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29 giugno 2014

Agire per Dio attraverso la mia vita

Come posso portare altri a conoscere l'opera e la volontà di Dio per le sue creature? Simone Giannicola ci mostra attraverso il libro di Giosuè che devo promuovere l'opera di Dio, partecipando alla vita degli altri e dando priorità a ciò che Dio mi chiede di fare.

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"Allora Giosuè diede quest'ordine agli ufficiali del popolo:  «Passate per l'accampamento e date quest'ordine al popolo: 
“Preparatevi dei viveri, perché fra tre giorni oltrepasserete questo Giordano per andare a conquistare il paese che il Signore, il vostro Dio, vi dà perché lo possediate”».  

Giosuè parlò pure ai Rubeniti, ai Gaditi e alla mezza tribú di Manasse, e disse loro:  «Ricordatevi dell'ordine che Mosè, servo del Signore, vi diede quando vi disse: “Il Signore, il vostro Dio, vi ha concesso riposo, e vi ha dato questo paese”.  

Le vostre mogli, i vostri bambini e il vostro bestiame rimarranno nel paese che Mosè vi ha dato di qua dal Giordano; ma voi tutti che siete forti e valorosi passerete in armi alla testa dei vostri fratelli e li aiuterete,  finché il Signore abbia concesso riposo ai vostri fratelli come a voi, e siano anch'essi in possesso del paese che il Signore, il vostro Dio, dà loro. 

Poi ritornerete al paese di vostra proprietà, che Mosè, servo del Signore, vi ha dato di qua dal Giordano verso il levante, e ne prenderete possesso».  

E quelli risposero a Giosuè e dissero: «Noi faremo tutto quello che ci hai comandato, e andremo dovunque ci manderai.  Ti ubbidiremo interamente, come abbiamo ubbidito a Mosè. Solamente, sia con te il Signore, il tuo Dio, com'è stato con Mosè!  Chiunque sarà ribelle ai tuoi ordini e non ubbidirà alle tue parole, qualunque sia l'ordine che gli darai, sarà messo a morte. Solo, sii forte e coraggioso!»" (Giosuè 1:10-18)





1. PROMUOVERE

Devo dare la precedenza all'0pera di Dio (versetti 10-11).

Giosuè posto al governo, immediatamente si applica al lavoro; non per prendere posizione o trarne piacere personale, ma per favorire l'opera di Dio in mezzo al popolo in cui Dio lo ha posto.

Vedi anche 1 Pietro 2:13-14, Filippesi 2:14, Numeri 12








2. PARTECIPARE

Devo parcheggiare la mia vita per un po' accanto a quella delle persone che mi circondano (versetti
12-15).

Giosuè ricorda alle due tribù e ala mezza tribù il loro obbligo di andare oltre il Giordano con i loro fratelli, anche se hanno lasciato i loro possedimenti e le loro famiglie da questo lato del fiume.

Vedi anche Romani 14:1, 19, 1 Timoteo 2:1-2, Efesini 3:6








3. PRIORITA'

Devo ricordare chi è che mi autorizza a parlare di Gesù, e da quando ho ricevuto il permesso
accettandolo, ricordando che la mia vita non appartiene a me, ma al Regno di Dio (versetti 16-18)

La risposta data, non solo dalle due tribù, ma da tutti gli ufficiali del popolo, come rappresentanti, secondo la nomina divina, fu di cuore, con molta allegria e risoluzione. Promisero obbedienza.

Vedi anche Efesini 4:1, Luca 9:48, Efesini 6:6, Romani 15:1-3





22 giugno 2014

Liberare i bambini dalla povertà nel nome di Gesù: le testimonianze.

Che cosa significa adottare un bambino a distanza? Massimiliano Rosania spiega alcuni aspetti di quello che Compassion fa, e i membri della nostra chiesa testimoniano di cosa abbia significato per loro l'adozione.
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Ognuno di coloro che ha adottato a distanza un bambino o una bambina ha da raccontate una storia stupenda, fatta di amore, preghiera, gioia... compassione...











15 giugno 2014

Liberare i bambini dalla povertà nel nome di Gesù.

Sono moltissime le persone nel mondo che sono tenute schiave dalla povertà; di queste moltissime sono bambini. Massimiliano Rosania ci illustra in che modo Compassion spezza le catene che legano la crescita e lo sviluppo dei bambini nel mondo.

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Che cosa è la compassione? E' un sentimento che Gesù provava spesso per le persone che incontrava:

 “Vedendo le folle, ne ebbe compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore.” (Matteo 9:36)

“Gesù, smontato dalla barca, vide una gran folla; ne ebbe compassione e ne guarì gli ammalati.” (Matteo 14:14)

Ma cosa significa avere compassione?

Compassione;

  • greco splagchnizomai =sentire nella pancia qualcosa che manca 
  • latino cumpatire = soffrire assieme

Nel 1952 Everett Swanson lesse questo versetto nella Bibbia:

“Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino».” (Matteo 15: 32 CEI)

Davanti a lui c'erano trentacinque bambini sud Coreani... bambini che la guerra aveva reso orfani... E qualcosa si mosse nella sua pancia sentì la stessa sofferenza dei bambini come se fosse la sua;
così nacque Compassion.

Come credenti siamo tenuti ad avere cura degli orfani:

“Imparate a fare il bene; cercate la giustizia, rialzate l’oppresso, fate giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova!” (Isaia 1:17)

E' Gesù stesso che ce lo dice:

“E preso un bambino, lo mise in mezzo a loro; poi lo prese in braccio e disse loro:  «Chiunque riceve uno di questi bambini nel nome mio, riceve me; e chiunque riceve me, non riceve me, ma colui che mi ha mandato».” (Marco 9:36-37)

La Bibbia ci assicura che la nostra generosità porterà la generosità di Dio vero di noi, così da non farci mancare mai nulla:

Clicca qui per maggiori informazioni


"Chi è benefico sarà nell’abbondanza, e chi annaffia sarà egli pure annaffiato." (Proverbi 11:25)

Il dovere di chi crede in Dio è quello espresso dal profeta Isaia:



"Il digiuno che io gradisco non è forse questo: che si spezzino le catene della malvagità, che si sciolgano i legami del giogo, che si lascino liberi gli oppressi e che si spezzi ogni tipo di giogo? "(Isaia 58:6)






Compassion si occupa di spezzare le catene della povertà che legano i bambini nel mondo. La nostra comunità è orgogliosa di collaborare in qualche modo a tutto ciò.

(Quella scritta qui sopra è l'introduzione del Pastore all'intervento di Massimiliano Rosania che potrete ascoltare cliccando sul titolo).

08 giugno 2014

Come avere gioia attraverso lo Spirito

C'è vera gioia nel tuo cuore, e c'è ogni giorno? Su che base posso ottenere una gioia che non è finta, ma reale e profonda? Battista Lampasona, attraverso la lettura di Galati 5, ci mostra come la gioia, quella vera, sia solo frutto dello Spirito.

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"Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia completa." (Giovanni 15:11)

"E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesú." (Filippesi 4:7)

"Perché, fratelli, voi siete stati chiamati a libertà; soltanto non fate della libertà un'occasione per vivere secondo la carne, ma per mezzo dell'amore servite gli uni agli altri;  poiché tutta la legge è adempiuta in quest'unica parola: « Ama il tuo prossimo come te stesso» . 

Ma se vi mordete e divorate gli uni gli altri, guardate di non essere consumati gli uni dagli altri.  Io dico: camminate secondo lo Spirito e non adempirete affatto i desideri della carne.  Perché la carne ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; sono cose opposte tra di loro; in modo che non potete fare quello che vorreste.  

Ma se siete guidati dallo Spirito, non siete sotto la legge.  Ora le opere della carne sono manifeste, e sono: fornicazione, impurità, dissolutezza,  idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, ire, contese, divisioni, sètte,  invidie, ubriachezze, orge e altre simili cose; circa le quali, come vi ho già detto, vi preavviso: chi fa tali cose non erediterà il regno di Dio.  

Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo;  contro queste cose non c'è legge.  Quelli che sono di Cristo hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri.  Se viviamo dello Spirito, camminiamo anche guidati dallo Spirito.  Non siamo vanagloriosi, provocandoci e invidiandoci gli uni gli altri." (Galati 5:13-26)

"Beato l'uomo che non cammina secondo il consiglio degli empi, che non si ferma nella via dei peccatori; né si siede in compagnia degli schernitori; ma il cui diletto è nella legge del Signore, e su quella legge medita giorno e notte." (Salmo 1:1-2)

"Quindi, fratelli, tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtú e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri." (Filippesi 4:8)

"Ho conservato la tua parola nel mio cuore per non peccare contro di te." (Salmo 119:11)

"La parola di Cristo abiti in voi abbondantemente, ammaestrandovi ed esortandovi gli uni gli altri con ogni sapienza, cantando di cuore a Dio, sotto l'impulso della grazia, salmi, inni e cantici spirituali." (Colossesi 3:16)

01 giugno 2014

Quattro passi per una fede che trasforma le vite

Come posso avere una fede che trasformi la mia vita e quella degli altri? E c'è un modo di calcolare la mia forza di credente per vedere se avrà impatto su chi mi circonda? Paolo dice di si... e la storia di Rut ce lo dimostra.
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Preparando questa predicazione che parla di “forza” ho fatto una breve ricerca sul web per capire chi fosse al giorno d'oggi l'uomo più forte del mondo. Nella sola prima pagina di Google sono elencati:
  • Benedict Magnusson, che solleva 8 ruote di camion;
  • Denis Rogers, che riesce a trattenere con una mano una moto da 100 cavalli;
  • Behad Salimi, che solleva 455 chili;
  •  Zydrunas Savickas, che trascina 12 auto...
La lista proseguire...  Il fatto è che non c'è una misura “oggettiva” di quanto uno sia forte in assoluto: uno può essere più forte a sollevare, l'atro più forte a tirare... dipende tutto dalla struttura...

Ma oltre a una “struttura” di partenza, ciascuna di queste persone afferma che il loro segreto sta nella costanza dei loro allenamenti.

E come credenti? C'è una maniera per “calcolare” la nostra forza di credenti? E quale è l'allenamento per aumentare la nostra forza?

Paolo in 1° Corinzi ci fornisce una programma di allenamento un 4 punti:

“Vegliate, state fermi nella fede, comportatevi virilmente, fortificatevi” (1 Corinzi 16:13)

Un minimo di etimologia: in originale le parole usate da Paolo significano questo:
  • Vegliate: alzati mentre stai a letto
  • State fermi: essere piantato
  • Comportatevi virilmente: utilizzate la forza di un uomo
  • Fortificatevi: aumentate costantemente la vostra forza

Oggi vorrei parlarvi di una persona che si è comportata da “vero uomo”... Infatti è una donna! Si chiama Rut.

CONTESTO

Rut è una “straniera”, una “Moabita”, sposata con uno dei figli di Elimelec, un ebreo fuggito da Betlemme per via della carestia. Tramite suo marito conosce Dio.

Ma il fatto di credere ora nel Dio delle benedizioni, nel Dio onnipotente, nel vero Dio non le rende la vita “più facile”. A poco a poco, vede tutta la sua famiglia morire; vede morire suo suocero Elimelec, vede morire suo cognato, vede morire suo marito... Ora è sola, assieme a sua suocera Naomi e a sua cognata Orpa.

Naomi è ebrea, è credente... ma la sua fede vacilla davanti alle sconfitte della sua vita. Crede ancora in Dio... ma  addebita a Dio il male della sua vita... Decide di tornare a Giuda, e chiede alle sue nuore di non seguirla, e di rimanere  a Moab, nonostante le nuore vogliano rimanere assieme a lei e aiutala.

“Ritornate, figlie mie, andate! Io sono troppo vecchia per risposarmi; e anche se dicessi: “Ne ho speranza”, e anche se avessi stanotte un marito e partorissi dei figli, aspettereste voi finché fossero grandi? Rinuncereste a sposarvi? No, figlie mie! Io ho tristezza molto più di voi, perché la mano del Signore si è stesa contro di me.” (Rut 1:12-13)

«Non mi chiamate Naomi (mia dolcezza) ; chiamatemi Mara (amara), poiché l’Onnipotente m’ha riempita d’amarezza. Io partii nell’abbondanza e il Signore mi riconduce spoglia di tutto. Perché chiamarmi Naomi, quando il Signore ha testimoniato contro di me e l’Onnipotente mi ha resa infelice?» (Rut 1:20:21)

Quanto spesso ci comportiamo come Naomi? Diamo colpa a Dio per ciò che di male ci accade (La mano del Signore si è stesa contro di me) e vogliamo restare da soli con il nostro dolore (Ritornate figlie mie, andate)...

Cosa avrebbe suggerito Paolo a Naomi, se fosse stato lì?

“Forse ti sei addormentata nella tua fede, Naomi; alzati dal letto, piantati per terra per non essere smossa, utilizza tutta la tua forza per lottare contro la situazione, e sforzati di aumentare la tua forza. Non fare che gli eventi della vita ti facciano rinnegare Dio, ma sii costante nella fede, usa la tua forza e aumentala.”

Orpa se ne va... E qui accade quello che non ti aspetti: Naomi dovrebbe essere quella matura nella fede, e Rut quella inesperta. Ma Rut dice le parole tra le più belle di tutta la Bibbia:

“Rut rispose: «Non pregarmi di lasciarti, per andarmene via da te; perché dove andrai tu, andrò anch’io; e dove starai tu, io pure starò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio; dove morirai tu, morirò anch’io e là sarò sepolta. Il Signore mi tratti con il massimo rigore, se altra cosa che la morte mi separerà da te!»”  (Rut 1:16-17)

Rut ha avuto dalla vita le medesime bastonate di Naomi, ma rifiuta di addebitare il suo male a Dio.
La fede di Rut non si è addormentata per via del male subito, ma anzi si è piantata ancora di più in lei, tanto da invocare il Signore per farle mantenere la sua promessa (Il signore mi tratti col massimo rigore).

Rut decide di rimanere assieme a Naomi, ritornano a Betlemme, e povere come sono va a “spigolare, a raccogliere le spighe dietro a chi trebbia. “Per caso”, finisce nel campo di Boaz, un uomo molto ricco e conosciuto.

Rut doveva essere proprio bella, perché di tutte le “spigolatrici” Boaz chiede ai suoi servi proprio di lei. Boaz prende a ben volere Rut, la riempie di doni in cibo, la invita alla sua tavola.

Naomi comincia a essere incuriosita da dove arrivi tutto questo cibo, Rut spiega che è Boaz il benefattore, e Naomi spiega chi è Boaz:

“E Naomi disse a sua nuora: «Sia egli benedetto dal Signore, perché non ha rinunciato a mostrare ai vivi la bontà che ebbe verso i morti!» E aggiunse: «Quest’uomo è nostro parente stretto: è di quelli che hanno su di noi il diritto di riscatto.” (Rut 2:20-21)

Sembra che qualcosa cominci a riaccendersi in Naomi...  forse vede un futuro... forse pensa “il Signore non ci ha proprio abbandonate...” Sta di fatto che dice così a Rut:

«È bene, figlia mia, che tu vada con le sue serve e non ti faccia sorprendere in un altro campo». (Rut 2:22)

“Làvati dunque, profumati, indossa il tuo mantello e scendi all’aia; ma non farti riconoscere da lui prima che egli abbia finito di mangiare e di bere.  E quando se ne andrà a dormire, osserva il luogo dov’egli dorme; poi va’, alzagli la coperta dalla parte dei piedi, e còricati lì; e lui ti dirà quello che tu debba fare».” (Rut 3:3-4)

Rut voleva un mare di bene a Naomi, e vedeva in lei una guida... Risponde così:

 “Rut le rispose: «Farò tutto quello che dici». (Rut 3:5)

Rut si infila sotto la coperta di Boaz... Boaz si sveglia e se la trova lì, truccata, vestita alla moda, profumata... ma tra Rut e Boaz non accade nulla che non sia più che lecito...

“Verso mezzanotte, quell’uomo si svegliò di soprassalto, si voltò, ed ecco una donna era coricata ai suoi piedi. «Chi sei?» le chiese. E lei rispose: «Sono Rut, tua serva; stendi il lembo del tuo mantello sulla tua serva, perché tu hai il diritto di riscatto».  Ed egli a lei: «Sii benedetta dal Signore, figlia mia! La tua bontà di adesso supera quella di prima, poiché non sei andata dietro a dei giovani, poveri o ricchi.  Non temere, dunque, figlia mia; io farò per te tutto quello che dici, perché tutti qui sanno che sei una donna virtuosa.  vero che io ho il diritto di riscatto, ma ce n’è un altro che ti è parente più prossimo di me.  Passa qui la notte; e domattina, se quello vorrà far valere il suo diritto su di te, va bene, lo faccia pure; ma se non gli piacerà di far valere il suo diritto, io farò valere il mio, com’è vero che il Signore vive! Sta coricata fino al mattino». Lei rimase coricata ai suoi piedi fino alla mattina; poi si alzò, prima che un uomo potesse riconoscere il suo vicino; poiché Boaz diceva: «Nessuno sappia che questa donna è venuta nell’aia!» (Rut 3:8-14)

Boaz continua a fare regali su regali a Rut, dicendole che non deve tornare a mani vuote da Naomi.

Boaz nei giorni seguenti fa in modo di incontrare l'altro parente che aveva il diritto di riscatto, e davanti a testimoni gli dice “fai valere tu il tuo diritto, altrimenti lo faccio valere io”. L'altro ci vede l'affare (un bel po' di terre) e dice “va bene, la prendo io..."

Boaz, che scemo non è, gli dice “guarda che oltre alle terre, ti tocca anche un'altra moglie, Rut”.
Il tizio si mette le mani nei capelli (è evidente che non aveva visto Rut !) e pensa :”No! Un'altra moglie!” … e dice a Boaz “ma prendile tu le terre e la moglie, và!

Così Boaz è libero di sposare Rut

“Così Boaz prese Rut, che divenne sua moglie. Egli entrò da lei e il Signore le diede la grazia di concepire; e quella partorì un figlio.” (Rut 4:13)

(Nota per i giovani: Boaz sposò Rut PRIMA e entrò da lei DOPO...)

Dov'è Naomi? Dov'è quella che voleva cambiare il suo nome da “dolcezza” in “amara” perché Dio l'aveva punita ingiustamente?

“E le donne dicevano a Naomi: «Benedetto il Signore, il quale non ha permesso che oggi ti mancasse uno con il diritto di riscatto! Il suo nome sia celebrato in Israele!  Egli consolerà l’anima tua e sarà il sostegno della tua vecchiaia; l’ha partorito tua nuora che ti ama e che vale per te più di sette figli». E Naomi prese il bambino, se lo strinse al seno e gli fece da nutrice.” (Rut 4:14-16)

Cosa sarebbe accaduto se Rut avesse ascoltato l'amarezza di Naomi, e avesse accusato Dio per tutto quello che le era successo? Cosa sarebbe successo a Naomi si non ci fosse stata Rut che avesse rifiutato di accusare Dio per quello che era successo?

Cosa sarebbe accaduto a noi se Rut non avesse applicato ciò che Paolo, mille anni dopo scriveva ai Corinzi?

“Vegliate, state fermi nella fede, comportatevi virilmente, fortificatevi”

Non so cosa sarebbe accaduto. Forse Dio avrebbe trovato un altra strada per i suoi piani. Di sicuro avremmo un libro in meno nella Bibbia ...

Ma posso dirvi quello che so... quello che è accaduto per la decisione di Rut... perché la Bibbia me lo dice! Posso dirvi che un giorno, uno dei pronipoti di Naomi, circa due secoli dopo avrebbe scritto questo:

“Alzo gli occhi verso i monti…Da dove mi verrà l’aiuto? 
Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto il cielo e la terra. 
Egli non permetterà che il tuo piede vacilli; colui che ti protegge non sonnecchierà.
Ecco, colui che protegge Israele non sonnecchierà né dormirà. 
Il Signore è colui che ti protegge; il Signore è la tua ombra; egli sta alla tua destra. 
Di giorno il sole non ti colpirà, né la luna di notte. 
Il Signore ti preserverà da ogni male; egli proteggerà l’anima tua. 
Il Signore ti proteggerà, quando esci e quando entri, ora e sempre.”
(Salmo 121)

Vi ripeto l'etimologia del versetto di 2° Corinzi:
  • Vegliate: alzati mentre stai a letto;
  • State fermi: essere piantato;
  • Comportatevi virilmente: utilizzate la forza di un uomo;
  • Fortificatevi: aumentate costantemente la vostra forza.

La decisione di Rut di rimanere fedele a Dio, di non negarlo né di addebitargli la colpa per le sue sventure, la sua decisione di reagire, di alzarsi dal letto dove la sventura l'aveva relegata, di piantarsi a terra per non essere smossa, di utilizzare tutta la forza possibile ma anzi di usare quella esperienza dolorosa per aumentarla, ha fatto si che da lei nascesse un re...

“«È nato un figlio a Naomi!» Lo chiamarono Obed …. Salmon generò Boaz; Boaz generò Obed;  Obed generò Isai e Isai generò Davide.” (Rut 4:17, 21)

Quando penso a Davide, penso che forse suo padre o suo nonno, gli abbiano raccontato di quella sua bisnonna, Rut, la moabita, che aveva rifiutato di credere che Dio l'avesse abbandonata, o che l'avesse punita...

Quando penso a Rut, penso a Gesù, che non si è dato per vinto, non ha accettato di lasciarci andare, ma quando tutto sembrava perduto, ha deciso di scendere, a costo della propria vita.

“Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l’infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio.” (Ebrei 12:2)

Quattro applicazioni per noi

1. Nei momenti difficili starò fermo sulla mia fede

“Non pregarmi di lasciarti, per andarmene via da te”

Le difficoltà sono la cartina di tornasole della nostra fede; nelle difficoltà ci saranno molti a domandarci “dov'è il tuo Dio”?  Come fece la moglie di Giobbe:
                
“Ancora stai saldo nella tua integrità? Ma lascia stare Dio e muori!” (Giobbe 2:8b-9)

Nelle difficoltà tu stesso /stessa ti chiederai “Dov'è Dio?” Naomi l'aveva fatto:

 “la mano del Signore si è stesa contro di me.” (Rut 1:13)

Rut ha affermato: “io non mo muovo da qui, ciò che conosco di Dio è quello in cui io rimarrò

2. Nei momenti difficili sarò di testimonianza agli altri

“Il tuo Dio sarà il mio Dio”

Nelle difficoltà tutti staranno a vedere quando esplodiamo contro Dio, quando lo bestemmiamo... con un filo di piacere! Giobbe aveva risposto alla moglie così:
                                                              
“Tu parli da insensata! Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo di accettare il male?” (Giobbe 2:10a)

Rut ha ricordato a Naomi che “Dio c'è, io lo conosco, perché tu me lo hai fatto conoscere... e io non ci rinuncio!

3. Nei momenti difficili cercherò l'aiuto del Signore

“Il Signore mi tratti con il massimo rigore, se altra cosa che la morte mi separerà da te!”

Nelle difficoltà tendiamo ad allontanarci da Dio, a metterlo in un angolo, concentrandoci sul nostro problema, piuttosto che su Lui!

Rut ha chiamato Dio a essere testimone del suo comportamento futuro: “ se vengo meno alla mia promessa, allora Signore avrai ragione a trattarmi malissimo

4. Nei momenti difficili accetterò i consigli di altri credenti

“Farò tutto quello che dici”

Nelle difficoltà tendiamo ad evitare di prendere consigli da qualsiasi persona, men che meno dai nostri fratelli e dalle nostre sorelle in Cristo. Rut ha accettato il consiglio di Naomi, che anche se amara, era una credente più esperta di lei.

C'è un premio a tutto ciò?

Ce ne sarà uno sicuro, quando Gesù sarà tornato

Ho combattuto la buona battaglia, sono giunto al termine della mia corsa e ho conservato la fede;
ormai mi è riservata la corona della giustizia che il Signore, il giusto giudice, mi darà il giorno del suo ritorno” (2 Timoteo 4:7-8)

Ma, talvolta, ce ne sono anche più a breve, come quello che Naomi ottenne grazie alla fede di Rut:

“Naomi prese il bambino, se lo strinse al seno e gli fece da nutrice.” (Rut 4:16)


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