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24 giugno 2012

Cosa significa essere membri di una chiesa?

Cosa significa far parte di una chiesa? E' solo frequentare saltuariamente un locale dove ci si incontra la domenica, o cos'altro? La Bibbia spiega che non è nulla di questo, ma significa essere parte di un unico corpo, chiamato a funzionare tutto assieme nell'unità e sotto un unico capo: Cristo.
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Durante l'ultimo anno abbiamo speso più di un messaggio sul cosa significhi essere membro di una chiesa (e di questa in particolare)e sul cosa debba fare o non fare un membro.
Abbiamo a più riprese visto che se sono membro di questa chiesa ...

1) PROTEGGERÒ LA MIA CHIESA
  • agendo con amore verso gli altri membri
  • rifiutando di ascoltare i pettegolezzi 
  • obbedendo ai miei leader
2) CONDIVIDERÒ LE RESPONSABILITÀ NELLA MIA CHIESA
  • pregando per la sua crescita
  • invitando non credenti ad assistere 
  • essendo caloroso verso i visitatori

3) SERVIRÒ I MINISTERI DELLA MIA CHIESA
  • scoprendo i miei doni ed i miei talenti
  • facendomi equipaggiare per il servizio dai miei leader
  • sviluppando un cuore disposto a servire

4) SARÒ DI AIUTO ALLA TESTIMONIANZA DELLA MIA CHIESA
  • frequentando gli appuntamenti di chiesa fedelmente
  • conducendo una vita retta
  • contribuendo economicamente in maniera regolare
Ora, la teoria di quello che è (o dovrebbe essere) un membro di chiesa la conosco tutta...adesso mi manca solo ... la cosa più importante: come posso mettere in pratica tutto questo se non sono membro di questa chiesa?

E poi, devo proprio essere membro di una chiesa locale per poter continuare a chiamarmi credente?
Posso rimanere a vita un “simpatizzante” senza fare il passo “dentro” ed essere allo stesso modo un credente realizzato?

Oggi vorrei concludere la serie di messaggi su questo argomento soffermandomi su questi tre aspetti principali:

1. Cosa significa essere “membro”di una chiesa locale?
2. Perché dovrei diventare membro di una chiesa locale?
3. E' necessario essere membro di una chiesa locale?

1) Cosa significa essere membro di una chiesa locale?

Se cercate la parola “membro di chiesa” o solo “membro” sul Nuovo Testamento rimarrete delusi.
La Bibbia difatti non parla affatto dei “membri” di una tale o di una tal altra chiesa, e non c'è parimenti alcuna indicazione che i credenti abbiano “subito” una sorta di esame d'ammissione per far parte di quella determinata chiesa; la condizione unica e sufficiente per farne parte era (ed è) semplicemente CREDERE in Gesù, CREDERE che lui è il Figlio di Dio e CREDERE che il solo attraverso il Suo sacrificio sono stato salvato.

Ma, sapete, quando si parla di una chiesa, nel Nuovo Testamento, gli scrittori la presentano in una maniera “strana” : vi faccio qualche esempio:

"La notizia giunse alle orecchie della chiesa che era in Gerusalemme, la quale mandò Barnaba fino ad Antiochia." (Atti 11:22)

Oppure:

"Poi, giunti a Gerusalemme, furono accolti dalla chiesa, dagli apostoli e dagli anziani e riferirono le grandi cose che Dio aveva fatte per mezzo di loro. "(Atti 15:4)

O anche:

"Giunto a Cesarea, salì a Gerusalemme; e, salutata la chiesa, scese ad Antiochia." (Atti 18:22)

Avete fatto caso di come viene presentata la chiesa locale? Luca (lo scrittore di Atti) non dice “Poi giunti a Gerusalemme furono ascoltati dai membri di chiesa” oppure, “ La notizia giunse alle orecchie dei membri di chiesa”...

No, Luca parla della chiesa come di un qualcosa che ha orecchie proprie con cui ascoltare, braccia proprie con cui accogliere con un abbraccio gli ospiti, labbra con cui baciare in segno di saluto chi se ne va.

La chiesa in Atti non viene rappresentata come un insieme di individui, di singoli riuniti in un luogo o riuniti da un ideale, ma come qualcosa che vive, pensa e agisce come un uno. Paolo esprime questo concetto nella sua maniera poetica e fantasiosa in 1 Corinzi 12, dal versetto 12 al 28: e mi piace leggere tutto il brano, perché nessuno come lui sa trasporre in esempi pratici e comprensibili a tutti le verità circa la nostra vita di credenti.

"Poiché, come il corpo è uno e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, benché siano molte, formano un solo corpo, così è anche di Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati in un unico Spirito per formare un unico corpo, Giudei e Greci, schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un solo Spirito. ( Infatti il corpo non si compone di un membro solo, ma di molte membra. Se il piede dicesse: "Siccome io non sono mano, non sono del corpo", non per questo non sarebbe del corpo. Se l'orecchio dicesse: "Siccome io non sono occhio, non sono del corpo", non per questo non sarebbe del corpo. Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l'udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l'odorato?  Ma ora Dio ha collocato ciascun membro nel corpo, come ha voluto.  Se tutte le membra fossero un unico membro, dove sarebbe il corpo?  Ci son dunque molte membra, ma c'è un unico corpo;  l'occhio non può dire alla mano: "Non ho bisogno di te"; né il capo può dire ai piedi: "Non ho bisogno di voi".  Al contrario, le membra del corpo che sembrano essere più deboli, sono invece necessarie;  e quelle parti del corpo che stimiamo essere le meno onorevoli, le circondiamo di maggior onore; le nostre parti indecorose sono trattate con maggior decoro,  mentre le parti nostre decorose non ne hanno bisogno; ma Dio ha formato il corpo in modo da dare maggior onore alla parte che ne mancava,  perché non ci fosse divisione nel corpo, ma le membra avessero la medesima cura le une per le altre. Se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui; se un membro è onorato, tutte le membra ne gioiscono con lui.  Ora voi siete il corpo di Cristo e membra di esso, ciascuno per parte sua.  E Dio ha posto nella chiesa in primo luogo degli apostoli, in secondo luogo dei profeti, in terzo luogo dei dottori, poi miracoli, poi doni di guarigioni, assistenze, doni di governo, diversità di lingue. (1 Corinzi 12:12-28)

Essere membro non significa dunque essere un individuo singolo in mezzo ad una folla di tanti altri singoli individui; uno dei tanti di cui si può fare a meno e di cui neppure si avverte la mancanza.
Essere membro significa essere una parte importante, funzionale e vitale alla sanità e allo sviluppo del corpo stesso; Paolo afferma questo:

"Sotto la guida di Gesù, tutto il corpo, ben collegato e tenuto unito dalle giunture, grazie al contributo di ogni singola parte, crescerà nell'amore." (Efesini 4:16 PV)

Paolo sta implicitamente dicendo che SE tu sei membro di una chiesa locale, non credere che la tua debolezza o il tuo venir meno non sarà notata o non farà alcuna differenza  Per questo motivo la decisione di essere membro di questa o di qualsiasi altra chiesa, di scrivere il proprio nome e cognome sulla tesserina e su un registro dei membri che troverete fra qualche domenica su di un tavolo qui in sala, è qualcosa da non prendere alla leggera.

Il tuo nome su quella tessera significa non solo che accetti le regole e gli scopi che questa comunità si è data, ma anche (e soprattutto) che ti impegnerai a fortificarti per essere di aiuto al corpo di cui sei parte integrante ed insostituibile. E' quello che Paolo afferma dicendo:

"Se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui; se un membro è onorato, tutte le membra ne gioiscono con lui." (1 Corinzi 12:27)

SE un membro diventa debole, tutto il corpo ne soffre; se un membro cede, tutto il corpo ne subisce le conseguenze. Questo significa essere membro; essere parte di un corpo, con le gioie e i dolori che questo comporta.

2) E' necessario essere membro di una chiesa locale?
“Perché non posso restare quello che sono? Mi piace venire in questo posto, mi piace ascoltare le preghiere e pregare anch'io. Mi piace ascoltare i messaggi ed avere comunione fraterna....Cosa cambierebbe PER ME se diventassi membro?” E' questa una delle domande più frequenti che vengono poste circa il diventare membro di una chiesa; essa nasce in realtà da una supposizione errata. Si suppone infatti che il divenire membro sia soltanto una “procedura”; un timbro su di una carta, e via, ecco la mia tessera nuova fiammante di membro della Chiesa della Vera Vite!

Diventare membri di qualsiasi chiesa non è una procedura, ma un processo; un giorno siamo entrati dalla porta, ci siamo messi seduti alle ultime sedie. Passando i mesi abbiamo avuto la possibilità di avvicinarci sempre di più al centro della sala di chiesa, fino ad arrivare ad occupare le sedie davanti.

Diventare membri non è una procedura, ma un processo; non ha a che fare con quello che saremo tramite la nostra tessera di membro, ma ha a che fare con quello che eravamo, e col cammino che abbiamo fatto per arrivare lì, a prendere l'impegno ufficiale di entrare a far parte, con le gioie e le responsabilità che ne conseguono del corpo Cristo, la sua chiesa terrena di cui questa comunità è parte.

Esistono dei siti internet, dove poter consultare e scaricare una grande quantità di informazioni, di immagini e di altre cose utili; ma per farlo bisogna registrarsi come “membri” di quel determinato sito.
Talvolta questi siti offrono agli “ospiti” una “preview”, un'anteprima di cosa potranno trovare all'interno, fatta per incuriosire, attrarre e convincere ad andare oltre il navigatore; e , fintanto che restiamo “ospiti” possiamo consultare e guardare senza doverci “esporre” iscrivendoci” come membri.

Ma le pagine, le informazioni o le immagini sull'anteprima sono limitate e prima o poi le avremo consultate tutte; se ci interessa realmente di entrare “dentro” al sito, dovremo iscriverci come membri. Una volta iscritti, ci verrà assegnata una “login”(identità) e una “password”(parola chiave); solo a questo punto potremo utilizzare a pieno tutte le risorse del sito.

Per certi aspetti, la chiesa funziona allo stesso modo; essa concede a tutti un'anteprima di cosa significhi far parte del corpo di Cristo, ed è anche bello all'inizio poter vedere da questo punto di vista “protetto” di cosa si tratti. E le chiese dovrebbero (DOVREBBERO!!!) offrire agli ospiti un'anteprima adatta a incuriosire, attrarre e convincere ad andare oltre.

Ma se vuoi apprezzare a pieno cosa significhi l'amore di Gesù, non hai altro modo che far parte del suo corpo, divenendone una parte funzionale e indispensabile; divenendone membro.

La login,la tua identità sarà differente in funzione dei diversi doni che Cristo ha riversato in te, ma la password non è segreta ed è comune a ciascun altro membro della comunità: io credo che Gesù è il figlio di Dio venuto per salvarmi.

3) Perché dovrei diventare membro di una chiesa locale?

“Ma debbo dunque essere membro di una chiesa per essere salvato? E' necessario che io faccia parte di una “struttura” per essere gradito a Dio? Perché non posso invece coltivare la mia fede da solo?”
Questa è una delle “FAQ”, domande frequenti” (per rimanere nel gergo del web) circa il diventare membro di una chiesa.

Anche questa volta la domanda parte da una supposizione sbagliata. Si suppone che sia “obbligatorio” far parte di una “chiesa locale organizzata” per essere salvo. La salvezza non la si acquista, la si riceve per grazia: Paolo dice:

"Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio." (Efesini 2:8)

L'essere membro di una chiesa locale, o il non esserlo, non interferisce minimamente con la salvezza che hai SE credi in Cristo Gesù. MA, Dio non solo ci ha salvati, riscattati e cambiati, ma ci ha dato anche una “palestra” dove esercitare non a parole ma con i fatti il nostro cambiamento, affinché quanto noi facciamo assieme porti altri a credere. Paolo dice:

"Quanto all'amore fraterno, siate pieni di affetto gli uni per gli altri. Quanto all'onore, fate a gara nel rendervelo reciprocamente." (Romani 12:10)

"Soprattutto, abbiate amore intenso gli uni per gli altri, perché l'amore copre una gran quantità di peccati. Siate ospitali gli uni verso gli altri senza mormorare. Come buoni amministratori della svariata grazia di Dio, ciascuno, secondo il carisma che ha ricevuto, lo metta a servizio degli altri." (1 Pietro 4:8-10)

La palestra dove si esercita la nuova creatura nata dopo aver creduto in Gesù, è la chiesa locale.
Non sei salvo SE fai parte di una chiesa locale, ma SE sei salvo DEVI (se puoi) far parte di una chiesa locale. E' qui che ci esercitiamo ad avere amore per i fratelli e le sorelle in Cristo, a perdonarci l'un l'altro, ad essere ospitali, a mettere a disposizione i doni e le abilità che Dio ci ha concesse NON per il nostro utile, ma per il suo corpo in terra , la chiesa. E tutto questo NON ha un fine all'interno della comunità di chiesa, ma ha uno scopo netto, preciso, dettato da colui che è venuto a salvarci

"Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri". (Giovanni 13:35)"

Conclusione

Alla luce di quanto abbiamo studiato assieme, possiamo allora rispondere alle tre domande che ci eravamo posti all'inizio:

1) Cosa significa essere membro di una chiesa locale?
Essere membro significa essere una parte importante, funzionale e vitale per la sanità e lo sviluppo del corpo stesso, accettando le regole che la chiesa locale si è data, con le gioie e i pesi che ne conseguono, al fine di edificare e rendere forte il corpo di Cristo, la chiesa locale.

2) E' necessario essere membro di una chiesa locale?
Essere membri non è un procedimento, ma un processo; è la naturale evoluzione della fede; è divenire membro del sito www.gesù.dio per sfruttarne a pieno tutte le potenzialità e le risorse.

3) Perché dovrei diventare membro di una chiesa locale?
La palestra dove si esercita la nuova creatura nata dopo la conversione a Gesù, è la chiesa locale. Non sei salvo SE ne fai parte ma SE sei salvo DEVI farne parte.

Prendere la decisione di divenire membro è un passo importante della tua vita di credente, è un altro gradino verso la santificazione per somigliare sempre di più a Gesù. Per questo è un passo che deve essere spontaneo ma meditato, fatto col cuore ma dopo aver riflettuto su tutte le buone cose che una tale decisione porta, ma anche sugli impegni verso Dio e verso gli altri membri che esso comporta.

E' per questo che voglio pregare per ciascuno di voi, singolarmente; perché il Signore vi aiuti a accettare il “passo avanti” che è insito nel diventare membro, accettando tutte le gioie e tutti i pesi che questa decisione significa.

17 giugno 2012

Ciò che possiedo se sono in Cristo - Parte 1

Spesso siamo portati a pensare che le nostre vite non valgano un gran che; non ci sentiamo realizzati, o vorremmo aver avuto una vita diversa. Ma abbiamo mai fatto "l'inventario" di ciò che abbiamo già? Se lo facessimo, potremmo rimanere stupiti!
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Come pensi di essere in questo mondo? Pensi di essere ricco, oppure povero? Vorresti aver avuti di più, oppure di meno? In questo periodo di recessione, cosa temi di perdere, e cosa temi di non poter raggiungere?

Qualsiasi sia la tua risposta, vorrei oggi proporti di valutare ciò che tu ritieni sia un segno di “ricchezza” con  gli occhi di Dio, attraverso la sua Parola. A tal proposito, vorrei raccontarti una breve storia.
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“Fosco era un agricoltore, aveva una grandissima azienda composta da centinaia e centinaia di ettari coltivati. Le cose non è che andassero male, anzi; ma Fosco era stanco di vivere lì; era nato su quell’azienda, era cresciuto e stava invecchiando sempre lì; e poi la terra non rendeva più come una volta, e poi c’erano tutte quelle spese per le macchine agricole e per i dipendenti…. E il mantenimento dei casali era diventato troppo oneroso. Era ora di cambiare con qualcosa di diverso, qualcosa di migliore.


Così, Fosco decise di rivolgersi ad una agenzia immobiliare per vendere la sua proprietà e comperarne una differente, più adeguata alle sue esigenze.

L’addetto immobiliare giunse ben presto, fiutando l’affare; fece un elenco dettagliato di tutta l’azienda, e se ne andò, dicendo a Fosco di andarlo a trovare di lì a un paio di giorni per fissare la cifra e firmare alcune carte.
Così, dopo un paio di giorni, Fosco si recò in città ed andò dall’agenzia immobiliare; l’agente era impegnato al telefono e, per ingannare il tempo, si mise a leggere la bacheca con le offerte per vedere se ci fosse stato qualcosa di interessante.

Dopo un paio di offerte non adatte, i suoi occhi furono attirati da un’azienda che avrebbe fatto proprio al caso suo.

Era un’azienda di circa 1000 ettari, con un gran numero di trattori e di macchinari all’avanguardia; all’interno dell’azienda c’erano  due boschi, e un piccolo fiume che era alimentato da una sorgente che creava anche un lago dove c’erano le trote. C’erano anche molti casali sparsi qua e là, e la casa  principale era descritta come una sorta di piccolo castello.

Fosco corse dentro l’ufficio dell’agente immobiliare, che nel frattempo aveva finito di telefonare: “Senta –disse- quanto costa quell’azienda là?”  “Quale – domandò l’agente -  quella là in fondo a sinistra in bacheca?”.
“Si, proprio quella – fece Fosco. “Beh, quella là non glie la posso mica vendere!” “Guardi -  riprese Fosco nervosamente -  se è per una questione di soldi, non si deve preoccupare; ne ho un sacco in banca e altrettanti entreranno dopo la vendita della mia azienda…” “Ma… vede..- replicò imbarazzato l’agente – non è una questione di soldi; è che…”.  Fosco non lo fece neppure finire: “No, no, no, non voglio sentire scuse; se lei l’ha già data in parola a qualcun altro sono disposto a pagare io la penale, ma io VOGLIO quell’azienda!” L’agente, sempre più a disagio, sedette prendendo un lungo respiro. “Signor Fosco, mi creda, non è che non voglio vendergliela, è che non POSSO!” “ Ma mi spiega il perché, allora!” urlò innervosito Fosco. “Perché, vede, quella che ha letto nella bacheca è la descrizione della SUA azienda!”

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Talvolta, noi credenti, ci comportiamo un po’ come Fosco; invece di guardare alle benedizioni che smisurate abbiamo siamo piuttosto propensi a credere che ciò che possediamo per certo è poca cosa.

Vorremo che la nostra vita di credenti fosse una corsa su di un prato a raccogliere margherite, e invece scopriamo che è un'arrampicata a mani e piedi nudi su una scogliera. Abbiamo bisogno anche noi di un agente immobiliare che faccia l’inventario dei nostri averi per rammentarci di quanto ricchi e benedetti siamo!

L'agente immobiliare per noi credenti è un certo Paolo da Tarso, e l'inventario dei nostri averi qua su questa terra lo possiamo trovare in Efesini al capitolo 1:

Nella lettera Paolo paragona molte volte la vita dei credenti a una battaglia (la stava scrivendo mentre era incatenato a un soldato romano!). Il suo intento è di “sollevare” l'animo delle truppe di Cristo in vista delle future battaglie. Nell'introduzione ci propone il riassunto forse più completo del NT di quali siano le nostre proprietà e le nostre possibilità in Cristo. Se riusciamo a seguirlo, e a capirlo, abbiamo compreso tutto il Vangelo... e non ci resta che agire di conseguenza.

1) Siamo stati benedetti

“Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo” (Efesini 1:3)

“Benedire” = dire bene, dire cose buone, elogiare (è questa la parola che usa Paolo: “eulogoeo” = parlare bene . Dobbiamo “parlare bene” di Dio, poiché lui “parla bene” di noi con ogni “buona parola” che riguarda la nostra anima. E questo lo sta facendo nella sua dimora attuale, in Cielo, assieme a Cristo. Dio parla costantemente con suo figlio di quanto ci ami, di quanto ci desideri, di quanto gli diamo piacere. E' un dialogo che non finisce mai (“ogni benedizione”).

Come inizio di inventario non è male!

App: se qualcuno “parla costantemente bene” di te, cosa fai? Di sicuro non (o non dovresti) parlare male di lui... o non parlarne affatto! Se sei riconoscente, dovresti parlare spesso bene di lui!

Stai parlando agli altri dell'amico speciale che è Dio per te? Ne stai parlando bene? Ne stai parlando spesso?

2) Siamo stati eletti

“In lui (Cristo) ci ha eletti prima della fondazione del mondo perché fossimo santi e irreprensibili dinanzi a lui” (Efesini 1:4)

“Eletti” = scelti (Paolo usa la parola “eklego” = chiamati fuori)

Non è un caso che credi in Dio: c'era un piano sin dall'inizio, sin dal “sia la luce”  ma questo piano non è un piano “esclusivo”, ma un piano “inclusivo”:

“Il Signore non ritarda l’adempimento della sua promessa, come pretendono alcuni; ma è paziente verso di voi, non volendo che qualcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento.” (2 Pietro 3:9)

Cristo ci ha scelto:

“Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi, e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga.” (Giovanni 15:16a)

L'essere scelti da Cristo è un onore... ma anche un impegno.Siamo chiamati ad essere “santi”, ovvero “separati, messi da parte” tra tutti gli altri

“Irreprensibili” : nella parola greca c'è l'idea di qualcosa che non ha alcuna “maniglia” a cui potersi attaccare”. Gesù ci ha scelti affinché portiamo frutto, e un frutto che non sia “per una stagione”, ma per sempre.

App: chi è “eletto”, deve (o dovrebbe) rappresentare colui da cui è stato eletto. Che tipo di rappresentante sei? Sei un rappresentante “irreprensibile”? Ci stai lavorando su, per portare un frutto che rimanga per Cristo?  Oppure usi come i politici nostrani la tua elezione, facendo i comodi tuoi e non pensando a chi ti ha reso tale?

3) Siamo stati adottati


“Avendoci predestinati nel suo amore a essere adottati per mezzo di Gesù Cristo come suoi figli, secondo il disegno benevolo della sua volontà” (Efesini 1:5)

Il piano di Dio per ciascuno di noi non è solo quello di essere eletti/chiamati, ma è ben più grande.
Non vuole che facciamo semplicemente parte del suo “partito”, ma della sua stessa famiglia in qualità di figli amati. Non si adotta un figlio o una figlia “per noia”, come passatempo
Un figlio non è un passatempo, da gioie e dolori allo stesso tempo, ci si preoccupa della sua salute e del suo futuro. Ma lo si fa per poter dare amore, e riceverlo indietro.

Una volta adottati, i bambini non porteranno mai più il cognome del proprio padre naturale, ma di quello che li adotta sui documenti, nelle carte ufficiali, verranno chiamati con quel cognome da tutti (dall'appello in classe al servizio di leva, ecc).

App.: ti stai comportando come un semplice “membro di partito”, oppure come figlio (o figlia) di Dio?
Paolo dice che è per mezzo di Cristo che si ottiene di entrare a far parte della famiglia di Dio: lo hai accettato nel tuo cuore, e ti adoperi per diventare ogni giorno un po' più simile a Cristo, oppure ti accontenti di avere un “cognome” sul passaporto uguale a quello di tuo Padre Celeste, ma non ti curi di dare indietro l'amore con cui lui ti ha amato e ti ama?

4) Abbiamo ricevuto la grazia


“Sia lodato il Signore per questa sua grazia che ci è stata data per mezzo di Gesù Cristo, che egli ha amato.” (Efesini 1:6)

C'è alcun merito nostro in tutto ciò che ci è stato dato?  Assolutamente no! E' grazia! E' GRATIS! Non è costato nulla... a noi. (Paolo riprenderà e amplierà il concetto nel capitolo 2 dicendo più volte “è per grazia che siete salvati”). E' costato a colui per mezzo del quale la grazia ci è stata data, Gesù Cristo.

App: come vivresti se qualcuno ti dicesse che, da qui alla fine dei tuoi giorni non dovrai mai più preoccuparti per i soldi, o per la salute, o per il futuro dei tuoi figli? Quali energie potresti mettere in campo una volta che fosti sollevato (o sollevata) da quella preoccupazione? Paolo sta dicendo che, da qui all'eternità, non ti devi più preoccupare di guadagnarti la vita eterna. Il problema è già risolto, e aggratis! Stai vivendo la tua vita con questa senso di sollievo, oppure vivi ancora preoccupandoti di dover in qualche modo meritare il Paradiso? Se fai questo, stai sprecando un sacco di energie inutilmente.

5) Abbiamo la redenzione

“In lui (Cristo) abbiamo la redenzione mediante il suo sangue” (Efesini 1:7a)

Redenzione è divenuto nel tempo un termine del linguaggio di chiesa. In realtà, ai tempi di Paolo, era un termine del linguaggio giudiziario.

Quando qualcuno commetteva un reato minore, era possibile evitare le punizioni corporali o il carcere semplicemente pagando una somma di danaro. Il magistrato stabiliva la somma per la “redenzione”; essa veniva versata nelle mani del magistrato. Il magistrato si accertava che fosse quanto richiesto, e se la somma era corretta proclamava ad alta voce, così che lo scrivano potesse annotarlo nel registro “Teleo!”, ovvero “pagato!”. E il condannato era liberato.

Ricordi le ultime parole di Gesù sulla croce?

“Quando Gesù ebbe preso l’aceto, disse: «È compiuto!» E chinato il capo rese lo spirito. (Giovanni 19,30)

Sai quale parola ha usato Gesù, che è stata tradotta con “compiuto”? “Teleo”, ovvero la stessa parola che usava il magistrato per dichiarare la “redenzione” dei condannati.

App: qualcuno ha pagato il magistrato (Dio) affinché tu non fossi messo in prigione, punito nel fisico, privato della libertà per colpa dei tuoi delitti. Cosa ne stai facendo della libertà che Dio ti ha concesso e che Cristo ti ha pagato? Lo stai onorando con la tua vita? Paolo dice in Galati:

“Perché, fratelli, voi siete stati chiamati a libertà; soltanto non fate della libertà un’occasione per vivere secondo la carne, ma per mezzo dell’amore servite gli uni agli altri;” (Galati 5:13)

Conclusione

Siamo solo a metà dell'inventario che l'agente immobiliare Paolo sta facendo delle nostre proprietà.
Compereresti una vita dove:
  • il tuo Creatore parla continuamente di quanto gli dai piacere
  • Egli ha pensato sin dall'inizio di chiamarti
  • Non solo di chiamarti, ma di farti diventare parte della sua stessa famiglia, dandoti un nuovo cognome per sempre.
  • E tutto questo assolutamente gratis.
  • Anzi, più che gratis, pagando lui stesso perché ciò potesse avvenire.

Non devi comperarla, devi solo viverla “IN CRISTO”. E magari, quando pensi che la tua vita non valga molto, quando vedi che non ti piace più, voltarti indietro e fare l'inventario di tutto ciò che ha già, se sei in Cristo.

Se, invece, ancora non ai accettato Gesù, sappi che quella proprietà è lì pronta che ti aspetta. Aspetta un tuo si. Aspetta che affidi la tua vita a Gesù.

10 giugno 2012

Condividere le responsabilità nella tua chiesa

Far parte del Corpo di Cristo, la chiesa, non significa occupare lo spazio fisico all'interno di un edificio, ma condividere le responsabilità al suo interno affinché altri conoscano e accettino l'amore con cui Dio ci ama.
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Le caratteristiche di un buon membro di chiesa

1. agisce con amore verso gli altri membri
2. rifiuta di ascoltare i pettegolezzi
3. obbedisce ai suoi leader

E' così, vero? Bene! Allora siete pronti per il prossimo passo verso il vostro cammino verso la “perfezione”!

E se l'enfasi delle azioni per proteggere la vostra chiesa era rivolta soprattutto verso il “dentro la comunità”, stavolta le azioni da compiere sono rivolte verso il “fuori la comunità.”

E, al contrario, stavolta, piuttosto che tenere “fuori” i problemi, vogliamo portare “dentro” i problemi degli altri, o meglio gli altri che hanno problemi, perchè noi sappiamo che la soluzione dei loro problemi è in Gesù,

Perchè noi che abbiamo affidato i nostri pesi a Lui, sappiamo quanta differenza ha fatto e continua a fare nelle nostre vite il suo aiuto. Ed è per questo che vogliamo condividerlo con gli altri.
Da dove partire, dunque, per condividere le responsabilità della crescita della mia chiesa?

1) Pregherò per la crescita

Secondo molti studiosi tre sono i fattori principali che giovano alla rapida crescita di una chiesa, e sono precisamente, in ordine crescente di importanza:

1. la preghiera
2. la preghiera
3. e, infine, la preghiera

Una chiesa che prega è una chiesa che cresce: la prima chiesa mai esistita al mondo, quella che troviamo in Atti, ne è la dimostrazione: in Atti 1: 14 leggiamo che

 "Tutti questi (gli apostoli) perseveravano concordi nella preghiera, con le donne, e con Maria, madre di Gesù e con i fratelli di lui." (Atti 1:14)

E più avanti, in Atti 2:24 leggiamo:

 "Ed erano perseveranti nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere."(Atti 2:42)

Una chiesa che prega unita è una chiesa che cresce; ed è così che in Atti 4:4 leggiamo:

 "Ma molti di coloro che avevano udito la Parola credettero; e il numero degli uomini salì a circa cinquemila" (Atti 4:4)

David Yonggi Cho era un giovane credente coreano di diciotto anni, appena laureatosi al college biblico, quando nel 1958 condusse il primo suo culto in casa di una sua amica. A quel primo culto erano presenti: lui, la sua amica, i tre figli della sua amica.

Più di trenta anni dopo, nel 1990, David decise che era tempo di dividere la chiesa in più chiese locali, visto che aveva raggiunto la cifra di oltre 700.000 membri!

Penso che qualche consiglio possiamo accettarlo da David Yonggi Cho; sentite cosa dice a proposito della crescita della chiesa:

“Voglio parlare di un fattore molto importante che porta alla crescita della chiesa. Per avere una crescita, dobbiamo imparare a “ricevere” dal Signore. La chiesa non cresce spontaneamente, ed è per questo che il primo requisito che bisogna avere è quello di disporre di quantità massicce di preghiera. Senza la preghiera non possiamo neppure sognarci di avere una crescita della chiesa. Molte persone tentano di far crescere la chiesa attraverso trucchi umani, ma fallisono. La crescita della chiesa nasce dal potere dello Spirito Santo ed è possibile solo attraverso molta preghiera.”

David Yonggi Cho non è l'unico a sottolineare che la costante di una chiesa che vuole crescere è la preghiera costante.; Paolo ben prima di lui ne ha parlato ampiamente nelle sue lettere alle chiese:
(Rom 12:12) siate allegri nella speranza, pazienti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera
(Col 4:2) Perseverate nella preghiera, vegliando in essa con rendimento di grazie.

(Ef 6:18) pregate in ogni tempo, per mezzo dello Spirito, con ogni preghiera e supplica; vegliate a questo scopo con ogni perseveranza. Pregate per tutti i santi,

Tre sono i fattori principali che favoriscono la crescita della chiesa:

1. la preghiera
2. la preghiera
3. la preghiera

Le mie preghiere sono le fondamenta della crescita ed è per questo che, come membro della mia chiesa io pregherò del continuo per la sua crescita!

2) Inviterò non credenti ad assistere


Ora abbiamo pregato per la crescita della chiesa. Bene! E' finito il nostro compito, vero?

Visto che abbiamo già faticato tanto, possiamo lasciare che siano GLI ALTRI a fare il resto; d'altra parte NOI siamo gli spirituali, ed è bene che anche GLI ALTRI facciano qualcosa...

Mi spiace, non è così che funziona!
Abbiamo pregato, ma abbiamo pregato CON LO SCOPO DI AVERE UNA CRESCITA.

Abbiamo revisionato la nostra mietitrebbia, cambiato i cuscinetti, rabbocato l'olio, verificato le trasmissioni..ora bisogna andare nei campi per la raccolta; è tempo di trebbiatura! Gesù dice in Matteo 9:
"Allora disse ai suoi discepoli: "La messe è grande, ma pochi sono gli operai. Pregate dunque il Signore della mèsse che mandi degli operai nella sua mèsse"(Mat 9:37-38)

E indovina chi sono gli operai? Bravi, avete indovinato! Siete voi, siamo NOI!

Solo che, spesso, molto spesso, evitiamo accuratamente di “esporci” e conseguentemente, di esporre Cristo a chi ci sta attorno.Difendiamo strenuamente il nostro “territorio sicuro” e pur di non rischiare nulla “deviamo” proprio quando i discorsi porterebbero proprio ad “esporci” ed esporre Cristo

Abbiamo una mietitrebbia nuova fiammante, ma per paura di incappare in qualche sasso lungo il campo da trebbiare, decidiamo di “alzare la barra” e trebbiare a un metro dal terreno.

Certo, qualche cosa raccoglieremo pure, ma quanto grano stiamo lasciando sul campo per essere mangiato dagli uccelli e dai topi?

Non era così che si sono comportati Priscilla e Aquila in Atti 18:24:28 Leggiamo assieme:

"Ora un ebreo di nome Apollo, oriundo di Alessandria, uomo eloquente e versato nelle Scritture, arrivò a Efeso. Egli era stato istruito nella via del Signore; ed essendo fervente di spirito, annunziava e insegnava accuratamente le cose relative a Gesù, benché avesse conoscenza soltanto del battesimo di Giovanni. Egli cominciò pure a parlare con franchezza nella sinagoga. Ma Priscilla e Aquila, dopo averlo udito, lo presero con loro e gli esposero con più esattezza la via di Dio.  Poi, siccome voleva andare in Acaia, i fratelli lo incoraggiarono, e scrissero ai discepoli di accoglierlo. Giunto là, egli fu di grande aiuto a quelli che avevano creduto mediante la grazia di Dio,  perché con gran vigore confutava pubblicamente i Giudei, dimostrando con le Scritture che Gesù è il Cristo.(Atti 18:24-28)

Priscilla e Aquila avrebbero potuto pensare: “Beh, questo Apollo in fondo ha capito “quasi tutto”. Parla di Gesù, anche se alcune cose che dice e crede sono proprio sbagliate... però non abbiamo voglia di rischiare confrontandolo, sfidandolo a conoscere di più di Gesù... Lasciamo che siano altri a farlo...”
Non così hanno ragionato Priscilla ed Aquila; sono usciti dal loro “territorio sicuro”.

Semplicemente, “lo presero con loro”: probabilmente lo avranno invitato una sera a cena , e durante quella cena, tra un boccone e l'altro gli esposero con più esattezza la via di Dio.” con serenità, senza dirgli, “ma che sei scemo a dire questo e quello?”, né mostrandosi come i “Grandi Maestri che tutto sanno.

Se Apollo divenne uno tra i servi di Cristo più famosi ed efficaci in quel tempo, lo si deve al coraggio di Priscilla e di Aquila di “rischiare” una conversazione che avrebbe potuto essere “imbarazzante” per loro ma che fu invece “illuminante” per Apollo.

Se le mie preghiere sono le fondamenta della crescita, parlare ed invitare gli altri agli eventi di chiesa sono le colonne che la innalzano; ed è per questo che io, come membro della mia chiesa, inviterò non credenti ad assistere.

3) Sarò caloroso verso i visitatori.

Avendo prima pregato per la crescita, poi invitato non credenti ad assistere, ora il mio compito è davvero finito!

Posso finalmente rilassarmi, mettermi seduto sulla mia sedia in sala, e aspettare che finalmente siano GLI ALTRI (pastori, anziani, responsabili...gli ALTRI, insomma!) a fare il resto!

Vorrei vedere assieme a voi questa breve scenetta per poi commentarla assieme.
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Molti credenti falliscono proprio sull'ultima delle responsabilità legate alla chiesa.

Abbiamo revisionato al meglio la nostra mietitrebbia, siamo andati nei campi ed abbiamo trebbiato il più basso possibile al terreno ottenendo anche un buon raccolto.

Ma ora, rientrando la sera, invece di proteggere il nostro prezioso raccolto, apriamo i cassoni della nostra trebbia, lo scarichiamo al centro del piazzale e ce ne andiamo a dormire; noi siamo stanchi, che pensino altri a mettere al riparo il raccolto nei magazzini o nei silos!

Non la pensa in questo modo Paolo della lettera agli Romani; dice anzi:

 "Quanto allo zelo, non siate pigri; siate ferventi nello spirito, servite il Signore;  siate allegri nella speranza, pazienti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera,  provvedendo alle necessità dei santi, esercitando con premura l'ospitalità.”(Romani 12:11-13)

La frase in greco che usa Paolo qui per “esercitare con premura l'ospitalità è “diokò philonexia”, che letteralmente significa “ricercare con insistenza (diokò) l'amore (philo) verso i forestieri (nexia)”.

Non basta aver pregato per la crescita, non basta aver invitato dagli eventi di chiesa i nostri amici; bisogna dimostrare loro che li amiamo!

E se amiamo una persona,vogliamo che si senta rispettata, coccolata e protetta, soprattutto se deliberatamente ha deciso di abbandonare il suo “territorio sicuro” accettando il nostro invito ad un evento di chiesa.

Paolo dice in Romani 15:7:

"Perciò accoglietevi gli uni gli altri, come anche Cristo vi ha accolti per la gloria di Dio." (Romani 15:7)

Se le mie preghiere sono le fondamenta della crescita della mia chiesa, se parlare ed invitare gli altri ai suoi eventi sono le colonne che la innalzano; essere calorosi ed amare gli ospiti (miei o di altri) sono il tetto che li farà sentitire al sicuro e protetti.

D'altronde, chi vorrebbe tornare in un posto dove è stato trattato come abbiamo visto nella scenetta?

Tuttavia, se un non credente ascoltasse queste mie parole, potrebbe senz'alto pormi una domanda: “Si, Marco, ma perchè stai facendo tutto questo per me?. E' il tuo fine quello di avere una chiesa più grande, un club più esclusivo, una maggiore colletta domenicale...o cosa?”

Se solo una di queste ipotesi fosse vera, se mi affaticassi per le cose di questo mondo e per questa vita soltanto io sarei il più misero pra tutti gli uomini. Non sono parole mie, ma dell'apostolo Paolo

(traccia una croce dentro la casa che hai disegnato)

Tutto ciò che faccio, ogni preghiera che innalzo, ogni parola che dico, ogni mano che stringo e ogni persona che abbraccio, lo faccio per Cristo; lo faccio per portarlo a Cristo.

Perchè SO quale differenza Egli ha fatto nella mia vita.
Perchè SO quale differenza continua a fare nella mia vita.
Perchè SO quale differenza farà per la mia vita vera, quella eterna, nel giorno del giudizio.

E infine, perchè non so, non voglio e non DEVO rassegnarmi a lasciare andare alcuno di coloro che incontro che ora sono morti, e che in Cristo troverebbero vita.

Ecco, perchè lo faccio.

Conclusione

Se il primo impegno per un membro di chiesa è quello di proteggere la propria chiesa locale; il secondo impegno è quello di condividere assieme a tutti gli altri membri le responsabilità.

Alcuni lo troveranno più facile, altri più difficile; nessuno di noi è perfetto ma tutti siamo perfettibili, ma questo non deve essere un comodo paravento, una scusa dietro cui nascondere la nostra voglia di “non fare”:  "non siate pigri; siate ferventi nello spirito, servite il Signore", ci esorta l'apostolo Paolo.

Io condividerò le responsabilità nella mia chiesa:

1. pregando per la sua crescita
2. invitando i non credenti
3. essendo caloroso verso i visitatori

Se seguirò questi tre passi, coloro a cui avrò parlato di Gesù visiteranno la mia chiesa, si sentiranno amati e protetti e la mia chiesa crescerà.

Ed altri vedranno le loro vite trasformate da Cristo.

03 giugno 2012

Il codice genetico del credente

Dio ci ha dato una esatta descrizione di come desidera sia il DNA dei credenti che fanno parte del corpo di suo figlio Gesù in terra, la chiesa: in Efesini 4:1-16, tramite le parole di Paolo, ce lo indica. Sandro Ferretti trae da questo brano indicazioni per ciascuno di coloro che sono parte di una chiesa.

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Introduzione

  • Lettera scritta da Paolo mentre era prigioniero a Roma
  • Si ricorda della chiesa di Efeso per la quale aveva un grande affetto
  • Scrive per ammonirli e incoraggiarli ad avere una vita degna di Cristo.
" Io dunque, il prigioniero del Signore, vi esorto a comportarvi in modo degno della vocazione che vi è stata rivolta,  con ogni umiltà e mansuetudine, con pazienza, sopportandovi gli uni gli altri con amore,  sforzandovi di conservare l'unità dello Spirito con il vincolo della pace.  Vi è un corpo solo e un solo Spirito, come pure siete stati chiamati a una sola speranza, quella della vostra vocazione.  V'è un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo,  un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, fra tutti e in tutti. Ma a ciascuno di noi la grazia è stata data secondo la misura del dono di Cristo. 8 Per questo è detto: «Salito in alto, egli ha portato con sé dei prigionieri e ha fatto dei doni agli uomini». Ora, questo «è salito» che cosa vuol dire se non che egli era anche disceso nelle parti più basse della terra? Colui che è disceso, è lo stesso che è salito al di sopra di tutti i cieli, affinché riempisse ogni cosa.  È lui che ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori,  per il perfezionamento dei santi in vista dell'opera del ministero e dell'edificazione del corpo di Cristo,  fino a che tutti giungiamo all'unità della fede e della piena conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomini fatti, all'altezza della statura perfetta di Cristo;  affinché non siamo più come bambini sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina per la frode degli uomini, per l'astuzia loro nelle arti seduttrici dell'errore;  ma, seguendo la verità nell'amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo. 1Da lui tutto il corpo ben collegato e ben connesso mediante l'aiuto fornito da tutte le giunture, trae il proprio sviluppo nella misura del vigore di ogni singola parte, per edificare se stesso nell'amore." (Efesini 4:1-16)

  • Perchè è inportante il DNA? Perché descrive COME deve essere costruito un corpo in maniera minuziosa.
  • Paolo descrive agli Efesini il codice genetico con cui costruire il Corpo di Cristo, ovvero la chiesa.

1) La base (vers. 1-6)

Il tema principale di tutto il brano è l'UNITA'.
  • "Uno solo". C'è l'enfasi sull'unità all'interno della chiesa.
  • Dio ama l'unità; 
    • la divisione è opera umana, non di Dio!
2) Il collegamento (vers. 16)

Essere collegati l'uno all'altro è una cosa fondamentale tra credenti.
  • Dio vuole la crescita:
    • individuale
    • come gruppo di credenti.
  • A questo scopo ha dato doni differenti all'interno della chiesa.
 3) La varietà (vers. 2-3)

 Siamo tutti diversi, ma dobbiamo vivere assieme in armonia


  • Non c'è spazio per "vantarsi del proprio dono
    • Non ci viene naturale essere umili
    • dobbiamo "sforzarci"
      • E' un atto della volontà
4) L'egualianza (vers. 7-11)

Tutti sono egualmente importanti all'interno della chiesa.
  • Non ci sono doni "maggiori" o "minori"
  • Tutti sono utili
    • Non siamo noi a decidere quale dono ricevere
    • E' Dio che lo stabilisce per l'utile comune
    • Non dobbiamo invidare i doni degli altri
    • Ma dobbiamo piuttosto utilizzare al meglio il NOSTRO dono
  •  Se la chiesa è carente di uno o più doni la chiesa soffre
    • E' importante che tu utilizzi i tuoi doni
  • Il Signore non ha bisogno dei nostri doni
  • Ma ci da l'onore di servirlo con essi
    • Siamo noi ad aver bisogno di Lui per esercitarli
    • Il premo a tale obbedienza è una vita piena di gioia
5) Il Capo

Il capo è unico e solo: Cristo
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