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26 gennaio 2014

Affidati a Gesù nel buio.

A chi affidi la tua vita, quando  sei nel buio? 

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Avete mai trascorso una nottata in un bosco, al buio? Se lo avete fatto almeno una volta, sapete già che, se sei nel buio:
  • devi seguire chi ti guida
  • devi obbedire a chi ti guida
  • devi affidarti completamente alla tua guida
ma soprattutto
  • devi avere una guida affidabile
Cosa dice la Bibbia sulla cecità? La cecità fisica può essere:
  • una punizione e difesa contro il peccato; Genesi 19:11 – gli angeli accecano gli abitanti di Sodoma perché non possano peccare; 2 Re 6:18 – Eliseo prega Dio che accechi i Siri perché non possano attaccare Israele

  • un mezzo per dimostrare la potenza di Dio; tramite la guarigione fisica (infermi); tramite la guarigione spirituale (Paolo)
3 differenti esempi

1. Il cieco di Betsaida: la cecità che spinge a seguire

Giunsero a Betsaida; fu condotto a Gesù un cieco, e lo pregarono che lo toccasse. Egli, preso il cieco per la mano, lo condusse fuori dal villaggio; gli sputò sugli occhi, pose le mani su di lui, e gli domandò: "Vedi qualche cosa?" Egli aprì gli occhi e disse: "Scorgo gli uomini, perché li vedo come alberi che camminano". Poi Gesù gli mise di nuovo le mani sugli occhi; ed egli guardò e fu guarito e vedeva ogni cosa chiaramente.” (Marco 8:22-25)
  • Gesù prende “per mano” il cieco e lo guida
  • il cieco lo segue senza fare obiezioni
  • Gesù guarisce il cieco “progressivamente”
  • il cieco non ha “fretta” di vedere, ma aspetta che il “miracolo progressivo” si compia.
Applicazione:
  • sappiamo accettare che il sia il Signore a decidere come agire nella nostra vita?
  • Sappiamo attendere che il Signore compia il miracolo secondo i suoi tempi stabiliti?
2. Il cieco di Siloe: la cecità che spinge ad obbedire

Passando vide un uomo, che era cieco fin dalla nascita. I suoi discepoli lo interrogarono, dicendo: "Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?" Gesù rispose: "Né lui ha peccato, né i suoi genitori; ma è così, affinché le opere di Dio siano manifestate in lui. Bisogna che io compia le opere di colui che mi ha mandato mentre è giorno; la notte viene in cui nessuno può operare. Mentre sono nel mondo, io sono la luce del mondo". Detto questo, sputò in terra, fece del fango con la saliva e ne spalmò gli occhi del cieco, e gli disse: "Va', làvati nella vasca di Siloe" (che significa: mandato). Egli dunque andò, si lavò, e tornò che ci vedeva. ...
Gesù udì che lo avevano cacciato fuori; e, trovatolo, gli disse: "Credi nel Figlio dell'uomo?" Quegli rispose: "Chi è, Signore, perché io creda in lui?" Gesù gli disse: "Tu l'hai già visto; è colui che parla con te, è lui". Egli disse: "Signore, io credo". E gli si prostrò dinanzi”. (Giovanni 9:1-7, 35-38)
  • Gesù “manda” il cieco a lavarsi (Va', lavati)
  • il cieco (anche se cieco) obbedisce senza preoccuparsi della sua disabilità.
  • Gesù chiede esplicitamente una decisione in risposta al miracolo (Credi?).
  • Il cieco è pronto ad ammettere (Io credo) e a sottomettesi (si prostrò).
Applicazione:
  • sappiamo obbedire a Gesù, anche quando ci chiede una cosa “difficile” per noi?
  • Sappiamo dare pubblica testimonianza di quello che Gesù ha fatto per noi?

3. Saulo/Paolo: la cecità che spinge a cambiare vita

Saulo, sempre spirante minacce e stragi contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote, e gli chiese delle lettere per le sinagoghe di Damasco affinché, se avesse trovato dei seguaci della Via, uomini e donne, li potesse condurre legati a Gerusalemme. E durante il viaggio, mentre si avvicinava a Damasco, avvenne che, d'improvviso, sfolgorò intorno a lui una luce dal cielo e, caduto in terra, udì una voce che gli diceva: "Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?" Egli domandò: "Chi sei, Signore?" E il Signore: "Io sono Gesù, che tu perseguiti. [Ti è duro recalcitrare contro il pungolo. Egli, tutto tremante e spaventato, disse: Signore, che vuoi che io faccia? Il Signore gli disse:] Àlzati, entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare". Gli uomini che facevano il viaggio con lui rimasero stupiti, perché udivano la voce, ma non vedevano nessuno. Saulo si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla; e quelli, conducendolo per mano, lo portarono a Damasco, dove rimase tre giorni senza vedere e senza prendere né cibo né bevanda. ...Ma il Signore gli disse: "Va', perché egli è uno strumento che ho scelto per portare il mio nome davanti ai popoli, ai re, e ai figli d'Israele; perché io gli mostrerò quanto debba soffrire per il mio nome".
Allora Anania andò, entrò in quella casa, gli impose le mani e disse: "Fratello Saulo, il Signore, quel Gesù che ti è apparso sulla strada per la quale venivi, mi ha mandato perché tu riacquisti la vista e sia riempito di Spirito Santo". In quell'istante gli caddero dagli occhi come delle squame, e ricuperò la vista; poi, alzatosi, fu battezzato. (Atti 9:1-9, 15-18)
  • Gesù “acceca” Saulo
  • gli toglie la sua sicurezza
  • lo rende vulnerabile
  • lo rende dipendente da altri
  • Gesù “rende” la vista a Paolo
  • la rende ad un “uomo nuovo”
  • il battesimo simboleggia questa nuova vita
Applicazione:
  • sappiamo essere “strumenti” per Gesù, oppure dobbiamo prima essere “accecati”
  • sappiamo essere realmente “nuove creature” nella luce di Gesù?
Se sei nel buio
  • devi seguire chi ti guida
  • devi obbedire a chi ti guida
  • devi affidarti completamente alla tua guida
ma soprattutto
  • devi avere una guida affidabile
Quale guida hai nella tua vita?

Noi tutti eravamo smarriti come pecore, ognuno di noi seguiva la propria via; .(Isaia 53:6a)

Questa è la realtà della vita di ciascuno di noi.
  • La vita è una foresta da percorrere a mezzanotte, senza stelle e senza luna
  • in una foresta simile ognuno è smarrito come una pecora
  • ognuno decide la propria strada
  • ed i lupi sono là, in mezzo agli alberi, pronti ad aggredirci

Poiché eravate erranti come pecore, ma ora siete tornati al pastore e guardiano delle vostre anime.” (1 Pietro 2:25)

Gesù è la guida affidabile che stai cercando; Gesù è la guida affidabile che hai trovato.

Io sono il buon pastore; il buon pastore dà la sua vita per le pecore.” (Giovanni 10:11)

Se sei vivo, sei in una foresta a mezzanotte, senza luna o stelle: 
  • puoi scegliere di provare a trovare da te la via
  • oppure puoi affidarti alla guida.
I. Devi seguire chi ti guida
  • accettando che sia Gesù ad “andare primo”, ad aprire il sentiero per noi
  • accettando che Gesù decida il “quando” nella nostra vita
II. Devi obbedire a che ti guida
  • accettando di fare quello che Gesù ci chiede, ance le cose dove non siamo “comodi”
  • accettando di condividere con gli altri ciò che Gesù ha fatto per noi
III. Devi affidarti completamente alla sua guida
  • sapendo diventare strumento nella mani di Gesù
  • sapendo essere “nuove creature” in Cristo Gesù.
Quale guida stai seguendo?
  • Stai seguendo la guida del modo
  • o quella di Gesù? 
  • vuoi vedere per seguire
  • oppure sai seguire senza vedere?
Se hai già deciso che Gesù è il tuo buon pastore
  • stai seguendo le istruzioni della tua guida?
  • 
    
Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono. (Ebrei 11:1)

Non ti serve vedere nel bosco: devi avere fiducia in chi ti sta guidando. Questa è la fede che piace a Gesù! Preghiamo.

La vita è come un cammino in una foresta in una notte senza luna e senza stelle: il sentiero è nascosto, ed i lupi sono là attorno. Quale è il tuo piano per attraversare la foresta? Farai di testa tua, oppure
cercherai la guida di qualcuno che della foresta ne è il Creatore?

Se ancora non hai deciso chi guiderà il tuo passo nel bosco ma stai cercando, oppure se lo hai già
deciso, ma hai perso contatto con la tua guida e vuoi tornare vicino, prega nel tuo cuore queste parole:

Caro Gesù, comprendo che da solo non ce la posso fare ad attraversare la foresta della mia vita,
ed è per questo che  affido la mia vita a te. Io scelgo stasera di seguire la tua guida, 
  • accettando il cammino che tu mi proponi ed i tempi che tu decidi nel risolvere i miei problemi;
  • accettando di fare la tua volontà anche quando mi chiedi cose dove non mi sento in grado,
    e di condividere i tuoi miracoli nella mia vita con gli altri;
  • sapendo diventare tuo strumento per la gloria tua e del Padre ed una nuova creatura rinata in te.
    Non mi serve vedere. Io ho fede in te, Gesù!
Amen

(Messaggio registrato il 25/10/2010)

19 gennaio 2014

La nostra missione in Zimbabwe: parte seconda

Il 2013 è stato l'anno della nostra prima missione come chiesa: abbiamo chiamato i nostri amici per raccontare un poco di ciò che abbiamo visto e vissuto condividendo esperienze e  filmati fatti durante il viaggio (la prima parte del racconto potrete trovarla qui)

12 gennaio 2014

Il carburante e il motore per un 2014 da ricordare

Il segreto per un 2014 ricco di soddisfazioni? Avere un sogno secondo il volere di Dio!
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La settimana scorsa vi avevo promesso che oggi avremmo “tolto il velo” da sopra la “Ferrari 2014” che è la nostra chiesa   avevamo visto anche che, per essere un team vincente nel 2014 dovevamo prendere dobbiamo prendere tre impegni dal punto di vista personale, nelle nostre vite di tutti i giorni:
dovevamo:
  • impegnarci a conoscere la verità scritta nella Bibbia , attraverso lo studio personale, nel piccolo gruppo e la domenica ascoltando i messaggi;
  • impegnarci a camminare nella moralità, vigilando sui nostri pensieri e sulle nostre azioni così che siano in accordo con ciò che vuole Gesù da noi; 
  • impegnarci ad avere intimità con gli altri, frequentando fedelmente il nostro piccolo gruppo e rendendoci “vulnerabili”, chiedendo aiuto e confessando le nostre battaglie agli altri.

Ma, come ogni team che si possa chiamare tale, dobbiamo avere un sogno, un obiettivo, una meta in comune; per una squadra di formula 1 è vincere il campionato del modo; per un'azienda po' essere aumentare il fatturato; per una squadra di cacio vincere il campionato.

Quale è il tuo sogno perla tua vita nel 2014? Quale è il tuo sogno  per la tua chiesa nel 2014? Perché, se non hai un sogno, un'ambizione, un traguardo a cui puntare durante quest'anno, tutto rimarrà vago e indefinito.

Da cosa nasce un sogno? Normalmente, nasce da un bisogno; se il tuo sogno è di avere una casa più grande, è perché hai bisogno di più spazio, se il tuo sogno è quello di avere una moglie (o un marito) è perché hai bisogno di avere qualcuno a fianco, se il tuo sogno è quello di dimagrire è perché hai bisogno di alleggerire il peso che porti appresso...

Ogni sogno è legittimo davanti al Signore, sempre che sia in accordo con ciò che ci insegna tramite la Bibbia, ma ci sono dei sogni che il Signore apprezza in modo particolare, e che benedice in modo particolare:
sono quelli legati alla sua Sposa, alla chiesa.

La Bibbia è piena di uomini con grandi sogni, ma il libro che illustra meglio questo legame bisogno/sogno, è senza dubbio il libro di Neemia.

Contesto

Sono passati 140 anni da che gli Assiri avevano deportato in Babilonia quello che rimaneva del regno di Giuda; gran parte del popolo di Dio era in esilio, lontano dalla terra che il Signore aveva stabilito per lui. Una piccola parte era già tornata in Palestina a più riprese grazie a Ciro e ad altri re. Era stato ricostruito  il Tempio,  più piccolo e senza i fasti di quello passato, la città era un mucchio di macerie in cui quasi nessuno poteva o voleva vivere;  e in verità nessuno aveva neppure provato di farlo in quanto i popoli intorno, da sempre nemici, lo avevano praticamente impedito.

Neemia era uno di quelli rimasti a Babilonia;  possedeva di una posizione di grande onore, essendo colui che versava il vino al re. Era una posizione di responsabilità e pericolosa, poiché lui doveva bere prima del re per accertarsi che le bevande non fossero avvelenate.

Neemia aveva tutte le ragioni per non preoccuparsi, godere del favore della situazione, e fare la bella vita... Ma Neemia vede un bisogno:

“Mentre mi trovavo nel castello di Susa, Anani, un mio fratello, e alcuni altri uomini arrivarono da Giuda. Io li interrogai riguardo ai Giudei scampati, superstiti della deportazione, e riguardo a Gerusalemme. E quelli mi risposero:"I superstiti della deportazione sono là, nella provincia, in gran miseria e nell'umiliazione; le mura di Gerusalemme restano in rovina e le sue porte sono consumate dal fuoco". Quando udii queste parole mi misi seduto, piansi, e per molti giorni fui in grande tristezza. Digiunai e pregai davanti al Dio del cielo,”(Neemia 1:2-4a)

Come reagisce Neemia alla notizia che lo rene così triste?

“Digiunai e pregai davanti al Dio del cielo,”(Neemia 1:4b)

“Siano i tuoi orecchi attenti, i tuoi occhi aperti per ascoltare la preghiera che il tuo servo ti rivolge adesso, giorno e notte.” (Neemia 1:6a)

“Signore, te ne prego, siano i tuoi orecchi attenti alla preghiera del tuo servo e alla preghiera dei tuoi servi, che vogliono temere il tuo nome; e concedi oggi, ti prego, successo al tuo servo, e fa 'che egli trovi pietà presso quest'uomo ".(Neemia 1:11)

Neemia:
  • digiuna,
  • prega
  • prega in continuazione (giorno e notte)
  • prega da solo e assieme ad altri (..del tuo servo...dei tuoi servi)

Dalla visione del bisogno e dalla preghiera continua, nasce il sogno

“Il re mi disse:"Perché hai l'aspetto triste? Eppure non sei malato; non può essere altro che per una preoccupazione". Allora fui colto da grande paura e dissi al re:"Viva il re per sempre! Come potrei non essere triste quando la città dove sono le tombe dei miei padri è distrutta e le sue porte sono consumate dal fuoco?" E il re mi disse:"Che cosa domandi?" Allora io pregai il Dio del cielo; poi risposi al re:"Se ti sembra giusto e il tuo servo ha incontrato il tuo favore, mandami in Giudea, nella città dove sono le tombe dei miei padri, perché io la ricostruisca” (Neemia 2:2-5)

Tu, Neemia, profugo ebreo, cameriere (anche se di gala), vuoi ricostruire... GERUSALEMME??? Sei forse architetto? Ingegnere? Hai un'impresa di costruzioni?  É troppo grande il tuo sogno...  magari puoi ricostruire casa tua!

Neemia forse non sa nulla di come costruire una città, o come organizzare un gruppo di profughi in una impresa edile, ma una cosa la sa: che ha un Dio onnipotente  e che è all'ascolto. Versetto 4:

“Allora io pregai il Dio del cielo”

Il re di Assiria Artaserse,  non solo gli concede “l'aspettativa”,  non solo gli scrive passaporti per attraversare le popolazioni ostili fino a Gerusalemme, ma gli fornisce anche tutto il legame che servirà per cominciare la ricostruzione!

Neemia arriva a Gerusalemme,  prende qualche amico,  e di notte si fa il giro intero delle mura per vedere cosa c'è da fare.

Sino a questo punto non ha condiviso il suo sogno con nessuno, ma si accorge che il lavoro è troppo per una persona sola o per un gruppo di persone

“Fino a quel momento, io non avevo detto nulla né ai Giudei, né ai sacerdoti, né ai notabili, né ai magistrati, né ad alcuno di quelli che si occupavano dei lavori. Allora dissi loro:"Voi vedete in che misera condizione ci troviamo; Gerusalemme è distrutta e le sue porte sono consumate dal fuoco! Venite, ricostruiamo le mura di Gerusalemme, e non saremo più nella vergogna!" Raccontai loro come la benefica mano del mio Dio era stata su di me e riferii le parole che il re mi aveva dette. Quelli dissero:"Sbrighiamoci e mettiamoci a costruire!" E si fecero coraggio con questo buon proposito” (Neemia 2:16-18)

Come prima il bisogno di Gerusalemme era divenuto il sogno di Neemia, ora il sogno di Neemia diviene l'azione di un popolo.

Immaginatevi di essere un profugo,  per 150 anni il tuo popolo è stato schiavo in un paese lontano, forse con difficoltà sai costruire un muro, ma di sicuro non hai la più pallida idea di come organizzare il lavoro per ricostruire una città!

Qual'e stato allora il piano per portare a termine un progetto così grande ed utopico? Il progetto può essere sintetizzato in due frasi: “Accanto a loro” e “dopo di lui”

«Eliasib, sommo sacerdote, si mise al lavoro con i suoi fratelli sacerdoti e insieme costruirono la porta delle Pecore; la consacrarono e vi misero i battenti; continuarono a costruire fino alla torre di Mea, che consacrarono, e fino alla torre di Cananeel. Accanto a Eliasib lavorarono gli uomini di Gerico, e accanto a loro lavorò Zaccur, figlio di Imri” (Neemia 3:1)

“Dopo di lui Neemia, figlio di Azbuc, capo della metà del distretto di Bet- Zur, lavorò alle riparazioni sino di fronte alle tombe di Davide, fino al serbatoio che era stato costruito e fino alla casa dei prodi.” (Neemia 3:16)

Nel capitolo ci sono 13 “accanto a loro e 12 “dopo di lui”. Notate come il primo che inizia a lavorare è il Sommo sacerdote. Il piano è semplice:  TUTTI, a partire dal Sacerdote, faranno  la loro porzione di muro quella davanti alla loro vecchia casa.

In questo modo:
  • 1. nessuno dovrà fare tutto
  • 2. nessuno prenderà il merito di tutto
  • 3. nessuno sarà escluso dal fare.
Quale sarà il frutto di tutto questo?

“Noi dunque ricostruimmo le mura, che furono dappertutto innalzate fino a metà altezza; e il popolo aveva preso a cuore il lavoro.” (Neemia 3:38)

In breve tempo, un popolo di profughi, si trasforma in un popolo di costruttori, alzando 2 metri di muro: in breve tempo in popolo diviso, diventa un popolo unito da un unico sogno.

Come è stato possibile tutto questo?

E' stato merito di Neemia? L'unico suo merito era questo:

“Digiunai e pregai davanti al Dio del cielo,”(Neemia 1:4b)

Se è vero che l'interruttore per accendere il sogno di Neemia era stato l'aver visto il bisogno, il carburante del sogno era stata la preghiera,  e il motore era stato il lavoro di tutti, nessuno escluso, per rendere il sogno realtà.

Non c'erano cellulari all'epoca, ma sono convinto che, se ci fossero stati, avremmo visto su Youtube la clip degli ebrei che facevano al ola davanti al muro... e sono convinto che, molti di loro, guardando le mura ricostruite abbiano detto o pensato: “Wow! Sembra incredibile che siamo riusciti a fare tutto questo!”.

Perché ci riguarda tutto questo?

Quale è il tuo sogno per la tua vita nel 2014? Ti rilasserai, “e quello che viene viene”, oppure vorrai essere parte attiva de prossimi 365 - 12 giorni?

Quale è il tuo sogno per la tua chiesa nel 2014? Sarai soddisfatto (o soddisfatta) di venire una volta  a settimana in sala,  partecipare al picco gruppo, oppure vorresti “di più”? Vorresti uno di quegli anni che, se ti guardi indietro, dici “Wow! Sembra incredibile che siamo riusciti a fare tutto questo!”. Posso assicurarti che questo è possibile  applicando il metodo che ha applicato Neemia per riuscire nel suo sogno!

1. La preghiera è il carburante dell'opera di Dio

Più volte vi ho detto:

“Molta preghiera molta potenza, poca preghiera poca potenza, niente preghiera niente potenza!”

La preghiera non è l'aiuto che rende più facile il sogno,

  • la preghiera precede il sogno,
  • la preghiera precede il lavoro,
  • la preghiera è il lavoro,
  • la preghiera è il sogno.

Il tuo sogno è di una chiesa che raggiunga le persone che ti stanno a cuore? Inizia col pregare!

Il tuo sogno è una chiesa che cresca come numero e come conoscenza di Gesù? Inizia col pregare!

Il tuo sogno è una chiesa che aiuti i poveri, i diseredati, in Italia come nel mondo? Inizia col pregare!

Prega come Neemia

  • Neemia pregava SEMPRE prima di intraprendere una qualsiasi impresa,
  • Neeemia pregava da solo,
  • Neemia pregava assieme ai suoi fratelli e alle sue sorelle.
  • … Neemia DIGIUNAVA!
(Questa è mia sfida personale per me, perché sono stato sempre “refrattario” a questo, ma sento che Dio mi sta chiedendo di sperimentare ANCHE questo tipo di preghiera! Forse vorrai unirti a me in questa sfida per il 2014!)

2. Lavorare assieme è il motore dell'opera di Dio

Se vuoi che il 2014 sia un anno benedetto per la tua vita, per la tua chiesa,non fare il “lupo solitario”!

Se ognuno di noi costruirà il “muro davanti casa sua”, se ognuno di noi lavorerà “accanto all'atro” se ognuno di noi lavorerà “dopo di qualcun altro”, alla fine di questo 2014 ci volgeremo e diremo “Wow! Come abbiamo fatto a fare tutto questo?”

Lavoriamo come Neemia

  • Neemia non faceva tutto da solo, 
  • Neemia incitava gli altri a lavorare assieme,
  • Neemia divideva i compiti perché nessuno stesse con le mani in mano e nessuno fosse più importante dell'altro.

Ognuno di noi sarà indispensabile nel 2014, ognuno di noi dovrà prendere le sue pietre e costruire appoggiandosi al pezzetto di muro a desta e a quello a sinistra che altri staranno costruendo nel frattempo assieme a lui, ma se desisteremo, l'altro a sinistra o a destra non avrà dove poggiare il suo pezzo di muro, il suo muro sarà più fragile, e alla fine per farlo star su dovrà prendere qualcuna delle nostre pietre e costruire un po' di quel muro dove appoggiarsi. E, ciò che è peggio, l'opera sarà incompleta.

Cosa faremo nel 2014

Togliamo finalmente il velo da sopra la “Ferrari” 2014...


Conclusione

Il 2014 sarà un anno che ricorderemo, e durante il veglione ci guarderemo indietro e diremo “Wow! Ma come abbiamo fatto a fare tutto questo?” ben sapendo che non saremo stati noi a farlo, ma che saremo stati semplicemente strumenti nelle mani di Dio...

… se...

“Ma se tornerete a me e osserverete i miei comandamenti e li metterete in pratica, anche se sarete dispersi negli estremi confini del mondo, io di là vi raccoglierò e vi ricondurrò al luogo che ho scelto per farne la dimora del mio nome “ (Neemia 1:9)

Se farai precedere la preghiera all'azione, se lavorerai “accanto” al tuo fratello o alla tua sorella, ma soprattutto se osserverai e metterai in pratica ciò che il Signore ti chiede di fare, allora vedrai benedizione su benedizione inondare il tuo 2014, come pure quello della tua chiesa.

La sfida

Nulla accade senza applicazione. Nulla accade senza preghiera. La volta scorsa vi ho detto che, se ognuno dei membri della nostra chiesa pregherà 15 minuti al giorno ogni giorno, raggiungeremo a fine anno oltre 130.000 ore di tempo passato con il Signore!

E' per questo che voglio "farvi vedere" le nostre preghiere, tramite dei "ditaloni" per il brodo e una bottiglia da 5 litri vuota.

Ogni pezzettino di pasta rappresenta il MPR, "minimo di preghiera richiesta", ovvero 15 minuti. Ogni domenica metteremo nella bottiglia tanti ditaloni per quante MPR avremo pregato (1 per 15, 2 per 30 e così via).

Vi suggerisco di pregare per:

  • la crescita della vostra chiesa
  • la chiesa perseguitata
  • una persona che vorreste accettasse Gesù.

Il 25 Aprile, mi auguro con tutto il cuore di poter mangiare assieme a voi una pasta e fagioli con tutta
la pasta che avremo aggiunto!









05 gennaio 2014

Tre impegni per un "team" vincente


Cosa servirà nel 2014 per formare un "team" vincente per il Signore? Tutto ciò che servirà è racchiuso in una sola parola: unità!
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Con questa prima domenica di gennaio si inaugura “l’anno”. Non solo quello astronomico, ma anche quello della nostra chiesa; ci sono tante cose che “bollono in pentola” per l'anno che comincia.

La prossima domenica (non mancate!) toglieremo il “velo” da sopra la nuova “Ferrari” 2014!

Ma questa settimana vogliamo parlare di “noi”. “Noi, inteso come “Chiesa della Vera Vite”.

Perché, se è vero che domenica prossima vedremo la nuova formula 1 è vero anche che vogliamo correre il “campionato 2014” e portare punti per la scuderia di Gesù,  e la prima cosa è  lavorare sul“team”, sulla squadra.

Molte energie verranno dedicate alla nostra chiesa nei prossimi 12 mesi.

Facendo la somma delle ore che ciascuno passerà in cose legate alla nostra chiesa escono fuori dei numeri importanti:
  • passeremo oltre 5000 ore in incontri di piccoli gruppi, incontri responsabili, eventi e altro,
  • più di 2500 qui in questa sala, per un totale oltre 7500 ore.
Con le stesse ore si potrebbero costruire...
  • 4 condomini di quattro piani,
  • 6 Ferrari, 
  • o preparare un anno di esami universitari.
Di queste
  • staremo ad ascoltare la Parola di Dio per oltre 110 ore;
  • se ognuno di noi passerà 15 minuti in meditazione, alla fine dell'anno avremo passato oltre 130.000 ore col Signore;
  • i vostri insegnanti passeranno 1500 ore davanti a computer/libri/Bibbia a prepararsi per voi;
  • canteremo più di 300 canti!;  
  • pregheremo per migliaia di ore (spero!);
  • Viaggeremo più di 200 km ogni domenica, 
  • oltre 10.000 km nell’anno per venire qui; 
  • spendendo insieme 4.000 Euro in benzina, olio e pneumatici.
A questo si aggiunga le nostre offerte, il tempo passato al telefono (migliaia di ore?),  il tempo con i nostri amici non credenti, i pasti consumati insieme...

Tutto questo...perché?

Prima di lanciarci a capofitto nei Gran Premi della fede 2014,  poniamoci la domanda:  perché? Qual' è l’obiettivo principale della nostra chiesa? Cosa faremo per raggiungerlo?

Il Consiglio di chiesa (anziani + diaconi)  ha già riflettuto e programmato; la prossima settimana vi illustreremo in dettaglio cosa accadrà nel 2014; stamane lo facciamo brevemente insieme.

Cosa vuole Dio da noi?

Gesù ci ha salvato per grazia, non per merito. Se abbiamo capito questo, allora dobbiamo porci anche una domanda: Perché? Cosa vuole da noi?

La domanda è sbagliata.

Dire “Cosa Dio vuole da noi” significa dire che lui ha bisogno di qualcosa. Egli non ha bisogno di nulla. Proviamo allora a cambiare domanda...

Cosa fa piacere a Dio?

Cos'è che fa girare giù Dio e lo fa esclamare: ‘Ben fatto’, Wow!’, ‘OK E' per questo che sono morto e ho salvato questo branco di peccatori e l’ho riuniti in una chiesa”.

Forse in nessun brano la risposta a questa domanda è chiara come in Giovanni 17: Gesù sta per andare in croce, sta pregando ed esprime il desiderio del suo cuore:

"Non prego soltanto per questi miei discepoli, ma anche per quelli che in futuro crederanno in me, dopo aver ascoltato il loro messaggio. Prego che siano tutti uniti, proprio come lo siamo io e te. Padre, così come tu sei in me ed io sono in te, possano essi essere in noi, affinché il mondo creda che tu mi hai mandato.  "A loro ho dato la stessa gloria che tu avevi dato a me, perché anch'essi abbiano la stessa unione che abbiamo noi.  Io in loro e tu in me, perfettamente uniti, affinché il mondo possa capire che sei stato tu che mi hai mandato e li hai amati come hai amato me. (Giovanni 17:20-23 PV)

Cosa fa piacere a Dio?   Che tutti quelli che credono nella sua Parola siano uniti!

Perché Gesù ci ha dato la gloria del padre?  Affinché siamo uniti.

Come dobbiamo essere uniti?  Come il Padre e il Figlio.

Quale sarà uno dei risultati?  Il mondo conoscerà che Dio è amore e che si interessa mandando il figlio per loro.

Questo desiderio di unità attraversa tutta la Bibbia; lo troviamo come ritornello costante nel piano di Dio. Lo troviamo in Dio Padre, Figlio e Spirito uniti sin dall’eternità e per l’eternità. Nell’Eden troviamo Dio che dice che l'uomo e la donna si uniranno fino ad essere una  sola cosa. Nell’Antico Testamento troviamo Dio che non salva individui, ma tramite questi (Abramo, Mosè e Davide...), salva un popolo di individui uniti da un solo Dio, una sola legge ed una sola nazione. Nel Nuovo Testamento troviamo Dio che vuole fare di due popoli nemici, Giudei e Gentili,  un solo popolo nuovo. La foto di gruppo finale in Apocalisse ci vede uniti a gente di ogni popolo, lingua e tribù in posa intorno al trono dell’agnello.

Sembra proprio che Dio prenda piacere nel prendere cose divise e diverse ed unirle.

Chi è responsabile dell'unità?

Giovanni 17 ci mostra che è frutto dell’intervento del Padre e della preghiera del figlio. Ma Paolo in Efesini 4 ci ricorda che anche noi abbiamo una bella responsabilità.

“Io dunque, che sono in prigione perché servo il Signore, vi raccomando di vivere e d'agire in modo degno della vocazione che avete ricevuto!  Siate sempre umili, gentili e pazienti l'uno verso l'altro, e sopportatevi con amore. Fate sempre tutto il possibile per mantenere l'unità dello Spirito e per essere pacificamente legati l'uno all'altro.” (Efesini 4:1-3 PV)

C'è da “agire in modo degno” che rispecchi questa unità, non  pensare, non sentire, ma agire!

C'è da fare “tutto il possibile” per mantenere l'unità.  In altre traduzioni c'è la parola “sforzandovi”: non è facile, non viene naturale, ma c'è da lavorarci sopra!

C'è da man-tenere = tenere con la mano la corda che ci lega assieme!

Paolo usa il “tempo continuo” della lingua greca:  è un’azione che si rinnova ogni giorno;  l’unità è come un prigioniero che vorrebbe fuggire ogni giorno,  dobbiamo legarla e tenerla saldamente, per non farla sfuggire!

Come essere un “team” unito?

Per correre al meglio i gran premi 2014, per portare onore alla nostra squadra, per guadagnare tifosi lungo i circuiti dobbiamo lavorare alla nostra unità come chiesa. Come?

3 Priorità per ciascuno di noi (nessuno escluso)

1. Non c’è unità senza verità

Gesù ha detto:

“Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.” (Giovanni 14:6)

La verità la si apprende solo in un modo: leggendo la Verità e la Bibbia è verità!

Come leader incoraggeremo la meditazione personale ed individuale della Parola di Dio perché più tu mediti la stessa Bibbia ed ascolti lo stesso Spirito più sarai unito ai tuoi fratelli e alle tue sorelle in Cristo. Nei piccoli gruppi ci saranno anche materiali per approfondire i temi trattati durante le domeniche; questo vi aiuterà a restare uniti come piccolo gruppo.

Il mio impegno come pastore sarà di studiare per voi,  continuando a predicare serie di argomenti della Bibbia in modo sistematico.

Saremo impegnati anche nel comunicare la verità ai bambini tramite la Scuola domenicale.

Come pastore sarà anche mio compito vegliare su ciò che viene insegnato e combattere false dottrine che il diavolo potrebbe insinuare dall'esterno per dividere il gregge.

Potresti chiedermi: “Marco, ma non sarebbe meglio venire in sala, cantare, condividere un versetto o due, godere la comunione fraterna... e stop”? Certo, sarebbe molto più facile per molti di noi... ma cosa ne sarebbe dell'ascolto della verità? Senza la verità della Parola di Dio, la chiesa diventa un club, un ritrovo, un partito, o una lunga serie di terapie di gruppo.

Una nota

Dobbiamo stare attenti a giocare con la parola “verità”, credendo che solo la nostra è la “verità vera”.

Sulle verità chiare del Vangelo dobbiamo essere intransigenti;  salvezza per grazia, paradiso e inferno, giudizio, ecc. Ma su molte questioni secondarie dobbiamo lasciare spazio alla diversità senza che ciò pregiudichi l’unità con altri credenti di altre chiese. Io posso essere unito con Amy, e Janet, )i miei diaconi) malgrado alcune nostre piccole differenze di veduta di come condurre la chiesa.

Dio ama la l'uguaglianza, non l'uniformità.

2. Non c’è unità senza moralità

Se vogliamo essere uniti, custodire l’unità e soddisfare il desiderio di Gesù e del Padre, dobbiamo vigilare sulla nostra condotta.

Ognuno di noi lo faccia privatamente; nel mondo dei suoi pensieri,  sul posto di lavoro, a scuola, o per strada quando nessuno ci vede.

Combattiamo i cattivi pensieri, il desiderare le cose che sappiamo non dovremmo desiderare, l’invidia, la direzione dei nostri occhi...

Ogni famiglia lo faccia nelle sue quattro mura.

“Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti, come se lo foste al Signore,” (Efesini 5:22 PV), reputandolo il capo della famiglia.

Ma anche “Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa fino al punto di sacrificare la sua stessa vita per lei” (Efesini 5:25 PV); il nostro modello è Cristo, egli si è sacrificato sino alla croce per poter dare il meglio alla sua chiesa. Siamo pronti, come mariti a morire perché le nostre mogli abbiano il meglio?

Non vi privatevi l’uno dell’altra, e non fate posto al diavolo.

Genitori, educate i vostri figli nel timore di Dio, amateli come rappresentanti di Dio; ricordate che i figli sono un dono, e che ci sono stati “affidati” da Dio.

In ogni piccolo gruppo, abbiate cura l’uno dell’altro, poiché siamo deboli, e imperfetti; se vedi soffrire o cadere tuo fratello o tua sorella, non ti girare dall’altra parte! In amore conforta, ma in amore correggi anche , dopo aver pregato, se vedi uno sbaglio grande. Non è un compito solo del pastore o dei diaconi, ma di ciascuno di noi. E chi riceve accetti il sostegno o il consiglio non come offesa, ma come “azione d'amore”.

Se ci fosse ombra di dubbio, ribadiamo che noi come chiesa affermiamo la santità del matrimonio.

In nome di Dio continueremo a non essere d'accordo con le mode della nostra società dove adulterio, coppia aperta, unioni di fatto e unioni gay  sono “normali”; Noi continueremo a chiamarlo “peccato”,  senza giudicare chi lo commette, perché non spetta a noi, ma amando e pregando per un ravvedimento di chi li pratica.

3. Non c’è unità senza intimità

C’è un terzo impegno che dobbiamo assolvere per custodire l’unità.

Ormai i mezzi tecnologici permettono di avere una “chiesa virtuale” in casa. Podcast e streaming ci raggiungono nel nostro salotto, o nel tinello, o in cucina. Potrebbe funzionare, anche se ognuno di noi stesse a casa, risparmiando quei 4000 Euro di benzina e gomme...

Potremmo avere la medesima verità, la medesima moralità... ma saremmo uniti? No.  Non ci sarebbe intimità, e senza di essa non c’è unità.

Questo è il rischio della “chiesa grande”:  2000 membri, grandi predicatori, grande musica... Ma c'è un problema: ci si sente un numero, è impersonale, è freddo ... non c’è unità.

Non siamo ancora 2000, ma dobbiamo cominciare da subito....per quando lo saremo!

Perché potremmo trasformare la nostra chiesa in:
  • una sorta di caserma siamo qui per evangelizzare:  addestrati, mandati, equipaggiati 
  • una sorta di scuola: siamo qui per conoscere, studiare, ascoltare e prendere appunti 
  • una sorta di ospedale: siamo qui per stare meglio e guarire...
Ma se non abbiamo intimità tra di noi, non saremo mai uniti.

Il nostro impegno quale deve essere allora? Dove possiamo lavorare sulla nostra intimità per custodire l’unità?

E' nel piccolo gruppo che si crea l'intimità necessaria: non è la domenica mattina quando siamo tanti, non è durante la predica in cui ascoltiamo, non è durante le altre 165 ore della settimana quando siamo soli, ma è quell’ora o due di tempo speciale nel salotto di qualcuno, dove divani diventano luoghi sacri e tavoli apparecchiati si trasformano in santuari dove il popolo di Dio si incontra.

Il piccolo gruppo è un incontro speciale con poche persone dove possiamo lavorare su rapporti intimi; lì possiamo portare le nostre gioie, i nostri pesi, confessare in nostri peccati, ed esprimere le nostre difficoltà. Lì possiamo aprirci, conoscerci al di là del “come stai” convenzionale e imparare ad ascoltare anche l’altro.

Tutto questo, non è gratis, c’è ovviamente un prezzo. E non mi riferisco alla benzina o al pasto da mettere in tavola.

Il prezzo si chiama “fedeltà al tuo piccolo gruppo"; fanne una priorità, mettilo in rosso e blu sul calendario, disdici il parrucchiere o la partita di scala 40... E' un prezzo che vale la pena di pagare, per avere chi prega per te, gioisce com te, e piange con te.

C'è un secondo prezzo, e si chiama “vulnerabilità” saremo più vulnerabili, perché le persone, conosceranno più di noi, qualche volta saremo incompresi,  spesso dovremo portare i pesi degli altri, perché il dolore del nostro amico o della nostra amica sarà il nostro dolore, ma la vittoria del nostro amico o della nostra amica sarà la nostra vittoria.

Ma non saremo mai soli:

“Perché dove due o tre si riuniscono nel mio nome, io sarò là fra loro" (Matteo 18:20 PV)

Come pastore vi continuerò ad incoraggiare di spezzare il pane e il vino nei vostri incontri perché Gesù sarà lì a legare le vostre vite assieme.

Conclusione

L’ultimo desiderio di Gesù, prima di affrontare la croce: "Padre che siano uno". Dal canto tuo, lavorerai per onorare quel desiderio?

Ti impegnerai a conoscere la verità?
Ti impegnerai a camminare nella moralità?
Ti impegnerai ad essere fedele e vulnerabili per avere intimità?

Il pane e il vino che consumiamo insieme è segno della nostra unità; prendiamolo assieme, come un patto non solo con Gesù, ma anche con ciascun altro membro impegnandoci nel partecipare, ad essere veramente uniti.
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