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29 dicembre 2013

Un inventario spirituale per l'anno che finisce

Alla fine di ogni anno i giornali fanno un  "inventario" dei maggiori eventi accaduti: come credenti anche noi dovremmo farlo per ringraziare il Signore e per sapere cosa pregare per l'anno che viene. Janet ci guida in questa sorta di "inventario spirituale per il 2013.
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"Poi vidi un grande trono bianco e colui che vi sedeva sopra. La terra e il cielo fuggirono dalla sua presenza e non ci fu più posto per loro. 12 E vidi i morti, grandi e piccoli, in piedi davanti al trono. I libri furono aperti, e fu aperto anche un altro libro, che è il libro della vita; e i morti furono giudicati dalle cose scritte nei libri, secondo le loro opere. 13 Il mare restituì i morti che erano in esso; la morte e l’Ades restituirono i loro morti; ed essi furono giudicati, ciascuno secondo le sue opere. 14 Poi la morte e l’Ades furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda, cioè lo stagno di fuoco. 15 E se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco." (Apocalisse 20:11-15)

"C'era a Gerusalemme un certo Simeone, uomo giusto, molto devoto, che attendeva [il Messia] che avrebbe consolato Israele. Lo Spirito Santo era con lui e gli aveva rivelato che non sarebbe morto, finché non avesse visto il Cristo del Signore. Quel giorno, lo Spirito spinse Simeone a recarsi nel tempio, e così, quando i genitori giunsero per presentare il piccolo Gesù al Signore in ubbidienza alla legge, Simeone prese il bambino tra le braccia e lodo Dio. "Signore", esclamo, "ora lascia morire in pace il tuo servo, come tu mi avevi promesso, perché ho visto con i miei occhi la salvezza  che tu hai preparato per tutti i popoli. Egli è una luce che illumina il mondo, e la gloria del tuo popolo Israele" (Luca l 25-32 PV)

1. Quale è stato l'evento più bello di questo anno?
2. Quale è stato l'evento più difficile di questo anno?
3. In quale occasione ti sei più accorto della presenza del Signore?
4. Chi è stata la persona che hai trovato più difficile sopportare in quest'anno?
5. Chi è la persona che ami di più e che non conosce ancora Gesù come salvatore?

25 dicembre 2013

Gioire per Cristo che viene

La gioia del Natale è : un dono da qualcuno che non ti aspetti, di qualcosa che non ti aspetti, e più grande di quanto non ti aspetti: Gesù!
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E finalmente ci siamo. Dopo aver tanto parlato di come testimoniare Cristo, oggi possiamo gioire per
il Cristo che viene.

 "Io vi porto una meravigliosa notizia, che darà grande gioia a tutti!” (Luca 2:10)

Non è per caso che ho scelto di usare il nome “Cristo” piuttosto che Gesù. E' un “attributo di Gesù, non un nome, che significa “unto”, “scelto”; Gesù è stato “scelto” come dono per noi.

Come avete “scelto” i vostri doni per Natale? Li avete scelti in base a specifiche richieste,
oppure in base alla vostra esperienza, sapendo che quella determinata persona aveva bisogno di qualcosa?

Vorrei vedere assieme a voi un breve video.


(Video 1)

Voglio fare con voi alcune brevi considerazioni su ciò che abbiamo visto.

1. La gioia viene da qualcosa che non ti aspetti

Nessuno dei passeggeri si aspettava di ricevere doni al loro arrivo all'aeroporto. Se gli avessero annunciato alla partenza che invece di valige avrebbero ricevuto in dono i loro desideri, nessuno ci avrebbe creduto.

Dio è solito sorprenderci,  Dio spesso ci annuncia ciò che farà... ma noi non ci crediamo!

Ricordate la storia di come è nato Isacco da Abraamo e Sara ormai vecchi?

“Poi (gli angeli) gli dissero: «Dov’è Sara, tua moglie?» Ed egli rispose: «È là nella tenda». 10 E l’altro: «Tornerò certamente da te fra un anno; allora Sara, tua moglie, avrà un figlio». Sara intanto stava ad ascoltare all’ingresso della tenda, che era dietro di lui.  Abraamo e Sara erano vecchi, ben avanti negli anni, e Sara non aveva più i corsi ordinari delle donne.  Sara rise dentro di sé, dicendo: «Vecchia come sono, dovrei avere tali piaceri? Anche il mio signore è vecchio!»” (Genesi 18: 9-12)

Il figlio si chiamerà “Isacco”, che significa “risata”.

“Sara concepì e partorì un figlio ad Abraamo, quando egli era vecchio, al tempo che Dio gli aveva fissato.  Sara disse: «Dio mi ha dato di che ridere; chiunque l’udrà riderà con me». 7 E aggiunse: «Chi avrebbe mai detto ad Abraamo che Sara avrebbe allattato figli? Eppure io gli ho partorito un figlio nella sua vecchiaia». (Genesi 21:2, 6-7)

La gioia di Sara viene da qualcosa che non ti aspetti, anche se annunciata. Per Gesù Cristo, il nostro Vero dono dai Natale, è accaduto lo stesso

“Maria dovrà partorire un figlio al quale metterai nome Gesù perché è lui che salverà il popolo dai suoi peccati. Questo accadrà affinché si realizzi ciò che il Signore ha detto tramite il suo profeta:  "Ascoltate: la vergine sarà incinta! Partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele che significa 'Dio è con noi'".” (Matteo 1:21-23 PV)

Non ci saremmo mai aspettati che Dio scendesse in Terra, eppure...

“La Parola divenne uomo e visse qui fra noi, e noi abbiamo visto la sua gloria, la gloria dell'unico Figlio del Padre pieno di grazia e di verità.” (Giovanni 1:14 PV)

La vera gioia del Natale è un dono che non ti aspetti,  è Dio che scende e si fa uomo.

2. La gioia viene da qualcuno che non ti aspetti.

I passeggeri di certo non si aspettavano doni da una compagnia aerea. La compagnia aerea non è loro “nemica”, ma in fondo è solo un “fornitore” ben pagato,e i passeggeri non avevano fatto nulla per meritare i doni, tranne salire sul loro aereo.

Dio ama comportarsi in modo inaspettato verso di noi, Dio non aveva alcun motivo per farci dei doni, anzi, tutt'altro,  sin dall'inizio avevamo cominciato ad abusare a piene mani della sua pazienza.

“Dio il Signore chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?»  Egli rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino e ho avuto paura, perché ero nudo, e mi sono nascosto».  Dio disse: «Chi ti ha mostrato che eri nudo? Hai forse mangiato del frutto dell’albero che ti avevo comandato di non mangiare?»  L’uomo rispose: «La donna che tu mi hai messa accanto, è lei che mi ha dato del frutto dell’albero, e io ne ho mangiato».  Dio il Signore disse alla donna: «Perché hai fatto questo?» La donna rispose: «Il serpente mi ha ingannata e io ne ho mangiato».” (Genesi 3:9-13)

E da lì in poi, noi siamo diventati “nemici” di Dio. Paolo afferma:

“Una volta voi eravate estranei e nemici (di Dio), a causa delle vostre menti pervertite dal vostro malvagio modo di vivere.” (Colossesi 1:21 PV)

Non potevamo aspettarci che colui al quale ci eravamo ribellati, ci facesse un dono! Ma Dio lo ha fatto,  ci ha dato  un dono che non ci aspettavamo,  ci ha mandato qualcuno che non ci saremmo mai aspettati.

“Poiché un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato, e il dominio riposerà sulle sue spalle; sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace.” (Isaia 9:5)

La vera gioia del Natale è qualcuno che che ti fa un dono,  nonostante tu lo abbia deluso e ferito.

3. La gioia viene dalla grandezza del dono

Si fa un bel dire “basta il pensiero”! Si, in parte... è anche vero, ma se il regalo è bello, se il regalo è grosso,  se il regalo è quello che avevamo da sempre aspettato... allora è meglio.

Ne volete la prova? Riguardiamo le facce di tre protagonisti del filmato...





(Video 2)

Chi, tra i tre ha avuto la reazione più forte? Quelli che hanno ricevuto il regalo più grande!

Un grande regalo, ti porta una grande gioia, una grande gioia ti porta una grande emozione, una grande emozione ti porta a gridare, a esultare, a piangere.

"Ad un tratto, al primo angelo se ne aggiunsero molti altri, un esercito celeste, che lodavano Dio, dicendo: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace sulla terra a quelli che egli gradisce!".  Quando gli angeli se ne furono tornati di nuovo in cielo, i pastori cominciarono a dirsi l'un l'altro: "Venite! Andiamo a Betlemme, andiamo a vedere quello che è successo e che il Signore ci ha fatto sapere!" Si precipitarono al villaggio, e là trovarono Maria, Giuseppe e il bambino che giaceva nella mangiatoia. I pastori annunciavano ciò che l'angelo aveva detto loro del bambino.   E tutti quelli che sentivano il messaggio dei pastori rimanevano meravigliati. 19 Maria, intanto, serbava queste cose nel suo cuore e spesso ci ripensava.  I pastori tornarono lodando Dio per tutto quello che avevano visto e sentito, proprio come l'angelo aveva annunciato loro. (Luca 2:13-20 PV)

La vera gioia del Natale è sapere che abbiamo ricevuto il dono più grande che fosse mai possibile immaginare.

Conclusione

Come uomini e donne possiamo avere piena gioia perché non ci aspettavamo di ricevere in dono la salvezza per grazia, accettando Gesù.

Come uomini e donne possiamo avere piena gioia perché non ci aspettavamo di ricevere un dono da colui al quale avevamo disobbedito e che avevamo ripudiato come padre.

Come uomini e donne possiamo avere piena gioia perché il dono del Natale è il più grande che potessimo mai immaginare,
(Slide 12)

"Ascoltate: la vergine sarà incinta! Partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele che significa 'Dio è con noi'".” (Matteo 1:21-23 PV)

22 dicembre 2013

Offrire Cristo a Natale

In Natale ha tutto a che fare con il "dare": Gesù si è dato, noi dobbiamo fare altrettanto.


Le scorse tre  settimane avevamo parlato di come usare il Natale per portare il Vangelo: abbiamo cambiato il nostro linguaggio, rendendolo semplice e comprensibile, ci siamo avvicinati alle persone mostrandoci attenti alle loro esigenze,, gli abbiamo parlato di Gesù come unica via, unico autorevole, e vero servo...

Ma, come possiamo fare il passo successivo? Perché parlare, ascoltare ed informare, è molto... ma l'amore non è un sentimento, ma un'azione!

Cosa ha fatto Gesù per noi?

1. Gesù ci è stato dato

“Poiché un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato, e il dominio riposerà sulle sue spalle; sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace.” (Isaia 9:5)

Dio non aveva l'obbligo di darci Gesù non aveva l'obbligo di venirci a riparare il motore della nostra vita

Guardate due degli attributi con cui Isaia descrive Gesù:

a) Consigliere ammirabile        

Da chi prendiamo i “consigli” nella nostra vita reale? Talvolta da persone sagge, altre volte (per alcuni moltissime volte), da quelli che ti dicono “Fatti furbo! Fatti raccomandare, passa davanti alla graduatoria per le case popolari, non pagare le tasse, ecc."

Il termine che usa Isaia in ebraico è “colui che risolve miracolosamente” Per molti di noi, ci voleva un miracolo per poter continuare nelle nostre vite, poi, è arrivato Gesù.

Molti di quelli che abbiamo a fianco, a Natale ma non solo, sono nelle stesse condizioni nostre;
hanno bisogno di “colui che risolve miracolosamente” la loro vita.

“Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna” (Giovanni 3:16)

Eccolo, il messaggio che dobbiamo dare come credenti, a Natale e non solo, eccolo “colui che risolve miracolosamente” le nostre vite, perché, gira gira, il vero e irrisolvibile problema di chi abbiamo a fianco, non sono le tasse, non sono i rapporti di coppia, non sono la mancanza di danaro...

Anche, ma il VERO problema, è la morte!

“L’ultimo nemico che sarà distrutto sarà la morte.” (1 Corinzi 15:26)

b) Principe della pace.

Debbo aggiungere qualcosa? Da quando Adamo ed Eva sono stati cacciati dall'Eden, la terra non ha visto un solo giorno senza guerra; lottiamo tra nazioni (con le armi, con la finanza); lottiamo tra regioni, lottiamo tra paese e paese, lottiamo tra quartiere e quartiere, tra pianerottolo e pianerottolo, lottiamo al lavoro, lottiamo in famiglia, lottiamo con noi stessi...

"Venite da me, voi tutti che siete stanchi e oppressi e io vi darò riposo.” (Matteo 11:28 PV) 

Se vogliamo “amare in azione” dobbiamo imparare a dare i consigli di “colui che risolve miracolosamente” Se vogliamo “amare in azione”, dobbiamo anche noi imparare a dare pace,

“Vi lascio la pace, vi do la mia pace! Io non do come il mondo dà.” (Giovanni 14:27)

2. Gesù si è dato

“Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti.” (Matteo 20:28)

Gesù, la seconda persona della Trinità, non era obbligato a scendere, ha deciso di scendere, di essere umiliato, di soffrire,  di morire... per me!

Quella che festeggiamo a Natale, non è un lieto evento per Gesù, il suo scendere ha significato spogliarsi della sua natura divina, e incarnarsi in un uomo di carne ed ossa, che soffre di acidità di stomaco, che è nervoso se non dorme bene, che se lo buchi sanguina, che messo su una croce...
muore!

Secondo il mio punto di vista, umano, c'è poco da festeggiare a Natale! Ma invece...

“Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l’infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio.” (Ebrei 12:2b)

Di quale gioia parla lo scrittore di Ebrei? Ce lo dice Gesù stesso in una parabola:

"Prendete un altro esempio: una donna ha dieci monete d'argento di un certo valore e ne perde una. Bene, che cosa farà? Accenderà una lampada e spazzerà la casa, cercando dappertutto, finché non l'avrà ritrovata. Poi, ritrovandola chiamerà amiche e vicine, dicendo: "Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perso!" Allo stesso modo c'è gioia alla presenza degli angeli di Dio, quando un peccatore si pente!" (Luca 15:8-10)

Noi spesso diciamo che gli angeli fanno festa quando un peccatore si ravvede... Niente di più inesatto! Perché gli angeli sono semplicemente “spettatori” della gioia... Di chi, secondo voi? Chi siede in cielo “seduto alla destra del trono di Dio”? E' Gesù che gioisce!

3. La fonte della gioia è il dare

 “Vi ho mostrato continuamente che si deve lavorare per aiutare i deboli, perché ricordavo le parole del Signore Gesù: c'è più felicità nel dare che nel ricevere”. (Atti 20:35)

Grazie a Paolo sappiamo uno dei motti di Gesù che non erano presenti (non in questa forma diretta) nei Vangeli.

Avete mai visto un avaro felice? Io mai! Sono sempre assillati dall'accumulare, dal risparmiare, dal non perdere... sino a quando scopriranno che...

«Un uomo ricco aveva una campagna che produceva abbondanti raccolti. Perciò si chiedeva: "Cosa faccio? Non ho più posto per il raccolto! Ecco cosa faro: demolirò i vecchi granai e ne costruirò altri più grandi dove metterò il mio grano e le altre cose.  Poi, finalmente, mi siederò e dirò a me stesso: 'Vecchio mio, hai immagazzinato abbastanza per molti anni. Ora prenditela comoda! Mangia, bevi e godi!'" "Ma Dio gli disse: "Sciocco, stanotte stessa tu morirai e a chi andranno tutte queste cose che tu hai preparato?" "Questo è quello che succede a chi accumula tesori per sé, e non è ricco davanti a Dio» (Luca 12:16:21 PV)

Dare, non avere è la chiave della gioia

Come dare per ricevere gioia?

“Non fate nulla per spirito di parte o per vanagloria, ma ciascuno, con umiltà, stimi gli altri superiori a se stesso, cercando ciascuno non il proprio interesse, ma {anche} quello degli altri”. (Filippesi 2:3-4)

Gesù, per riceve gioia, ha dato se stesso,

  • senza condizioni,
  • senza se e senza ma,
  • completamente,
  • senza salvare nulla per se
  • con un azione d' amore, 
  • il nascere a Natale come un uomo qualsiasi,
  • senza amarci “a distanza”.


E' questo il Cristo che vogliamo offrire a Natale... e non solo a Natale.

“Se sapete queste cose, siete beati se le fate.” (Giovanni 13:17)

21 dicembre 2013

Un Felice Natale a tutti!


Auguriamo a tutti gli amici che ci seguono su iTunes un Felice Natale; purtroppo iTunes ci ha

comunicato che sarà inattivo dal 21 al 27 Dicembre e, pertanto, il nostro podcast non sarà aggiornato  né il giorno 22 né il giorno 25 Dicembre. Potrete sempre seguirci accedendo direttamente all'audio sul sito www.laveravite.blogspot.it, dove le registrazioni saranno presenti senza alcun problema.

Un Felice Natale a tutti voi.

15 dicembre 2013

Quale Cristo testimoniare a Natale?


Di quale tipo di Cristo parleremo a Natale con i nostri amici e nelle nostre famiglie? Di un Cristo "minore", uno dei tanti per arrivare a Dio, oppure di Cristo come unica via?

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Le scorse due  settimane avevamo parlato  del tipo di “lingua” che usiamo per parlare agli altri di Gesù.

Avevamo detto che dovevamo  cambiare il modo di parlare,  renderlo semplice usando un linguaggio più “moderno” e meno da “addetti ai lavori” per testimoniare al meglio il Vangelo, anche in vista del periodo natalizio.

Avevamo poi detto che dovevamo cambiare la nostra maniera di avvicinarci agli altri, mostrando attenzione verso le necessità e i bisogni anche minimi degli altri,portandoli in preghiera a Gesù e facendoci coinvolgere emotivamente.

Ora abbiamo avvicinato le persone con cui abbiamo e persone che ci scorrono a fianco nella nostra vita, abbiamo il loro rispetto, e sono più propensi ad ascoltare quello che abbiamo da dire loro.

Come testimoniamo Cristo, ora? Cosa diciamo di Gesù e della nostra fede per attirarli a Cristo?

Anche stavolta andiamo a vedere un modello assoluto;vediamo come Gesù presentava se stesso alle folle.

Cosa dice Gesù di se stesso

1. Gesù è l'unica via

“Gesù gli disse: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. “ (Giovanni 14:6)

“Io sono la porta. Chi passerà tramite questa porta sarà salvato, potrà entrare, uscire e trovare pascoli. ” (Giovanni 10:6 PV)

"Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me, anche se muore vivrà, anzi chi vive e crede in me non perirà mai” (Giovanni 11:25-26 PV)

Sembra scontato, ma questa è la Buona Novella.

Il problema: noi viviamo in un mondo “relativista”.

“Il relativismo è una posizione filosofica che nega l'esistenza di verità assolute, o mette criticamente in discussione la possibilità di giungere a una loro definizione assoluta e definitiva. In Europa se ne riconosce la prima comparsa all'interno della sofistica greca” (cit. Wikipedia)

La nostra società è permeata dalla maniera “greca” di pensare. La volta scorsa avevamo accennato all'idea greca di dio, un dio distante ed apatico contrapposta all'idea ebraica di Dio, un dio presente e con emozioni.

Allo stesso modo la maniera greca di pensare alle cose assolute è che l'assoluto non esiste, l’assoluto è relativo e cambia a seconda di chi lo indaga. E' un concetto estraneo al modo ebraico di pensare, dove erano più le verità assolute che quelle relative.

Parlare di un'unica via, di un'unica di un'unica porta, di un'unica resurrezione, nel mondo “grecizzato” moderno ci fa risultare presuntuosi. Tendiamo dunque a “sminuire” la realtà fondamentale del rapporto con Cristo, andare non da “uno”, magari il più bravo”, ma andare dall'unico vero.

Nel mondo evangelico, ci sono due linee di pensiero:

  • demolire col martello pneumatico il falso dio
  • aspettare che il vero Dio sostituisca quello falso piano piano.

Quale delle due è la più giusta? Quale delle due avrebbe scelto Gesù?

Vediamo come agiva Gesù di fronte ad una persone il cui cuore era “distratto” da un dio differente (in questo caso si trattava dei soldi).

“Mentre se ne stava andando, arrivò un uomo correndo, s'inginocchiò davanti a lui e gli chiese: "Buon Maestro, che cosa devo fare per avere la vita eterna?" "Perché mi chiami "buono?" chiese Gesù. "Solo Dio è veramente buono. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire il falso contro nessuno, non ingannare, rispetta tuo padre e tua madre".  "Signore, da quando ero ragazzo ho osservato tutti questi comandamenti!" rispose l'uomo.  Gesù, guardandolo, lo amò e gli disse: "Ti manca solo una cosa: vai e vendi tutto ciò che hai, dai il denaro ai poveri, ed avrai un tesoro nel cielo. Poi vieni e seguimi". L'uomo, addolorato, se ne andò via tristemente, perché era molto ricco. Gesù, guardandosi attorno, disse ai discepoli: "Quanto è difficile per un ricco entrare nel Regno di Dio!" (Marco 10:17:23 PV)

Come testimonia di se Gesù?

a. Parte da un punto in comune con l'altro

“Tu conosci i comandamenti”

I 10 Comandamenti.  La tavola della Legge contenuta all'interno dell'Arca del Patto che era all'interno del tempio. Tutti la conoscevano! Tutti la sapevano citare a memoria! Gesù comincia da quello che aveva in comune con il giovane ricco, non da quello che il giovane stava sbagliando.

b. Ascolta l'altro

"Signore, da quando ero ragazzo ho osservato tutti questi comandamenti!" rispose l'uomo

Lascia che l'altro possa commentare.Non lo giudica per la sua risposta ma, anzi...

c. Ama l'altro

“Gesù, guardandolo, lo amò”

Non c'è segno di riprovazione in Gesù per l'obiezione del giovane, non lo prende a “male parole”, non gli da dell'imbecille... ma lo ama!

d. Dice la verità vera all'altro

“Ti manca solo una cosa: vai e vendi tutto ciò che hai, dai il denaro ai poveri, ed avrai un tesoro nel cielo. Poi vieni e seguimi”

Non gli nasconde la verità, non gli “addolcisce la pillola” :”vedi di vendere un po' di cose di quelle che hai e fai un po' di beneficenza”, ma gli dice la verità, tutta, anche quella che fa male a sentire :”vendi tutto, dai tutto ai poveri”.

e. Lascia libero l'altro di decidere

“Gesù, guardandosi attorno, disse ai discepoli: "Quanto è difficile per un ricco entrare nel Regno di Dio!"

Non corre appresso al giovane, tentando di convincerlo, né cerca di “semplificare” l'impegno richiesto per ottenere la vita eterna.

E' questa la cosa più dolorosa: aver offerto la vita eterna a coloro che amiamo, e vederli andarsene via, voltando le spalle alla salvezza.  E' triste!

Ma Gesù, è l'unica via! Se diciamo che Gesù è “una” delle molteplici vie, se vogliamo essere tolleranti per non offendere nessuno, se vogliamo essere (da buoni eredi dei greci) “relativisti”, affermando che non ci sono verità assolute, non stiamo testimoniando al mondo il Cristo che viene.

2. Gesù è autorevole

Cosa significa essere autorevole?

Autorevole: agg. [derivato di autore]. – Che ha autorità, per la carica che riveste, per la funzione che esercita, per il prestigio, il credito, la stima di cui gode” (Dizionario Treccani)

Autorevole deriva da “autore”, Gesù è l'autore dell'Universo, è l'autore di me e di te, ed è per quello che è l'unico completamente autorevole... in quanto è l'autore di tutto!

“Gesù disse ai suoi discepoli: « Mi è stato dato ogni potere sia in cielo che in terra.” (Matteo 28:18 PV)

Gesù parla di se stesso come dell'autore dell'Universo, ed è pertanto capace di spiegare l'Universo, e anche quello che è meglio per le sue creature.

Quando parliamo di Gesù alle persone, è frequente che ci dicano “Perché dovrei credere che Gesù è il Creatore, che è il Figlio di Dio, che è capace di resuscitare i morti?” In sostanza, stanno mettendo in dubbio l'autorità di Gesù. Non c'è niente di nuovo in questo, perché perfino a Gesù fu fatta questa domanda:

“Dicci con quale autorità fai queste cose, o chi ti ha dato questa autorità.” (Luca 20:2 PV)

Gesù non risponde agli scettici farisei, ma spiega ai suoi discepolo perché è autorevole, ed ha autorità di fare quello che promette.

“Gesù disse queste cose; poi, alzati gli occhi al cielo, disse: «Padre, l’ora è venuta; glorifica tuo Figlio, affinché il Figlio glorifichi te,  poiché gli hai dato autorità su ogni carne, perché egli dia vita eterna a tutti quelli che tu gli hai dati..” (Giovanni 17:1-2)

Quando parliamo agli altri di Gesù, dobbiamo ricordare da ci proviene l'autorità di dire quello che diciamo e di fare quello che facciamo: noi siamo strumenti nelle mai dell'autore del mondo!
Non sminuiamo la portata di quello che testimoniamo : ”senti...vorrei parlarti di una cosa.. lo so, ti sembrerà un po' strano... hai due minuti? No?, Vai di fretta... beh, fa niente, te lo dirò la prossima volta”...e la prossima volta non arriva mai!

Le folle erano attratte da Gesù non perché gli diceva belle parole,  né perché gli diceva cose che volevano sentire ma perché le folle percepivano l'autorità di colui che le diceva. E la medesima autorità, guarda caso, Gesù l'ha assegnata a ciascuno di noi, che siamo suoi discepoli.

“In tutta sincerità, vi dico che chi crede in me farà gli stessi miracoli che faccio io, anzi più grandi ancora, infatti io ritorno dal Padre e qualsiasi cosa chiederete nel mio nome, io la farò.” (Giovanni 14: 12-13 PV)

3. Gesù è un servo

Parlare di unica via, di unico autore, sapere che siamo dalla parte della ragione, potrebbe renderci presuntuosi; molti credenti lo sono! Dobbiamo dunque sviluppare lo stesso cuore che aveva Gesù per le persone che lo circondano.

“Chiunque tra di voi vorrà essere primo sarà servo di tutti.  Poiché anche il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti.” (Marco 10:44-45)

Il Cristo che annunciamo a Natale,

  • è l'unica via, 
  • è l'unico autore 
  • è l'unico autorevole
  • ma è anche il servo di tutti.


Quando Gesù parla alle persone di se, quando gli dice la verità circa se stesso quando cancella il mito che “tutte le religioni portano a Dio” non lo fa come un docente “ex catedra”, ...ma lo fa come un servo.

Testimoniare il Cristo che viene non ha a che fare con la fierezza di stare dalla parte giusta della strada, ma nel riconoscere che un tempo stavamo da quella sbagliata,  e chiamare altri dalla nostra

“"Due uomini salirono al tempio a pregare. Uno era Fariseo, e l'altro un disonesto esattore delle tasse. Il Fariseo stava in piedi e pregava tra sé: "Grazie, Dio, perché non sono un peccatore come tutti gli altri: ladri, imbroglioni e adulteri, e neppure come quell'esattore delle tasse. Io digiuno due volte la settimana e do la decima di tutte le mie entrate". "L'esattore, invece, se ne stava a distanza e non osava neppure alzare gli occhi al cielo mentre pregava, ma, battendosi il petto diceva: "Dio, abbi pietà di me, peccatore!" Ebbene, io vi dico che fu questo, e non il Fariseo, a ritornare a casa perdonato! Perché chi si esalta sarà umiliato, ma chi si umilia sarà onorato!"” (Luca 18:10-14 PV)

Gesù non si comporta mai da “primo della classe”, anche se ne avrebbe tutto il diritto, ma si comporta come un servo. E' per quello che è venuto, è per quello che è nato Il motivo della festa, a Natale, non è Gesù che nasce, ma Gesù che viene a servire.

Il motivo della festa è il Gesù che viene per servire, che viene per servire, costi quel che costi, che viene ad amare, costi quel che costi... sino alla fine.

“Nessuno ha amore più grande di quello di dare la sua vita per i suoi amici.” (Giovanni 15:13)


Quale Cristo testimonierai a Natale?


  • Ne parlerai come una delle molteplici vie, o come la Via, la Verità e la Vita?
  • Ne palerai come di uno dei tanti saggi venuti nel mondo, o come dell'autore del mondo?
  • Ne parlerai come di un capo esigente,  o come di un servo?


In questa stagione di Natale noi vogliamo presentare agli altri Gesù come

  • l'unica via,
  • l'unico autore,
  • l'unico autorevole,

ma soprattutto come

  •  il vero servo
  • e il vero amico.


Sei pronto, sei pronta, a testimoniare questo agli altri durante Natale?


08 dicembre 2013

Agire come Cristo

La testimonianza più grande che io possa dare ai miei amici del Gesù che festeggiamo a natale è il
mio interesse verso le loro vite...così, come faceva Gesù!
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La scorsa settimana abbiamo parlato del tipo di “lingua” che usiamo per parlare agli altri di Gesù.

Avevamo detto che dovevamo “decrittare” i messaggi,  renderli semplici usando un linguaggio più “moderno” e meno da “addetti ai lavori per testimoniare al meglio il Vangelo, anche in vista del periodo natalizio,  scegliendo il tipo di linguaggio a seconda della persona che abbiamo davanti,
scegliendo accuratamente gli argomenti che possano risultare comprensibili ai nostri ascoltatori,
e trasmettendo gioia a chi ci ascolta, non depressione.

Oggi vogliamo fare un passo ulteriore per saper parlare meglio del Cristo che viene a Natale.

Se da una parte la comunicazione è gran parte,  dall'altra il contatto personale fa la differenza.

Nessuno vuole ascoltare e basta,  ma molti sono disposti ad ascoltare se capiscono che l'altro è interessato a lui. Gesù attirava folle enormi, ma le folle enormi erano persone reali, di cui Gesù si interessava.

Come sappiamo che Gesù era interessato non alle folle, ma ai singoli che le componevano? Perché Gesù AGIVA in maniera pratica nelle vite delle persone che incontrava. Le innumerevoli guarigioni miracolose lo stanno a dimostrare

Nei Vangeli sono moltissime le guarigioni, ma solo di 27 abbiamo la storia dettagliata Tramite esse possiamo vedere come agiva Gesù, e cercare di imparare qualcosa per noi e per la nostra testimonianza...non solo a Natale!

Questa tabella le riassume.



1. Gesù è attento alle necessità delle persone

"Nella città, vicino alla "Porta delle Pecore", c'è una vasca con il nome ebraico di Betesda, circondata da cinque portici. Molti malati, zoppi, ciechi e paralitici si mettevano sotto questi portici,  {aspettando che l'acqua della vasca si muovesse. Di tanto in tanto, infatti, un angelo del Signore veniva a smuovere l'acqua e la prima persona che vi entrava guariva.}  Fra quelli che aspettavano c'era un uomo invalido da trentotto anni. Quando Gesù lo vide lì sdraiato, sapendo da quanto tempo era malato, gli chiese: "Vuoi guarire?" "Signore," rispose l'uomo, "non ho nessuno che mi porti nella vasca, quando l'acqua si muove. Ogni volta che cerco di entrarci, c'è sempre qualcun altro che vi scende prima di me". 8 Allora Gesù gli disse: "Alzati, prendi la tua branda e cammina!" (Giovanni 5:2-7 PV)

Delle 27 guarigioni descritte in dettaglio, solamente 6 sono su specifica richiesta dell'ammalato. Per ben 10 volte Gesù AGISCE, senza che gli sia stato richiesto di farlo. Gesù vede la necessità, e agisce.

Per fare questo: Gesù viveva “fisicamente” a contatto con le persone,  camminava con loro e in mezzo a loro,  faceva quello che gli altri facevano, frequentava i posti che gli altri frequentavano. Ma non era lì per “passere il tempo, era lì con un proposito: VEDERE di cosa avevano bisogno le persone, era ATTENTO a cercare le opportunità per dimostrare amore...piuttosto che parlarne.

Noi dovremmo, come credenti, fare lo stesso.

2. Gesù è pronto a rispondere alle necessità delle persone

“Quando Gesù arrivo a Cafàrnao, un centurione romano venne a lui e lo supplico: "Il mio giovane servo è stato colpito da una paralisi, e soffre terribilmente!" Gesù disse: "Verrò a guarirlo". “ (Matteo 8:5-7 PV)

Gesù non dilaziona,  non prende tempo,  non dice :”Aspetta  che finisca quello che devo fare e poi vengo”. Ma AGISCE subito, interrompendo quello che stava facendo, di fronte alla necessità del prossimo.

3. Per Gesù ogni bisogno è il più importante

Tutte le guarigioni miracolose di Gesù non sono “programmate” ma avvengono come “interruzione”.

“Quando Gesù ebbe attraversato il lago in barca e fu giunto sull'altra riva, una gran folla si radunò intorno a lui.  Ed ecco che uno dei capi della sinagoga, un certo Iairo, gli si avvicinò e si gettò ai suoi piedi,  implorandolo di guarire la sua figlioletta....  Gesù andò con l'uomo, mentre la folla lo seguiva e lo stringeva da tutte le parti. Fra la gente c'era una donna che da dodici anni soffriva di perdite di sangue  e aveva sofferto molto; si era affidata alle cure di diversi medici, che le erano costati tutto il suo denaro, ma non aveva avuto miglioramenti, anzi, stava sempre peggio.  Questa donna ... pensava: "Se riesco anche solo a toccare il suo vestito, sarò guarita!"  E fu proprio così: non appena lo toccò, l'emorragia si fermò, e la donna sentì di essere guarita. Gesù s'accorse subito che una forza gli era uscita, perciò si rivolse alla folla, chiedendo: "Chi mi ha toccato i vestiti?"... Fu allora che la donna, tremante e impaurita per quello che le era successo, si fece avanti e si getto ai suoi piedi spiegando tutta la verità. Allora Gesù le disse: "Figliola, la tua fede ti ha salvata; vai in pace, guarita dalla tua sofferenza!" (Marco 5:21-34 PV)

Era importante guarire la figlia di Iairo? Certamente si,  ma anche la guarigione della donna era importante! E' per quello che si ferma, la cerca, per confermarle che quello che aveva sentito non era una sua speranza, ma che era realmente guarita.

Allo stesso modo noi dovremmo reputare ogni bisogno degli altri come importante.

4. Gesù ascolta le persone che gli portano i problemi degli altri

Delle 27 guarigioni, 11 le si devono a persone che hanno presentato i problemi di un altro

“Ed ecco che si presentarono alcuni uomini che portavano un paralitico in barella e cercavano di farsi largo tra la folla per portarlo davanti a Gesù, ma non ci riuscivano. Allora salirono sul tetto sopra di lui, tolsero delle tegole e calarono la barella con l'invalido giù tra la folla, proprio davanti a Gesù. Vedendo la loro fede, Gesù disse a quell'uomo: "Amico, i tuoi peccati ti sono perdonati!"... Poi, rivolto al paralitico, gli comando: "Alzati, raccogli la tua barella e vattene a casa tua!" Immediatamente, sotto gli occhi dei presenti, l'uomo balzo in piedi, raccolse la barella, e se ne andò a casa sua lodando Dio.” (Luca 5:18-25 PV)

Spesso le persone che conoscono meglio i problemi del prossimo, sono gli amici più stretti di colui che ha il problema. Gesù li ascoltava.
Questo ci insegna due cose:

a) per conoscere i bisogni di chi ci sta vicino, dovremo spesso ascoltare i suoi amici.
b) se portiamo a Gesù i problemi dei nostri amici, Gesù ci ascolta.

5. Gesù non ha timore di toccare chi ha bisogno.

“Ed ecco che un lebbroso si avvicinò, s'inginocchiò davanti a lui e lo implorò: "Signore, se tu vuoi, puoi guarirmi!"  Gesù lo toccò con la mano e disse: "Sì, lo voglio. Sii guarito!" E subito la lebbra scomparve.” (Matteo 8:2-3 PV)

Gesù non aveva bisogno di toccare il lebbroso per guarirlo, ma stava modellando per noi come dovremmo comportarci.

Dobbiamo superare lo “schifo” e la paura, per poter essere efficaci, L'amore “a distanza”, è mezzo amore... e il mezzo amore non è amore affatto.

6. Gesù è emotivamente coinvolto con i problemi delle persone

“Mentre si avvicinava alla porta del villaggio, ecco che stava arrivando un funerale: il morto era l'unico figlio di una vedova, e molte persone della città l'accompagnavano.  Quando il Signore la vide, ebbe pietà di lei. "Non piangere", le disse. 14 Poi si avvicino alla bara e la tocco.I portatori si fermarono. "Ragazzo", comando Gesù, "alzati!"  Il ragazzo si mise a sedere e comincio a parlare. Così Gesù lo restituì a sua madre.” (Luca 7:12-14 PV)

“Quando Gesù vide Maria e i Giudei che piangevano, si sentì profondamente turbato: "Dov'è sepolto?" domandò."Vieni a vedere", risposero.  Gesù pianse.” (Giovanni 11:33-35 PV)

Gesù è Dio, e Dio è un dio “emotivo”: la Bibbia dice che Dio piange, Dio ride, Dio si adira, Dio, è triste, Dio cambia idea... Non è un dio assente e abulico, ma un Dio presente e volitivo.

Conclusione

Per testimoniare del Cristo che viene, non basta cambiare il nostro linguaggio ma dobbiamo cambiare la nostra agenda personale; per dimostrare amore, dobbiamo agire in amore.

Dobbiamo essere attenti alle necessità di chi ci sta a fianco, dobbiamo rispondere con velocità ai bisogni, perché ogni bisogno è importante. Dobbiamo ascoltare chi intercede per altre persone,
senza avere paura di “contaminarci” né di farci coinvolgere emotivamente.

Per testimoniare Cristo che viene tra i nostri amici, non dobbiamo solo parlare diversamente, ma dobbiamo soprattutto agire in modo diverso, così, come il  Cristo che viene e che annunciamo è diverso.

01 dicembre 2013

Decrittare il messaggio di Cristo

Come parliamo tra di noi, e come parliamo di Cristo agli altri? E' il nostro un messaggio chiaro e comprensibile, oppure stiamo usando una lingua da "addetti ai lavori", che necessita di essere decrittata e tradotta per essere compresa? 
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Vorrei vedere assieme a voi un breve filmato per introdurre il tema di oggi.







Forse vi state chiedendo: “Dove vuoi andare a parare, Marco”?
Voglio leggere assieme a voi una nota che ho pubblicato qualche giorno addietro sul sito della chiesa.

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Immaginatevi la scena.

Un extra-terrestre in forme umane entra in una nostra chiesa la domenica; ad accoglierlo ci sono
due signore sorridenti che gli mettono in mano due libri, uno di simil-pelle nera e un raccoglitore ad anelli con paginette di plastica. Così, con le mani già piene, viene fatto accomodare in una sedia in fondo.

La cosa che nota è che alle pareti ci sono tante scritte: “Sarà tempo di elezioni” pensa, visto che sotto c'è il nome del candidato: Matteo, Pietro, Isaia... Nota anche che tutte le donne sono uscite di casa in fretta e furia senza pettinarsi, visto che hanno preso un centrino sottovaso e se lo sono messo in testa.

A un certo punto inizia la musica, una persona dice un numero e tutti si alzano in piedi e iniziano a cantare: “E' forse la prova generale per un concerto?” pensa, ma poi vede persone che si commuovono e piangono: “No, forse è morto il compositore”, pensa di nuovo.


Dopo un po', di canti, le persone siedono, e alcuni, con una voce grave e profonda si alzano a turno, pronunciando frasi di una lingua oscura: “onnipotente... trino... affinché...”. Si preoccupa un poco, quando uno di essi chiede ad un certo “Spirito” di inondare quel luogo, ed inizia a cercare il giubbotto di salvataggio sotto la sedia e l'uscita di sicurezza più vicina. Ma poi vede che non arriva acqua da nessuna parte e si tranquillizza.

Ora passano per la stanza due persone con due vassoi: in uno ci sono dei piccoli pezzi di pane, e nell'altro  una serie di bicchierini con un liquido rosso che pare un “cicchetto”: “Avevo giusto cominciato ad avere fame”, pensa mentre arraffa una manciata di pezzettini di pane e un paio di “shots” dai vassoi ricoperti di velluto viola... ma la faccia schifata del suo vicino di sedia lo fa desistere, e rimette tutto a suo posto.

Una persona anziana sale su un palco ed inizia a parlare: prima è calmo, ma man mano inizia da alterarsi, fino a quando comincia ad urlare alla gente:” Gli avranno fatto qualche sgarbo”, pensa, ma poi vede che le persone annuiscono a ciò che sta dicendo :”Mi sa che sono dispiaciuti di averlo offeso”, pensa, mentre guarda il suo vicino che piange di nuovo.

Pensa anche che chi parla deve avere uno strano “tic”, visto che continua, con cadenza quasi regolare, a pronunciare due parole fuori dal contesto di quello che sta dicendo: "Alleluja" e "Amén", quest' ultima, spesso, con un punto interrogativo alla fine: "Amen?". Ma la cosa ancora più strana è che il "tic" deve essere contagioso, visto che gran parte delle persone risponde con le medesime, inquietanti parole, modificando solo il punto interrogativo con uno esclamativo: "Amén!".

Pensa anche che è capitato in una famiglia dove il controllo delle nascite è stato quanto mai carente, visto che la persona che sta parlando si rivolge agli altri che ascoltano chiamandoli  "fratello" e "sorella". “Forse sono intolleranti ai contraccettivi”, pensa.

Dopo un ultimo canto, tutti quanti si alzano e cominciano ad abbracciarsi, a darsi pacche sulle spalle e a baciarsi: “Mi sa che hanno fatto pace”, pensa, mentre esce e riflette che la prossima
settimana si guarderà bene dal visitare ancora quella mega-famiglia un po' bizzarra.
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Gesù attirava folle enormi, e la Bibbia spesso registra le reazioni positive di quelle folle al suo insegnamento.

“Quando Gesù ebbe finito di parlare, la folla resto meravigliata dai suoi insegnamenti.” (Matteo 7:28 PV)

“E una grande folla lo ascoltava con interesse.” (Marco 12:37b PV)

Perché le persone erano così interessate a quello che diceva Gesù?  Come parlava Gesù alle persone?
1. Gesù sceglieva la lingua a seconda della situazione

Gesù non usava sempre la stessa lingua, ma sceglieva le parole a seconda delle persone con cui stava parlando.

3 esempi


  • 1° esempio: le folle


Durante il Sermone sul monte, Gesù sta parlando alle “folle”, al “popolo” insegna loro a pregare:

“Voi dunque pregate così: "Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome.” (Matteo 6:9)

La parola tradotta con “padre”, nell'originale è “abba” = babbo Che tipo di parola è?Ce lo descrive la scrittrice inglese Joyce Huggett





  • 2° esempio: i sacerdoti


Quando Caifa lo interroga nel Sinederio, sta parlando ad un dottore della Legge, uno studioso delle Scritture:

"Gesù taceva. Poi il sommo sacerdote aggiunse: "Ti scongiuro, nel nome dell'Iddio vivente, di rispondere. Sei tu il Messia, il Figlio di Dio?"  "È come hai detto!" rispose Gesù. "Anzi, vi dico che in futuro vedrete il Figlio dell'uomo sedere alla destra di Dio onnipotente e ritornare sulle nuvole del cielo" (Matteo 26:63-64 PV)

Gesù risponde citando il salmo 110: 1 e il proveta Daniele 7:13 (i due brani sottolineati).


  • 3° esempio: il re stolto


Gesù viene condotto da Erode, un re crapulone e di pochissimo intelletto:

“Erode fu molto contento nel vedere Gesù, perché ne aveva sentito parlare e da parecchio voleva incontrarlo, sperando di vederlo compiere qualche miracolo. Gli rivolse perciò molte domande, ma Gesù non gli rispose affatto.” (Luca 23:8-9 PV)

Gesù con Erode non spende neppure una parola.

2. Gesù sceglieva accuratamente gli argomenti di cui parlare

Paolo dice:

“Parlate sempre con gentilezza, rispondendo a ciascuno nel modo migliore.” (Colossesi 4:6 PV)

“Nella chiesa preferisco dire cinque parole intelligibili per istruire anche gli altri, che dirne diecimila in altra lingua-” (1 Corinzi 14:19)

Nei Vangeli sono citate 38 parabole,


Le storie di Gesù erano SEMPRE tratte dalla vita vera. Gesù sceglie argomenti della vita reale delle persone, cose che vedevano e praticavano praticamente ogni giorno.

3. Gesù parlando trasmetteva gioia

“E la folla, che lo precedeva e lo seguiva gridava: "Gloria al figlio del re Davide!" "Lode a lui che viene nel nome di Dio! Gloria nel più alto dei cieli!" (Matteo 21:9 PV)

Nessuno segue una persona che è triste, depressa, noiosa mentre invece Gesù era seguito da “folle” di migliaia di persone. La sua predicazione aveva immediatezza su di esso. Lui era sempre rilevante e sempre sul bersaglio per quel momento. Aveva un messaggio che offriva benefici pratici per la loro vita.

Il nostro messaggio fondamentale per i perduti deve essere una buona notizia. Se non è una buona notizia,   non è il Vangelo.

Dobbiamo imparare a condividere il Vangelo in modi che siano comprensibili Bisogna “decrittografare” il linguaggio che usiamo in chiesa, tra di noi, e nel mondo,


Dobbiamo abbandonare TUTTE le nostre tradizioni?

Non è detto che dobbiamo cambiare “tutto”, ma ci deve essere una maniera per coniugare tradizione e modernità, vangelo e linguaggio comune.

Gesù quando parlava alle folle, di certo non usava il linguaggio di sei secoli prima, ma, essendo del popolo, e parlando al popolo, parlava la lingua del popolo. Era rispettoso per molte tradizioni, ma per altre usava la frusta e ribaltava tavoli.

In un mondo dove la comunicazione è gran parte, se non tutto, dobbiamo essere attenti a come comunichiamo Cristo.

Se non “decrittografiamo” i messaggi, così che anche un extra-terrestre possa comprendere di cosa e di chi stiamo parlando, stiamo mancando il bersaglio.

Se non ci badiamo, e vogliamo rimanere aggrappati alle nostre (se pur sane e lodevoli) tradizioni, gli extra-terresti, senza tema di smentita, saremo noi.

E il nostro testimoniare Cristo sarà, immancabilmente, inefficace.

Sei pronto a parlare come parlava Gesù? Siamo pronti come chiesa a non essere gli “extraterrestri” in casa nostra?

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