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Come ascoltare i messaggi

03 agosto 2008

Come sentire la voce di Dio



Uno dei fondamenti della fede cristiana è il fatto che Dio parla al suo popolo. Sono innumerevoli i passi dove viene scritto “...e Dio disse”. Il fatto di parlare direttamente è la dimostrazione che Dio vuole un rapporto personale con la sua creatura – tu, io, noi. Dio ha deliberatamente scelto di parlarci.

Tuttavia, esiste un problema nel comunicare; talvolta non ci si capisce; quando parlo con Janet, di solito accadono...possono accadere due cose; o non la sto ascoltando, o non capisco quello che ha da dirmi...Si dice si siano due cose che gli uomini devono capire circa le donne, ma il problema è che nessuno ha mai scoperto quali siano...

Comunque, personalmente sono scettico circa le persone che dicono di capire per filo e per segno quello che dice loro Dio. La mia personale esperienza è che Dio non manda e.mail, né fax, e che non c'è un telefono rosso con cui comunicare direttamente quando voglio con il mio Creatore, e spesso rimango al “buio” per giorni o mesi.

Altre volte, invece, Dio parla in modo così chiaro (con me usa i sogni) che non c'è dubbio che quella è la sua voce.

Qual'è dunque la differenza tra questi due estremi? La differenza sta nell'atteggiamento.

Gesù parla di questo in Luca 8:4-15: Leggiamo assieme il brano.


Luca 8:5-15 "Il seminatore uscì a seminare la sua semenza; e, mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada: fu calpestato e gli uccelli del cielo lo mangiarono. (6) Un'altra cadde sulla roccia: appena fu germogliato seccò, perché non aveva umidità. (7) Un'altra cadde in mezzo alle spine: le spine, crescendo insieme con esso, lo soffocarono. (8) Un'altra parte cadde in un buon terreno: quando fu germogliato, produsse il cento per uno". Dicendo queste cose, esclamava: "Chi ha orecchi per udire oda!" (9) I suoi discepoli gli domandarono che cosa volesse dire questa parabola. (10) Ed egli disse: "A voi è dato di conoscere i misteri del regno di Dio; ma agli altri se ne parla in parabole, affinché vedendo non vedano, e udendo non comprendano. (11) Or questo è il significato della parabola: il seme è la parola di Dio. (12) Quelli lungo la strada sono coloro che ascoltano, ma poi viene il diavolo e porta via la parola dal loro cuore, affinché non credano e non siano salvati. (13) Quelli sulla roccia sono coloro i quali, quando ascoltano la parola, la ricevono con gioia; ma costoro non hanno radice, credono per un certo tempo ma, quando viene la prova, si tirano indietro. (14) Quello che è caduto tra le spine sono coloro che ascoltano, ma se ne vanno e restano soffocati dalle preoccupazioni, dalle ricchezze e dai piaceri della vita, e non arrivano a maturità. (15) E quello che è caduto in un buon terreno sono coloro i quali, dopo aver udito la parola, la ritengono in un cuore onesto e buono, e portano frutto con perseveranza.

Gesù parla di terreni in cui cade il seme, ma realmente sta parlando di atteggiamenti mentali verso la parola di Dio. Se osserviamo questi quattro terreni, che sono anche quattro atteggiamenti mentali, forse riusciremo a capire meglio i segreti per ascoltare il nostro Padre.

1.Debbo coltivare una mente aperta

Qual'è il primo terreno? Versetti 5 e 12:

Il seminatore uscì a seminare la sua semenza; e, mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada: fu calpestato e gli uccelli del cielo lo mangiarono...Quelli lungo la strada sono coloro che ascoltano, ma poi viene il diavolo e porta via la parola dal loro cuore, affinché non credano e non siano salvati.

Quali sono le caratteristiche di una strada di campagna? Principalmente sono due:

  • è battuta/dura
  • è stretta (soprattutto rispetto al campo)

Conoscete qualcuno con un atteggiamento da “strada di campagna” verso la Parola di Dio? Qualcuno duro e stretto, dove i pochi semi gettati non trovano nido ma vengono portati via rapidamente dagli uccelli? Qualcuno con una mente chiusa ed un cuore indurito, che non ascolta Dio perché dentro di se ha già deciso cosa fare e cosa dire in ogni situazione...

Anche io sono così, talvolta; non lascio l'opportunità al Padre mio di parlarmi perché, dentro di me, ho già deciso tutto, che sia bene o no.

Sono svariate le cause che provocano un tale atteggiamento:

  • L'orgoglio.
Talvolta penso: “ Non ho bisogno di Dio, posso farcela da solo, non voglio 'disturbarlo' per questo, so come fare da solo”... ogni volta che manco di pregare per qualcosa, automaticamente sto dicendo: “Non ho bisogno di Dio in questa cosa, posso gestirla da solo, posso correggere da solo il problema, posso risolvere quest conflitto da solo...non ho bisogno di Dio stavolta”. Questo si chiama orgoglio; non prego, non ascolto, non ricevo. Punto. Sono una strada riarsa e la Parola di Dio viene portata via dagli uccelli.

  • La paura.
“E se adesso mi dice di no? Se prego il mio Dio ed Egli mi dice che non è buona quella cosa che il mio cuore desidera tanto? O mi dice di perdonare quella persona che odio tanto? O mi dice di fare quell'altra cosa mentre io vorrei continuare a fare questa? Sono preoccupato che mi dica di rinunciare a quella cosa che mi diverte tanto. No, grazie Dio, meglio non rischiare chiedendo e ascoltando. Anche stavolta sono come una strada battuta dalle ruote dei carri e spazzata dal vento.
  • L'amarezza.
“Signore, perché proprio a me? Se tu mi ami, perché io? Come hai permesso che succedesse?” Ogni volta che veniamo feriti e che ci aggrappiamo alla memoria di quell'evento doloroso, ed ogni volta che ci domandiamo “Dio, perché?”, stiamo chiudendo l'antenna che ci fa percepire la frequenza radio di Dio.

Forse vi sembrerà strano o addirittura blasfemo, ma non tutto quello che succede al modo è la volontà di Dio. Si, avete capito bene: non tutto quello che accade è la volontà di Dio. C'è un detto che recita “non si muove foglia che Dio non voglia”. Beh, non è vero.

Nella creazione, Egli ci ha lasciato la libertà di scegliere, e concedendoci questo ha ceduto un po' della sua potenza alla sua creatura- noi-. Siamo liberi, anche di sbagliare. Il mondo così non è più perfetto come Dio lo aveva immaginato, ma è un mondo dove le libere decisioni di liberi esseri provocano contrasti, dolori sofferenze.

Se sei stato ferito, Dio lo è stato assieme a te; se hai provato dolori, Dio non ha deciso quei dolori, ma li ha sopportati assieme a te. Una volta una donna che aveva perso il suo giovane figlio mi disse: “Dov'era Dio quando mio figlio stava morendo?”. Ed io pensavo: “nello stesso posto dov'era mentre anche il suo di figlio moriva. Sulla croce.”

Puoi credere in Dio, ed essere stato ferito, ma non tagliarlo fuori dalla tua vita; saresti, ancora una volta, una strada polverosa e arsa mentre tutto intorno ci sono campi fertili e verdi.

Il primo passo per ascoltare la voce di Dio è di coltivare una mente aperta.

2.Debbo dare il mio tempo per ascoltare

Non so se capita anche a voi, ma una delle cose che mi manda in bestia è di aspettare che il mio computer “faccia qualcosa”, come aprire un file, salvarlo, modificare la foto che ho fatto, stamparla, connettersi ad internet o accendersi; e più compero computer aggiornati, più la mia frustrazione cresce perché la velocità non è mai abbastanza.

Viviamo in un mondo veloce, dove siamo sempre in fretta...in un mondo così, a Dio rimangono gli “avanzi” del nostro tempo per parlaci”.

Voglio che mi parli, ma diamine, che si sbrighi un pochino e che lo faccia dalle 14 alle 15 nella mia ora di pausa pranzo! Leggiamo i versetti 6 e 13:

Un'altra cadde sulla roccia: appena fu germogliato seccò, perché non aveva umidità. ...Quelli sulla roccia sono coloro i quali, quando ascoltano la parola, la ricevono con gioia; ma costoro non hanno radice, credono per un certo tempo ma, quando viene la prova, si tirano indietro.

Un seme per poter germogliare, deve essere piantato in profondità, dove è protetto dall'arsura; se è troppo in superficie, viene bruciato dal sole. Possiamo essere anche noi così: superficiali, poco profondi.

Qualche volta ci può accadere di ascoltare la voce di Dio, di essere toccati da quella voce, di essere attratti e di iniziare a “germogliare” nella sua Parola...ma tutto rimane “superficiale”.

Non raggiunge profondità, rimane “sopra sopra”, perché non diamo a Dio il tempo di “sprofondare” nella nostra anima, di arrivare al centro di noi stessi.

“Marco, quanto mi ha toccato il tuo messaggio!” Bene... anzi MALE! Se ti ha “toccato” è ancora lì, sulla tua pelle; spetta a te spingerlo “dentro di te” al centro della tua anima, dova darà frutto... se rimane lì, sulla tua pelle, invece, durerà lo spazio di una giornata, forse nemmeno. E perché quel messaggio affondi dentro te, non bastano i minuti della pausa pranzo.

Da quanto sei “credente”? Da 1, 5, 10 o 20 anni? Quante ore di questi hai passato con Gesù? Quante davanti al computer o alla TV?

Il secondo passo per ascoltare la voce di Dio è dare il proprio tempo per ascoltare.

3.Debbo eliminare le distrazioni

A quanti di voi è capitato di ricevere una telefonata sul proprio cellulare mentre era sul treno, in discoteca, al supermercato nell'ora di punta la vigilia di Natale, o nel traffico di una grande città? Quanto abbiamo capito di quella conversazione? “Ciao, ciao...ti chiamo dopo che qui non si capisce un acca!”.

I rumori intorno ci disturbano se vogliamo ascoltare qualcosa; il nostro Signore ci ha dotato di due microfoni (le nostre orecchie) che, in gergo si chiamano “panoramici”, ovvero che assorbono i suoni da tutte le direzioni, invece di microfoni “unidirezionali” i quali basta puntarli verso una fonte sonora e ricevono i suoni emessi solo da quella tagliando fuori gli altri.

Per il nostro Signore funziona allo stesso modo; abbiamo una mente ”panoramica” e non “unidirezionale”, e per sentire la voce di Dio non è sufficiente volgerci verso di lui, ma bisogna anche eliminare tutti i rumori intorno per poter capire qualcosa. Leggiamo i versetti 7 e 14:

Un'altra cadde in mezzo alle spine: le spine, crescendo insieme con esso, lo soffocarono. ...Quello che è caduto tra le spine sono coloro che ascoltano, ma se ne vanno e restano soffocati dalle preoccupazioni, dalle ricchezze e dai piaceri della vita, e non arrivano a maturità.

Gesù ci dice che le distrazioni nella nostra vita sono come rovi pieni di spine che ci avviluppano, facendoci soffocare, e ci da tre esempi di queste distrazioni:

  • le preoccupazioni: sono la pressione della vita di ogni giorno. La parola originale greca “merimna” sta ad indicare qualcosa che tira verso tutte le direzioni a 360 gradi. Ti sei mai sentito così? Questa è la definizione “biblica” per preoccupazione; qualcosa che ti tira da tutte le parti e tu non sai da che parte andare per primo. E quando sei preoccupato non puoi sentire a voce di Dio, sei distratto.
  • Le ricchezze: possiamo essere più occupati a fare soldi o a ripianare debiti di quanto lo siamo ad ascoltare Dio.
  • I piaceri: non c'è nulla di male nel provare piacere. Dio ci ha disegnati e programmati per provarlo: ci ha dato il gusto per assaporare un buon cibo, l'olfatto per un buon profumo, il sesso...ma se diventano il centro della nostra vita, allora piuttosto che essere un bene diventano una mania ed una schiavitù, facendoci ammalare. La nostra giornata sarà scandita nella ricerca del cibo, o di quant'altro è il centro del nostro piacere.

Ci sono molti tipi di spine nelle vite di credenti o meno ed ognuno, facendo la propria lista, ne aggiungerebbe qualcuna e ne toglierebbe altre; ma qualunque siano le mie spine, esse mi impediscono di ascoltare la voce del mio Padre Celeste. Così come le persone intorno in treno o al supermercato, ci distraggono dall'avere un colloquio con Lui.

Ciò che devo fare è uscire dal treno, o dalla discoteca, trovare un posto silenzioso, e attendere che lui mi chiami; qualche volta accadrà, altre no, ma avrò la possibilità di ascoltarlo quando mi chiamerà.

Ora, una riflessione moto “teologica”: cosa serve per far crescere i rovi? Niente! Mentre per far crescere un fiore dobbiamo nutrirlo, innaffiarlo, curarlo, i rovi nascono a dispetto di tutto e tutti.

Ma una cosa è necessaria affinché possano crescere; l'abbandono, più o meno totale. Se per un po' non vado a tagliare i rovi alla fine del mio campo, nel giro di un paio di mesi prenderanno il sopravvento ed io dovrò faticare più di un pomeriggio per tagliarli e riconquistare quella parte di terreno.

Come per i rovi, se abbandono la mia vita con Cristo, se non prego regolarmente, se non leggo la Bibbia regolarmente, se non frequento gli appuntamenti di chiesa regolarmente , le distrazioni prenderanno il sopravvento sulla mia vita, e dovrò faticare un bel po' per riappropriarmi dello spazio che hanno conquistato in essa..

Il terzo passo per ascoltare la voce di Dio è eliminare le distrazioni.

4.Debbo cooperare con ciò che Egli dice

Dio parla alle persone che sono decise a seguire ciò che Egli dice; Egli conosce il nostro cuore, e non spreca parole se già sa che non saremo obbedienti alla sua voce.

L'ultimo terreno che Gesù ci mostra è quello di un cuore aperto e volenteroso: leggiamo i versetti 8 e 15:

Un'altra parte cadde in un buon terreno: quando fu germogliato, produsse il cento per uno". ... E quello che è caduto in un buon terreno sono coloro i quali, dopo aver udito la parola, la ritengono in un cuore onesto e buono, e portano frutto con perseveranza.

Questo è quello che vuole Dio da parte tua; se vuoi che Egli ti parli, ciò che devi fare è dire: “OK, Signore, sono pronto a fare quello che mi chiederai, che ne comprenda il perché o meno, che mi piaccia o no, che sia rischioso o no, perché so che è il meglio per me e che tu conosci meglio di me ciò che mi renderà felice.
Il quarto suolo è quello di colui (o colei) che sente la parola di Dio, e la spinge all'interno di se, al centro della propria anima.

C'è la pubblicità di uno shampoo che tenta di convincerci che noi abbiamo il diritto di lavarci i capelli, non perché dopo un po' fanno schifo, ma “perché io valgo”.

Vuoi che la tua vita valga? Vuoi che sia produttiva, realizzata e soddisfacente? Non fare lo shampoo, o meglio, fallo ma non ti aspettare che la tua vita cambi per questo. Piuttosto, segui quello che dice Giacomo :

Ma mettete in pratica la parola e non ascoltatela soltanto, illudendo voi stessi. (Giacomo 1:22)

Se pensi di crescere perché vieni in chiesa, ti stai prendendo in giro; se cresci è perché ascolti la Sua voce, e la metti in pratica.

Stamattina vi voglio lasciare con una domanda, piuttosto che con un'affermazione: cosa farai come conseguenza della Parola che hai udito oggi? La Bibbia dice “non ascoltatela soltanto”.

Fai qualcosa! Spingi la Parola dentro di te, falla arrivare al centro della tua anima!

Nell'attimo in cui uscirai dalla porta di questa sala, ci sarà un uccellino pronto a rubare il seme di quello che hai sentito oggi; è il Diavolo.

Proverà a distrarti, ti farà pensare a tutto quello che hai da fare a casa, o a quella situazione non risolta con il tale o il tal altro, ti farà provare orgoglio, paura, amarezza, proverà a rubarti il tempo...

Se vuoi che la parola di oggi non ti abbia solo “toccato”, ma abbia inciso in te, abbia scavato un solco dove il seme possa essere protetto e nutrito, fa qualcosa! Potresti iniziare un Libro della Bibbia, oppure iniziare con un momento di riflessione quotidiana di 5, 10 15 minuti...scegli tu... ma fa qualcosa!

Spingi la parola di Dio all'interno di te. Spingila al centro della tua anima, dove possa portare il cento per uno, dove possa portare il frutto che il Signore brama di ottenere dal suo figlio amato.
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