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30 ottobre 2016

Essere un credente entusiasta - prima parte


Cosa ti serve per essere un credente "entusiasta"?
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Con il messaggio di oggi avrebbe dovuto concludersi  la serie che abbiamo dedicato ad alcune
“parole chiave” per essere credenti “migliori”.

Ma visto che il materiale che ho preparato è decisamente “troppo” per un singolo messaggio, l'ho diviso in due parti, anche per non “uccidervi con un messaggio di un'ora e mezza!

La Serie si intitolava “Parole chiave per il credente” Una parola chiave ci apre, così come una chiave di metallo, le porte di stanze che spesso sono rimaste chiuse per molto tempo.

Abbiamo iniziato con la parola “problema”,   abbiamo detto che ogni problema che ci accade nella mostra vita non è che un occasione per “cedere”, o per “credere”, ed abbiamo visto gli episodi della donna col flusso di sangue  e della figlia morta del capo della sinagoga;  dove la risposta delle persone coinvolte è stata di credere.

Abbiamo poi visto la parola “ipocrita” e abbiamo detto che un crede “ipocrita” finge di essere quello che non è, che dubita, disobbedisce e disonora Dio, mentre un vero credente, un credente DOC si dona, obbedisce e crede in Dio.

Sul sito poi potrete trovare un'alta “parola chiave”, ADORARE.

Visto che abbiamo fino ad ora visto parole “negative” circa i credenti, vogliamo finire con una parola “positiva”: “entusiasta”.

La parola in realtà non l'ho scelta io, ma il mio “principale Celeste”; mentre stavo studiando per finire la serie, mi sono “imbattuto” in questa frase di un famoso teologo inglese, John Wesley;

“Accenditi d’entusiasmo e la gente arriverà da molto lontano per vederti bruciare.”

MI ha colpito l'immagine che Wesley usava del credente come di una trorcia che attira gli altri da distante, e il cui “carburante” è l'entusiasmo.

Prima di iniziare devo però farvi una confessione: il messaggio che avevo preparato per voi oggi, parlava di “entusiasmo”,  ma andava a parare da tutt'altra parte!

Avevo già preparato mezza predicazione sul “granello di senape” quando il Signore mi ha battuto sulla spalla e mi ha detto:  “Ehm... scusa Marco, non è di questo che voglio tu parli domenica!” “Ma come signore? Ho quasi fatto con il messaggio!” “Marco, fidati! Non è di questo che voglio tu parli! Studia la mia Parla e capirai perché”.

Visto che voglio essere un credente DOC,  che si dona, obbedisce e crede a Dio, ho detto (con poco entusiasmo): “ E va bene. Studiamo la parola “entusiasmo”.

Ho “googolato” la parola e sono arrivato sul dizionario, e qui, mi pareva di aver capito dove voleva che andassi a parare Dio.

Dizionario Garzanti: “Entusiasmo: dal gr. enthousiasmós, deriv. di enthousi{ázein} ‘essere posseduto dalla divinità’, deriv. di éntheos ‘divinamente ispirato’, comp. di en ‘in’ e theós ‘dio’. Nei testi greci  esiste la frase “"en tou tzeou asmos"... essere nel respiro del dio.  una particolare condizione per cui era la divinità a parlare attraverso la persona.

La parla è una parola “composta” da en (in, dentro) e theos (dio).  Letteralmente si potrebbe tradurre con "con Dio dentro di sé".

Vi suona “familiare” questa idea definizione? Dovrebbe! Dovrebbe, perché è esattamente quella con cui Gesù ha descritto i suoi discepoli durante l'ultima cena:

“Io ho dato loro la gloria che tu hai data a me, affinché siano uno, come noi siamo uno; io in loro e tu in me, affinché siano perfetti nell’unità e affinché il mondo conosca che tu mi hai mandato, e che li hai amati come hai amato me.” (Giovanni 17:22)

Devo confessarvi che quando ho scoperto il significato della parola entusiasmo, mi sono detto:
E vai! Ho la predica praticamente fatta! Basta ora cercare la frase “entusiasmo/entusiasta” nei testi in greco del Nuovo Testamento...”

Mai affermazione fu più sbagliata... Nei 27 libri del Nuovo Testamento la parola “entusiasmo” non è mai usata!

Allora mi sono detto:  “Possibile che il Nuovo Testamento non voglia comunicarci che come credenti dobbiamo essere “en-tusiasti”, con Dio dentro?”

Ho fatto allora una ricerca di tutte le volte che la parola "entusiasta/entusiasmo” era stata usata per tradurre qualcosa d'altro nella Bibbia Nuova Riveduta...  Nemmeno una. Nella Nuova Diodati... nemmeno una.

Il problema è che, queste due traduzioni, provengono dalla revisione  traduzioni “storiche” fatte tra il 1500 e il 1800...  e a quell'epoca la parola “entusiasmo” era ritenuta un po' “terra terra”, da popolino... troppo semplice!

La lingua con cui sono state scritte le nostre traduzioni è una lingua “aulica”, con termini da universitari...

Sono andato allora a cercare nelle poche versioni “in lingua italiana moderna” che ci sono (praticamente due: “la Parola è Vita” e la TILC),  dove il linguaggio usato è volutamente quello che si usa tutti i giorni nella vita comune... e (miracolosamente, a questo punto!) ho capito dove voleva andare a parare Dio!

L'Entusiasmo

La parola “entusiasmo/entusiasta” ricorre 17 volte  e traduce sei differenti termini usati in greco.

1. Essere credenti entusiasti significa avere gioia

“I semi caduti dove c'erano molte pietre rappresentano quelle persone che, quando ascoltano la parola, l'accolgono con entusiasmo (in greco: chara = gioia), ma non hanno radici e non sono costanti: appena incontrano difficoltà o persecuzione a causa della parola di Dio, subito si lasciano andare.” (Marco 4:16-17 TILC)

Gesù sta parlando e spiegando la parabola dei diversi terreni, e ci dice che la Parola viene accolta con “entusiasmo”, con gioia... ma poi si “secca” perché chi ha creduto non “mette radici” non va in profondità,  non fa della sua fede il terreno che gli da stabilità e nutrimento. E quando arrivano i problemi, non sono né radicati né nutriti dalla Parola di Gesù, e si perdono.

Paolo ci illustra cosa significhi “mettere radici”

“Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui; radicati ed edificati in lui, saldi nella fede, come vi è stata insegnata, e abbondando nel ringraziamento.” (Colossesi 2:6-7)

Paolo afferma che per “mettere radici” dobbiamo essere “edificati”, la parola che usa significa “costruiti sopra qualcosa”.

Quali sono le “fondamenta” sulle quali debbo costruire, dunque?

Per prima cosa, la Bibbia: la Parola di Dio. Leggere la Parola, meditare la Parola, applicare la Parola.

Ma la sola Bibbia non basta per fare un credente “entusiasta”, serve anche un “orto” dove il terreno possa essere concimato, lavorato, curato. Si chiama “chiesa locale”.

L'altra parte delle fondamenta sono la tua chiesa, e non intendo l'edificio, ma le persone.

“Mettere radici” significa partecipare alla vita della tua chiesa:

“non abbandonando la nostra comune adunanza come alcuni sono soliti fare,” (Ebrei 10:25a)

non solo venendo la domenica,  ma partecipando alla vita degli altri fratelli e delle altre sorelle in Cristo, rimanendo “connessi”, incontrandosi al di fuori della chiesa. Infatti il versetto di Ebrei si chiude così :

 “ma esortandoci a vicenda” (Ebrei 10:25b)

Puoi esortare la domenica, è possibile, ma è molto più probabile per te esortare o essere esortato in un gruppo più piccolo, davanti a una tazza di the o di caffè,  attorno a un tavolo... si chiama “piccolo gruppo”!

Dio ci dice che se vuoi essere un credente “entusiasta”,  se vuoi avere Dio dentro, allora devi avere gioia, e la gioia proviene dal mettere radici in Cristo.

2. Essere credenti entusiasti significa sbalordire davanti a Cristo

“Quando i capi sacerdoti e i dottori della legge vennero a sapere ciò che aveva fatto, cominciarono a progettare il modo migliore per liberarsi di lui. Lo temevano, perché tutta la popolazione era entusiasta (in greco: ekplēssō = meravigliata, sbalordita) del suo insegnamento.” (Marco 11:18 PV)

Ciò che spaventava i sacerdoti non erano i miracoli di Gesù, ma che la gente era “entusiasta” di ciò che vedeva, era meravigliata, era sbalordita da quello che Gesù era capace di fare.

Sapete, in molti all'inizio ha provato a far credere che Gesù non fosse mai esistito, ma le prove storiche erano così grandi ed evidenti che hanno dovuto smettere quasi subito: (qualcuno ancora ci prova, per la verità!)

Allora che cosa anno fatto? Hanno detto “OK, Gesù è esistito, ma non era quello che diceva di essere, e non ha alcuna potenza di fare ciò che diceva di poter fare”.

Perché lo dicono? Perché hanno la stessa paura dei sacerdoti! Perché il mondo moderno si fonda sul presupposto che la tua vita e la mia vita non possono essere cambiate di punto in bianco, in un attimo, ma ci vogliono “strategie”,  far parte di un determinato ceto sociale, o di un determinato partito, o essere nato in una determinata nazione,  vestire in un determinato modo, avere determinati “oggetti” (uno smartphone, una villa, una industria, un governo).

Gesù viene e dice:  “No, non ti serve tutto questo, solo io ti servo. Ed io sono più che capace di mantenere ciò che prometto... Se non ci credi, guarda le vite di quelli che mi hanno accettato per vedere se dico la verità!”

La testimonianza più potente di Cristo non è la croce (quello era un male necessario per salvare te e me dalla morte eterna che Cristo ha deciso di sopportare), ma le vite cambiate delle persone che ti stanno attorno; ammalati guariti,  assassini che chiedono perdono alle vittime,  ladri che cambiano vita,  avari che danno generosamente, bugiardi che tornano a dire la verità, tossicodipendenti che smettono di drogarsi, mariti e mogli che decidono di non divorziare, madri che decidono di non abortire...

Gesù fa ancora paura! La potenza di Gesù fa ancora paura! Perché è qualcosa che si può vedere, toccare, misurare, attraverso le vite cambiate delle persone, attraverso l'entusiasmo,  il Dio dentro che le persone salvate portano e mostrano!

Dio dice che, se vuoi essere un credente “entusiasta”,  se vuoi avere “Dio dentro” allora devi continuare a sbalordirti,  a meravigliarti per quello che riesce a fare la potenza di Cristo!

3. Essere credenti entusiasti significa avere ammirazione per Cristo

“Una volta, Gesù scacciò un demone che aveva reso muto un uomo e, dopo che il demone fu uscito, il muto si mise a parlare. La folla era stupita ed entusiasta (in greco: thaumazō = avere ammirazione).” (Luca 11:14 PV)

La gente non sbalordiva solamente per quello che sapeva fare Gesù, ma in brevissimo tempo era divenuto una delle persone maggiormente ammirate in Israele,  folle oceaniche lo seguivano ovunque, e non era solamente per avere miracoli per se stessi,  (non erano ammalati tutti nelle folle che lo seguivano) ma era per ammirare ciò che Gesù faceva e per ascoltare ciò che Gesù diceva.

Il mondo ha ammirazione per tutti: pensa ad una cena a cui sei stato inviato ultimamente: la gente ti avrà sicuramente rispettato e stimato se hai dimostrato ammirazione  per il premio Nobel Bob Dylan,
per il Dalai Lama, per Richard Geere e Roberto Baggio che sono diventati buddisti, per il film “La grande bellezza”, per Edoardo Stoppa che salva i cuccioli a Striscia... ma più di uno avrà storto il naso se hai provato a parlare dei miracoli che hai visto fare a Gesù, nella tua vita, in quella degli altri.

Gesù ce lo ha detto che non saremmo stati popolari:

“Vi espelleranno dalle sinagoghe; anzi, l’ora viene che chiunque vi ucciderà, crederà di rendere un culto a Dio.” (Giovanni 16:2)

La gente crede che stia facendo addirittura una cosa giusta se ci ostacola, se ci mette in ridicolo, pensa che sia un dovere “sfatare” il mito di Gesù, affinché altri non siano illusi.

Gesù ci dice che c'è un motivo a tutto questo, un “perché”:

“Faranno questo perché non hanno conosciuto né il Padre né me.” (Giovanni 16:3)

Noi abbiamo conosciuto Dio, perché abbiamo conosciuto Cristo!

E Dio dice che, se vuoi essere un credente “entusiasta”,  se vuoi avere “Dio dentro” allora devi continuare ad ammirarlo,  a seguirlo come facevano le folle in Israele, che non si curavano delle critiche dei Farisei, dei dottori, o di altri.


Conclusione

Per essere un credente entusiasta, per avere “Dio in te” devi avere gioia in Cristo, aver messo radici nella sua Parola e nella sua chiesa, che devi continuare a sbalordirti della sua potenza, e che devi continuare ad ammirarlo per quello che ha fatto e che fa nella tua vita e in quella degli altri.

Se oggi, prima del culto, ti avessi chiesto “sei entusiasta?", cosa avresti risposto?

Te lo chiedo adesso, invece: “Sei entusiasta?” Hai “Dio dentro”?

Se hai accettato Gesù, la Parola dice che Cristo è in te

“Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato se stesso per me.” (Galati 2:20)

Sii “entusiasta”, per il dono che Cristo ti ha fatto.

Ma se non lo hai ancora accettato, cosa aspetti? Lui vuole che anche tu possa diventare una persona “entusiasta”, avere una vita “con Dio dentro”.

Preghiamo.

23 ottobre 2016

A cosa serve adorare?

Adorare non è solo cantare e pregare.  E' avere un "rapporto" con Dio. Ma è Dio che sta cercando di me, o sono io che sto cercando lui?
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A cosa pensate quando vi dico queste parole?

  • Bic
    pensate alla penna biro, ma in realtà è un cognome austriaco del barone Von Bic, l'inventore della penna biro.
  • Mac
    pensate a un computer, ma in realtà è l'abbreviazione del cognome scozzese Mac Intosh
  • 500
    pensate a un automobile, ma in realtà è un numero che sta prima del 501 e dopo il 499
  • Adorazione
    spesso pensiamo a quello che c'è prima della predicazione: prima c'è l'adorazione, poi la predicazione.

Ma l'adorazione non è semplicemente questo, ma molto, moto di più.

Due domande circa l'adorazione

1) Cosa è “adorare”?

Come definiresti con una frase, o una parola, l'adorazione?  Canto? Preghiera?  Inginocchiarsi
Ringraziamento a Dio?

2) A chi serve l'adorazione?

A Dio?  Quali benefici Dio trae dalla mia adorazione? Quali benefici traggo io dall'adorazione?

In altre parole: chi è il cacciatore...e chi la preda?  E' Dio che sta cercando di me, o sono io che sto cercando lui?

Dove trovo le risposte?

Gesù ha detto questo:

“L'ora viene, anzi, è già venuta, in cui coloro che adorano sinceramente il Padre, lo faranno in spirito e verità. È questa l'adorazione che Dio cerca, perché Dio è spirito, e chi lo adora deve adorarlo in spirito e verità" (Giovanni 4:23-24 PV)

Dio CERCA chi lo adori.  Ma non è un'attività che si risolve con un canto, una preghiera, un pensiero un paio di volte a settimana.  Il cammino di un adoratore è un modo di vita.  Riguarda lo scoprire il segreto dell'amicizia con Dio.  Non riguarda tanto il fare qualcosa  ma riguarda piuttosto essere qualcuno:  non “fare” l'adorazione”, ma “essere” un adoratore.

Paolo dice questo:

“Vi esorto dunque fratelli, a ragione della misericordia di Dio ad offrire i vostri corpi a Lui in sacrificio vivente, santo, tale che Dio possa accettare con piacere. È questo il vero atto di adorazione. Non adattatevi alla mentalità e alle usanze di questo mondo, ma lasciatevi trasformare mediante il rinnovamento della vostra mente. Allora sarete in grado di determinare qual è la volontà di Dio, vale a dire ciò che a lui è buono, gradito e perfetto.” (Romani 12:1-2 PV)

Ognuno adora qualcosa

Ognuno adora qualcosa.   Perché l'adorazione è un'idea che Dio ha messo in noi, nel nostro DNA.  Solo che non tutti adorano la medesima cosa.

Si può capire cosa adori ciascuno, semplicemente vedendo la maniera in cui vive:  alcuni adorano idoli: il lavoro, lo sport, le auto, il fisico, la famiglia, una rock star. Il problema è che le macchine si rompono, il fisico invecchia, il lavoro può non esserci, e le rock star passano di moda.

Ma noi vogliamo parlare dell'adorazione di qualcosa che non può né morire, né rompersi, né passare di moda; vogliamo parlare di adorare un Dio eterno, vivente, “colui che era che è che che sta per venire” dice Apocalisse.1:8.

Cosa è “adorazione”?
L'adorazione è più del semplice cantare, o di qualsiasi altra attività religiosa Adorare: composto dal latino “orare” = parlare + suffisso “ad” = a,  ovvero "parlare a qualcuno". Se parliamo a qualcuno, è perché egli “vale”. Se adoro Dio, dunque, sto affermando che Dio “vale” per me adorare è perciò “parlare a qualcuno che vale”.

Quanto vale  Dio per me?

Vi è mai capitato di scoprire un'amicizia importante solo quando l'amico (o l'amica) vi ha confessato quanto valevate per loro? Solo allora avete capito il valore dell'altro per voi, quando avete saputo che l'altro vi pensava, vi amava, vi cercava! Allo stesso modo, per poter capire quanto valga Dio per me, la prima cosa che bisogna fare è capire quanto io valgo per Dio. La Bibbia afferma che:

“Noi amiamo, perché egli ci ha amati per primo.” (1 Giovanni 4:19 PV)

Dio è colui che crea, fa sempre le cose per primo:  è lui che inizia le cose, anche quando si tratta di relazioni:  Adamo non ha desiderato di avere rapporto con Dio, ma Dio ha desiderato di creare Adamo per avere rapporto con lui.  Adamo non ha cercato Dio dopo il suo peccato, ma Dio ha cercato Adamo nel posto dove si stava nascondendo.

Se non fosse stato Dio a cercare  di Adamo, e se non fosse stato Dio a cercare  di  me, e di te, nonostante tutti i miei peccati, l'adorazione mia e tua sarebbe assolutamente senza speranza, inutile; staremmo rivolgendoci a qualcuno che non ne vuole sapere di noi.

Per poter quindi scoprire quanto Dio valga per me, devo prima scoprire quanto io valga per lui:  devo poter vedere me stesso con gli stessi occhi con cui mi sta guardando Dio.  E Romani 12:1 afferma che Dio mi sta guardando “ a ragione della misericordia di Dio”. Lo sguardo di Dio su di me non è malevolo, ma misericordioso.

Perché Dio vuole la mia adorazione?

A questo punto però, mi viene da domandarmi:  com'è che il creatore del mondo brama che io lo adori? Non ha altro di meglio da fare che attendere che questo figlio irrequieto e disobbediente gli rivolga la parola?  Il salmo 8 dice:

“Quand'io considero i tuoi cieli, opera delle tue dita,la luna e le stelle che tu hai disposte, che cos'è l'uomo perché tu lo ricordi? Il figlio dell'uomo perché te ne prenda cura?” (Salmo 8:3-4)

Pensa per un momento: perché Dio ci ama?  Non ha senso!  Dobbiamo però ricordarci che l'amore non è quello che Dio fa, ma , l'amore è quello che Dio E'.  E' il suo carattere, è la sua natura.  La Bibbia afferma che dio E' amore. Non importa quante volte lo abbiamo deluso, lui continua ad amarmi e ad amarti, più di quanto tu possa immaginare!

Il figliol prodigo

In Luca 15 Gesù racconta la storia di un figlio che chiede al padre la sua parte di eredità in anticipo: è come se gli stesse dicendo :” mi piacerebbe tu fossi già morto”.  E, incredibilmente il padre lo accontenta! Dopo aver dilapidato tutto, Gesù dice che il figlio “rientrato in se” capisce che persino i servi più umili di suo padre stavano meglio di lui.  Allora ritorna, elaborando lungo il cammino il discorso con cui farsi riprendere in casa come servo.  Ma Gesù dice che, mentre si avvicinava a casa,

“suo padre lo vide, e ne ebbe compassione, corse, gli si gettò al collo, lo baciò e ribaciò”, dicendo: “questo mio figlio era morto ed è tornato in vita; era perduto, ed è stato ritrovato “

Gli mise scarpe nuove, lo vestì col vestito più bello, e gli diede l'anello che simboleggiava l'appartenenza alla famiglia.  Il padre che quel figlio aveva tradito  gli rende dignità,  identità,  autorità.

Il significato sbagliato di “prodigo”

Gesù non ha mai chiamato il figlio “prodigo” lungo tutta la storia.  E in realtà “prodigo” in italiano non  significava nemmeno “essere spendaccione”,  sino a quando nel 1551 un tipografo francese,  durante un lungo viaggio in carrozza da Lione a Parigi, per ammazzare il tempo non decise di mettere i numeri e titoli.

“Prodigo”, in realtà, (dal latino “pro-agere”= spingere avanti”) significava “donare con molta larghezza, dare tutto se stesso per aiutare gli altri”.

Se rileggiamo il brano alla luce di questa definizione, chi è il “prodigo”?  Il figlio o il padre?

Non è certo il figlio, che è vero, ha fatto un bel po' di casino.  Lo è il padre, perché “dona con molta larghezza” e “da tutto se stesso per aiutare il figlio” che non se lo sarebbe proprio meritato.

Dio è così!  Non importa quello che hai fatto,  lui ti aspetta a braccia aperte se torni da lui.  Lui ti conosce, ed è per questo che la Bibbia dice:

“Vedete, dunque, quanto ci ama Dio Padre: ci permette di essere chiamati suoi figli e lo siamo davvero!” (1 Giovanni 3:1)

Un mio amico pastore mi ha raccontato di aver assistito ad un padre che sollevava il suo figlio paralizzato e cieco durante un culto e gli cantava perché il figlio potesse sentire le sue braccia e sentire la sua voce. E il figlio, con uno sforzi immane, riuscì a sollevare un braccio solo per metterlo attorno al collo del proprio padre. Penso che l'immagine di questo padre che canta affinché suo figlio disabile, incapace di vederlo, incapace di muoversi, ma solo capace di essere sostenuto e sfiorato, in qualche modo abbracciato, sia già stata descritta in un passo dell'Antico Testamento:

“ Il SIGNORE, il tuo Dio, è in mezzo a te, come un potente che salva; egli si rallegrerà con gran gioia per causa tua; si acquieterà nel suo amore, esulterà, per causa tua, con canti di gioia” (Sofonia 3:17)

Pensi che quel padre non amasse il proprio figlio, solo perché era cieco e incapace di muoversi Pensi che a quel padre non nutrisse interesse per il futuro di suo figlio?  Non c'era nulla che il ragazzo potesse fare per poter guadagnare l'amore o il rispetto del padre.  Ma agli occhi del padre quel figlio era una creatura perfetta, stupenda!

E' con quegli stessi occhi che Dio ti guarda, e vede in te una persona stupenda!

Dio ti ama senza curarsi dei tuoi problemi la tua e nonostante i tuoi limiti, le tue disobbedienze, i tuoi peccati.  Non c'è nulla che puoi fare per guadagnarti il suo amore.  Ma lui ti ama lo stesso,  perché ha iniziato ad amarti dal principio  e Dio è un dio che non cambia.  E' un dio che  “esulterà, per causa tua, con canti di gioia”

Cosa farai?

Cosa farai, dunque, con un amore così?  Come risponderai a questo amore stravagante, alla grazia e alla misericordia?  Ci sono due modi: con incredulità  o con gratitudine

Puoi rifiutarlo e andartene.  Oppure puoi scegliere di restare, o di riconnettere la tua vita a Lui, mettere un braccio attorno al suo collo,  e lasciare che lui esulti “per causa tua, con canti di gioia”  e aggiungere la tua voce alla sua,  e vivere la tua vita stessa come un atto di adorazione,   non come un obbligo,   o temendo qualche sua ritorsione,   o provando a ripagarlo in qualche modo,   ma come una risposta di amore e gratitudine verso un Padre che ti ama così tanto.

Sappiamo che noi valiamo per Dio;  valiamo così tanto che non ha esitato a far morire suo Figlio in croce per noi.  Non è morto per altri (per la terra, gli animali, gli angeli caduti),  ma per noi.  E noi siamo gli unici che possono adorarlo  con un cuore redento,  un cuore salvato.

Sappiamo che valiamo, e che abbiamo un padre “prodigo”,  che dona con molta larghezza,  che è pronto a dare tutto se stesso per aiutare i suoi figli”.

Quanto vale Dio per te?

Eravamo partiti da due domande: Cosa è adorare  A chi serve l'adorazione  Alla seconda ora sappiamo rispondere: non serve a Dio, ma serve a me  per agganciare la mia vita alla sua per rammentarmi che  non solo sono suo figlio,  non solo ho ottenuto misericordia,   ma che Dio  “(esulta), per causa (mia), con canti di gioia"

Ma alla prima, devi rispondere tu.

Cosa farai, oltre cantare una canzone a Dio?  Cosa farai, otre pregare una preghiera a Dio?  Come farai a mettere il tuo braccio attorno al suo collo, per fargli sentire che, anche se sei disabile, paralizzato, e cieco, lo ami?

Chiedigli in preghiera di mostratelo, e lui te lo farà vedere.  Ti ha lasciato lo Spirito Santo per guidarti:  lascia che sia lo Spirito a guidarti.  Forse già sai cosa ti sta chiamando a fare o a non fare, come atto di adorazione.

Sappi che lui è lì, davanti a te, e ti sorregge per poter esultare “per causa tua con canti di gioia!”

16 ottobre 2016

In attesa di un Dio che risponde

Ci credi che Dio possa operare miracoli? Ci credi che possa farli nelle tua vita? E ci credi che Dio possa operare miracoli attraverso di te?

Emanuele Ciamei, responsabile per il centro/sud di Compassion (organizzazione che si occupa dell'istruzione dei bambini nel mondo tramite le adozioni a distanza), attraverso  2 Re 4:1-7, ci mostra che Dio è fedele, e che interviene nelle nostre vite se abbiamo fede, e se abbiamo fede che usi le nostre vite per intervenire su quelle degli altri, versando attraverso di noi l'olio del suo Santo Spirito nelle giare di chi ne ha bisogno.
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"Una donna, moglie di uno dei discepoli dei profeti, si rivolse a Eliseo e disse: «Mio marito, tuo servo, è morto; e tu sai che il tuo servo temeva il Signore. Il suo creditore è venuto per prendersi i miei due figli come schiavi».  Eliseo le disse: «Che devo fare per te? Dimmi, che cosa hai in casa?» La donna rispose: «La tua serva non ha nulla in casa, tranne un vasetto d’olio».  Allora egli disse: «Va’ fuori, chiedi in prestito a tutti i tuoi vicini dei vasi vuoti; e non ne chiedere pochi.  Poi torna, chiudi la porta dietro di te e i tuoi figli, e versa dell’olio in tutti quei vasi; e, a mano a mano che saranno pieni, falli mettere da parte.  La donna se ne andò e si chiuse in casa con i suoi figli; questi le portavano i vasi e lei vi versava l’olio.  Quando i vasi furono pieni, disse a suo figlio: «Portami ancora un vaso». Egli le rispose: «Non ci sono più vasi». E l’olio si fermò.  Allora lei andò e riferì tutto all’uomo di Dio, che le disse: «Va’ a vendere l’olio e paga il tuo debito; e di quel che resta sostèntati tu e i tuoi figli».  (2 Re 4:1-7)

"Chi ha pietà del povero presta al Signore, che gli contraccambierà l’opera buona." (Proverbi 19:17)



(QUA SOTTO TROVATE IL VIDEO CHE E' STATO MOSTRATO DURANTE IL MESSAGGIO)





09 ottobre 2016

Essere un credente "DOC"

Che tipo di credente sei? Uno di quelli che dubita, disonora e disobbedisce , oppure uno di quelli che dona, obbedisce e crede?

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La settimana scorsa avevamo riflettuto  sulla parola “problema”; questa settimana voglio iniziare con un'altra parola.

E' una parola che conosciamo bene,  che come credenti non ci dovrebbe appartenere, ma che, ahimè, è più comune di quanto pensiamo.

Ipocrita : Zingarelli:” colui che simula buoni sentimenti, buone qualità, buone intenzioni."
Etimologico: “colui che si studia di comparire onesto e religioso mentre tutti i doveri conculca (=calpesta) di onestà e di religione. Dal greco: yipokritès = attore."

L'ipocrita, per i greci, era semplicemente un  un “attore”, qualcuno che “finge” di essere un altro.

Quante persone ci sono al mondo che “interpretano una parte, fingono di essere diversi da quello che realmente sono.

Ci sono due brevissime storie, realmente accadute che mostrano questa “dinamica”:

“In un giorno, bollente quando avevano ospiti a cena, la mamma  chiese al figlio di 4 anni di ringraziare il Signore per i cibi.. "Ma io non so cosa dire!" il ragazzo si lamentò. "Suvvia, devi solo dire quello che senti dire da me" sua madre rispose. Ubbidiente, il ragazzo chinò il capo e mormorò: "Oh Signore, perché ho invitato queste persone in  un giorno caldo come questo?" 

“Un diacono piuttosto pomposo  stava tentando di sottolineare ad una classe di ragazzi l'importanza di vivere una vita cristiana. "Perché la gente dice  che sono un credente?" chiese l'uomo. Dopo un momento di pausa, un giovane disse: "Forse è perché non la conoscono." 

L'ipocrita ha una sua vita,  che è differente da quella che finge di vivere.

Quanti “attori”, quanti ipocriti conosciamo nella nostra vita? Molti dei politici che ti carpiscono il voto lo sono, ma anche molte persone che vivono attorno a noi “recitano” una parte che in realtà non vivono.

Ma anche noi ci mettiamo del nostro. E cosa “fingiamo” più spesso? Fingiamo atteggiamenti che sappiamo essere buoni, giusti, onesti, ma che in realtà, non pratichiamo.

CS Lewis ha detto questo:

“Chiunque abbia mai insegnato o tentato di condurre gli altri, conosce la tendenza in noi tutti di esagerare la nostra profondità , mentre  trattiamo con indulgenza i nostri difetti. La Bibbia chiama questa “tendenza ipocrita”. Noi consciamente o inconsciamente presentiamo una immagine di noi stessi migliore di quella che esiste davvero. L'aspetto esteriore del nostro carattere e la realtà interiore (che solo Dio, noi, e forse i nostri familiari sanno) non corrispondono.”

L'ipocrisia, l'agire simulando una vita e facendone un'altra è un male antico. E' antico come il mondo Dio dedica un intero libro della sua Parola all'ipocrisia.

Il Libro di Malachia

Contesto: Malachia è ultimo libro dell'Antico Testamento (400 anni prima di Gesù). Ci sono oltre 400 anni di silenzio prima che Dio parli di nuovo tramite le Scritture  (con la lettera di Paolo 1° Tessalonicesi – 52 AD).

In che stato è il popolo di Dio? Sono passati circa 50 anni dal ritorno dalla prigionia in  Babilonia
Neemia e gli altri hanno ricostruito le mura, gran parte della città; il Tempio è stato ricostruito e la gente vi si reca regolarmente. Tutte le feste tradizionali scritte nella Legge sono di nuovo osservate
(Pasqua, Capanne, ecc.). Il popolo è di nuovo monogamo (e non poligamo come era stato in parte in Babilonia)

Dunque, va tutto bene!  Purtroppo, non proprio!

La situazione non vi suona familiare con altre che viviamo anche noi? Le persone vanno in chiesa (il nuovo “tempio), anche se di meno ci si sposa di solito in chiesa,  la gente festeggia le cosiddette “feste comandate” (Pasqua, Natale e il patrono cittadino).

Certo Dio sarà felice divedere questo! Sapete, se Dio è felice oggi col suo popolo,  allora lo sarà stato anche all'epoca di Malachia.

Vediamo allora l'inizio del libro.

“Io vi ho amati», dice il Signore.” (Malachia 1:2a)

Il libro non inizia con la frase “Io vi amo”,ma con la frase “Io vi ho amati – dice il Signore...”. Quell'amore è stato trasformato in un'accusa verso il suo popolo.

Quali sono le accuse di Dio ad Israele?

Cosa “addebita” Dio al suo popolo Gli addebita di essere “ipocriti”, di fingere atteggiamenti che sono buoni, giusti, onesti, ma di non praticarli nelle loro vite.

Dio dice: “Voi sacerdoti siete  “indolenti” ovvero “non fate il proprio dovere”; voi popolo siete lontani dall'osservare le leggi di Dio,  le leggi sono state riviste e scorrette ad uso personale dai sacerdoti non esiste più solidarietà tra di voi:  un tempo eravate uniti, ora ognuno pensa al proprio utile.”

Quali conseguenze ha questo comportamento?

Cosa provoca un simile comportamento dinanzi a colui che li ha amati?

1. Disonora Dio

"Un figlio onora suo padre e un servo il suo padrone; se dunque io sono padre, dov'è l'onore che m'è dovuto? Se sono padrone, dov'è il timore che mi è dovuto? Il SIGNORE degli eserciti parla a voi, o sacerdoti, che disprezzate il mio nome! Ma voi dite: "In che modo abbiamo disprezzato il tuo nome?" Voi offrite sul mio altare cibo contaminato, ma dite: "In che modo ti abbiamo contaminato?" L'avete fatto dicendo: "La tavola del SIGNORE è spregevole". Quando offrite in sacrificio una bestia cieca, non è forse male? Quando ne offrite una zoppa o malata, non è forse male? Presentala dunque al tuo governatore! Te ne sarà egli grato? Ti accoglierà forse con favore?" dice il SIGNORE degli eserciti.". (Malachia 1:6-9a)

Sottolineate le parole “padre” e “padrone”; Dio dice: “Se mi riteni un padre, allora mi devi onorare come figlio. Se mi ritieni patrone, allora devi avere timore di me come servo. Io per te sono sia Padre sia Padrone merito il MEGLIO di voi e da voi."

Sapete che mio padre era un politico, uno di quelli che non ha fatto “carriera”, ma è rimasto locale, forse perché non dava né riceveva “mazzette” o “tangenti”.

A lui piaceva dare aiuto a chi ne aveva bisogno nei limiti dell'onesto: le persone che avevano ricevuto aiuto portavano a Natale “il meglio” per ringraziare quanto ottenuto gratuitamente. Era il pollo allevato meglio, o la bottiglia di vino migliore prodotto.

Quello che dava mio padre era “poco” o “nulla” in confronto a quello che da Dio: se diamo il meglio a chi ci ha fatto poco,  allora a Dio spetta il MEGLIO DEL MEGLIO!

Riflessione: sto dando il “meglio del meglio” al mio Signore? Oppure gli offro “bestie mezze morte”? Quello di cui voglio disfarmi? Quale tempo sto dando al mio Signore? E' la migliore parte del mio giorno, o è quella dove non ho altro da fare? Quanto tempo sto dando al mio Signore? E' la migliore parte del mio giorno, o quella che rimane dopo tutto il resto?

2. Disobbedisce a Dio

a. La legge di Dio non è applicata ma “interpretata”

“Ma voi vi siete sviati, avete fatto inciampare molti nella legge, avete violato il patto di Levi", dice il SIGNORE degli eserciti. "Anch'io vi renderò spregevoli e abietti agli occhi di tutto il popolo, perché non osservate i miei insegnamenti e avete dei riguardi personali quando applicate la legge". Non abbiamo forse tutti un solo padre? Non ci ha creati uno stesso Dio? Perché dunque siamo perfidi l'uno verso l'altro così che profaniamo il patto dei nostri padri?” (Malachia 2:8-10)

Detto popolare: “ la legge è forte coi deboli e debole coi forti”: molti di noi, in questa chiesa stanno sperimentando questa verità!

Paolo afferma invece:

“Ma tu, uomo di Dio, fuggi queste cose, e ricerca la giustizia, la pietà, la fede, l'amore, la costanza e la mansuetudine”. (1 Timoteo 6:11)

b. La regola “non mischiatevi coi non credenti” non è più applicata.

“Giuda si è dimostrato infedele e l'abominazione è stata commessa in Israele e a Gerusalemme; perché Giuda ha profanato ciò che è santo al SIGNORE, ciò che egli ama, e ha sposato figlie di dèi stranieri. (Malachia 2:11)

Paolo lo ha detto in questi termini:

“Non vi mettete con gli infedeli sotto un giogo che non è per voi; infatti che rapporto c'è tra la giustizia e l'iniquità? O quale comunione tra la luce e le tenebre? E quale accordo fra Cristo e Beliar? O quale relazione c'è tra il fedele e l'infedele? E che armonia c'è fra il tempio di Dio e gli idoli? Noi siamo infatti il tempio del Dio vivente, come disse Dio: "Abiterò e camminerò in mezzo a loro, sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo.” (2 Corinzi 6:14-16)

Vi ricordate Salomone? Lui per  per primo aveva sperimentato questo. Aveva creduto di poter “controllare” le sue mogli pagane, alla fine in Ecclesiaste racconta con amarezza il frutto di tutto questo.

Quando mia moglie Janet ed io ci siamo conosciuti la prima volta, e ci siamo innamorati, io ero non credente, lei credente. Tra i tanti motivi che impedivano la nostra unione, Janet ne aveva uno tra tutti:
quel versetto di Paolo: “ Non vi mettete con gli infedeli sotto un giogo che non è per voi.”

Ed aveva ragione! E solo quando sono divenuto credente,  o meglio, quando ho ritrovato la mia fede in Cristo, Janet mi ha preso in considerazione come possibile sposo.

La realtà è che, al giorno d'oggi, è difficile trovare un partner “credente”. La tecnica attuale e quella che dice:  “Mi piace, lo/la sposo, poi la/lo faccio diventare credente... con calma.” Qualche volta funziona... ma non è la regola.

Ragazzi, ragazze: siate chiari con voi stessi ora: se volete continuare a seguire il Signore, un partner non credente non è l'opzione praticabile.

c. La preghiera serve a “giustificare” il peccato, non a chiedere perdono per esso

“C'è un'altra cosa che voi fate: coprite l'altare del SIGNORE di lacrime, di pianto e di gemiti, in modo che egli non badi più alle offerte e non le accetti con gradimento dalle vostre mani. Eppure dite: "Perché?" Perché il SIGNORE è testimone fra te e la moglie della tua giovinezza, verso la quale agisci slealmente, sebbene essa sia la tua compagna, la moglie alla quale sei legato da un patto”.. (Malachia 2:13-14)

Giovanni lo pone in questi termini:

"Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità. Se diciamo di non aver peccato, lo facciamo bugiardo, e la sua parola non è in noi. "(1 Giovanni 1:9-10)

Spesso pecchiamo, e internamente lo facciamo nella (falsa) certezza che Dio, ci perdonerà... comunque! Questo ragionamento lo facciamo con la testa... non con il cuore! Giovanni dice che c'è differenza tra confessare con la bocca e confessare col cuore: Dio vuole confessioni col cuore: “ho peccato, mi pento, aiutami a non peccare più”.

Riflessione: sto “interpretando” la legge di Dio a mio favore, oppure la sto applicando su di me e verso gli altri? Sono “nel mondo” o “del mondo”? Le mie confessioni vengono dal cuore o dalle labbra?

3. Dubita di Dio

a. Dipinge un dio malvagio

“Voi stancate il SIGNORE con le vostre parole, eppure dite: "In che modo lo stanchiamo?" Quando dite: "Chiunque fa il male è gradito al SIGNORE, il quale si compiace di lui!" o quando dite: "Dov'è il Dio di giustizia?" (Malachia 2:17)

Ti è mai capitato di dire, o di pensare:  “Dio è ingiusto. Perché permette questo?” Anche Israele stava facendo lo stesso.

b. Cambia i valori della vita

“Ora, noi proclamiamo beati i superbi; sì, quelli che agiscono malvagiamente prosperano; sì, tentano Dio e restano impuniti!” (Malachia 3:15)

Ti è mai capitato di pensare che “sarebbe meglio essere disonesti”? I detti popolari lo dicono:  “Aiutati che Dio t'aiuta”,  “Chi pecora si fa, il lupo se la mangia”.

Viviamo nella cultura del “Fatti furbo!” Evadi le tasse, passa col rosso, salta la fila", ecc.

Dov'è Dio nel frattempo? Cosa fa Dio vedendo l'empio che prospera e il giusto che soffre? Dio, semplicemente, prende nota.

“Allora quelli che hanno timore del SIGNORE si sono parlati l'un l'altro; il SIGNORE è stato attento e ha ascoltato; un libro è stato scritto davanti a lui, per conservare il ricordo di quelli che temono il SIGNORE e rispettano il suo nome. "Essi saranno, nel giorno che io preparo, saranno la mia proprietà particolare", dice il SIGNORE degli eserciti; "io li risparmierò, come uno risparmia il figlio che lo serve. Voi vedrete di nuovo la differenza che c'è fra il giusto e l'empio, fra colui che serve Dio e colui che non lo serve.” (Malachia 3:16-18)

Paolo la mette in questi termini

“Perché la nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria” (2 Corinzi 4:16)

Dio non è assente, non è disinteressato, ma è lì che SCRIVE, prende nota in un libro personale di chi lo serve bene! Ci sarà un giorno dove quel libro verrà letto, e quello che c'è scritto sopra farà la differenza!

Riflessione: hai mai pensato “Dio è cattivo”? Se si, non fartene una colpa; sei in buona compagnia! La prossima volta pensa: “Dio, so che sei buono, e so che tu vedi l'intero dipinto, noi io. Aiutami a riposare in te”.

Quali valori porti con te nella vita “nel mondo”?  Quelli di Dio o quelli “del mondo”? Sei alla ricerca di essere gratificato in questo mondo, oppure ti basta sapere che sei sul taccuino di Dio nella sezione “amici”?

Riflessione per chi ha un ministero in chiesa: se il popolo cade, spesso la colpa è delle guide il pastore/sacerdote/ministro deve interpretare rettamente la parola di Dio

“Sfòrzati di presentare te stesso davanti a Dio come un uomo approvato, un operaio che non abbia di che vergognarsi, che dispensi rettamente la parola della verità”. (2 Timoteo 2:15)

Pastori ed anziani saranno chiamato a renderne conto.

“essi vegliano per le vostre anime come chi deve renderne conto”  (Ebrei 13:17)

Ma chiunque ha un ministero nella chiesa deve adoperarsi affinché il popolo non cada, essere di esempio, vivere veramente come vuole il Signore, non “interpretare” la parte del credente di fronte agli altri.

Sai quale è il momento più difficile per essere credente? Quando rientri a casa, magari dopo il culto, quando devi mettere in pratica ciò che hai udito con la tua famiglia, dimostrando amore, affetto, comprensione, perdono. Quando devi rifiutare di aprire quel certo sito che non fa per te, quando  vedi la TV e devi decidere se quello che ti propone come modello è giusto o meno. Ricorda che, anche se sei il miglior attore fuori dalle quattro mura di casa, Dio ti vede anche dentro alle quattro mura.

Stai interpretando una “parte” invece di vivere la vita cristiana?

Ricordati che...

Disonori Dio

Non dai il meglio del meglio, né quello che è giusto dare a Dio

Sei disposto a dare la tua pecora migliore? Sei disposto a salire il monte Moria con la legna sulle spalle per sacrificare tuo figlio Isacco? Dio ti ha dato il meglio del meglio; lui si, ha sacrificato suo figlio per te.

Disobbedisci a Dio

Conosci le leggi, ma le applichi in modo personale.

Conosco ed applico su di me e sugli altri le leggi di Dio? So essere “nel mondo” senza essere “del mondo”?

Paolo dice:

“Vi ho scritto nella mia lettera di non mischiarvi con i fornicatori; non del tutto però con i fornicatori di questo mondo, o con gli avari e i ladri, o con gl'idolatri; perché altrimenti dovreste uscire dal mondo; ma quel che vi ho scritto è di non mischiarvi con chi, chiamandosi fratello, sia un fornicatore, un avaro, un idolatra, un oltraggiatore, un ubriacone, un ladro; con quelli non dovete neppure mangiare. (1 Corinzi 5:10-11)

Confesso col cuore per cambiare la mia vita ed essere simile a Gesù?

Dubiti di Dio

Dubiti che Dio sia buono, ed esalti chi si fa furbo.

Sai lasciare a Dio quello che non capisci? Sai che stai costruendo una “gloria smisurata” ed eterna?

Scegli: vuoi essere un credente DDD o un credente DOC?
Il credente DDD:

Dubita
Disonora
Disobbedisce

C'è un altro tipo di credente, tuttavia, quello in cui Dio si compiace: Il credente DOC:

Dona il meglio del meglio a Dio
Obbedisce alle leggi di Dio
Crede nella giustizia di Dio.

Malachia parlava ad un popolo che non aveva ancora conosciuto Gesù e non aveva visto quanto sia buono il Signore.  Tu vivi avendo conosciuto la bontà di Dio, così grande da sacrificare il Figlio per poterti salvare.

Lo sai. Quale tipo di credente vuoi essere? Preferisci essere un credente DDD o un credente DOC?

Preghiamo.

02 ottobre 2016

Tra cedere e credere... credi solamente.

Cosa fai di fronte ai problemi della vita? Credi, o cedi? Gesù ti dice: "Non temere. Credi solamente."
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Oggi vorrei riflettere assieme a voi sul significato della parola “problema”. Questa è la definizione che ho trovato sul dizionario italiano Olivetti:

“Problema: dal greco pro (davanti) e blema (gettare): qualcosa gettato avanti: questione in base alla quale si devono trovare uno, o più elementi ignoti partendo dagli elementi noti contenuti nell'enunciato della questione stessa; per estensione, situazione difficile che deve essere superata; cosa o persona che genera preoccupazione.”

La vita è abilissima nel ceraci “problemi, a gettarci avanti situazioni dove ci sono uno, ma sovente più elementi ignoti:“Ho perso il lavoro! Dove troverò i soldi per la mia famiglia?”“La mia vita matrimoniale è un inferno! Chi mi darà la pace?”“Ho una malattia grave? Chi si occuperà dei miei figli dopo di me?

L'enunciato è chiaro: le parole che descrivono la situazione le abbiamo...ma gli elementi ignoti, il “come” ne usciremo, rimangono incogniti, sconosciuti.

Ogni problema nella nostra vita è null'altro che un'occasione per credere...o per cedere.Nella prova abbiamo due opzioni: credere, e avvicinarci a Dio, o cedere e fuggire lontano da Lui

In quali campi della nostra vita siamo provati? Famiglia, lavoro, salute, ecc.

La Bibbia è un libro costruito sulla storia di persone messe alla prova; Abraamo fu  su sul punto di sacrificare suo figlio, Mosè perse la sua posizione in Egitto per aver ucciso, Giobbe perse ogni suo bene ed ogni suo caro Davide fu inseguito da Saul per essere ucciso...

Ma ci sono altre figure, meno di spicco, meno centrali, che sono state provate: Marta e Maria, alla morte di Lazzaro, la vedova che aveva messo i due spiccioli nell'offerta al tempio,  il paralitico presso la fonte di Betesda che attendeva da tempo il miracolo...

La Bibbia ci dimostra due verità importanti: non devi essere il miglior amico di Gesù per credere in lui non devi essere il suo migliore amico per vedere esaudite le sue preghiere da lui.
Perché dico questo? Nel Nuovo Testamento vengono narrate 23 guarigioni: di queste solo 2 erano su persone “credenti”, o almeno che sapevano perfettamente che Gesù era il Figlio di Dio.
Ma, soprattutto, Gesù non aveva programmato NESSUNA di esse: ogni guarigione nasceva da una “interruzione” ai piani di Gesù.

La storia che racconteremo oggi è la storia di due “interruzioni” da parte di due diverse persone, la prima che aera stato nella gioia per dodici anni, la seconda nella sofferenza per dodici anni.

Dodici anni sono molti! Cosa facevate 12 anni fa?  Cosa può accadere nella vita in dodici anni?
Cose belle, cose meno belle...
Dodici anni fa, ad esempio, io stavo per fondare questa chiesa...  in 12 anni possono accadere molte cose, le più inaspettate talvolta... anche nella vita delle persone attorno a Gesù dodici anni significavano molto.

Leggiamo assieme Luca 5:

21 E, quando Gesù passò nuovamente all'altra riva in barca, una grande folla si radunò intorno a lui; ed egli se ne stava in riva al mare. 22 Allora venne uno dei capi della sinagoga, di nome Iairo, il quale vedutolo, gli si gettò ai piedi, 23 e lo pregò con molta insistenza, dicendo: «La mia figliola è agli estremi; vieni a imporle le mani, affinché sia guarita e viva». 24 Ed egli se ne andò con lui. Una grande folla lo seguiva e gli si stringeva intorno. 25 Ora una donna che aveva un flusso di sangue già da dodici anni 26 e aveva molto sofferto da parte di parecchi medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun giovamento, anzi piuttosto peggiorando, 27 avendo sentito parlare di Gesù, venne tra la folla alle sue spalle e toccò il suo vestito, 28 poiché diceva: «Se solo tocco le sue vesti sarò guarita». 29 E immediatamente il flusso del suo sangue si stagnò, ed ella sentì nel suo corpo di essere guarita da quel male. 30 Ma subito Gesù, avvertendo in se stesso che una potenza era uscita da lui, voltatosi nella folla, disse: «Chi mi ha toccato i vestiti?». 31 E i suoi discepoli gli dissero: «Non vedi che la folla ti stringe da ogni parte e tu dici: "Chi mi ha toccato?"». 32 Ma egli guardava intorno per vedere colei che aveva fatto ciò. 33 Allora la donna, paurosa e tremante, sapendo quanto era avvenuto in lei, venne e gli si gettò ai piedi e gli disse tutta la verità. 34 Ma egli le disse: «Figliola, la tua fede ti ha guarita; va' in pace e sii guarita dal tuo male».35 Mentre egli stava ancora parlando, vennero alcuni dalla casa del capo della sinagoga, dicendo: «La tua figlia è morta; perché importuni ancora il Maestro?». 36 Ma Gesù, appena intese ciò che si diceva, disse al capo della sinagoga: «Non temere, credi solamente!». 37 E non permise che alcuno lo seguisse, all'infuori di Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. 38 E, giunto a casa del capo della sinagoga, vide un gran trambusto e gente che piangeva e urlava forte. 39 Ed entrato, disse loro: «Perché fate tanto chiasso e piangete? La fanciulla non è morta, ma dorme». 40 E quelli lo deridevano; ma egli, messili tutti fuori, prese con sé il padre, la madre della fanciulla e coloro che erano con lui, ed entrò là dove giaceva la fanciulla. 41 Quindi presa la fanciulla per mano, le disse: «Talitha cumi»; che tradotto vuol dire: «Fanciulla, ti dico: Alzati!». 42 E subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare; ella aveva infatti dodici anni. Ed essi furono presi da un grande stupore. 43 Ma egli comandò loro con fermezza che nessuno lo venisse a sapere; poi ordinò che si desse da mangiare alla fanciulla.  (Marco 5:21-43 ND)

2 differenti situazioni

Qui ci troviamo di fronte a due differenti situazioni: situazione a) e situazione b)

a) Iairo aveva una figlia.

Per 12 anni l'aveva amata, coccolata, vista crescere; ora la sua vita cambiava radicalmente e un grande dolore era alle porte.

b) La donna aveva vissuto per 12 anni con un male che la rendeva “impura”. 

Aveva perso tutto; famiglia, amici, lavoro.

a) Iairo era una persona importantissima

 Era influente, stimato, e rispettato:, conosceva le Scritture a memoria, e forse già sapeva che Gesù era il Messia.

b) La donna era una persona che nessuno voleva vicino

Era impura, giudicata, condannata. Non poteva neppure avvicinarsi al tempio, per questo non conosceva le scritture; ma sapeva che in Gesù c'era una potenza che guariva.

a) Iairo viene a “supplicare” per una guarigione

b) la donna viene a “rubare” una guarigione

Ma la donna e il capo della sinagoga avevano due cose in comune:

1. Entrambi chiedono a Gesù di fare un'azione che, per un ebreo, era “impossibile”:


  • Toccare un cadavere (la figlia di Iairo); difatti Levitico diceva:

“Quando uno, anche senza saperlo, avrà toccato qualcosa di impuro, come il cadavere di una bestia selvatica impura, di un animale domestico impuro o di un rettile impuro, rimarrà egli stesso impuro e colpevole.” (Levitico 5:2)


  • Toccare una persona impura (la donna): sempre Levitico dice:

“La donna che avrà un flusso di sangue per parecchi giorni, fuori del tempo delle sue mestruazioni, o che avrà questo flusso oltre il tempo delle sue mestruazioni, sarà impura per tutto il tempo del flusso, come durante le sue mestruazioni....Chiunque toccherà quelle cose sarà immondo; si laverà le vesti, laverà se stesso nell’acqua e sarà impuro fino a sera.(Levitico 15:25, 26)

2. Entrambi non erano “discepoli” di Gesù

Una prima applicazione per noi:  non devi conoscere “tutto” di Gesù per potergli chiedere qualcosa. Se c'era qualcuno che ne sapeva di Bibbia, beh, quello era Iairo, non la donna. Eppure lei riceve lo stesso... anzi, prima di Iairo il miracolo.

Il peso non è quanta conoscenza hai di Gesù...ma quanta fede hai in Gesù. Se bastasse conoscere molto di Gesù Satana sarebbe salvo! Satana conosce tutto di Gesù, ma non penso abbia fede in Gesù!

4 riflessioni per la mia vita di credente

1) La fede trionfa sulla vergogna e sulla paura

Di quale vergogna e di quale paura stiamo parlando? Della vergogna e la paura della donna.

La donna oltrepassa la vergogna del suo stato, l'essere impura, l'essere additata, l'essere reietta, oltrepassa la paura di confessare che l'ha toccato, di aver reso impuro a lui, al Maestro!

Come fa a superare vergogna e paura? Come fa a trovare l'elemento “ignoto” del problema :”Sarò guarita?”

Lo trova solo attraverso una ferma e netta determinazione: lei è determinata a toccare Gesù intenzionalmente. Tutti stavano toccando Gesù, (i discepoli quasi si spazientiscono alla domanda, per loro assurda di Gesù: “Chi mi ha toccato?” “Tutti ti toccano!”), ma lei era lì per toccarlo e ricevere la guarigione.

Più avanti Gesù darà un nome a questa sua determinazione.

Ma Gesù non vuole che se ne vada senza aver raccontato quello che le è successo. Le chiede di testimoniare del miracolo ricevuto. Lei, tra le lacrime (di gioia, stavolta), da testimonianza pubblica che Gesù salva. Per questo:


  • Gesù le dà dignità : la chiama “Figliola
  • Gesù da un nome a quella determinazione; “la tua fede ti ha guarita
  • Gesù la benedice: “va in pace e sii guarita dal tuo male


Ebrei definisce così determinazione della donna:

“Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono.” (Ebrei 11:1)

La donna era CERTA della sua SPERANZA, VEDEVA ciò che SAREBBE STATO! La donna aveva FEDE in Gesù,  e questo era sufficiente a superare la paura e la vergogna.

Ti faccio una domanda: di cosa ti vergogni davanti a Dio? Errori del passato? Peccati presenti? Decisioni sbagliate? Non permettere che questo ti tenga lontano o lontana da Dio E' esattamente quello che vuole Satana!

2) La fede ispira coraggio, ma richiede umiltà

Iairo era un “capo” della sinagoga, Gesù era un suo “potenziale nemico”. Ma ha dovuto metter da parte la sua “posizione”, essere “coraggioso” ed andare da un suo “nemico”;  non come gesto di “sfida”,  ma “gettandosi ai piedi”,  “domandando con insistenza”.

Ancora una domanda per te:  a quale “posizione autorevole” devi rinunciare per essere umile da chiedere l'aiuto di Gesù?

3) La fede riguarda chi, non cosa

Dicevo all'inizio che i miracoli di Gesù non sono mai pianificati, ma sono risposte alle “interruzioni” della sua vita e del suo ministero in terra. Seguite un attimo con me l'evoluzione dell'episodio come fosse un telefilm poliziesco.

Gesù stava per insegnare alla folla, quando Iairo “interrompe” i suoi piani: “Vieni, mia figlia sta morendo”. Gesù fa per seguirlo. Nel frattempo arriva la donna che tocca la veste di Gesù, e l'interruzione di Iairo viene interrotta dalla interruzione della donna.

Gesù non dice: “Eh, no, prima c'era lui!”, ma si ferma, cerca la donna... chiama la donna “figlia”.... esattamente come la figlia di Iairo!

Gesù sta dicendo una cosa molto importante a Iairo (e a noi): per lui tutti quelli che hanno fede sono figli; non c'è qualcuno più o meno importante, e le esigenze non son più o meno importanti a seconda della gravità del caso (una malattia cronica o una malattia terminale).

A questo punto la figlia di Iairo muore! E' ormai troppo tardi! Gesù si volge a Iairo, un padre distrutto, forse paralizzato dal dolore o forse in un pianto disperato perché la sua figlia dodicenne è morta!

“Non temere, credi solamente”!

Gesù dice a Iairo: “Se io ti sono a fianco, non ci sarà nulla che possa spaventarti.

Anche questa volta la donna e Iairo condividono la stessa soluzione  per due problemi nettamente differenti. La donna e Iairo ricevono non per il COSA hanno chiesto,  ma per il a CHI stanno chiedendo. Perché hanno fede in Gesù,  non nel miracolo; la loro fede non è legata al miracolo (hanno fede PRIMA di riceverlo).

Paolo parla della fede in questi termini:

“perché io so in chi ho riposto la mia fiducia e sono certo che egli ha la potenza di custodire tutto ciò che mi ha affidato, fino a quel giorno.” (2 Timoteo 1:12 PV)

La fede della Bibbia è credere che qualcosa accadrà  perché non una “forza, ma una persona (Gesù) è capace di farla.

Ancora una domanda:  se stai chiedendo qualcosa, dove è la tua fede?  Credi che quello che chiedi possa accadere,  oppure credi che colui a cui stai chiedendolo lo sappia fare?

4) la fede è una certezza che porta ad agire

La donna e Iairo sono certi che Gesù può fare quello per loro; ma non si aspettano Gesù lo faccia di ”Ehi, serve nulla?” Non aspettano che Gesù “indovini” il loro problema (che, tra l'atro, Gesù conosce perfettamente). Agiscono!
sua spontanea volontà. Non aspettano che sia lui a dirgli :

La fede porta sempre ad una azione: toccare la veste, gettare il bastone per camminare senza, uscire dalla barca e camminare sull'acqua, gettare le reti dalla parte opposta della barca, riempire d'acqua le giare...

Un'altra domanda:  quali azioni devi prendere per testimoniare la tua fede certa a Gesù?

“Non temere, credi solamente”



Una ultima domanda:  hai lasciato che la paura, la vergogna, o l'orgoglio ti impedissero di muoverti?

“Non temere, Credi solamente”.

Vi ricordate la definizione di problema che abbiamo visto all'inizio?

“Problema: dal greco pro (davanti) e blema (gettare): qualcosa gettato avanti."


La soluzione a ciò che la vita ti getta davanti è:

“Non temere. Credi solamente”

Preghiamo.
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