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30 giugno 2013

Quale programma hai per la tua vita?


C'è un programma nella tua vita di credente? Se si, quale è? Sappi che Gesù ha un programma per te: lo ha avuto da sempre. Sta a te capirlo, ascoltarlo, obbedirgli.
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Giuseppe Longo ci illustra tramite Luca 6:12-49 come puoi capire questo piano e come puoi applicarlo alla tua vita, sia che tu già abbia accettato Gesù, sia che tu stia ancora pensandoci sopra.

(Questo è stato l'ultimo messaggio che Giuseppe ha portato nella nostra chiesa prima di trasferirsi come missionario in Zimbabwe assieme ad Annarita e ai suoi tre figli. E proprio mentre ascolterete il messaggio, un team dalla nostra chiesa starà lavorando assieme a loro.)

In quei giorni egli andò sul monte a pregare, e passò la notte pregando Dio.  Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di *apostoli:  *Simone, che chiamò anche *Pietro, e suo fratello *Andrea; *Giacomo e *Giovanni; *Filippo e *Bartolomeo;  *Matteo e *Tommaso; *Giacomo, figlio d'Alfeo, e *Simone, chiamato Zelota;  *Giuda, figlio di Giacomo, e *Giuda Iscariota, che divenne traditore.

Sceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante, dove si trovava una gran folla di suoi discepoli e un gran numero di persone di tutta la *Giudea, di *Gerusalemme e della costa di *Tiro e di *Sidone,  i quali erano venuti per udirlo e per essere guariti dalle loro malattie.  Quelli che erano tormentati da spiriti immondi erano guariti; e tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva un potere che guariva tutti.

Egli, alzati gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi che siete poveri, perché il regno di Dio è vostro.  Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete.  Beati voi, quando gli uomini vi odieranno, e quando vi scacceranno da loro, e vi insulteranno e metteranno al bando il vostro nome come malvagio, a motivo del Figlio dell'uomo.  Rallegratevi in quel giorno e saltate di gioia, perché, ecco, il vostro premio è grande nei cieli; perché i padri loro facevano lo stesso ai *profeti.

Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione.  Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete.  Guai a voi quando tutti gli uomini diranno bene di voi, perché i padri loro facevano lo stesso con i falsi profeti.  «Ma a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici; fate del bene a quelli che vi odiano;  benedite quelli che vi maledicono, pregate per quelli che vi oltraggiano.  A chi ti percuote su una guancia, porgigli anche l'altra; e a chi ti toglie il mantello non impedire di prenderti anche la tunica.  Dà a chiunque ti chiede; e a chi ti toglie il tuo, non glielo ridomandare.  E come volete che gli uomini facciano a voi, fate voi pure a loro.  Se amate quelli che vi amano, quale grazia ve ne viene? Anche i peccatori amano quelli che li amano.  E se fate del bene a quelli che vi fanno del bene, quale grazia ve ne viene? Anche i peccatori fanno lo stesso.  E se prestate a quelli dai quali sperate di ricevere, qual grazia ne avete? Anche i peccatori prestano ai peccatori per riceverne altrettanto.  Ma amate i vostri nemici, fate del bene, prestate senza sperarne nulla e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell'Altissimo; poiché egli è buono verso gli ingrati e i malvagi.

Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro.  «Non giudicate, e non sarete giudicati; non condannate, e non sarete condannati; perdonate, e vi sarà perdonato.  Date, e vi sarà dato; vi sarà versata in seno buona misura, pigiata, scossa, traboccante; perché con la misura con cui misurate, sarà rimisurato a voi».  Poi disse loro anche una *parabola: «Può un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso?  Un discepolo non è piú grande del maestro; ma ogni discepolo ben preparato sarà come il suo maestro.  Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio di tuo fratello, mentre non scorgi la trave che è nell'occhio tuo?  Come puoi dire a tuo fratello: “Fratello, lascia che io tolga la pagliuzza che hai nell'occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nell'occhio tuo? Ipocrita, togli prima dall'occhio tuo la trave, e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza che è nell'occhio di tuo fratello.  Non c'è infatti albero buono che faccia frutto cattivo, né vi è albero cattivo che faccia frutto buono;  perché ogni albero si riconosce dal proprio frutto; infatti non si colgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva dai rovi.

L'uomo buono dal buon tesoro del suo cuore tira fuori il bene; e l'uomo malvagio, dal malvagio tesoro tira fuori il male; perché dall'abbondanza del cuore parla la sua bocca.  «Perché mi chiamate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico?  Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, io vi mostrerò a chi assomiglia.  Assomiglia a un uomo il quale, costruendo una casa, ha scavato e scavato profondamente, e ha posto il fondamento sulla roccia; e, venuta un'alluvione, la fiumana ha investito quella casa e non ha potuto smuoverla perché era stata costruita bene.  Ma chi ha udito e non ha messo in pratica, assomiglia a un uomo che ha costruito una casa sul terreno, senza fondamenta; la fiumana l'ha investita, e subito è crollata; e la rovina di quella casa è stata grande». (Luca 6:12-49)


"Non aspettare, però! Prega oggi stesso:'Signore, cosa vuoi che io faccia?"

23 giugno 2013

Cosa significa la parola "adorazione"?

Cosa pensi sia l'adorazione? Non è semplicemente cantare a Dio, ma è molto di più. Cosa farai, oltre cantare una canzone a chi è prodigo verso di te?
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A cosa pensate quando vi dico queste parole?

  • Bic
    pensate alla penna biro, ma in realtà è un cognome austriaco del barone Von Bic, l'inventore della penna biro.
  • Mac
    pensate a un computer, ma in realtà è l'abbreviazione del cognome scozzese Mac Intosh
  • 500
    pensate a un automobile, ma in realtà è un numero che sta prima del 501 e dopo il 499
  • Adorazione
    spesso pensiamo a quello che c'è prima della predicazione: prima c'è l'adorazione, poi la predicazione.

Ma l'adorazione non è semplicemente questo, ma molto, moto di più.

Due domande circa l'adorazione

1) Cosa è “adorare”?

Come definiresti con una frase, o una parola, l'adorazione?  Canto? Preghiera?  Inginocchiarsi
Ringraziamento a Dio?

2) A chi serve l'adorazione?

A Dio?  Quali benefici Dio trae dalla mia adorazione? Quali benefici traggo io dall'adorazione?

In altre parole: chi è il cacciatore...e chi la preda?  E' Dio che sta cercando di me, o sono io che sto cercando lui?

Dove trovo le risposte?

Gesù ha detto questo:

“L'ora viene, anzi, è già venuta, in cui coloro che adorano sinceramente il Padre, lo faranno in spirito e verità. È questa l'adorazione che Dio cerca, perché Dio è spirito, e chi lo adora deve adorarlo in spirito e verità" (Giovanni 4:23-24 PV)

Dio CERCA chi lo adori.  Ma non è un'attività che si risolve con un canto, una preghiera, un pensiero un paio di volte a settimana.  Il cammino di un adoratore è un modo di vita.  Riguarda lo scoprire il segreto dell'amicizia con Dio.  Non riguarda tanto il fare qualcosa  ma riguarda piuttosto essere qualcuno:  non “fare” l'adorazione”, ma “essere” un adoratore.

Paolo dice questo:

“Vi esorto dunque fratelli, a ragione della misericordia di Dio ad offrire i vostri corpi a Lui in sacrificio vivente, santo, tale che Dio possa accettare con piacere. È questo il vero atto di adorazione. Non adattatevi alla mentalità e alle usanze di questo mondo, ma lasciatevi trasformare mediante il rinnovamento della vostra mente. Allora sarete in grado di determinare qual è la volontà di Dio, vale a dire ciò che a lui è buono, gradito e perfetto.” (Romani 12:1-2 PV)

Ognuno adora qualcosa

Ognuno adora qualcosa.   Perché l'adorazione è un'idea che Dio ha messo in noi, nel nostro DNA.  Solo che non tutti adorano la medesima cosa.

Si può capire cosa adori ciascuno, semplicemente vedendo la maniera in cui vive:  alcuni adorano idoli: il lavoro, lo sport, le auto, il fisico, la famiglia, una rock star. Il problema è che le macchine si rompono, il fisico invecchia, il lavoro può non esserci, e le rock star passano di moda.

Ma noi vogliamo parlare dell'adorazione di qualcosa che non può né morire, né rompersi, né passare di moda; vogliamo parlare di adorare un Dio eterno, vivente, “colui che era che è che che sta per venire” dice Apocalisse.1:8.

Cosa è “adorazione”?

L'adorazione è più del semplice cantare, o di qualsiasi altra attività religiosa Adorare: composto dal latino “orare” = parlare + suffisso “ad” = a,  ovvero "parlare a qualcuno". Se parliamo a qualcuno, è perché egli “vale”. Se adoro Dio, dunque, sto affermando che Dio “vale” per me adorare è perciò “parlare a qualcuno che vale”.

Quanto vale  Dio per me?

Vi è mai capitato di scoprire un'amicizia importante solo quando l'amico (o l'amica) vi ha confessato quanto valevate per loro? Solo allora avete capito il valore dell'altro per voi, quando avete saputo che l'altro vi pensava, vi amava, vi cercava! Allo stesso modo, per poter capire quanto valga Dio per me, la prima cosa che bisogna fare è capire quanto io valgo per Dio. La Bibbia afferma che:

“Noi amiamo, perché egli ci ha amati per primo.” (1 Giovanni 4:19 PV)

Dio è colui che crea, fa sempre le cose per primo:  è lui che inizia le cose, anche quando si tratta di relazioni:  Adamo non ha desiderato di avere rapporto con Dio, ma Dio ha desiderato di creare Adamo per avere rapporto con lui.  Adamo non ha cercato Dio dopo il suo peccato, ma Dio ha cercato Adamo nel posto dove si stava nascondendo.

Se non fosse stato Dio a cercare  di Adamo, e se non fosse stato Dio a cercare  di  me, e di te, nonostante tutti i miei peccati, l'adorazione mia e tua sarebbe assolutamente senza speranza, inutile; staremmo rivolgendoci a qualcuno che non ne vuole sapere di noi.

Per poter quindi scoprire quanto Dio valga per me, devo prima scoprire quanto io valga per lui:  devo poter vedere me stesso con gli stessi occhi con cui mi sta guardando Dio.  E Romani 12:1 afferma che Dio mi sta guardando “ a ragione della misericordia di Dio”. Lo sguardo di Dio su di me non è malevolo, ma misericordioso.

Perché Dio vuole la mia adorazione?

A questo punto però, mi viene da domandarmi:  com'è che il creatore del mondo brama che io lo adori? Non ha altro di meglio da fare che attendere che questo figlio irrequieto e disobbediente gli rivolga la parola?  Il salmo 8 dice:

“Quand'io considero i tuoi cieli, opera delle tue dita,la luna e le stelle che tu hai disposte, che cos'è l'uomo perché tu lo ricordi? Il figlio dell'uomo perché te ne prenda cura?” (Salmo 8:3-4)

Pensa per un momento: perché Dio ci ama?  Non ha senso!  Dobbiamo però ricordarci che l'amore non è quello che Dio fa, ma , l'amore è quello che Dio E'.  E' il suo carattere, è la sua natura.  La Bibbia afferma che dio E' amore. Non importa quante volte lo abbiamo deluso, lui continua ad amarmi e ad amarti, più di quanto tu possa immaginare!

Il figliol prodigo

In Luca 15 Gesù racconta la storia di un figlio che chiede al padre la sua parte di eredità in anticipo: è come se gli stesse dicendo :” mi piacerebbe tu fossi già morto”.  E, incredibilmente il padre lo accontenta! Dopo aver dilapidato tutto, Gesù dice che il figlio “rientrato in se” capisce che persino i servi più umili di suo padre stavano meglio di lui.  Allora ritorna, elaborando lungo il cammino il discorso con cui farsi riprendere in casa come servo.  Ma Gesù dice che, mentre si avvicinava a casa,

“suo padre lo vide, e ne ebbe compassione, corse, gli si gettò al collo, lo baciò e ribaciò”, dicendo: “questo mio figlio era morto ed è tornato in vita; era perduto, ed è stato ritrovato “

Gli mise scarpe nuove, lo vestì col vestito più bello, e gli diede l'anello che simboleggiava l'appartenenza alla famiglia.  Il padre che quel figlio aveva tradito  gli rende dignità,  identità,  autorità.

Il significato sbagliato di “prodigo”

Gesù non ha mai chiamato il figlio “prodigo” lungo tutta la storia.  E in realtà “prodigo” in italiano non  significava nemmeno “essere spendaccione”,  sino a quando nel 1551 un tipografo francese,  durante un lungo viaggio in carrozza da Lione a Parigi, per ammazzare il tempo non decise di mettere i numeri e titoli.

“Prodigo”, in realtà, (dal latino “pro-agere”= spingere avanti”) significava “donare con molta larghezza, dare tutto se stesso per aiutare gli altri”.

Se rileggiamo il brano alla luce di questa definizione, chi è il “prodigo”?  Il figlio o il padre?

Non è certo il figlio, che è vero, ha fatto un bel po' di casino.  Lo è il padre, perché “dona con molta larghezza” e “da tutto se stesso per aiutare il figlio” che non se lo sarebbe proprio meritato.

Dio è così!  Non importa quello che hai fatto,  lui ti aspetta a braccia aperte se torni da lui.  Lui ti conosce, ed è per questo che la Bibbia dice:

“Vedete, dunque, quanto ci ama Dio Padre: ci permette di essere chiamati suoi figli e lo siamo davvero!” (1 Giovanni 3:1)

Un mio amico pastore mi ha raccontato di aver assistito ad un padre che sollevava il suo figlio paralizzato e cieco durante un culto e gli cantava perché il figlio potesse sentire le sue braccia e sentire la sua voce. E il figlio, con uno sforzi immane, riuscì a sollevare un braccio solo per metterlo attorno al collo del proprio padre. Penso che l'immagine di questo padre che canta affinché suo figlio disabile, incapace di vederlo, incapace di muoversi, ma solo capace di essere sostenuto e sfiorato, in qualche modo abbracciato, sia già stata descritta in un passo dell'Antico Testamento:

“ Il SIGNORE, il tuo Dio, è in mezzo a te, come un potente che salva; egli si rallegrerà con gran gioia per causa tua; si acquieterà nel suo amore, esulterà, per causa tua, con canti di gioia” (Sofonia 3:17)

Pensi che quel padre non amasse il proprio figlio, solo perché era cieco e incapace di muoversi Pensi che a quel padre non nutrisse interesse per il futuro di suo figlio?  Non c'era nulla che il ragazzo potesse fare per poter guadagnare l'amore o il rispetto del padre.  Ma agli occhi del padre quel figlio era una creatura perfetta, stupenda!

E' con quegli stessi occhi che Dio ti guarda, e vede in te una persona stupenda!

Dio ti ama senza curarsi dei tuoi problemi la tua e nonostante i tuoi limiti, le tue disobbedienze, i tuoi peccati.  Non c'è nulla che puoi fare per guadagnarti il suo amore.  Ma lui ti ama lo stesso,  perché ha iniziato ad amarti dal principio  e Dio è un dio che non cambia.  E' un dio che  “esulterà, per causa tua, con canti di gioia”

Cosa farai?

Cosa farai, dunque, con un amore così?  Come risponderai a questo amore stravagante, alla grazia e alla misericordia?  Ci sono due modi: con incredulità  o con gratitudine

Puoi rifiutarlo e andartene.  Oppure puoi scegliere di restare, o di riconnettere la tua vita a Lui, mettere un braccio attorno al suo collo,  e lasciare che lui esulti “per causa tua, con canti di gioia”  e aggiungere la tua voce alla sua,  e vivere la tua vita stessa come un atto di adorazione,   non come un obbligo,   o temendo qualche sua ritorsione,   o provando a ripagarlo in qualche modo,   ma come una risposta di amore e gratitudine verso un Padre che ti ama così tanto.

Sappiamo che noi valiamo per Dio;  valiamo così tanto che non ha esitato a far morire suo Figlio in croce per noi.  Non è morto per altri (per la terra, gli animali, gli angeli caduti),  ma per noi.  E noi siamo gli unici che possono adorarlo  con un cuore redento,  un cuore salvato.

Sappiamo che valiamo, e che abbiamo un padre “prodigo”,  che dona con molta larghezza,  che è pronto a dare tutto se stesso per aiutare i suoi figli”.

Quanto vale Dio per te?

Eravamo partiti da due domande: Cosa è adorare  A chi serve l'adorazione  Alla seconda ora sappiamo rispondere: non serve a Dio, ma serve a me  per agganciare la mia vita alla sua per rammentarmi che  non solo sono suo figlio,  non solo ho ottenuto misericordia,   ma che Dio  “(esulta), per causa (mia), con canti di gioia"

Ma alla prima, devi rispondere tu.

Cosa farai, oltre cantare una canzone a Dio?  Cosa farai, otre pregare una preghiera a Dio?  Come farai a mettere il tuo braccio attorno al suo collo, per fargli sentire che, anche se sei disabile, paralizzato, e cieco, lo ami?

Chiedigli in preghiera di mostratelo, e lui te lo farà vedere.  Ti ha lasciato lo Spirito Santo per guidarti:  lascia che sia lo Spirito a guidarti.  Forse già sai cosa ti sta chiamando a fare o a non fare, come atto di adorazione.

Sappi che lui è lì, davanti a te, e ti sorregge per poter esultare “per causa tua con canti di gioia!”

16 giugno 2013

Cosa significa avere fede?

Cosa significa "fede"? Nei vocabolari ci sono molte spiegazioni, ma per chi crede deve valere quella
di Ebrei 11:1 "È la completa certezza che quello che si spera si realizzerà. È la piena fiducia in cose che non si vedono”.
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Come definiresti la parola “fede”?

  • Definizione Vocabolario Garzanti: “il credere come veri determinati assunti o concetti, basandosi sull'altrui autorità o su una personale convinzione”.
  • Definizione Zanichelli: “adesione incondizionata a un fatto, a un'idea”.
  • Definizione Treccani:“credenza piena e fiduciosa che procede da intima convinzione o si fonda sull’autorità altrui più che su prove positive”
Possiamo essere più o meno d'accordo con una di queste definizioni...  ma, in sostanza, come credenti, nessuna dovrebbe calzarci a pennello. Perché? Perché in un altro libro c'è la definizione esatta di cosa è fede: nella Bibbia!
  • Definizione Bibbia:  È la completa certezza che quello che si spera si realizzerà.  È la piena fiducia in cose che non si vedono
Dove troviamo questa definizione? In Ebrei 11:1:

“Che cos’è la fede? È la completa certezza che quello che si spera si realizzerà. È la piena fiducia in cose che non si vedono” (Ebrei 11:1 PV)

E aggiunge al versetto 2:

“Gli uomini di Dio del passato erano famosi per la loro fede” (Ebrei 11:2 PV)

E, da qui in poi, lo scrittore elenca una serie di 15 e più supereroi della Bibbia: da Abele (il primo che offriva sacrifici che gli costavano) a Noè (l'arca) ad Abraamo (il padre del popolo di Dio), a Sara (sua moglie), a Isacco, a Giacobbe, a Giuseppe (il re dei sogni), a Mosè (il liberatore dalla schiavitù,. a Raab (che nascose le spie israelite a Gerico), a Gedeone (che con 300 uomini sconfise un esercito di migliaia), a Sansone (che uccise centinaia di Filistei), a Davide (il re), a Samuele (che scelse i primi re Saul e Davide), a tutti i profeti...

Enoc, il mio supereroe

Sapete... quest'elenco mi spaventa... tutti supereoi spirituali...che hanno fatto delle imprese strabilianti, di portata storica... Ebrei insiste che “per fede” hanno fatto tutto questo...

Per cui, se non faccio imprese simili (non divido le acque del mare, non  salvo l'umanità con l'arca)... allora significa che la mia fede “non va bene”; non ho abbastanza fede, perché se avessi fede farei imprese simili... Infatti, dice che “Gli uomini di Dio del passato erano famosi per la loro fede”
“ma che ora non ci sono più uomini simili”, verrebbe da aggiungere!



Sapete, di tutti questi supereroi che lo scrittore di Ebrei cita, ce n'è uno che il MIO supereroe; si chiama “Enoc”, ed è il mio supereroe  perché, secondo me, Dio l'ha messo lì affinché non ci scoraggiassimo di fronte a tutti gli altri supereroi

“Anche Enoc ebbe fede in Dio, e per questo Dio lo trasportò in cielo senza che morisse. Infatti di lui le Scritture dicono:  « Nessuno lo trovò più, perché Dio l’aveva preso ».  Prima che ciò accadesse, Dio aveva detto che Enoc  « era vissuto come piaceva al Signore ».” (Ebrei 11:5 PV)
Chi è Enoc? Enoc è il bisnonno di Noè e nella Bibbia lo troviamo solo tre volte.  Andando a ritroso lo troviamo: una in Ebrei (questa) e una in Luca.

“Gesù, quando cominciò a insegnare, aveva circa trent'anni ed era figlio, come si credeva, di Giuseppe, di Eli...di Matusala, di Enoc, di Iaret, di Maleleel, di Cainam, di Enos, di Set, di Adamo, di Dio.(Luca 3:23, 37-38)

Che cosa ha fatto di così importante,  quale azione eroica o quale miracolo per essere citato come esempio di fede e per essere citato nella genealogia di Gesù?

Vediamo il terzo riferimento:

“Enoc visse sessantacinque anni e generò Metusela. Enoc, dopo aver generato Metusela, camminò con Dio trecento anni e generò figli e figlie. Tutto il tempo che Enoc visse fu di trecento sessantacinque anni .Enoc camminò con Dio; poi scomparve, perché Dio lo prese. (Genesi 5:21-24)

Tutto qua? Dove sono le gesta eroiche, i mari che si aprono, le navi che galleggiano, le mura che cadono al suono della tromba?

Tutto qua! L'impresa più grande può non essere costruire una nave, o liberare un popolo, o vincere un esercito di cinquantamila con trecento... l'impresa più grande, spesso, è quella che pare in realtà più facile: Enoc camminò con Dio. Enoc  « era vissuto come piaceva al Signore.

Enoc è il mio supereroe...perché è “normale”! Non divide acque come fece Mosè, non sconfigge eserciti con una mascella d'asina come fece Sansone.

E' qualcuno con cui mi posso identificare, che fa qualcosa a cui posso arrivare: camminare con Dio, vivere come piace a Dio ... se po' ffà!

Mi piace perché mi dice che Dio non calcola il premio in base all'utile che produci per la sua azienda: non ci sono incentivi, o premi di produzione; non puoi “ingraziarti” il capoufficio per la mole di lavoro che fai o per la resa di quello che produci. Non c'è altra maniera di piacere a Dio se non avere “la piena fiducia in cose che tu non vedi... ma Dio si!”

Avete mai visto le Paralimpiadi? Vorrei vedere assieme a voi un filmato...

 

Annalisa Minetti è una delle nostre atlete più affermate nel mezzofondo dedicato ai non vedenti, ed ha vinto alle ultime Paralimpiadi di Londra la medaglia di bronzo nei 1500 metri.

I 1500 sono una gara da pazzi: è uno sprint che dura tre giri di pista dove dai tutto quello che hai,  ma devi dosare le forze, controllando te stesso e gli avversari attorno. 

Annalisa corre in pista, e come tutte la altre atlete non vedenti corre.. con il suo braccio destro legato con una striscia di stoffa al braccio sinistro della sua guida, che è un atleta vedente. Annalisa deve ascoltare la voce della sua guida, per sapere quello che gli sta succedendo attorno, quando attaccare, quando rallentare. La vittoria di Annalisa dipende da quanto riesce ad affidare i suoi muscoli, il suo cuore, la sua voglia di vincere a qualcuno che vede per lei... Annalisa deve avere “piena fiducia” nella sua guida.

Hai tu questo tipo di rapporto con Dio? Sai affidargli i tuo muscoli, il tuo cuore, la tua voglia di vincere le sfide che quotidianamente ti propone la vita? Sei legato indissolubilmente al suo braccio e ascolti la sua sola voce mentre corri?

Camminare con Dio, vivere come piace a Dio, significa; fare il suo volere ogni giorno rispettare le sue regole ogni giorno cercare la sua presenza ogni giorno avere pazienza ogni giorno ascoltare la sua voce ogni giorno.

Camminare con Dio, vivere come piace a Dio, significa; fare il suo volere ogni giorno ...anche quando le benedizioni stentano ad arrivare; rispettare le sue regole ogni giorno...anche quando tutti gli altri intorno ti prendono per pazzo; cercare la sua presenza ogni giorno… anche quando ti senti con le spalle al muro, alla fine della corda, chiuso in una gabbia; avere pazienza ogni giorno ...anche quando non sembra accadere nulla; ascoltare la sua voce ogni giorno… anche quando non capisci il perché Dio ti sta portando lungo quel percorso.

C'è un premio a tutto questo?

Ebrei afferma che sì, c' è un premio:

“Ora, senza fede, è impossibile piacere a Dio. Chi vuole avvicinarsi a Dio, deve credere che Dio esiste e che ricompensa quelli che sinceramente lo cercano.” (Ebrei 11:6 PV)

Ma, come è successo per Enoc, per Mosè, per gli altri, il premio potrebbe non essere immediato; ma potresti, come Annalisa, stringere con le mani la medaglia... ma non vederla ancora.

“Questi uomini di fede, di cui ho parlato, morirono tutti senza aver ottenuto le cose che Dio aveva loro promesso; ma le videro soltanto da lontano e ne furono felici, perché dichiaravano che questo mondo non era la loro vera casa: erano soltanto di passaggio sulla terra, come forestieri in esilio.” (Ebrei 11: 13)

La mia vita è fatta di benedizioni su benedizioni, ma so che le benedizioni più grandi, quelle che Dio mi ha promesso, debbono ancora venire. E la promessa è questa, rinnovata di anno in anno, di stagione in stagione da otto anni:

“Certo, ti benedirò e ti moltiplicherò grandemente” (Ebrei 6:14)
Io voglio essere come Enoc; non mi importa di vedere il mare aprirsi davanti a me  (se succedesse ne sarei felice, ma non è su questo che si fonda la mia fede), ma voglio come Enoc “camminare con Dio”, lasciare che sia lui a guidare la mia corsa; voglio “vivere come piace a Dio”, sapendo che sono di passaggio e in esilio su questa terra, ma che la mia vera dimora è nei cieli.

E' semplice tutto questo?

Se vi dicessi di si sarei il più grande bugiardo del mondo!

Io mi sono da sempre definito un “leader riluttante”, uno di quelli difficili, su cui il Signore deve lavorare per persuaderli, uno di quelli per i quali la “obbedienza al primo comando” non esiste.

Ma sono certo di una cosa: il motivo perché il Signore continua a benedire ciò che faccio per lui, e a benedirmi in generale è che Dio SA che, alla fine, faccio quello che Lui mi chiede. Sa che di me si può fidare!

Non avrei mai voluto fare il pastore dei giovani a 29 anni...  ma Dio lo ha chiesto, ed io ho obbedito. Non avrei mai voluto diventare un predicatore, non avrei voluto mai diventare un Anziano di chiesa, non avrei mai voluto piantare una nuova chiesa, non avrei mai voluto andare negli Stati Uniti per completate gli studi, non avrei mai voluto organizzare una serie di conferenze internazionali ad Ostia, non averi mai voluto dare il 25% del mio reddito alla Sua opera... ma Dio lo ha chiesto, ed io ho obbedito

… non avrei voluto mai andare in Zimbabwe... ma Dio lo ha chiesto, ed io obbedisco... perché io ho una “piena fiducia in cose che io non vedo, ma che Dio vede” ; perché io ho piena fiducia della guida di Dio. Perché io non so perché vuole che io vada in Africa ma lui me lo ha chiesto, ed io lo faccio

Come fare?

Come posso dunque camminare assieme Dio? Come posso imitare Enoc ed essere elencato nella “Hall of Fame” di quelli che sono esempi di fede in Dio?

“Anche noi, dunque, davanti a questa grande folla di uomini di fede, dobbiamo sbarazzarci di tutto ciò che ci ostacola o ci trattiene, specialmente di quei peccati che ci imprigionano così facilmente; e dobbiamo correre con decisione la corsa che Dio ci ha proposto.    Teniamo lo sguardo fisso su Gesù, nostra guida ed esempio perfetto di fede. (Ebrei 12:1-2a)

1. Sbarazzati dei peccati

“Dobbiamo sbarazzarci di tutto ciò che ci ostacola o ci trattiene, specialmente di quei peccati che ci imprigionano così facilmente”

Cominciamo dalle cose “ovvie”. Il peccato è una “prigione” in cui è facile entrare e difficile uscire: stanne alla larga. E più cammino con Dio, più ascolti la sua sola voce, più facile sarà uscire o non entrare affatto in quella prigione.

2. Corri con decisione

“dobbiamo correre con decisione”

Non passeggiare Annalisa per vincere ha dato tutto, si è allenata, non si è risparmiata. Paolo racconta così il suo “allenamento” per Cristo:

“Perciò, io corro dritto al traguardo, mettendocela tutta; lotto come un pugile che vuol vincere e non tira colpi a vuoto;  mi sottopongo a dei sacrifici come un atleta e tengo il mio corpo a disciplina, per paura di essere squalificato e messo da parte, proprio io che ho iscritto gli altri alla gara!” (1 Corinzi 9:26-27 PV)


3. Corri la tua corsa, non quella di altri

“la corsa che Dio ci ha proposto.”

Dio ti ha formato con una forma unica che solo tu hai; ti ha dato dei doni spirituali, un cuore, delle abilità, una personalità e delle  esperienze uniche, che nessuno altro ha. Nessun altro può correre la tua corsa: ma devi correre la tua, non quella che decidono altri per te,  fossero anche i tuoi genitori, il tuo sposo o la tua sposa, il tuo capo, il tuo pastore. Puoi ricevere buoni consigli, ma se questi cozzano con la tua SHAPE, stai per correre una corsa sbagliata.

4. Tieni lo sguardo fisso su Gesù

"Teniamo lo sguardo fisso su Gesù, nostra guida ed esempio perfetto di fede."

La guida, colui che deve dire, a te cieco, cosa fare, quando scattare, quando riposarti, cosa fanno gli avversari attorno, è solo Gesù. Vedi di connettere costantemente il tuo braccio destro al suo braccio sinistro,  di tenere aperte le orecchie, anche se lo stadio urla impazzito, concentrandoti sulla sua sola voce.

E, soprattutto, abbi la completa certezza che quello che speri in Cristo si realizzerà; abbi la piena fiducia che Cristo vede per te, e ti guida.

Conclusione

“Che cos’è la fede? È la completa certezza che quello che si spera si realizzerà. È la piena fiducia in cose che non si vedono.”

Che tu non vedi, ma che Gesù vede per te.

09 giugno 2013

Gesù, il vero supereroe della nostra vita

Nella  Bibbia molti sono gli eroi, ma uno solo è il vero supereroe della nostra vita... Gesù! Sandro Ferretti ce lo illustra attraverso il libro di Ebrei.
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"Perciò, fratelli santi, che siete partecipi della celeste vocazione, considerate Gesú, l'apostolo e il sommo sacerdote della fede che professiamo,  il quale è fedele a colui che lo ha costituito, come anche lo fu *Mosè, in tutta la casa di Dio.  Gesú, anzi, è stato ritenuto degno di una gloria tanto piú grande di quella di Mosè quanto chi costruisce una casa ha maggior onore della casa stessa.  Certo ogni casa è costruita da qualcuno, ma chi ha costruito tutte le cose è Dio.  Mosè fu fedele in tutta la casa di Dio  come servitore per rendere testimonianza di ciò che doveva essere annunziato,  ma Cristo lo è come Figlio, sopra la sua casa; e la sua casa siamo noi se manteniamo ferma sino alla fine la nostra franchezza e la speranza di cui ci vantiamo." (Ebrei 3:1-6)

"Ma venuto Cristo, sommo sacerdote dei beni futuri, egli, attraverso un tabernacolo piú grande e piú perfetto, non fatto da mano d'uomo, cioè, non di questa creazione,  è entrato una volta per sempre nel luogo santissimo, non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue. Cosí ci ha acquistato una redenzione eterna.  Infatti, se il sangue di capri, di tori e la cenere  di una giovenca sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano, in modo da procurar la purezza della carne,  quanto piú il sangue di Cristo, che mediante lo Spirito eterno  offrí sé stesso puro di ogni colpa a Dio, purificherà la nostra coscienza dalle opere morte per servire il Dio vivente!" (Ebrei 9:11-14)

02 giugno 2013

Allenati all'unità


Attenti ai "cannibali"... spirituali! Coloro che rubano l'armonia nelle chiese! Allenati all'unità, piuttosto!

(Il messaggio è stato registrato il 2/11/2008)

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Sapete cosa sono i cannibali? Si?. Penso che tutti conosciamo questo termine che in realtà ci fa proprio disgusto, anche se ormai è una cosa lontanissima dalla cultura in cui viviamo. Per cui non dobbiamo proprio preoccuparcene, vero?

E invece no, come credenti dovremmo PROPRIO occuparci di un tipo di cannibalismo che ancora è vivo e vegeto e si annida proprio dove meno ce lo aspettiamo.

Quello di cui vi parlo va sotto il nome di “cannibalismo spirituale”, ed avviene nelle comunità dei credenti, all'interno delle chiese.

Comunità una volta unite si dividono, credenti si organizzano in “fazioni” pro o contro questa o quella cosa, divorandosi a vicenda e ponendo fine a testimonianze potenti per Cristo.

E' triste, ma è così; ogni anno accade che le liste delle chiese debbono essere riviste perché qualche chiesa si è “duplicata” non perché ha piantato un'altra chiesa in una città vicina, ma per via di una scissione all'interno di essa.

Ma sapete quale è la cosa ancora più triste? E' che almeno l'ottanta per cento
delle divisioni avviene non già per motivi “basilari”, di dottrina ma per motivi futili, insignificanti, legati piuttosto al “a me piacerebbe di più se...” piuttosto che altro.

Mi ha fatto riflettere la definizione delle categorie di cannibalismo che dà Wikipedia :

Il cannibalismo può avvenire per le seguenti ragioni:
  • In funzione di una usanza culturale (cannibalismo rituale).
  • Per necessità in casi di carestia estrema.
  • A causa di follia


A quale tipo di cannibalismo appartiene il cannibalismo spirituale?

  • non può derivare da un'usanza culturale , anzi la Bibbia (come vedremo) spinge nella direzione opposta;
  • non dipende da una necessità di ricevere nutrimento ( la chiesa E' il luogo dove il credente riceve cibo spirituale);
  • tranne qualche rarissimo caso, non dipende dall'improvvisa insanità di mente di uno o più membri.

SE mai Wikipedia dovesse inserire la voce “cannibalismo spirituale”, dovrebbe proporre una sola ragione per esso:

  • L'egoismo

Uno dei più grossi errori che possano fare i membri di una chiesa (a partire dal neo credente appena entrato su su fino al pastore e all'anziano di chiesa) è confondere l'unità con l'uniformità.

La chiesa DEVE essere unita, non uniforme; questo significa che non dobbiamo pensarla tutti allo stesso modo, anzi che normalmente ci saranno una molteplicità di opinioni all'interno della chiesa.

Questa è una BENEDIZIONE, non un limite; ma lo è solo SE mettiamo da parte l'egoismo che abbiamo ereditato dalla nostra natura di peccatori, quell'egoismo che ci spinge a volere che tutto si UNIFORMI a quel nostro “io vorrei che...”, alle nostre esigenze e alle nostre visioni.

L'unità è un bene che va preservato e protetto. Quando l'unità viene meno succedono due cose:

  • la prima è che Gesù vede la divisione e ne è addolorato
  • la seconda è che il mondo vede la divisione, e giudica Gesù e la sua opera secondo quella divisione.

Gesù ha detto:

Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri".(Giovanni 13:35)

Gesù afferma che, se non saremo uniti, se non preserveremo l'unità, il cui vincolo è l'amore, il mondo non conoscerà che noi siamo suoi discepoli; e se non conoscerà noi, non potrà conoscere nemmeno Lui.

C'è un Salmo, molto breve, che illustra i sentimenti che ha il Signore verso l'unità dei suoi figli; leggiamolo assieme:

Salmo 133 Canto dei pellegrinaggi. Di Davide. 1 Ecco quant'è buono e quant'è piacevole che i fratelli vivano insieme! 2 E' come olio profumato che, sparso sul capo, scende sulla barba, sulla barba d' Aaronne, che scende fino all'orlo dei suoi vestiti; 3 è come la rugiada dell' Ermon, che scende sui monti di Sion; là infatti il SIGNORE ha ordinato che sia la benedizione, la vita in eterno.

Immaginatevi una colonna di persone, che scende dalla città di Gerusalemme e s'incammina verso la valle del Giordano; non è una semplice processione, non si tratta di persone riunite lì per caso, ma si tratta di un gruppo che è unito da un unico scopo; esaltare il nome di Dio.

E' questa l'immagine che il salmista coglie; il titolo “Canto dei pellegrinaggi” lo spiega.

Quella gente non è “uniforme”, non la pensano tutti alla stessa maniera, né c'è un “capo”, un despota, un dittatore che gli impone le regole; quella gente è UNITA, al di la di come individualmente la pensano. Sono uniti perché hanno compreso il valore che Dio dà al loro essere uniti.

Dio li vede, sa che stanno lì per lui, ed esclama:

"Ecco quant'è buono e quant'è piacevole che i fratelli vivano insieme!"

Dio è deliziato dall'unità, Dio dice che vedere i sui figli uniti è bellissimo.

La parola tradotta con “piacevole” in ebraico è “nahim”, ed era una parola usata nel gergo musicale per indicare quando un'armonia era molto bella.

L'unità per Dio è questo; un'armonia bellissima che ha origine dal vivere assieme delle sue creature, è musica per le sue orecchie.

Lo è, soprattutto, perché quello è un gruppo “speciale”; per Dio non tutti i gruppi di persone producono “armonia” per le sue orecchie.

Quello si, quello è un gruppo di “fratelli”; sono i SUOI figli, coloro che lo hanno conosciuto, coloro per cui manderà Suo figlio a morire in croce...

Gesù dice in Matteo 10: 35 “sono venuto a dividere il figlio da suo padre, la figlia da sua madre, la nuora dalla suocera”; è venuto a separarci da coloro che non credono, al fine di “ riunire in uno i figli di Dio dispersi”. (Giovanni 11:52)

Dio sa che il nostro stare uniti rafforza l'unità della Sua chiesa; l'adorare assieme rafforza la nostra unità. E' per questo che veniamo qui la domenica, per adorare assieme Gesù. E' per questo che è bene pregare assieme nelle nostre famiglie; la preghiera assieme al vostro sposo o sposa, o ai vostri figli, rafforzano l'unità vostra con il Signore. E il Signore benedice quell'unità, perché Dio ama così tanto il nostro stare assieme.

Lo ama così tanto perché la nostra unità rafforza la testimonianza di Cristo verso il mondo.

Il mondo è pieno di conflitti e di divisioni; imporre la propria volontà sugli altri è cosa universalmente ritenuta valida. Solo se ci imponiamo sugli altri valiamo e saremo visti dal mondo come persone con “gli attributi”.

Ma quando il mondo vede un gruppo di persone che NON sono uniformi, che hanno differenti gradi di istruzione, differenti opinioni, differenti abilità, ma che sono UNITE nonostante tutto, e che quell'unione non è una mera sottomissione, ma un atto di amore reciproco, allora si domandano “come è possibile tutto questo”?

“Questo è quello che può fare Cristo” è la nostra risposta; la chiesa non è un "social-club", né un passatempo per persone annoiate o frustrate, ma un'istituzione soprannaturale, sostenuta in un modo soprannaturale che ha un destino soprannaturale.

Dal nostro essere uniti sgorga una testimonianza verso il mondo che è come un profumo prezioso sparso sul capo di Aaronne, il sommo Sacerdote che prefigura colui che è il nostro Sommo Sacerdote, Gesù.

E' come l'acqua fresca formata dalle nevi del Monte Ermon che alimentano il fiume Giordano, il fiume della vita, l'acqua che simboleggia il battesimo dei credenti...

Di fronte all'unione dei fratelli, Dio non vuole rimanere senza far nulla, tanta è la Sua gioia nel vedere ciò; ORDINA che vi sia benedizione su di essi, ORDINA che vi sia vita in eterno per essi.

SE non siamo uniti, (non uniformi, ma uniti), Dio non può benedirci. L'unità è uno degli attributi principali che distingue coloro i quali sono rinati a vita eterna in Cristo Gesù.

Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri". (Giovanni 13:35)

Il mondo è la palestra dove siamo chiamati ad esercitare in maniera parziale ciò che in Paradiso faremo in modo perfetto; è qui che impariamo ad amare, in attesa di amare in modo perfetto quando Gesù ci porterà con Lui. E' qui che impariamo ad essere uniti in attesa di essere perfettamente uniti dopo il Giudizio.

Se l'unità ha un così grande valore agli occhi di Dio, cosa devo fare per preservarla?

La risposta è semplice: allenati all'unità.

Il nostro Dio è un dio “pratico”, e non ci lascia mai senza istruzioni sulle cose importanti; magari non ci dirà cosa dobbiamo fare a pranzo, ma sugli argomenti che gli stanno a cuore c'è sempre l'imbarazzo della scelta circa gli “esercizi” su cui allenarci.


  • Esercizio 1: usa la “libertà in Cristo” per dimostrare amore, non per azzannare gli altri.
E' palese come Dio vi abbia chiamati a vivere una vita di libertà. Siate sicuri di non usare questa libertà come una scusa per fare quel che vi pare, distruggendola . Usatela piuttosto per servirvi reciprocamente in amore; è in questo modo che la libertà si accresce. Badate Bene che, se vi mordete e danneggiate a vicenda, rapidissimamente vi annienterete a vicenda; e dove sarà la vostra preziosa libertà , allora?" Galati 5:13-15 (The Message)

Cristo è venuto per liberarti dalla schiavitù della carne, comprese le passioni “forti”. Azzannare l'altro non danneggia solo l'altro, ma

  • a) danneggia la testimonianza di Cristo
  • b) danneggia l'altro
  • c) danneggia te

  • Esercizio 2: bada a come agisci
"Io dunque, il prigioniero del Signore, vi esorto a comportarvi in modo degno della vocazione che vi è stata rivolta, con ogni umiltà e mansuetudine, con pazienza, sopportandovi gli uni gli altri con amore, sforzandovi di conservare l'unità dello Spirito con il vincolo della pace." (Efesini 4:1-3)

Dio ti ha rivolto una “vocazione”, tu hai risposto di si; che il tuo agire sia degno di quella risposta

  • Esercizio 3: bada a come reagisci

"non rendete male per male, od oltraggio per oltraggio, ma, al contrario, benedite; poiché a questo siete stati chiamati affinché ereditiate la benedizione." (1 Pietro 3:9)
La vita eterna l'hai già in pugno se credi in Gesù, la benedizione di Dio sta a te ottenerla. Conta fino a 100 o a 1000 se serve, e poi benedici l'altro, piuttosto che maledire.

  • Esercizio 4: bada a come interagisci

“... siate ricolmi di Spirito, parlandovi con salmi, inni e cantici spirituali, cantando e salmeggiando con il vostro cuore al Signore" (Efesini 5:18-19)

Nel parlare al tuo fratello o alla tua sorella, non parlare come ad uno qualsiasi, ma pensa che condividi con lui o lei la medesima speranza, la medesima salvezza e la medesima risurrezione.

Conclusione

Il cannibalismo spirituale non deve farci paura, ma deve renderci vigili per mantenere l'unità del corpo di Cristo.

L'unità, non l'uniformità, si preserva solo se ci si ama l'uno l'altro: e l'amore, come dice Giovanni, non è un sentimento, ma un'azione:

"Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e in verità." (1 Giovanni 3:18)
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