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31 gennaio 2010

L'amore non è aspro e sospetta

Amore è una parola usata e abusata nella nostra società. Ma com'è l'amore? Quali caratteristiche possiede?
Esiste un vademecum biblico di come è il vero amore, ed è quello che fa Paolo in 1 Corinzi 13.
Una delle caratteristiche dell'amore vero è che non s'inasprisce e non sospetta. Marvin Oxenham usa l'esempio di Paolo e Barnaba per illustrare questa caratteristica.

24 gennaio 2010

Tu, seguimi!


Cosa significa seguire Gesù? Cosa significa seguire chi dell'amore è l'inventore, la fonte, ed il fine?
Ma, soprattutto, quale tipo di amore richiede Gesù da noi? Il vangelo di Giovanni ci aiuta nel capire quale tipo di amore ci stia chiedendo il nostro Salvatore.


(NB: la predicazione risale a diversi anni fa)

17 gennaio 2010

Cuore, visione e fede


Oggi vorrei parlarvi di sogni e fede...

Come mai?” potreste chiedermi. “ oggi avevi promesso di parlarci del futuro dei prossimi dieci anni della nostra chiesa!”. Avete ragione! Ma di quello parleremo forse alla fine.

Sapete dirmi che cosa sia un sogno? Il dizionario Garzanti lo definisce così:

“Attività psichica che ha luogo durante il sonno, caratterizzata da emozioni, percezioni, e pensieri che si strutturano in una successione di visioni generalmente non regolata dalla logica o dalle normali convenzioni sociali anche se apparentemente reale”.

Pertanto, secondo il vocabolario, il sogno e le visioni in esso contenute sono semplicemente qualcosa di irrreale; e chi è dunque colui che sogna, il “sognatore” per il dizionario Garzanti?

“Chi volentieri si abbandona ad illusioni, visioni e fantasticherie dimostrando scarso spirito pratico”.

Perciò per chi ha scritto il vocabolario Garzanti, un sogno, una visione è semplicemente qualcosa di non logico ed irreale ed un sognatore, colui che, per così dire, sogna ad occhi aperti, che ha delle “visioni”è un individuo poco pratico...locuzione molto tenue usata per sostituire la parola “scemo”!

Cosa pensa Dio dei sogni, delle visioni e e dei sognatori, allora?

Vorrei fare assieme a voi una “passeggiata” tra tre dei maggiori sognatori e visionari che si incontrino nella Bibbia. Volete seguirmi? Partiamo!

Noè

Allora Dio disse a Noè: "Nei miei decreti, la fine di ogni essere vivente è giunta poiché la terra, a causa degli uomini, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò, insieme con la terra. Fatti un'arca di legno di gofer; falla a stanze, e spalmala di pece di dentro e di fuori. ... Ecco, io sto per far venire il diluvio delle acque sulla terra, per distruggere sotto il cielo ogni essere in cui è alito di vita; tutto quello che è sulla terra perirà. (Genesi 6:13-14-17)

Non sappiamo se Dio abbia parlato a Noè in un sogno,, o direttamente a tu per tu, come spesso faceva prima del diluvio; il fatto è che Noè ha avuto questa visione. Ora vi immaginate lo scherno e l'ilarità di quelli che passavano sotto l'arca in costruzione. Ma il diluvio venne, e Noè non salvò soltanto la sua famiglia, ma un gran numero animali che altrimenti sarebbero periti nelle acque.

Abraamo

Abramo disse: "Dio, SIGNORE, che mi darai? Poiché io me ne vado senza figli e l'erede della mia casa è Eliezer di Damasco".. Poi (Dio) lo condusse fuori e gli disse: "Guarda il cielo e conta le stelle se le puoi contare". E soggiunse: "Tale sarà la tua discendenza". (Genesi 15:2,5)

Il sogno di Abraamo era quello di avere una discendenza; un figlio almeno perché tutti i suoi averi non passassero nelle mani di uno dei suoi servi. Come si comporta Dio con Abraamo? Gli dice “ma va là, sciocco, lo sai che tua moglie sterile!”? Certamente no! Mentre Abraamo sogna un erede, Dio promette una discendenza numerosa quanto le stelle nel cielo!

Non penso che Dio pensasse ad Abraamo come ad uno sciocco, e non penso neppure pensasse a quel sogno come qualcosa di irrealizzabile ed irreale.

Mosè

Il SIGNORE parlò a Mosè, e disse: "Va', parla al faraone re d'Egitto, perché egli lasci uscire i figli d'Israele dal suo paese". (Esodo 6:10-11)

Non è che Mosé fosse proprio d'accordo, visto che cercò tutte quante le scuse possibili e immaginabili per non adempiere quella visione. Ma alla fine fece quello che il Signore gli chiedeva di fare. È cosa successe quindi? Che non solo faraone fu costretto ad ascoltare Mosè, ma di un intero popolo fu rilasciato dopo una lunga prigionia.

Potremmo continuare con altri esempi, con Giacobbe, oppure Giuseppe, oppure Raab, Gedeone, Sansone, Davide, Neemia... Cos'è che accomuna questi personaggi? Personalmente ho trovato che ciascuno di loro ha almeno tre caratteristiche in comune con gli altri.

1. Un cuore disposto a servire

Noè

Noè fece così; fece tutto quello che Dio gli aveva comandato. (Genesi 6:22)

Noè non valutò prima di iniziare l'arca che il mare più vicino distava svariate centinaia di chilometri, né si mise lì a sindacare sul fatto che tutti lo avrebbero preso per pazzo, lo avrebbero schernito, lo avrebbero isolato.

Quello che stava chiedendo il Signore a Noè, era di uscire dal suo popolo, di distaccarsi da esso, di diventare un corpo estraneo nella sua società. Lo stava cedendo poco il Signore. Non era affatto poco. Ma Noè obbedisce, perché il suo cuore è disponibile ad accettare il fatto che qualcuno più in alto di lui sa cosa sia meglio fare.

Abraamo

Il SIGNORE disse ad Abramo: "Va' via dal tuo paese, dai tuoi parenti e dalla casa di tuo padre, e va' nel paese che io ti mostrerò”... Abramo partì, come il SIGNORE gli aveva detto, e Lot andò con lui. Abramo aveva settantacinque anni quando partì da Caran. (Genesi 12:1,4)

Quello che stava chiedendo il Signore ad Abraamo era non poca cosa: abbandonare il proprio paese, la sua famiglia, il proprio lavoro, tutto quello che rende confortevole una vita, per andare in un paese mai visto e di cui neppure sapeva il nome!

Non aveva chiesto poco. Non è affatto poco! Ma Abraamo ubbidisce perché il suo cuore è disponibile a sottomettere la propria volontà a quella di colui che sa essere in controllo.

Mosè

Il SIGNORE disse a Mosè: "Vedi, io ti ho stabilito come Dio per il faraone e tuo fratello Aaronne sarà il tuo profeta. Tu dirai tutto quello che ti ordinerò e tuo fratello Aaronne parlerà al faraone, perché lasci partire i figli d'Israele dal suo paese” ....Mosè e Aaronne fecero così; fecero come il SIGNORE aveva loro ordinato. (Esodo 7:1-2, 6)

Quello che stava chiedendo il Signore a Mosé, notoriamente balbuziente, era di andare a parlare con la somma autorità in Egitto, chiedere cose impossibili, ottenere nulla, anzi ottenere punizioni per il proprio popolo, e per questo essere inviso persino al suo popolo.

Non aveva chiesto poco il Signore a Mosè. Non è affatto poco! Ma Mosé, messa da parte la propria paura, il sentimento di inadeguatezza, obbedisce, perché sa che Dio è in controllo.

Noè, Abramo, Mosé hanno un cuore disposto servire, Anche a costo di dover essere messo in un angolo nella società dove vivi, anche a costo della propria pace familiare, anche a costo di lottare contro i propri problemi fisici.

2. Una visione da adempiere

Tutti e tre i personaggi che stiamo vedendo avevano una visione, un sogno da perseguire. Per Noè era quello di salvare una parte del creato affinché potesse ricominciare tutto da capo; per Abramo era vedere una discendenza sapendo che essa sarebbe stata numerosa come le stelle nel cielo; per Mosé era quello di riscattare il suo popolo dalla situazione di sottomissione schiavitù in cui è precipitata in Egitto.

Non si sono scoraggiati strada facendo, non sono usciti ad un castello intermedio dell'autostrada che riportava verso l'adempimento del loro sogno. Ma hanno inseguito per tutta la loro vita il sogno che Dio gli aveva messo in cuore, ed hanno terminato la loro corsa mentre erano ancora intenti a servire quel sogno.

3. Una vita di fede

Per fede Noè, divinamente avvertito di cose che non si vedevano ancora, con pio timore, preparò un'arca per la salvezza della sua famiglia; con la sua fede condannò il mondo e fu fatto erede della giustizia che si ha per mezzo della fede. Per fede Abraamo, quando fu chiamato, ubbidì, per andarsene in un luogo che egli doveva ricevere in eredità; e partì senza sapere dove andava. ...Per fede (Mosè ) abbandonò l'Egitto, senza temere la collera del re, perché rimase costante, come se vedesse colui che è invisibile (Ebrei 11: 16-17,27)

L'ultima caratteristica, la più importante, è la fede. Avere fede per colui che scritto la lettera agli Ebrei è appunto “vedere colui che è invisibile”, o, come dice Paolo, “camminare per fede e non per visione”, dove la fede precede la visione e la rende concreta, raggiungibile. E sapete qual è il premio per una fede di questo genere? È che Dio concede molto di più di quello che era contenuto nella visione.

La visione di Noè era quella di salvare la propria famiglia e parte della specie animale; il premio per una fede che non chiede il perché, il come, ma si accontenta di sapere che Dio è in controllo, obbedendogli, è quello di salvare l'intero genere umano e il creato dall'estinzione totale.

La visione di Abraamo era quella di una discendenza per sé e per la sua famiglia; il premio per una fede che ubbidisce e si piega ad abbandonare tutto della propria vita alla ricerca di un paese di cui non conosce neppure il nome è quello di avere una stirpe infinita, di cui noi stessi facciamo parte.

La visione di Mosé era quella di trarre dall'Egitto un popolo schiavo; il premio per una fede che va oltre i propri difetti fisici e le proprie paure e quello di essere il tramite di Dio nel portare all'uomo i Dieci Comandamenti.

Paolo afferma questo:

Or a colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente di più di quel che domandiamo o pensiamo, a lui sia la gloria nella chiesa, e in Cristo Gesù, per tutte le età, nei secoli dei secoli. Amen. (Efesini 3:20-21)

Ora potresti chiedermi: “cosa c'entra tutto questo con la visione per i prossimi dieci anni della chiesa?”Io ti rispondo: “quanto è grande il tuo sogno per la tua chiesa?

Se mi permetti, vorrei raccontarti il mio sogno, ma prima voglio fare una premessa.

Piuttosto che una premessa è una confessione ed un proposito che prendo davanti a tutti quanti voi; come pastore di questa chiesa ho dei lati dove sono più forte e dei lati dove lo sono meno. So che Dio mi ha dato un dono d''insegnamento, e cerco di usarlo al meglio. So di essere capace di stilare piani per il futuro, come pure so non prendermi troppo sul serio. Se scorro le caratteristiche che ho citato poco fa, mi ritrovo abbastanza nell'avere un cuore disposto a servire, ed anche nell'avere una visione da adempiere.

Ma quando arriviamo al terzo, alla terza caratteristica, mi sento assolutamente inadeguato. Io non sono un grande uomo di fede; mi spiace se siete stupiti o scandalizzati da questo, ma riconosco che in questo specifico settore della mia vita di credente deve ancora crescere molto.

Perché la visione senza una fede è come una Ferrari senza benzina, come Valentino Rossi con le gomme slick sulla pista bagnata.

Dio cerca persone come me con un cuore disposto servire per mandare una visione da adempiere, ma per poter operare in maniera infinitamente più grande di ciò che domandiamo o pensiamo, infinitamente più grande della stessa visione che c'è stata regalata, serve la fede!

Ho detto che era una confessione ed un impegno: la confessione l'avete ottenuta, ora c'è l'impegno! Ed il mio impegno, da oggi in avanti, sarà di far crescere ogni giorno di più la mia fede, fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta. (Ebrei 12:2)

Perché vedete, Dio ha risposto così tante volte alle mie preghiere che è impossibile non aver fede in lui. L'altra sera alla cellula ho mostrato la prima pagina della mia Bibbia, dove ho scritto le parole di una telefonata giuntami dal Canada nel 2004 la sera stessa che avevo deciso di abbandonare ogni incarico dalla chiesa di cui facevo parte:”il Signore ha in serbo per te e per la Sua opera a Montefiascone delle benedizioni che nemmeno tu immagini”.

Appena cinque mesi dopo sarebbe stata stabilita come chiesa autonoma questa comunità che oggi ho l'onore di servire in nome di Gesù.

L'anno dopo partecipai a una conferenza a Londra; alla fine della conferenza ci fu chiesto di esprimere un sogno un desiderio una visione per il futuro della nazione dove servivamo. Ed io scrissi che la mia visione, il mio sogno era quello di avere un incontro dei leader di tutte quante le denominazioni italiane in Italia entro il 2016. Tra nemmeno due settimane prenderò un aereo che mi porterà negli Stati Uniti, e la mia permanenza lì per tre settimane servirà proprio a concretizzare un incontro del genere qua Italia. Questa volta il Signore è in anticipo, ed è in anticipo di ben sei anni!

Fatta questa doverosa premessa, senza la quale il mio sogno non avrebbe alcun senso di esistere, ora voglio raccontartelo.

Il mio sogno per l'anno 2010 è questo:

Vedo una crescita numerica di questa comunità, e nella cellula ho già detto che il mio obiettivo è di 10 nuovi membri battezzati in questa chiesa durante il 2010.

Vedo una la crescita spirituale, con persone che sappiano sempre di più quanto è buono il Signore, amino il proprio prossimo, testimonino di lui nel mondo che li circonda, e portino altri ad aggiungersi alla famiglia di chiesa.

Vedo una crescita del servizio, dove molti di voi si aggiungano ai servitori che già sostengono i ministeri in questa chiesa.

Ma quello che te l'ho raccontato è soltanto il 2010; ma, come ben sapete, vi ho promesso che vi avrei raccontato ciò che sarebbe successo in questa comunità nei prossimi dieci anni.

Piuttosto che raccontartelo con parole voglio farti vedere il mio sogno.


Il mio sogno per i prossimi dieci anni di questa comunità non è tanto un edificio, ma quello che quell'edificio sta a simboleggiare; una comunità che possa crescere unita nell'amore così da essere di esempio ad altre comunità. Una chiesa che supporti altre chiese, che le aiuti a nascere, a crescere, a consolidarsi. Una chiesa che possa essere conosciuta in tutta Italia per la sua ospitalità e per il suo amore verso Gesù.

È per questo che ho bisogno di una fede più grande, di una fede più presente nella mia vita, di quel tipo di fede che dice a un monte” togliti i quali gettati nel mare”, quel tipo di fede di cui parla Gesù.

È una visione grande, è una visione forse rischiosa, ma vale la pena di rischiare. Vale la pena di avere fede in colui che ha già adempiuto nella mia vita a molte più promesse delle due che ti ho raccontato, , nonostante la mia poca fede.

Tu fai parte integrante di questo sogno, perché assieme a te condivido lo stesso Dio, lo stesso Salvatore, lo stesso corpo, questa piccola comunità locale che si chiama Chiesa della Vera Vite.

Vuoi aiutarmi? Vuoi aiutarmi ad avere fede? Oggi ti richiederò di pregare la preghiera più pericolosa per la tua vita: “Signore, usami!”

So che sto chiedendo molto, esattamente come Dio ha chiesto molto a tutti coloro a cui affida una visione; forse ti senti intimidito, o intimidita da tutto quello che ti circonda e non sai come fare. Forse pensi ancora che Dio non ha dato a te nessun dono particolare, nessuna capacità straordinaria da mettere a disposizione alla tua comunità.

Non so se conoscete una certa Susan Boyle; è divenuta famosa in un programma inglese intitolato “Britain's got Talent”, dove persone normali si esibiscono davanti ad una giuria e ad un pubblico in quello che pensano di saper fare meglio.

Vorrei vedere con voi questi sette minuti di filmato per poi trarre alcune considerazioni per la nostra vita di credenti.


Perchè ci tocca tanto questo filmato? Susan Boyle, 47 anni, zitella e goffa, entra sulla scena e tutti quanti pensano a quanto sarà imbarazzante guardare questa signora di mezza età sciatta e paffuta tentare di imitare una delle cantanti d'opera più famose in Inghilterra.

Ma Susan si rifiuta di essere intimidita dagli standard di perfezione del mondo; lì sul podio si rende vulnerabile alle critiche di tutti, ma lo fa con gioia e passione. Molti di noi sarebbero scappati dopo aver visto le facce da presa in giro di cui era fatto oggetto. Ma a lei non interessa quello che il mondo pensa perché è consapevole di quello che possiede.

Susan canta ogni domenica nella sua chiesa; tutti la conoscono per la sua bontà, per la sua assiduità ai culti, e per quel dono che ha nella voce.

Vorrei fare tre riflessioni per mezzo di Susan.

1. I valori che contano nel mondo non sono i valori che contano per Dio; smettiamola di giudicare le persone tramite quei valori di bellezza, avvenenza, gioventù che vanno per la maggiore.

2. Tutti sono importanti per Dio; in ognuno di noi c'è un dono stupendo. Forse non sarà una voce d'angelo come quella di Susan, ma in ognuno di noi Dio ha riposto una miniera d'oro. Ma il mondo l'ha coperta con uno strato di pochi centimetri di terra; su quella terra molti coltivano patate, credendo che quello sia il proposito per la loro vita.  Ma Dio non vuole patate, ma l'oro che ha messo in noi.Susan, incurante di come la veda il mondo, sa che sotto i pochi centimetri di terra che la fanno apparire goffa e non attraente esiste quella miniera, e non si rassegna a tenerla nascosta. Susan sa che Dio la vede come è realmente. Ed ognuno di noi dovrebbe vedersi come Dio ci vede; unici, speciali, pieni di doni. Una miniera d'oro.

3. Smettiamo di vivere per avere l'approvazione degli altri, ma viviamo per mettere a disposizione per la sua gloria i doni che Dio ci ha dato. Se continuiamo a cercare l'approvazione del mondo, seguendo i suoi standard, vivremo non la nostra vita, ma quella di un altro. Susan sa di non essere bella, alta, giovane ma non per questo smettere di correre la sua corsa, di adempiere al sogno che Dio le ha messo nel suo cuore.

Ti ripeto la mia domanda: vuoi aiutarmi? Tu sei una miniera d'oro, Dio ha profuso in te doni e talenti, e si aspetta oro, non patate! È questa chiesa continuerà a chiedere finché esiste quell'oro da coloro che ne fanno parte!

Preghiamo

Tra qualche istante chiederò di pregare insieme con me quella preghiera così pericolosa; perché, se accetti di aiutarmi, avrai bisogno di un cuore che sia disposto a servire. E se il tuo cuore sarà disposto servire, Dio ti darà dei sogni da adempiere, chiedendoti di avere fede in lui perché diventino realtà.. E se avrai fede allora egli chiederà molto di più di quanto tu avevi sognato.

Se sei stato toccato dalle mie parole, se vuoi aiutare questa chiesa nei suoi sogni a breve o a lungo termine, ripete nella tua mente le mie parole.

Signore io so che tu hai messo in me una miniera d'oro, e quest'oro io voglio metterlo a tua disposizione. Signore, usami! Il mio cuore è pronto a servirti, ed io sono pronto ad adempiere ai tuoi comandamenti. E non mi scoraggerò strada facendo, ma non finirò mai di servirti finché non tornerò a te. Signore io ho fede in te, aumenta la mia fede ogni giorno di più, affinché io veda le meraviglie che tu hai in serbo per me e per la chiesa dove tu mia hai posto. Signore, sono pronto ad essere stupito, perché già so che tu mi darai molto di più di quanto grande possano essere i miei sogni.

Amen

10 gennaio 2010

Marco 15: La gioia nel dolore


Gesù è per il mondo quello che un pacco sotto l'Albero è per un bimbo a Natale; una gioia, una promessa mantenuta, e un dono.

Ma come ha costruito quel pacco dono il nostro Singore Gesù? Quanto ha pagato per esso? Sandro Ferretti ci parla del "costo" che quel dono ha comportato per il nostro Salvatore.

A noi la scelta: lo accetterai, o lo rifiuterai?

03 gennaio 2010

Vasi nobili o vasi ignobili?


I credenti sono come vasi, strumenti utili al proprio padrone... ma Paolo dice bisogna conservarsi così...altrimenti saremo "vasi ignobili".
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Non so, se vi è mai capitato di ricevere un dono in occasione di una ricorrenza, che so, di un compleanno, o meglio del vostro matrimonio, un regalo che era , come dire, non esattamente rispondente ai vostri gusti o alle vostre esigenze; per essere più chiari, qualcosa che era così brutto e così inutile da non sapere proprio cosa poterci fare, se non metterlo direttamente nel cestino della spazzatura.

Debbo confessare che mia moglie ed io siamo stati abbastanza fortunati e per il nostro matrimonio ce la siamo cavata con poche cose inutili o orrende, al contrario di quello che è accaduto Chirs, la sorella di Janet ed a suo marito.

Non potrò mai dimenticare il pomeriggio in cui, seduti sul tappeto del salotto della loro casa, hanno cominciato ad aprire i regali assieme a noi. I regali, anche se non sono poi così fondamentali, diciamocelo francamente, ci fanno tanto piacere. E con questo spirito Chris ed il marito iniziarono a scartare i doni ricevuti.

Il primo… un meraviglioso vaso di cristallo! Ahhhh! Bè, non proprio meraviglioso… ma, uno in casa, sai per quando qualcuno ti porta dei fiori… ci può stare.
Il secondo… un meraviglioso vaso in vetro di Murano a forma astratta, di colore marrone! Bè, …sssì, forse come portapenne vicino al telefono… vedremo.
Il terzo… un meraviglioso vaso in cristallo…peccato, identico al primo. Una coppia di vasi per sopra il caminetto?

Il quarto… bè, forse avete già capito che alla fine i due malcapitati parenti potevano disporre di otto vasi di diverse misure e fattezze. Peccato, che a loro non piacessero i vasi, o comunque non di quel tipo.

Anche l’apostolo Paolo parla di vasi in una sua lettera, e precisamente lo fa in II Timoteo al capitolo 2 ( Leggeremo dal versetto 14 fino alla fine del capitolo. Ma prima dobbiamo sottolineare un fatto.

Al giorno d’oggi, i vasi hanno una funzione quasi esclusivamente decorativa; all’epoca di Paolo il vaso era un bene prezioso ed insostituibile.

Pensate di avere sete; oggi quale gesto facciamo? Apriamo il rubinetto. E all’epoca di Paolo, quale gesto avremmo fatto? Prendere un vaso e versare dell’acqua. E quell’acqua come era giunta in casa? Tramite un vaso, magari più grande, in cui avevamo versato l’acqua attinta da un pozzo o da una fonte.
Ma era lo stesso vaso da cui ci eravamo versati l’acqua per dissetarci? Con tutta probabilità, no.

I vasi adoperati per i lavori di casa (e portare l’acqua era un lavoro di casa) erano normalmente più grandi e di un materiale più povero (legno o terracotta) così che non avesse alcuna importanza se si danneggiavano.
I vasi utilizzati per i cibi o le bevande erano preferibilmente di metallo, primo perché conservavano meglio il contenuto, secondo perché avevano un minor peso, terzo perché avevano anche un migliore aspetto.

“Ricorda loro queste cose, scongiurandoli davanti a Dio che non facciano dispute di parole; esse non servono a niente e conducono alla rovina chi le ascolta. Sfòrzati di presentare te stesso davanti a Dio come un uomo approvato, un operaio che non abbia di che vergognarsi, che dispensi rettamente la parola della verità. Ma evita le chiacchiere profane, perché quelli che le fanno avanzano sempre più nell'empietà e la loro parola andrà rodendo come fa la cancrena; tra questi sono Imeneo e Fileto, uomini che hanno deviato dalla verità, dicendo che la risurrezione è già avvenuta, e sovvertono la fede di alcuni. Tuttavia il solido fondamento di Dio rimane fermo, portando questo sigillo: "Il Signore conosce quelli che sono suoi", e "Si ritragga dall'iniquità chiunque pronunzia il nome del Signore". In una grande casa non ci sono soltanto vasi d'oro e d'argento, ma anche vasi di legno e di terra; e gli uni sono destinati a un uso nobile e gli altri a un uso ignobile. Se dunque uno si conserva puro da quelle cose, sarà un vaso nobile, santificato, utile al servizio del padrone, preparato per ogni opera buona. Fuggi le passioni giovanili e ricerca la giustizia, la fede, l'amore, la pace con quelli che invocano il Signore con un cuore puro. Evita inoltre le dispute stolte e insensate, sapendo che generano contese. Il servo del Signore non deve litigare, ma deve essere mite con tutti, capace di insegnare, paziente. Deve istruire con mansuetudine gli oppositori nella speranza che Dio conceda loro di ravvedersi per riconoscere la verità, in modo che, rientrati in sé stessi, escano dal laccio del diavolo, che li aveva presi prigionieri perché facessero la sua volontà.” (2 Timoteo 2:14-26)

Questa, di tutte le lettere di Paolo, è quella che più mi affascina e più mi commuove; molto di ciò che egli dice ci porta a pensare che sia la sua ultima lettera scritta dal carcere in cui, molto chiaramente fa intendere a Timoteo che i suoi giorni terreni sono terminati, che ha già subito un primo processo dove tutti lo hanno abbandonato e che presto ne subirà un altro “e da questo – lascia intendere Paolo – non ho più alcuna possibilità di salvarmi; la mia corsa è finita.”


Abbiamo di fronte un uomo in catene, solo, e vicino al martirio… Ma, invece di trovarci di fronte ad un uomo disperato, la statura di Paolo nella fede lo eleva a vincitore, quale egli è, di fronte all’unico giudice giusto: DIO. “Ho finito la corsa, ho conservato la fede, ho diritto alla corona dei vincitori.”
Ma c’è una cosa che preoccupa Paolo ben più della sua vita. Proprio quando lui sta per addormentarsi, la chiesa ha delle divisioni.

Ed è per questo che, in questa sorta di passaggio del testimone tra lui e Timoteo, che tutto era tranne che il timido ragazzetto con cui siamo stati abituati ad immaginarlo, ma che era uno strettissimo collaboratore di Paolo, tanto da poter ricevere i suoi ultimi insegnamenti, in questo passaggio di testimone spirituale Paolo ancora una volta si forza di descrivere cosa deve essere un credente e cosa deve non essere, cosa deve fare o cosa deve non fare.

Perdonatemi se mi dilungo nello spiegarvi il contesto della lettera, ma vorrei farvi amare questa lettera quanto la ami io, farvi comprendere la statura di uomo di Dio che si erge dalle sue pagine, e sottolineare come Paolo sia realmente preoccupato, ma non per la sua vita, ma per la mia, per la tua, per la nostra! Per la vita della chiesa; anche, anzi, proprio della nostra chiesa !!!
Mai come in questa lettera Paolo ripete a Timoteo le parole “ti scongiuro, evita, cerca, sopporta, sforzati, ricorda devi, devi, devi…”.


Ed a metà circa di questa lunga esortazione a Timoteo perché ricordi ai credenti come custodire quello che Paolo chiama il “buon deposito”, l’apostolo paragona i credenti a dei vasi: versetto 20:
“In una grande casa non ci sono soltanto vasi d’oro e d’argento, ma anche vasi di legno e di terra; e gli uni sono destinati ad un uso nobile e gli altri ad un uso ignobile.”

Qui Paolo ci parla di due differenti categorie di vasi; i primi nobili, i secondi ignobili: per esemplificare meglio la distanza che esiste tra queste due categorie ho portato da casa due vasi; uno nobile (tira fuori il vaso di argento) ed uno ignobile (tira fuori il pitale).
Ora, non so se Paolo avesse in mente davvero questo, sta di fatto che ogni volta che leggo questo passo io penso a questo (lascia per il resto della predica i due vasi in un posto ben visibile).

Al versetto 21 Paolo aggiunge:
“Se uno dunque si conserva pura da quelle cose, (poi vedremo quali sono) sarà un vaso nobile, santificato, utile al servizio del padrone, preparato per ogni opera buona”

E’ abbastanza lampante quale di questi due vasi sia quello più prezioso, o nobile per usare le parole di Paolo. Ma come abbiamo fatto a capire che l’uno è prezioso e l’altro no (lasciate perdere che questo è un pitale)?

Perché l’uno è d’argento, l’altro è di plastica. E perché l’argento è prezioso? Perché è bello da vedere.

Allora, abbiamo scoperto perché questo vaso è prezioso; è prezioso perché è bello.

Se Paolo ci ha paragonati a dei vasi, per essere nobili dovremo essere belli da vedere; ma non belli come fisico ( se così fosse, allora io e Innocenzo saremmo finiti) ma belli come credenti per gli altri credenti e per i non credenti.

Come fare ad apparire preziosi: è Paolo che ce lo dice: versetto 24 e 25

“Il servo del Signore non deve litigare, ma essere mite con tutti, capace di insegnare, paziente. Deve istruire con mansuetudine gli oppositori nella speranza che Dio conceda loro di ravvedersi per riconoscere la verità…”

Ecco, cosa serve per essere preziosi.

  • Applicazione per noi: siamo miti con tutti, o solo con alcune categorie di persone? Magari, quelli che ci danno sempre ragione, o quelli della nostra religione? Qui Paolo dice con tutti, senza alcuna distinzione.
Per essere un vaso nobile dobbiamo essere miti, e non solo con quelli che ci piacciono o che sentiamo più affini, ma anche e soprattutto con la rimanente parte dell’umanità (che, normalmente, è molto più grande).
  • Siamo pazienti? Oppure scattiamo alla prima contrarietà come una molla caricata? Fate come me, che l’altro giorno stavo montando le rifiniture sulle porte di casa e, dopo averle misurate, le ho tagliate al senso sbagliato e ho detto a me stesso “va bè, tanto ne ho due in più” sono andato, le ho tagliate e stavolta le ho fatte corte, ed allora ho tirato tutto dalla finestra di casa dandomi per mezz’ora dell’imbecille?
Ed è per questo che quella sera che avevo deciso di scrivere questo messaggio mi sono detto” ecco per quale persona il Signore me lo aveva messo in cuore”; era per me! ( quella sera comunque non ce l’ho fatta ha scrivere neppure una parola).
Per essere un vaso prezioso dobbiamo mantenere i nervi saldi, ed avere pazienza, anche con noi stessi, figuriamoci con gli altri.

  • Ed infine, quando parliamo del Signore con chi si oppone alla nostra fede o alla nostra maniera di capire la parola del Signore, siamo mansueti ed attendiamo che sia Dio (V25 …nella speranza che DIO ) a concedere il ravvedimento, oppure siamo più propensi a “scomunicare” chi ci si oppone?
Per essere dei vasi nobili non dobbiamo solo insegnare, ma dobbiamo essere capaci di insegnare, dobbiamo essere degli istruttori mansueti.

Pensate quando si parla di una bestia, una mucca ad esempio, e si dice che è mansueta. Da piccolo andavo a prendere il latte appena munto in una stalla vicino casa e ricordo una volta in cui c’erano dei ragazzini che se l’erano presa con una mucca; e gli tiravano bastoni, sassi, ricci di castagne sul naso. Un toro, avrebbe caricato, la mucca no; ricordo che alla fine, dopo tanto che aveva sopportato le angherie dei due, decise che era ora di spostarsi; e piano piano, s’incamminò verso l’altro lato del recinto.

Questo significa essere mansueti: avere pazienza, saper attendere, ed alla fine, quando ci si accorge che non c’è più nulla da fare, allontanarsi senza clamori, distanti solo di un poco.

Se così faremo, saremo dei vasi nobili.


Ma, ritornando a quello che avevo detto in apertura, un vaso nobile all’epoca di Paolo non era solo un vaso bello di fuori ma, in sostanza, senza alcuna utilità, un semplice ornamento; un vaso nobile era un vaso che era appropriato all’uso che se ne intendeva fare. Doveva essere bello da poterlo usare anche con gli ospiti, ma doveva essere utile per lo scopo che doveva assolvere Nel versetto 21 si dice “utile al servizio del padrone”.; nessuno avrebbe mai servito del vino in un vaso d’oro con il fondo bucato.

Allora abbiamo scoperto che un vaso è prezioso non solo perché è bello, ma è prezioso per chi lo può usare.

Come fare per essere utili per il nostro padrone, per il nostro Signore? Anche qui Paolo è prodigo di consigli: versetto 15:

“Sforzati di presentarti davanti a Dio come uomo fidato, un operaio che non abbia di che vergognarsi, che dispensi rettamente la parola della verità”

Ecco, quello che è necessario a Dio per poterci utilizzare.

  • Applicazioni per noi: Dio si può fidare di me? Egli è’ la cosa più importante della mia vita, oppure è confuso tra le altre cose, e un giorno che dovesse aver bisogno di me, forse potrebbe sentirsi rispondere “scusami, ma ho un altro impegno”?

Per essere un vaso nobile Dio deve essere il Signore della mia vita; non a caso Paolo più avanti ha usato la parola “doulos”, schiavo, qualcuno che è in permanente relazione di servitù con il suo padrone ed il cui volere si annulla nel volere del padrone.

  • Ci vergogniamo di qualcosa che riguarda la nostra vita, o anche ci vergogniamo della nostra stessa fede di fronte agli altri? Per essere un vaso nobile dobbiamo non avere nulla da nascondere né al nostro Signore ( sarebbe comunque difficile) né agli altri.

  • Dispensiamo correttamente la parola di Dio, oppure la “usiamo” facendogli dire ciò che più vogliamo sentire o quello che ci fa comodo di capire?
Per essere un vaso nobile dobbiamo “tagliare la parola di Dio in maniera esatta”, è questo il senso del verbo greco che Paolo usa.

Allora, un vaso è prezioso perché è bello, un vaso è prezioso per chi lo usa.
Se siamo dei vasi nobili, allora, come dice il versetto 21 saremo

“santificati, (distinti da tutto il resto) utili al servizio del padrone preparati ad ogni buona opera”.

Ora, essendo evidentemente Paolo un ottimista, lui ha scritto la cosa al positivo; se io fossi stato Paolo (difficilmente sarei qui adesso) essendo un pessimista avrei girato la frase al negativo; guardate che disastro di immagine ne viene fuori:

“ Se uno dunque non si conserva puro da quelle cose, sarà un vaso ignobile (sarà un pitale) confuso tra tutti gli altri, inutile al servizio del padrone, impreparato per ogni opera buona”

Insomma, chi vorrebbe versare della cioccolata in un pitale per servirla a tavola? E Paolo ci dice una cosa importante; per essere un vaso nobile dobbiamo non solo essere belli fuori e utili per il nostro padrone, ma tali dobbiamo conservarci. Come fare per conservarci puri, quali sono le cose da cui l’apostolo ci sta dicendo di mantenerci puri?

In questo capitolo Paolo getta un’enfasi particolare su una parte del nostro corpo che spesso risulta essere la meno nobile di noi: la lingua.

Versetto 14:”Ricorda loro queste cose, scongiurandoli davanti a Dio che non facciano dispute a parole; esse non servono a niente e conducono alla rovina di chi le ascolta”

Versetto 16:”Evita le chiacchiere profane, perché quelli che le fanno avanzano sempre più nell’empietà e la loro parola andrà rodendo come la cancrena”.

Versetto 23:”Evita inoltre le dispute stolte e insensate, sapendo che generano contese”

Se dunque terremo a freno la nostra lingua, se eviteremo dispute, se eviteremo chiacchiere profane, se eviteremo dispute stolte, saremo dei vasi nobili.
Se d’altro canto non terremo a freno la lingua ma ci lanceremo in dispute e chiacchiere profane saremo…un pitale!

Nel brano tra l’altro troviamo un ulteriore istruzione sul come essere un vaso nobile: versetto 22:
"Fuggi le passioni giovanili e ricerca la giustizia, la fede, l’amore, la pace con quelli che invocano il Signore con un cuore puro”

La giovinezza è un’epoca di grandi passioni; da giovani chi più chi meno, tutti ci siamo fatti trasportare da una o da più passioni. Può essere quella per una squadra di calcio, per un gruppo rock, per la moda, per la discoteca, senza elencare passioni più pericolose. Ma Paolo ci dice che esse rappresentano un ostacolo alla nostra vita di credenti, un ostacolo all’essere un vaso nobile.

Attenzione, non dice “fuggi le passioni ma ricerca” ma dice “fuggi le passioni e ricerca”; ovvero non contrappone le passioni giovanili alla fede, all’amore, alla pace ecc., ma ci sprona ad utilizzare tutte quelle energie tipiche della gioventù nella ricerca della pace, dell’amore ecc.

Se da un lato questa è un’esortazione rivolta ai giovani, c’è da dire che alcuni giovani rimangono tali anche a settant’anni, per cui è bene che ognuno di noi fugga le passioni giovanili.


In conclusione, un vaso nobile è prezioso perché è bello ed utile, ed un vaso nobile è prezioso per chi lo usa.


Dio ci vuole dei vasi nobili; ci vuole belli di fuori perché si veda che siamo suoi figli, che siamo suoi, ci vuole utili perché possiamo servirlo in modo perfetto.

Tutto questo, Paolo lo sapeva, richiede un grande sforzo. Da dove attingere le energie, allora?

E Paolo, proprio all’inizio del capitolo 2 lo spiega a Timoteo, e lo spiega a noi: versetto 1

“Tu dunque, figlio mio, fortificati nella grazia che è in Cristo Gesù”.

Ecco dove cercare l’energia; non nella nostra forza di volontà, che è poca cosa per un’impresa così ambiziosa, non nella “religione” o nella “religiosità”; inni, preghiere e digiuni sono utili, ma non ci elevano alla statura di vasi nobili.

L’unica, e sola grande fonte a cui attingere per una simile impresa, è una fonte gratuita; è gratis…se la vuoi!

La vuoi? Basta che tu accetti Cristo Gesù, perché la grazia è in lui.

L’hai già ottenuta? Bene! Fortificati in essa!

Cresci nella fede in Cristo Gesù, seguilo e stagli vicino; e combatti per lui!

E stai saldo anche tu nella medesima certezza che Paolo, al termine della sua meravigliosa vita terrena, consegna alla sua chiesa, alla nostra chiesa, alla chiesa di Cristo Gesù, a te a me: versetti 11 e 12:

Certa è quest’affermazione: se siamo morti con lui, con lui anche vivremo; se abbiamo costanza, con lui anche regneremo.”

Se il tuo cuore è stato toccato dalle parole di Paolo, e stai già dissetandoti alla fonte di Cristo Gesù, prega perché tu possa rimanere un vaso nobile, utile al tuo Signore.

Se invece non hai ancora assaporato la fonte della grazia che è in Cristo Gesù, se le parole di Paolo hanno colpito anche te, ma non credi di avere sufficienti energie da spendere nell’impresa di trasformarti in un vaso nobile, chiedi a Gesù di donarti la sua forza, di donarti la sua grazia.

Ricordati, è gratis, basta che tu accetti Cristo.






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