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24 dicembre 2017

Cosa pensi a Natale? - il Libro di Isaia 6° parte

Quali sono i tuoi ricordi del Natale? E quale è il tuo impegno come credente di testimoniare il Dio che viene non solo a Natale, ma ogni giorno della nostra vita?
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Per chi come me è nato in occidente, il Natale è di sicuro il periodo dell'anno  che fa rinascere molti dei nostri ricordi di bambino.

Se sei nato o nata in questa cultura,  in Italia o all'estero, dove il Natale è la festa più importante dell'anno, quella dei doni che arrivano, dei canti natalizi,  del presepe e dell'albero, beh, allora sai di cosa parlo.

Giusti o sbagliati, fanno parte di quello che si chiama “tradizione”, che vuol dire “la nostra storia”, di quello che abbiamo vissuto da bambini, e a cui, in qualche modo,  siamo legati e che ricordiamo talvolta con nostalgia.

A cosa pensi quando viene Natale?

Ogni anno io ripenso al presepe  che avevamo a casa dei miei genitori. Il nostro presepe era enorme,  con tanto di volta stellata tirata su da mio fratello  (già all'epoca un genio del “fai da te”)  con filo di ferro e carta cielo,  da cui fuoriuscivano lampade ad incandescenza a imitare le stelle  (e per fortuna non c'è mai stato un cortocircuito!)  che si accendevano e si spegnevano  con il ritmo pulsante e preciso dell'intermittenza.

Il nostro albero era un po' più piccolo, ma pieno di luci  e di quelle palle di vetro antiche e trasparenti  al cui interno c'erano paesaggi innevati  o angeli  in adorazione:  e in cima una enorme stella luminosa  che da sola consumava un kilowatt.

Il Natale mi ricorda il “rito” di mettere la statuina di Gesù nella mangiatoia a mezzanotte del 24 Dicembre.

Facevo quel gesto semplice  (e forse non proprio biblicamente corretto al 100%) senza sapere dell'importanza enorme  di ciò che aveva fatto Dio per me: venire come un uomo tra di noi, nascere in una famiglia povera, nascere non in un palazzo di un re, ma in una stalla tra animali da cortile e fieno.

Cosa ti viene in mente  quando pensi al bambino nella mangiatoia?  Stanotte sarà la vigilia di Natale, ovvero la notte in cui  gran parte del mondo (non solo quello cristiano) ricorda che:

“Un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato, e il dominio riposerà sulle sue spalle; sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace.” (Isaia 9:5)

Tutti sappiamo che Gesù non è nato il 24 dicembre a mezzanotte, e che non sappiamo quando è nato. E' una data “convenzionale”, che è stata scelta già dal secondo secolo dalle chiese primitive, perché era un giorno di festa per gli schiavi in tutto l'impero romano, e dove potevano essere più liberi di celebrare il loro Salvatore.

Ma sappiamo che è NATO! Che è disceso! Che è venuto a cambiare la storia del mondo tanto da fissare l'anno zero tanto da dividerla in  “prima di Cristo” e “dopo Cristo”.

Ed è importante che, come credenti, dimostriamo questa unità  e la voglia di celebrare la discesa di Dio in terra tutti assieme, se possibile, in un mondo dove la parola “Natale” è diventata “scomoda”, dove nelle scuole si festeggia ormai  la “festa dell'Inverno” o la “Festa delle feste”, non più il Natale cristiano.

Cosa avrà pensato Isaia? Lui non poteva festeggiare il Natale, ma Dio glie ne faceva scrivere.

Isaia era un profeta  che amava la sua nazione, Israele  e desideravano che tornassero a Dio.

Il nome Isaia significa "salvezza del Signore"  e la salvezza è il tema principale del libro  che abbiamo studiato assieme per cinque settimane .

Settecento anni prima del primo Natale,  Isaia racconta della nascita, della vita  e della morte di  Gesù. .  Isaia parlava di quello che non aveva ancora visto. Non aveva un giorno dove festeggiare  l'arrivo di Dio in terra, insomma non faceva il presepe, e neppure l'albero... (non che sia una cosa grave, eh?).

Ma sapeva che Dio stava lavorando per portare la salvezza a tutte le nazioni.

Chissà cosa avrà pensato quando Dio gli diceva di scrivere di un Salvatore che sarebbe arrivato come un bambino  con  i pannolini e la pupù da pulire!

“Ma, Dio, sei veramente sicuro che sarà così”
“Isaia, scrivi!”
“Ma... Dio, io pensavo sarebbe arrivato un re, un guerriero...”
“Isaia, scrivi... e fidati di me, So quello che sto facendo!”
“Va bene... cosa vuoi che scriva?”
“Scrivi questo...”

“Chi ha creduto a quello che abbiamo annunciato? A chi è stato rivelato il braccio del Signore?  Egli è cresciuto davanti a lui come una pianticella, come una radice che esce da un arido suolo; non aveva forma né bellezza da attirare i nostri sguardi, né aspetto tale da piacerci.” (Isaia 53:1-2)

Dio letteralmente “pianta” Gesù sulla terra, una pianta strana, che nasce su un suolo...  arido!

Nessuna pianta nasce su un suolo arido! Dove non c'è acqua, non c'è vita!

Ecco perché è venuto Gesù! Perché avevamo fatto della nostra vita un deserto arido, dove nulla sarebbe mai più cresciuto, dove la vita sarebbe tornata solamente attraverso un miracolo, il miracolo di una vita  che nasce dove non c'è vita.

Ecco perché  Gesù deve nascere ogni anno, ogni mese, ogni giorno, non solo a Natale, affinché la  vita torni  per colui o colei che sta nel deserto.

Se la tua vita oggi è un giardino, lo devi a quel primo Natale.

Se la tua vita oggi è un deserto, sappi che quel primo Natale ti ha portato il miracolo che serve per far nascere fiori nel deserto della tua vita.

Isaia scrive,  ma dento di se forse si aspettava un re su un cavallo,  non un bimbo con le coliche gassose!

Isaia dice:

“non aveva forma né bellezza da attirare i nostri sguardi, né aspetto tale da piacerci.” (Isaia 53:2)

E come Isaia, sono molti che non sono attirati da Gesù, perché Gesù non chiede molto, se non di credere in lui e di affidargli la tua vita.

Gesù, in fondo, è uno straccione! Meglio cercare qualcun altro meglio vestito, la spiritualità indiana fatta di profumi, incensi e vesti dorate, o il silenzio dei monaci tibetani, o il profeta che mi promette ricchezza e salute se leggo il suo libro...  e faccio un bonifico sul conto della sua fondazione!

Gesù non è nato per piacerci, ma per salvarci. Si è fatto simile a noi perché in lui potessimo rispecchiarci,
immedesimarci, credere che come uomini  possiamo farcela a raggiungere il Cielo  e Dio.

Sappiamo che non tutti crederanno: Giovanni scriverà così, citando Isaia:

“Sebbene (Gesù) avesse fatto tanti segni miracolosi in loro presenza, non credevano in lui,  affinché si adempisse la parola detta dal profeta Isaia: «Signore, chi ha creduto alla nostra predicazione? A chi è stato rivelato il braccio del Signore?»” (Giovanni 12:37-38)

Isaia sa che non tutti  risponderanno al suo messaggio di salvezza  ma lui, fedele, continuerà a proclamarlo comunque.

Se hai creduto, sei disposto,  sei disposta a fare lo stesso?

Se hai creduto nel messaggio che reca il Natale  sappi che Isaia chiede a ciascuno di noi, di annunciare al mondo  che Dio è realmente venuto tra noi.


Se non credi ancora nel messaggio che reca il Natale, sappi che Gesù  non è venuto per stupire
ma per salvare. Chiedi a Lui di nascere nella tua vita ora.

Isaia dice ancora:

"Volgetevi a me e siate salvati, voi tutte le estremità della terra! Poiché io sono Dio, e non ce n’è alcun altro. " (Isaia 45:22). 

Isaia scrive ciò che non ha visto e che non vedrà: scrive di un segno da Dio, una vergine che partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele.

Noi siamo enormemente più benedetti di Isaia: tu sei nato, o nata  dopo che il “segno” è disceso.

Cosa pensi a Natale? Quale memorie risorgono in te?  Le mie sono legate ad un presepe enorme, e a una statua  che cercava di rappresentare  un Dio che scendeva con me.

Dove è quel Dio oggi?  E dove sarà domani? Rimarrà nel presepe,  rimarrà una statua di gesso o di plastica, oppure sarà la forza che ti porterà a testimoniare, a scrivere,  a parlare agli altri di un Emmanuele, un “Dio con Noi” così come aveva fatto Isaia, senza vedere, ma fidandosi del Dio che gli era a fianco?

Tu hai visto, tu hai conosciuto, poiché  la Luce di Dio  è realmente discesa dal cielo sulla terra, e non siamo più nelle tenebre.

“Il popolo che camminava nelle tenebre vede una gran luce; su quelli che abitavano il paese dell’ombra della morte la luce risplende” (Isaia 9:1)

Buon Natale

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17 dicembre 2017

La Salvezza che viene a Natale - Il Libro di Isaia 5° parte

Gesù è venuto a Natale per mostrare la gloria del Padre al mondo. Ora spetta a chi crede di mostrarla agli altri.
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Siamo a sette giorni dal Natale e siamo alla fine del Libro di Isaia, alla fine di questi sessanta anni di profezie
dati da Dio al profeta  720 anni prima del primo Natale.

E il libro si chiude  spiegando le profezie  che Isaia aveva in precedenza fatto circa la venuta di Gesù:con la profezia:

“la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele (Dio con Noi)”(Isaia 7:14)
“sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace” (Isaia 9:5b)

Isaia vede e  spiega a che scopo nascerà quel  “Dio con noi” quel consigliere, quel principe.

“Lo Spirito del Signore, di Dio, è su di me, perché il Signore mi ha unto per recare una buona notizia agli umili; mi ha inviato per fasciare quelli che hanno il cuore spezzato, per proclamare la libertà a quelli che sono schiavi, l’apertura del carcere ai prigionieri per proclamare l’anno di grazia del Signore e il giorno di vendetta del nostro DIO, per consolare tutti quelli che sono afflitti, per mettere, per dare agli afflitti di Sion un diadema invece di cenere, olio di gioia invece di dolore, il mantello di lode invece di uno spirito abbattuto, affinché siano chiamati terebinti di giustizia, la piantagione del Signore per mostrare la sua gloria.” 
(Isaia 61:1-3)

Isaia non parla di se, poiché nell'originale  quel “mi ha unto” (= mi ha scelto) è alla fine, e la frase suonerebbe così:

Lo Spirito del Signore, di Dio, è su di me, perché il Signore mi ha inviato per recare una buona notizia agli umili; per fasciare... e mi ha unto.” 

Isaia è stato scelto per annunziare ciò che 720 anni dopo sarebbe accaduto: e non può sapere che un giorno, quel bimbo diventato adulto entrerà in una sinagoga  di una piccola città della Galilea aprirà un rotolo, e leggerà quello stesso passo: leggiamo Luca 4:

 “ Poi venne a Nazaret, dove era cresciuto e, com'era solito fare in giorno di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò per leggere. 17 E gli fu dato in mano il libro del profeta Isaia; lo aprì e trovò quel passo dove era scritto: 18 «Lo Spirito del Signore è sopra di me, perché mi ha unto per evangelizzare i poveri; mi ha mandato per guarire quelli che hanno il cuore rotto, per proclamare la liberazione ai prigionieri e il recupero della vista ai ciechi, per rimettere in libertà gli oppressi, 19 e per predicare l'anno accettevole del Signore». 20 Poi, chiuso il libro e resolo all'inserviente, si pose a sedere; e gli occhi di tutti nella sinagoga erano fissi su di lui. 21 Allora cominciò a dir loro: «Oggi questa Scrittura si è adempiuta nei vostri orecchi»..” (Luca 4:16-21 ND)

Gesù aveva già iniziato ad insegnare in Galilea;  Luca ci dice che insegnava (lui, così giovane) nelle sinagoghe, ma qui, per la prima volta,  rivela pubblicamente che è lui  quello di cui parlava Isaia.  Il ministerio pubblico di Gesù come Salvatore comincia da qui.

C’è nessuno che ha notato qualche differenza  tra la versione di Isaia e quella di Luca?

Si? No? Vediamo assieme

(ISAIA) Lo Spirito del Signore, di Dio, è su di me,
(Gesù) Lo Spirito del Signore è sopra di me.

Qui le due versioni coincidono

perché il Signore mi ha unto per recare una buona notizia agli umili;
perciò mi ha unto per evangelizzare i poveri

evangelizzare è sinonimo di buona notizia e povere di umili.

mi ha inviato per fasciare quelli che hanno il cuore spezzato, 
mi ha mandato per guarire quelli che hanno il cuore rotto

idem

per proclamare la libertà a quelli che sono schiavi, 
per proclamare la liberazione ai prigionieri e il recupero della vista ai ciechi

nei manoscritti che ci sono pervenuti del libro di Isaia,  probabilmente c’è un errore di uno scriba  che ha cambiato un po’ il senso;  dobbiamo credere a Gesù  che la versione originale fosse quella.

l’apertura del carcere ai prigionieri 
per rimettere in libertà gli oppressi

idem

per proclamare l’anno di grazia del Signore, 
e per predicare l’anno accettevole del Signore

idem

e il giorno di vendetta del nostro DIO,
…........................................................».

…ma, un attimo! Gesù si è dimenticato un versetto!!!  …  Ci credete?

No, Gesù si è fermato APPOSITAMENTE  prima di leggere l’ultima parte della profezia;  si è fermato alla virgola, “per proclamare l’anno di grazia del Signore,  (VIRGOLA)”  semplicemente perché ha avuto pietà di noi!

Il Natale celebra quella virgola, celebra la venuta in terra di colui tramite cui tutti coloro che crederanno in lui, non conosceranno la vendetta di Dio, non saranno giudicati secondo la legge di Dio,  ma saranno giustificati secondo la grazia di Gesù.

Noi stiamo, da duemila anni  vivendo quella virgola… perché Gesù è realmente venuto, e attende di ritornare e sta prolungando il tempo della sua venuta affinché il numero maggiore di uomini e donne credano in lui.

Gesù tornerà una seconda volta nella gloria  a giudicare i vivi e i morti,  e quello sarà il giorno della vendetta del nostro Dio!

Isaia predicava a un popolo che aveva perso la rotta giusta, a un popolo diviso a un popolo dove c'era disparità di trattamento dove c'era la fame, dove c'era la guerra, dove c'era la morte; e promette che un bimbo verrà, diventerà uomo, e cancellerà tutto questo.

La nostra situazione attuale di uomini e donne, non è affatto dissimile a quella del popolo a cui Isaia si riferiva.

C'è la povertà delle nostre vite , la disparità sociale tra persone e tra popoli, le guerre, la morte.

Gesù vede, e scende.

Viene a causa della povertà delle nostre vite  senza di lui,  e le vuole rendere piene e ricche. Viene a causa dei nostri cuori rotti,  e li vuole guarire. Viene a causa della nostra schiavitù del peccato che ci rende ciechi,  e ci vuole liberare ridandoci la vista. Viene a causa della prigione  che deliberatamente abbiamo costruito attorno a noi,  e ci vuole rendere uomini e donne libere… così come eravamo stati creati.

Coloro che lo accetteranno come Salvatore  saranno trasformati sia dentro sia fuori;

Lo vedranno gli altri,  poiché sul loro capo  ci sarà un diadema risplendente  invece della cenere come segno di lutto.

Lo vedranno loro stessi,  poiché i loro corpi saranno fortificati dall’olio della gioia,  invece che fiaccati dal dolore.

Lo vedrà il nostro Dio,  poiché useranno le loro lodi a lui  come un mantello che li circonda,  invece di rinchiudersi in loro stessi nello scoraggiamento.

L’effetto di questo cambiamento  sarà così profondo  che saranno paragonati a “terebinti”.

“affinché siano chiamati terebinti di giustizia, la piantagione del Signore per mostrare la sua gloria.” (Isaia 61:3)

Che tipo di pianta è il terebinto? Non è un pianta enorme, come una quercia, e neppure una pianta sempreverde, com l'olivo. Ma ha quattro caratteristiche  che assieme lo rendono unico.


Terebinto
“Il terebinto è un cespuglio o piccolo albero alto fino a 5-6 metri. Il legno è duro, resistente... Le radici sono sviluppate, penetrano in profondità nel terreno, e riescono ad inserirsi nelle fessure delle rocce, spaccandole, permettendo alla pianta un'elevata resistenza al gelo e alla siccità. Per questa sua caratteristica, viene denominato in Italia "spaccasasso".  L'albero è in grado di ricrescere dopo essere stato tagliato o bruciato. Il terebinto è utilizzato come porta-innesti per la coltivazione del pistacchio, .... Viene coltivato anche a scopo ornamentale per siepi e giardini, grazie alla voluminosa fruttificazione colorata. Osservato come elemento del paesaggio, il terebinto per molti mesi l'anno arricchisce il panorama con le sue fronde lucenti, valorizzate da bacche rosa intenso che restano sui rami a lungo.  (da Wikipedia)

Coloro che crederanno in un Dio disceso dal Cielo  e incarnatosi in una giovane ebrea, saranno come i terebinti. Saranno duri e resistenti, anche se saranno bruciati o tagliati, rinasceranno. Avranno radici profonde, capaci di frantumare i terreni ostili e duri, saranno capaci di sopravvivere in ogni stagione. Sapranno fornire linfa vitale ad altri (questo succede quando si innesta un albero),
così che altri possano attingere da loro per portare frutto. E renderanno la terra dove crescono più bella.

Coloro che crederanno in Gesù  saranno così,  e saranno molti,  tanto da essere una piantagione.

Dio, per mezzo di Gesù,  risolleva così il suo popolo,  ne fa una cosa nuova, una “piantagione”;  ma questo non è fine a se stesso.

C’è uno scopo preciso:  "per mostrare la sua gloria." (Isaia 61:3b))

Ricordate cosa dicevano gli angeli nella notte di Natale, vero? “Gloria a Dio nell'alto dei cieli” (Luca 2:14a) Gesù è venuto per mostrare  quella gloria in terra. E ora quella missione è affidata a coloro che hanno creduto in un Dio disceso in terra

Se tu credi che Gesù è realmente nato, in una notte  (che non era il 24 dicembre, ma che importa, è venuto),  se tu ci credi, il tuo compito è di mostrare quella gloria al mondo, di mostrare non solo a Natale, ma sempre,  il tuo diadema, di essere, non solo a Natale, ma sempre, il terebinto del Signore per tutti gli altri uomini poveri,  dal cuore infranto,  schiavi,  e prigionieri del mondo.

Se, invece, non festeggi il Natale  come la venuta di Dio tra di noi, oppure se la riconosci,  ma non hai ancora deciso se accettarla,  sappi che Gesù è venuto, per fermarsi ad una virgola, quella virgola che ti e ci separa dalla condanna.

“Dio ha perdonato tutti i nostri peccati, cancellando l'atto di accusa contro di noi che è stato tolto di mezzo, inchiodato sulla croce.” (Colossesi 2:14 PV)

L'ha cancellato, attraverso un bimbo che nasce a Natale, Gesù, l'Emmanuele, il Dio con noi.

Preghiamo.

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10 dicembre 2017

La necessità del Natale per la salvezza nella Pasqua - Il Libro di Isaia 4° parte

Il Natale era necessario perché Dio potesse darci la possibilità di rimettere in paro il nostro rapporto con lui nella Pasqua.
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Siamo al quarto appuntamento con il Libro di Isaia, un libro scritto settecento anni prima del primo Natale, che copre circa sessanta anni della vita del popolo di Dio, dove la storia non è lineare, ma gira attorno alle profezie  che via via Dio fa al profeta.

Oggi parleremo del brano con cui Dio, tanti anni fa, ha convinto un giovane scettico e che amava le cose concrete, le statistiche, i numeri, che Gesù era realmente venuto, e che era esattamente quello che diceva di essere: il Salvatore. Quel giovane ero io,  ed il capitolo è il 53.

I primi 39 capitoli, li avevamo intitolato “Guai”. Ma con Simone nel secondo messaggio, avevamo visto che “Il Signore non serba la sua ira per sempre”, ma che anzi Dio è pronto a perdonare  e ad amare fino alla millesima generazione SE lo riconosciamo come nostro Signore al di sopra di ogni cosa. E infatti avevamo detto che il tema dal capitolo 40 in poi  è la “Gioia” o “Non temete”.

Ci eravamo lasciati la settimana scorsa con questo versetto

“ Ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele (Dio con Noi) ” (Isaia 7:14)

Avevamo detto che Dio e  Dio solo,  avrebbe potuto ristabilire la parità tra Lui e l'uomo, pagare per il debito enorme di gratitudine accumulato dall'uomo. E questo avrebbe significato mandare qualcuno che avesse  da un lato la sua medesima natura divina  e dall’altro una forma d’uomo per scendere sulla terra,  per essere servo e strumento perfetto nelle mani del Signore. Questo uomo si sarebbe chiamato il Salvatore.

Ciò che il mondo tra pochi giorni ricorderà (e, che piaccia o meno, non solo quello cristiano) è qualcosa che era necessario affinché potesse giungere il momento nel quale Dio avrebbe ristabilito la parità tra lui e il suo popolo.

 Il Natale è giunto, perché potesse arrivare la Pasqua. Senza il Natale, il mondo non avrebbe visto il Salvatore, non lo avrebbe conosciuto, non avrebbe avuto la possibilità di credere, né di essere salvato.

Il Natale è strettamente connesso alla Pasqua, poiché parla di un Salvatore: Gli angeli in quel primo Natale dissero ai pastori:

“Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo, il Signore.” (Luca 3:11)

Nel libro di Isaia che stiamo studiando, per diciassette volte la parola Salvatore  è stata usata per identificare Dio,  per sole due volte essa è invece riferita  a qualcuno che verrà mandato,  e significative sono  le due parole ebraiche usate per Salvatore.

La prima è  “Yasha”  che sta a significare “colui che concede un grande spazio per muoversi”. Durante la deportazione a Babilonia,  il popolo di Dio avrà letto e riletto le profezie di Isaia;  cosa pensate potesse significare  per un popolo deportato in Babilonia  e rinchiuso come schiavo al servizio del re  un Salvatore che concede un grande spazio per muoversi?

Cosa pensi possa significare per te un Dio che viene in carne ed ossa, per concederti più spazio per muoverti?

La tecnologia ha reso possibile per molti di noi di spostarci da un continente all'altro in poche ore. Ma spesso il luogo più difficile da dove vorremmo fuggire siamo noi stessi: le nostre paure,  i nostri limiti, le nostre abitudini sbagliate (i peccati).

Gesù è venuto  a Natale per essere “Yasha”, il Salvatore, e darci più spazio, liberarci da noi stessi, farci volare lontano dai nostri limiti e problemi.

L’altra è  “Gah-a”,  che significa “colui che paga per avere in dietro qualcosa”. Come si saranno sentiti gli esuli di di Giuda in Babilonia sapendo che sarebbe venuto qualcuno che avrebbe pagato un prezzo altissimo pur di poterli avere indietro?

Come ti senti tu sapendo che Gesù è “Gah-a” colui sceso per pagare per tutti; tutti i nostri eccessi,
tutta la nostra ribellione, tutta la nostra voglia di fare ciò che il Padre ci dice di NON fare e di NON fare ciò che ci chiede?

Dio manderà qualcuno della sua stessa natura  per dare uno spazio più grande dove il suo popolo possa muoversi  ed a pagare per averlo indietro;  e non sarà un prezzo esiguo poiché:

“Infatti così parla il Signore: «Voi siete stati venduti per nulla e sarete riscattati senza denaro». ” (Isaia 52:3)

Attenzione, perché quel “senza denaro”  potrebbe trarci in inganno.  Quello che dice Isaia qui per conto di Dio, è che “non basterà il danaro per riscattare il suo popolo”,  ma servirà molto di più.

Per riscattare un popolo reso schiavo e senza valore  tanto da essere venduto per nulla  non basterà il danaro, ma servirà qualcosa di molto più prezioso: la vita di colui che solo avrebbe obbedito perfettamente a Dio,  vita per vita.

Immagina di essere stato rapito dall'Isis e che abbiano richiesto per non ucciderti, che il  presidente degli Stati Uniti ti sostituisca dinanzi al plotone d'esecuzione: pensi che Mr. Trump lo farebbe?

Qui c'è ben più del presidente degli Stati Uniti che prende il tuo e il mio posto dinanzi al plotone.

Tu potresti dirmi:  “Ok, Marco, ci sono stati tanti eroi che hanno salvato dal plotone d'esecuzione degli innocenti.” E avresti ragione. Ma quanti sarebbero stati disposti, sapendo che le persone scelte per morire,erano dei pedofili, degli assassini, commercianti di armi, responsabili della deforestazione in Amazonia, dittatori crudeli in Nord Corea?

Colui che sarebbe venuto a Natale non avrebbe badato a chi era nella lista dei condannati, ma anzi sarebbe venuto non per salvare degli innocenti,ma dei colpevoli.

Ma che tipo di Salvatore sarebbe stato mandato? Quale Messia avrebbe scelto Dio  per la Sua opera di salvezza?

Il popolo ebreo attendeva un Salvatore  che eguagliasse e superasse i fasti di re Salomone,  un principe guerriero che sgominasse ogni nemico di Israele, ma il capitolo 53 lo descrive in una maniera completamente differente.

Leggiamolo assieme dal capitolo 52 al versetto 14 fino alla fine del capitolo 53, e poi commenteremo:

'Come molti, vedendolo, sono rimasti sbigottiti (tanto era disfatto il suo sembiante al punto da non sembrare più un uomo, e il suo aspetto al punto da non sembrare più un figlio d’uomo), così molte saranno le nazioni di cui egli desterà l’ammirazione; i re chiuderanno la bocca davanti a lui, poiché vedranno quello che non era loro mai stato narrato, apprenderanno quello che non avevano udito.' (Isaia 52:14-15) 

'Chi ha creduto a quello che abbiamo annunciato? A chi è stato rivelato il braccio del Signore ?  Egli è cresciuto davanti a lui come una pianticella, come una radice che esce da un arido suolo; non aveva forma né bellezza da attirare i nostri sguardi, né aspetto tale da piacerci. Disprezzato e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, familiare con la sofferenza, pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna. Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato ; ma noi lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e umiliato! Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo smarriti come pecore, ognuno di noi seguiva la propria via; ma il  Signore  ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la bocca. Come l’agnello condotto al mattatoio, come la pecora muta davanti a chi la tosa, egli non aprì la bocca. Dopo l’arresto e la condanna fu tolto di mezzo; e tra quelli della sua generazione chi rifletté che egli era strappato dalla terra dei viventi e colpito a causa dei peccati del mio popolo? Gli avevano assegnato la sepoltura fra gli empi, ma nella sua morte egli è stato con il ricco, perché non aveva commesso violenze né c’era stato inganno nella sua bocca. Ma il  Signore  ha voluto stroncarlo con i patimenti. Dopo aver dato la sua vita in sacrificio per il peccato, egli vedrà una discendenza, prolungherà i suoi giorni, e l’opera del  Signore  prospererà nelle sue mani. Dopo il tormento dell’anima sua vedrà la luce e sarà soddisfatto; per la sua conoscenza, il mio servo, il giusto, renderà giusti i molti, si caricherà egli stesso delle loro iniquità. Perciò io gli darò in premio le moltitudini, egli dividerà il bottino con i molti, perché ha dato se stesso alla morte ed è stato contato fra i malfattori ; perché egli ha portato i peccati di molti e ha interceduto per i colpevoli.' (Isaia 53:1-12)

Commenteremo alcuni brani assieme.

“Come molti, vedendolo, sono rimasti sbigottiti (tanto era disfatto il suo sembiante al punto da non sembrare più un uomo, e il suo aspetto al punto da non sembrare più un figlio d’uomo).” (Isaia 52:14a)

Ecco come appare Gesù dopo la flagellazione e con la corona di spine sul capo! Al capitolo 19 del suo Vangelo, Giovanni descrive come appariva Gesù, tanto che Pilato deve dire alla gente “Ecco l'uomo” quando lo presentò loro perché decidessero se dovesse vivere o morire.

(Nelle prime bibbie in latino era scritto “ecce homo”: e fino a qualche anno fa  quando qualcuno diceva “ti riduco un ecce homo” voleva dire che ti riduceva in condizioni da non sembrare più un uomo.”)

“Chi ha creduto a quello che abbiamo annunciato? A chi è stato rivelato il braccio del Signore?  Egli è cresciuto davanti a lui come una pianticella, come una radice che esce da un arido suolo; non aveva forma né bellezza da attirare i nostri sguardi, né aspetto tale da piacerci..(Isaia 53:1-2)

Il popolo si attendeva un re nel suo manto, seguito da eserciti.

“Disprezzato e abbandonato dagli uomini,  uomo di dolore, familiare con la sofferenza, pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna.” (Isaia 53:3)

Oltre a essere percosso, sputato e deriso  dai militari e dalla gente lungo la strada del Golgota vi ricordate che tutti fuggirono; solo Pietro rimase a distanza,  ma poi lo rinnegò tre volte,

“Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni” (Isaia 53: 5a)

Per verificare che fosse morto  un militare romano piantò una lancia nel fianco di Gesù.  per decretarne la morte.: “Ma uno dei soldati gli trafisse il fianco con una lancia e dalla ferita uscì subito sangue e acqua.” (Giovanni 19:34)

“ Noi tutti eravamo smarriti come pecore, ognuno di noi seguiva la propria via; ma il Signore ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti.” (Isaia 53:6)

Vi ricordate chi dirà di essere Gesù?  “Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la vita per le sue pecore.” (Giovanni 10:11)

“Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la bocca.” (Isaia 53:7a)

Pilato stesso lo implorerà di difendersi: “Pilato gli chiese ancora: "Perché non dici niente? Guarda di quante cose ti accusano".  Ma Gesù, con grande meraviglia di Pilato, non disse una parola.” (Marco 15:4.5)

 “Gli avevano assegnato la sepoltura fra gli empi, ma nella sua morte egli è stato con il ricco.” (Isaia 53:9a)

Il corpo di Gesù verrà deposto in una tomba nuova di un ricco discepolo di nome Giuseppe di Arimatea”: “Quando si fece sera, un certo Giuseppe di Arimatea, un uomo ricco che era diventato discepolo di Gesù,  si presento a Pilato per chiedergli la salma, e Pilato ordino di consegnargliela. Giuseppe prese il corpo di Gesù, lo avvolse in un lenzuolo di lino pulito  e lo mise nella propria tomba nuova, che aveva scavato nella roccia.” (Matteo 27:57-60)

“Dopo il tormento dell’anima sua vedrà la luce  e sarà soddisfatto.” (Isaia 53:11a)

Il tormento  nel Getzemani quando disse “allontana da me questo calice” (Luca 22:42) e la luce accecante della resurrezione che abbaglierà le guardie romane.

“perché ha dato se stesso alla morte ed è stato contato fra i malfattori perché egli ha portato i peccati di molti e ha interceduto per i colpevoli.” (Isaia 52:14-53:12)

Gesù verrà crocifisso assieme a due ladroni, lui stesso dirà in Luca 22:37 “Perché io vi dico che in me deve essere adempiuto ciò che è scritto: “Egli è stato contato tra i malfattori”” (Luca 22:37)

Isaia letteralmente “vede” la croce… 772 anni prima che tutto ciò accada Quasi sicuramente non capisce  cosa Dio gli sta facendo descrivere che avrà un senso per coloro che saranno nati dopo il Natale dell'anno 1.

Ma, fermatevi un attimo: e se fosse tutto un caso? Se fosse solo la mia voglia di credere a farmi vedere Gesù nell'uomo che Isaia descrive? Se le otto profezie che abbiamo visto fossero solo un caso fortunato? E se dovesse ancora venire?

Vi avevo detto che all'epoca ero un giovane “scettico, e che amava la scienza e la “statistica”; Dio ci conosce, e sa come siamo fatti; è per questo che mi mise di fronte lo studio di un certo  professor Peter Stoner.

Stoner era un matematico,  rettore dell'università di Pasadena in USA negli anni quaranta ... ed era un credente.

Tra i molti studi che ha fatto, ce ne è uno circa le profezie della Bibbia. Egli afferma questo:

“Applicando la scienza che regola il calcolo delle probabilità, e considerando solo 8 profezie su Gesù si, si ha che le probabilità che un qualsiasi uomo vissuto dall’inizio della storia abbia le stesse caratteristiche citate in appena 8 profezie della bibbia, sono di 1 possibilità su 100 milioni di miliardi, ovvero 10 alla 17° potenza”

Stoner fa questo esempio:

Se prendessimo 100 milioni di miliardi di monete da un dollaro e le disponessimo sulla superficie del Texas (2 volte e mezza l'Italia)  avremmo uno strato di monete alto circa 65 cm. 

Contrassegniamo una moneta e mescoliamola tra le altre. Prendiamo quindi una persona e bendiamola, dicendogli che deve tentare di trovare la moneta contrassegnata, che può andare dove vuole ma che avrà un solo tentativo a sua disposizione. 

Bene, le possibilità che trovi la moneta in quell’unico tentativo sono (appunto) 1 su 100 milioni di miliardi.”

Questo è quello che succede considerando  appena 8 profezie che si sono avverate in Gesù.  Ma se considerassimo 48 profezie (e ce ne sono circa 300)   allora le possibilità che Gesù rassomigli “per caso” alle profezie stesse sono 1 su …  beh, vi faccio vedere il numero.

1,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000

E' un 1 seguito da 157 zeri Per brevità i matematici dicono che è 10 alla 157° potenza: è approssimativamente la massa totale degli elettroni presenti nel modo conosciuto.

A chi crede non servono questi numeri per credere, perché se hai creduto, sai da solo, sai da sola quale cambiamento  ha provocato in te Gesù nel momento che lo hai accettato.

Vorrei ascoltare assieme a voi una canzone, che in appena tre minuti, spiega quello che io ci ho messo quaranta a spiegare...


 "E la gente festa farà"

Il Natale è da sempre sinonimo di gioia, perché non possiamo come uomini fare a meno del Natale.

Il Natale ci dice he Gesù è veramente il Salvatore, che Cristo è veramente disceso dal Cielo, che la salvezza è realmente a portata di mano, se credi nel Natale e accetti la Pasqua. Se credi che Dio è realmente sceso tra noi, e accetti che ne hai bisogno per coprire le tue colpe

A chi crede serve di sapere che  era necessario il Natale, Dio che scende in forma di uomo, per portare salvezza a Pasqua:

“ Il popolo che camminava nelle tenebre vede una gran luce; su quelli che abitavano il paese dell’ombra della morte la luce risplende” (Isaia 7:14)

Preghiamo.

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03 dicembre 2017

Chi pagherà il debito? - Il Libro di Isaia 3° parte

Qualsiasi cosa avessimo fatto, non saremmo mai stati capaci di ripagare il debito verso Dio per tutto quello che ha fatto per noi. E' per quello che Egli stesso sarebbe disceso come uomo per mettere a paro i conti in vece nostra.
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Per chi non c’era le scorse due settimane,  abbiamo iniziato lo studio del libro di Isaia  con una panoramica di tutto il libro.

E' difficile fare una “panoramica”, perché il libro non è scritto come una “storia lineare”, un inizio, un centro, una fine, ma è la raccolta delle rivelazioni che Dio fa ad Isaia durante un periodo di oltre sessanta anni, alternate a racconti di ciò che Isaia vive e vede nel frattempo in Giuda.

Isaia scrisse più di settecento anni prima di Cristo,  e descrive come pian piano il popolo di Dio va lontano dalle leggi di Dio,  e cosa riceve in cambio... e non sono cose belle!

Un unico popolo ma ormai diviso in due regni, Giuda ed Israele.

Nella primo messaggio  avevamo visto i primi 39 capitoli,  che avevamo intitolato “Guai”. Se siamo abituati al Dio d’amore e di misericordia del Nuovo Testamento,  qui dobbiamo rivedere il nostro giudizio; troviamo un Dio duro,contro il suo popolo,  che permettere punizione su punizione,  distruzione su distruzione,  massacro su massacro.

Ma, con Simone nel secondo messaggio, abbiamo visto che il Signore non serba la sua ira per sempre, ma che anzi Dio è pronto a perdonare e ad amare fino alla millesima generazione SE lo riconosciamo come nostro Signore al di sopra di ogni cosa.

Nei capitoli da 1 a 39 il linguaggio è duro,  ma come vi ho detto non è un libro “cronologico”, per cui i messaggi e le verità di Dio sono contenute lungo tutto il libro.

E Dio “semina” piccole parole  che fanno riferimento ad un “residuo”, una minima parte del suo popolo,  che tuttavia esiste all'interno di quella situazione tutta sbagliata; una parte che prima o poi tornerà a Dio... ma non per proprio merito.

Se la prima parte si intitolava “GUAI”,  e la seconda “Il Signore non serba la sua ira per sempre”, la terza parte la potremmo intitolare  “GIOIA” o “Non temere!”. Abbiamo già visto nelle due prediche precedenti l'apertura del capitolo 40. Questa:

“«Consolate, consolate il mio popolo», dice il vostro Dio. «Parlate al cuore di Gerusalemme e proclamatele che il tempo della sua schiavitù è compiuto; che il debito della sua iniquità è pagato, che essa ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati». .” (Isaia 40:1-2)

Dio parla di una schiavitù: ricordate che quando scrive Isaia e Giuda non era stato ancora deportato in Babilonia, e Israele non era stato ancora deportato in Assiria Il ricordo della schiavitù in Egitto era lontano...

Di quale schiavitù sta parlando Dio, allora? Leggiamo Isaia 2:

“Infatti tu, Signore, hai abbandonato il tuo popolo, la casa di Giacobbe, perché sono pieni di pratiche divinatorie, praticano le arti occulte come i Filistei, fanno alleanza con i figli degli stranieri.  Il suo paese è pieno d’argento e d’oro e ha tesori a non finire; il suo paese è pieno di cavalli e ha carri a non finire.  Il suo paese è pieno di idoli: si prostra davanti all’opera delle sue mani, davanti a ciò che le sue dita hanno fatto.” (Isaia 2:6-8)

Il popolo si è creduto “libero” dopo l'Egitto, e ha cominciato ad approfittare di questa nuova libertà concessa, tanto da cadere di nuovo in una schiavitù forse peggiore della prima; la schiavitù della superstizione (pratiche divinatorie, arti occulte), la schiavitù del denaro (argento e oro), la schiavitù dell'avere (cavalli e carri), la schiavitù di dei costruiti a propria immagine e somiglianza nel modo che più gli fa comodo (idoli, opera delle sue mani).

Ciclicamente l'uomo vive questa situazione: passiamo da momenti terribili (una guerra, una dittatura, una carestia) dove invochiamo Dio come ultimo rifugio; e poi, non appena le cose si mettono a posto un po', facciamo della libertà per cui avevamo pregato Dio il posto dove facciamo come ci pare e piace.

Facciamo allora come se questa terra e non il Cielo fosse la nostra casa in eterno; ci “mettiamo comodi”,  cerchiamo di conoscere il nostro futuro attraverso gli oroscopi, accumuliamo denaro e averi come se fossero per sempre nostri, e alla fine ognuno si fa un proprio dio da adorare: il danaro, il sesso, la carriera, una squadra di calcio, ecc.

Tutto questo Dio lo chiama “iniquità”. Parola difficile: cosa significa?

Iniquità è una parola di origine latina composta da due parti: “in” = “non” e “equitas” = “piano, paro, parallelo, giusto”

Rileggiamo i versetti del capitolo 40;

“«Consolate, consolate il mio popolo», dice il vostro Dio. «Parlate al cuore di Gerusalemme e proclamatele che il tempo della sua schiavitù è compiuto; che il debito della sua iniquità è pagato, che essa ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati». .” (Isaia 40:1-2)

Dio dice che c'era un debito  che è dato dalla iniquità del popolo.

Dio dice che il suo popolo è “iniquo”, ovvero “non parallelo”,  non è in paro con quello che Dio ha fatto a suo favore,  non riconosce che non è per la sua bravura che è libero e in una terra feconda, e per questo non rende culto e non rispetta colui che lo ha reso possibile.

Io sono commerciante, e do delle cose ai miei clienti senza pagare: quelle cose hanno un costo, e i miei clienti hanno un debito. I miei clienti per mettersi “in paro”  prima o poi debbono pagare il costo di ciò che gli ho dato.

Cosa ci ha dato Dio?  Potremmo mai ripagare Dio per la creazione? No di certo! Ma Dio ci offre la possibilità UNICA di “pareggiare il conto” di ciò che ha fatto lui, con la semplice obbedienza alle sue leggi. E' un affare!!! E, se non lo fai, sei “iniquo”.

Il debito di cui parla qui Dio era un debito di gratitudine verso di lui  per averli liberati dalla schiavitù d'Egitto e per essere assieme a loro in ogni istante. (Vi ricordate? La colonna di fuoco la notte e la nuvola il giorno nel deserto.)

Il debito che ci rende iniqui di fronte a Dio è nella nostra stessa natura umana sin dalla creazione.

“Ecco il giardino di Eden, Adamo ed Eva, l'ho cerato per voi, è tutto vostro; solamente, non toccate quell'albero”...

“La donna osservò che l’albero era buono per nutrirsi, che era bello da vedere e che l’albero era desiderabile per acquistare conoscenza; prese del frutto, ne mangiò e ne diede anche a suo marito, che era con lei, ed egli ne mangiò” (Genesi 2:6)

Iniqui.

“Io vi ho liberato dalla schiavitù in Egitto, ho aperto il Mar Rosso per fari passare; solamente, non adorate altri dei   all'infuori di me...”

“E tutto il popolo si staccò dagli orecchi gli anelli d’oro e li portò ad Aaronne.  Egli li prese dalle loro mani e, dopo aver cesellato lo stampo, ne fece un vitello di metallo fuso. E quelli dissero: «O Israele, questo è il tuo dio che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto!» “ (Esodo 32:3-4)

Iniqui.

“Io vi do ricchezza e benessere, e dei capi per guidarvi e aiutarvi; solamente, aiutate anche chi non ha nulla nella nostra società, ovvero vedove ed orfani.”

 “I tuoi prìncipi sono ribelli e compagni di ladri. Tutti amano i regali e corrono dietro alle ricompense; non fanno giustizia all’orfano e la causa della vedova non giunge fino a loro.” (Isaia 1:23)

Iniqui.

Eppure, il capitolo 40 si apre con la parola “Consolate”. La parola più usata nella prima parte era “Guai” (21 volte); nella seconda Guai viene sostituita da  “Gioia” (17 volte), “Non temere” (12 volte) e “consolazione” (11 volte);  e poi speranza, letizia...

Dio dice che il debito è pagato, che il suo popolo non è più “iniquo” che sono “in pari” con quello che  lui ha fatto a suo favore.

Al capitolo 41 Dio dice questo di Giuda e Israele:

"Tu, che ho preso dalle estremità della terra, che ho chiamato dalle parti più remote di essa, a cui ho detto: “Tu sei il mio servo”, ti ho scelto e non ti ho rigettato. Tu, non temere, perché io sono con te; non ti smarrire, perché io sono il tuo Dio; io ti fortifico, io ti soccorro, io ti sostengo con la destra della mia giustizia.” (Isaia 41:9-10)

Cosa è successo? Il popolo è improvvisamente “rinsavito”, e ha deciso di onorare e rispettare il Signore?

Ma neanche per sogno!  Difatti Dio dice al capitolo  43:

“Tu non mi hai invocato, Giacobbe, anzi ti sei stancato di me, Israele!  Tu non mi hai portato l’agnello dei tuoi olocausti e non mi hai onorato con i tuoi sacrifici; io non ti ho tormentato con richieste di offerte, né ti ho stancato domandandoti incenso. Tu non hai comprato con denaro canna odorosa per me e non mi hai saziato con il grasso dei tuoi sacrifici; ma tu mi hai tormentato con i tuoi peccati, mi hai stancato con le tue iniquità. ” (Isaia 43:22-24)

No. Giuda e Israele non sono cambiati,  e , mi spiace dirlo, dall'epoca non siamo cambiati neppure noi.

Perché allora Dio cambia parere? Continuiamo a leggere il capitolo  43 per scoprirlo:

“Io, io, sono colui che per amore di me stesso cancello le tue trasgressioni e non mi ricorderò più dei tuoi peccati.” (Isaia 43:25)

E poi, al capitolo 48, riafferma;

Per amore del mio nome io rinvierò la mia ira, e per amore della mia gloria io mi freno per non sterminarti. ...“Per amore di me stesso, per amore di me stesso io voglio agire; perché infatti dovrei lasciare profanare il mio nome? Io non darò la mia gloria a un altro.” (Isaia 48:9, 11)

Eccolo, il motivo!  “Per amore di me stesso” dice Dio ben quattro volte in tre versetti. Dio ha capito che, quella sua creatura ribelle, pur sapendo quello che Dio ha fatto per lui, e pur conoscendo ciò che piace a Dio, continuerà nel suo folle progetto di non seguirlo,  di non rispettarlo e di non riconoscerlo come unico Dio

Tutto questo si può riassumere in una sola parola: peccato. La parola peccato significa “non centrare il bersaglio, andare fuori dalla sagoma che fa da bersaglio”.

Paolo espone il problema in questi termini:

“Mi trovo dunque sotto questa legge: quando voglio fare il bene, il male si trova in me.  Infatti io mi compiaccio della legge di Dio, secondo l’uomo interiore, ma vedo un’altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e mi rende prigioniero della legge del peccato che è nelle mie membra.  Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte?” (Romani 7:21-24)

Chi, o  cosa potrà mai interrompere questa spirale che ci vedrà ripetere in eterno gli stessi errori?

Capitolo 42:

“1 Ecco il mio servo, io lo sosterrò; il mio eletto di cui mi compiaccio; io ho messo il mio Spirito su di lui, egli manifesterà la giustizia alle nazioni. 2 Egli non griderà, non alzerà la voce, non la farà udire per le strade. 3 Non frantumerà la canna rotta e non spegnerà il lucignolo fumante; manifesterà la giustizia secondo verità. 4 Egli non verrà meno e non si abbatterà finché abbia stabilito la giustizia sulla terra; e le isole aspetteranno fiduciose la sua legge». 5 Così parla Dio, il Signore, che ha creato i cieli e li ha spiegati, che ha disteso la terra con tutto quello che essa produce, che dà il respiro al popolo che c’è sopra e lo spirito a quelli che vi camminano. (questo è il nostro “debito” che dovremmo “ripagare a Dio per tutto quello che ha fatto per noi) 6 «Io, il Signore, ti ho chiamato secondo giustizia e ti prenderò per la mano; ti custodirò e farò di te l’alleanza del popolo, la luce delle nazioni, 7 per aprire gli occhi dei ciechi, per far uscire dal carcere i prigionieri e dalle prigioni quelli che abitano nelle tenebre. (Isaia 42:1-7)

Ricordate che, già al tempo di Isaia, il popolo attendeva il “Messia”, che significa “l'unto”, il prescelto, colui che avrebbe riunito i due regni in uno solo, e avrebbe regnato con potenza.  Gli ebrei attendevano un re terreno,  che riunisse due regni terreni. Lo attendono ancora...

Nei piani di Dio invece c'era un re disceso dal Cielo, per riunire due regni molto più ampi: non solo Giuda e Israele, ma Ebrei e Gentili, ovvero, i “non ebrei”, ovvero, tutto il resto del mondo, affinché il popolo di Dio non fosse un popolo specifico, ma tutti coloro che avrebbero creduto in colui che avrebbe mandato.

Al capitolo 49 Dio descrive la grandezza e l'umiltà,  il disprezzo e la gloria di colui che sarebbe venuto a rendere le cose “pare” tra noi e Dio.

“Egli dice: «È troppo poco che tu sia mio servo per rialzare le tribù di Giacobbe e per ricondurre gli scampati d’Israele; voglio fare di te la luce delle nazioni, lo strumento della mia salvezza fino alle estremità della terra». Così parla il Signore, il Redentore, il Santo d’Israele, a colui che è disprezzato dagli uomini, detestato dalla nazione, schiavo dei potenti: «Dei re lo vedranno e si alzeranno; dei prìncipi pure e si prostreranno, a causa del Signore che è fedele, del Santo d’Israele che ti ha scelto». ” (Isaia 49:6-7)

Non un servo (è troppo poco! dice Dio)  può essere lo strumento della salvezza fino alle estremità della terra,  ma qualcuno che sia la luce delle nazioni ed ai cui piedi re e governanti di tutto il mondo si prostrino.

Più volte Dio aveva chiamato Giuda e Israele suoi servi;  se quindi nessuno del suo popolo  avrebbe mai potuto essere sufficiente per assolvere a questo compito,  CHI MAI avrebbe potuto?

Dio,  Dio solo, avrebbe potuto.  Lui solo; ma lui è Dio, è spirito, non è un uomo. Questo avrebbe significato mandare qualcuno  che avesse da un lato la sua medesima natura divina  e dall’altro una forma d’uomo per scendere sulla terra…,  per essere servo e strumento perfetto nelle mani del Signore

“ Ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele (Dio con Noi) ” (Isaia 7:14)

Il residuo, la discendenza divina di cui parla Isaia, tornerà, ma  non per merito proprio. Il debito della nostra iniquità che si chiama peccato, sarà pagato da un re.

Il re si chiamerà Gesù, e all'inizio del suo ministero terreno, leggerà nella sinagoga di Nazaret un brano da Isaia  pronunciando queste parole:

"Lo Spirito del Signore è su di me: mi ha consacrato per evangelizzare i poveri; mi ha mandato ad annunciare la liberazione ai prigionieri, il recupero della vista ai ciechi; per liberare gli oppressi dai loro oppressori.” (Luca 4:18)

Ma vedremo meglio questi due brani la prossima settimana.

Preghiamo

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26 novembre 2017

Avere un esempio per essere un esempio

Chi stiamo seguendo come modello? Un calciatore, una cantante, un uomo o una donna famosi per la loro bontà o forza? Chi mi sta attorno riconosce in me il modello o l’esempio che sto seguendo? E' Cristo il modello che il mondo deve vedere in me, per portare altri a conoscerlo e riconoscerlo come Signore.

(Messaggio portato da Sandro Ferretti)
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"Se dunque v'è qualche incoraggiamento in Cristo, se vi è qualche conforto d'amore, se vi è qualche comunione di Spirito, se vi è qualche tenerezza di affetto e qualche compassione,  rendete perfetta la mia gioia, avendo un medesimo pensare, un medesimo amore, essendo di un animo solo e di un unico sentimento.  Non fate nulla per spirito di parte o per vanagloria, ma ciascuno, con umiltà, stimi gli altri superiori a se stesso,  cercando ciascuno non il proprio interesse, ma anche quello degli altri.  Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù." (Filippesi 2:1-5)



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19 novembre 2017

Il Signore non serba la sua ira per sempre - Il libro di Isaia 2° parte

Quanto dura la tua ira? Quanto sei pronto, quanto sei pronta ad usare la misericordia? Quanto sei capace di amare oltre il male che gli altri ti hanno fatto? Siamo figli di un Dio che non ama l'ira, ma la misericordia; anche quando applica l'ira contro coloro che lo negano, il suo cuore è pronto a benedire e ad usare misericordia verso tutti coloro che tornano a Lui. E noi, come figli, dobbiamo comportarci come Lui.

(Messaggio portato da Simone Giannicola)

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"«Consolate, consolate il mio popolo», dice il vostro Dio. " (Isaia 40:1)

"Egli non contesta in eterno, né serba la sua ira per sempre. " (Salmo 103:9)

"Quale Dio è come te, che perdoni l’iniquità e passi sopra alla colpa del resto della tua eredità? Egli non serba la sua ira per sempre, perché si compiace di usare misericordia." (Michea 7:18)

"Allora Dio pronunciò tutte queste parole:  «Io sono il Signore, il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù.  Non avere altri dèi oltre a me. Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra.  Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il Signore, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l’iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano,  e uso bontà, fino alla millesima generazione, verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti." (Esodo 20:1-6)

"Io sono il Signore; questo è il mio nome; io non darò la mia gloria a un altro, né la lode che mi spetta agli idoli. Ecco, le cose di prima sono avvenute e io ve ne annuncio delle nuove; prima che germoglino, ve le rendo note». " (Isaia 42:8-9)

"Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo. Se uno dice: «Io amo Dio», ma odia suo fratello, è bugiardo; perché chi non ama suo fratello che ha visto, non può amare Dio che non ha visto. Questo è il comandamento che abbiamo ricevuto da lui: che chi ama Dio ami anche suo fratello. "( 1 Giovanni 4:19-21)

"Adiratevi e non peccate; il sole non tramonti sopra la vostra ira  e non fate posto al diavolo." (Efesini 4:26-27)

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12 novembre 2017

C'era una volta il popolo di Dio - Il libro di Isaia 1° parte

Se ci allontaniamo da Dio ci allontaniamo dalla sua benedizione e dalla sua protezione: se ritorniamo a Lui, Egli ci accoglie a braccia aperte.
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Oggi iniziamo una serie di messaggi sul libro più lungo della Bibbia: il libro di Isaia.

Sessantasei capitoli 1247 versetti,una  struttura simile all'intera della Bibbia; sessantasei capitoli, come sono sessantasei i suoi libri, divisibili in due parti, la prima di trentanove capitoli, come l’Antico Testamento, la seconda di ventisette, come il Nuovo Testamento.

Un libro che si apre con l’accusa di Dio verso l’uomo a motivo dei suoi peccati, così come si apre Genesi con il peccato originale, e che conclude la prima parte con la profezia della venuta del Principe di Giustizia, così come la predizione di Malachia chiude l’Antico Testamento.

Nella seconda parte troviamo Isaia che grida al popolo di Gerusalemme l’arrivo del Dio sceso in terra, così come il Battista aveva fatto nel Vangelo di Giovanni, e che si conclude con la visione di nuovi cieli e nuova terra così come il libro di Apocalisse narra al termine del Nuovo Testamento.

Tutti i libri della Bibbia sono importanti ma Isaia ha una enorme valore non  tanto per la lunghezza ma per tutte le profezie fatte in esso, tra cui la deportazione in Babilionia,  la distruzione del Tempio, e la nascita di Gesù,  e che si sono tutte avverate.

Lo avete mai letto tutto d’un fiato? Oppure lo avete “studiato”, con l’ausilio di qualche commentario?  O forse lo avete letto “qua e là”, soprattutto quando veniva citato in un altro passo e una nota sulla Bibbia vi rimandava ad Isaia?

Non vi preoccupate, non andremo a studiare in profondità il libro così come abbiamo fatto con Rut, ma sarà piuttosto un breve sguardo a volo d’uccello  per darvi un panorama generale, e magari stimolarvi a leggere di più a casa. Oggi vedremo la prima parte.

Questa prima parte è quella che intitolerei “C’era una volta il popolo di Dio”,  o più sinteticamente “GUAI”... e poi scopriremo perché.

Isaia scrive 739 anni prima della nascita di Gesù, e lo farà per una sessantina di anni.

Siamo circa a 400 anni dagli eventi narrati nel libro di Rut, il popolo di Dio aveva avuto grandi re come Davide e Salomone, ma poi si era diviso in due nazioni distinte, Israele a nord e Giuda a sud, siamo prima della deportazione in Babilonia e le cose non vanno molto bene secondo Dio!

“Udite, o cieli! E tu, terra, presta orecchio! Poiché il Signore parla: «Ho nutrito dei figli e li ho allevati, ma essi si sono ribellati a me.” (Isaia 1:2)

Cosa era successo? Dio li aveva liberati dalla schiavitù in Egitto, gli aveva dato un posto fertile dove vivere, li aveva protetti dai popoli ostili che erano tutto attorno. Era successo quello che accade con dei figli che tecnicamente si definiscono “scostumati”.

Avete presente quei figli  che non obbediscono mai, che vogliono tutto, che fanno il contrario di quello che gli dici. Questo erano diventati i figli di Dio.

L'adorazione era diventata solo una “tradizione”; si andava al tempio per “tradizione familiare”: “Siamo il popolo di Dio!”

E quello che è peggio, è che via via vengono aggiunti “obblighi” ai credenti che non erano compresi nella Legge:

“Poiché è un continuo dar precetto dopo precetto, precetto dopo precetto, regola dopo regola, regola dopo regola, un poco qui, un poco là!".” (Isaia 28:10)

“Beh- potrete dirmi – ma almeno saranno state  persone “virtuose”,  avranno una vita moralmente corretta”... Non proprio!

“Il Signore dice ancora: «Poiché le figlie di Sion sono altere, camminano con il collo teso, lanciando sguardi provocanti, procedendo a piccoli passi e facendo tintinnare gli anelli dei loro piedi” (Isaia 3:16 )

“Ed ecco che tutto è gioia, tutto è festa! Si ammazzano buoi, si scannano pecore, si mangia carne, si beve vino. «Mangiamo e beviamo, poiché domani morremo!.” (Isaia 22:13)

“Ok, Marco, vanno al tempio per abitudine,  aggiungono regole nuove alla Legge di Dio  ,fanno il “sesso ricreativo” mangiano bevono e gozzovigliano...  Ma almeno sanno che c'è un Dio che li ha salvati e protetti, vero?” Ma neanche a parlarne!

“Si tagliano dei cedri, si prendono degli elci, delle querce, si fa la scelta fra gli alberi della foresta, si piantano dei pini che la pioggia fa crescere.  Poi tutto questo serve all’uomo per fare fuoco, ed egli ne prende per riscaldarsi, ne accende anche il forno per cuocere il pane; e ne fa pure un dio e lo adora, ne scolpisce un’immagine, davanti alla quale si inginocchia. Ne brucia la metà nel fuoco, con l’altra metà prepara la carne, la fa arrostire e si sazia. Poi si scalda e dice: «Ah! mi riscaldo, godo a vedere questa fiamma!»  Con l’avanzo si fa un dio, il suo idolo, gli si prostra davanti, lo adora, lo prega e gli dice: «Salvami, perché tu sei il mio dio!»".” (Isaia 44:14-17)

Se vi suona familiare la situazione con l'attuale andamento italiano...  beh, non siete i soli! Si va in chiesa per tradizioni,  ogni giorno c'è una nuova legge, si mangia si beve e si fa sesso come se non ci fosse un domani, e ognuno si è fatto un proprio dio su misura.

In una situazione del genere,  ognuno potrebbe pensare: “E Dio, che fa?, Non vede tutto questo? Perché non interviene?"

Cosa fai con un figlio ribelle? Lo “leghi” alla sedia? Lo incateni? Semplicemente, cerchi di riportarlo sulla “retta via”:

 “Lavatevi, purificatevi, togliete davanti ai miei occhi la malvagità delle vostre azioni; smettete di fare il male;  imparate a fare il bene; cercate la giustizia, rialzate l’oppresso, fate giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova!  «Poi venite, e discutiamo», dice il Signore; «anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come la neve; anche se fossero rossi come porpora, diventeranno come la lana.  Se siete disposti a ubbidire, mangerete i frutti migliori del paese; ” (Isaia 1:16-19)

Ricordate che queste cose Dio le dice al capitolo 1, e Isaia ha scritto per circa sessanta anni,
per cui il popolo di Dio ha avuto tempo per  cambiare rotta... ma niente!

Nel tempo ho visto più situazioni simili, e la maggior parte delle volte  padre e figlio hanno diviso le loro strade.

Ma non per questo il padre ha smesso di amare il figlio, e anzi ha continuato a dirgli di ravvedersi dalla sua vita dissoluta.

Allo stesso modo, Dio ci ama, sempre, anche  quando andiamo “fuori dal seminato, e ci avverte di cosa ci accadrà se continuiamo.

Aveva mandato nei due regni dei profeti a farlo,   Osea in Israele e Isaia in Giuda,
per dire “questo è quello che meritate per come vi comportate, ma potete ancora tornare indietro”.

Se siete di quelli che conoscono Isaia solo per i “versetti famosi” (quelli che parlano della nascita di Gesù :”La vergine rimarrà incinta... lo chiamerà Emmanule”, oppure quelli che parlano del sacrificio di Gesù, dell'agnello sacrificale) potreste restare stupiti del linguaggio che Dio usa.

“Perciò farò tremare i cieli, e la terra sarà scossa dal suo luogo per l’indignazione del Signore degli eserciti, nel giorno della sua ira furente.  Allora, come gazzella inseguita, o come pecora che nessuno raccoglie, ognuno si volgerà verso il suo popolo, ognuno fuggirà al proprio paese.  Chiunque sarà trovato sarà trafitto, chiunque sarà preso cadrà di spada.  I loro bimbi saranno schiacciati davanti ai loro occhi, le loro case saranno saccheggiate, le loro mogli saranno violentate. .” (Isaia 13:13-16)

E’ un Dio che non ti aspetti, duro,  spietato persino col suo popolo.

“Per questo il Signore farà sorgere contro il popolo gli avversari di Resin ed ecciterà i suoi nemici: i Siri da oriente, i Filistei da occidente; essi divoreranno Israele a bocca spalancata. Con tutto ciò, la sua ira non si calma e la sua mano rimane distesa. Il popolo non torna a colui che lo colpisce e non cerca il Signore degli eserciti.” (Isaia 9:10-12 )

Nei primi 39 capitoli Dio inizia 21 volte una frase  con la parola GUAI (in ebraico “owy” = ti meriti questo).

Dio non punisce direttamente, ma si ritrae dal benedire e proteggere il suo popolo, PERMETTENDO che altri popoli  lo facciano. La mano che rimane distesa è come se dicesse “vai”  ai popoli che invadono Israele e Giuda.

Nei primi trentanove capitoli Dio manda l’uno contro l’altro,  dodici popoli,  i quali divengono a turno conquistatori prima e conquistati poi ,  distruttori prima e distrutti poi.

Dio promette vendetta  contro Babilonia, contro l’Assiria, Moab, Damasco, Etiopia, Egitto, Edom, Tiro, Kedar,  e infine anche e soprattutto Israele, e Giuda.

E' la medesima reazione che avrebbe un padre vedendo quelli che fanno del male a un figlio: “So che mio figlio si merita tutto questo, ma odio chi gli sta facendo del male”.

Una piccola nota per noi: spesso siamo dei figli “scostumati”. siamo disobbedienti e alla fine paghiamo la nostra disobbedienza: non siamo benedetti e non siamo protetti,  ma questo non significa che Dio ci odia o che gioisce per chi ci fa del male.

Lo stesso Isaia, di fronte a tanta devastazione,  forse con gli occhi pieni di lacrime, chiede a Dio: "Fino a quando, Signore?".(Isaia 6:11) Se Isaia si aspettava dal Signore un “ancora per poco”  si sbagliava di grosso!

"E io dissi: «Fino a quando, Signore?» Egli rispose: «Finché le città siano devastate, senza abitanti, non vi sia più nessuno nelle case, e il paese sia ridotto in desolazione; 12 finché il Signore abbia allontanato gli uomini, e la solitudine sia grande in mezzo al paese. 13 Se vi rimane ancora un decimo della popolazione, esso a sua volta sarà distrutto” (Isaia 6:11-13a)

Che succede? Io non riconosco questo Dio spietato!

Uno dei fondamenti della nostra fede,  è la certezza che Dio è SANTO: essere santi significa non solo essere senza peccato, ma ODIARE il peccato.

Se c'è il peccato, Dio non ci può essere.

Dove Dio è presente, là c'è la sua benedizione e la sua protezione. Dove Dio non è presente benedizione e protezione vengono meno.

Dio aveva iniziato dicendo «Ho nutrito dei figli e li ho allevati, ma essi si sono ribellati a me.” I figli erano usciti dalla casa , Dio non era più al centro della vita

C'è un detto italiano che recita: “non si muove foglia che Dio non voglia” ovvero, “tutto quello che accade è perché Dio lo vuole.

Ed è ASSOLUTAMENTE SBAGLIATO! Dio conosce prima tutto quello che accade, ma non tutto quello che accade è approvato da Dio, (oserei dire che gran parte di quello che accade NON è approvato da Dio), ma siamo noi che ci mettiamo nelle condizioni di riceve il male, perché non siamo più alla presenza di Dio, non abbiamo più la sia benedizione, né la sua protezione.

L'abbiamo detto tante volte, che se se vivi la tua vita con Dio  questo non significa che la tua vita sarà tutta rose e fiori, ma che nel momento del bisogno Dio sarà lì pronto ad aiutarti.

C’è il sorriso di Dio per chi lo segue, ma c’è anche l’ira di Dio per chi,  avendolo conosciuto, si allontana da lui. Ma, sapete, Dio è il padre perfetto , e un padre perfetto non potrà mai odiare suo figlio; lascerà sempre la “porta aperta” per quel figlio  casomai dovesse tornare. Leggiamo la seconda parte del versetto 13 al capitolo 6:

“ma, come al terebinto e alla quercia, quando sono abbattuti, rimane il ceppo, così rimarrà al popolo, come ceppo, una discendenza santa.” (Isaia 6:13 )

Cosa significa questo? Significa che, nonostante i figli se ne siano andati, nonostante siano stati distrutti  perché lontani dalla benedizione e dalla protezione di Dio, proprio in mezzo a quei figli ribelli  nascerà una generazione SANTA! Una discendenza differente da tutto il resto del mondo!

Dio fa dire ad Isaia: “Un residuo, il residuo di Giacobbe tornerà al Dio potente.” (Isaia 10:21)

C'era una volta un popolo, il popolo che Dio amava,  che sarà sì distrutto,  ma un piccolo residuo rimarrà, e tornerà da lui!  E darà come frutto una discendenza... SANTA!

Qualcuno che tornerà al Signore ci sarà, qualcuno che guarderà oltre la propria vita, che non penserà solo al proprio comodo, come il re Ezechia il quale,  nel sapere che la deportazione a Babilonia  sarebbe avvenuta dopo il suo regno,  esclamerà:

"La parola dell’Eterno che hai pronunciata è buona". Poi aggiunse: "Vi sarà almeno pace e sicurezza durante la mia vita".” (Isaia 39:8)

In pratica Ezechia dice: ”...che m’importa… tanto per quell’epoca sarò morto e sepolto!”

Siamo giunti al capitolo 39, e qui termina la sezione “GUAI” Infatti, dal capitolo 40 il linguaggio è completamente differente:

«Consolate, consolate il mio popolo», dice il vostro Dio.  «Parlate al cuore di Gerusalemme e proclamatele che il tempo della sua schiavitù è compiuto; che il debito della sua iniquità è pagato, che essa ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati» (Isaia 40:1-2)

L'ira di Dio non dura in eterno, ma dura per un tempo, e avendo visto che non eravamo proprio capaci di non peccare, avrebbe scelto uno solo da condannare a morte, perché noi potessimo vivere:

“Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti.” (Isaia 53:5 )

Ma questo lo vedremo la prossima volta

Preghiamo.
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05 novembre 2017

Da Gesù a Gesù...andata e ritorno - la testimonianza di Jean Guest

"Da bambina piccola avevo una fede vera... poi..."  Jean Guest racconta di come la sua vita, iniziata con Gesù, ha poi preso una strada diversa, lontana da Lui, per poi ritornare nuovamente a riconoscere Gesù come motivo della propria vita.

E cita due versetti come quelli che hanno segnato il proprio cammino di credente:

"Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno." (Romani 8:28)

"Dall’estremità della terra io grido a te con cuore affranto; #conducimi tu alla rocca che è troppo alta per me;  poiché tu sei stato un rifugio per me, #una torre fortificata davanti al nemico. " (Salmo 61:2-3)


29 ottobre 2017

La mia eredità come credente - Il Libro di Rut 6° parte

La tua fedeltà a Cristo di oggi  può avere ricadute enormi nel futuro della tua famiglia e portare benedizione a Dio nei secoli.
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Siamo all'ultima puntata della storia d'amore tra Rut e Boaz. E come nelle migliori storie d'amore, c'è
anche qui il “E tutti vissero felici e contenti”.

Il Libro di Rut inizia con la tragedia  e termina con un matrimonio  e con la nascita di un nuovo bambino.

Siamo partiti sei settimane fa (per la verità otto)  con la fame, il fallimento, i funerali e la fine, ma la morte e la fine conducono Naomi e Rut verso un processo che le porterà a un nuovo inizio.

La mano che invisibile le ha guidate, ora produce qualcosa di visibile: due persone divengono una sola cosa nel matrimonio, il cui frutto è un figlio.

Leggiamo Rut 4:13.22

"13 Così Boaz prese Rut, che divenne sua moglie. Egli entrò da lei e il Signore le diede la grazia di concepire; e quella partorì un figlio. 14 E le donne dicevano a Naomi: «Benedetto il Signore, il quale non ha permesso che oggi ti mancasse uno con il diritto di riscatto! Il suo nome sia celebrato in Israele! 15 Egli consolerà l’anima tua e sarà il sostegno della tua vecchiaia; l’ha partorito tua nuora che ti ama e che vale per te più di sette figli». 16 E Naomi prese il bambino, se lo strinse al seno e gli fece da nutrice."

Siamo alla fine di questo meraviglioso libro della Bibbia (tutti sono meravigliosi!), e vogliamo trarre qualche indicazione per la nostra vita.

L'abbiamo fatto durante tutte le altre cinque predicazioni, abbiamo visto passo passo varie applicazioni per noi, ma oggi vogliamo terminare cercando di guardare al panorama generale, a cosa ci insegna alla fine questo libro.

La prima cosa che ci insegna il libro di Rut è questa:

1) L'amore trasforma le persone

Naomi non era la migliore suocera da avere a fianco: aveva cercato di rispedire Rut ai suoi dei pagani, voleva la chiamassero “amara”, consigliava di andare a letto con il principale. Ma l'amore di Rut l'aveva trasformata. Aveva trasformato quello che poteva essere una vecchiaia amara e sterile, in una vecchiaia da nonna felice.

Rut era una vedova moabita, povera, lontana da casa e con una suocera acida.

Ma l'amore di Boaz l'aveva trasformata. Aveva trasformato una vita di stenti e di solitudine, in una vita ricca  e felice.

Boaz era un uomo ricco, ma “single”. Dal testo pare fosse nella sua maturità, ed era strano in Giuda non essere sposato e non avere figli quando si è maturi.

Ma l'amore di Rut l'aveva trasformato. Da una vita ricca, piena di agio, ma solitaria e senza un fine preciso a una vita dove la ricchezza aveva un fine, crescere una famiglia e una discendenza.

L'amore nel libro di Rut ha un nome preciso: è la mano “invisibile” di Dio che lega e scioglie, che indirizza, che devia, che sceglie per te.

Ma tutto è accaduto perché Rut ha deciso di amare Naomi  nonostante le avesse chiesto di lasciarla, nonostante fosse amara. Senza l'amore primo di Rut per Naomi nulla sarebbe avvenuto, e nessuna vita sarebbe stata trasformata.

Rut ci insegna una grande verità di Dio: non smettere di amare le persone, anche quando ti rifiutano, anche quando sono amare.

2) La preghiera trasforma la vita delle persone

Tutto nel libro di Rut è accaduto attraverso la preghiera: Naomi prega che Rut trovi un marito ed abbia figli; Rut prega che Boaz possa essere benedetto; Boaz prega che Rut possa essere benedetta ed eccola la benedizione eccolo il matrimonio,  eccolo il figlio!

Nel capitolo 1 Naomi aveva detto che Dio le aveva tolto tutto, che tornava a Betlemme a mani vuote. Ed ora il Signore riempie le sue mani con un nipote, di cui sarà nutrice.

L'insegnamento del libro è : anche quando sei amaro, sei amara ,  non smettere di pregare! Anche quando la vita ti ha tolto molto (un familiare, un lavoro, un amico) non smettere di pregare! Anche quando le prospettive future non sono rassicuranti,  e sei solo, sei sola, non smettere di pregare!

Prega per te, ma prega anche per gli altri! Naomi ha pregato per Rut quando era amara, e ora la sua preghiera  torna su di lei come fa un boomerang, e le dà benedizione!

3) Dio ti benedice se ti astieni dal peccare

Boaz era un uomo di successo, e Rut era disponibile... ma Boaz fa la cosa giusta dinanzi a Dio: dice a Rut : “non ora”.

4) Dio ti benedice tutti i matrimoni fatti secondo il suo ordine

...anche se non è il primo!

L'ordine di Dio di Genesi 1:27-28

“Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina (l'incontro - il “fidanzamento”).  Dio li benedisse (il patto - il “matrimonio”); e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi. (la consumazione - i “rapporti matrimoniali”)(Genesi 1:27-28a)

Il primo matrimonio di Rut era stato un fallimento: lontani dal tempio, dai credenti da Dio, senza figli.

Ma il secondo avviene per la sua mano invisibile, e viene benedetto.

Se sei stato sposato e il tuo matrimonio è fallito, non pensare che Dio ce l'abbia con te. Dio non giudica per il passato delle persone, ma per il cuore che hanno verso il futuro.

Se accadrà nella tua vita di incontrare un nuovo compagno, una nuova compagna, se tu lo sposerai in nome di Dio, Dio sarà dalla tua parte e sarà pronto a benedire la tua unione.

Questo è ciò che possiamo trarre dal libro in generale Ma, ovviamente, c'è molto di più, se guardiamo alle vite dei tre personaggi.

Naomi

All'inizio della storia Naomi era una donna distrutta: senza marito, senza figli, lontana dalla sua gente. Per questo era divenuta amara.

Naomi pagava la decisione sbagliata del marito Elimelec di trasferirsi in una nazione che Dio non approvava.

Ma Naomi, amara,  fa due cose giuste dopo la morte del marito e dei figli:

1) E' onesta con Dio

Non fa finta che tutto vada bene, ma alza il pugno verso Dio e gli dice: “Tu mi hai fatto male!

Ma Dio non la giudica secondo le sue parole, ma secondo la sua fede.

Quando le cose nella vita non vanno per il verso giusto, di solito, abbiamo due tipi di reazione:

a) Condanniamo Dio

“Dio non esiste! E anche se esiste non è un Dio buono”. E ci allontaniamo da Dio; non ne vogliamo più sapere. Smettiamo di pregare,  smettiamo di frequentare la chiesa,  smettiamo di incontrare i fratelli e le sorelle in Cristo. In una parola:  scappiamo da Dio.

Oppure:

b) Condanniamo noi stessi

“La colpa è mia! Non sono abbastanza buono/fedele/devoto, e Dio mi punisce.” Rimaniamo pure con Dio,  ma  sentendoci “figliastri” e non figli amati. E anche questo è fuggire da Dio, da quello vero.

Naomi era amara, e lo ha detto a Dio :”Mi hai fatto male!” Pensi che un padre possa odiare suo figlio, solo perché parla con amarezza?

Dio ha spalle abbastanza grandi da sopportare  le parole di un figlio o di una figlia addolorata,  e ti ama: ti ama anche quando dici cose sbagliate. E' capace di accettare anche quando te la prendi con lui;lui ci ha creati, lui sa come siamo fatti.

Ma nulla sarebbe accaduto di bello a Naomi, se non avesse fatto la seconda cosa giusta:

2) Ritorna al suo popolo, tra credenti

Tutto il libro ci mostra il processo di guarigione di Naomi: da “amara” a “benedetta”,  attraverso una nuora che si converte e decide di amarla, un parente che “per caso” compare all'orizzonte, e l'amore che nasce tra questi e sua nuora.

Tutto ciò non sarebbe mai accaduto se Naomi fosse rimasta a Moab,  lontana dal Signore, tra non credenti.

Voglio farvi una domanda: Dove è Dio, adesso? La Bibbia ci dice che è onnipresente, vero?

Siete sicuri? Leggiamo assieme Romani 1:22-24

Il contesto della passo è che  Paolo sta parlando delle persone che non riconoscono il Dio di Israele.

“Benché si dichiarino sapienti, sono diventati stolti,  e hanno mutato la gloria del Dio incorruttibile in immagini simili a quelle dell’uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. Per questo Dio li ha abbandonati all’impurità, secondo i desideri dei loro cuori, in modo da disonorare fra di loro i loro corpi”. (Romani 1:22-24)

Dio è onnipresente,  ma ci sono posti dove Dio non può essere: nel cuore di coloro che lo negano e seguono altri dei. Moab era un posto simile; brillava per l'assenza di Dio nel cuore delle persone e la presenza dei falsi dei al suo posto.

Al contrario Gesù dice:

“Poiché dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro.” (Matteo 18:20)

Se sei amaro, se sei amara, quello che ti serve, è di essere guarito, di essere guarita.

Dio può guarirti, ma quello che ti serve è di stare assieme al popolo di Dio, perché Dio è presente in mezzo ad esso.

Rut

All'inizio della storia Rut è in rovina: una vedova pagana senza figli, odiata dalla sua gente perché ha accettato il Dio di Israele e non accettata in Giuda perché è moabita. Anche lei deve essere guarita.

Per Rut la guarigione arriva attraverso la sua determinazione. Rut è una donna forte, è una donna determinata e fa tre cose sagge:

1) Decide di amare la suocera andando assieme a lei
2) Decide di abbandonare la sua terra e i suoi dei
3) Decide di credere in Dio

Arriva a Betlemme ed è povera, tanto povera che decide di andare a spigolare. Anche se non vede la mano “visibile” di Dio (il miracolo), crede che troverà qualcuno che la aiuterà, e alla fine crede che avrà un “redentore”, colui che farà valere il riscatto suo e di Naomi.

Al capitolo 2 aveva detto così a Naomi:

“Fammi andare nei campi a raccogliere le spighe che i mietitori lasciano cadere. Sono sicura di trovare qualcuno che me lo permetterà.” (Rut 2:2 TILC)

E, pian piano, la mano invisibile di Dio,  la Provvidenza, inizia a guarirla.

Se anche la tua vita è in rovina, qui trovi un principio per essere guarito.

 # Decidi di credere

Anche quando non vedi il miracolo, anche se le prospettive sono scarse o inesistenti, decidi di credere, sappi che per te c'è un Redentore, colui che ti ha riscattato.

Rut ha deciso di credere:  “Il tuo Dio sarà il mio Dio”(Rut 1:16b) forse non ci arrivi ancora col cuore a dirlo, ma puoi arrivarci col la tua volontà, con la stessa volontà che ha guidato Rut e per la quale è stata benedetta.

Come Boaz fu il “redentore” di Rut, che divenne sua sposa, e visse per sempre assieme a lei allo stesso modo Gesù è il Redentore, Gesù è lo sposo, e se tu credi e rimani nella sua chiesa allora virai in eterno assieme a lui. In Apocalisse è scritto;

“Rallegriamoci, esultiamo e diamogli onore, perché è giunto il momento delle nozze dell'Agnello, e la sua sposa si è preparata.” (Apocalisse 19:7)

Boaz

Boaz tra i protagonisti è quello che ha la vita più “normale”, anzi, ha un avita “agiata”.

Ma Boaz è si rammenta che tutto ciò che ha è frutto della sua obbedienza alle leggi di Dio.

Boaz benedice i suoi operai quando arriva al lavoro, Boaz da più di ciò che Dio ha prescritto ai poveri, Boaz non pecca con Rut, ma attende perché sia sua sposa, E in più,  Boaz studia piani per una causa nobile,  dare un tetto a due vedove e una discendenza alla famiglia di Naomi.

Se in questo momento vivi nella tranquillità e ami il Signore, sappi che è lui il regista della tua vita; lui vede e provvede sia al povero che al ricco. Scegli di vivere come Boaz.

# Scegli di obbedire

Obbedisci a Dio vedendo il tuo lavoro, i tuoi averi come un ministero attraverso cui Dio  può  provvedere al povero.

Siamo quasi alla fine del libro, ci mancano da leggere appena cinque versetti.

Sono cinque versetti che potrebbero sembrare i più noiosi della storia,ù ma che invece sono forse i più importanti per me e per te:

“17 Le vicine gli diedero il nome e dicevano: «È nato un figlio a Naomi!» Lo chiamarono Obed. Egli fu il padre d’Isai, padre di Davide. 18 Ecco la posterità di Perez: Perez generò Chesron; 19 Chesron generò Ram; Ram generò Amminadab; 20 Amminadab generò Nason; Nason generò Salmon; 21 Salmon generò Boaz; Boaz generò Obed; 22 Obed generò Isai e Isai generò Davide.” (Rut 4:17-22)

Non so se ricordate un messaggio che abbiamo fatto a maggio e che riguardava la genealogia di Gesù. E che vi avevo detto che le genealogie normalmente  servono a dimostrare la grandezza di una famiglia.

Nella Bibbia invece servono a mostrare  che non importa da che famiglia vieni, perché Dio ti benedice comunque se tu hai un cuore per lui.

Anche questa genealogia non si smentisce, perché mostra che il grande re Davide proveniva da una famiglia imperfetta.

Salmon, padre di Boaz, era sposato a Raab, una prostituta non ebrea, e Boaz aveva sposato una vedova pagana moabita.

Dio sta dicendo: “non importa la tua vita passata, ma se tu affidi la tua vita a me, la tua stirpe sarà benedetta fino alla millesima generazione dice Esodo 20:6.

Raab era una prostituta, ma aveva creduto ed era stata adottata nel popolo di Dio; e suo figlio Boaz ora aveva ereditato la sua benedizione.

Rut era una vedova pagana, ma aveva creduto, e suo figlio Obed avrebbe ereditato la sua benedizione.

Non penso che Rut e Boaz avessero pianificato tutto questo, ma il loro amore per gli altri,
la loro preghiera, la loro fede, il loro astenersi dal peccare, la loro obbedienza, avrebbe avuto una ricaduta ENORME sui loro discendenti,  tanto che i loro nomi  non sarebbero comparsi solo in questo libro.

In 1 Re 7:21 si dice che Salomone, volle dare un nome alle due colonne del vestibolo, (la parte da cui si accedeva al “Luogo Santissimo”, dove era conservata l'Arca del Patto) ed una la chiamò Boaz (forte).

In Matteo 1:6 si legge che una delle antenate della famiglia dove sarebbe stato cresciuto Gesù, era Rut.

Rut e Boaz non avevano pianificato, ma avevano obbedito. E Dio aveva risposto benedicendo la loro stirpe.

Il tuo amore attuale la tua fede attuale, la tua preghiera attuale, la tua obbedienza attuale, possono avere una ricaduta sulla tua famiglia futura che tu neppure riesci ad immaginare.

La tua famiglia futura potrà essere molto più grande, molto più importante, molto più efficace, molto più determinante  di quello che immagini.

Il più delle volte non vedrai neppure un minimo  di questa futura benedizione.

Un importante teologo di nome Jonathan Edwards era solito pregare per le sue prossime sei generazioni.

Nella sua famiglia ci sarebbero stati: 13 presidi di collegi, 69 professori, 13 giudici, 100 avvocati, 60 dottori, 75 ufficiali militari, 3 senatori, 80 sindaci, un vice presidente USA e 100 pastori. Sarà un caso?

Tu non immagini quello che Dio farà attraverso di te.

Tutto il libro di Rut si svolge attorno ad una eredità e a un redentore.

L'eredità era ciò che Rut e Naomi avrebbero potuto avere, ma serviva un redentore che liberasse l'eredità permettendogli di viverla.

La tua eredità è immensa se hai accettato colui che la ha liberata per te, il tuo Redentore, Gesù.

E la tua fedeltà di oggi  può avere ricadute enormi nel futuro della tua famiglia.

La tua fedeltà di oggi che a te pare poca cosa può portare al tuo Redentore una messe enorme, se ami e preghi per le persone se ti astieni dal peccare, se vivi in mezzo al popolo di Dio, la chiesa, e se affidi la tua vitae i tuoi beni  a Dio come si trattasse di un ministero

Ma soprattutto se decidi di credere in Gesù, tuo Redentore.

Preghiamo.
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