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29 dicembre 2013

Un inventario spirituale per l'anno che finisce

Alla fine di ogni anno i giornali fanno un  "inventario" dei maggiori eventi accaduti: come credenti anche noi dovremmo farlo per ringraziare il Signore e per sapere cosa pregare per l'anno che viene. Janet ci guida in questa sorta di "inventario spirituale per il 2013.
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"Poi vidi un grande trono bianco e colui che vi sedeva sopra. La terra e il cielo fuggirono dalla sua presenza e non ci fu più posto per loro. 12 E vidi i morti, grandi e piccoli, in piedi davanti al trono. I libri furono aperti, e fu aperto anche un altro libro, che è il libro della vita; e i morti furono giudicati dalle cose scritte nei libri, secondo le loro opere. 13 Il mare restituì i morti che erano in esso; la morte e l’Ades restituirono i loro morti; ed essi furono giudicati, ciascuno secondo le sue opere. 14 Poi la morte e l’Ades furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda, cioè lo stagno di fuoco. 15 E se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco." (Apocalisse 20:11-15)

"C'era a Gerusalemme un certo Simeone, uomo giusto, molto devoto, che attendeva [il Messia] che avrebbe consolato Israele. Lo Spirito Santo era con lui e gli aveva rivelato che non sarebbe morto, finché non avesse visto il Cristo del Signore. Quel giorno, lo Spirito spinse Simeone a recarsi nel tempio, e così, quando i genitori giunsero per presentare il piccolo Gesù al Signore in ubbidienza alla legge, Simeone prese il bambino tra le braccia e lodo Dio. "Signore", esclamo, "ora lascia morire in pace il tuo servo, come tu mi avevi promesso, perché ho visto con i miei occhi la salvezza  che tu hai preparato per tutti i popoli. Egli è una luce che illumina il mondo, e la gloria del tuo popolo Israele" (Luca l 25-32 PV)

1. Quale è stato l'evento più bello di questo anno?
2. Quale è stato l'evento più difficile di questo anno?
3. In quale occasione ti sei più accorto della presenza del Signore?
4. Chi è stata la persona che hai trovato più difficile sopportare in quest'anno?
5. Chi è la persona che ami di più e che non conosce ancora Gesù come salvatore?

25 dicembre 2013

Gioire per Cristo che viene

La gioia del Natale è : un dono da qualcuno che non ti aspetti, di qualcosa che non ti aspetti, e più grande di quanto non ti aspetti: Gesù!
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E finalmente ci siamo. Dopo aver tanto parlato di come testimoniare Cristo, oggi possiamo gioire per
il Cristo che viene.

 "Io vi porto una meravigliosa notizia, che darà grande gioia a tutti!” (Luca 2:10)

Non è per caso che ho scelto di usare il nome “Cristo” piuttosto che Gesù. E' un “attributo di Gesù, non un nome, che significa “unto”, “scelto”; Gesù è stato “scelto” come dono per noi.

Come avete “scelto” i vostri doni per Natale? Li avete scelti in base a specifiche richieste,
oppure in base alla vostra esperienza, sapendo che quella determinata persona aveva bisogno di qualcosa?

Vorrei vedere assieme a voi un breve video.


(Video 1)

Voglio fare con voi alcune brevi considerazioni su ciò che abbiamo visto.

1. La gioia viene da qualcosa che non ti aspetti

Nessuno dei passeggeri si aspettava di ricevere doni al loro arrivo all'aeroporto. Se gli avessero annunciato alla partenza che invece di valige avrebbero ricevuto in dono i loro desideri, nessuno ci avrebbe creduto.

Dio è solito sorprenderci,  Dio spesso ci annuncia ciò che farà... ma noi non ci crediamo!

Ricordate la storia di come è nato Isacco da Abraamo e Sara ormai vecchi?

“Poi (gli angeli) gli dissero: «Dov’è Sara, tua moglie?» Ed egli rispose: «È là nella tenda». 10 E l’altro: «Tornerò certamente da te fra un anno; allora Sara, tua moglie, avrà un figlio». Sara intanto stava ad ascoltare all’ingresso della tenda, che era dietro di lui.  Abraamo e Sara erano vecchi, ben avanti negli anni, e Sara non aveva più i corsi ordinari delle donne.  Sara rise dentro di sé, dicendo: «Vecchia come sono, dovrei avere tali piaceri? Anche il mio signore è vecchio!»” (Genesi 18: 9-12)

Il figlio si chiamerà “Isacco”, che significa “risata”.

“Sara concepì e partorì un figlio ad Abraamo, quando egli era vecchio, al tempo che Dio gli aveva fissato.  Sara disse: «Dio mi ha dato di che ridere; chiunque l’udrà riderà con me». 7 E aggiunse: «Chi avrebbe mai detto ad Abraamo che Sara avrebbe allattato figli? Eppure io gli ho partorito un figlio nella sua vecchiaia». (Genesi 21:2, 6-7)

La gioia di Sara viene da qualcosa che non ti aspetti, anche se annunciata. Per Gesù Cristo, il nostro Vero dono dai Natale, è accaduto lo stesso

“Maria dovrà partorire un figlio al quale metterai nome Gesù perché è lui che salverà il popolo dai suoi peccati. Questo accadrà affinché si realizzi ciò che il Signore ha detto tramite il suo profeta:  "Ascoltate: la vergine sarà incinta! Partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele che significa 'Dio è con noi'".” (Matteo 1:21-23 PV)

Non ci saremmo mai aspettati che Dio scendesse in Terra, eppure...

“La Parola divenne uomo e visse qui fra noi, e noi abbiamo visto la sua gloria, la gloria dell'unico Figlio del Padre pieno di grazia e di verità.” (Giovanni 1:14 PV)

La vera gioia del Natale è un dono che non ti aspetti,  è Dio che scende e si fa uomo.

2. La gioia viene da qualcuno che non ti aspetti.

I passeggeri di certo non si aspettavano doni da una compagnia aerea. La compagnia aerea non è loro “nemica”, ma in fondo è solo un “fornitore” ben pagato,e i passeggeri non avevano fatto nulla per meritare i doni, tranne salire sul loro aereo.

Dio ama comportarsi in modo inaspettato verso di noi, Dio non aveva alcun motivo per farci dei doni, anzi, tutt'altro,  sin dall'inizio avevamo cominciato ad abusare a piene mani della sua pazienza.

“Dio il Signore chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?»  Egli rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino e ho avuto paura, perché ero nudo, e mi sono nascosto».  Dio disse: «Chi ti ha mostrato che eri nudo? Hai forse mangiato del frutto dell’albero che ti avevo comandato di non mangiare?»  L’uomo rispose: «La donna che tu mi hai messa accanto, è lei che mi ha dato del frutto dell’albero, e io ne ho mangiato».  Dio il Signore disse alla donna: «Perché hai fatto questo?» La donna rispose: «Il serpente mi ha ingannata e io ne ho mangiato».” (Genesi 3:9-13)

E da lì in poi, noi siamo diventati “nemici” di Dio. Paolo afferma:

“Una volta voi eravate estranei e nemici (di Dio), a causa delle vostre menti pervertite dal vostro malvagio modo di vivere.” (Colossesi 1:21 PV)

Non potevamo aspettarci che colui al quale ci eravamo ribellati, ci facesse un dono! Ma Dio lo ha fatto,  ci ha dato  un dono che non ci aspettavamo,  ci ha mandato qualcuno che non ci saremmo mai aspettati.

“Poiché un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato, e il dominio riposerà sulle sue spalle; sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace.” (Isaia 9:5)

La vera gioia del Natale è qualcuno che che ti fa un dono,  nonostante tu lo abbia deluso e ferito.

3. La gioia viene dalla grandezza del dono

Si fa un bel dire “basta il pensiero”! Si, in parte... è anche vero, ma se il regalo è bello, se il regalo è grosso,  se il regalo è quello che avevamo da sempre aspettato... allora è meglio.

Ne volete la prova? Riguardiamo le facce di tre protagonisti del filmato...





(Video 2)

Chi, tra i tre ha avuto la reazione più forte? Quelli che hanno ricevuto il regalo più grande!

Un grande regalo, ti porta una grande gioia, una grande gioia ti porta una grande emozione, una grande emozione ti porta a gridare, a esultare, a piangere.

"Ad un tratto, al primo angelo se ne aggiunsero molti altri, un esercito celeste, che lodavano Dio, dicendo: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace sulla terra a quelli che egli gradisce!".  Quando gli angeli se ne furono tornati di nuovo in cielo, i pastori cominciarono a dirsi l'un l'altro: "Venite! Andiamo a Betlemme, andiamo a vedere quello che è successo e che il Signore ci ha fatto sapere!" Si precipitarono al villaggio, e là trovarono Maria, Giuseppe e il bambino che giaceva nella mangiatoia. I pastori annunciavano ciò che l'angelo aveva detto loro del bambino.   E tutti quelli che sentivano il messaggio dei pastori rimanevano meravigliati. 19 Maria, intanto, serbava queste cose nel suo cuore e spesso ci ripensava.  I pastori tornarono lodando Dio per tutto quello che avevano visto e sentito, proprio come l'angelo aveva annunciato loro. (Luca 2:13-20 PV)

La vera gioia del Natale è sapere che abbiamo ricevuto il dono più grande che fosse mai possibile immaginare.

Conclusione

Come uomini e donne possiamo avere piena gioia perché non ci aspettavamo di ricevere in dono la salvezza per grazia, accettando Gesù.

Come uomini e donne possiamo avere piena gioia perché non ci aspettavamo di ricevere un dono da colui al quale avevamo disobbedito e che avevamo ripudiato come padre.

Come uomini e donne possiamo avere piena gioia perché il dono del Natale è il più grande che potessimo mai immaginare,
(Slide 12)

"Ascoltate: la vergine sarà incinta! Partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele che significa 'Dio è con noi'".” (Matteo 1:21-23 PV)

22 dicembre 2013

Offrire Cristo a Natale

In Natale ha tutto a che fare con il "dare": Gesù si è dato, noi dobbiamo fare altrettanto.


Le scorse tre  settimane avevamo parlato di come usare il Natale per portare il Vangelo: abbiamo cambiato il nostro linguaggio, rendendolo semplice e comprensibile, ci siamo avvicinati alle persone mostrandoci attenti alle loro esigenze,, gli abbiamo parlato di Gesù come unica via, unico autorevole, e vero servo...

Ma, come possiamo fare il passo successivo? Perché parlare, ascoltare ed informare, è molto... ma l'amore non è un sentimento, ma un'azione!

Cosa ha fatto Gesù per noi?

1. Gesù ci è stato dato

“Poiché un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato, e il dominio riposerà sulle sue spalle; sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace.” (Isaia 9:5)

Dio non aveva l'obbligo di darci Gesù non aveva l'obbligo di venirci a riparare il motore della nostra vita

Guardate due degli attributi con cui Isaia descrive Gesù:

a) Consigliere ammirabile        

Da chi prendiamo i “consigli” nella nostra vita reale? Talvolta da persone sagge, altre volte (per alcuni moltissime volte), da quelli che ti dicono “Fatti furbo! Fatti raccomandare, passa davanti alla graduatoria per le case popolari, non pagare le tasse, ecc."

Il termine che usa Isaia in ebraico è “colui che risolve miracolosamente” Per molti di noi, ci voleva un miracolo per poter continuare nelle nostre vite, poi, è arrivato Gesù.

Molti di quelli che abbiamo a fianco, a Natale ma non solo, sono nelle stesse condizioni nostre;
hanno bisogno di “colui che risolve miracolosamente” la loro vita.

“Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna” (Giovanni 3:16)

Eccolo, il messaggio che dobbiamo dare come credenti, a Natale e non solo, eccolo “colui che risolve miracolosamente” le nostre vite, perché, gira gira, il vero e irrisolvibile problema di chi abbiamo a fianco, non sono le tasse, non sono i rapporti di coppia, non sono la mancanza di danaro...

Anche, ma il VERO problema, è la morte!

“L’ultimo nemico che sarà distrutto sarà la morte.” (1 Corinzi 15:26)

b) Principe della pace.

Debbo aggiungere qualcosa? Da quando Adamo ed Eva sono stati cacciati dall'Eden, la terra non ha visto un solo giorno senza guerra; lottiamo tra nazioni (con le armi, con la finanza); lottiamo tra regioni, lottiamo tra paese e paese, lottiamo tra quartiere e quartiere, tra pianerottolo e pianerottolo, lottiamo al lavoro, lottiamo in famiglia, lottiamo con noi stessi...

"Venite da me, voi tutti che siete stanchi e oppressi e io vi darò riposo.” (Matteo 11:28 PV) 

Se vogliamo “amare in azione” dobbiamo imparare a dare i consigli di “colui che risolve miracolosamente” Se vogliamo “amare in azione”, dobbiamo anche noi imparare a dare pace,

“Vi lascio la pace, vi do la mia pace! Io non do come il mondo dà.” (Giovanni 14:27)

2. Gesù si è dato

“Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti.” (Matteo 20:28)

Gesù, la seconda persona della Trinità, non era obbligato a scendere, ha deciso di scendere, di essere umiliato, di soffrire,  di morire... per me!

Quella che festeggiamo a Natale, non è un lieto evento per Gesù, il suo scendere ha significato spogliarsi della sua natura divina, e incarnarsi in un uomo di carne ed ossa, che soffre di acidità di stomaco, che è nervoso se non dorme bene, che se lo buchi sanguina, che messo su una croce...
muore!

Secondo il mio punto di vista, umano, c'è poco da festeggiare a Natale! Ma invece...

“Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l’infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio.” (Ebrei 12:2b)

Di quale gioia parla lo scrittore di Ebrei? Ce lo dice Gesù stesso in una parabola:

"Prendete un altro esempio: una donna ha dieci monete d'argento di un certo valore e ne perde una. Bene, che cosa farà? Accenderà una lampada e spazzerà la casa, cercando dappertutto, finché non l'avrà ritrovata. Poi, ritrovandola chiamerà amiche e vicine, dicendo: "Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perso!" Allo stesso modo c'è gioia alla presenza degli angeli di Dio, quando un peccatore si pente!" (Luca 15:8-10)

Noi spesso diciamo che gli angeli fanno festa quando un peccatore si ravvede... Niente di più inesatto! Perché gli angeli sono semplicemente “spettatori” della gioia... Di chi, secondo voi? Chi siede in cielo “seduto alla destra del trono di Dio”? E' Gesù che gioisce!

3. La fonte della gioia è il dare

 “Vi ho mostrato continuamente che si deve lavorare per aiutare i deboli, perché ricordavo le parole del Signore Gesù: c'è più felicità nel dare che nel ricevere”. (Atti 20:35)

Grazie a Paolo sappiamo uno dei motti di Gesù che non erano presenti (non in questa forma diretta) nei Vangeli.

Avete mai visto un avaro felice? Io mai! Sono sempre assillati dall'accumulare, dal risparmiare, dal non perdere... sino a quando scopriranno che...

«Un uomo ricco aveva una campagna che produceva abbondanti raccolti. Perciò si chiedeva: "Cosa faccio? Non ho più posto per il raccolto! Ecco cosa faro: demolirò i vecchi granai e ne costruirò altri più grandi dove metterò il mio grano e le altre cose.  Poi, finalmente, mi siederò e dirò a me stesso: 'Vecchio mio, hai immagazzinato abbastanza per molti anni. Ora prenditela comoda! Mangia, bevi e godi!'" "Ma Dio gli disse: "Sciocco, stanotte stessa tu morirai e a chi andranno tutte queste cose che tu hai preparato?" "Questo è quello che succede a chi accumula tesori per sé, e non è ricco davanti a Dio» (Luca 12:16:21 PV)

Dare, non avere è la chiave della gioia

Come dare per ricevere gioia?

“Non fate nulla per spirito di parte o per vanagloria, ma ciascuno, con umiltà, stimi gli altri superiori a se stesso, cercando ciascuno non il proprio interesse, ma {anche} quello degli altri”. (Filippesi 2:3-4)

Gesù, per riceve gioia, ha dato se stesso,

  • senza condizioni,
  • senza se e senza ma,
  • completamente,
  • senza salvare nulla per se
  • con un azione d' amore, 
  • il nascere a Natale come un uomo qualsiasi,
  • senza amarci “a distanza”.


E' questo il Cristo che vogliamo offrire a Natale... e non solo a Natale.

“Se sapete queste cose, siete beati se le fate.” (Giovanni 13:17)

21 dicembre 2013

Un Felice Natale a tutti!


Auguriamo a tutti gli amici che ci seguono su iTunes un Felice Natale; purtroppo iTunes ci ha

comunicato che sarà inattivo dal 21 al 27 Dicembre e, pertanto, il nostro podcast non sarà aggiornato  né il giorno 22 né il giorno 25 Dicembre. Potrete sempre seguirci accedendo direttamente all'audio sul sito www.laveravite.blogspot.it, dove le registrazioni saranno presenti senza alcun problema.

Un Felice Natale a tutti voi.

15 dicembre 2013

Quale Cristo testimoniare a Natale?


Di quale tipo di Cristo parleremo a Natale con i nostri amici e nelle nostre famiglie? Di un Cristo "minore", uno dei tanti per arrivare a Dio, oppure di Cristo come unica via?

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Le scorse due  settimane avevamo parlato  del tipo di “lingua” che usiamo per parlare agli altri di Gesù.

Avevamo detto che dovevamo  cambiare il modo di parlare,  renderlo semplice usando un linguaggio più “moderno” e meno da “addetti ai lavori” per testimoniare al meglio il Vangelo, anche in vista del periodo natalizio.

Avevamo poi detto che dovevamo cambiare la nostra maniera di avvicinarci agli altri, mostrando attenzione verso le necessità e i bisogni anche minimi degli altri,portandoli in preghiera a Gesù e facendoci coinvolgere emotivamente.

Ora abbiamo avvicinato le persone con cui abbiamo e persone che ci scorrono a fianco nella nostra vita, abbiamo il loro rispetto, e sono più propensi ad ascoltare quello che abbiamo da dire loro.

Come testimoniamo Cristo, ora? Cosa diciamo di Gesù e della nostra fede per attirarli a Cristo?

Anche stavolta andiamo a vedere un modello assoluto;vediamo come Gesù presentava se stesso alle folle.

Cosa dice Gesù di se stesso

1. Gesù è l'unica via

“Gesù gli disse: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. “ (Giovanni 14:6)

“Io sono la porta. Chi passerà tramite questa porta sarà salvato, potrà entrare, uscire e trovare pascoli. ” (Giovanni 10:6 PV)

"Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me, anche se muore vivrà, anzi chi vive e crede in me non perirà mai” (Giovanni 11:25-26 PV)

Sembra scontato, ma questa è la Buona Novella.

Il problema: noi viviamo in un mondo “relativista”.

“Il relativismo è una posizione filosofica che nega l'esistenza di verità assolute, o mette criticamente in discussione la possibilità di giungere a una loro definizione assoluta e definitiva. In Europa se ne riconosce la prima comparsa all'interno della sofistica greca” (cit. Wikipedia)

La nostra società è permeata dalla maniera “greca” di pensare. La volta scorsa avevamo accennato all'idea greca di dio, un dio distante ed apatico contrapposta all'idea ebraica di Dio, un dio presente e con emozioni.

Allo stesso modo la maniera greca di pensare alle cose assolute è che l'assoluto non esiste, l’assoluto è relativo e cambia a seconda di chi lo indaga. E' un concetto estraneo al modo ebraico di pensare, dove erano più le verità assolute che quelle relative.

Parlare di un'unica via, di un'unica di un'unica porta, di un'unica resurrezione, nel mondo “grecizzato” moderno ci fa risultare presuntuosi. Tendiamo dunque a “sminuire” la realtà fondamentale del rapporto con Cristo, andare non da “uno”, magari il più bravo”, ma andare dall'unico vero.

Nel mondo evangelico, ci sono due linee di pensiero:

  • demolire col martello pneumatico il falso dio
  • aspettare che il vero Dio sostituisca quello falso piano piano.

Quale delle due è la più giusta? Quale delle due avrebbe scelto Gesù?

Vediamo come agiva Gesù di fronte ad una persone il cui cuore era “distratto” da un dio differente (in questo caso si trattava dei soldi).

“Mentre se ne stava andando, arrivò un uomo correndo, s'inginocchiò davanti a lui e gli chiese: "Buon Maestro, che cosa devo fare per avere la vita eterna?" "Perché mi chiami "buono?" chiese Gesù. "Solo Dio è veramente buono. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire il falso contro nessuno, non ingannare, rispetta tuo padre e tua madre".  "Signore, da quando ero ragazzo ho osservato tutti questi comandamenti!" rispose l'uomo.  Gesù, guardandolo, lo amò e gli disse: "Ti manca solo una cosa: vai e vendi tutto ciò che hai, dai il denaro ai poveri, ed avrai un tesoro nel cielo. Poi vieni e seguimi". L'uomo, addolorato, se ne andò via tristemente, perché era molto ricco. Gesù, guardandosi attorno, disse ai discepoli: "Quanto è difficile per un ricco entrare nel Regno di Dio!" (Marco 10:17:23 PV)

Come testimonia di se Gesù?

a. Parte da un punto in comune con l'altro

“Tu conosci i comandamenti”

I 10 Comandamenti.  La tavola della Legge contenuta all'interno dell'Arca del Patto che era all'interno del tempio. Tutti la conoscevano! Tutti la sapevano citare a memoria! Gesù comincia da quello che aveva in comune con il giovane ricco, non da quello che il giovane stava sbagliando.

b. Ascolta l'altro

"Signore, da quando ero ragazzo ho osservato tutti questi comandamenti!" rispose l'uomo

Lascia che l'altro possa commentare.Non lo giudica per la sua risposta ma, anzi...

c. Ama l'altro

“Gesù, guardandolo, lo amò”

Non c'è segno di riprovazione in Gesù per l'obiezione del giovane, non lo prende a “male parole”, non gli da dell'imbecille... ma lo ama!

d. Dice la verità vera all'altro

“Ti manca solo una cosa: vai e vendi tutto ciò che hai, dai il denaro ai poveri, ed avrai un tesoro nel cielo. Poi vieni e seguimi”

Non gli nasconde la verità, non gli “addolcisce la pillola” :”vedi di vendere un po' di cose di quelle che hai e fai un po' di beneficenza”, ma gli dice la verità, tutta, anche quella che fa male a sentire :”vendi tutto, dai tutto ai poveri”.

e. Lascia libero l'altro di decidere

“Gesù, guardandosi attorno, disse ai discepoli: "Quanto è difficile per un ricco entrare nel Regno di Dio!"

Non corre appresso al giovane, tentando di convincerlo, né cerca di “semplificare” l'impegno richiesto per ottenere la vita eterna.

E' questa la cosa più dolorosa: aver offerto la vita eterna a coloro che amiamo, e vederli andarsene via, voltando le spalle alla salvezza.  E' triste!

Ma Gesù, è l'unica via! Se diciamo che Gesù è “una” delle molteplici vie, se vogliamo essere tolleranti per non offendere nessuno, se vogliamo essere (da buoni eredi dei greci) “relativisti”, affermando che non ci sono verità assolute, non stiamo testimoniando al mondo il Cristo che viene.

2. Gesù è autorevole

Cosa significa essere autorevole?

Autorevole: agg. [derivato di autore]. – Che ha autorità, per la carica che riveste, per la funzione che esercita, per il prestigio, il credito, la stima di cui gode” (Dizionario Treccani)

Autorevole deriva da “autore”, Gesù è l'autore dell'Universo, è l'autore di me e di te, ed è per quello che è l'unico completamente autorevole... in quanto è l'autore di tutto!

“Gesù disse ai suoi discepoli: « Mi è stato dato ogni potere sia in cielo che in terra.” (Matteo 28:18 PV)

Gesù parla di se stesso come dell'autore dell'Universo, ed è pertanto capace di spiegare l'Universo, e anche quello che è meglio per le sue creature.

Quando parliamo di Gesù alle persone, è frequente che ci dicano “Perché dovrei credere che Gesù è il Creatore, che è il Figlio di Dio, che è capace di resuscitare i morti?” In sostanza, stanno mettendo in dubbio l'autorità di Gesù. Non c'è niente di nuovo in questo, perché perfino a Gesù fu fatta questa domanda:

“Dicci con quale autorità fai queste cose, o chi ti ha dato questa autorità.” (Luca 20:2 PV)

Gesù non risponde agli scettici farisei, ma spiega ai suoi discepolo perché è autorevole, ed ha autorità di fare quello che promette.

“Gesù disse queste cose; poi, alzati gli occhi al cielo, disse: «Padre, l’ora è venuta; glorifica tuo Figlio, affinché il Figlio glorifichi te,  poiché gli hai dato autorità su ogni carne, perché egli dia vita eterna a tutti quelli che tu gli hai dati..” (Giovanni 17:1-2)

Quando parliamo agli altri di Gesù, dobbiamo ricordare da ci proviene l'autorità di dire quello che diciamo e di fare quello che facciamo: noi siamo strumenti nelle mai dell'autore del mondo!
Non sminuiamo la portata di quello che testimoniamo : ”senti...vorrei parlarti di una cosa.. lo so, ti sembrerà un po' strano... hai due minuti? No?, Vai di fretta... beh, fa niente, te lo dirò la prossima volta”...e la prossima volta non arriva mai!

Le folle erano attratte da Gesù non perché gli diceva belle parole,  né perché gli diceva cose che volevano sentire ma perché le folle percepivano l'autorità di colui che le diceva. E la medesima autorità, guarda caso, Gesù l'ha assegnata a ciascuno di noi, che siamo suoi discepoli.

“In tutta sincerità, vi dico che chi crede in me farà gli stessi miracoli che faccio io, anzi più grandi ancora, infatti io ritorno dal Padre e qualsiasi cosa chiederete nel mio nome, io la farò.” (Giovanni 14: 12-13 PV)

3. Gesù è un servo

Parlare di unica via, di unico autore, sapere che siamo dalla parte della ragione, potrebbe renderci presuntuosi; molti credenti lo sono! Dobbiamo dunque sviluppare lo stesso cuore che aveva Gesù per le persone che lo circondano.

“Chiunque tra di voi vorrà essere primo sarà servo di tutti.  Poiché anche il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti.” (Marco 10:44-45)

Il Cristo che annunciamo a Natale,

  • è l'unica via, 
  • è l'unico autore 
  • è l'unico autorevole
  • ma è anche il servo di tutti.


Quando Gesù parla alle persone di se, quando gli dice la verità circa se stesso quando cancella il mito che “tutte le religioni portano a Dio” non lo fa come un docente “ex catedra”, ...ma lo fa come un servo.

Testimoniare il Cristo che viene non ha a che fare con la fierezza di stare dalla parte giusta della strada, ma nel riconoscere che un tempo stavamo da quella sbagliata,  e chiamare altri dalla nostra

“"Due uomini salirono al tempio a pregare. Uno era Fariseo, e l'altro un disonesto esattore delle tasse. Il Fariseo stava in piedi e pregava tra sé: "Grazie, Dio, perché non sono un peccatore come tutti gli altri: ladri, imbroglioni e adulteri, e neppure come quell'esattore delle tasse. Io digiuno due volte la settimana e do la decima di tutte le mie entrate". "L'esattore, invece, se ne stava a distanza e non osava neppure alzare gli occhi al cielo mentre pregava, ma, battendosi il petto diceva: "Dio, abbi pietà di me, peccatore!" Ebbene, io vi dico che fu questo, e non il Fariseo, a ritornare a casa perdonato! Perché chi si esalta sarà umiliato, ma chi si umilia sarà onorato!"” (Luca 18:10-14 PV)

Gesù non si comporta mai da “primo della classe”, anche se ne avrebbe tutto il diritto, ma si comporta come un servo. E' per quello che è venuto, è per quello che è nato Il motivo della festa, a Natale, non è Gesù che nasce, ma Gesù che viene a servire.

Il motivo della festa è il Gesù che viene per servire, che viene per servire, costi quel che costi, che viene ad amare, costi quel che costi... sino alla fine.

“Nessuno ha amore più grande di quello di dare la sua vita per i suoi amici.” (Giovanni 15:13)


Quale Cristo testimonierai a Natale?


  • Ne parlerai come una delle molteplici vie, o come la Via, la Verità e la Vita?
  • Ne palerai come di uno dei tanti saggi venuti nel mondo, o come dell'autore del mondo?
  • Ne parlerai come di un capo esigente,  o come di un servo?


In questa stagione di Natale noi vogliamo presentare agli altri Gesù come

  • l'unica via,
  • l'unico autore,
  • l'unico autorevole,

ma soprattutto come

  •  il vero servo
  • e il vero amico.


Sei pronto, sei pronta, a testimoniare questo agli altri durante Natale?


08 dicembre 2013

Agire come Cristo

La testimonianza più grande che io possa dare ai miei amici del Gesù che festeggiamo a natale è il
mio interesse verso le loro vite...così, come faceva Gesù!
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La scorsa settimana abbiamo parlato del tipo di “lingua” che usiamo per parlare agli altri di Gesù.

Avevamo detto che dovevamo “decrittare” i messaggi,  renderli semplici usando un linguaggio più “moderno” e meno da “addetti ai lavori per testimoniare al meglio il Vangelo, anche in vista del periodo natalizio,  scegliendo il tipo di linguaggio a seconda della persona che abbiamo davanti,
scegliendo accuratamente gli argomenti che possano risultare comprensibili ai nostri ascoltatori,
e trasmettendo gioia a chi ci ascolta, non depressione.

Oggi vogliamo fare un passo ulteriore per saper parlare meglio del Cristo che viene a Natale.

Se da una parte la comunicazione è gran parte,  dall'altra il contatto personale fa la differenza.

Nessuno vuole ascoltare e basta,  ma molti sono disposti ad ascoltare se capiscono che l'altro è interessato a lui. Gesù attirava folle enormi, ma le folle enormi erano persone reali, di cui Gesù si interessava.

Come sappiamo che Gesù era interessato non alle folle, ma ai singoli che le componevano? Perché Gesù AGIVA in maniera pratica nelle vite delle persone che incontrava. Le innumerevoli guarigioni miracolose lo stanno a dimostrare

Nei Vangeli sono moltissime le guarigioni, ma solo di 27 abbiamo la storia dettagliata Tramite esse possiamo vedere come agiva Gesù, e cercare di imparare qualcosa per noi e per la nostra testimonianza...non solo a Natale!

Questa tabella le riassume.



1. Gesù è attento alle necessità delle persone

"Nella città, vicino alla "Porta delle Pecore", c'è una vasca con il nome ebraico di Betesda, circondata da cinque portici. Molti malati, zoppi, ciechi e paralitici si mettevano sotto questi portici,  {aspettando che l'acqua della vasca si muovesse. Di tanto in tanto, infatti, un angelo del Signore veniva a smuovere l'acqua e la prima persona che vi entrava guariva.}  Fra quelli che aspettavano c'era un uomo invalido da trentotto anni. Quando Gesù lo vide lì sdraiato, sapendo da quanto tempo era malato, gli chiese: "Vuoi guarire?" "Signore," rispose l'uomo, "non ho nessuno che mi porti nella vasca, quando l'acqua si muove. Ogni volta che cerco di entrarci, c'è sempre qualcun altro che vi scende prima di me". 8 Allora Gesù gli disse: "Alzati, prendi la tua branda e cammina!" (Giovanni 5:2-7 PV)

Delle 27 guarigioni descritte in dettaglio, solamente 6 sono su specifica richiesta dell'ammalato. Per ben 10 volte Gesù AGISCE, senza che gli sia stato richiesto di farlo. Gesù vede la necessità, e agisce.

Per fare questo: Gesù viveva “fisicamente” a contatto con le persone,  camminava con loro e in mezzo a loro,  faceva quello che gli altri facevano, frequentava i posti che gli altri frequentavano. Ma non era lì per “passere il tempo, era lì con un proposito: VEDERE di cosa avevano bisogno le persone, era ATTENTO a cercare le opportunità per dimostrare amore...piuttosto che parlarne.

Noi dovremmo, come credenti, fare lo stesso.

2. Gesù è pronto a rispondere alle necessità delle persone

“Quando Gesù arrivo a Cafàrnao, un centurione romano venne a lui e lo supplico: "Il mio giovane servo è stato colpito da una paralisi, e soffre terribilmente!" Gesù disse: "Verrò a guarirlo". “ (Matteo 8:5-7 PV)

Gesù non dilaziona,  non prende tempo,  non dice :”Aspetta  che finisca quello che devo fare e poi vengo”. Ma AGISCE subito, interrompendo quello che stava facendo, di fronte alla necessità del prossimo.

3. Per Gesù ogni bisogno è il più importante

Tutte le guarigioni miracolose di Gesù non sono “programmate” ma avvengono come “interruzione”.

“Quando Gesù ebbe attraversato il lago in barca e fu giunto sull'altra riva, una gran folla si radunò intorno a lui.  Ed ecco che uno dei capi della sinagoga, un certo Iairo, gli si avvicinò e si gettò ai suoi piedi,  implorandolo di guarire la sua figlioletta....  Gesù andò con l'uomo, mentre la folla lo seguiva e lo stringeva da tutte le parti. Fra la gente c'era una donna che da dodici anni soffriva di perdite di sangue  e aveva sofferto molto; si era affidata alle cure di diversi medici, che le erano costati tutto il suo denaro, ma non aveva avuto miglioramenti, anzi, stava sempre peggio.  Questa donna ... pensava: "Se riesco anche solo a toccare il suo vestito, sarò guarita!"  E fu proprio così: non appena lo toccò, l'emorragia si fermò, e la donna sentì di essere guarita. Gesù s'accorse subito che una forza gli era uscita, perciò si rivolse alla folla, chiedendo: "Chi mi ha toccato i vestiti?"... Fu allora che la donna, tremante e impaurita per quello che le era successo, si fece avanti e si getto ai suoi piedi spiegando tutta la verità. Allora Gesù le disse: "Figliola, la tua fede ti ha salvata; vai in pace, guarita dalla tua sofferenza!" (Marco 5:21-34 PV)

Era importante guarire la figlia di Iairo? Certamente si,  ma anche la guarigione della donna era importante! E' per quello che si ferma, la cerca, per confermarle che quello che aveva sentito non era una sua speranza, ma che era realmente guarita.

Allo stesso modo noi dovremmo reputare ogni bisogno degli altri come importante.

4. Gesù ascolta le persone che gli portano i problemi degli altri

Delle 27 guarigioni, 11 le si devono a persone che hanno presentato i problemi di un altro

“Ed ecco che si presentarono alcuni uomini che portavano un paralitico in barella e cercavano di farsi largo tra la folla per portarlo davanti a Gesù, ma non ci riuscivano. Allora salirono sul tetto sopra di lui, tolsero delle tegole e calarono la barella con l'invalido giù tra la folla, proprio davanti a Gesù. Vedendo la loro fede, Gesù disse a quell'uomo: "Amico, i tuoi peccati ti sono perdonati!"... Poi, rivolto al paralitico, gli comando: "Alzati, raccogli la tua barella e vattene a casa tua!" Immediatamente, sotto gli occhi dei presenti, l'uomo balzo in piedi, raccolse la barella, e se ne andò a casa sua lodando Dio.” (Luca 5:18-25 PV)

Spesso le persone che conoscono meglio i problemi del prossimo, sono gli amici più stretti di colui che ha il problema. Gesù li ascoltava.
Questo ci insegna due cose:

a) per conoscere i bisogni di chi ci sta vicino, dovremo spesso ascoltare i suoi amici.
b) se portiamo a Gesù i problemi dei nostri amici, Gesù ci ascolta.

5. Gesù non ha timore di toccare chi ha bisogno.

“Ed ecco che un lebbroso si avvicinò, s'inginocchiò davanti a lui e lo implorò: "Signore, se tu vuoi, puoi guarirmi!"  Gesù lo toccò con la mano e disse: "Sì, lo voglio. Sii guarito!" E subito la lebbra scomparve.” (Matteo 8:2-3 PV)

Gesù non aveva bisogno di toccare il lebbroso per guarirlo, ma stava modellando per noi come dovremmo comportarci.

Dobbiamo superare lo “schifo” e la paura, per poter essere efficaci, L'amore “a distanza”, è mezzo amore... e il mezzo amore non è amore affatto.

6. Gesù è emotivamente coinvolto con i problemi delle persone

“Mentre si avvicinava alla porta del villaggio, ecco che stava arrivando un funerale: il morto era l'unico figlio di una vedova, e molte persone della città l'accompagnavano.  Quando il Signore la vide, ebbe pietà di lei. "Non piangere", le disse. 14 Poi si avvicino alla bara e la tocco.I portatori si fermarono. "Ragazzo", comando Gesù, "alzati!"  Il ragazzo si mise a sedere e comincio a parlare. Così Gesù lo restituì a sua madre.” (Luca 7:12-14 PV)

“Quando Gesù vide Maria e i Giudei che piangevano, si sentì profondamente turbato: "Dov'è sepolto?" domandò."Vieni a vedere", risposero.  Gesù pianse.” (Giovanni 11:33-35 PV)

Gesù è Dio, e Dio è un dio “emotivo”: la Bibbia dice che Dio piange, Dio ride, Dio si adira, Dio, è triste, Dio cambia idea... Non è un dio assente e abulico, ma un Dio presente e volitivo.

Conclusione

Per testimoniare del Cristo che viene, non basta cambiare il nostro linguaggio ma dobbiamo cambiare la nostra agenda personale; per dimostrare amore, dobbiamo agire in amore.

Dobbiamo essere attenti alle necessità di chi ci sta a fianco, dobbiamo rispondere con velocità ai bisogni, perché ogni bisogno è importante. Dobbiamo ascoltare chi intercede per altre persone,
senza avere paura di “contaminarci” né di farci coinvolgere emotivamente.

Per testimoniare Cristo che viene tra i nostri amici, non dobbiamo solo parlare diversamente, ma dobbiamo soprattutto agire in modo diverso, così, come il  Cristo che viene e che annunciamo è diverso.

01 dicembre 2013

Decrittare il messaggio di Cristo

Come parliamo tra di noi, e come parliamo di Cristo agli altri? E' il nostro un messaggio chiaro e comprensibile, oppure stiamo usando una lingua da "addetti ai lavori", che necessita di essere decrittata e tradotta per essere compresa? 
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Vorrei vedere assieme a voi un breve filmato per introdurre il tema di oggi.







Forse vi state chiedendo: “Dove vuoi andare a parare, Marco”?
Voglio leggere assieme a voi una nota che ho pubblicato qualche giorno addietro sul sito della chiesa.

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Immaginatevi la scena.

Un extra-terrestre in forme umane entra in una nostra chiesa la domenica; ad accoglierlo ci sono
due signore sorridenti che gli mettono in mano due libri, uno di simil-pelle nera e un raccoglitore ad anelli con paginette di plastica. Così, con le mani già piene, viene fatto accomodare in una sedia in fondo.

La cosa che nota è che alle pareti ci sono tante scritte: “Sarà tempo di elezioni” pensa, visto che sotto c'è il nome del candidato: Matteo, Pietro, Isaia... Nota anche che tutte le donne sono uscite di casa in fretta e furia senza pettinarsi, visto che hanno preso un centrino sottovaso e se lo sono messo in testa.

A un certo punto inizia la musica, una persona dice un numero e tutti si alzano in piedi e iniziano a cantare: “E' forse la prova generale per un concerto?” pensa, ma poi vede persone che si commuovono e piangono: “No, forse è morto il compositore”, pensa di nuovo.


Dopo un po', di canti, le persone siedono, e alcuni, con una voce grave e profonda si alzano a turno, pronunciando frasi di una lingua oscura: “onnipotente... trino... affinché...”. Si preoccupa un poco, quando uno di essi chiede ad un certo “Spirito” di inondare quel luogo, ed inizia a cercare il giubbotto di salvataggio sotto la sedia e l'uscita di sicurezza più vicina. Ma poi vede che non arriva acqua da nessuna parte e si tranquillizza.

Ora passano per la stanza due persone con due vassoi: in uno ci sono dei piccoli pezzi di pane, e nell'altro  una serie di bicchierini con un liquido rosso che pare un “cicchetto”: “Avevo giusto cominciato ad avere fame”, pensa mentre arraffa una manciata di pezzettini di pane e un paio di “shots” dai vassoi ricoperti di velluto viola... ma la faccia schifata del suo vicino di sedia lo fa desistere, e rimette tutto a suo posto.

Una persona anziana sale su un palco ed inizia a parlare: prima è calmo, ma man mano inizia da alterarsi, fino a quando comincia ad urlare alla gente:” Gli avranno fatto qualche sgarbo”, pensa, ma poi vede che le persone annuiscono a ciò che sta dicendo :”Mi sa che sono dispiaciuti di averlo offeso”, pensa, mentre guarda il suo vicino che piange di nuovo.

Pensa anche che chi parla deve avere uno strano “tic”, visto che continua, con cadenza quasi regolare, a pronunciare due parole fuori dal contesto di quello che sta dicendo: "Alleluja" e "Amén", quest' ultima, spesso, con un punto interrogativo alla fine: "Amen?". Ma la cosa ancora più strana è che il "tic" deve essere contagioso, visto che gran parte delle persone risponde con le medesime, inquietanti parole, modificando solo il punto interrogativo con uno esclamativo: "Amén!".

Pensa anche che è capitato in una famiglia dove il controllo delle nascite è stato quanto mai carente, visto che la persona che sta parlando si rivolge agli altri che ascoltano chiamandoli  "fratello" e "sorella". “Forse sono intolleranti ai contraccettivi”, pensa.

Dopo un ultimo canto, tutti quanti si alzano e cominciano ad abbracciarsi, a darsi pacche sulle spalle e a baciarsi: “Mi sa che hanno fatto pace”, pensa, mentre esce e riflette che la prossima
settimana si guarderà bene dal visitare ancora quella mega-famiglia un po' bizzarra.
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Gesù attirava folle enormi, e la Bibbia spesso registra le reazioni positive di quelle folle al suo insegnamento.

“Quando Gesù ebbe finito di parlare, la folla resto meravigliata dai suoi insegnamenti.” (Matteo 7:28 PV)

“E una grande folla lo ascoltava con interesse.” (Marco 12:37b PV)

Perché le persone erano così interessate a quello che diceva Gesù?  Come parlava Gesù alle persone?
1. Gesù sceglieva la lingua a seconda della situazione

Gesù non usava sempre la stessa lingua, ma sceglieva le parole a seconda delle persone con cui stava parlando.

3 esempi


  • 1° esempio: le folle


Durante il Sermone sul monte, Gesù sta parlando alle “folle”, al “popolo” insegna loro a pregare:

“Voi dunque pregate così: "Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome.” (Matteo 6:9)

La parola tradotta con “padre”, nell'originale è “abba” = babbo Che tipo di parola è?Ce lo descrive la scrittrice inglese Joyce Huggett





  • 2° esempio: i sacerdoti


Quando Caifa lo interroga nel Sinederio, sta parlando ad un dottore della Legge, uno studioso delle Scritture:

"Gesù taceva. Poi il sommo sacerdote aggiunse: "Ti scongiuro, nel nome dell'Iddio vivente, di rispondere. Sei tu il Messia, il Figlio di Dio?"  "È come hai detto!" rispose Gesù. "Anzi, vi dico che in futuro vedrete il Figlio dell'uomo sedere alla destra di Dio onnipotente e ritornare sulle nuvole del cielo" (Matteo 26:63-64 PV)

Gesù risponde citando il salmo 110: 1 e il proveta Daniele 7:13 (i due brani sottolineati).


  • 3° esempio: il re stolto


Gesù viene condotto da Erode, un re crapulone e di pochissimo intelletto:

“Erode fu molto contento nel vedere Gesù, perché ne aveva sentito parlare e da parecchio voleva incontrarlo, sperando di vederlo compiere qualche miracolo. Gli rivolse perciò molte domande, ma Gesù non gli rispose affatto.” (Luca 23:8-9 PV)

Gesù con Erode non spende neppure una parola.

2. Gesù sceglieva accuratamente gli argomenti di cui parlare

Paolo dice:

“Parlate sempre con gentilezza, rispondendo a ciascuno nel modo migliore.” (Colossesi 4:6 PV)

“Nella chiesa preferisco dire cinque parole intelligibili per istruire anche gli altri, che dirne diecimila in altra lingua-” (1 Corinzi 14:19)

Nei Vangeli sono citate 38 parabole,


Le storie di Gesù erano SEMPRE tratte dalla vita vera. Gesù sceglie argomenti della vita reale delle persone, cose che vedevano e praticavano praticamente ogni giorno.

3. Gesù parlando trasmetteva gioia

“E la folla, che lo precedeva e lo seguiva gridava: "Gloria al figlio del re Davide!" "Lode a lui che viene nel nome di Dio! Gloria nel più alto dei cieli!" (Matteo 21:9 PV)

Nessuno segue una persona che è triste, depressa, noiosa mentre invece Gesù era seguito da “folle” di migliaia di persone. La sua predicazione aveva immediatezza su di esso. Lui era sempre rilevante e sempre sul bersaglio per quel momento. Aveva un messaggio che offriva benefici pratici per la loro vita.

Il nostro messaggio fondamentale per i perduti deve essere una buona notizia. Se non è una buona notizia,   non è il Vangelo.

Dobbiamo imparare a condividere il Vangelo in modi che siano comprensibili Bisogna “decrittografare” il linguaggio che usiamo in chiesa, tra di noi, e nel mondo,


Dobbiamo abbandonare TUTTE le nostre tradizioni?

Non è detto che dobbiamo cambiare “tutto”, ma ci deve essere una maniera per coniugare tradizione e modernità, vangelo e linguaggio comune.

Gesù quando parlava alle folle, di certo non usava il linguaggio di sei secoli prima, ma, essendo del popolo, e parlando al popolo, parlava la lingua del popolo. Era rispettoso per molte tradizioni, ma per altre usava la frusta e ribaltava tavoli.

In un mondo dove la comunicazione è gran parte, se non tutto, dobbiamo essere attenti a come comunichiamo Cristo.

Se non “decrittografiamo” i messaggi, così che anche un extra-terrestre possa comprendere di cosa e di chi stiamo parlando, stiamo mancando il bersaglio.

Se non ci badiamo, e vogliamo rimanere aggrappati alle nostre (se pur sane e lodevoli) tradizioni, gli extra-terresti, senza tema di smentita, saremo noi.

E il nostro testimoniare Cristo sarà, immancabilmente, inefficace.

Sei pronto a parlare come parlava Gesù? Siamo pronti come chiesa a non essere gli “extraterrestri” in casa nostra?

24 novembre 2013

La nostra missione in Zimbabwe: parte prima

Il 2013 è stato l'anno della nostra prima missione come chiesa: abbiamo chiamato i nostri amici per raccontare un poco di ciò che abbiamo visto e vissuto condividendo esperienze e  filmati fatti durante il viaggio.

17 novembre 2013

Quando il Signore chiama

Il Signore chiama sempre. Chiama tutti. Ma spetta a te rispondere alla sua chiamata!
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Il Signore chiama a servirlo in molti modi e a qualsiasi età.

Può essere nella tua giovinezza prima, come è capitato a Samuele

“Il piccolo Samuele serviva il Signore sotto gli occhi di Eli. (...) Il Signore chiamò Samuele, il quale rispose: «Eccomi!»  Poi corse da Eli e disse: «Eccomi, poiché tu mi hai chiamato». Eli rispose: «Io non ti ho chiamato, torna a coricarti». Ed egli andò a coricarsi. 6 Il Signore chiamò Samuele di nuovo. Samuele si alzò, andò da Eli e disse: «Eccomi, poiché tu mi hai chiamato». Egli rispose: «Figlio mio, io non ti ho chiamato; torna a coricarti».  Ora Samuele non conosceva ancora il Signore e la parola del Signore non gli era ancora stata rivelata.  Il Signore chiamò di nuovo Samuele, per la terza volta. Ed egli si alzò, andò da Eli e disse: «Eccomi, poiché tu mi hai chiamato». Allora Eli comprese che il Signore chiamava il bambino.  Ed Eli disse a Samuele: «Va’ a coricarti; e, se sarai chiamato ancora, dirai: “Parla, Signore, poiché il tuo servo ascolta”». Samuele andò dunque a coricarsi al suo posto.  Il Signore venne, si fermò accanto a lui e chiamò come le altre volte: «Samuele, Samuele!» E Samuele rispose: «Parla, poiché il tuo servo ascolta» (1 Samuele 3:1-10)

Può essere nella tua maturità, come è accaduto a Pietro ed Andrea:

“Un giorno, mentre stava passeggiando lungo la riva del Lago di Galilea, Gesù vide due fratelli: Simone, soprannominato Pietro, e Andrea. Stavano in barca a pescare con le reti, dato che erano pescatori di mestiere. Gesù li chiamo: "Seguitemi, e vi faro pescatori d'uomini!"  Immediatamente i due lasciarono le reti e andarono con lui. .” (Matteo 4:18-20 PV)

Può essere nella tua vecchiaia, come è accaduto ad Abraamo a 75 anni:

“Il Signore disse ad Abramo: «Va’ via dal tuo paese, dai tuoi parenti e dalla casa di tuo padre, e va’ nel paese che io ti mostrerò” (Genesi 12:1)

Il Signore chiama in ogni momento della vita degli uomini e delle donne. Chiama tutti,  ma solo quelli che lo stanno cercando sono capaci di sentire la sua chiamata:

“Voi mi cercherete  e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il cuore;Io mi lascerò trovare da voi. (Geremia 29:13-14)

Questo è quello che è successo a Berni nel 1997,  all'età di 37 anni:

"Tutto è cominciato non più di due anni fa (l'intervista è del 1999 - ndr), proprio in questa città, Montefiascone. sulle sponde del lago, dall'incontro casuale con una mia ex compagna di scuola. Ricordo che quello era per me un periodo abbastanza tranquillo, o almeno cos' pensavo fosse; facevo esposizioni di quadri, vivevo spesso a contatto con la natura. facevo viaggi... Non stavo cercando nulla in particolare. Volavo, come una farfalla sui fiori, da un'idea all'altra, senza mai fermarmi troppo sopra nessuna di esse; qualcosa forse ricercavo, ma in senso molto vago. Cercavo l'essenza della mia parte spirituale..."

Come era stata la vita di Berni prima?

"Da bambino facevo il chierichetto nella parrocchia, tanto che mia madre pensava avrei fatto il prete, sino all'età di dieci anni quando, cambiato il parroco della chiesa con uno decisamente 'manesco', decisi di smettere. Così, tra i dieci e i sedici anni, i miei pensieri erano impegnati a tutt'altro che la religione, Dio, Gesù. Ricordo che a diciassette anni (finito il 2° liceo), fuggii per tre settimane a Firenze avendo con me la grande somma di 21.000 lire, sperimentando la vita di strada tra barboni e sbandati, chiedendo l'elemosina o cercando di vendere piccole opere di artigianato."

E da lì in poi, Berni non si è mai più fermato dal viaggiare : Francia, Spagna. Nepal Cuba, Thailandia, Bali, Creta, Australia...ma lui stesso dice questo di quei tempi

"Ripresi a viaggiare; ma anche questo non mi soddisfaceva più. Ogni volta partivo con mille idee, cercando la collaborazione di altri, ed ogni volta finiva o che dovevo fare tutto io, oppure che l''accordo con gli altri non durava molto. Ora mi accorgo che partendo cercavo di fuggire dalla mia famiglia e dai miei problemi; ma quando ritornavo i miei problemi erano lì, pronti ad aspettarmi e a tormentarmi ancora."

Fino a quando, nel 1997, succede questo:

"Nel 1997 feci due viaggi, uno breve a Creta, e l'altro più lungo in Australia; da questi ritornai pieno di nuovi stimoli e ispirazioni, e per questo accettai l'invito di un'amica astrologa di partecipare ad una mostra di pittura che si sarebbe tenuta sulle sponde del lago di Bolsena."

Lì Berni incontra una sua amica vecchia amica, Bruna... che sarà lo strumento scelto da Dio per far sentire la Sua voce a colui che lo sta cercando:

"Ricordi, ti ho detto che stavo stringendo una pietra tra le mani perché credevo mi servisse a scaricare le tensioni; lei (Bruna)  si dimostrò incuriosita, e così iniziammo a parlare. Ricordi anche che ti ho detto che ero alla ricerca dell'essenza della mia parte spirituale? Ebbene, quando dissi a lei questo, ella rispose: ' L'hai trovata, Bernardino!"

Berni era alla ricerca, e Gesù ci dice che chi cerca troverà Lui:

"Chiedete e vi sarà dato. Cercate e troverete. Bussate, e la porta vi sarà aperta. Perché chi chiede riceve, chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.” (Matteo 7:7-8)

Bernardino si reca a Torino, in una chiesa, e lo lo Spirito Santo lo “inonda”,

"Mi resi conto solo allora di quanti avevo fatto male ai miei genitori, a mio fratello e a mia sorella, ai miei amici, a me stesso... Per tutto il viaggio di ritorno, durato sette ore, non smisi un solo attimo di piangere chiedendo perdono a Dio per quello che avevo fatto della mia vita e per quello che  avevo fatto con la mia vita agli altri. Le menzogne della New Age erano ora chiare per me. Vedi Marco, è come se l'uomo nascesse con un proprio peso e man mano che cammina, si mette altri pesi, fin quando non riesce più ad andare avanti. Per anni io mi sono sentito così,  fermo e schiacciato dai miei pesi. Gesù ha tolto quei pesi di dono, facendomi capire il vero senso della vita."

Il Signore lo chiama a se, ma non vuole che nulla della sua esperienza venga sprecato, affinché mettendola a disposizione di altri, possa aiutare altri come lui che cercano, e non hanno ancora trovato. E, profeticamente, Berni concludeva così la sua testimonianza nel 1999:

"Ora mi vedo come se fossi arrivato in cima ad una vetta; ma non è un 'arrivo', perché mi rendo conto che sono solo all'inizio della mia vita con Cristo Gesù. Davanti a me c'è la profondità, l'ampiezza, e l'altezza dell'amore di Dio, e sono incoraggiato a conoscerlo e ad amarlo con tutto il mio cuore in spirito e verità."

Ed è per questo che nel 2004 (quasi dieci anni fa!) viene chiamato a piantare una chiesa “nuova” (non una nuova chiesa!) assieme a Michele Carlson e a me.

Dio non chiama mai a caso, ma chiama con un proposito, differente per ciascuno di noi. E quando chi ascolta la Sua voce risponde, c'è sempre benedizione su benedizione che lo attende: può essere la saggezza e la profezia di Samuele, può essere il raccolto abbondante di anime salvate di Pietro ed Andrea, può essere una grande, immensa nazione che adora Dio di Abraamo.

Ora Dio sta chiamando Berni a cambiare ancora una volta la sua vita... e che cambiamento gli sta chiedendo! Un nuovo continente, una nuova nazione, una nuova lingua, una nuova famiglia.

Berni sa che, dietro l'angolo, ci sono sfide e lavoro,  ma sa anche che ci sono benedizioni su benedizioni che lo attendono.

"Chiedete e vi sarà dato. Cercate e troverete. Bussate, e la porta vi sarà aperta. Perché chi chiede riceve, chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.” (Matteo 7:7-8)

10 novembre 2013

La gentilezza: il ponte di Cristo verso gli altri

Lo sai, esiste un modo semplice per dimostrare che ami il tuo prossimo... 

"Siate sempre gentili gli uni verso gli altri" (Efesini 4:32)
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Stiamo parlando da qualche settimana dell'abitudine alla felicità.

La felicità è una scelta: io decido di essere felice
e l'abitudine n° 1 per essere felice è

I. DEVO COLTIVARE RELAZIONI SANE!

Se non ho relazioni sane non posso essere felice. Devo:

1. ESSERE GRATO PER LE PERSONE NELLA MIA VITA!
2. PREGARE CON GIOIA PER LE PERSONE NELLA MIA VITA
3. ASPETTARMI IL MEGLIO DALLE PERSONE NELLA MIA VITA
4. AMARE LE PERSONE NELLA MIA VITA COME LE AMA GESU'

Non solo devo coltivare relazioni sane ma devo anche:

II. DEVO CONSERVARE RELAZIONI SANE!

Il metodo:  la misericordia

La misericordia è “amore in azione”


Per avere relazioni con gli altri io mi devo avvicinare all'altro, comprendere chi è e da dove viene, accettare l'atro così come è senza cercare di modificarlo, amarlo in azione, usando misericordia.

Ho detto “mi devo avvicinare”; quando ci sono due lembi di terra divisi da uno spazio, cosa si fa?
Si costruisce un ponte! E il ponte che ci avvicina all'altro, a qualsiasi altro, sia che lo conosciamo sia che non lo conosciamo ha un nome: gentilezza.

Vorrei vedere con voi un breve video




Abbiamo detto che la misericordia è “amore in azione” Esistono delle azioni semplici per mettere in moto l'amore...

Attenzione: ho detto “semplici”, non “facili”

“La persona che ama è gentile, non fa niente d'indecoroso, non cerca il proprio interesse,” (1 Corinzi 5a PV)

Vi ricordate che avevamo detto che la misericordia è come un boomerang: torna sempre indietro.. se lo sai lanciare bene! E per saperlo lanciare bene, devo seguire le istruzioni del “costruttore”, di Dio! Allo stesso modo la gentilezza è come un boomerang: se voglio che gli altri siano gentili con me, io devo essere gentile per primo.

La gentilezza è al primo posto tra tutte le azioni possibili che posso fare per stabilire un ponte.
La gentilezza è la prima faccia che gli altri vedono di me, prima vedono se sono gentile, poi giudicano quello che dico e che faccio e sono disposti ad ascoltare le mie parole.

Ma se la mia prima faccia non è la gentilezza, ma l'arroganza, l'ignoranza, nessuna delle mie parole o delle mie azioni arriverà a destinazione. Il ponte è crollato ancor prima di essere stato costruito.

Quando dovrei essere gentile?

C'è un elenco nella Parola di Dio delle situazioni quando devo essere gentile e un elenco delle persone con cui devo essere gentile?

Certamente che c'è! Si trova in Efesini 4:32 e in 1 Tessalonicesi 5:15)

“Siate, invece sempre gentili gli uni verso gli altri” (Efesini 4:32a PV)

Quando devo essere gentile? Sempre! Con chi devo essere gentile? Con coloro che ruotano attorno alla mia vita.

Tu potresti dirmi:

“OK, Marco, ho capito: devo essere gentile verso quello che ho intorno, ovvero: la mia famiglia, i miei amici, i miei fratelli e sorelle in Cristo, ma con gli altri posso fare un po' come mi viene, vero?”

Sbagliato... perché ti ho letto solo uno dei due versetti che ho citato!

“Badate che nessuno ripaghi il male col male, ma cercate sempre di fare del bene, sia fra voi che a tutti gli altri.” (1 Tessalonicesi 5:15 PV)

La gentilezza non è esclusiva per le persone che ruotano nella cerchia più stretta della tua vita, “fra voi” ma va estesa e condivisa ben oltre quella ristretta cerchia, “tutti gli altri

Perché dovrei essere gentile?

Quale beneficio mi deriva dall'essere gentile? E' esclusivamente a mio beneficio, così da avere una più larga scala di amicizie, e una più bassa conflittualità, oppure la mia gentilezza va oltre a tutto ciò.

Come uomini e donne di Cristo, dobbiamo abituarci a pensare SEMPRE biblicamente, a riflettere sulle nostre azioni così che possano portare il massimo frutto per Colui che ci ha chiamati ad essere suoi figli, facendo esclusivamente le azioni che recano gloria a Gesù.

Se da un lato la gentilezza ha l'effetto di ampliare la nostra popolarità, cosa non disprezzabile, il vero motivo di essa ce la spiega Pietro:

“Comportatevi bene fra i non credenti, così... vedranno quanto bene fate e dovranno lodare Dio nel giorno in cui egli si avvicinerà. (1 Pietro 2:12 PV)

Abbiamo parlato all'inizio che la gentilezza è un “ponte” verso l'altro, un ponte che serve a collegare l'altro non tanto con te, ma con Cristo!

Tu sei l'ambasciatore di Cristo nel mondo!

“Ma voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato, perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa; voi, che prima non eravate un popolo, ma ora siete il popolo di Dio; voi, che non avevate ottenuto misericordia, ma ora avete ottenuto misericordia.” (1 Pietro 2:9)

Tu, che hai ottenuto misericordia, la misericordia di Dio  devi bramare che  gli altri, i non credenti, ottengano quella stessa misericordia che  ti è piovuta dall'alto.

Tu sei il ponte tramite cui quella misericordia può arrivare all'altro, tu sei “il giorno in cui egli si avvicinerà” e le tue azioni gentili e disinteressate sono i pilastri che sorreggono quel ponte.

Vorrei vedere assieme a voi un secondo video:



Se il primo video era un'invenzione, una stiri moto bella, ma un falso, queste azioni di gentilezza sono reali. No so se ci siano stati credenti tra quelli che le hanno compiute, perché la gentilezza non è prerogativa di chi crede... ma dovrebbe esserlo!

Tu, che sei stato salvato dall'amore di Cristo, devi essere il ponte di Cristo verso gli altri, attraverso la tua gentilezza verso gli altri...

Preghiamo.

03 novembre 2013

Come conservare le relazioni con gli altri – 2° parte

Perché dovrei avere "misericordia" verso gli altri? Serve solo a migliorare i miei rapporti... oppure serve a migliorare me stesso?
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Stiamo parlando da qualche settimana dell'abitudine alla felicità.
La felicità è una scelta: io decido di essere felice e l'abitudine n° 1 per essere felice è

1° ABITUDINE: DEVO COLTIVARE RELAZIONI SANE!

Se non ho relazioni sane non posso essere felice . Non solo dobbiamo coltivarle, ma anche (e soprattutto) mantenerle! Facile da farsi con le persone “facili”, difficile da farsi con le persone “difficili”, quelle persone che ci “mandano in bestia” per vari motivi: persone che chiedono troppo persone che non danno nulla, persone che ci hanno fatto del male (poco o tanto che sia), persone depresse, persone che vorrebbero manipolarci Il metodo che Dio ha scelto per mantenere le relazioni con le persone “difficili” ha un nome: misericordia!

Il significato di  di misericordia

Eleemon” significa “colui che pratica la misericordia”.  La misericordia è “amore in azione”.

I quattro segni della misericordia

1. Se sono misericordioso sono paziente con le persone “particolari”
2. Se sono misericordioso perdono coloro che sbagliano
3. Se sono misericordioso aiuto chi soffre
4. Se sono misericordioso faccio del bene ai miei nemici
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Abbiamo parlato fino ad ora del significato della misericordia,  dei segni della misericordia. Ma perché dovrei essere misericordioso verso gli altri? E' esclusivamente a motivo del conservare le relazioni?

Si, e no. Si, perché è abbiamo detto che sarò felice se ho relazioni sane. E no, perché il fine della misericordia non è esclusivamente questo ora voglio darti tre motivi del perché devi essere
misericordioso verso gli altri.

Tre motivi per avere misericordia

1. Perché Dio ha avuto misericordia di me

Un giorno Pietro fece una domanda a Gesù:

“Allora Pietro si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte perdonerò mio fratello se pecca contro di me? Fino a sette volte?»  E Gesù a lui: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.” (Matteo 18:21-22)

Nella legge ebraica era scritto che bisognava perdonare 5 volte; Pietro ne aggiunge una di suo, e una extra per fare bella figura con Gesù. Si aspetta che Gesù gli dica “Bravo, Pietro!” Gesù lo gela: "Devi perdonare 70x7 = 490 volte..."

… e forse leggo male il brano, ma sapendo che Gesù sapeva che Pietro aveva aggiunto 2 alle 5 volte, Gesù sta dicendo a Pietro : “aggiungi alla legge quello che pensi ti faccia fare bella figura con me, e quindi moltiplica per quello che ne viene. E visto che più aggiungi per fare bella figura con me, più dovrai moltiplicare... significa che devi perdonare SEMPRE!” Perché dico questo? Perché la parabola che segue dice che a chi è stato perdonato il molto, molto deve perdonare.

“Perciò il regno dei cieli può essere paragonato ad un re che volle fare i conti con i suoi servi.  Avendo cominciato a fare i conti, gli fu presentato uno che era debitore di diecimila talenti.  E poiché quello non aveva i mezzi per pagare, il suo signore comandò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e tutto quanto aveva, e che il debito fosse pagato.  Perciò il servo, gettatosi a terra, gli si prostrò davanti, dicendo: “Abbi pazienza con me e ti pagherò tutto”.  Il signore di quel servo, mosso a compassione, lo lasciò andare e gli condonò il debito.  Ma quel servo, uscito, trovò uno dei suoi conservi che gli doveva cento denari; e, afferratolo, lo strangolava, dicendo: “Paga quello che devi!”  Perciò il conservo, gettatosi a terra, lo pregava, dicendo: “Abbi pazienza con me e ti pagherò”.  Ma l’altro non volle; anzi andò e lo fece imprigionare, finché avesse pagato il debito.  I suoi conservi, veduto il fatto, ne furono molto rattristati e andarono a riferire al loro signore tutto l’accaduto.  Allora il suo signore lo chiamò a sé e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu me ne supplicasti;  non dovevi anche tu avere pietà del tuo conservo, come io ho avuto pietà di te?” (Matteo18:23-33)

La parola che qui è tradotta con “pietà”, in originale è “eleemon” ...misericordia! Gesù sta raccontando una storia  a Pietro, ma  nel contempo sta palando a te, e a me, e ci dice: “Non avresti dovuto a tua volta avere MISERICORDIA come io ho avuto MISERICORDIA di te?”

Dio si aspetta che tu faccia ad altri quello che lui ha già fatto per te.  Dio si aspetta che tu abbia misericordia verso gli altri, Dio si aspetta che tu abbia “amore in azione” verso gli altri, esattamente come lui ha avuto “amore in azione”, misericordia verso te, e me!

Quando pensi alle persone che ti rendono nervoso, che ti fanno perdere la pazienza, che non sopporti, hai mai pensato che stai descrivendo te stesso? Tu avresti potuto essere così agli occhi di Dio, tu eri qualcuno che avrebbe potuto fargli perdere la pazienza,  con i tuoi peccati e con la tua disobbedienza!
Ma sai qual'è la differenza? Lui non ti ha mai guardato con quel tipo di occhio!  Nel momento in cui lo hai accettato, lui ha potuto dimostrare a te tutta la misericordia che ha avuto da sempre verso di te.

Il motivo perché possiamo mantenere dei rapporti sani con le persone e possiamo gestire quelli con le persone difficili è perché tu sei stato una persona difficile,  forse lo sei ancora...di sicuro lo sei ancora!  Ma Dio ha avuto misericordia di te. Guarda come Paolo, il grande Paolo, descrive se stesso, e e me!

“Certa è quest’affermazione e degna di essere pienamente accettata: che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo. Ma per questo mi è stata fatta misericordia, affinché Gesù Cristo dimostrasse in me, per primo, tutta la sua pazienza, e io servissi di esempio a quanti in seguito avrebbero creduto in lui per avere vita eterna.” (1 Timoteo 1:15-16)

Vi ricordate l'episodio nel quale gli ipocriti farisei portarono davanti a Gesù una donna colta in flagrante  adulterio?

“Allora gli scribi e i farisei condussero una donna còlta in adulterio; e fattala stare in mezzo,  gli dissero: «Maestro, questa donna è stata còlta in flagrante adulterio.  Ora Mosè, nella legge, ci ha comandato di lapidare tali donne; tu che ne dici?»” (Giovanni 8:3.5)

Cosa fece Gesù? Cercò forse di giustificare il peccato della donna? O forse disse che quella legge era una legge sbagliata?  Niente di tutto questo: Gesù disse:

“«Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei».” (Giovanni 8:7)

Gesù stava affermando: “ Avete ragione, questa è  la legge; allora, colui che non ha mai violato la legge, tiri la  prima pietra.”.

Silenzio: nessuno parlò più.  Tutti quanti silenziosamente se ne andarono,  nessuno tirò nemmeno un sassolino.

Gesù non stava autorizzando l'adulterio, stava mostrando misericordia,  la stessa misericordia che ha mostrato verso di te,  la stessa misericordia che vuole tu mostri verso gli altri. La misericordia è amore in azione.

2. Perché avrò bisogno di più misericordia in futuro

Dio non è stato soltanto misericordioso nel passato verso di te;  infatti egli non si aspetta che tu sarai perfetto dal momento in cui lo accetti fino alla fine dei tuoi giorni qua in terra!  Ricordati che avrai bisogno di misericordia anche nel futuro.

“perché il giudizio sarà senza misericordia per chi non ha usato misericordia: la misericordia trionfa sul giudizio”(Giacomo 2:13 PV)

Soltanto coloro che daranno misericordia riceveranno misericordia.

Ma tu potresti dirmi: “ma tu non capisci quanto questa o quella persona mi ha fatto del male! Io non potrò mai perdonarlo!”  Se è questo quel che pensi, mi auguro tu non abbia mai peccato.  Giacomo dice chiaramente che coloro che non avranno usato misericordia, non riceveranno misericordia. Mi auguro davvero tu non abbia  mai peccato!

Il perdono e la misericordia sono una strada a doppio senso;  se ti rifiuti di perdonare gli altri e ti rifiuti di avere misericordia verso gli altri, è come se stessi segando il ramo su cui stai seduto.

Io ho bisogno di essere misericordioso perché ho bisogno della misericordia di Dio per ciò che farò nel futuro.  Perché il mio futuro sarà pieno di errori, e devo stare attento nel chiedere giustizia per coloro che sbagliano contro di me, perché verrò giudicato con lo stesso metro!  Se sarò stato misericordioso, sarà giudicato con misericordia;  se ho chiesto giustizia sarò giudicato con giustizia!

Ebrei dice:

“Noi conosciamo, infatti, colui che ha detto: «A me appartiene la vendetta! Io darò la retribuzione!» E ancora: «Il Signore giudicherà il suo popolo».” (Ebrei 10:30)

Lascia che sia Dio a stabilire la pena per colui che ti ha offeso, umiliato, maltrattato, fato del male. Non cercare la tua giustizia Ma se vuoi giustizia, preparati a non peccare mai più.  Altrimenti, per giustizia, sarai punito! Ma se avrai usato misericordia, riceverai misericordia.

3. Perché mi rende felice

La misericordia rende felici;  non lo dico io, è Gesù che lo dice!  Lo abbiamo letto nel versetto iniziale, in Matteo 5:7

“Beati i misericordiosi, perché riceveranno misericordia” (Matteo 5:7)

Un altro modo per tradurre “beati” è appunto “felici”.  Personalmente non ho mai trovato una persona piena di risentimento,  che non vuole perdonare gli altri,  che cerca il male per il suo prossimo,  che è pure felice.  Persone del genere sono amare, arrabbiate, non sono mai felici. E chi è così, sapete a chi fa veramente male? A se stesso!

“L'uomo buono fa del bene a sé stesso, ma il crudele tortura la sua propria carne.” (Proverbi 11:17)

Dare misericordia sposta il fuoco del mio interesse da me stesso agli altri;  e siccome siamo fatti a immagine di Dio, sai che cosa c'è?  A Dio piace donare, è felice nel momento che vede gli altri felici,  sorride quando vede sorridere!  Se fai il bene, se dai un sorriso, se vedi l'altro felice, stai provando,  anche se in minima parte, quello che prova Dio ogni giorno; sei un po' come lui. La misericordia è un boomerang;  torna sempre indietro... se lo sai lanciare bene!

Come diventare misericordiosi

Come posso diventare una persona misericordiosa allora?  Il punto d'inizio di tutto quanto, la prima cosa in assoluto  è che devo sperimentare per me stesso la misericordia di Dio;  non la posso offrire a nessun altro se io per primo non ho ricevuto misericordia.

Allo stesso modo non posso offrire perdono a nessuno se per primo non sono stato perdonato.  Uno dei maggiori motivi perché non offriamo misericordia e  perdono, è perché non ci sentiamo perdonati e non proviamo per noi stessi la misericordia di Dio.

Fai attenzione, sto dicendo “non sentiamo”, “non proviamo”;  siamo esseri “emozionali”, Dio ci ha fatti così!  Ma non dobbiamo affidarci solo alle emozioni.  E, quando parliamo del nostro Creatore, dobbiamo cercare la concretezza dei fatti, piuttosto che la vaghezza dei sentimenti.

Ed i fatti dicono che il mondo è pieno di persone che sono state perdonate da Dio:  si chiamano “credenti”.  Ma, allo stesso modo, il mondo è pieno di credenti che non si “sentono” perdonati da Dio.  Ed è per questo che non riescono da sperimentare la misericordia, e a dare perdono. Perché non si sentono perdonati!

Dio è un dio di perdono,  è un Dio di misericordia:  se tu credi in lui, sei  stato (o sei stata) perdonato, hai ricevuto misericordia.  Su queste basi puoi perdonare, e puoi dare misericordia.  Una volta che hai capito questo, tutto il resto facile;  mantenere rapporti con le persone difficili diventa l' esercizio quotidiano di applicare lo stesso metro che Dio applica verso di te.

Inizia a guardare le persone nella stessa maniera con cui le guarda Dio;  egli non è eternamente imbronciato, non guarda il mondo e le sue creature con gli occhi di un tiranno,  ma con gli occhi di un padre,  con gli occhi d'amore di un padre.

Inizia guardare le persone che passano nella tua vita,  i tuoi colleghi di lavoro,  i tuoi compagni di scuola,  la tua famiglia,  nella stessa maniera con cui le guarderebbe Gesù.

Gesù è l'immagine stessa della misericordia: ha risollevato gli oppressi,  accettato i reietti,  sollevato coloro che erano addolorati,  amato quelli che nessuno voleva amare,  aiutato coloro che erano senza speranza e addolorati.

Gesù si è interessato di loro;  non ha vissuto questi momenti come uno stress,  non ha visto negli altri qualcuno con cui lottare giorno dopo giorno,  ma li ha visti come lo strumento con il quale dimostrar che Dio è amore,  non risentimento,  non odio,  ma amore! Tratta le persone con la stessa misericordia con cui sei stato trattato;  ricordati che la misericordia è amore in azione!

Voglio lanciarti una sfida:  oggi non andare a casa senza aver deciso nel tuo cuore chi è la persona a cui vuoi dimostrare che Dio è amore.  Sappi che tutte le volte che tu dimostri misericordia, Gesù, colui che è morto e resuscitato per te e per me, verrà glorificato.

Forse sarà una persona “particolare” con cui ti trovi a vivere fianco a fianco,  o forse qualcuno che ha commesso degli errori della sua vita,  forse anche contro di te.  Potrebbe essere qualcuno addolorato,
o potrebbe essere persino un tuo nemico, una persona a cui tu non augureresti alcun bene,  se non sapessi che col metro con cui tu giudichi verrai giudicato.

Chi sarà la tua persona? Io non posso saperlo, tu si!  Scrivi il suo nome sul foglio che hai tra le mani.
Forse ti servirà di pregare (e molto!) per mettere in moto la misericordia; ma ricordati che la misericordia è “amore in azione”,  che l'amore non è un sentimento, ma è un “movimento”!  Prega prima,  ma poi agisci!

Sta qui il segreto del conservare relazioni sane con le persone che ci circondano;  non posso cambiare loro, ma posso cambiare me stesso,  posso cambiare il mio atteggiamento.  E tramite il mio atteggiamento, testimoniando Gesù, posso lasciare che lo Spirito Santo operi negli altri, perché anch'essi vengano a Cristo e abbiano le loro vite trasformate da Cristo.

Preghiamo.

Hai mai sperimentato la misericordia di Dio? Questa è la cosa più grande che tu possa mai sperimentare; la misericordia è l'amore di Dio in azione. Gesù Cristo è così interessato a te da morire sulla croce perché i tuoi peccati passati, presenti e futuri, potessero essere perdonati. Ma, per poter usufruire di questo perdono, ci sono tre passi  che devi fare:  ammettere,  chiedere, lasciare.

1. Ammettere i tuoi peccati, 
2. chiedere perdono a Gesù, 
3. lasciare che egli ti purifichi da essi. 

Non c'è alcun motivo perché tu debba lasciare questo posto con un sentimento di colpevolezza. E quando avrai fatto questo, quando avrai capito che sei stato perdonato, che sei stato lavato, che hai ricevuto misericordia, sarai capace di mantenere i rapporti anche con le persone difficili che ruotano attorno alla tua vita. Sarà un nuovo inizio per te. Prega questo nel tuo cuore:

Signore, io voglio sperimentare la tua grazia e la tua misericordia.  Ti prego, perdona tutto ciò che di sbagliato io ho commesso.  Puoi aiutarmi a sentirmi perdonato così che possa perdonare gli altri?  Ti prego di aiutarmi durante questa settimana ad agire con misericordia verso gli altri, verso le persone difficili che incontro.  Signore tu hai mostrato misericordia verso di me nel passato, ma io ti chiedo di dimostrare la tua misericordia anche per il futuro, perché ne avrò bisogno.  Aiutami ad essere paziente verso coloro che sono particolari, verso coloro che mi irritano, che mi deridono; aiutami ad usare misericordia verso di loro.  Aiutami a dimenticare le ferite del passato; io le lascio a te, non mi appartengono più.  Da oggi io voglio iniziare a vedere le persone che mi passano a fianco così come le vede il mio Signore Gesù. Prego tutto questo nel suo santissimo nome. Amen

27 ottobre 2013

In missione in Asia

Amy Williams ci racconta la sua missione in Asia, insegnando Gesù in una nazione  dove Cristo è osteggiato.

20 ottobre 2013

Come conservare le relazioni con gli altri – 1° parte


Per essere felici non basta coltivare relazioni sane, bisogna anche mantenerle, nonostante gli altri!

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Da qualche settimana stiamo parlando  dell'abitudine alla felicità, ed abbiamo detto che per essere felice debbo avere delle sane abitudini. E che la 1° abitudine che devo sviluppare è

1° ABITUDINE: DEVO COLTIVARE RELAZIONI SANE!

Se non ho relazioni sane non posso essere felice. Per essere felice devo...

1. ESSERE GRATO PER LE PERSONE NELLA MIA VITA!
2. PREGARE CON GIOIA PER LE PERSONE NELLA MIA VITA
3. ASPETTARMI IL MEGLIO DALLE PERSONE NELLA MIA VITA
4. AMARE LE PERSONE NELLA MIA VITA COME LE AMA GESU'

Ora abbiamo capito come “coltivare” relazioni sane...ma non siamo che all'inizio della nostra lavoro Già, perché non solo dobbiamo coltivarle, ma anche (e soprattutto) mantenerle!

Ci sono relazioni che sono semplici da mantenere, persone naturalmente amabili. Altre un po' meno,
persone come la carta vetrata sulla schiena dopo la prima uscita al mare senza aver messo la crema protettiva. Persone che chiedono troppo, persone che non danno nulla, persone che ci hanno fatto del male (poco o tanto che sia), persone depresse, persone che vorrebbero manipolarci.

Ogni qualvolta le incontriamo la nostra pressione sale, la fronte si imperla, la salivazione va a zero. Lo stress ci assale.

Esiste un metodo per conservare relazioni con questo tipo di persone, ed è più semplice di quanto tu possa immaginare.  Badate, ho detto “semplice”, non facile!   Visto che non posso cambiare gli altri... ciò che posso e che debbo cambiare.. è me stesso.

La Bibbia ha una parola specifica per indicare questo processo di cambiamento personale: si chiama “misericordia”:

“Beato chi è gentile  e misericordioso, perché riceverà misericordia” (Matteo 5:7 PV)

E' la quinta  delle Beatitudini che Gesù ci consegna nel suo Sermone sul Monte

Cosa significa “misericordia”?

La parola che viene usata per “misericordiosi” è “eleemon”.  E' da essa che deriva la parola “elemosina”, ed  è composta da “eleos” = misericordia,  + suffisso “mon” che indica un azione: “eleemon” significa “colui che pratica la misericordia”.

(In Latino” misericordia “ è una parola composta da “misereo” = ho pietà + “cordis” = cuore.)

Abbiamo già detto più volte che l'amore non è un sentimento, ma un'azione:  e sapete come si chiama quest'azione?  Misericordia!

La misericordia è “amore in azione

È più del sentirsi commossi per le persone.  La misericordia è fare qualcosa;  la Bibbia dice che Dio è un Dio di misericordia:  è “amore in azione” sin dal principio del mondo.

“Il SIGNORE è misericordioso e pieno di compassione, lento all'ira e di gran bontà.” (Salmo 145:8) 

Il metodo divino per conservare rapporti sani con le persone, è la misericordia!

Se non posso cambiare gli altri, se non posso modificare a mio piacimento il comportamento delle persone che incontro, allora l'unica maniera è modificare me stesso, in accordo con quello che vuole il mio Signore.

Come posso sapere allora se sono realmente misericordioso? Ci sono quattro segni che mi dicono questo.

I segni della misericordia

1. Se sono misericordioso sono paziente con le persone “particolari”

La vita è fatta di persone “particolari”, “strane”, di persone che stimolano in noi il peggio di noi stessi!

“Vi esortiamo, fratelli, ad ammonire i disordinati, a confortare gli scoraggiati, a sostenere i deboli, a essere pazienti con tutti”. (1 Tessalonicesi 5:14)

Sottolineare “a essere pazienti con tutti”.  E' difficile, è una sfida alla normalità della mia vita.  Io non sono paziente con tutti, io non voglio essere paziente con tutti!  Voglio che gli altri magari lo siano con me.  Ma, quando incontro qualcuno difficile, la mia pazienza ha una miccia molto, molto corta!

Come posso allora essere paziente con queste persone?  Posso esserlo se capisco da dove vengono, perché si comportano così.  Dietro ogni persona che noi riteniamo “particolare”, c'è una storia che l' ha condotta ad essere così.  E' frutto della propria situazione familiare, dell'ambiente dove è nata e cresciuta, delle esperienze subite durante la vita.  Gesù non ci chiede di giudicarli, ma al contrario ci chiede questo:

“Perciò, accoglietevi a vicenda con amore, proprio come Cristo ha accolto voi; fatelo per la gloria di Dio” (Romani 15:7 PV)

Sottolineate le parole “accoglietevi”, “ha accolto voi” e “per la gloria”. Una persona misericordiosa accetta le persone, anche quelle”particolari”; non è veloce nel criticarle, non le giudica,  ma al contrario comprende che “persone che sono state ferite feriscono”.

Perché devo accogliere le persone “particolari”?  Perché Gesù mi ha accolto quando anche io ero “particolare”:  io ero suo nemico.

“Una volta voi eravate morti per sempre a causa dei vostri peccati.” (Efesini 2:1 PV)

E perché devo farlo? Perché voglio che Dio venga glorificato attraverso la mia accoglienza.

2. Se sono misericordioso perdono coloro che sbagliano

Quando qualcuno sbaglia, cosa fai?  Sottolinei lo sbaglio,  oppure cancelli sbaglio?  Se qualcuno sbaglia contro di te, cosa fai?  Lo ricordi fino alla fine dei tuoi giorni,  oppure lo dimentichi facilmente?
La misericordia dimentica, la misericordia cancella!

Sopportatevi gli uni gli altri e perdonatevi a vicenda, se uno ha di che dolersi di un altro. Come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi”. (Colossesi 3:13)

Sottolineate le parole “sopportatevi”, “perdonatevi” e “vi ha perdonati”. È interessante il fatto che, quando siamo noi che dobbiamo ricevere il perdono, ci sembra così giusto!  Ma quando siamo chiamati a perdonare, magari per qualcosa di grave, qualcosa che ci ha toccato nel profondo, che ci ha fatto male, ci sembra così ingiusto: “io non voglio perdonare, voglio giustizia!”

Come si è comportato Dio con te?  Ha “sottolineato”  o ha “cancellato” i tuoi peccati?  Guarda cosa hai sottolineato nel versetto di Colossesi per scoprirlo!

Se sono paziente, se sono misericordioso, perdonerò coloro che sbagliano.  E così semplici criticare e così difficile provare simpatia per uno che sbaglia, soprattutto se lo fa contro di noi!

Perché devo perdonare? Perché sono stato perdonato.

3. Se sono misericordioso aiuto chi soffre

“Non negare il bene a quelli a cui è dovuto, quando è in tuo potere di farlo” (Proverbi 3:27) 

La misericordia è assistere in maniera pratica le persone.  Ce ne sono molte intorno a noi;  il mondo è pieno di persone ferite!  Se vuoi essere simile a Cristo non limitarti a sentirti triste per quelle persone:
fai qualcosa per loro!

“Ma se uno, che dice di essere cristiano, ha denaro a sufficienza e vede un fratello bisognoso, ma non vuole aiutarlo, come si può dire che in lui c’è l’amore di Dio?  Figli miei, dimostriamo il nostro amore, non a parole, con dei bei discorsi, ma con i fatti, concretamente. “(1 Giovanni 3:17-18 PV)

Vi ricordate la storia del buon samaritano?  Un uomo era stato picchiato, derubato, e buttato a lato di una strada. Arrivano due persone in due momenti differenti, ma ambedue dicono guardandolo: “non è affare mio, non mi riguarda.” Mi spiace per quello che ti è accaduto, ma non voglio essere coinvolto”.  È solo il terzo uomo che decide di agire, che lo porta all'Holiday Inn, gli lascia la sua MasterCard, e dice al titolare: “dagli tutto quello che chiede, tanto pago io! “

Questa si chiama misericordia! Gesù sta dicendo : felici coloro che si lasciano coinvolgere!

La sofferenza è uno dei momenti più pericolosi per la fede di ciascuno di noi...  e anche per ciascuno degli altri come noi!  Il momento in cui soffri è con tutta probabilità il momento in cui cominci avere dei dubbi: “dov'è Dio? Ma non sente le mie preghiere? Forse non gli importa! Forse non esiste neppure Dio!”  Se non hai mai avuto dubbi, probabilmente non ha mai provato grandi sofferenze, perché dubbio e sofferenza vanno di pari passo.

“Siate misericordiosi verso quelli che sono indecisi” (Giuda 1:22 CEI 2008)

Qual è la risposta che piace a Gesù in una situazione simile?  Non è quella di cercare di dimostrare l'esistenza di Dio,  o di rimproverare la persona che soffre per i suoi dubbi; la risposta è-misericordia! Quello che fai è di mostrare misericordia, stando a fianco di colui che soffre.

4. Se sono misericordioso faccio del bene ai miei nemici

Gesù dice questo:

“E se fate del bene a quelli che vi fanno del bene, quale grazia ve ne viene? Anche i peccatori fanno lo stesso. ...Ma amate i vostri nemici, fate del bene, prestate senza sperarne nulla e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell'Altissimo; poiché egli è buono verso gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro.”(Luca 6:33, 35-36)

Se tu vuoi piacere a Dio, devi avere  misericordia:  questo significa fare del bene a coloro che ti hanno fatto del male.  Questo è l'esatto contrario di quello che dice il mondo.  Quello che dice della società non è di fare del bene a coloro che ti hanno fatto del male,  ma di restituire male per male, magari incrementando un po' il male ricevuto così da essere in vantaggio!

La società ti dice: “ diffama i tuoi nemici, distruggili con qualsiasi mezzo  tu possa.”  Dio invece ti dice: “io non voglio che tu reagisca, ma voglio che tu agisca!”.  E questo è così difficile da fare! Ma è quello che farebbe Gesù.

Stiamo parlando di conservare relazioni sane con le le persone.  Uno dei posti dove abbiamo relazioni è il luogo dove lavoriamo;  ti sfido allora a cambiare il tuo atteggiamento sul tuo posto di lavoro con quelle persone che ogni mattina si sfidano, ti buttano giù, ti criticano, fanno del tutto per farti arrabbiare.

Domani mattina, quando vai a lavorare, agisci con misericordia verso quella tale persona,  dirgli delle cose buone, incoraggialo!  Il tuo atteggiamento scompaginerà i suoi piani di  attacco.   Sai perché? Perché è quello che farebbe Gesù:  Gesù mostrerebbe misericordia verso coloro che lo attaccano,  non  restituirebbe male per male, ma cambierebbe il male in bene.

Conclusione: la strategia per conservare relazioni con le persone difficili

“Il SIGNORE è misericordioso e pieno di compassione, lento all'ira e di gran bontà.”(Salmo 145:8)

La misericordia è amore in azione;  questa è la maniera con cui si comporta Dio.

Quando incontri qualcuno che come una carta vetrata sulla tua schiena il giorno dopo che sei andato al mare che hai dimenticato la crema protettiva, sii paziente con lui, ricordati che le persone che sono state ferite sono persone che feriscono, comprendi le loro storie personali, ed usa misericordia.

Quando incontri una persona che ha commesso degli errori, forse anche contro di te, ricordati che nessuno è perfetto, tanto meno te! Tutti cadiamo, e tutti siamo degni di essere ripresi; usa misericordia!

Quando incontri qualcuno che sta soffrendo, piuttosto che provare dolore nel tuo cuore, agisci! Ricordati che la misericordia è l'amore in azione; ricordati che l'amore non è un sentimento, ma è un gesto, un'azione, un movimento.

Quando incontri qualcuno per cui sei un nemico, che tenta in tutte le maniere di farti del male, pensa che Gesù non reagirebbe, ma agirebbe; pensa che egli ama mutare  il male in bene; lo fatto con  te!

Tu non eri degno di essere perdonato! Ma lui l'ha fatto! Ha mutato il tuo male in bene, ha mutato il pianto in riso, ha mutato il cordoglio in gioia!

Tu sei il frutto della sua misericordia!

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