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27 settembre 2015

Attento a ciò che dici nella prosperità: Salmo 30

La vita del credente rassomiglia spesso ad una montagna russa: ci sono momenti dove si è in alto, altri dove si sfiora il terreno. Cosa dici di te e della tua vita quando stai in alto? Attento a ciò che dici nella prosperità, e ricorda chi è la fonte di essa.
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La vita con Dio è come un pomeriggio al Luna Park. I percorsi sono diversi e danno emozioni ed esperienza diverse: la paura nel tunnel dell’orrore, il riso nella sala degli specchi, la vertigine sulla ruota panoramica, la fila, il pop corn, le montagne russe ... ma in tutto nostro Padre è con noi.

 In questo pomeriggio passato nel luna park della vita asieme al nostro Padre Celeste noi viviamo tutta una gamma di esperienze ma spesso le nascondiamo.

Non sempre facciamo vedere agli altri cosa sta succedendo dentro di noi; ci sono momenti di frustrazione, di rabbia per l'ingiustizia, di dubbio, di depressione spirituale, di dolore, ci sono momenti di pura euforia nella lode, di gioia che vuole farci ridere, di pace che non trova parole.

Spesso, forse per paura di renderci vulnerabili o di mostrare i nostri lati deboli agli altri, derubiamo noi stessi e gli altri non dimostrando questa ricchezza.

La Bibbia invece, è ricchissima nel mostrarci le emozioni, i sentimenti, le vittorie e le cadute dei protagonisti che Dio di volta in volta ha scelto per le Sue opere

 Uno dei libri nella Bibbia che ci aiuta a vedere questa ricchezza sono I Salmi: sono come raggi X che rivelano l'interno dell'esperienza con Dio. Scopriamo che è giusto che sia ricca e variata,  non è statica ma dinamica. Non illudiamoci di arrivare ad un punto di perfezione statica.

 Molti sono scritti da Davide, il 2° re d'Israele, tra i più potenti, una vita ricca di colpi di scena, alti e bassi a non finire.  Da pastore a guerriero, da cantante a re, da uomo di lode ad assassino ... nei suoi salmi troviamo una gamma incredibile di esperienze:  la gioia, la rabbia, la paura, la fiducia, la riconoscenza, la confusione, il pentimento.

Il salmo 30 è un salmo di lode per una di queste esperienza.

Nel Luna Park della Bibbia scegliamo una delle "attrazioni" e saliamoci sopra: ssaliamo sul "Salmo 30"

1 Io ti esalto, o SIGNORE, perché m'hai portato in alto e non hai permesso che i miei nemici si rallegrassero di me.
 2  O SIGNORE, Dio mio, io ho gridato a te e tu m'hai guarito.
 3  O SIGNORE, tu hai fatto risalir l'anima mia dal soggiorno dei morti, tu m'hai ridato la vita perché io non scendessi nella tomba.
 4  Salmeggiate al SIGNORE, voi suoi fedeli, celebrate la sua santità.
 5  Poiché l'ira sua è solo per un momento, ma la sua benevolenza è per tutta una vita. La sera ci accompagna il pianto; ma la mattina viene la gioia.
 6 Quanto a me, nella mia prosperità, dicevo: «Non sarò mai smosso».
 7  O SIGNORE, per la tua benevolenza avevi reso forte il mio monte; tu nascondesti il tuo volto, e io rimasi smarrito.
 8  Ho gridato a te, o SIGNORE; ho supplicato il SIGNORE dicendo:
 9  «Che profitto avrai dal mio sangue s'io scendo nella tomba? Potrebbe la polvere celebrarti, predicare la tua verità?»
 10  Ascolta, o SIGNORE, e abbi pietà di me; o SIGNORE, sii tu il mio aiuto!
 11  Tu hai mutato il mio dolore in danza; hai sciolto il mio cilicio e mi hai rivestito di gioia,
 12  perché io possa salmeggiare a te, senza mai tacere. O SIGNORE, Dio mio, io ti celebrerò per sempre.

L'esperienza è di essere stato in basso ed portato in alto (1),  in balìa dei nemici (1), malato (2), l'anima nel soggiorno dei morti (3).

Siamo mai stati su questa montagna russa? E' possibile che un figlio di Dio si trovi "in basso". Hai avuto momenti in cui ti sei trovato in basso, in balia dei nemici e malato?

Perché succede?  cosa devi fare per essere riportato in alto?  Ci possono essere vari motivi per questa esperienza, oggi ne vedremo uno

1° lezione:  La realtà dell'ira di Dio  (5)

L'ira di Dio è un attributo scomodo

Siamo portati per natura a parlare della bontà di Dio verso noi, ma…

  • è una parte fondamentale del vangelo, senza di essa la rozza croce non è comprensibile
  • è quell'ira che proviene dalla sua santità e che punisce chi trasgredisce le sue leggi
  •  è quell'ira che stabilisce la dannazione eterna di chi rifiuta il suo meraviglioso rimedio in Cristo
Hai tu la certezza di essere sfuggito all'ira di Dio?

L'ira di Dio ha applicazione anche per i credenti

Anche se sei nella grazia, se i tuoi peccati sono tolti e non compaiono più nel tuo libro, tu puoi essere oggetto dell'ira di Dio: come?

Davide, uomo di Dio, la sperimentò (5)

Quali sono le caratteristiche dell’ira di Dio verso un suo figlio? , Davide le enumera.

  a.  Era per un momento

Non è qui l'idea della condanna eterna (cartellino rosso), ma di una punizione, un richiamo (l’arbitro che parla col giocatore e lo ammonisce verbalmente senza estrarre il cartellino giallo), una disciplina che Dio infligge ai suoi figli che errano (i cinque minuti di vergogna all’angoletto per i nostri figli).

  b.  I suoi risultati riguardano e si fermano al presente

C'è il pianto la sera, il sentirsi in basso, i nemici che ci mettono in fuga, la malattia ... Piangi tu la sera?  Ci sono momenti in cui i tuoi nemici hanno sempre la meglio su di te e riesci appena a sopravvivere? E' possibile che tu sia per "un momento" sotto l'ira di Dio?

  c.  Se è così, perché?

Cosa fece l'uomo di Dio per sperimentare l'ira di Dio per un momento: Davide nella sua vita ha avuto vari momenti simili (Batseeba, ecc.).

Cosa puoi fare tu per diventare oggetto di questa ira disciplinatoria di Dio? Non andare in battaglia quando sai che dovresti stare là, a fianco dei tuoi soldati. Affacciarti alla finestra dove sai che ci sarà Batseeba che fa il bagno nuda per farsi vedere da te.

2° lezione:  Il laccio della prosperità (6,7)

Questo salmo racconta un'esperienza di vita di Davide:  è scritto per "L'inaugurazione della casa", ovvero del Tempio. E' l'inizio del regno glorioso di Davide;  ha conquistato Gerusalemme e si era costruito il palazzo reale:

  •  sono passati ca 20 anni da quando Samuele lo aveva unto re
  • ora è in una posizione alta, vittoriosa, è risalito, è rivestito di gioia
  • è stato portato in alto, ma è il momento di fare riconsiderazioni sul passato e riguardare indietro sugli ultimi 20 anni

Lo fai ogni tanto? Consideri il cammino della tua vita fino ad adesso per scoprire i momenti dove sei stato aiutato dal Signore e i momenti dove sei fuggito lontano da Lui, e i momenti in cui il Signore ti ha ammonito per richiamarti a se?

C'era stato un periodo di prosperità

 Era iniziato con la sconfitta di Golia, era entrato nella corte reale, aveva sposato la figlia del re, andava alla testa degli eserciti e si cantava di lui "Saul 1000, Davide 10,000!". Era amico di Gionatan, con la sua arpa Dio liberava Saul dagli spiriti malvagi (questo periodo dura circa 13 anni). Tutto andava a gonfie vele

Ti sono mai capitati periodi di questo tipo?

  • il lavoro va bene, la famiglia va bene, i tuoi figli sono ben disciplinati
  • per la tua fedeltà Dio ti sta premiando:  
  • i tuoi Golia cadono, i nemici indietreggiano davanti a te
  • la gente si converte per mezzo tuo, le tue preghiere hanno risposta, i tuoi doni vengono usati al massimo
  • avvengono liberazioni, chi ti guarda commenta su come Dio ti sta benedicendo
  • cantano di te:  "I tuoi 10,000"

Sono periodi stupendi della nostra vita, e sembra che non debbano mai finire (e vorremmo che non finissero mai),  è in questi momenti che, come Davide diciamo…

 "Non sarò mai smosso"

Quando questo succede siamo in grave pericolo:  è il pericolo della prosperità. Davide crede a ciò che cantano di lui e dice "non sarò mai smosso". Prende per scontato la benevolenza di Dio:

  • ha detto "oramai sono dentro", sarà sempre così
  • sono 13 anni che Dio è con me e mi benedice oramai è fatta.
E' un errore ripetuto da altri credenti
  • Sansone:  "Farò come le altre volte.  Ma non sapeva che Dio si era ritirato da lui"
  • gli ebrei e la manna:  pensavano che potevano averne una scorta senza raccoglierla tutti i giorni
  • Pietro:  "Non ti lascierò mai ... io sono forte!"
Vedete la grazia (benevolenza) è sempre grazia: è sempre un favore, è sempre immeritato.

Questa è la tentazione quando tutto va bene per lunghi periodi:

  • appoggiamoci disperatamente su Dio ogni giorno
  • la grazia che ci salva la riceviamo tutta insieme
  • ma la grazia di essere fedeli e servire Dio va ricercata ogni giorno
  • la manna di ieri non va bene per oggi 

Questo è uno dei mitivi per cui…

Dio ha nascosto il suo volto a Davide

Quando cadiamo in questo errore, Dio ha delle lezioni per noi. Quando dimentichiamo che il nostro monte è forte per la sua benevolenza Egli nasconde il suo volto.

Questa è l'ira per un momento: egli toglie la grazia e certe benedizioni (non la salvezza) per ricordarci che è il suo favore che ci rende forte.

 Il risultato è che noi siamo smarriti

Lo smarrimento di Davide durò 4-5 anni; egli fu cacciato dal palazzo e visse come fuggiasco da deserto in spelonca, cacciato come un criminale e in pericolo costante di vita. In questo periodo Dio era ancora con lui,  parlava con Lui, lo proteggeva, aveva ancora un piano per lui; ma il monte di Davide era molto debole, la prosperità non c'era più.

Sei mai stato smarrito? Vuoi piacere a Dio ma ti trovi in un deserto? Sai che sei chiamato a fare il re, ma ti ritrovi fuggiasco e riesci appena a sopravvivere? Se non ti è già successo può succedere

 Attenzione nello smarrimento

Non cercare altri stratagemmi per rendere forte il tuo monte; alte “fonti” di grazia (denaro, sesso, carriera, affetti familiari); nono sono, per sempre, anche essi periranno.  Quasi sempre la natura del problema è dentro di noi: Dio lo vuole correggere e a volte impiega degli anni per farlo.  Non fuggiamo alla sua scuola

È stato detto “preferisco avere 3 anni di servizio benedetto da Dio dopo averne avuti 30 alla sua scuola che averne 50 di servizio mediocre e umano senza le sue benedizioni perché sto rendendo forte il mio monte da solo”

3° lezione:  Il bisogno di gridare e supplicare

Dopo questa amara lezione, Davide ha imparato

Cambia la sua fiducia; finalmente ha capito che… è tutto per grazia!

Cambia il suo atteggiamento: non c'è più un dire "mai smosso". C'è un gridare e supplicare "Oh ti prego, dammi forza questa volta ancora!". Non c'è l'autosufficienza ma la totale dipendenza
- non l'arroganza che caratterizza chi ha successo, ma l'umiltà di chi sa di non poter fare nulla

Cambia la sua prospettiva: da:  "Io non sarò smosso" =  ruota intorno a me,  a  V. 9 " profitto per Te, celebrarTi, la Tua verità,” V 12 “ salmeggiare a Te” =  ruota intorno a Dio

 I nostri fallimenti più amari sono la scuola del vero successo

Un giovane presidente di una banca chiese al suo superiore consigli su come essere un buon capo:  "Devi prendere decisioni giuste". fu la risposta.  "Ma come faccio a farle?" chiese allora.   "Dovrai avere esperienza".  "E come faccio ad avere il tipo di esperienza di cui ho bisogno?  "La avrai tramite le tue decisioni sbagliate".

E' una dura lezione da imparare, ma sono convinto che fu una delle chiavi per il successo futuro della vita di Davide.

Mosè fece una scuola simile: 40 anni nel deserto per capire che senza Dio non poteva fare alcunché, ma furono il trampolino per 40 anni di grande successo.

Charles Colson ha detto :  "Il punto di forza della mia vita è stato il mio più grande fallimento - sono un ex carcerato per lo scandalo Watergate.  La mia più grande umiliazione, l'essere mandato in carcere, fu l'inizio del più grande servizio per Dio che avevo mai intrapreso.  Egli ha scelto per la Sua gloria l'unica esperienza nella quale non c'era gloria per me.”

Conclusione

Forse non hai mai conosciuto la grazia iniziale di Dio:  l'ira di Dio non è su di te per un momento ma per l'eternità. Aggrappati al rimedio:  riconosci che per la Sua benevolenza ti vuole salvare ma tu devi gridare

Forse qualcuno ora sta vivendo una stagione di prosperità ringrazia Dio ogni mattino che manda la gioia e la grazia per rendere forte il tuo monte.

Forse qualcuno è smarrito; è il momento di gridare, di cambiare atteggiamento e fiducia.

Forse qualcuno può dire che il Signore ha mutato il dolore in danza, il cilicio del deserto ti è tolto e stai entrando in alto nella casa dove potrai adempiere il tuo servizio per Dio salmeggia e non tacere:

  • di essere stato in balìa dei nemici e liberato (1)
  • di essere stato malato e guarito (2) 
  • di aver avuto l'anima nel soggiorno dei morti e risalito (3).



20 settembre 2015

Un Dio che si inginocchia al mio fianco: l'adultera nel tempio.


Gesù si è abbassato tanto da raggiungerci lì, dove siamo, per poi sollevarci assieme a lui, se lo accettiamo, e se lo seguiamo.

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Oggi voglio parlarvi di un tema che è molto presente nella nostra società moderna: la violenza sulle donne, il femminicidio.

Sembra che la nostra cultura abbia improvvisamente scoperto questo problema, su cui c'è da fare moltissimo.

Oggi voglio mostrarvi come, duemila anni fa, Gesù si è speso su un tema che, a noi appare attualissimo, e nel quale lui è intervenuto in maniera diretta.

Mi riferisco all'episodio narrato in Giovanni al capitolo 8: oggi vi chiedo di fare uno sforzo di immaginazione, e “vedere la scena”.

Siamo nel Tempio a Gerusalemme,  il tempio è affollato, e Gesù sta insegnando nei cortili, quando a un tratto arriva un gruppo di persona che urla e strepita; al centro c'è una figura minuta che cerca di difendersi dalle percosse, mentre due la tengono per le braccia. Il gruppo giunge, e si ferma dinanzi a Gesù,  getta a terra la donna,  e inizia a parlare a Gesù.

"E Gesù andò al monte degli ulivi.   All’alba tornò nel tempio e tutto il popolo andò da lui ed egli, sedutosi, li istruiva.  Allora gli scribi  e i farisei  gli condussero una donna còlta in adulterio; e fattala stare in mezzo gli dissero: "Maestro, questa donna è stata sorpresa flagrante adulterio.   Ora, Mosé nella legge ci ha comandato di lapidare tali donne; tu, che ne dici?".   Dicevano questo per metterlo alla prova, per poterlo accusare. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito in terra.   E siccome continuavano ad interrogarlo, egli alzato il capo, disse loro: "Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei".   E, chinatosi di nuovo, scriveva in terra.  Essi, udito ciò e accusati dalla loro coscienza, uscirono ad uno ad uno, cominciando dai più vecchi fino agli ultimi; e Gesù fu lasciato solo con la donna, che stava là in mezzo.   Gesù, alzatosi e non vedendo altri che la donna, le disse: "Donna dove sono quei tuoi accusatori? Nessuno ti ha condannata?".   Ed ella rispose: "Nessuno, Signore". E Gesù le disse: "Neppure io ti condanno; va’ e non peccare più". "
(Giovanni 8:1-11)

A prima vista, sembra un episodio abbastanza normale per una comunità: c'è una legge di carattere religioso che regola gli aspetti “morali” e “civili della vita:

  • C’è un reato (l’adulterio) che è punibile a norma della Legge di Mosè
  • C’è un reo (la donna)
  • C’è un tribunale (gli Scribi e i Farisei)
  • C’è una pena da applicare (la morte per lapidazione) 
  • C’è un luogo dove giudicare (il Tempio)

A prima vista tutto quadra…a prima vista... perché noi lo vediamo con i nostri occhi di occidentali. Ma se lo guardassimo con gli occhi di un ebreo dell'epoca, vedremmo che non quadra praticamente nulla!

1. C’è un reato.

Non c’è alcun dubbio;  i testimoni anno colto la donna “in flagranza di reato”; l’hanno vista proprio mentre commetteva adulterio.

Farisei e Scribi fanno riferimento a una legge in Deuteronomio:

“Quando si troverà un uomo coricato con una donna sposata, tutti e due moriranno: l’uomo che si è coricato con la donna e la donna. Così toglierai via il male di mezzo a Israele.” (Deuteronomio 22:22)

Legge chiara, può sembrare crudele (e lo era meno di quanto possiamo credere al giorno d’oggi - e poi vedremo perché), ma i Farisei avevano in questo caso ragione…

Se non che, (io non sono un avvocato), ma penso che anche il peggiore degli avvocati a questo punto saprebbe invalidare il procedimento per "vizio di forma". Nel processo c'è una “anomalia” evidente”

2. C’è un reo

La legge di Mosè dice: “…tutti e due moriranno…”

... e l'uomo? Dov’è l’uomo con il quale la donna ha commesso adulterio? Qui c’è solo la donna sul banco degli accusati.  E’ MOLTO singolare che ci sia solamente lei, in quanto, secondo la tradizione con la quale veniva applicata la  Legge, i testimoni

  • a) dovevano essere più di uno
  • b) dovevano aver visto assieme e nello stesso medesimo istante il reato
  • c) dovevano aver visto specificatamente l’atto sessuale tra i due;  non venivano ritenute prove sufficienti l’aver visto i due che entravano o uscivano da una stanza vuota, e neppure il fatto di averli trovati sdraiati sullo stesso letto.

Possibile che che due testimoni ( se non più) e  molti tra Farisei, Anziani e Scribi si fossero lasciati scappare l’uomo;  non lo citano neppure.  E come se la donna fosse stata l’unica e sola colpevole dell’adulterio.

3. C’è un tribunale.

Anche sulla composizione e sulla autorità del tribunale ci sarebbe da sollevare una infinità di dubbi circa la imparzialità.

Le norme usate per applicare la legge, dicevano che i testimoni dell’adulterio avrebbero dovuto ammonire una prima volta gli adulteri,  e solo se avessero continuato nel loro comportamento, avrebbero potuto portarli in giudizio.

Se tu hai un dubbio sulla legge, come Scribi e Farisei sembrano avere,  se cercano il parere autorevole di Gesù,  perché tutto quel clamore?  Il Tempio era uno dei luoghi più pubblici che esistessero a Gerusalemme: se tu ci entri strombazzando che hai preso una donna in flagrante adulterio,  in men che non si dica tutti lo sapranno. La tradizione era invece che , nei casi di adulterio, la donna venisse invece posta sotto custodia di altre donne nella sua casa in attesa della sentenza.

Al giorno d’oggi si chiama “legittima suspicione nei confronti del collegio giudicante”;  c'è il sospetto, cioè, che il tribunale abbia già deciso la sentenza e la pena.

4. C’è una pena da applicare 

All’epoca di Gesù, l’adulterio era punito solo in rarissimi casi con la morte,  ma piuttosto con l’allontanamento della donna da parte del marito e la confisca di tutti i suoi beni.

Deuteronomio non parla di lapidazione, ma semplicemente di “Morte”, senza specificare il metodo.  Il metodo usato (molto raramente, come già detto) era lo strangolamento  (… e indovinate chi doveva strangolare gli adulteri? I testimoni!).  La lapidazione era una morte infamante. per il popolo ebraico, così come la croce era una morte infamante per il conquistatore romano.

5. C’è un luogo dove giudicare

Che il luogo dove avvenissero i giudizi fosse il Tempio, era tutto da dimostrare;  Gesù, ad esempio, fu giudicato in casa di Caiafa, il Sommo sacerdote.

Tra l’altro, da quando i Romani avevano preso il potere, le sentenze di morte non potevano più essere prese senza il loro consenso,  e pertanto il luogo dove avrebbe dovuto svolgersi il processo sarebbe stato nei palazzi di Pilato.

Insomma, quello che avevano in mente di fare era un vero e proprio linciaggio;  era il modo usato per dare la morte a qualcuno senza dover passare per il giudizio di Roma.

Ma, ancor di più, stavano architettando l’ennesima “trappola” per far cadere in fallo Gesù.

Quel “tu, che ne dici?".  è una sfida, non una richiesta: “Ora vediamo come te la cavi con questa domanda impossibile!”

Scribi e Farisei erano abituati a fare a Gesù “domande impossibili”, per coglierlo in fallo, e stavolta avevano “architettato” la “trappola perfetta. Vediamo perché.

1. SE Gesù risponde : “Lapidatela

  • Va contro l’autorità di Roma.  Lo sapevano bene, Anziani, Scribi e Farisei; quando portarono Gesù da Pilato, ed egli gli consigliò di giudicarlo secondo la loro legge; Ma dato che volevano che Gesù fosse mandato a morte, vedete cosa rispondono: 

“Pilato quindi disse loro: "Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge". I Giudei gli dissero: "A noi non è lecito far morire nessuno".” (Giovanni 18:31)

  • Si dimostra fondamentalista di fronte al popolo nell’applicare la Legge.
  • Smentisce nei fatti tutto quanto andava predicando sul perdono dei peccati.

2. SE Gesù risponde “Liberatela


  • Va contro la Legge di Mosè.
  • Si dimostra permissivista di fronte al popolo nell’applicare la Legge.
  • Smentisce nei fatti quanto andava predicando circa il ravvedimento dai propri peccati.


I Farisei e gli Scribi non cergano la guida verso la migliore soluzione,  ma USANO la Legge per “tentare” (=mettere alla prova) Gesù.

USANO una legge che a noi sembra crudele, ma che era un deterrente fortissimo contro l’aduterio: che dava origine a figli illegittimi e a mogli ripudiate, categorie queste che sarebbero state ai margini della società e con la quasi certezza di morire di fame e di stenti.

USANO una legge BUONA (per la situazione dell’epoca) fatta dal nostro Dio  per far cadere in trappola il Figlio di Dio, cercando una base legale sulla quale accusare ed uccidere Gesù.

E, ad un certo punto, quando Gesù si china a terra a scrivere col dito, sentono di avere la vittoria in pugno; dicono tra  di loro: “Eccolo, che l’abbiamo messo in un angolo, da dove non ci può più scappare”. E infieriscono su di lui.”

“Allora, MAESTRO, cosa dici? Che fai? Non rispondi? Dai, signor MAESTRO, tu che sai tutto, dacci la risposta!”

Gesù vede le leggi del Padre abusate, vede l'odio della folla, e vede la disperazione della donna.

Cosa avresti fato tu, al suo posto? Probabilmente li avresti riempiti di male parole, sia gli uni, che l'altra.

Ma Gesù è Gesù,  e non è mai nell'angolo

"Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei".

Questa risposta li gela: non hanno più nulla da aggiungere né da ribattere.

Non è una ribellione verso Roma:  Gesù non sta condannando a morte la donna.
Non è una ribellione verso la Legge:  Gesù sta EFFETTIVAMENTE dicendo di scagliare la pietra,  ma sottolinea che colui che si prende la responsabilità di giudicare deve essere senza peccato.

Penso che non tutti abbiano capito all'istante la grandezza della risposta, difatti sono  prima i più anziani ad andarsene, i quali hanno forse compreso l’enorme implicazione della risposta di Gesù, poi ad uno ad uno tutti gli altri.

"Essi, udito ciò e accusati dalla loro coscienza, uscirono ad uno ad uno, cominciando dai più vecchi fino agli ultimi."

Gesù non ha usato la sua autorità per accusarli e cacciarli, ma ha lasciato che fosse la loro stessa coscienza ad accusarli e a cacciarli

Gesù rimane solo con la donna;

“Gesù, alzatosi e non vedendo altri che la donna, le disse: "Donna dove sono quei tuoi accusatori? Nessuno ti ha condannata?".”

Gesù usa la stessa parola “gunè = donna”  che userà quando, sulla croce, dirà a sua madre “Donna, ecco tuo figlio” per affidarla alle cure di Giovanni;  è una parola che denota rispetto verso di lei.

A ragione avrebbe potuto trattarla male - era una adultera. E invece no, non sta lì col dito puntato in segno di accusa, ma con le braccia aperte in segno di perdono.

La donna è incredula, guarda le schiene dei suo carnefici, di coloro che erano pronti a strapparle in maniera brutale la vita allontanarsi in fondo ai portici del tempio: è…. salva!!!

“Ed ella rispose: "Nessuno, Signore"”

Risponde in un filo di voce, forse tergendosi le lacrime dagli occhi.

La donna  usa lo stesso termine “kurios” per chiamare Gesù, che aveva usato Pietro quando Gesù gli aveva detto di gettare le reti dall'altra parte della barca. Non è semplicemente “Signore" ma è "MAESTRO" ;  è il modo con cui ci si rivolge a qualcuno che ha potere su di noi, che è una guida per noi.  Per lei Gesù, di cui forse aveva sentito vagamente parlare, ora è qualcuno da seguire ed a cui prestare attenzione.

Forse in lei c'è ancora timore; timore per quel che Gesù le dirà circa il suo peccato:

“Neppure io ti condanno; va’ e non peccare più"

Gesù ha trasformato la trappola ben architettata da Scribi e Farisei per farlo cadere,  in un occasione di giudizio per gli accusatori  e di ravvedimento per la donna adultera.

Cosa ci dice a noi del 21° secolo questo brano?

1. Spesso ci comportiamo come Scribi e Farisei nei confronti degli altri.

Siamo lesti a vedere gli errori altrui,  siamo pronti a allestire il tribunale speciale, e siamo disposti pure a lapidare gli altri per i loro peccati.

Gesù ci dice: “Non fatelo, non giudicate per non essere giudicati”.

Piuttosto che scagliare pietre dovremmo essere un aiuto verso la santificazione di chi ci circonda, dovremmo aiutare chi pecca a cambiare vita; e per fare questo, dobbiamo essere, noi per primi, puri.

2. Spesso ci dimentichiamo che Dio è un Dio d’ordine.

Gesù non ha detto “la regola dell’adulterio non si applica più; è per questo che ti assolvo”.  Egli ha detto “Vai, e rispetta quella regola che ti è stata data per il tuo bene”.

Dio ha dato delle regole per i credenti affinché il suo corpo (la chiesa – noi) prosperi e si accresca;  nell’applicare queste regole in chiesa dobbiamo pensare all’amore che Gesù ha sempre dimostrato per coloro che peccano,  e che il suo traguardo è sempre il ravvedimento piuttosto che l’umiliazione del peccatore.

3. Siamo o siamo stati un po’ tutti “adulteri nel tempio”.

Come la donna, ognuno di noi era colpevole e meritevole di punizione;  la legge era lì per accusarci, era stata fatta per il nostro bene,  ma da peccatori incalliti quali siamo, essa era diventata un’arma letale contro di noi.

Gesù non è venuto ad abolire la legge, ma a portarla a compimento,

“... affinché la giustizia della legge si adempia in noi che non camminiamo secondo la carne, ma secondo lo Spirito.” (Romani 8:4 LND)

 "Infatti il peccato non avrà più potere su di voi, poiché non siete sotto la legge, ma sotto la grazia.” (Romani 6:14 LND)

Gesù non è lì per accusarci dei nostri peccati, anche se ne avrebbe tutto il diritto; ma quello che ci chiede è il ravvedimento:

"Neppure io ti condanno; va’ e non peccare più."

La donna adultera aveva incontrato Gesù ad un passo dall’essere lapidata; e forse la paura per l’aver scampato una morte atroce l’avrà fatta ravvedere.

Ricordiamoci anche noi che, quando abbiamo incontrato Gesù, eravamo destinati ad una morte atroce… quello che in Apocalisse viene descritta come la “morte seconda”,  l’essere eternamente dannati e distanti da Dio.

Gesù odiava il peccato della donna di certo di più dei Farisei;  Gesù odia i nostri peccati,  ma ama noi.

  • 1. C’è un reato (i nostri peccati) ma Gesù lo ha cancellato per mezzo del suo sangue;
  • 2. c’è un reo (noi), ma se siamo in Cristo ci siamo ravveduti e stiamo camminando e lottando contro la nostra vecchia natura di peccatori;
  • 3. c’è un tribunale, ma sappiamo che sarà Gesù a giudicare… e noi non passeremo in giudizio;
  • 4. c’è una pena da applicare (la morte seconda), ma per coloro che seguono Cristo li attende una vita eterna vissuta alla sua presenza;
  • 5. c’è un luogo dove giudicare (i Cieli), ma noi non saremo in quel giorno seduti sul banco degli accusati.

La donna era a terra, Gesù si inginocchia a scrivere in terra, Gesù non è in alto sul nostro peccato,
ma è al nostro fianco, si abbassa tanto da raggiungerci lì, dove siamo, per poi sollevarci assieme a lui,se lo accettiamo, e se lo seguiamo.

Preghiamo.

13 settembre 2015

Gesù è la verità: la testimonianza di Nicola Legrottaglie


Cosa fai, quando ti intervistano e devi raccontare in cinque minuti cosa significa essere di Cristo? Nicola Legrottaglie ci mostra come si possa essere efficaci e fedeli, anche quando gli altri vorrebbero metterti in difficoltà.

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Siamo all'ultimo degli otto messaggi su come testimoniare Cristo. E voglio concludere con una
testimonianza “diversa”: per prima cosa perché è i una persona famosa, e poi perché è una testimonianza fatta a “non credenti”.

Già, perché fino ad ora abbiamo sempre ascoltato testimonianze di credenti che parlano ad altri credenti,  che “giocano in casa”, con persone che conoscono chi è Gesù, e cosa ha fatto.

Ma, cosa accade quando ad intervistarti non è un credente, quando la tua testimonianza la devi fare a chi è scettico, forse contrario, e che ti prende per pazzo o peggio per esaltato?

Vediamo questo filmato di Nicola Legrottaglie


(Il link al video di Nicola Legrottaglie  lo potrete trovare suo sito di Atleti di Cristo cliccando qui.)

Nicola Legrottaglie è stato un giocatore famoso della Juve e del Milan, è stato anche in nazionale. E' nato in una famiglia di credenti.

Da piccolo, a dieci anni, Nicola aveva fatto una preghiera:  “Dio, fammi giocare in serie A e ti prometto che annuncerò il tuo nome in tutto il mondo." 

Dio, come ho più volte detto, le preghiere le prende sul serio; ma Nicola si era dimenticato la preghiera fino a venti e passa anni ha fatto la “bella vita” che il suo sport gli permetteva: donne, auto, party, vestiti eleganti.

Ma, a un certo punto della sua vita, quando tutto quel mondo dorato lo aveva nauseato, si ricorda della preghiera, capisce che Dio è stato fedele, e decide di “pagare” la sua promessa.

Nicola diviene così uno dei simboli della fede in Cristo nello sport, scrive quattro libri, fa parte degli “Atleti per Cristo”. Ed è naturale che, quando lo invitano in tv, cerchino di capire meglio la sua “diversità”.

E Nicola non si tira indietro,  non rinnega la sua fede, anzi, la testimonia meglio salendo sulle domande a trabocchetto che gli fanno.

Vediamo come Nicola, con semplicità, in sette minuti riesce a predicare l'intero evangelo.

“Per me la fede è diventata uno stile di vita”

La prima affermazione che fa è quella che poi sorregge tutto il suoi discorso: la fede non è una moda, o un hobby, non è qualcosa da “aggiungere” alla vita, “Gesù e...” (lo sport, il successo, ecc.) ma Gesù é...

Paolo aveva usato parole simili per spiegate che nella la sua vita non c'e a era Cristo, ma che la sua vita era Cristo:

“Infatti per me il vivere è Cristo e il morire guadagno.”  (Filippesi 1:21)

Puoi dire la stessa cosa di te? La Tua vita è Gesù e.. oppure Gesù é la tua vita?

Stabilito che la sua vita appartiene a Cristo, Nicola passa a descrivere lo scopo della sua vita:

“Vorrei dare agli altri quello che io ho ricevuto”

La vita di Nicola ha uno scopo, e non è legato al suo sport,  ma al mandato ricevuto da quel Cristo che è la sua vita:

“Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate.” (Matteo 28:19-20a)

Quale scopo hai nella vita? Nicola avrebbe avuto tutte le possibilità e le  pulsioni per inseguire lo sport dove primeggiava, ma ha deciso, invece, di seguire lo scopo di di Cristo.

A questo punto l'intervistatore comincia a non “capire” più chi sia Nicola: quando non capiamo qualcosa, di solito cerchiamo di metterlo in una “scatoletta” con su un bel nome, rassicurante, che ci faccia sentire di aver capito che cosa sia.

“Tu sei evangelico...”

Ecco trovata la “scatoletta”: tu sei così perché fai parte di quel gruppo di persone “un po' bizzarre” che vanno sotto il nome di “evangelici”.

Nicola, da parte sua, rifiuta la “scatoletta”:

“Io appartengo a Cristo...”

A chi appartieni, tu? Sei talvolta felice nell'affermare “Ma io mica sono cattolico, io sono evangelico!”, mettendoti da solo nella “scatoletta” con su la tua bella etichetta. Nicola, al contrario la pensa come Paolo:

“Quando uno di voi dice: "Io sono di Paolo!" e un altro ribatte: "Io di Apollo!", non fate forse come fanno i pagani?” (1 Corinzi 3:4 PV)

Fallita la tattica della “scatoletta”, l'intervistatore prova la tattica della “assimilazione” che dice che se tue cose sono simili, allora le posso mettere assieme: due contenitori , uno trasparente e di vetro, e uno colorato e di plastica, sono sempre due bicchieri.

“Le tue parole faranno felice Papa Francesco...”

Anche stavolta Nicola rifiuta il tentativo di “assimilazione:

“Io concordo con tutti coloro che annunciano la verità... Spero che tutti coloro che hanno l'autorità di parlare di Dio, e di Gesù, possano annunciare solo ed esclusivamente Gesù...”

Nicola afferma una cosa molto semplice: non è il contenitore che rende degno il messaggio, ma il contenuto che lo rende degno. Se il messaggio è verità, allora è ok. Se il messaggio è SOLO Gesù, allora è ok. Altrimenti, qualsiasi sia la bellezza del contenitore, il contenuto è da gettare via.

Forse tu sei attento ad avere un bell'involucro, una volta si diceva “tutto casa e chiesa”... ma quale contenuto c'è all'interno? C'è SOLO Gesù... oppure c'è Gesù e....

“Infatti c’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo” (1 Timoteo 2:5)

Falliti i tentativi “scatoletta” e “assimilazione”, l'intervistatore a questo punto entra “nel pallone” (è il caso di dirlo!) e Nicola può utilizzare i tre minuti rimanenti per proclamare l'evangelo:

“Dio parlerà direttamente a voi perché ognuno ha intelligenza per leggere la Bibbia... avere una relazione intima con Gesù che diventa tuo amico... Questo è il cristianesimo vero: non è una religione, ma una relazione”

Ce la fai, con le parole, a descrivere che cosa è Cristo nella tua vita? Oppure descrivi Cristo come “chiesa, Bibbia, preghiera” tutte cose lodevoli, intendi, ma che creano una religione,  non una relazione.

Perché, se la chiesa, se la Bibbia, se la preghiera, vengono visti come un mezzi per arrivare in alto (questo è lo scopo di ogni religione) allora il fallimento è sicuro.

Ma se la chiesa, la Bibbia, la preghiera, vengono vissuti come un colloquio costante, una frequentazione costante, una amicizia costante co Gesù, allora il frutto è assicurato.

Proverbi dice:

“L’amico ama in ogni tempo; è nato per essere un fratello nella sventura.” (Proverbi 17:17)

Quale è, l'amico con cui passi la tua vita? Si dice che i veri amici si vedono nel momento del bisogno. Nicola afferma di avere a fianco questo tipo di amico:

“Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo per le anime vostre; poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero”. (Matteo 11:28-30)

Più volte abbiamo detto che il giogo non è un peso, ma un sollievo. Si mettono sempre assieme un bue più forte ed esperto con uno più debole e inesperto, affinché il bue esperto dia il passo all'inesperto, affinché il bue forte dia forza al debole.

Gesù è il bue forte, Gesù è il bue esperto. Se lo hai a fianco nella tua vita, non c'è ragione di temere, e troverai riposo durante il lavoro nel campo.

“Il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero"

Preghiamo

06 settembre 2015

Una scommessa con Dio: la storia di Samuele

Quando invochi il nome di Dio, anche se tu sei in dubbio, lui risponde. Sempre. Basta aprirgli il cuore e permettergli di cambiarlo.
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Anche questa settimana ho scelto di presentarvi la storia di un ragazzo “normale”: una buona
famiglia, buoni principi, che lo porta in chiesa. Ma, anche stavolta, come la settimana scorsa, tutto questo non basta. Ascoltiamo assieme la testimonianza di Samuele.

Come sempre commenteremo alcune frasi di Samuele per applicarle alla nostra via in accordo con ciò che dice la Parola.


“Non riuscivo a vedere una fine.”

Quando il momento del distacco con la tua vita da “bambino” si avvicina, è naturale guardare avanti.
Ed è facile non vedere niente se non ce niente a cui guardare.

Samuele arriva ad un punto dove molti arrivano:

“Se Dio c'è a me va bene, però la vita è mia e voglio vivermela.”

E' una filosofia spicciola, che presuppone una cosa: Dio non ha alcun impatto sulla vita delle sue creature. E se non ha impatto sulla vita delle sue creature,  significa che sono stato creato senza uno scopo.

Isaia invece dice:

“Fa’ venire i miei figli da lontano e le mie figlie dalle estremità della terra: tutti quelli cioè che portano il mio nome, che io ho creati per la mia gloria, che ho formati, che ho fatti. “ (Isaia 43:6-7)

Lo scopo della tua vita, di tutti quelli che Dio ha creato, è di portare gloria a Dio. Fuori da questo scopo, tutto il resto è vanità.

Non conosciamo il problema di Samuele, ma sappiamo che ha chiesto aiuto agli amici; d'altronde, aveva detto che non voleva più avere nulla a che fare con Dio.

“Gli amici non sono riusciti ad andare oltre una parola di incoraggiamento o una pacca sulla spalla.”

In tutta questa situazione, Samuele aveva la benedizione di una famigla e di un padre credente, che sicuramente pregava per lui, e che gli rammenta, una verità:

“Dio è sempre aperto e disponibile ad aiutarti.”

Il padre stava semplicemente rammentando a Samuele una verità che è scritta nella Bibbia:

“Invocami, e io ti risponderò.” (Geremia 33:3a) 

Per 365 volte è ripetuto nella Bibbia “Non temere”, e per altrettante volte è ripetuta la cura alla preoccupazione:

“Non state in ansia per alcuna cosa, rivolgetevi invece al Signore, chiedendogli tutto ciò di cui avete bisogno, e non dimenticate di ringraziarlo.” (Filippesi 4:6 PV)

Samuele così decide di “scommettere” con Dio:

“Se tu mi parlerai, allora capirò che tu sei disponibile ad aiutarmi”

Ancora una volta, come sempre, Gesù non arriva di prepotenza, ma arriva su invito. Arriva tornando in chiesa dopo tanto tempo, attraverso qualcuno a cui Dio ha messo in cuore le esatte parole che Samuele vuole sentire.

“Io ti amo e voglio aiutarti”

Il Dio chiamato, risponde a Samuele, così come ha promesso:

“Tu sei il mio servo, ti ho scelto e non ti ho rigettato. Tu, non temere, perché io sono con te; non ti smarrire, perché io sono il tuo Dio; io ti fortifico, io ti soccorro, io ti sostengo con la destra della mia giustizia. “ (Isaia 41:9b-10)

Samuele ha perso la scommessa, ed è costretto a pagare  la sua sconfitta:

“Io ti do il permesso di entrare nella mia vita e di cambiarla.”

E Dio lo fa, Gesù interviene, e Samuele è liberato dal suo problema, anche se ammette che le difficoltà nella vita non sono di certo terminate, ma che comunque ha potuto vedere anche in esse la mano di Dio in azione.

Samuele conclude così la sua testimonianza

“Dio aspetta solo che tu gli dia una possibilità di cambiare la tua vita.”

Sei pronto, sei pronta ad affidare la tua vita a Gesù, e a vedere come la cambierà?

“Invocami, e io ti risponderò.” (Geremia 33:3a) 

Preghiamo.

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