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12 novembre 2017

C'era una volta il popolo di Dio - Il libro di Isaia 1° parte

Se ci allontaniamo da Dio ci allontaniamo dalla sua benedizione e dalla sua protezione: se ritorniamo a Lui, Egli ci accoglie a braccia aperte.
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Oggi iniziamo una serie di messaggi sul libro più lungo della Bibbia: il libro di Isaia.

Sessantasei capitoli 1247 versetti,una  struttura simile all'intera della Bibbia; sessantasei capitoli, come sono sessantasei i suoi libri, divisibili in due parti, la prima di trentanove capitoli, come l’Antico Testamento, la seconda di ventisette, come il Nuovo Testamento.

Un libro che si apre con l’accusa di Dio verso l’uomo a motivo dei suoi peccati, così come si apre Genesi con il peccato originale, e che conclude la prima parte con la profezia della venuta del Principe di Giustizia, così come la predizione di Malachia chiude l’Antico Testamento.

Nella seconda parte troviamo Isaia che grida al popolo di Gerusalemme l’arrivo del Dio sceso in terra, così come il Battista aveva fatto nel Vangelo di Giovanni, e che si conclude con la visione di nuovi cieli e nuova terra così come il libro di Apocalisse narra al termine del Nuovo Testamento.

Tutti i libri della Bibbia sono importanti ma Isaia ha una enorme valore non  tanto per la lunghezza ma per tutte le profezie fatte in esso, tra cui la deportazione in Babilionia,  la distruzione del Tempio, e la nascita di Gesù,  e che si sono tutte avverate.

Lo avete mai letto tutto d’un fiato? Oppure lo avete “studiato”, con l’ausilio di qualche commentario?  O forse lo avete letto “qua e là”, soprattutto quando veniva citato in un altro passo e una nota sulla Bibbia vi rimandava ad Isaia?

Non vi preoccupate, non andremo a studiare in profondità il libro così come abbiamo fatto con Rut, ma sarà piuttosto un breve sguardo a volo d’uccello  per darvi un panorama generale, e magari stimolarvi a leggere di più a casa. Oggi vedremo la prima parte.

Questa prima parte è quella che intitolerei “C’era una volta il popolo di Dio”,  o più sinteticamente “GUAI”... e poi scopriremo perché.

Isaia scrive 739 anni prima della nascita di Gesù, e lo farà per una sessantina di anni.

Siamo circa a 400 anni dagli eventi narrati nel libro di Rut, il popolo di Dio aveva avuto grandi re come Davide e Salomone, ma poi si era diviso in due nazioni distinte, Israele a nord e Giuda a sud, siamo prima della deportazione in Babilonia e le cose non vanno molto bene secondo Dio!

“Udite, o cieli! E tu, terra, presta orecchio! Poiché il Signore parla: «Ho nutrito dei figli e li ho allevati, ma essi si sono ribellati a me.” (Isaia 1:2)

Cosa era successo? Dio li aveva liberati dalla schiavitù in Egitto, gli aveva dato un posto fertile dove vivere, li aveva protetti dai popoli ostili che erano tutto attorno. Era successo quello che accade con dei figli che tecnicamente si definiscono “scostumati”.

Avete presente quei figli  che non obbediscono mai, che vogliono tutto, che fanno il contrario di quello che gli dici. Questo erano diventati i figli di Dio.

L'adorazione era diventata solo una “tradizione”; si andava al tempio per “tradizione familiare”: “Siamo il popolo di Dio!”

E quello che è peggio, è che via via vengono aggiunti “obblighi” ai credenti che non erano compresi nella Legge:

“Poiché è un continuo dar precetto dopo precetto, precetto dopo precetto, regola dopo regola, regola dopo regola, un poco qui, un poco là!".” (Isaia 28:10)

“Beh- potrete dirmi – ma almeno saranno state  persone “virtuose”,  avranno una vita moralmente corretta”... Non proprio!

“Il Signore dice ancora: «Poiché le figlie di Sion sono altere, camminano con il collo teso, lanciando sguardi provocanti, procedendo a piccoli passi e facendo tintinnare gli anelli dei loro piedi” (Isaia 3:16 )

“Ed ecco che tutto è gioia, tutto è festa! Si ammazzano buoi, si scannano pecore, si mangia carne, si beve vino. «Mangiamo e beviamo, poiché domani morremo!.” (Isaia 22:13)

“Ok, Marco, vanno al tempio per abitudine,  aggiungono regole nuove alla Legge di Dio  ,fanno il “sesso ricreativo” mangiano bevono e gozzovigliano...  Ma almeno sanno che c'è un Dio che li ha salvati e protetti, vero?” Ma neanche a parlarne!

“Si tagliano dei cedri, si prendono degli elci, delle querce, si fa la scelta fra gli alberi della foresta, si piantano dei pini che la pioggia fa crescere.  Poi tutto questo serve all’uomo per fare fuoco, ed egli ne prende per riscaldarsi, ne accende anche il forno per cuocere il pane; e ne fa pure un dio e lo adora, ne scolpisce un’immagine, davanti alla quale si inginocchia. Ne brucia la metà nel fuoco, con l’altra metà prepara la carne, la fa arrostire e si sazia. Poi si scalda e dice: «Ah! mi riscaldo, godo a vedere questa fiamma!»  Con l’avanzo si fa un dio, il suo idolo, gli si prostra davanti, lo adora, lo prega e gli dice: «Salvami, perché tu sei il mio dio!»".” (Isaia 44:14-17)

Se vi suona familiare la situazione con l'attuale andamento italiano...  beh, non siete i soli! Si va in chiesa per tradizioni,  ogni giorno c'è una nuova legge, si mangia si beve e si fa sesso come se non ci fosse un domani, e ognuno si è fatto un proprio dio su misura.

In una situazione del genere,  ognuno potrebbe pensare: “E Dio, che fa?, Non vede tutto questo? Perché non interviene?"

Cosa fai con un figlio ribelle? Lo “leghi” alla sedia? Lo incateni? Semplicemente, cerchi di riportarlo sulla “retta via”:

 “Lavatevi, purificatevi, togliete davanti ai miei occhi la malvagità delle vostre azioni; smettete di fare il male;  imparate a fare il bene; cercate la giustizia, rialzate l’oppresso, fate giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova!  «Poi venite, e discutiamo», dice il Signore; «anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come la neve; anche se fossero rossi come porpora, diventeranno come la lana.  Se siete disposti a ubbidire, mangerete i frutti migliori del paese; ” (Isaia 1:16-19)

Ricordate che queste cose Dio le dice al capitolo 1, e Isaia ha scritto per circa sessanta anni,
per cui il popolo di Dio ha avuto tempo per  cambiare rotta... ma niente!

Nel tempo ho visto più situazioni simili, e la maggior parte delle volte  padre e figlio hanno diviso le loro strade.

Ma non per questo il padre ha smesso di amare il figlio, e anzi ha continuato a dirgli di ravvedersi dalla sua vita dissoluta.

Allo stesso modo, Dio ci ama, sempre, anche  quando andiamo “fuori dal seminato, e ci avverte di cosa ci accadrà se continuiamo.

Aveva mandato nei due regni dei profeti a farlo,   Osea in Israele e Isaia in Giuda,
per dire “questo è quello che meritate per come vi comportate, ma potete ancora tornare indietro”.

Se siete di quelli che conoscono Isaia solo per i “versetti famosi” (quelli che parlano della nascita di Gesù :”La vergine rimarrà incinta... lo chiamerà Emmanule”, oppure quelli che parlano del sacrificio di Gesù, dell'agnello sacrificale) potreste restare stupiti del linguaggio che Dio usa.

“Perciò farò tremare i cieli, e la terra sarà scossa dal suo luogo per l’indignazione del Signore degli eserciti, nel giorno della sua ira furente.  Allora, come gazzella inseguita, o come pecora che nessuno raccoglie, ognuno si volgerà verso il suo popolo, ognuno fuggirà al proprio paese.  Chiunque sarà trovato sarà trafitto, chiunque sarà preso cadrà di spada.  I loro bimbi saranno schiacciati davanti ai loro occhi, le loro case saranno saccheggiate, le loro mogli saranno violentate. .” (Isaia 13:13-16)

E’ un Dio che non ti aspetti, duro,  spietato persino col suo popolo.

“Per questo il Signore farà sorgere contro il popolo gli avversari di Resin ed ecciterà i suoi nemici: i Siri da oriente, i Filistei da occidente; essi divoreranno Israele a bocca spalancata. Con tutto ciò, la sua ira non si calma e la sua mano rimane distesa. Il popolo non torna a colui che lo colpisce e non cerca il Signore degli eserciti.” (Isaia 9:10-12 )

Nei primi 39 capitoli Dio inizia 21 volte una frase  con la parola GUAI (in ebraico “owy” = ti meriti questo).

Dio non punisce direttamente, ma si ritrae dal benedire e proteggere il suo popolo, PERMETTENDO che altri popoli  lo facciano. La mano che rimane distesa è come se dicesse “vai”  ai popoli che invadono Israele e Giuda.

Nei primi trentanove capitoli Dio manda l’uno contro l’altro,  dodici popoli,  i quali divengono a turno conquistatori prima e conquistati poi ,  distruttori prima e distrutti poi.

Dio promette vendetta  contro Babilonia, contro l’Assiria, Moab, Damasco, Etiopia, Egitto, Edom, Tiro, Kedar,  e infine anche e soprattutto Israele, e Giuda.

E' la medesima reazione che avrebbe un padre vedendo quelli che fanno del male a un figlio: “So che mio figlio si merita tutto questo, ma odio chi gli sta facendo del male”.

Una piccola nota per noi: spesso siamo dei figli “scostumati”. siamo disobbedienti e alla fine paghiamo la nostra disobbedienza: non siamo benedetti e non siamo protetti,  ma questo non significa che Dio ci odia o che gioisce per chi ci fa del male.

Lo stesso Isaia, di fronte a tanta devastazione,  forse con gli occhi pieni di lacrime, chiede a Dio: "Fino a quando, Signore?".(Isaia 6:11) Se Isaia si aspettava dal Signore un “ancora per poco”  si sbagliava di grosso!

"E io dissi: «Fino a quando, Signore?» Egli rispose: «Finché le città siano devastate, senza abitanti, non vi sia più nessuno nelle case, e il paese sia ridotto in desolazione; 12 finché il Signore abbia allontanato gli uomini, e la solitudine sia grande in mezzo al paese. 13 Se vi rimane ancora un decimo della popolazione, esso a sua volta sarà distrutto” (Isaia 6:11-13a)

Che succede? Io non riconosco questo Dio spietato!

Uno dei fondamenti della nostra fede,  è la certezza che Dio è SANTO: essere santi significa non solo essere senza peccato, ma ODIARE il peccato.

Se c'è il peccato, Dio non ci può essere.

Dove Dio è presente, là c'è la sua benedizione e la sua protezione. Dove Dio non è presente benedizione e protezione vengono meno.

Dio aveva iniziato dicendo «Ho nutrito dei figli e li ho allevati, ma essi si sono ribellati a me.” I figli erano usciti dalla casa , Dio non era più al centro della vita

C'è un detto italiano che recita: “non si muove foglia che Dio non voglia” ovvero, “tutto quello che accade è perché Dio lo vuole.

Ed è ASSOLUTAMENTE SBAGLIATO! Dio conosce prima tutto quello che accade, ma non tutto quello che accade è approvato da Dio, (oserei dire che gran parte di quello che accade NON è approvato da Dio), ma siamo noi che ci mettiamo nelle condizioni di riceve il male, perché non siamo più alla presenza di Dio, non abbiamo più la sia benedizione, né la sua protezione.

L'abbiamo detto tante volte, che se se vivi la tua vita con Dio  questo non significa che la tua vita sarà tutta rose e fiori, ma che nel momento del bisogno Dio sarà lì pronto ad aiutarti.

C’è il sorriso di Dio per chi lo segue, ma c’è anche l’ira di Dio per chi,  avendolo conosciuto, si allontana da lui. Ma, sapete, Dio è il padre perfetto , e un padre perfetto non potrà mai odiare suo figlio; lascerà sempre la “porta aperta” per quel figlio  casomai dovesse tornare. Leggiamo la seconda parte del versetto 13 al capitolo 6:

“ma, come al terebinto e alla quercia, quando sono abbattuti, rimane il ceppo, così rimarrà al popolo, come ceppo, una discendenza santa.” (Isaia 6:13 )

Cosa significa questo? Significa che, nonostante i figli se ne siano andati, nonostante siano stati distrutti  perché lontani dalla benedizione e dalla protezione di Dio, proprio in mezzo a quei figli ribelli  nascerà una generazione SANTA! Una discendenza differente da tutto il resto del mondo!

Dio fa dire ad Isaia: “Un residuo, il residuo di Giacobbe tornerà al Dio potente.” (Isaia 10:21)

C'era una volta un popolo, il popolo che Dio amava,  che sarà sì distrutto,  ma un piccolo residuo rimarrà, e tornerà da lui!  E darà come frutto una discendenza... SANTA!

Qualcuno che tornerà al Signore ci sarà, qualcuno che guarderà oltre la propria vita, che non penserà solo al proprio comodo, come il re Ezechia il quale,  nel sapere che la deportazione a Babilonia  sarebbe avvenuta dopo il suo regno,  esclamerà:

"La parola dell’Eterno che hai pronunciata è buona". Poi aggiunse: "Vi sarà almeno pace e sicurezza durante la mia vita".” (Isaia 39:8)

In pratica Ezechia dice: ”...che m’importa… tanto per quell’epoca sarò morto e sepolto!”

Siamo giunti al capitolo 39, e qui termina la sezione “GUAI” Infatti, dal capitolo 40 il linguaggio è completamente differente:

«Consolate, consolate il mio popolo», dice il vostro Dio.  «Parlate al cuore di Gerusalemme e proclamatele che il tempo della sua schiavitù è compiuto; che il debito della sua iniquità è pagato, che essa ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati» (Isaia 40:1-2)

L'ira di Dio non dura in eterno, ma dura per un tempo, e avendo visto che non eravamo proprio capaci di non peccare, avrebbe scelto uno solo da condannare a morte, perché noi potessimo vivere:

“Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti.” (Isaia 53:5 )

Ma questo lo vedremo la prossima volta

Preghiamo.
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