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30 novembre 2008

Amos: la disciplina e l'amore di Dio (SOLO AUDIO)

Michelle era una bella ragazza, nata e cresciuta in una buona famiglia di credenti; ma, a poco a poco, la sua vita aveva preso una deriva che l'avrebbe portata lontano da essa e da Dio.

Come si sarebbero comportati i genitori? Avrebbero continuato ad amarla, e se si, avrebbero accettato supinamente le sue decisioni, oppure nell'amore ci sarebbe stato posto per la disciplina?

Partendo da questo racconto, Michele ci illustra i capitoli 3 e 4 di Amos, dove la disciplina di Dio trova un senso nel suo amore smisurato per i suoi figli, tanto da affermare: "Cercatemi e vivrete!".

09 novembre 2008

Allenati all'unità



Sapete cosa sono i cannibali? Si?. Penso che tutti conosciamo questo termine che in realtà ci fa proprio disgusto, anche se ormai è una cosa lontanissima dalla cultura in cui viviamo. Per cui non dobbiamo proprio preoccuparcene, vero?

E invece no, come credenti dovremmo PROPRIO occuparci di un tipo di cannibalismo che ancora è vivo e vegeto e si annida proprio dove meno ce lo aspettiamo.

Quello di cui vi parlo va sotto il nome di “cannibalismo spirituale”, ed avviene nelle comunità dei credenti, all'interno delle chiese.

Comunità una volta unite si dividono, credenti si organizzano in “fazioni” pro o contro questa o quella cosa, divorandosi a vicenda e ponendo fine a testimonianze potenti per Cristo.

E' triste, ma è così; ogni anno accade che le liste delle chiese debbono essere riviste perché qualche chiesa si è “duplicata” non perché ha piantato un'altra chiesa in una città vicina, ma per via di una scissione all'interno di essa.

Ma sapete quale è la cosa ancora più triste? E' che almeno l'ottanta per cento
delle divisioni avviene non già per motivi “basilari”, di dottrina ma per motivi futili, insignificanti, legati piuttosto al “a me piacerebbe di più se...” piuttosto che altro.

Mi ha fatto riflettere la definizione delle categorie di cannibalismo che dà Wikipedia :

Il cannibalismo può avvenire per le seguenti ragioni:
  • In funzione di una usanza culturale (cannibalismo rituale).
  • Per necessità in casi di carestia estrema.
  • A causa di follia


A quale tipo di cannibalismo appartiene il cannibalismo spirituale?

  • non può derivare da un'usanza culturale , anzi la Bibbia (come vedremo) spinge nella direzione opposta;
  • non dipende da una necessità di ricevere nutrimento ( la chiesa E' il luogo dove il credente riceve cibo spirituale);
  • tranne qualche rarissimo caso, non dipende dall'improvvisa insanità di mente di uno o più membri.

SE mai Wikipedia dovesse inserire la voce “cannibalismo spirituale”, dovrebbe proporre una sola ragione per esso:

  • L'egoismo

Uno dei più grossi errori che possano fare i membri di una chiesa (a partire dal neo credente appena entrato su su fino al pastore e all'anziano di chiesa) è confondere l'unità con l'uniformità.

La chiesa DEVE essere unita, non uniforme; questo significa che non dobbiamo pensarla tutti allo stesso modo, anzi che normalmente ci saranno una molteplicità di opinioni all'interno della chiesa.

Questa è una BENEDIZIONE, non un limite; ma lo è solo SE mettiamo da parte l'egoismo che abbiamo ereditato dalla nostra natura di peccatori, quell'egoismo che ci spinge a volere che tutto si UNIFORMI a quel nostro “io vorrei che...”, alle nostre esigenze e alle nostre visioni.

L'unità è un bene che va preservato e protetto. Quando l'unità viene meno succedono due cose:

  • la prima è che Gesù vede la divisione e ne è addolorato
  • la seconda è che il mondo vede la divisione, e giudica Gesù e la sua opera secondo quella divisione.

Gesù ha detto:

Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri".(Giovanni 13:35)

Gesù afferma che, se non saremo uniti, se non preserveremo l'unità, il cui vincolo è l'amore, il mondo non conoscerà che noi siamo suoi discepoli; e se non conoscerà noi, non potrà conoscere nemmeno Lui.

C'è un Salmo, molto breve, che illustra i sentimenti che ha il Signore verso l'unità dei suoi figli; leggiamolo assieme:

Salmo 133 Canto dei pellegrinaggi. Di Davide. 1 Ecco quant'è buono e quant'è piacevole che i fratelli vivano insieme! 2 E' come olio profumato che, sparso sul capo, scende sulla barba, sulla barba d' Aaronne, che scende fino all'orlo dei suoi vestiti; 3 è come la rugiada dell' Ermon, che scende sui monti di Sion; là infatti il SIGNORE ha ordinato che sia la benedizione, la vita in eterno.

Immaginatevi una colonna di persone, che scende dalla città di Gerusalemme e s'incammina verso la valle del Giordano; non è una semplice processione, non si tratta di persone riunite lì per caso, ma si tratta di un gruppo che è unito da un unico scopo; esaltare il nome di Dio.

E' questa l'immagine che il salmista coglie; il titolo “Canto dei pellegrinaggi” lo spiega.

Quella gente non è “uniforme”, non la pensano tutti alla stessa maniera, né c'è un “capo”, un despota, un dittatore che gli impone le regole; quella gente è UNITA, al di la di come individualmente la pensano. Sono uniti perché hanno compreso il valore che Dio dà al loro essere uniti.

Dio li vede, sa che stanno lì per lui, ed esclama:

"Ecco quant'è buono e quant'è piacevole che i fratelli vivano insieme!"

Dio è deliziato dall'unità, Dio dice che vedere i sui figli uniti è bellissimo.

La parola tradotta con “piacevole” in ebraico è “nahim”, ed era una parola usata nel gergo musicale per indicare quando un'armonia era molto bella.

L'unità per Dio è questo; un'armonia bellissima che ha origine dal vivere assieme delle sue creature, è musica per le sue orecchie.

Lo è, soprattutto, perché quello è un gruppo “speciale”; per Dio non tutti i gruppi di persone producono “armonia” per le sue orecchie.

Quello si, quello è un gruppo di “fratelli”; sono i SUOI figli, coloro che lo hanno conosciuto, coloro per cui manderà Suo figlio a morire in croce...

Gesù dice in Matteo 10: 35 “sono venuto a dividere il figlio da suo padre, la figlia da sua madre, la nuora dalla suocera”; è venuto a separarci da coloro che non credono, al fine di “ riunire in uno i figli di Dio dispersi”. (Giovanni 11:52)

Dio sa che il nostro stare uniti rafforza l'unità della Sua chiesa; l'adorare assieme rafforza la nostra unità. E' per questo che veniamo qui la domenica, per adorare assieme Gesù. E' per questo che è bene pregare assieme nelle nostre famiglie; la preghiera assieme al vostro sposo o sposa, o ai vostri figli, rafforzano l'unità vostra con il Signore. E il Signore benedice quell'unità, perché Dio ama così tanto il nostro stare assieme.

Lo ama così tanto perché la nostra unità rafforza la testimonianza di Cristo verso il mondo.

Il mondo è pieno di conflitti e di divisioni; imporre la propria volontà sugli altri è cosa universalmente ritenuta valida. Solo se ci imponiamo sugli altri valiamo e saremo visti dal mondo come persone con “gli attributi”.

Ma quando il mondo vede un gruppo di persone che NON sono uniformi, che hanno differenti gradi di istruzione, differenti opinioni, differenti abilità, ma che sono UNITE nonostante tutto, e che quell'unione non è una mera sottomissione, ma un atto di amore reciproco, allora si domandano “come è possibile tutto questo”?

“Questo è quello che può fare Cristo” è la nostra risposta; la chiesa non è un "social-club", né un passatempo per persone annoiate o frustrate, ma un'istituzione soprannaturale, sostenuta in un modo soprannaturale che ha un destino soprannaturale.

Dal nostro essere uniti sgorga una testimonianza verso il mondo che è come un profumo prezioso sparso sul capo di Aaronne, il sommo Sacerdote che prefigura colui che è il nostro Sommo Sacerdote, Gesù.

E' come l'acqua fresca formata dalle nevi del Monte Ermon che alimentano il fiume Giordano, il fiume della vita, l'acqua che simboleggia il battesimo dei credenti...

Di fronte all'unione dei fratelli, Dio non vuole rimanere senza far nulla, tanta è la Sua gioia nel vedere ciò; ORDINA che vi sia benedizione su di essi, ORDINA che vi sia vita in eterno per essi.

SE non siamo uniti, (non uniformi, ma uniti), Dio non può benedirci. L'unità è uno degli attributi principali che distingue coloro i quali sono rinati a vita eterna in Cristo Gesù.

Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri". (Giovanni 13:35)

Il mondo è la palestra dove siamo chiamati ad esercitare in maniera parziale ciò che in Paradiso faremo in modo perfetto; è qui che impariamo ad amare, in attesa di amare in modo perfetto quando Gesù ci porterà con Lui. E' qui che impariamo ad essere uniti in attesa di essere perfettamente uniti dopo il Giudizio.

Se l'unità ha un così grande valore agli occhi di Dio, cosa devo fare per preservarla?

La risposta è semplice: allenati all'unità.

Il nostro Dio è un dio “pratico”, e non ci lascia mai senza istruzioni sulle cose importanti; magari non ci dirà cosa dobbiamo fare a pranzo, ma sugli argomenti che gli stanno a cuore c'è sempre l'imbarazzo della scelta circa gli “esercizi” su cui allenarci.


  • Esercizio 1: usa la “libertà in Cristo” per dimostrare amore, non per azzannare gli altri.
E' palese come Dio vi abbia chiamati a vivere una vita di libertà. Siate sicuri di non usare questa libertà come una scusa per fare quel che vi pare, distruggendola . Usatela piuttosto per servirvi reciprocamente in amore; è in questo modo che la libertà si accresce. Badate Bene che, se vi mordete e danneggiate a vicenda, rapidissimamente vi annienterete a vicenda; e dove sarà la vostra preziosa libertà , allora?" Galati 5:13-15 (The Message)

Cristo è venuto per liberarti dalla schiavitù della carne, comprese le passioni “forti”. Azzannare l'altro non danneggia solo l'altro, ma

  • a) danneggia la testimonianza di Cristo
  • b) danneggia l'altro
  • c) danneggia te

  • Esercizio 2: bada a come agisci
"Io dunque, il prigioniero del Signore, vi esorto a comportarvi in modo degno della vocazione che vi è stata rivolta, con ogni umiltà e mansuetudine, con pazienza, sopportandovi gli uni gli altri con amore, sforzandovi di conservare l'unità dello Spirito con il vincolo della pace." (Efesini 4:1-3)

Dio ti ha rivolto una “vocazione”, tu hai risposto di si; che il tuo agire sia degno di quella risposta

  • Esercizio 3: bada a come reagisci

"non rendete male per male, od oltraggio per oltraggio, ma, al contrario, benedite; poiché a questo siete stati chiamati affinché ereditiate la benedizione." (1 Pietro 3:9)
La vita eterna l'hai già in pugno se credi in Gesù, la benedizione di Dio sta a te ottenerla. Conta fino a 100 o a 1000 se serve, e poi benedici l'altro, piuttosto che maledire.

  • Esercizio 4: bada a come interagisci

“... siate ricolmi di Spirito, parlandovi con salmi, inni e cantici spirituali, cantando e salmeggiando con il vostro cuore al Signore" (Efesini 5:18-19)

Nel parlare al tuo fratello o alla tua sorella, non parlare come ad uno qualsiasi, ma pensa che condividi con lui o lei la medesima speranza, la medesima salvezza e la medesima risurrezione.

Conclusione

Il cannibalismo spirituale non deve farci paura, ma deve renderci vigili per mantenere l'unità del corpo di Cristo.

L'unità, non l'uniformità, si preserva solo se ci si ama l'uno l'altro: e l'amore, come dice Giovanni, non è un sentimento, ma un'azione:

"Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e in verità." (1 Giovanni 3:18)

02 novembre 2008

Cosa pensa Dio della morte (solo audio)

Woody Allen ha affermato di non voler essere lì quando accadrà, Luis Borghes avrebbe voluto che anche l'anima morisse, Rudyard Kipling, una volta letto sul giornale a cui era abbonato la notizia del suo decesso, scrisse una lettera al direttore annullando l'abbonamento perché non ne avrebbe avuto più bisogno...

Molte sono le opinioni umane circa la morte... ma cosa ne pensa Dio? Come vede Dio la morte dei non credenti e quella dei credenti?

Giuseppe ci illustra i passi biblici che mostrano cosa ne pensa della morte il Creatore della vita.

(file audio 18,5 MB)
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