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24 dicembre 2017

Cosa pensi a Natale? - il Libro di Isaia 6° parte

Quali sono i tuoi ricordi del Natale? E quale è il tuo impegno come credente di testimoniare il Dio che viene non solo a Natale, ma ogni giorno della nostra vita?
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Per chi come me è nato in occidente, il Natale è di sicuro il periodo dell'anno  che fa rinascere molti dei nostri ricordi di bambino.

Se sei nato o nata in questa cultura,  in Italia o all'estero, dove il Natale è la festa più importante dell'anno, quella dei doni che arrivano, dei canti natalizi,  del presepe e dell'albero, beh, allora sai di cosa parlo.

Giusti o sbagliati, fanno parte di quello che si chiama “tradizione”, che vuol dire “la nostra storia”, di quello che abbiamo vissuto da bambini, e a cui, in qualche modo,  siamo legati e che ricordiamo talvolta con nostalgia.

A cosa pensi quando viene Natale?

Ogni anno io ripenso al presepe  che avevamo a casa dei miei genitori. Il nostro presepe era enorme,  con tanto di volta stellata tirata su da mio fratello  (già all'epoca un genio del “fai da te”)  con filo di ferro e carta cielo,  da cui fuoriuscivano lampade ad incandescenza a imitare le stelle  (e per fortuna non c'è mai stato un cortocircuito!)  che si accendevano e si spegnevano  con il ritmo pulsante e preciso dell'intermittenza.

Il nostro albero era un po' più piccolo, ma pieno di luci  e di quelle palle di vetro antiche e trasparenti  al cui interno c'erano paesaggi innevati  o angeli  in adorazione:  e in cima una enorme stella luminosa  che da sola consumava un kilowatt.

Il Natale mi ricorda il “rito” di mettere la statuina di Gesù nella mangiatoia a mezzanotte del 24 Dicembre.

Facevo quel gesto semplice  (e forse non proprio biblicamente corretto al 100%) senza sapere dell'importanza enorme  di ciò che aveva fatto Dio per me: venire come un uomo tra di noi, nascere in una famiglia povera, nascere non in un palazzo di un re, ma in una stalla tra animali da cortile e fieno.

Cosa ti viene in mente  quando pensi al bambino nella mangiatoia?  Stanotte sarà la vigilia di Natale, ovvero la notte in cui  gran parte del mondo (non solo quello cristiano) ricorda che:

“Un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato, e il dominio riposerà sulle sue spalle; sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace.” (Isaia 9:5)

Tutti sappiamo che Gesù non è nato il 24 dicembre a mezzanotte, e che non sappiamo quando è nato. E' una data “convenzionale”, che è stata scelta già dal secondo secolo dalle chiese primitive, perché era un giorno di festa per gli schiavi in tutto l'impero romano, e dove potevano essere più liberi di celebrare il loro Salvatore.

Ma sappiamo che è NATO! Che è disceso! Che è venuto a cambiare la storia del mondo tanto da fissare l'anno zero tanto da dividerla in  “prima di Cristo” e “dopo Cristo”.

Ed è importante che, come credenti, dimostriamo questa unità  e la voglia di celebrare la discesa di Dio in terra tutti assieme, se possibile, in un mondo dove la parola “Natale” è diventata “scomoda”, dove nelle scuole si festeggia ormai  la “festa dell'Inverno” o la “Festa delle feste”, non più il Natale cristiano.

Cosa avrà pensato Isaia? Lui non poteva festeggiare il Natale, ma Dio glie ne faceva scrivere.

Isaia era un profeta  che amava la sua nazione, Israele  e desideravano che tornassero a Dio.

Il nome Isaia significa "salvezza del Signore"  e la salvezza è il tema principale del libro  che abbiamo studiato assieme per cinque settimane .

Settecento anni prima del primo Natale,  Isaia racconta della nascita, della vita  e della morte di  Gesù. .  Isaia parlava di quello che non aveva ancora visto. Non aveva un giorno dove festeggiare  l'arrivo di Dio in terra, insomma non faceva il presepe, e neppure l'albero... (non che sia una cosa grave, eh?).

Ma sapeva che Dio stava lavorando per portare la salvezza a tutte le nazioni.

Chissà cosa avrà pensato quando Dio gli diceva di scrivere di un Salvatore che sarebbe arrivato come un bambino  con  i pannolini e la pupù da pulire!

“Ma, Dio, sei veramente sicuro che sarà così”
“Isaia, scrivi!”
“Ma... Dio, io pensavo sarebbe arrivato un re, un guerriero...”
“Isaia, scrivi... e fidati di me, So quello che sto facendo!”
“Va bene... cosa vuoi che scriva?”
“Scrivi questo...”

“Chi ha creduto a quello che abbiamo annunciato? A chi è stato rivelato il braccio del Signore?  Egli è cresciuto davanti a lui come una pianticella, come una radice che esce da un arido suolo; non aveva forma né bellezza da attirare i nostri sguardi, né aspetto tale da piacerci.” (Isaia 53:1-2)

Dio letteralmente “pianta” Gesù sulla terra, una pianta strana, che nasce su un suolo...  arido!

Nessuna pianta nasce su un suolo arido! Dove non c'è acqua, non c'è vita!

Ecco perché è venuto Gesù! Perché avevamo fatto della nostra vita un deserto arido, dove nulla sarebbe mai più cresciuto, dove la vita sarebbe tornata solamente attraverso un miracolo, il miracolo di una vita  che nasce dove non c'è vita.

Ecco perché  Gesù deve nascere ogni anno, ogni mese, ogni giorno, non solo a Natale, affinché la  vita torni  per colui o colei che sta nel deserto.

Se la tua vita oggi è un giardino, lo devi a quel primo Natale.

Se la tua vita oggi è un deserto, sappi che quel primo Natale ti ha portato il miracolo che serve per far nascere fiori nel deserto della tua vita.

Isaia scrive,  ma dento di se forse si aspettava un re su un cavallo,  non un bimbo con le coliche gassose!

Isaia dice:

“non aveva forma né bellezza da attirare i nostri sguardi, né aspetto tale da piacerci.” (Isaia 53:2)

E come Isaia, sono molti che non sono attirati da Gesù, perché Gesù non chiede molto, se non di credere in lui e di affidargli la tua vita.

Gesù, in fondo, è uno straccione! Meglio cercare qualcun altro meglio vestito, la spiritualità indiana fatta di profumi, incensi e vesti dorate, o il silenzio dei monaci tibetani, o il profeta che mi promette ricchezza e salute se leggo il suo libro...  e faccio un bonifico sul conto della sua fondazione!

Gesù non è nato per piacerci, ma per salvarci. Si è fatto simile a noi perché in lui potessimo rispecchiarci,
immedesimarci, credere che come uomini  possiamo farcela a raggiungere il Cielo  e Dio.

Sappiamo che non tutti crederanno: Giovanni scriverà così, citando Isaia:

“Sebbene (Gesù) avesse fatto tanti segni miracolosi in loro presenza, non credevano in lui,  affinché si adempisse la parola detta dal profeta Isaia: «Signore, chi ha creduto alla nostra predicazione? A chi è stato rivelato il braccio del Signore?»” (Giovanni 12:37-38)

Isaia sa che non tutti  risponderanno al suo messaggio di salvezza  ma lui, fedele, continuerà a proclamarlo comunque.

Se hai creduto, sei disposto,  sei disposta a fare lo stesso?

Se hai creduto nel messaggio che reca il Natale  sappi che Isaia chiede a ciascuno di noi, di annunciare al mondo  che Dio è realmente venuto tra noi.


Se non credi ancora nel messaggio che reca il Natale, sappi che Gesù  non è venuto per stupire
ma per salvare. Chiedi a Lui di nascere nella tua vita ora.

Isaia dice ancora:

"Volgetevi a me e siate salvati, voi tutte le estremità della terra! Poiché io sono Dio, e non ce n’è alcun altro. " (Isaia 45:22). 

Isaia scrive ciò che non ha visto e che non vedrà: scrive di un segno da Dio, una vergine che partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele.

Noi siamo enormemente più benedetti di Isaia: tu sei nato, o nata  dopo che il “segno” è disceso.

Cosa pensi a Natale? Quale memorie risorgono in te?  Le mie sono legate ad un presepe enorme, e a una statua  che cercava di rappresentare  un Dio che scendeva con me.

Dove è quel Dio oggi?  E dove sarà domani? Rimarrà nel presepe,  rimarrà una statua di gesso o di plastica, oppure sarà la forza che ti porterà a testimoniare, a scrivere,  a parlare agli altri di un Emmanuele, un “Dio con Noi” così come aveva fatto Isaia, senza vedere, ma fidandosi del Dio che gli era a fianco?

Tu hai visto, tu hai conosciuto, poiché  la Luce di Dio  è realmente discesa dal cielo sulla terra, e non siamo più nelle tenebre.

“Il popolo che camminava nelle tenebre vede una gran luce; su quelli che abitavano il paese dell’ombra della morte la luce risplende” (Isaia 9:1)

Buon Natale

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17 dicembre 2017

La Salvezza che viene a Natale - Il Libro di Isaia 5° parte

Gesù è venuto a Natale per mostrare la gloria del Padre al mondo. Ora spetta a chi crede di mostrarla agli altri.
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Siamo a sette giorni dal Natale e siamo alla fine del Libro di Isaia, alla fine di questi sessanta anni di profezie
dati da Dio al profeta  720 anni prima del primo Natale.

E il libro si chiude  spiegando le profezie  che Isaia aveva in precedenza fatto circa la venuta di Gesù:con la profezia:

“la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele (Dio con Noi)”(Isaia 7:14)
“sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace” (Isaia 9:5b)

Isaia vede e  spiega a che scopo nascerà quel  “Dio con noi” quel consigliere, quel principe.

“Lo Spirito del Signore, di Dio, è su di me, perché il Signore mi ha unto per recare una buona notizia agli umili; mi ha inviato per fasciare quelli che hanno il cuore spezzato, per proclamare la libertà a quelli che sono schiavi, l’apertura del carcere ai prigionieri per proclamare l’anno di grazia del Signore e il giorno di vendetta del nostro DIO, per consolare tutti quelli che sono afflitti, per mettere, per dare agli afflitti di Sion un diadema invece di cenere, olio di gioia invece di dolore, il mantello di lode invece di uno spirito abbattuto, affinché siano chiamati terebinti di giustizia, la piantagione del Signore per mostrare la sua gloria.” 
(Isaia 61:1-3)

Isaia non parla di se, poiché nell'originale  quel “mi ha unto” (= mi ha scelto) è alla fine, e la frase suonerebbe così:

Lo Spirito del Signore, di Dio, è su di me, perché il Signore mi ha inviato per recare una buona notizia agli umili; per fasciare... e mi ha unto.” 

Isaia è stato scelto per annunziare ciò che 720 anni dopo sarebbe accaduto: e non può sapere che un giorno, quel bimbo diventato adulto entrerà in una sinagoga  di una piccola città della Galilea aprirà un rotolo, e leggerà quello stesso passo: leggiamo Luca 4:

 “ Poi venne a Nazaret, dove era cresciuto e, com'era solito fare in giorno di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò per leggere. 17 E gli fu dato in mano il libro del profeta Isaia; lo aprì e trovò quel passo dove era scritto: 18 «Lo Spirito del Signore è sopra di me, perché mi ha unto per evangelizzare i poveri; mi ha mandato per guarire quelli che hanno il cuore rotto, per proclamare la liberazione ai prigionieri e il recupero della vista ai ciechi, per rimettere in libertà gli oppressi, 19 e per predicare l'anno accettevole del Signore». 20 Poi, chiuso il libro e resolo all'inserviente, si pose a sedere; e gli occhi di tutti nella sinagoga erano fissi su di lui. 21 Allora cominciò a dir loro: «Oggi questa Scrittura si è adempiuta nei vostri orecchi»..” (Luca 4:16-21 ND)

Gesù aveva già iniziato ad insegnare in Galilea;  Luca ci dice che insegnava (lui, così giovane) nelle sinagoghe, ma qui, per la prima volta,  rivela pubblicamente che è lui  quello di cui parlava Isaia.  Il ministerio pubblico di Gesù come Salvatore comincia da qui.

C’è nessuno che ha notato qualche differenza  tra la versione di Isaia e quella di Luca?

Si? No? Vediamo assieme

(ISAIA) Lo Spirito del Signore, di Dio, è su di me,
(Gesù) Lo Spirito del Signore è sopra di me.

Qui le due versioni coincidono

perché il Signore mi ha unto per recare una buona notizia agli umili;
perciò mi ha unto per evangelizzare i poveri

evangelizzare è sinonimo di buona notizia e povere di umili.

mi ha inviato per fasciare quelli che hanno il cuore spezzato, 
mi ha mandato per guarire quelli che hanno il cuore rotto

idem

per proclamare la libertà a quelli che sono schiavi, 
per proclamare la liberazione ai prigionieri e il recupero della vista ai ciechi

nei manoscritti che ci sono pervenuti del libro di Isaia,  probabilmente c’è un errore di uno scriba  che ha cambiato un po’ il senso;  dobbiamo credere a Gesù  che la versione originale fosse quella.

l’apertura del carcere ai prigionieri 
per rimettere in libertà gli oppressi

idem

per proclamare l’anno di grazia del Signore, 
e per predicare l’anno accettevole del Signore

idem

e il giorno di vendetta del nostro DIO,
…........................................................».

…ma, un attimo! Gesù si è dimenticato un versetto!!!  …  Ci credete?

No, Gesù si è fermato APPOSITAMENTE  prima di leggere l’ultima parte della profezia;  si è fermato alla virgola, “per proclamare l’anno di grazia del Signore,  (VIRGOLA)”  semplicemente perché ha avuto pietà di noi!

Il Natale celebra quella virgola, celebra la venuta in terra di colui tramite cui tutti coloro che crederanno in lui, non conosceranno la vendetta di Dio, non saranno giudicati secondo la legge di Dio,  ma saranno giustificati secondo la grazia di Gesù.

Noi stiamo, da duemila anni  vivendo quella virgola… perché Gesù è realmente venuto, e attende di ritornare e sta prolungando il tempo della sua venuta affinché il numero maggiore di uomini e donne credano in lui.

Gesù tornerà una seconda volta nella gloria  a giudicare i vivi e i morti,  e quello sarà il giorno della vendetta del nostro Dio!

Isaia predicava a un popolo che aveva perso la rotta giusta, a un popolo diviso a un popolo dove c'era disparità di trattamento dove c'era la fame, dove c'era la guerra, dove c'era la morte; e promette che un bimbo verrà, diventerà uomo, e cancellerà tutto questo.

La nostra situazione attuale di uomini e donne, non è affatto dissimile a quella del popolo a cui Isaia si riferiva.

C'è la povertà delle nostre vite , la disparità sociale tra persone e tra popoli, le guerre, la morte.

Gesù vede, e scende.

Viene a causa della povertà delle nostre vite  senza di lui,  e le vuole rendere piene e ricche. Viene a causa dei nostri cuori rotti,  e li vuole guarire. Viene a causa della nostra schiavitù del peccato che ci rende ciechi,  e ci vuole liberare ridandoci la vista. Viene a causa della prigione  che deliberatamente abbiamo costruito attorno a noi,  e ci vuole rendere uomini e donne libere… così come eravamo stati creati.

Coloro che lo accetteranno come Salvatore  saranno trasformati sia dentro sia fuori;

Lo vedranno gli altri,  poiché sul loro capo  ci sarà un diadema risplendente  invece della cenere come segno di lutto.

Lo vedranno loro stessi,  poiché i loro corpi saranno fortificati dall’olio della gioia,  invece che fiaccati dal dolore.

Lo vedrà il nostro Dio,  poiché useranno le loro lodi a lui  come un mantello che li circonda,  invece di rinchiudersi in loro stessi nello scoraggiamento.

L’effetto di questo cambiamento  sarà così profondo  che saranno paragonati a “terebinti”.

“affinché siano chiamati terebinti di giustizia, la piantagione del Signore per mostrare la sua gloria.” (Isaia 61:3)

Che tipo di pianta è il terebinto? Non è un pianta enorme, come una quercia, e neppure una pianta sempreverde, com l'olivo. Ma ha quattro caratteristiche  che assieme lo rendono unico.


Terebinto
“Il terebinto è un cespuglio o piccolo albero alto fino a 5-6 metri. Il legno è duro, resistente... Le radici sono sviluppate, penetrano in profondità nel terreno, e riescono ad inserirsi nelle fessure delle rocce, spaccandole, permettendo alla pianta un'elevata resistenza al gelo e alla siccità. Per questa sua caratteristica, viene denominato in Italia "spaccasasso".  L'albero è in grado di ricrescere dopo essere stato tagliato o bruciato. Il terebinto è utilizzato come porta-innesti per la coltivazione del pistacchio, .... Viene coltivato anche a scopo ornamentale per siepi e giardini, grazie alla voluminosa fruttificazione colorata. Osservato come elemento del paesaggio, il terebinto per molti mesi l'anno arricchisce il panorama con le sue fronde lucenti, valorizzate da bacche rosa intenso che restano sui rami a lungo.  (da Wikipedia)

Coloro che crederanno in un Dio disceso dal Cielo  e incarnatosi in una giovane ebrea, saranno come i terebinti. Saranno duri e resistenti, anche se saranno bruciati o tagliati, rinasceranno. Avranno radici profonde, capaci di frantumare i terreni ostili e duri, saranno capaci di sopravvivere in ogni stagione. Sapranno fornire linfa vitale ad altri (questo succede quando si innesta un albero),
così che altri possano attingere da loro per portare frutto. E renderanno la terra dove crescono più bella.

Coloro che crederanno in Gesù  saranno così,  e saranno molti,  tanto da essere una piantagione.

Dio, per mezzo di Gesù,  risolleva così il suo popolo,  ne fa una cosa nuova, una “piantagione”;  ma questo non è fine a se stesso.

C’è uno scopo preciso:  "per mostrare la sua gloria." (Isaia 61:3b))

Ricordate cosa dicevano gli angeli nella notte di Natale, vero? “Gloria a Dio nell'alto dei cieli” (Luca 2:14a) Gesù è venuto per mostrare  quella gloria in terra. E ora quella missione è affidata a coloro che hanno creduto in un Dio disceso in terra

Se tu credi che Gesù è realmente nato, in una notte  (che non era il 24 dicembre, ma che importa, è venuto),  se tu ci credi, il tuo compito è di mostrare quella gloria al mondo, di mostrare non solo a Natale, ma sempre,  il tuo diadema, di essere, non solo a Natale, ma sempre, il terebinto del Signore per tutti gli altri uomini poveri,  dal cuore infranto,  schiavi,  e prigionieri del mondo.

Se, invece, non festeggi il Natale  come la venuta di Dio tra di noi, oppure se la riconosci,  ma non hai ancora deciso se accettarla,  sappi che Gesù è venuto, per fermarsi ad una virgola, quella virgola che ti e ci separa dalla condanna.

“Dio ha perdonato tutti i nostri peccati, cancellando l'atto di accusa contro di noi che è stato tolto di mezzo, inchiodato sulla croce.” (Colossesi 2:14 PV)

L'ha cancellato, attraverso un bimbo che nasce a Natale, Gesù, l'Emmanuele, il Dio con noi.

Preghiamo.

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10 dicembre 2017

La necessità del Natale per la salvezza nella Pasqua - Il Libro di Isaia 4° parte

Il Natale era necessario perché Dio potesse darci la possibilità di rimettere in paro il nostro rapporto con lui nella Pasqua.
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Siamo al quarto appuntamento con il Libro di Isaia, un libro scritto settecento anni prima del primo Natale, che copre circa sessanta anni della vita del popolo di Dio, dove la storia non è lineare, ma gira attorno alle profezie  che via via Dio fa al profeta.

Oggi parleremo del brano con cui Dio, tanti anni fa, ha convinto un giovane scettico e che amava le cose concrete, le statistiche, i numeri, che Gesù era realmente venuto, e che era esattamente quello che diceva di essere: il Salvatore. Quel giovane ero io,  ed il capitolo è il 53.

I primi 39 capitoli, li avevamo intitolato “Guai”. Ma con Simone nel secondo messaggio, avevamo visto che “Il Signore non serba la sua ira per sempre”, ma che anzi Dio è pronto a perdonare  e ad amare fino alla millesima generazione SE lo riconosciamo come nostro Signore al di sopra di ogni cosa. E infatti avevamo detto che il tema dal capitolo 40 in poi  è la “Gioia” o “Non temete”.

Ci eravamo lasciati la settimana scorsa con questo versetto

“ Ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele (Dio con Noi) ” (Isaia 7:14)

Avevamo detto che Dio e  Dio solo,  avrebbe potuto ristabilire la parità tra Lui e l'uomo, pagare per il debito enorme di gratitudine accumulato dall'uomo. E questo avrebbe significato mandare qualcuno che avesse  da un lato la sua medesima natura divina  e dall’altro una forma d’uomo per scendere sulla terra,  per essere servo e strumento perfetto nelle mani del Signore. Questo uomo si sarebbe chiamato il Salvatore.

Ciò che il mondo tra pochi giorni ricorderà (e, che piaccia o meno, non solo quello cristiano) è qualcosa che era necessario affinché potesse giungere il momento nel quale Dio avrebbe ristabilito la parità tra lui e il suo popolo.

 Il Natale è giunto, perché potesse arrivare la Pasqua. Senza il Natale, il mondo non avrebbe visto il Salvatore, non lo avrebbe conosciuto, non avrebbe avuto la possibilità di credere, né di essere salvato.

Il Natale è strettamente connesso alla Pasqua, poiché parla di un Salvatore: Gli angeli in quel primo Natale dissero ai pastori:

“Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo, il Signore.” (Luca 3:11)

Nel libro di Isaia che stiamo studiando, per diciassette volte la parola Salvatore  è stata usata per identificare Dio,  per sole due volte essa è invece riferita  a qualcuno che verrà mandato,  e significative sono  le due parole ebraiche usate per Salvatore.

La prima è  “Yasha”  che sta a significare “colui che concede un grande spazio per muoversi”. Durante la deportazione a Babilonia,  il popolo di Dio avrà letto e riletto le profezie di Isaia;  cosa pensate potesse significare  per un popolo deportato in Babilonia  e rinchiuso come schiavo al servizio del re  un Salvatore che concede un grande spazio per muoversi?

Cosa pensi possa significare per te un Dio che viene in carne ed ossa, per concederti più spazio per muoverti?

La tecnologia ha reso possibile per molti di noi di spostarci da un continente all'altro in poche ore. Ma spesso il luogo più difficile da dove vorremmo fuggire siamo noi stessi: le nostre paure,  i nostri limiti, le nostre abitudini sbagliate (i peccati).

Gesù è venuto  a Natale per essere “Yasha”, il Salvatore, e darci più spazio, liberarci da noi stessi, farci volare lontano dai nostri limiti e problemi.

L’altra è  “Gah-a”,  che significa “colui che paga per avere in dietro qualcosa”. Come si saranno sentiti gli esuli di di Giuda in Babilonia sapendo che sarebbe venuto qualcuno che avrebbe pagato un prezzo altissimo pur di poterli avere indietro?

Come ti senti tu sapendo che Gesù è “Gah-a” colui sceso per pagare per tutti; tutti i nostri eccessi,
tutta la nostra ribellione, tutta la nostra voglia di fare ciò che il Padre ci dice di NON fare e di NON fare ciò che ci chiede?

Dio manderà qualcuno della sua stessa natura  per dare uno spazio più grande dove il suo popolo possa muoversi  ed a pagare per averlo indietro;  e non sarà un prezzo esiguo poiché:

“Infatti così parla il Signore: «Voi siete stati venduti per nulla e sarete riscattati senza denaro». ” (Isaia 52:3)

Attenzione, perché quel “senza denaro”  potrebbe trarci in inganno.  Quello che dice Isaia qui per conto di Dio, è che “non basterà il danaro per riscattare il suo popolo”,  ma servirà molto di più.

Per riscattare un popolo reso schiavo e senza valore  tanto da essere venduto per nulla  non basterà il danaro, ma servirà qualcosa di molto più prezioso: la vita di colui che solo avrebbe obbedito perfettamente a Dio,  vita per vita.

Immagina di essere stato rapito dall'Isis e che abbiano richiesto per non ucciderti, che il  presidente degli Stati Uniti ti sostituisca dinanzi al plotone d'esecuzione: pensi che Mr. Trump lo farebbe?

Qui c'è ben più del presidente degli Stati Uniti che prende il tuo e il mio posto dinanzi al plotone.

Tu potresti dirmi:  “Ok, Marco, ci sono stati tanti eroi che hanno salvato dal plotone d'esecuzione degli innocenti.” E avresti ragione. Ma quanti sarebbero stati disposti, sapendo che le persone scelte per morire,erano dei pedofili, degli assassini, commercianti di armi, responsabili della deforestazione in Amazonia, dittatori crudeli in Nord Corea?

Colui che sarebbe venuto a Natale non avrebbe badato a chi era nella lista dei condannati, ma anzi sarebbe venuto non per salvare degli innocenti,ma dei colpevoli.

Ma che tipo di Salvatore sarebbe stato mandato? Quale Messia avrebbe scelto Dio  per la Sua opera di salvezza?

Il popolo ebreo attendeva un Salvatore  che eguagliasse e superasse i fasti di re Salomone,  un principe guerriero che sgominasse ogni nemico di Israele, ma il capitolo 53 lo descrive in una maniera completamente differente.

Leggiamolo assieme dal capitolo 52 al versetto 14 fino alla fine del capitolo 53, e poi commenteremo:

'Come molti, vedendolo, sono rimasti sbigottiti (tanto era disfatto il suo sembiante al punto da non sembrare più un uomo, e il suo aspetto al punto da non sembrare più un figlio d’uomo), così molte saranno le nazioni di cui egli desterà l’ammirazione; i re chiuderanno la bocca davanti a lui, poiché vedranno quello che non era loro mai stato narrato, apprenderanno quello che non avevano udito.' (Isaia 52:14-15) 

'Chi ha creduto a quello che abbiamo annunciato? A chi è stato rivelato il braccio del Signore ?  Egli è cresciuto davanti a lui come una pianticella, come una radice che esce da un arido suolo; non aveva forma né bellezza da attirare i nostri sguardi, né aspetto tale da piacerci. Disprezzato e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, familiare con la sofferenza, pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna. Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato ; ma noi lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e umiliato! Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo smarriti come pecore, ognuno di noi seguiva la propria via; ma il  Signore  ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la bocca. Come l’agnello condotto al mattatoio, come la pecora muta davanti a chi la tosa, egli non aprì la bocca. Dopo l’arresto e la condanna fu tolto di mezzo; e tra quelli della sua generazione chi rifletté che egli era strappato dalla terra dei viventi e colpito a causa dei peccati del mio popolo? Gli avevano assegnato la sepoltura fra gli empi, ma nella sua morte egli è stato con il ricco, perché non aveva commesso violenze né c’era stato inganno nella sua bocca. Ma il  Signore  ha voluto stroncarlo con i patimenti. Dopo aver dato la sua vita in sacrificio per il peccato, egli vedrà una discendenza, prolungherà i suoi giorni, e l’opera del  Signore  prospererà nelle sue mani. Dopo il tormento dell’anima sua vedrà la luce e sarà soddisfatto; per la sua conoscenza, il mio servo, il giusto, renderà giusti i molti, si caricherà egli stesso delle loro iniquità. Perciò io gli darò in premio le moltitudini, egli dividerà il bottino con i molti, perché ha dato se stesso alla morte ed è stato contato fra i malfattori ; perché egli ha portato i peccati di molti e ha interceduto per i colpevoli.' (Isaia 53:1-12)

Commenteremo alcuni brani assieme.

“Come molti, vedendolo, sono rimasti sbigottiti (tanto era disfatto il suo sembiante al punto da non sembrare più un uomo, e il suo aspetto al punto da non sembrare più un figlio d’uomo).” (Isaia 52:14a)

Ecco come appare Gesù dopo la flagellazione e con la corona di spine sul capo! Al capitolo 19 del suo Vangelo, Giovanni descrive come appariva Gesù, tanto che Pilato deve dire alla gente “Ecco l'uomo” quando lo presentò loro perché decidessero se dovesse vivere o morire.

(Nelle prime bibbie in latino era scritto “ecce homo”: e fino a qualche anno fa  quando qualcuno diceva “ti riduco un ecce homo” voleva dire che ti riduceva in condizioni da non sembrare più un uomo.”)

“Chi ha creduto a quello che abbiamo annunciato? A chi è stato rivelato il braccio del Signore?  Egli è cresciuto davanti a lui come una pianticella, come una radice che esce da un arido suolo; non aveva forma né bellezza da attirare i nostri sguardi, né aspetto tale da piacerci..(Isaia 53:1-2)

Il popolo si attendeva un re nel suo manto, seguito da eserciti.

“Disprezzato e abbandonato dagli uomini,  uomo di dolore, familiare con la sofferenza, pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna.” (Isaia 53:3)

Oltre a essere percosso, sputato e deriso  dai militari e dalla gente lungo la strada del Golgota vi ricordate che tutti fuggirono; solo Pietro rimase a distanza,  ma poi lo rinnegò tre volte,

“Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni” (Isaia 53: 5a)

Per verificare che fosse morto  un militare romano piantò una lancia nel fianco di Gesù.  per decretarne la morte.: “Ma uno dei soldati gli trafisse il fianco con una lancia e dalla ferita uscì subito sangue e acqua.” (Giovanni 19:34)

“ Noi tutti eravamo smarriti come pecore, ognuno di noi seguiva la propria via; ma il Signore ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti.” (Isaia 53:6)

Vi ricordate chi dirà di essere Gesù?  “Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la vita per le sue pecore.” (Giovanni 10:11)

“Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la bocca.” (Isaia 53:7a)

Pilato stesso lo implorerà di difendersi: “Pilato gli chiese ancora: "Perché non dici niente? Guarda di quante cose ti accusano".  Ma Gesù, con grande meraviglia di Pilato, non disse una parola.” (Marco 15:4.5)

 “Gli avevano assegnato la sepoltura fra gli empi, ma nella sua morte egli è stato con il ricco.” (Isaia 53:9a)

Il corpo di Gesù verrà deposto in una tomba nuova di un ricco discepolo di nome Giuseppe di Arimatea”: “Quando si fece sera, un certo Giuseppe di Arimatea, un uomo ricco che era diventato discepolo di Gesù,  si presento a Pilato per chiedergli la salma, e Pilato ordino di consegnargliela. Giuseppe prese il corpo di Gesù, lo avvolse in un lenzuolo di lino pulito  e lo mise nella propria tomba nuova, che aveva scavato nella roccia.” (Matteo 27:57-60)

“Dopo il tormento dell’anima sua vedrà la luce  e sarà soddisfatto.” (Isaia 53:11a)

Il tormento  nel Getzemani quando disse “allontana da me questo calice” (Luca 22:42) e la luce accecante della resurrezione che abbaglierà le guardie romane.

“perché ha dato se stesso alla morte ed è stato contato fra i malfattori perché egli ha portato i peccati di molti e ha interceduto per i colpevoli.” (Isaia 52:14-53:12)

Gesù verrà crocifisso assieme a due ladroni, lui stesso dirà in Luca 22:37 “Perché io vi dico che in me deve essere adempiuto ciò che è scritto: “Egli è stato contato tra i malfattori”” (Luca 22:37)

Isaia letteralmente “vede” la croce… 772 anni prima che tutto ciò accada Quasi sicuramente non capisce  cosa Dio gli sta facendo descrivere che avrà un senso per coloro che saranno nati dopo il Natale dell'anno 1.

Ma, fermatevi un attimo: e se fosse tutto un caso? Se fosse solo la mia voglia di credere a farmi vedere Gesù nell'uomo che Isaia descrive? Se le otto profezie che abbiamo visto fossero solo un caso fortunato? E se dovesse ancora venire?

Vi avevo detto che all'epoca ero un giovane “scettico, e che amava la scienza e la “statistica”; Dio ci conosce, e sa come siamo fatti; è per questo che mi mise di fronte lo studio di un certo  professor Peter Stoner.

Stoner era un matematico,  rettore dell'università di Pasadena in USA negli anni quaranta ... ed era un credente.

Tra i molti studi che ha fatto, ce ne è uno circa le profezie della Bibbia. Egli afferma questo:

“Applicando la scienza che regola il calcolo delle probabilità, e considerando solo 8 profezie su Gesù si, si ha che le probabilità che un qualsiasi uomo vissuto dall’inizio della storia abbia le stesse caratteristiche citate in appena 8 profezie della bibbia, sono di 1 possibilità su 100 milioni di miliardi, ovvero 10 alla 17° potenza”

Stoner fa questo esempio:

Se prendessimo 100 milioni di miliardi di monete da un dollaro e le disponessimo sulla superficie del Texas (2 volte e mezza l'Italia)  avremmo uno strato di monete alto circa 65 cm. 

Contrassegniamo una moneta e mescoliamola tra le altre. Prendiamo quindi una persona e bendiamola, dicendogli che deve tentare di trovare la moneta contrassegnata, che può andare dove vuole ma che avrà un solo tentativo a sua disposizione. 

Bene, le possibilità che trovi la moneta in quell’unico tentativo sono (appunto) 1 su 100 milioni di miliardi.”

Questo è quello che succede considerando  appena 8 profezie che si sono avverate in Gesù.  Ma se considerassimo 48 profezie (e ce ne sono circa 300)   allora le possibilità che Gesù rassomigli “per caso” alle profezie stesse sono 1 su …  beh, vi faccio vedere il numero.

1,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000

E' un 1 seguito da 157 zeri Per brevità i matematici dicono che è 10 alla 157° potenza: è approssimativamente la massa totale degli elettroni presenti nel modo conosciuto.

A chi crede non servono questi numeri per credere, perché se hai creduto, sai da solo, sai da sola quale cambiamento  ha provocato in te Gesù nel momento che lo hai accettato.

Vorrei ascoltare assieme a voi una canzone, che in appena tre minuti, spiega quello che io ci ho messo quaranta a spiegare...


 "E la gente festa farà"

Il Natale è da sempre sinonimo di gioia, perché non possiamo come uomini fare a meno del Natale.

Il Natale ci dice he Gesù è veramente il Salvatore, che Cristo è veramente disceso dal Cielo, che la salvezza è realmente a portata di mano, se credi nel Natale e accetti la Pasqua. Se credi che Dio è realmente sceso tra noi, e accetti che ne hai bisogno per coprire le tue colpe

A chi crede serve di sapere che  era necessario il Natale, Dio che scende in forma di uomo, per portare salvezza a Pasqua:

“ Il popolo che camminava nelle tenebre vede una gran luce; su quelli che abitavano il paese dell’ombra della morte la luce risplende” (Isaia 7:14)

Preghiamo.

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03 dicembre 2017

Chi pagherà il debito? - Il Libro di Isaia 3° parte

Qualsiasi cosa avessimo fatto, non saremmo mai stati capaci di ripagare il debito verso Dio per tutto quello che ha fatto per noi. E' per quello che Egli stesso sarebbe disceso come uomo per mettere a paro i conti in vece nostra.
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Per chi non c’era le scorse due settimane,  abbiamo iniziato lo studio del libro di Isaia  con una panoramica di tutto il libro.

E' difficile fare una “panoramica”, perché il libro non è scritto come una “storia lineare”, un inizio, un centro, una fine, ma è la raccolta delle rivelazioni che Dio fa ad Isaia durante un periodo di oltre sessanta anni, alternate a racconti di ciò che Isaia vive e vede nel frattempo in Giuda.

Isaia scrisse più di settecento anni prima di Cristo,  e descrive come pian piano il popolo di Dio va lontano dalle leggi di Dio,  e cosa riceve in cambio... e non sono cose belle!

Un unico popolo ma ormai diviso in due regni, Giuda ed Israele.

Nella primo messaggio  avevamo visto i primi 39 capitoli,  che avevamo intitolato “Guai”. Se siamo abituati al Dio d’amore e di misericordia del Nuovo Testamento,  qui dobbiamo rivedere il nostro giudizio; troviamo un Dio duro,contro il suo popolo,  che permettere punizione su punizione,  distruzione su distruzione,  massacro su massacro.

Ma, con Simone nel secondo messaggio, abbiamo visto che il Signore non serba la sua ira per sempre, ma che anzi Dio è pronto a perdonare e ad amare fino alla millesima generazione SE lo riconosciamo come nostro Signore al di sopra di ogni cosa.

Nei capitoli da 1 a 39 il linguaggio è duro,  ma come vi ho detto non è un libro “cronologico”, per cui i messaggi e le verità di Dio sono contenute lungo tutto il libro.

E Dio “semina” piccole parole  che fanno riferimento ad un “residuo”, una minima parte del suo popolo,  che tuttavia esiste all'interno di quella situazione tutta sbagliata; una parte che prima o poi tornerà a Dio... ma non per proprio merito.

Se la prima parte si intitolava “GUAI”,  e la seconda “Il Signore non serba la sua ira per sempre”, la terza parte la potremmo intitolare  “GIOIA” o “Non temere!”. Abbiamo già visto nelle due prediche precedenti l'apertura del capitolo 40. Questa:

“«Consolate, consolate il mio popolo», dice il vostro Dio. «Parlate al cuore di Gerusalemme e proclamatele che il tempo della sua schiavitù è compiuto; che il debito della sua iniquità è pagato, che essa ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati». .” (Isaia 40:1-2)

Dio parla di una schiavitù: ricordate che quando scrive Isaia e Giuda non era stato ancora deportato in Babilonia, e Israele non era stato ancora deportato in Assiria Il ricordo della schiavitù in Egitto era lontano...

Di quale schiavitù sta parlando Dio, allora? Leggiamo Isaia 2:

“Infatti tu, Signore, hai abbandonato il tuo popolo, la casa di Giacobbe, perché sono pieni di pratiche divinatorie, praticano le arti occulte come i Filistei, fanno alleanza con i figli degli stranieri.  Il suo paese è pieno d’argento e d’oro e ha tesori a non finire; il suo paese è pieno di cavalli e ha carri a non finire.  Il suo paese è pieno di idoli: si prostra davanti all’opera delle sue mani, davanti a ciò che le sue dita hanno fatto.” (Isaia 2:6-8)

Il popolo si è creduto “libero” dopo l'Egitto, e ha cominciato ad approfittare di questa nuova libertà concessa, tanto da cadere di nuovo in una schiavitù forse peggiore della prima; la schiavitù della superstizione (pratiche divinatorie, arti occulte), la schiavitù del denaro (argento e oro), la schiavitù dell'avere (cavalli e carri), la schiavitù di dei costruiti a propria immagine e somiglianza nel modo che più gli fa comodo (idoli, opera delle sue mani).

Ciclicamente l'uomo vive questa situazione: passiamo da momenti terribili (una guerra, una dittatura, una carestia) dove invochiamo Dio come ultimo rifugio; e poi, non appena le cose si mettono a posto un po', facciamo della libertà per cui avevamo pregato Dio il posto dove facciamo come ci pare e piace.

Facciamo allora come se questa terra e non il Cielo fosse la nostra casa in eterno; ci “mettiamo comodi”,  cerchiamo di conoscere il nostro futuro attraverso gli oroscopi, accumuliamo denaro e averi come se fossero per sempre nostri, e alla fine ognuno si fa un proprio dio da adorare: il danaro, il sesso, la carriera, una squadra di calcio, ecc.

Tutto questo Dio lo chiama “iniquità”. Parola difficile: cosa significa?

Iniquità è una parola di origine latina composta da due parti: “in” = “non” e “equitas” = “piano, paro, parallelo, giusto”

Rileggiamo i versetti del capitolo 40;

“«Consolate, consolate il mio popolo», dice il vostro Dio. «Parlate al cuore di Gerusalemme e proclamatele che il tempo della sua schiavitù è compiuto; che il debito della sua iniquità è pagato, che essa ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati». .” (Isaia 40:1-2)

Dio dice che c'era un debito  che è dato dalla iniquità del popolo.

Dio dice che il suo popolo è “iniquo”, ovvero “non parallelo”,  non è in paro con quello che Dio ha fatto a suo favore,  non riconosce che non è per la sua bravura che è libero e in una terra feconda, e per questo non rende culto e non rispetta colui che lo ha reso possibile.

Io sono commerciante, e do delle cose ai miei clienti senza pagare: quelle cose hanno un costo, e i miei clienti hanno un debito. I miei clienti per mettersi “in paro”  prima o poi debbono pagare il costo di ciò che gli ho dato.

Cosa ci ha dato Dio?  Potremmo mai ripagare Dio per la creazione? No di certo! Ma Dio ci offre la possibilità UNICA di “pareggiare il conto” di ciò che ha fatto lui, con la semplice obbedienza alle sue leggi. E' un affare!!! E, se non lo fai, sei “iniquo”.

Il debito di cui parla qui Dio era un debito di gratitudine verso di lui  per averli liberati dalla schiavitù d'Egitto e per essere assieme a loro in ogni istante. (Vi ricordate? La colonna di fuoco la notte e la nuvola il giorno nel deserto.)

Il debito che ci rende iniqui di fronte a Dio è nella nostra stessa natura umana sin dalla creazione.

“Ecco il giardino di Eden, Adamo ed Eva, l'ho cerato per voi, è tutto vostro; solamente, non toccate quell'albero”...

“La donna osservò che l’albero era buono per nutrirsi, che era bello da vedere e che l’albero era desiderabile per acquistare conoscenza; prese del frutto, ne mangiò e ne diede anche a suo marito, che era con lei, ed egli ne mangiò” (Genesi 2:6)

Iniqui.

“Io vi ho liberato dalla schiavitù in Egitto, ho aperto il Mar Rosso per fari passare; solamente, non adorate altri dei   all'infuori di me...”

“E tutto il popolo si staccò dagli orecchi gli anelli d’oro e li portò ad Aaronne.  Egli li prese dalle loro mani e, dopo aver cesellato lo stampo, ne fece un vitello di metallo fuso. E quelli dissero: «O Israele, questo è il tuo dio che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto!» “ (Esodo 32:3-4)

Iniqui.

“Io vi do ricchezza e benessere, e dei capi per guidarvi e aiutarvi; solamente, aiutate anche chi non ha nulla nella nostra società, ovvero vedove ed orfani.”

 “I tuoi prìncipi sono ribelli e compagni di ladri. Tutti amano i regali e corrono dietro alle ricompense; non fanno giustizia all’orfano e la causa della vedova non giunge fino a loro.” (Isaia 1:23)

Iniqui.

Eppure, il capitolo 40 si apre con la parola “Consolate”. La parola più usata nella prima parte era “Guai” (21 volte); nella seconda Guai viene sostituita da  “Gioia” (17 volte), “Non temere” (12 volte) e “consolazione” (11 volte);  e poi speranza, letizia...

Dio dice che il debito è pagato, che il suo popolo non è più “iniquo” che sono “in pari” con quello che  lui ha fatto a suo favore.

Al capitolo 41 Dio dice questo di Giuda e Israele:

"Tu, che ho preso dalle estremità della terra, che ho chiamato dalle parti più remote di essa, a cui ho detto: “Tu sei il mio servo”, ti ho scelto e non ti ho rigettato. Tu, non temere, perché io sono con te; non ti smarrire, perché io sono il tuo Dio; io ti fortifico, io ti soccorro, io ti sostengo con la destra della mia giustizia.” (Isaia 41:9-10)

Cosa è successo? Il popolo è improvvisamente “rinsavito”, e ha deciso di onorare e rispettare il Signore?

Ma neanche per sogno!  Difatti Dio dice al capitolo  43:

“Tu non mi hai invocato, Giacobbe, anzi ti sei stancato di me, Israele!  Tu non mi hai portato l’agnello dei tuoi olocausti e non mi hai onorato con i tuoi sacrifici; io non ti ho tormentato con richieste di offerte, né ti ho stancato domandandoti incenso. Tu non hai comprato con denaro canna odorosa per me e non mi hai saziato con il grasso dei tuoi sacrifici; ma tu mi hai tormentato con i tuoi peccati, mi hai stancato con le tue iniquità. ” (Isaia 43:22-24)

No. Giuda e Israele non sono cambiati,  e , mi spiace dirlo, dall'epoca non siamo cambiati neppure noi.

Perché allora Dio cambia parere? Continuiamo a leggere il capitolo  43 per scoprirlo:

“Io, io, sono colui che per amore di me stesso cancello le tue trasgressioni e non mi ricorderò più dei tuoi peccati.” (Isaia 43:25)

E poi, al capitolo 48, riafferma;

Per amore del mio nome io rinvierò la mia ira, e per amore della mia gloria io mi freno per non sterminarti. ...“Per amore di me stesso, per amore di me stesso io voglio agire; perché infatti dovrei lasciare profanare il mio nome? Io non darò la mia gloria a un altro.” (Isaia 48:9, 11)

Eccolo, il motivo!  “Per amore di me stesso” dice Dio ben quattro volte in tre versetti. Dio ha capito che, quella sua creatura ribelle, pur sapendo quello che Dio ha fatto per lui, e pur conoscendo ciò che piace a Dio, continuerà nel suo folle progetto di non seguirlo,  di non rispettarlo e di non riconoscerlo come unico Dio

Tutto questo si può riassumere in una sola parola: peccato. La parola peccato significa “non centrare il bersaglio, andare fuori dalla sagoma che fa da bersaglio”.

Paolo espone il problema in questi termini:

“Mi trovo dunque sotto questa legge: quando voglio fare il bene, il male si trova in me.  Infatti io mi compiaccio della legge di Dio, secondo l’uomo interiore, ma vedo un’altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e mi rende prigioniero della legge del peccato che è nelle mie membra.  Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte?” (Romani 7:21-24)

Chi, o  cosa potrà mai interrompere questa spirale che ci vedrà ripetere in eterno gli stessi errori?

Capitolo 42:

“1 Ecco il mio servo, io lo sosterrò; il mio eletto di cui mi compiaccio; io ho messo il mio Spirito su di lui, egli manifesterà la giustizia alle nazioni. 2 Egli non griderà, non alzerà la voce, non la farà udire per le strade. 3 Non frantumerà la canna rotta e non spegnerà il lucignolo fumante; manifesterà la giustizia secondo verità. 4 Egli non verrà meno e non si abbatterà finché abbia stabilito la giustizia sulla terra; e le isole aspetteranno fiduciose la sua legge». 5 Così parla Dio, il Signore, che ha creato i cieli e li ha spiegati, che ha disteso la terra con tutto quello che essa produce, che dà il respiro al popolo che c’è sopra e lo spirito a quelli che vi camminano. (questo è il nostro “debito” che dovremmo “ripagare a Dio per tutto quello che ha fatto per noi) 6 «Io, il Signore, ti ho chiamato secondo giustizia e ti prenderò per la mano; ti custodirò e farò di te l’alleanza del popolo, la luce delle nazioni, 7 per aprire gli occhi dei ciechi, per far uscire dal carcere i prigionieri e dalle prigioni quelli che abitano nelle tenebre. (Isaia 42:1-7)

Ricordate che, già al tempo di Isaia, il popolo attendeva il “Messia”, che significa “l'unto”, il prescelto, colui che avrebbe riunito i due regni in uno solo, e avrebbe regnato con potenza.  Gli ebrei attendevano un re terreno,  che riunisse due regni terreni. Lo attendono ancora...

Nei piani di Dio invece c'era un re disceso dal Cielo, per riunire due regni molto più ampi: non solo Giuda e Israele, ma Ebrei e Gentili, ovvero, i “non ebrei”, ovvero, tutto il resto del mondo, affinché il popolo di Dio non fosse un popolo specifico, ma tutti coloro che avrebbero creduto in colui che avrebbe mandato.

Al capitolo 49 Dio descrive la grandezza e l'umiltà,  il disprezzo e la gloria di colui che sarebbe venuto a rendere le cose “pare” tra noi e Dio.

“Egli dice: «È troppo poco che tu sia mio servo per rialzare le tribù di Giacobbe e per ricondurre gli scampati d’Israele; voglio fare di te la luce delle nazioni, lo strumento della mia salvezza fino alle estremità della terra». Così parla il Signore, il Redentore, il Santo d’Israele, a colui che è disprezzato dagli uomini, detestato dalla nazione, schiavo dei potenti: «Dei re lo vedranno e si alzeranno; dei prìncipi pure e si prostreranno, a causa del Signore che è fedele, del Santo d’Israele che ti ha scelto». ” (Isaia 49:6-7)

Non un servo (è troppo poco! dice Dio)  può essere lo strumento della salvezza fino alle estremità della terra,  ma qualcuno che sia la luce delle nazioni ed ai cui piedi re e governanti di tutto il mondo si prostrino.

Più volte Dio aveva chiamato Giuda e Israele suoi servi;  se quindi nessuno del suo popolo  avrebbe mai potuto essere sufficiente per assolvere a questo compito,  CHI MAI avrebbe potuto?

Dio,  Dio solo, avrebbe potuto.  Lui solo; ma lui è Dio, è spirito, non è un uomo. Questo avrebbe significato mandare qualcuno  che avesse da un lato la sua medesima natura divina  e dall’altro una forma d’uomo per scendere sulla terra…,  per essere servo e strumento perfetto nelle mani del Signore

“ Ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele (Dio con Noi) ” (Isaia 7:14)

Il residuo, la discendenza divina di cui parla Isaia, tornerà, ma  non per merito proprio. Il debito della nostra iniquità che si chiama peccato, sarà pagato da un re.

Il re si chiamerà Gesù, e all'inizio del suo ministero terreno, leggerà nella sinagoga di Nazaret un brano da Isaia  pronunciando queste parole:

"Lo Spirito del Signore è su di me: mi ha consacrato per evangelizzare i poveri; mi ha mandato ad annunciare la liberazione ai prigionieri, il recupero della vista ai ciechi; per liberare gli oppressi dai loro oppressori.” (Luca 4:18)

Ma vedremo meglio questi due brani la prossima settimana.

Preghiamo

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