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16 luglio 2017

Testimoni visibili del Dio invisibile

Battezzarsi per testimoniare Cristo e rendere visibile il Dio invisibile.

(Il culto battesimale si è svolto all'aperto per cui l'audio del messaggio risulta essere molto disturbato a causa del forte vento)

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Oggi siamo qui per fare dei battesimi. Che cosa significa battezzare, e perché lo facciamo?

La parola “battesimo” viene dal greco “baptizo”,  in greco, significa semplicemente “immergere completamente qualcosa in un liquido”;  in inglese la parola è rimasta praticamente la stessa “Bath”,  in italiano è diventata “bagno”. Quando ci facciamo il bagno nel lago ci immergiamo completamente in esso.

Ma “baptizo” in greco significa molto di più di “bagno”;  significa “immergere qualcosa in un liquido per cambiare la sua natura o il suo aspetto”. Era l'atto che facevano i tintori di stoffe a Gerusalemmeimmergevano un lino bianco per farlo riemergere di un altro colore.

Quindi battezzare significa si immergere,ma anche cambiare, penetrare a fondo nelle fibre per mutarne non solo l'aspetto,  ma la natura profonda.

Chi battezziamo? Chi “crede”. Non i neonati, ma coloro di qualsiasi età che hanno ascoltato, hanno capito, e hanno creduto; per questo lo chiamiamo “il battesimo dei credenti”.

Non li battezziamo per farli entrare a far parte della nostra chiesa, non serve essere battezzati da adulti per venire da noi la domenica, (magari consigliamo di farlo, ma mai lo imponiamo).

Molte delle persone che battezziamo oggi tra qualche tempo non le vedremo più. Alcuni  andranno in altre città, altre nazioni, forse raggiungendo altri familiari, forse per motivi di lavoro, forse per altro.

Le prime chiese erano proprio così, raramente diventavano dei grandi “serbatoi” di credenti, dei laghi che man mano si ingrandivano e diventavano enormi, ma piuttosto erano come degli approdi su un  fiume, dove la corrente della vita li portava  ad attraccare per un breve periodo. Dove venivano “nutriti” spiritualmente e molte volte nutriti fisicamente, per poi riprendere la corrente  e poi continuare  seguendo la corrente della propria vita, portando il nome di Gesù più a valle.

La nostra chiesa non è non sarà mai la meta per la propria vita, ma piuttosto l'approdo per un periodo di essa.

Perché li battezziamo? Perché Gesù ha chiesto di essere battezzato, perché Gesù ci ha chiesto di battezzare.

E allora battezziamo chi chiede di essere battezzato, non basandoci sul fatto o meno  che frequenti la nostra chiesa da tempo, o che abbia fatto un “corso speciale” e neppure che sia “perfetto”, senza peccato, puro, che non abbia mai fatto sbagli,  piccoli o grossi.

Li battezziamo, perché desiderano testimoniare la loro fede in Gesù, qualsiasi sia stata la loro vita passata o presente.

Noi battezziamo SOLO peccatori, ma...  e questa frase la termino alla fine del messaggio.

Forse vi starete chiedendo cosa ci sia nella scatola che ho qui di fronte

Vorrei iniziare oggi con un gioco vecchio quanto me e forse più... il “telefono senza fili”. Uno di voi verrà qui da me e guarderà l'oggetto per due secondi e poi sussurrerà nell'orecchio del suo vicino di cosa si tratta,
poi il vicino al suo vicino, e così via. Alla fine confronteremo l'oggetto con l'informazione che è giunta all'altro capo di questo “telefono virtuale”.

Pronti? Via! (Durante il messaggio l'oggetto era una grossa chiave)

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Cosa ha fatto la persona che ha guardato dentro la scatola? Semplicemente, ha provato a descrivere con le parole  qualcosa che ha visto per un brevissimo spazio di tempo.

Con le parole lui (o lei) ha cercato di rendere visibile ciò che per il primo della fila era invisibile, il quale a sua volta a cercato di rendere visibile l'oggetto invisibile al suo vicino, e così via.

Ma, per quanto possano essere state accurate le descrizioni, quasi nessuno è riuscito a conoscere quale fosse veramente l'oggetto...  nessuno è riuscito a capire la sua vera natura: non una chiave, ma un cavatappi!

E' il nostro limite umano: non riusciamo a descrivere a parole ciò che non abbiamo visto, che qualcuno ci ha forse raccontato, ma di cui in fondo non conosciamo  né la forma né la sua natura profonda cosa o chi sia,  e cosa faccia.

Se non siamo capaci di descrivere un oggetto fisico,  e di capirlo, figuriamoci quando parliamo del mondo spirituale!

Giovanni 1:18 afferma: “Nessuno ha mai visto Dio”.

Ma quello che stanno facendo oggi i nostri battezzandi, è di testimoniare la fede in qualcuno che la stessa Bibbia, dice che nessuno ha mia visto!

Sapete, Dio ci ha creati, e ci conosce, sapeva che avremmo avuto bisogno di VEDERE per credere.... in fondo, San Tommaso mica era differente da noi! Infatti il versetto di Giovanni 1:18 continua dicendo: ’solo l'unico Figlio, Dio, che è unito al Padre, è quello che ce l'ha fatto conoscere!”

Gesù è venuto per questo scopo: Paolo dice in Colossesi 1:15 che  “Cristo è l'immagine del Dio invisibile.” (PV). Un'altra  traduzione dello stesso passo dice che “Il Dio invisibile si è fatto visibile in Cristo.” (TILC)

La missione di Gesù in terra era quella di rendere visibile l'invisibile, così che potessimo come uomini
credere non in ciò che non vedevamo,ma in ciò che vedevamo. Gesù stesso afferma in “Giovanni 14:9b Chi ha visto me, ha visto il Padre”

Ma, anche qui, c'e un problema: Gesù è sceso, ma è tornato al Padre... come avrebbero creduto le persone senza vedere?

Sapete, quello che oggi fanno i battezzandi è proprio questo: rendere visibile l'invisibile:  1 Giovanni 4: 15 dice: “Chi riconosce pubblicamente che Gesù è il Figlio di Dio, Dio rimane in lui ed egli in Dio.”

Justice, Edosa, Destiny, Michelle e Samuele  riconoscono oggi pubblicamente che Gesù è il figlio di Dio.

Battezzarsi non è semplicemente “fare un bagnetto nel lago” ma è ricevere in se l'immagine di Dio, divenire l'immagine visibile di un Dio invisibile.

Justice, Edosa, Destiny, Michelle e Samuele  quando le persone guarderanno in voi, dovranno vedere il Dio di compassione, di giustizia, di misericordia, di amore, che oggi riconoscete ed accettate pubblicamente.

Vi battezziamo perché quest'acqua  cambi la natura profonda di voi stessi, perché lasci traccia, vi “colori” di Cristo, vi cambi per sempre.

All'inizio del messaggio non ho terminato una frase: noi battezziamo SOLO peccatori, ma... peccatori che hanno deciso di  impegnarsi a cambiare la propria vita, da ora in avanti.

Così che, quando lascerete l'approdo della nostra chiesa  il fiume della vita vi porti verso altri luoghi, dove le persone possano vedere in voi il Dio invisibile, e diventare testimoni visibili dell'amore di Gesù.

Preghiamo.

09 luglio 2017

La forza di Gesù per portare frutto

Portare frutto ha a che fare con la potenza di Gesù, non con le nostre capacità, le nostre abilità o i nostri doni.

Michele Carlson ci spiega perché Gesù ce l'abbia tanto con un fico in Marco 11, usandolo come illustrazione per mostrare che dobbiamo accettare il cambiamento delle nostre vite se vogliamo portare frutto.
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"Così Gesù entrò a Gerusalemme nel tempio; e dopo aver osservato ogni cosa intorno, essendo già l’ora tarda, uscì per andare a Betania con i dodici.  Il giorno seguente, quando furono usciti da Betania, egli ebbe fame.  Veduto di lontano un fico, che aveva delle foglie, andò a vedere se vi trovasse qualche cosa; ma, giunto al fico, non vi trovò nient’altro che foglie; perché non era la stagione dei fichi.  E rivolgendosi al fico, gli disse: «Nessuno mangi mai più frutto da te!» E i suoi discepoli l’udirono.  Vennero a Gerusalemme e Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare coloro che vendevano e compravano nel tempio; rovesciò le tavole dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombi;  e non permetteva a nessuno di portare oggetti attraverso il tempio.  E insegnava, dicendo loro: «Non è scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti”? Ma voi ne avete fatto un covo di ladri».  I capi dei sacerdoti e gli scribi udirono queste cose e cercavano il modo di farlo morire. Infatti avevano paura di lui, perché tutta la folla era piena d’ammirazione per il suo insegnamento.  Quando fu sera, uscirono dalla città. La mattina, passando, videro il fico seccato fin dalle radici. Pietro, ricordatosi, gli disse: «Rabbì, vedi, il fico che tu maledicesti è seccato».  Gesù rispose e disse loro: «Abbiate fede in Dio!»" (Marco 11:11-22)

"Gesù rispose loro: «Io vi dico in verità: se aveste fede e non dubitaste, non soltanto fareste quello che è stato fatto al fico; ma se anche diceste a questo monte: “Togliti di là e gettati nel mare”, sarebbe fatto.»" (Matteo 21:21)

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02 luglio 2017

Metti Gesù per primo

Cosa metti per primo nella valigia della tua vita? Metti ciò che ti darà piacere, o ciò che è realmente importante? Metti Gesù per primo!
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Prima di iniziare vi prego di girare i vostri appunti, e di mettere il vostro nome in fondo sulla riga; il foglio ti servirà alla fine della predicazione.

Uno dei momenti più “delicati” nella mia famiglia prima di partire per un viaggio è quello del “fare le valige”.

Quando stai andando in un posto per un tempo,  breve, medio o lungo che sia, è importante avere con se le cose che ti saranno più utili, che forse non troverai nel luogo dove sei diretto, o che forse costerebbero troppo se acquistate sul luogo.

Dopo qualche anno di matrimonio, mia moglie ed io, siamo giunti ad un accordo di “non belligeranza” : “Ognuno fa la propria valigia”.

Già, perché ognuno di noi due ha un metodo differente su come farla, cosa mettere, ma soprattutto “cosa mettere per primo”.

Per me, quando vado in un posto,  è importante avere con me la mia attrezzatura fotografica, e per questo agli inizi era sempre la prima cosa che mettevo.

Poi mettevo un buon libro per leggere, poi la musica da ascoltare  (all'epoca era molto ingombrante con registratore e musicassette)...

Alla fine, mi ritrovavo che non c'era più spazio per le “altre cose” che, in fondo, erano quelle più importanti, quelle fondamentali... tipo... i vestiti... le mutande... o lo spazzolino... o la Bibbia...

Col tempo, ho capito, che nella mia valigia devo mettere PRIMA le cose indispensabili, importanti, vitali, poi tutto il resto... se c'è spazio, perché quando lo spaio è finito, è finito, ed io ho solo quella valigia con me.

Sapete, la mia valigia somiglia tanto alla mia vita. Non so voi, ma alla mia giornata  bisognerebbe aggiungere sempre un tre o quattro ore alle ventiquattro; forse così ce la farei a fare tutto quello che devo fare. Corro, mi affanno, sono nervoso e stressato …  e non arrivo mai a sentirmi e ad essere veramente in pari.

Ordini da evadere al negozio,  appuntamenti dal medico,  stufe e camini da pulire durante l’intervallo pranzo,  cose da riparare in casa,  riunioni di scuola dei figli, riunioni di chiesa,  liste della spesa…

Ma non posso moltiplicare le mie ore, così come non posso portare un'altra valigia.

Dovrei avere un “metodo” che mi aiuti a decidere cosa mettere per primo nella valigia della mia vita, così che le cose realmente importanti prendano lo spazio prima che glie lo rubino le cose  magari buone, magari utili, magari divertenti,  ma non fondamentali.

Devo dire che, negli anni, sono migliorato nel fare la mia valigia, non per merito mio, ma per merito di una moglie paziente che mi ha “insegnato”  a farla. Che mi ha spiegato cosa fossero le cose importanti da mettere per prime, e come trovare posto a tutto il resto che non è fondamentale.

Se ho trovato qualcuno che mi ha aiutato con la mia valigia per le vacanze, dovrei trovare anche qualcuno che mi aiuti con la valigia della mia vita.

C’è qualcuno che è un po' più esperto di mia moglie in questo settore. Leggiamo assieme Luca 9:57-62:

“Mentre camminavano per la via, qualcuno gli disse: "Io ti seguirò dovunque andrai". E Gesù gli rispose: "Le volpi hanno delle tane e gli uccelli del cielo dei nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo". A un altro disse: "Seguimi". Ed egli rispose: "Permettimi di andare prima a seppellire mio padre". Ma Gesù gli disse: "Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; ma tu va' ad annunziare il regno di Dio". Un altro ancora gli disse: "Ti seguirò, Signore, ma lasciami prima salutare quelli di casa mia". Ma Gesù gli disse: "Nessuno che abbia messo la mano all'aratro e poi volga lo sguardo indietro, è adatto per il regno di Dio".  (Luca 9:57-62 )

CONTESTO

Questo episodio accade quando Gesù ha già fatto innumerevoli miracoli, risuscitato morti, guarito ammalati, scacciato demoni,  sfamato 5000 persone con cinque pani e due pesci. E' in Samaria, sulla strada verso Gerusalemme  e chiede ad alcuni di trovare un posto per dormire. I Samaritani, che odiavano i Giudei, rispondono “non se ne parla neanche”. Per questo i discepoli, “con grande amore”, dissero a Gesù:

"Maestro, vuoi che ordiniamo che scenda un fuoco dal cielo che li bruci tutti?" (Luca 9:54b PV)

In questo brano ci sono tre persone che, al pari mio, non sanno cosa mettere per primo in valigia.

Tutti e tre hanno un sano desiderio di seguire Gesù,  ma ognuno di loro cerca di mettere per primo  la cosa sbagliata in valigia.  Vogliamo trarre qualche insegnamento da loro.

1. Devo seguire Gesù ADESSO

La risposta dell'uomo: “IO TI SEGUIRO’ PER SEMPRE ... IN FUTURO “

"Io ti seguirò dovunque andrai" (v 57)

Sembra una bella affermazione, vero? Ci aspetteremmo che Gesù gli dica “Ben detto! Bravo! Ti stimo!”  E invece... no.

"Le volpi hanno delle tane e gli uccelli del cielo dei nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo" (v. 58)

Gesù fa il paragone con due animali “estremi”: La volpe, che è un cacciatore notturno, esce dalla tana la notte e vi rientra di giorno. Gli uccelli, che volano di giorni e vi fanno ritorno la sera.

Gesù dice all'uomo : “Persino loro hanno un posto dove dormire, e nessuno glie lo contesta, mentre a me, che ho fatto tutto il bene che ho fatto fino ad ora... mi viene negato un posto dove poter dormire. Tu dici che vuoi seguirmi... da ora in avanti... in futuro... ma sai REALMENTE cosa stai promettendo? Perché, quello che hanno fatto a me., lo faranno anche a te."

In Giovanni 15 dice:

“Se il mondo vi odia, sapete bene che prima di voi ha odiato me.  Ricordatevi della parola che vi ho detta: “Il servo non è più grande del suo signore”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.” (Giovanni 15:18, 20)

Come uomini siamo così bravi ad usare le parole  “per sempre”, “ovunque”, “in ogni situazione”.  Salvo poi, quando siamo messi alle strette, dimenticare le nostre promesse.

Vi ricordate Pietro? “Io non ti rinnegherò mai!” Qualche ora dopo :”Io no so chi sia costui!”

Gesù non vuole promesse, “nel futuro” ma vuole un impegno nel presente;  sta dicendo all’uomo:
“Non promettere prima di avermi messo per primo nella tua valigia. Vieni assieme a me ora, ascolta, e sii pronto ad essere rinnegato.”

2. Devo seguire Gesù nonostante il mio PASSATO

La risposta dell'uomo: IO TI SEGUIRO’... MA PRIMA FAMMI SEPPELLIRE IL MIO PASSATO

"Permettimi di andare prima a seppellire mio padre". (v. 59)

Qua Gesù sembra senza pietà. Pensiamo: “In fondo il figlio sta cercando di onorare la memoria del padre. Sta facendo una cosa buona. Lo dovresti lodare, piuttosto che sgridarlo!”

"Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; ma tu va' ad annunziare il regno di Dio" (v. 60)

Gesù non lo sta “sgridando”, ma gli sta dicendo:  “Cosa metti per primo nella tua valigia? Il  Regno di Dio, o la morte di un uomo? Metti qualcosa che puoi cambiare, la vita eterna  a molti, o qualcosa che non puoi cambiare, la morte di tuo padre? "

Gesù sta dicendo: “Il passato è passato, devi scegliere di seguirmi nonostante esso."

Alcune volte il “cadavere” che vorremmo prima seppellire, è quello di un qualcosa nella nostra vita precedente alla conversione per cui ci vergogniamo, per cui ci sentiamo indegni di servire.

In questo modo possiamo attendere mesi, anni,  non sentendoci mai degni di essere collaboratori per il Regno di Dio,  rendendo inefficaci i doni che Dio ci ha affidato per il bene della sua chiesa. Gesù non vuole promesse, ma azione; sta dicendo all’uomo: “Figlio mio, il passato è passato! Tu sei una nuova creatura. Sei appena uscito dal cimitero e ancora stai a parlare di cadaveri! Mettimi per primo all’interno della tua valigia, qualsiasi sia stata la tua vita prima di me!”

3. Devo seguire Gesù invece del mio PRESENTE

La risposta dell'uomo: IO TI SEGUIRO’, MA PRIMA FAMMI RIPOSARE DAL MIO PRESENTE

“Ti seguirò, Signore, ma lasciami prima salutare quelli di casa mia" (v. 61)

Anche qui, la risposta di Gesù sembra molto “dura”, forse la più dura di tutte:

"Nessuno che abbia messo la mano all'aratro e poi volga lo sguardo indietro, è adatto per il regno di Dio" (v. 62)

Eppure, anche qui sembra che la richiesta dell'uomo sia più che lecita: “Che male c'è nel lasciargli salutare la sua famiglia?”

Anche questa volta Gesù cerca di portare il nostro impegno verso di lui  ad un livello più alto di quello che possiamo pensare

Se qualche volta è solo il ricordo del cadavere,  altre volte è proprio il cadavere che ci teniamo ancora attaccati sulle spalle  e da cui non vogliamo realmente staccarci  a impedire la nostra vita di credenti.

L'impegno per Gesù è prioritario a qualsiasi cosa... ma ha una ricaduta suprema!

«Io vi dico in verità che nella nuova creazione, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, anche voi che mi avete seguito sarete seduti su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele..” (Matteo 19:28)

E per noi?  Cosa significa per noi mettere per primo Gesù nella nostra valigia?

Vedete, non si tratta semplicemente di  ridistribuire i minuti o delle ore  dedicate a ciascuno degli impegni delle nostre vite,  o dello spostamento dei nostri eventi sociali o di famiglia.

Ma significa cambiare i valori che regolano la mia vita.

Se metto la macchina fotografica o la musica, significa che per me la cosa importante è il mio piacere.

Ma se nella mia valigia metto per primo spazzolino e mutande, significa che per me la cosa importante e emanare un buon profumo ogni giorno.

Il mio impegno quotidiano… più volte al giorno …sempre  deve essere quello di chiedermi: ”Sto davvero mettendo per primo Gesù nella mia vita? Il mio primo atto della giornata è una preghiera al mio Signore?  Sto leggendo copiosamente la Sua Parola più di quanto legga i giornali o veda a TV? 
La prima domanda che mi faccio di fronte a un problema è -Cosa farebbe Gesù-? Quale testimonianza sto dando al mondo attorno a me della mia fede?  Riescono gli altri a vedere in me la gloria del mio Signore?”

Mettere Gesù per primo nel mio matrimonio e nella mia famiglia  non significa esclusivamente crescere i miei figli nel timore e nell’amore di Dio,  ma dimostrare col mio comportamento e con le mie parole  che in ogni cosa,  in ogni decisione,  in ogni problema  io metto Gesù per primo all’interno della mia valigia.

Ma mettere Gesù per primo significa anche saper dire dei NO  quando mi accorgo che quella determinata attività,  anche se buona in se,  mi porta a dover prendere troppo posto dentro la valigia,  togliendolo alle cose importanti dinanzi al mio Signore.

Se questa valigia  rappresenta la mia vita,  le prime cose che metto sono le cose importanti  - Dio,  la mia famiglia nella carne e quella della chiesa,  la mia salute spirituale-  le cose per le quali  se tutto il resto fosse perso,  la mia vita sarebbe ancora piena.

Cosa accadrebbe se rubassero la borsa della tua vita nella quale hai riposto per prime cose
che per te sono più importanti, ma non per Gesù? I tuoi soldi, la tua posizione sociale, la tua casa, il tuo lavoro... Cosa ti rimarrebbe per sostenere la tua vita?

Lo sai, c'è qualcosa che nessuno ti può rubare, anche se dovessero rubare la tua valigia: ne parla Gesù in Matteo:

“E chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi a causa del mio nome, ne riceverà cento volte tanto ed erediterà la vita eterna.” (Matteo19:29)

La tua eredità, la vita eterna, è al sicuro... ma... ma devi mettere Gesù per primo, perché

“Ma molti primi saranno ultimi e gli ultimi, primi.” (Matteo 19:30)

Sai cosa ha messo per primo Gesù,  venendo nel mondo, dentro la sua valigia? Gira il foglio delle note, dove ti ho chiesto di scrivere all'inizio il tuo nome,  e guardalo.

Sei tu, la cosa più importante  la cosa irrinunciabile,  la cosa preziosa, quella per cui vale la pena di morire in croce.

Come stai rispondendo, o come risponderai, a lui  per ringraziarlo di aver scelto te  come prima cosa da mettere in valigia?

Preghiamo.



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