018

Cosa fa crescere la gioia (e cosa la uccide) 1° parte

Come posso far crescere la mia gioia così che il mondo la veda? E come posso provare gioia anche nei momenti bui della mia vita?
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Vorrei leggervi una mail che ho ricevuto da un credente che segue il podcast:

“Caro pastore Marco, ti ringrazio per avermi spiegato perché devo avere gioia, e anche gli strumenti per avere gioia. Ma sai una cosa?  Io ho già provato tutto quello che mi hai detto, ma non funziona! Come credente  vorrei  costruire la mia gioia,  ma ogni giorno c'è qualcosa che sembra fare del tutto per distruggerla! Inizio bene, leggo la Bibbia, prego,  ringrazio e cerco di vedere il mondo con gli occhi di Gesù... ma alla fine della giornata mi sento vuoto, e depresso, e non c'è gioia in me.” E quello che c'è di peggio è che ogni inizio di anno penso ' quest'anno andrà meglio' e verso la metà dell'anno mi trovo a temere invece  che non sarà meglio di quello passato. Come posso rompere questo circolo vizioso  che percorro da troppo tempo?"

L'inizio dell'anno  portare due tipi di sentimenti contrastanti: da una parte la gioia di iniziare qualcosa di nuovo, di ricominciare, talvolta la sensazione o la certezza che quest'anno sarà meglio. Dall'altra la fatica di un altro anno da affrontare, la paura per quello che dovremo fronteggiare, la paura o la certezza che non sarà meglio di quello passato.

Ci sono statistiche che indicano come l'inizio dell'anno porti a una sorta di epidemie di depressione.

La gioia è qualcosa da cui non possiamo prescindere. Non si può vivere senza gioia; chi decide ti togliersi la vita  lo fa spesso perché non ha gioia.

La persona che ha scritto la nota è un credente, che mi dice in fondo;  “Ok, io so perché devo avere gioia, e so che ho degli strumenti... Ma è come avere un mobile dell'Ikea senza il foglietto con le istruzioni: so come deve venire alla fine, ho il cacciavite, le tavole e le viti... ma non so come vanno assieme.”

E così, anche se abbiamo tutto,  non riusciamo a costruire la nostra vita sulla gioia. Ora, la risposta standard che riceviamo dai credenti quando diciamo che vorremmo trovare la gioia è la seguente: “Trova la gioia nel Signore”! Che in pratica equivale a dire, “Lo so, la vita fa schifo... ma tanto c'è Gesù!”

Ho avuto la tentazione di intitolare questo messaggio “Come divertirsi e seguire Gesù”.

Perché è questo il concetto! Non devo avere una vita che fa schifo e avere gioia solo in Gesù, ma devo vivere una vita dove Gesù, la vita e la gioia facciano parte dello stesso menù, dove non sia costretto a tornare a casa per rifarmi la bocca con Gesù dopo aver mangiato una schifezza alla mensa della vita!

Il problema è che spesso il posto meno “gioioso” che conosciamo è proprio la “chiesa” e qui non intendo la sala, ma la comunità di credenti che la compongono.

Non è una cosa nuova,  se è vero che già nel 1950 di Martyn Lloyd Jones, un pastore gallese,
scriveva questo:

"Stavo predicando una serie di messaggi su Romani. Ero a Romani 14:17. Avevo avuto a che fare con i concetti di  "giustizia", ​poi di pace"pace" ..., e lì ho dovuto fermarmi. Non ho potuto parlare della  "la gioia nello Spirito Santo". Ho la sensazione che questo non sia stato casuale. Dio è intervenuto e posso anche dirvi che c'era una ragione. Ero stato in grado di affrontare la giustizia e la pace (di cui avevo avuto brevi esperienze), ma la terza cosa è la più profonda di tutte. Perché non mi è stato permesso di occuparmene? Perché sapevo qualcosa della gioia, ma non abbastanza. «Voglio che tu parli con maggiore autorità su questo», mi disse Dio. . . Vi racconto come.

Per sei mesi, fino a settembre, non ho predicato affatto. Per quattro mesi ho avuto la più preziosa esperienza  di essere un ascoltatore. La mia impressione generale è che la maggior parte dei nostri servizi è terribilmente deprimente! Sono stupito che le persone vadano ancora in chiesa; la maggior parte di quelli che vanno sono donne e hanno più di quarant'anni. La nota mancante è "gioia nello Spirito Santo". Non c'è nulla in questi servizi per far sentire a un estraneo che si perda qualcosa se non viene in chiesa.”

Ho riflettuto: in che modo come credente dimostro agli altri che nella mia vita c'è gioia nel Signore?

Ho pensato: ”Sono stato allo stadio a Londra con mio cognato, mio nipote e mio figlio, ho visto una squadra per cui non faccio il tifo, mi sono esaltato, ho gioito ad ogni gol,  sono saltato sui seggiolini... Cosa faccio nella mia vita? La mia è una gioia che si può vedere come si vedeva allo stadio  per una partita di calcio di cui non mi importava nulla? Mio cognato ha visto la mia gioia per i gol della sua squadra, ma ha visto la mia gioia di essere credente? E se non la vede, perché non  la vede?”

Pietro dice ai credenti:

“Godete di una gioia gloriosa, troppo grande da esprimere a parole” (1 Pietro 1:8b PV)

E' questa la realtà della mia vita, oppure devo aspettare un gol, un concerto, un programma TV per provarla?

La chiesa (non la sala, ma la famiglia che la popola) dovrebbe essere il posto più felice sulla terra.

E' sempre così? Purtroppo no. Spesso non siamo capaci di trasmettere quella gioia agli altri.

Tutto dipende da due fattori: come ci vediamo come credenti e come ci comportiamo come credenti.

1. Come ci vediamo

C'è spesso l'abitudine a pensare che se siamo credenti, allora è ovvio che soffriremo  (teologia della povertà), che saremo MENO felici degli altri  (es. persecuzione cristiani, limitazioni morali, ecc). Sapete perché? Perché non comprendiamo la differenza  tra felicità e gioia.

La felicità è legata al cosa mi accade, (cose belle, cose brutte)  la gioia è legata al cosa è accaduto (sono stato salvato da Gesù).

La felicità è legata al come sono (sano, malato, libero, in carcere) la gioia è legata al chi sono (sono un figlio/figlia di Dio).

La felicità è legata a quello che ho (sono ricco, sono povero) la gioia è legata a quello che avrò (una eredità in cielo).

E' per questo che, come credente posso soffrire e essere nella gioia allo stesso tempo.

Come giocatore di rugby posso dirvi che provavo gioia nel giocare (e nel vincere) anche se questo comportava andare a sbattere contro avversari tre volte il mio peso... Non ero felice di essere placcato e sbattuto a terra (faceva male) ma questo non mi impediva di provare gioia.

Paolo scrive la sua più bella lettera sulla gioia (Filippesi) in uno dei vari momenti di “non felicità” mentre era incatenato ad un soldato aspettando di morire eppure aveva gioia.

La Bibbia non solo ci dà permesso di essere pieni di gioia,   ma più di questo, ci comanda di essere pieni di gioia. Paolo scrive in Filippesi:

"Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi.” (Filippesi 4:4)

Non nasconderti dietro il carattere: Non dire “Eh, che voi, io sono così! Sono pessimista di natura”. Gesù è venuto per cambiarti, per farti un uomo o una donna  nuova. Non solo salvo/salva, ma anche santo/santa  (separato, distinto, diverso).

Come faccio ad avere gioia nella sofferenza, allora? Esiste un “foglietto di istruzioni”?

Il tuo foglietto di istruzioni

Allora, hai ricevuto il tuo mobile Ikea  hai le tavole e le viti,  (la tua vita nuova) hai la chiave e il cacciavite  (i tuoi strumenti: la Bibbia, la preghiera, la memorizzazione), sai che forma dovrà avere  (somigliare sempre più a Cristo), ma ti manca qualche istruzione per COME fare per avere gioia.

Paolo nella lettera ai Filippesi ci fornisce il foglietto di istruzioni contenente dieci passi per costruire bene il mobile e avere gioia.

Ma fai attenzione! Perché i dieci passi che,  se fatti, ti aiutano a costruire il mobile della gioia se non fatti lo distruggono.

Oggi vedremo i primi cinque

1. La gioia è nel lavorare assieme - La solitudine uccide la gioia

”Quando prego per voi, il mio cuore si riempie sempre di gioia per tutto l'aiuto che mi avete dato nel diffondere il Vangelo dal giorno in cui l'avete conosciuto fino ad ora.” (Filippesi 1:4-5)

La gioia si costruisce lavorando assieme, su una  missione e uno scopo condivisi.

Cosa significa questo?  Significa lavorare assieme ai tuoi fratelli e alle tue sorelle, prima nella chiesa locale, e poi nella chiesa universale.

Paolo avrebbe avuto tutto il diritto di vantarsi di ciò che aveva fatto... e invece loda i Filippesi per l'impegno costante. Più avanti dirà loro così:

“Non fate niente per motivi egoistici, non fate niente per esaltare voi stessi. Siate invece umili, considerando gli altri con riguardo, come se fossero migliori di voi.” (Filippesi 2:3 PV)

La vera gioia è quando la squadra ha successo, non il singolo.

Ma attenzione,  se lavori da solo, se credi di poter fare a meno di una chiesa locale, se affermi (come molti fanno)  che non ti serve una chiesa per adorare e servire Gesù, allora stai distruggendo la tua gioia.

Prima istruzione del tuo foglietto:

  • frequenta una sola chiesa locale, e impegnati a lavorare nei suoi ministeri, NON SOLO A FREQUENTARE!

2. La gioia è annunciare il Vangelo -  Il peccato uccide la gioia

“Che importa? Comunque sia, con ipocrisia o con sincerità, Cristo è annunciato; di questo mi rallegro, e mi rallegrerò ancora.” (Filippesi 1:18)

Cosa significa annunciare il Vangelo? Significa annunciare che i peccati sono perdonati per coloro che credono in Cristo. La vera gioia è annunciare tutto questo al mondo. Se capiamo e apprezziamo pienamente ciò che Dio ha fatto per noi, saremo nella gioia!

Ma, attenzione, il peccato  è un guastafeste, e uccide la gioia.

Davide, dopo aver peccato con Bat-Sheeba, scrive nel Salmo 51 queste parole:

“Rendimi la gioia della tua salvezza, e uno spirito volenteroso mi sostenga” (Salmo 51:12).

Se pecchi costantemente, se fai finta che il tuo è un peccato piccolo, se ti giustifichi dicendo che tutti lo fanno, sta uccidendo la tua gioia.

Seconda istruzione sul tuo foglietto:

  • impegnati ad evitare il peccato per quanto possibile

(siamo peccatori perdonati... ma peccatori!).

3. La gioia è nella speranza - La disperazione uccide la gioia

“So infatti che come risultato io sarò liberato, perché voi pregate per me e lo Spirito di Gesù Cristo mi aiuta.” (Filippesi 1:19a)

Paolo fu liberato (probabilmente era prigioniero a Efeso o a Cesarea) ma la sua speranza era legata a un compito specifico  a cui Paolo si sentiva chiamato da Dio: giungere fino a Nerone per testimoniare dinanzi a lui di Cristo  (ricordate, Dio vuole che TUTTI ascoltino almeno una volta il Vangelo, anche Nerone, anche Hitler, anche Kim Jong Hun).

La gioia risiede in due realtà per Paolo: nella certezza che lo Spirito Santo è al suo fianco,  e nella certezza di avere altri credenti che pregano per te.

Ma, attento, perché se non c'è la speranza (che per il credente è la certezza)  che lo Spirito Santo aiuta chi crede, e che le preghiere di altri sono efficaci allora c'è delusione, insicurezza, paura, e questo  uccide la gioia.

Terza istruzione sul tuo foglietto:

  • affida i tuoi problemi a Dio e chiedi ad altri credenti di pregare per te.

E, anche qui, è ovvio che devi avere una chiesa per farlo.

4. La gioia è nella fede - L'immaturità uccide la gioia

“Perciò sono certo che resterò sulla terra ancora per aiutarvi a progredire e perché abbiate gioia nella vostra fede.” (Filippesi 1:25 PV)

Paolo  sapeva che i Filippesi  dovevano crescere nella loro conoscenza perché la fede portasse loro gioia.

Sapeva che, se fossero rimasti immaturi, non avrebbero sperimentato la gioia.

Paolo lega la crescita alla gioia: più conosci di Gesù, più la tua fede diventa forte,più gioia avrai.

Ma, attenzione, se ti fermi a quando hai creduto, se non ti interessa conoscere di più di Gesù, se ritieni che un'oretta qua dentro basti a farti crescere, la tua fede rimarrà quella di un bambino, e anche questo ucciderà la tua gioia.

Quarta istruzione sul tuo foglietto:

  • studia la Parola di Dio  e ascolta  gli insegnamenti dei tuoi leader.

5. La gioia è nell'unità – La divisione uccide la gioia

“Rendete perfetta la mia gioia, avendo un medesimo pensare, un medesimo amore, essendo di un animo solo e di un unico sentimento. (Filippesi 2:2)

La gioia per Paolo nasce e cresce  attraverso l'unità dei credenti.

Paolo vuole dunque che tutti la pensino allo stesso modo? Certamente no! Cosa intende allora? Lo spiega più sotto:

“Affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra,  e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre.” (Filippesi 2:10-11)

Paolo sta dicendo: “Qualsiasi siano le vostre opinioni, ricordatevi che il progettioè quello di far conoscere Gesù a più persone possibili.”

Se vogliamo essere efficaci, allora dobbiamo abituarci a lavorare assieme, a mettere da parte qualche volta le nostre idee  e accettare quelle degli altri... come?

“Cercando ciascuno non il proprio interesse, ma {anche} quello degli altri. “ (Filippesi 2:4)

Ma, attenzione, se  invece di coltivare l'unità, se invece di far spazio a vicenda alle idee dell'altro, ci comportiamo con intransigenza, la vogliamo sempre vinta noi, e non arretriamo di un millimetro, anche in quel modo stiamo uccidendo la gioia.

Quinta istruzione sul nostro foglietto:

  • abituati a discutere ascoltando l'altro, piuttosto che ascoltare te stesso.

Conclusione

Eravamo partiti dalle lettera del credente che non trovava gioia. Quale soluzione allora gli possiamo dare?

La soluzione non è solo nell'avere gli strumenti e i materiali per costruire il mobile della nostra gioia,  ma soprattutto nel seguire le istruzioni.

Nella tua vita avrai momenti felici e momenti infelici, ma la tua gioia non dipende da come sei ma da chi sei in Cristo e da quello che fai per far crescere la tua gioia in Cristo.

Preghiamo.
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14 gennaio 2018

Tutto quello di cui avrai mai bisogno

Cosa mi serve per avere gioia durante questo anno? Dove posso trovare le energie per vivere la mia vita di credente e resistere alla pressione del mondo?
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Ci siamo lasciati la settimana scorsa parlando di gioia ed avevamo detto che per trovare gioia nel
2018 avremmo dovuto cercarla in Cristo e nella fede in lui.

Una gioia che deve essere desiderata, deve essere costruita attraverso l'impegno quotidiano verso colui che ci ha riscattato gratis, e che ha disseminato il cammino di esercizi spirituali affinché il mio carattere sia allenato  e cresca in vista della vita vera che trascorrerò in eterno con Dio.

A questo punto tu potresti dirmi: “OK, Marco, ho capito,La salvezza è gratis,  non dipende dalle opere, e ci sono opere pronte per allenarmi, e la mia gioia si chiama Gesù. Per cui, se decido di non impegnarmi sarò salvo ma non crescerò, se decido di impegnarmi oltre alla salvezza crescerò in carattere, e troverò gioia.  Tutto dipende da me.”

Magari fosse così! La realtà dei fatti  racconta un'altra storia! Visto che non sono solo a questo mondo, non dipende tutto e solo da me, ma dipende anche dagli altri che mi circondano.

Quello che voglio affermare è che, quando e se decidi di accettare Gesù e di impegnarti per lui, non devi attenderti che gli altri facciano la "hola", che apprezzino, che dicano “BRAVO!”

Tutt'altro! Il mondo (non tutto ma gran parte) sarà lì per dirti: “Ma che stai a fare? Ma lascia perdere! Ma chi te lo fa fare?”

In realtà il mondo farà del tutto per scoraggiarci dal seguire Gesù nel 2018 (e in ogni anno che vivremo su questa terra).

Qualche volta lo farà un maniera “diretta”: “Dio non esiste! Gesù è una favola inventata” Ma il più delle volte lo farà in maniera “indiretta” “Si, è bene che segui Gesù... ma non basta!  Ci vuole altro oltre lui!  E' vero, Dio esiste, ma Gesù non è l'unico modo per raggiungerlo.”

Quale è lo scopo principale di tutto questo? Togliere la gioia di seguire Gesù, farlo diventare una cosa pesante, un obbligo, pieno di regole e restrizioni. Far pensare che la gioia non risieda nella libertà che Cristo  ci ha dato ma nella schiavitù delle regole.

Sapete, questa tecnica di “distrazione” è vecchia quanto il mondo! Vi ricordate il Giardino dell'Eden? Vi ricordate l'albero e il frutto che Dio aveva proibito di cogliere? Vi ricordate cosa dice il serpente ad Eva?

Non gli dice:  “Ma che stai a dì? Dio non esiste! E poi anche se esiste non è lui che è il capo qui!” Quello che dice invece è : ” Davvero Dio ti ha detto questo? Ma lo sai che non basta quello che ti ha detto? Lo sai che se vuoi essere felice devi andare OLTRE quello che ti ha detto? Allora sarai VERAMENTE felice!”

Viviamo in un mondo che non è solamente fisico, ma che anzi è principalmente spirituale. Paolo afferma questo:

“Il nostro combattimento infatti non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti.” (Efesini 6:12)

C'è chi è consapevole di questo, e chi non lo è.

C'è chi sa che Dio esiste,  e che questa vita  è solo la preparazione della prossima, quella vera.

C'è chi vive esclusivamente per questa vita, che non crede a nulla, né a Dio né a satana, e che agisce  come se tutto dovesse terminare con la morte.

Secondo voi, a chi saranno rivolti maggiormente gli attacchi di satana? A quale dei due schieramenti satana vorrà rubare membri? Certamente ai primi, a coloro che sanno che Dio esiste, per portarli lontano da Dio.

Ho detto che questa “tecnica” del maligno è vecchia quanto il mondo, e infatti la vediamo più volte esposta nella Bibbia Questa era la situazione in cui si trovava, ad esempio, la chiesa di Colosse.

Colosse era una città in Grecia  sulla rotta commerciale che legava l'oriente e l'occidente dell'Impero Romano; all'epoca di Paolo non era più così importante  (lo era stata in passato, ora Laodicea e Ierapoli lo erano di più) ma comunque era una grossa città  con tante razze differenti e tante religioni differenti.

A Colosse c'era una chiesa,  piccola ma molto agguerrita nella fede: lo stesso Paolo infatti così scrive di loro:

“Noi ringraziamo Dio, Padre del nostro Signore Gesù Cristo, pregando sempre per voi, perché abbiamo sentito parlare della vostra fede in Cristo Gesù e dell’amore che avete per tutti i santi.” (1 Colossesi 1:3-4)

Allora, Perché Paolo si sente in dovere di scrivergli? Come credenti erano forti nella fede, ma proprio per questo erano sotto costante attacco dall'esterno. Paolo scrive loro così:

“Nessuno quindi ha il diritto di criticarvi per ciò che mangiate o bevete, né se osservate o meno le festività [ebraiche], del sabato o della luna nuova.” (Colossesi 2:16 PV)

Sapete cosa era successo vero? Paolo si stava preoccupando che i credenti di Colosse potessero perdere la gioia dell'essere liberi IN Cristo.

Molti intorno avevano cominciato a dirgli: “Eh, ma Gesù non basta, sapete? Bisogna aggiungere anche dei cibi particolari, festeggiare alcune feste particolari, fare veglie particolari durante la luna nuova” …  e così via.

Sembravano credenti, ma invece erano “pseudo credenti”, persone che fingono di essere credenti.

Chi sono gli “pseudo-credenti”? Sono quelle persone a cui piace aggiungere “regole”  che Gesù non ha mai detto o scritto. Una “messa in suffragio”,  un “rosario”,  un astenersi da un tipo di cibo non per motivi di dieta, ma religiosi... un pellegrinaggio al tale santuario, una medaglietta da portare attorno al collo... Insomma è “Gesù, più...”

Ti è mai capitato di parlare con qualcuno simile? Perché, vedi, è più facile parlare con un ateo, che con uno pseudo-credente.

Lo pseudo-credente ti dice: “Ah, si si, Gesù!. Ma aggiungiamo un pellegrinaggio che è meglio, e non mi offrire la carne il venerdì che è “vigilia”.

Sai, è importante come rispondi a queste persone, sia per loro, ma soprattutto per te. Perché per quanto forte sia la tua fede, il piano del maligno è quello di “distrarti”,  di  toglierti la gioia dell'essere salvo in Cristo E quando lo fai stai danneggiando anche se di poco  il fondamento su cui la tua fede in Gesù è stata edificata. E, un danno oggi, un danno domani...  poi la fede casca.

Come rispondi a queste persone? Posso dirti come risponde Paolo:

“Nessuno quindi ha il diritto di criticarvi per ciò che mangiate o bevete, né se osservate o meno le festività [ebraiche], del sabato o della luna nuova,  perché queste erano soltanto l'ombra delle cose che dovevano venire, ma la sostanza è Cristo stesso. “ (Colossesi 2:16-17 PV)

Paolo dice: “Quelli stanno rendendo culto a un'ombra, noi a colui che genera l'ombra”; Gesù è “sostanza”, non ombra.

Quale è allora la “sostanza” di Gesù, perché dovremmo essere nella gioia ogni giorno?

“A causa dei vostri peccati e della vostra vecchia natura corrotta, voi eravate morti, ma Dio vi ha dato la vita in Cristo.Dio ha perdonato tutti i nostri peccati,  cancellando l'atto di accusa contro di noi che è stato tolto di mezzo, inchiodato sulla croce.” (Colossesi 2:12-14 PV)

La sostanza non è solo il perdono, ma la “cancellazione” dell'atto di accusa.  E se non c'è gioia nell'avere una causa cancellata  sapendo di essere colpevoli, ditemi allora dov'è la gioia!

“Egli ci ha liberati dal potere delle tenebre, e ci ha portati nel regno del suo amato Figlio. (Colossesi 1:13 PV)

Non siamo solo stati perdonati, non solo la pena è stata cancellata, ma il potere di satana non ha più alcun effetto su di noi.  E se non c'è gioia  nel sapere che satana non può più sfiorarmi ditemi allora la gioia dove è.

“Ma ora Cristo vi ha dato la pace con Dio per mezzo della morte del suo corpo fisico sulla croce, per presentarvi a Dio, santi, senza difetto e al di sopra di ogni accusa.” (Colossesi 1:22 PV)

E se non c'è gioia nel sapere che Dio mi vede santo, senza difetti, e innocente, ditemi allora la gioia dove è.

Sapete quale è il problema?  Molte volte noi continuiamo a pensare a noi stessi  come se fossimo ancora in attesa di Gesù. Come se tutto quello che ha fatto Gesù non fosse alla portata di noi, deboli, peccatori seriali, intimiditi dal resto del mondo. E non ci sentiamo buoni abbastanza, capaci abbastanza.

Ci sentiamo, in una parola “distanti”: le nostre preghiere sembrano rimbalzare sul soffitto, la gioia non è il sentimento con cui ci alziamo.

Attenzione, ho detto “ci sentiamo” ... non “siamo”. É sempre il maligno che cerca di distrarci, di farci sentire inadeguati, di portaci lontano da Dio

Sapete per cosa Paolo  (lui era prigioniero a Roma)  gioiva pensando a distanza ai Colossesi?

“Chiediamo anche che siate fortificati dalla sua gloriosa potenza per crescere nella pazienza e nella perseveranza, ringraziando con gioia il Padre che vi ha resi degni di far parte, insieme agli altri santi, del regno della luce.” (Colossesi 1:11-12 PV)

Guardate la seconda parte del versetto Paolo gioiva del fatto che i Colossesi erano DEGNI! Degni del regno, degni insieme a tutti gli altri “santi” assieme a tutti quelli “separati, distinti, diversi”. Degni nonostante continuassero ad essere peccatori, degni nonostante non provassero gioia ogni giorno.

Paolo aveva sentito dire che i Colossesi erano “tosti”, che in mezzo a tutti i falsi dei, a quelli che volevano aggiungere altro oltre Cristo, loro resistevano!

“abbiamo sentito parlare della vostra fede in Cristo Gesù e dell’amore che avete per tutti i santi.” (v 1:4)

Ma Paolo sapeva che erano “umani, che avrebbero provato anche giorni di scoraggiamento, che sarebbe stato faticoso mantenere la pressione del mondo su di loro.

Ti ci ritrovi in questa descrizione? Ci sono momenti dove ti senti sotto pressione, scoraggiato/scoraggiata, a terra? Sai di avere fede... ma sembra non bastare.

Paolo ha la soluzione: guardate la prima parte del versetto:

Paolo dice:  “La vostra fede va bene, ma vi serve di continuare a crescere.” E' per questo che prega perché crescano in due aspetti: la pazienza, e la perseveranza.

Le parole che usa Paolo per “pazienza”e “perseveranza”  in greco sono praticamente sinonimi,  parole diverse per lo stesso concetto  “hupomone” e “makrothumia” solo che la prima significa in realtà “gioiosa pazienza”, o anche “speranzosa pazienza” e la seconda “pazienza rassegnata”.

Come vai con  la pazienza? Quanto è lunga la tua “miccia”? E, se sei paziente, che tipo di pazienza hai? Paolo ti dice che ti servono entrambe.

Alcune volte sperimenterai la gioia di avere pazienza, come quando attendi una promozione,  la nascita di un figlio, il ritorno dello sposo da un viaggio all'estero.

Altre volte, invece, dovrai avere pazienza che passi, che smettano le bombe, che la maldicenza di cui sei vittima cessi, che arrivi un altro concorso perché un raccomandato ti ha superato in graduatoria.

C'è' un bel po' di energia da mettere in campo, non trovate? Resistere al mondo e agli attacchi, e crescere in pazienza e perseveranza. Dove trovo l'energia per tutto questo?

“Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui;  radicati ed edificati in lui, saldi nella fede, come vi è stata insegnata, e abbondando nel ringraziamento. ” (Colossesi 2:6-7)

Ci sono tre azioni da compiere, che si muovono nelle tre direzioni, in avanti, in basso e in alto.

1. Devo camminare in Gesù

Ora che abbiamo ricevuto Gesù dobbiamo continuare a muoverci dentro di lui, all'interno del suo volere. Significa agire come agirebbe Gesù ogni giorno.

Questa è la direzione orizzontale, quella dove incontro le persone ogni giorno.

2. Devo mettere radici in Gesù

Ora che ho ricevuto Gesù, devo mettere radici, fissarmi solidamente, sprofondare dentro di lui. Significa leggere la sua Parola ogni giorno

Questa è la direzione verso la profondità, quella dove incontro Dio ogni giorno.

3. Devo costruire su Gesù

Ora che ho ricevuto Gesù, devo costruire su quelle fondamenta, aggiungere mattone su mattone, edificare una torre che la gente veda da lontano e sia attirata da essa. Significa offrire la mia vita come testimonianza.

Questa è la direzione verso l'altezza, quella dove incontro ogni giorno le potenze  che vorrebbero distruggere la mia torre.

Ma c'è una quarta azione che debbo fare mentre vado avanti, vado in profondità e vado in alto.

4. Devo ringraziare abbondantemente

Questo significa pregare, sempre, in ogni luogo, in ogni momento.

Conclusione

Il secondo capitolo della nostra ricerca della gioia nel 2018 ci mostra che per avere gioia  dobbiamo continuare a crescere, agendo come Gesù, mettendo radici nella sua Parola, costruendo una vita da credente che gli altri vedano, e pregando in abbondanza.

E se hai qualche dubbio su cosa dovresti fare per il Signore, ti lascio un ultimo versetto.

“Qualsiasi cosa fate o dite, fatela come rappresentanti del Signore Gesù, ringraziando Dio Padre per mezzo suo.” (Colossesi 3:17 PV)

Preghiamo.
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07 gennaio 2018

Come trovare la gioia nel 2018

Da dove posso trarre la gioia per iniziare il nuovo anno e per fare ciò che Dio mi chiamerà a fare?
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Oggi inizia un nuovo “anno in chiesa”. Sebbene “l'anno ecclesiastico” vada ormai da settembre a giugno, ovvero da “dopo le ferie e prima del rientro a scuola a “prima delle ferie e dopo la fine della scuola”... con luglio e agosto … beh, diciamolo, un po' “rilassati”!

Come ogni anno mi piace guardare indietro, per vedere come abbiamo impiegato il nostro tempo, e per ricordare di tutto ciò che il Signore ci ha permesso di fare. E come ogni anno abbiamo elaborato un riassunto grafico delle attività svolte durante l'anno che avete visto attraverso il link inviatovi tramite WhatsApp.

E in questo elenco mancano moltissime attività: le cellule, il gruppo giovani, gli studi assieme, il gruppo preghiera, la preghiera e lo studio della Bibbia personale di ciascuno di noi, i pranzi e le cene fatti con amici non credenti per parlargli di Gesù, gli sms, gli wzp, i msg...

Tutto questo non è venuto da solo, ma è avvenuto attraverso l'impegno di noi tutti.

Sapete, la chiesa è come il pranzo: non fai in tempo a compiacerti di quello che hai fatto, ed è già ora di pensare alla cena!

E' per questo che è già tempo di pensare al futuro! Molte delle nostre energie  verranno dedicate alla nostra chiesa nei prossimi 12 mesi.

Moltiplicando le ore che ognuno di noi trascorrerà dedicandosi a qualcosa legato alla chiesa, i numeri che otteniamo sono davvero notevoli.

Passeremo oltre 4000 ore assistendo ai culti, e circa 400 pulendo il locale di chiesa. Quasi 2000 ore le passeremo nei piccoli gruppi e negli incontri. Chi predica o guida un gruppo passerà quasi 1000 ore preparando messaggi e studi, e oltre 400 ore scrivendo pagine web  registrando audio  o facendo video per i podcast.

Canteremo quasi 300 canzoni, che verranno cantate da 7500 voci viaggeremo per oltre 25000 chilometri  con un costo di  oltre 11.000 Euro tra carburanti, lubrificanti, pneumatici, tasse e usura auto. A questo si aggiunga le nostre offerte,  il tempo passato al telefono (milioni di ore?),  il tempo con i nostri amici non credenti,  i pasti consumati insieme,  le giornate intere passate nell'ingresso di chiesa a chiederci come stiamo...

A pro di che? Perché lo facciamo? Perché lo abbiamo fatto nel passato? Perché lo faremo nel futuro? Stiamo aspettando un premio TERRENO dalle nostre fatiche, sentiamo che siamo A POSTO CON NOI STESSI se ci impegniamo... o cosa?

Mi porta gioia o stress, il pensare di aggiungere ulteriori fatiche, ulteriori cose da fare in agenda, nella mia vita già piena di cose da fare  e di stress da fronteggiare?

Leggiamo assieme quello che dice Paolo in Efesini:

“8 Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi: è il dono di Dio. 9 Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti; 10 infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo.” (Efesini 2:8-10)

La domanda vera la dobbiamo rivolgere a Dio lui ci ha salvati e ci ha chiamati,  non per opere
ma per la sua grazia... “Dio, Perché? Come possiamo esserti grati? Cosa vuoi da noi? Dove trovo gioa in tutto questo?”

Perché, come, cosa, dove. Questo è quello che si chiede gran parte dei credenti.

Scusatemi, la domanda è sbagliata. Può forse avere bisogno il Creatore di qualcosa dalla creatura? Può chi scolpisce una statua,  dipinge un ritratto,  scrive un personaggio su un romanzo aspettarsi qualcosa indietro dalla sua creazione?

Permettetemi di riformulare la domanda “Dio, cosa ti fa piacere?  Cos'è che ti fa sporgere  dal tuo trono e dire:  ‘Ben fatto’, ‘Ecco ciò che gradisco’ ‘Per questo motivo ho mandato mio figlio a morire.' A cosa è legata la gioia di servirti?”

Il versetto di Paolo ci conforta, e  risolve il perché, il come, il cosa e il dove per mettere da parte lo stress, capire cosa fa sorridere Dio, e trovare gioia nel 2018.

1. La salvezza è gratis

“Infatti è per grazia che siete stati salvati... e ciò non viene da voi: è il dono di Dio.” (v. 8)

La salvezza è un atto deliberato di Dio, e non ha a che fare con come sono io, ma con chi Lui è.

Vi ricordate? “Dio ha tanto amato il mondo che ha DATO il suo unigenito Figlio” (Giovanni 3:16a)

Dio è un dio che da, un dio generoso,  a cui piace donare  piuttosto che negare.

Questo risolve il problema del perché: perché Dio è Dio,  e non c'è nessuna latra cosa come Lui.

“Poiché io sono il Signore, il vostro Dio; santificatevi dunque e siate santi, perché io sono santo.” (Levitico 11:44)

Vi ricordo che “santo” non significa  girare il mondo con un cerchietto  che vola a mezz'aria sopra la vostra testa ma “separato, distinto, diverso.”

Dio è separato dal mondo,  non è come tutto il resto, è distinto dal resto, è diverso,  e non c'è nulla che possa essere simile.

Se sei credente, il 2018, come ogni anno che arriva, ti incoraggia ad essere figlio di un Dio che è diverso da tutto il resto, a dimostrare nei fatti che hai ereditato da lui il suo carattere.

2. La salvezza non dipende da ciò che faccio

“Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti” (v. 9)

Attenzione, Paolo non afferma che tutto ciò che faccio  è ininfluente al fine della mia salvezza.

Un'altra versione della Bibbia dice così:

“Non è per ricompensa delle buone opere, affinché nessuno si possa vantare.”(PV)

La salvezza non è un “pagamento” per un lavoro ben fatto,  per cui se faccio continuerò ad essere salvato, e se non faccio  smetterò di essere salvato.

Questo risolve il problema del “come”; non debbo obbligatoriamente affannarmi a fare per Dio, nella chiesa, nella mia vita, perché non posso ripagare il dono della salvezza. E se lo faccio per ripagare, Paolo dice che lo sto facendo per vantarmi.

Avete ricevuto regali a Natale? Li avete fatti? Pensate a come vi sareste sentiti o sentite se i destinatari del regalo avessero chiesto lo scontrino per pagarvelo.

Oppure immaginatevi se non aveste regalato nulla a nessuno, e la sera di Natale in famiglia aveste detto: “ Mi spiace, ma non vi siete meritati i miei doni, non avete fatto abbastanza per me!”

Un dono è GRATIS: Paolo dice:

“E se ciò è avvenuto per grazia, allora significa che non è stato per merito delle loro buone azioni; perché, in tal caso, il dono gratuito della grazia non sarebbe più gratuito.” (Romani 11:6 PV)

Perché Dio ha voluto regalarci la salvezza? Te lo sei mai chiesto?

Perché Dio non vuole la nostra riconoscenza,  ma vuole il nostro cuore.

Se sono svincolato dal dover “agire per forza,  fare per ripagare, allora ciò che farò non lo farò come atto dovuto, ma come atto di amore, le mie azioni saranno più credibili, perché si vedrà che le sto facendo col cuore  e non come obbligo.

Se sei credente, il 2018, come ogni anno che arriva, ti incoraggia a fare le cose col cuore, a mettere amore in ciò che fai dentro e fuori la chiesa, nella tua vita, a dimostrare nei fatti l'amore con cui sei stato amato.

3. La salvezza deve portare ad agire

“essendo stati creati...per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo.” (v.10)

La salvezza è gratis, e non dipende da quello che ho fatto o che faccio o che farò...

Ma Dio ha disseminato il percorso della mia vita di esercizi che faranno bene a me e agli altri.

Avete presente quei parchi dove tu cammini  e, di tanto in tanto c'è un attrezzo ginnico  con un cartello che ti indica cosa fare e per quanto farlo? Dio ha fatto qualcosa di simile con la vita di ognuno di noi.

Il cammino di ogni credente è disseminato di “buone opere”; tu puoi passare, osservare, e non fare... e sarai salvato lo stesso.

Oppure puoi passare,, fermarti, leggere le istruzioni e FARE!

Dio non ci salva esclusivamente  per andare ad aumentare il coro degli angeli che cantano “Santo Santo Santo”!  Né per bere il caffè in capsule della Lavazza.

Ricorda che questa NON è la VERA vita, ma la preparazione di quella che vivremo assieme a Lui! Qua vivremo 70, 80, 90 anni, se ci dice bene, là vivremo IN ETRERNO!

Questa è una preparazione alla vita VERA! E' per questo che Dio è più interessato al nostro carattere che alla nostra comodità.

Questo risolve il problema del “cosa”; non devo affannarmi a “cercare di inventarmi qualcosa” le buone opere sono già lì nel parco della mia vita, pronte perché io le pratichi.

Devo solo rallentare il mio passo,  guardarmi attorno,  leggere le “istruzioni”,  e fare.

Rallentare significa, semplicemente, pregare. Quando preghi, stai rallentando il passo della tua vita, dai tempo a Dio per entrare in contatto con te.

Guardarti attorno significa, semplicemente, guardare il mondo con gli occhi di Gesù, pensare a cosa direbbe o farebbe lui non in chiesa,  ma nella tua vita quotidiana.

Gesù non viveva nelle sinagoghe, ma nelle strade, perché è nella strada che trovi le persone che hanno bisogno di Gesù, non nelle chiese.

Leggere le istruzioni significa, semplicemente, leggere la Bibbia, scoprire quale è il volere di Dio  per noi e per il mondo

La salvezza è gratis, e non dipende dalle opere, ma ci sono opere che Dio ha predisposto per allenarmi...

Manca un ultimo punto, forse il più importante. Dove trovo gioia in tutto questo? A quale energia attingo per fare tutto con il sorriso e non con il broncio?

Perché lavorare col broncio mi fa sentire la fatica, ma lavorare con gioia la allontana.

Avete fatto caso che ho omesso alcuni pezzi del versetto di Paolo? Si? No? Rivediamolo assieme:

“8 Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi: è il dono di Dio. 9 Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti; 10 infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo.” (Efesini 2:8-10)

4. La salvezza è la fede in Cristo Gesù

Tutto ciò che è accaduto in noi e per noi, non sarebbe stato possibile se non avessimo vede in Gesù.

E la grazia è un dono che è giunto “mediante la fede”; e Paolo afferma che né l'una né l'atra sono merito nostro, ma sono un dono di Dio.

E la gioia nasce dal sapere che solo attraverso la fede in lui possiamo ottenere la salvezza!

Non ho bisogno di riti, di incensi, di pellegrinaggi, di statue, di icone, di rosari, di santi, di preti, di pastori, di ritiri, di clausure, … di nulla, tranne aver fede in colui che salva!

E' questa la fonte della nostra gioia; 1° Pietro dice:

“Benché non lo abbiate visto, voi lo amate; credendo in lui, benché ora non lo vediate, voi esultate di gioia ineffabile e gloriosa,” (1 Pietro 1:8)

Dove troverai la gioia per affrontare il 2018? Trovala nella fede in Gesù.

La salvezza è gratis,  non dipende dalle opere, e ci sono opere pronte per allenarmi, e la mia gioia si chiama Gesù.

Conclusione

Come inizi questo 2018? Di quale parola hai più bisogno?

E' “salvezza?” Sappi che la salvezza è venuta, si chiama Gesù. Non devi guadagnarla, è gratis.

E' “fede”? Sappi che anche essa è un dono; chiedila a colui che la concede, a Dio.

Ma forse è “gioia”. Negli anni hai ricevuto la salvezza, hai la fede, ma la gioia, beh, di quella ne è rimasta poco o nulla.

Sappi che quest'anno “gioia” sarà la parola per la nostra chiesa, ma che sei te che la devi cercare, la devi desiderare, la devi costruire attraverso l'amore che è in Cristo Gesù.

Sia in chiesa, questa o una dove la vita ti porterà, sia fuori, nel mondo.

Se la vuoi,ti chiedo di rinnovare il tuo impegno, ora, se vuoi,o a casa, dopo aver pregato ed aver chiesto allo Spirito Santo di darti gioia.

Ti chiedo questo, attraverso le parole dell'impegno dei membri di questa chiesa.

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Io oggi attraverso la linea di confine

Sono stanco (stanca) di parlare a vanvera ed essere esitante. Ho fatto la mia scelta, il verdetto è stabilito, e la mia decisione è irrevocabile.

Io scelgo la strada di Dio. Non c'è alcuna possibilità di tornare indietro.

Io vivrò il resto della mia vita servendo gli scopi di Dio, assieme al popolo di Dio, sul pianeta di Dio, per la gloria di Dio. Userò la mia vita per celebrare la sua presenza, coltivare il suo carattere, partecipare alla sua famiglia, dimostrare il suo amore, e comunicare la sua Parola.

Dato che il mio passato è stato perdonato, che ho uno scopo per vivere e una casa che mi attende in Cielo, mi rifiuto di perdere altro tempo o energia vivendo con superficialità, con pensieri meschini, parlando in maniera banale, vivendo senza riflettere, con inutili rimpianti, con dannosi risentimenti, o con ansia priva di fede. Voglio invece magnificare Dio, crescere verso la maturità, servire nel ministero, e compiere la mia missione tra i membri della Sua famiglia.

Poiché questa vita è la preparazione per la prossima, darò più valore all'adorazione che alla ricchezza, più  al “noi” che al “io”, più al carattere che al benessere, più al servizio che al prestigio, e più alle persone che agli averi, alla posizione o al piacere .So quello che conta di più e io darò tutto quello che ho, facendo il mio meglio con quello che ho per Gesù Cristo.

Non mi farò attrarre dalla cultura, manipolare dalla critica, motivare dalle lodi, frustrare dai problemi, debilitare dalla tentazione, o intimidire da Satana. Continuerò a correre la mia corsa con  occhi fissi sulla meta, non ai lati della strada o a quelli che corrono assieme a me.

Quando i tempi diventeranno duri e mi sentirò stanco (stanca), non tornerò indietro, ritirandomi, cedendo , arretrando o peccando, ma continuerò ad andare avanti solo per la grazia di Dio. Sono guidato (guidata) dallo Spirito Santo, condotto (condotta) dai propositi di Dio e concentrato (concentrata) sulla mia missione; per questo non mi farò comprare né vorrò scendere a compromessi, e non smetterò fino al termine della mia corsa.

Sono un premio della stupenda grazia di Dio, e per questo userò grazia con tutti, grato (grata) per tutti i giorni, e generoso (generosa) con tutto ciò che Dio mi ha affidato.

Al mio Signore e Salvatore Gesù Cristo, affermo: in qualsiasi modo, in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo e qualsiasi cosa tu mi chiederai di fare, la mia risposta in anticipo è: sì!

Ovunque tu mi porti e qualunque sia il costo, io sono pronto (pronta), in qualsiasi momento, in qualsiasi posto, in qualsiasi modo. Qualsiasi cosa serva, Signore; qualsiasi cosa serva!

Voglio che tu mi usi così che,  in quell'ultimo giorno ti senta dire "Ben fatto, servo (serva) buono e fedele! Vieni e lasciamo che la festa eterna abbia inizio! " 



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