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17 giugno 2007

Vivere sopra la media

Come posso vivere sopra la media?


(Questo studio è stato adattato dall'originale " How can I live above average?" di Rick Warren)

Dio non ci ha creato per vivere una vita mediocre: Noi siamo stati disegnati per vivere sopra la media, noi siamo stati disegnati per l'eccellenza


Ognuno di noi è unico, e non ci può essere nesun altro esattamente uguale a noi.


Chi più, chi meno, oguno di noi non vuole essere "anonimo", trscorrere lo spazio della nostra vita senza che nessuno si accorga che esistia; vogliamo essere conosciuti e "riconosciuti". E' un po' quello che accade quando andiamo a prendere i nostri figli a scuola; se arriviamo quando tutti i bambini sono già fuori, allora vediamo una manina che si alza e una voce che grida "papà (o mamma ), sono quì!"


Il libro di 1° Croanche, al capitolo 4:9-10, ci racconta di un uomo di nome Jabes; i primi nove capitoli di questo libro sono dedicati alle genealogie, con una lista di più di seicento nomi.


Proprio nel bel mezzo di tutti questi nomi Dio sottolinea quello di un uomo, tributandogli un riconoscimento speciale.


Ci sono due soli versetti nella Bibbia circa quest'uomo, tuttavia a lui è tributato un onore molto più grande degli altri seicento: leggiamo insieme:

1Ch 4:9-10 Iabes fu più onorato dei suoi fratelli; sua madre lo aveva chiamato Iabes, perché diceva: "L'ho partorito con dolore". (10) Iabes invocò il Dio d'Israele, dicendo: "Benedicimi, ti prego; allarga i miei confini; sia la tua mano con me e preservami dal male in modo che io non debba soffrire!" E Dio gli concesse quanto aveva chiesto.


Perchè mai Dio avrebbe dovuto distinguere quest'uomo? Cos'ha fatto di così speciale da meritare di essere ricordato e con una menzione d'onore? Cos' ha fatto rispetto agli altri per essere ritenuto da Dio "sopra la media"?


La Bibbia dice che "Jabes fu più onorato dei suoi fratelli"; sua madre lo aveva chiamato così a causa di un parto doloroso Jabes in ebraico significa "doloroso").


L'unica cosa che conosciamo di lui è la sua "strana " preghiera: "Signore, fammi ricco!"... e Dio aveva anche risposto alla quella preghiera! Sembra quasi che il Signore abbia dei "raccomandati" da favorire!


Tuttavia, ci sono almeno tre buoni motivi per cui Dio ha risposto alla preghiera di Jabes, da cui trarre tre validi princi anche per noi.


  1. UNA GRANDE AMBIZIONE


Il primo motivo è che Jabees era un uomo di grandi ambizioni.


Mentre tutti i suoi amici si accontentavano di essere nella media ... di essere "mediocri" (vedete come la parola che deriva da "media" abbia una connotazione assolutamente negativa), a Jabes non bastava.


Egli diceva: "Voglio che Dio mi benedeica, voglio qualcosa di grande, qualcosa che dia alla mia vita un significato"


Non voleva essere "uno dei tanti", ma voleva invece espandersi e crescere.

Egli diceva "Dio, benedicimi e dammi più terreno di mia proprietà" dimostrando sia di avere ambizione a qualcosa di più grande, ma soprattutto il desiderio di ricevere da Dio la benedizione.


Molte persone "scivolano" semplicemente attraversando la loro vita, senza obiettivi, piani, scopi ed abizioni; ed il risultato è che non combinano un gran che nella vita. Si accontentano semplicemente di "esistere"


Il primo principio per vivere sopra la media è il bisogno di traguardi ambiziosi.


Ti serve un sogno; se non hai un sogno per la tua vita semplicemente ci stai scivolando attraverso.


Quando smetti di inseguire quel sogno, la tua vita non ha più una direzione dove proseguire.

Quando smetti di inseguire dei traguardi, la tua crescita come individuo si ferma.


Tu DEVI avere qualcosa verso cui ambire, un traguardo di eccellenza; questo ti fa crescere, allarga i tuoi orizzonti, ti rende un essere umano con delle sane emozioni.


Dio vuole che tu cresca, anche e soprattutto attraverso un sogno, una meta da raggiungere.


Dio ha uno scopo per la tua vita, e la chiave del tuo successo è quella di scoprire quello scopo e di cooperare per raggiungerlo.


Dio non vuole che tu viva una vita in cui fai cose con mezzo cuore, senza sapere se quello che fai è giusto o sbagliato. Una vita senza sfide e senza traguardi è semplicemente una vita noiosa.


Di norma ci sono tre fraintendimenti che ci impediscono dall'avere grandi ambizioni.


  • Il primo fraintendimento è che noi spesso confondiamo la paura con l'umiltà;


Tendiamo a dire: "Oh, non sono capace di fare quella cosa" e così pensiamo di essere stati umili. Ma questa non è umiltà, qieta è paura, questa è una mancanza di fede.


Una persona realmente umile direbbe: "Con l'aiuto di Dio, posso farcela. Con la benedizione di Dio, lo farò. Probabilmente non sono capace di farla da solo, ma con l'aiuto del mio Dio, la farò." Questa è vera umiltà.


  • Il secondo fraintendimento è che tendiamo a confondere la pigrizia con l'essere appagati..


E' pur vero che Paolo ha detto in Filippesi :11 Non lo dico perché mi trovi nel bisogno, poiché io ho imparato ad accontentarmi dello stato in cui mi trovo." ma non per questo non dovremmo porci alcun traguardo.


Paolo non sta dicendo "Ho imparato a non avere alcun traguardo, e non ho alcuna ambizione o desiderio per il futuro", ma sta dicendo che, anche se i suoi traguardi possono non essere ancora stati raggiunti, egli ha imparato a goderre ogni giorno nella maniere più piena.


Egli sta dicendo :"Oggi sono felice anche se ho sogni ed ambizioni che non sono ancora stati raggiunti".


  • Il terzo fraintendimento è che confondiamo il pensare in piccolo con l'essere spirituali:


Spesso le persone dicono: "Io servo Dio in quel piccolo e in quel poco che so fare".


A chi dice questo, la risposta adeguata è : "Bene, perchè allora non provi a servirLo imparando più cose e più grandi? Lascia che Dio ti possa usare di più!"


Altre persone dicono :"Sai, io sono fatto così. E' Dio che mi ha fatto così.! "


Credere che non possiamo cambiare o che Dio non ci abbia messo a disposizione gli strumenti per cambiare è' assolutamente sbagliato


---


Ritorniamo a vedere la figura di Jabes ed a cogliere i suoi segreti.


Se il primo buon motivo che Dio aveva per rispondere alla preghiera era che Jabes aveva una grande ambizione, il secondo è:


  1. UNA FEDE CHE CRESCE


Il secondo principio per vivere sopra la mediocrità è che hai bisogno di una fede che cresce


Jabes non solo aveva una grande ambizione, ma aveva una fede che cresceva ogni giorno; credeva fermamente in Dio ed aveva fiducia in lui; aveva abbastanza fede per pregare e per aspettare la risposta alla sua preghiera.


La Bibbia ci da alcuni fatti interessanti circa Jabes.


Per prima cosa, non fa alcuna menzione sul fatto che egli avesse qualche talento o dono speciale. Non ci dice neppure che era benestante o istruito; era semplicemente un uomo comune con una fede fuori dal comune.


Non ti devi preoccupare di ciò che non hai se tu hai fede in Dio. Egli ti darà la potenza necessaria.


Il Signore ama usare gente comune che crede in lui e che ha voglia di fidarsi di lui per vederli riuscire.


La Fede di Jabes ha fatto si che lui credesse che Dio lo avrebbe aiutato nei suoi traguardi e nei suoi sogni.


C'è qualcosa di più importatnte di essere talentuosi, o abili, o istruiti; è l'avere fede.


E' il credere che Dio opererà attraverso di te. Ed è normale incontrare persone supertalentuose che stanno in panchina a riposarsi mentre in campo persone assolutamente normali ma che hanno fede segnalo i gol della vittoria.


Essi credono in Dio, e Lui li può usare. Proprio come Jabes, essi sono persone comuni con una fede fuori dal comune.


Un secondo fatto su Jabes è che probabilmente aveva qualche sorta di handicap o di disabilità; nella lingua ebraica Jabes singnifica "doloroso".


Vi sarebbe piacuto essere stati chiamati "doloroso" o "dolorosa"?


"Oh, ecco che arriva Doloroso!" "Invitamo anche Dolorosa lalla festa?"


Jabes aveva fatto così male a sua madre nascendo, che ne aveva derivato il nome; è anche probabile che fosse un figlio non desiderato e non amato.


Il suo nome gli rammentava che persino la sua nascita aveva provocato sconforto alla vita di qualcun altro, sua madre.


Ma Jabes era più forte del suo handicap; la sua fede lo sosteneva.


Dimenticandosi delle esperienze dolorose del passato, egli aveva la fede di guardare avanti provando grandi cose per il futuro.

Quale è il tuo handicap? E' fisico?, E' spirituale?, E' un'infanzia infelice? E' un lavoro frustrante o un matrimonio distrutto?


Qualsiasi cosa sia Dio ti dice: Ogni cosa è possibile per chi crede"(Mr9:23).


Jabez aveva una grande ambizione ed una fede crescente, ma questo non bastava; egli sapenva anche fare una cosa che Dio apprezza.


  1. PREGARE CON SINCERITA'


Il terzo segreto nella vita di Jabes è la sua vita di preghiera. Ed è grazie alla sua semplice preghiera che si è meritato una menzione speciale nella Bibbia.


Molte persone pregano senza mai sollevarsi sopra la media; forse qualche volta anche io e te esitiamo nel chiedere alcune cose in preghiera, forse perchè pensiamo che quella richiesta è troppo egoista.


A quali tipo di preghiere riponde Dio? La vita di Jabes illuistra tre aspetti di come possiamo chiedere a Dio aspettandoci di essere esauditi.


  • La prima cosa per cui ha pregato Jabes era la potenza di Dio nella sua vita.


Egli ha pregato per una potenza più grande della sua per raggiungere i suoi traguardi.


Egli ha pregato dicendo: "Io voglio che tu mi benedica, io voglio la tua potenza nella mia vita."


E' importante notare che la richiesta di Jabes era assolutamente specifica: " Dio, questo è quello che voglio fare: io voglio ingrandire il mio territorio, voglio più pascoli, voglio più fabbricati."


Preghi tu per i tuoi traguardi?


Chiedi a Dio di aiutarti laddove la tua vita ti sta dirigendo?.


Ad un primo sguardo la preghiera di Jabes sembra molto egoistica, vero? Egli ha pregato: "Dio, io voglio che tu faccia tutte queste cose per me."Ma, evidentemente, Dio approvava la preghiera, poiché l'a esaudita.


Questo è il punto; l'ambizione non è né buona né cattiva, è semplicemente una spinta basilare della vita. Ciascuno ha una qualche ambizione,piccola o grande che sia.


Cosa è allora che rende l'ambizione buona o cattiva?


Una sola cosa: la motivazione che sta dietro di essa.; e la motivazione di Jsabes era genuina, poiché Dio non onora mai una richiesta indegna.


Pensa a questo: Dio desidera che tu gli faccia grandi richieste.


Cosa chiedi quando preghi? Dio ci incoraggia a chiedere: Giacomo afferma " voi avete, perché non domandate " (Gc 4:2): Il Signore disse a Geremia: Jer 33:3 "Invocami, e io ti risponderò, ti annunzierò cose grandi e impenetrabili che tu non conosci".


Paolo dice che : Eph 3:20 Or a colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente di più di quel che domandiamo o pensiamo"


Questo significa che è impossibile chiedere a Dio qualcosa che sia troppo grande per lui; se spingiamo la nostra immaginazione al massimo immaginando qualcosa di assolutamente impossibile, Dio può superare persino quello.


Pensate a quello che chiese Giosuè:


Jos 10:12-13 Allora Giosuè parlò al SIGNORE, il giorno che il SIGNORE diede gli Amorei in mano ai figli d'Israele, e disse in presenza d'Israele: "Sole, fermati su Gabaon, e tu, luna, sulla valle d'Aialon!" (13) E il sole si fermò, e la luna rimase al suo posto, finché la nazione si fu vendicata dei suoi nemici. Questo non sta forse scritto nel libro del Giusto? E il sole si fermò in mezzo al cielo e non si affrettò a tramontare per quasi un giorno intero.


Dio può andare aldilà della tua immaginazione: Egli dice: "Fidati. Chiedimi. Scopri la tua grande ambizione. Provvedi una fede crescente. E dunque porta tutto a me in preghiera, perchè io desidero esaudirti."


Cosa vuoi che Dio faccia nella tua vita? Aiutarti al lavoro? Chiediglielo! Guidarti ad educare tuo figlio? Chiedi! Far crescere la tua chiesa? "Chiedi! Liberarti da un peccato ricorrente? Chiedi!


Dio non è come un grosso polizziotto che aspetta tu faccia un solo errore per dati un pugno in piena faccia. Dio vuole benedire la tua vita.


  • La seconda cosa per cui ha pregato Jabes era la presenza di Dio nella sua vita; sia la tua mano con me .


Jabes aveva capito che se avesse avuto più terre, avrebbe avuto maggiori responsabilità: Avrebbe avuto maggiori richieste e maggiore pressione, e che avrebbae avuto la necessità dell'aiuto di Dio nella sua vita; per questo ha chiesto a Dio di essere con lui.


Se tu chiedi a Dio di essere più presente nella tua vita, puoi star certo che sarai esaudito.



  • La terza cosa per cui ha pregato Jabes era la protezione di Dio nella sua vita; preservami dal male in modo che io non debba soffrire!"


Jabes ha chiesto la protezione di Dio. Perchè l'ha fatto? Perchè a quei tempi più terre avevi, più influente eri, e più conosciuto eri. Ed eri anche un bersaglio più importante per i nemici dentro e fuori Israele.


E' lo stesso ai giorni d'oggi; più hai successo, più sei criticato. Più territorio hai, più vieni attaccato. Più sei vicino al Signore, più Satana ti tenta, perchè non vuole la tua crescita.


Ma, così come Jabes, puoi star certo che con la protezione di Dio non devi temere niente e nessuno.


In Conclusione: vuoi vivere una vita mediocre o una vita sopra le media?


Vuoi scivolare lungo la tua esistenza, o vuoi che essa lasci un segno?


Se vuoi questo, usa i segreti che Jabes possedeva.


  1. Una grande ambizione

  2. Una fede che cresce

  3. Un pregare sincero


Così che un giorno si possa scrivere di te quello che è stato scritto per Jabes.


E Dio gli concesse quanto aveva chiesto.

01 giugno 2007

Efesini 4:1-16

Forse nessuno di voi si ricorda di cosa accadde il 4 giugno del 1999, a meno che voi, al mio pari, non siate appassionati di ciclismo.

Il pomeriggio del 4 giugno, mentre attendevo di andare al negozio, stavo guardando alla tv l’ennesima tappa del Giro d’Italia; era una tappa interessante, c’era da scalare le Dolomiti per arrivare a Madonna di Campiglio, ed io, come altri, aspettavo l’ennesimo attacco del mio idolo sportivo di quel momento, che, per altro, aveva già rifilato un paio di minuti il giorno precedente al secondo in classifica.

Ma, man mano che seguivo la cronaca, cominciavo a capire che qualcosa di molto grave doveva essere accaduto, visto che la maglia rosa era sulle spalle di un altro e che il mio idolo, quel giorno, non era neppure partito. Il mio idolo si chiamava Marco Pantani. (spiega brevemente).

Nei giorni, nei mesi seguenti, si fece un gran discutere su ciò che Marco aveva o non aveva fatto, su la liceità o meno di arricchire di globuli rossi il proprio sangue per sopportare meglio gli sforzi, sul fatto che “in fondo non era l’unico” che “tanto anche gli altri lo fanno”, che stava scontando una pubblica gogna solo perché era così enormemente più famoso degli altri.

Ma, aldilà di tutte le giustificazioni che noi tifosi potessimo dare al nostro idolo sportivo , c’era in ognuno di noi una sensazione di profondo rammarico; non ce l’aspettavamo da lui, non avrebbe dovuto farlo, per nessunissima ragione al mondo

Non avrebbe dovuto per una serie lunghissima di motivi, ma per due in particolare il rammarico era ancora più grande.

1. Marco era il leader di una squadra; quando sei il punto di riferimento per tutti gli altri, non sei più tu che cadi se cadi, non sei più tu che paghi se sbagli, ma tutta la tua squadra ne soffre; e talvolta quello che potrebbe essere stato un luminoso successo si tramuta in un’ amara sconfitta.

2. Marco aveva ricevuto nella sua breve carriera iniziata nel 1994 una serie infinita di benedizioni; da vendere i panini nel chiosco di Cesenatico assieme al padre e alla madre era divenuto famoso, ricercato, ben pagato, osannato; persino i bimbi portavano in testa la famosa “bandana” del Pirata per assomigliargli un poco.

E così, quando migliaia di bambini ed adolescenti chiedono al papà di comperargli la maglietta di Pantani, o la bici di Pantani, o la bandana del Pirata, quando sognano il tuo sogno significa che non sei più solo tu, ma che il tuo comportamento deve essere degno della tua fama.

Perché quando hai tutta la fama che Marco aveva, quando infiammi il cuore di milioni di telespettatori e di migliaia di persone che ti vedono scattare lungo salite che noi poveri mortali non siamo capaci di fare neppure a piedi, quando fai parte della Nazionale italiana, quando godi di tutti i privilegi che questo ti da, è allora che devi agire in risposta a tutto ciò, comportandoti in modo degno, perché sei stato chiamato dalla fama, dall’onore e dalle benedizioni ricevute a farlo.

Ora, essere credenti forse vi sembrerà una cosa meno da sogno che scalare il Pordoi lasciando indietro gli altri di un paio di minuti, ma ma in realtà è MOLTO più grande!

Nela lettera agli Efesini che stiamo studiando, Paolo descrive nei Capitoli da 1 a 3 quello che ci è successo “In Cristo” come un privilegio incredibile.

In Cristo siamo stati benedetti, eletti, adottati, abbiamo grazia, redenzione; con CRISTO Dio ci ha vivificati, ci ha risuscitati, ed abbiamo accesso a lui, per Cristo conosciamo l’amore che sorpassa ogni conoscenza e che ci ricolma con tutta la pienezza di Dio.

Paolo dice: Eccovi, siete parte del popolo di Dio: vi pare cosa da poco?

E come se un giorno di tanti anni fa, , avessimo fantasticato di giocare un giorno assieme a Totti e a Del Piero nella Nazionale… e ora ci stiamo giocando.

Ed è questo che è accaduto. Specialmente per dei “Gentili” come noi. SE fossimo stati uno dei membri della chiesa di Efeso forse avremmo detto: “ guardavo gli Ebrei, il popolo di Dio, e pensavo che sarebbe stato bello conoscere il Creatore dell’Universo. Ed ora, grazie a Gesù, Lo conosco. E sono passato dalla morte alla vita; sono passato da non avere la speranza di niente alla sicurezza del paradiso. Ho una fetta dell’eredità di Israele e questo non è per come sono stato bravo. Ma a motivo della grazia di Dio. Ed ora sono una parte della chiesa di Dio. Il più grande spot dell’universo.”

E Paolo dice: Bene, quello che era un sogno, ora vivilo.

E’ un punto focale della lettera. I capitoli da 1 a 3 trattano di ciò che abbiamo ricevuto. I capitoli da 4 a 6 mostrano come vivere in risposta a quanto ricevuto.

Vedete? E’ l’opposto di quello che pensano molte persone cosiddette “religiose”. Le quali pensano che se sono abbastanza buone, allora potranno entrare.

E’ assolutamente il contrario. Noi siamo salvati dalla grazia di Dio. Per questo viviamo rispondendo a questo La svolta comincia qui aLcapitolo 4: leggiamo assieme:

1 ¶ Io dunque, il prigioniero del Signore, vi esorto a comportarvi in modo degno della vocazione che vi è stata rivolta, 2 ¶ con ogni umiltà e mansuetudine, con pazienza, sopportandovi gli uni gli altri con amore, 3 sforzandovi di conservare l'unità dello Spirito con il vincolo della pace. 4 Vi è un corpo solo e un solo Spirito, come pure siete stati chiamati a una sola speranza, quella della vostra vocazione. 5 V'è un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, 6 un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, fra tutti e in tutti. 7 Ma a ciascuno di noi la grazia è stata data secondo la misura del dono di Cristo. 8 Per questo è detto: “Salito in alto, egli ha portato con sé dei prigionieri e ha fatto dei doni agli uomini”. 9 Ora, questo “è salito” che cosa vuol dire se non che egli era anche disceso nelle parti più basse della terra? 10 Colui che è disceso, è lo stesso che è salito al di sopra di tutti i cieli, affinché riempisse ogni cosa. 11 É lui che ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori, 12 per il perfezionamento dei santi in vista dell'opera del ministero e dell'edificazione del corpo di Cristo, 13 fino a che tutti giungiamo all'unità della fede e della piena conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomini fatti, all'altezza della statura perfetta di Cristo; 14 affinché non siamo più come bambini sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina per la frode degli uomini, per l'astuzia loro nelle arti seduttrici dell'errore; 15 ma, seguendo la verità nell'amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo. 16 Da lui tutto il corpo ben collegato e ben connesso mediante l'aiuto fornito da tutte le giunture, trae il proprio sviluppo nella misura del vigore di ogni singola parte, per edificare sé stesso nell'amore.

Paolo dice “Io dunque, che sono prigioniero perché servo il Signore, vi raccomando” e il verbo che usa è parakaleo = chiamare dalla propria parte.; così come faccio io, fino ad essere imprigionato, fate anche voi

Vale la pena di sottolineare che il versetto 1 nel originale greco dice: “vivete una vita degna della chiamata a cui siete stati raccolti”. E questo “raccolto” (klesis = essere chiamati a raccolta per lavorare da qualcun)o ha la stessa radice della parola “chiesa”, che in greco si dice ekklesia, che significa una folla che è stata raccolta insieme. E così possiamo leggere versetto 1 in questo modo. “ Vi esorto a vivere una vita degna della chiamata che vi ha raccolto come chiesa”

Pantani, non usare mezzi illegali per arricchire il tuo sangue di globuli rossi perché questo non è degno per uno che ha l’onore di rappresentare l’Italia. Vivi una vita degna della fama che ti è stata data! Soffri lungo le salite, ma ricordati che lo stai facendo per via delle enormi benedizioni che hai ricevuto!

Come vivere dunque una vita “degna delle chiamata”, come onorare l’essere parte della “squadra di Dio” Paolo ce li indica ai versetti 2 e 3

2 ¶ con ogni umiltà e mansuetudine, con pazienza, sopportandovi gli uni gli altri con amore, 3 sforzandovi di conservare l'unità dello Spirito con il vincolo della pace.

Qui ogni punto riguarda come noi esprimiamo e rafforziamo la nostra unità, il modo in cui ci rendiamo conto che siamo tutti parte di un solo corpo, con differenti ruoli da giocare.

Tutto ciò ci conduce a cose molto pratiche.

* Versetto 2: Essere completamente umili e mansueti; non metà umile e due terzi mansueto a secondo della circostanza, ma completamente! Essere pazienti, sopportandoci gli uni gli altri con amore; in altre parole “reggendovi” anche quando vertrebbe la voglia di dire “nun te reggo più”.

* versetto 3: è vero, c’è lo Spirito di Dio che ci unisce. Ma Paolo ci ricorda che talvolta preservare quest’ unità può essere un lavoro molto duro, (il verbo che usa è quello usato per lo sforzo fisico, non mentale) perché può facilmente scivolarci via di mano. Paolo dice: sforzandovi di conservare l’unità nello Spirito con il vincolo della pace, perché non c’è nulla di più indegno nella chiesa di Dio che lasciare sfuggire la nostra unità dalle mani.

E la logica è semplice. (v. 4-6)

4 Vi è un corpo solo e un solo Spirito, come pure siete stati chiamati a una sola speranza, quella della vostra vocazione. 5 V'è un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, 6 un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, fra tutti e in tutti.

La ragione perché dovremmo fare ogni sforzo per rimanere uniti è perché facciamo parte di un solo corpo acceso da un solo Spirito.

Non importa quanto siano differenti tu ed io, se veniamo da situazioni di vita, di cultura o di anzianità nell’aver accettato il Signore assolutamente differenti.

lo stesso Spirito di Dio sta lavorando in te e in me. Un vero credente lo riconosci; c’è una somiglianza familiare che vedrai nei credenti ovunque, perché lo stesso Spirito sta lavorando nel trasformare le nostre differenze verso la stessa direzione.

E vedete come la parola “uno solo” salti fuori 7 volte nei versetti da 4 a 6. Aggrappatevi a l’unità, perché c’è un corpo solo e un solo Spirito, … una sola speranza, … un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, 6 un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, fra tutti e in tutti. Questo per i cristiani ebrei e quelli gentili di Efeso è un’enorme sfida da affrontare e da mettere in pratica; i primi che hanno creduto ora lavorano con gli ultimi che hanno creduto…anzi, sono parte dello STESSO corpo!

Paolo sa che non è facile per gli Efesini… e non lo è neppure per noi!

Come fare questo? Essendo ciascuno completamente umile. Essendo ciascuno mansueto; Essendo ciascuno paziente, gioendo delle differenze reciproche invece di insistere che le cose debbono essere fatte come sono state sempre fatte.

Un solo corpo, con un solo Spirito, sotto un solo Signore; non importa quello che eri. Questo è quello che sei. Per questo devi vivere in maniera degna di ciò, fai ogni sforzo per mantenere l’armonia.

Questo significa sviluppare un forte senso di protezione per la unità della nostra famiglia di chiesa, essere attenti a quel certo tipo di parole o di azioni che causano divisioni.

Una parola qua, un commento pungente là, quel tipo di commento che qualcuno ti fa in privato… e tu sai bene che sta soltanto cercando di alimentare la fiamma dello scontento.

Non ascoltare. Comportati da credente degno cercando modi per fare l’opposto, per favorire l’unità, per consolidare ponti che stanno scricchiolando.

Perché non prendere qualcuno in un angolo e dirgli cose positive per incoraggiare l’unità?

Siamo un unico corpo; se mi do una martellata su un dito, tutto il mio corpo soffre per il dolore che prova il dito; la cosa che faccio è quella di curare il più rapidamente possibile quel dito dolorante; a volte basterà metterlo sotto l’acqua fredda, a volte servirà una fascia, altre ancora servirà l’intervento di un medico.

Ma perché il mio corpo tutto torni a stare bene, farò di tutto perché il mio dito guarisca in fretta.

Ma il fatto di essere un corpo non significa esclusivamente che potrò provare dolore e che dovrò provvedere a curare le parti ammalate.

C’è qualcosa di molto più positivo di tutto ciò; Cosi come un corpo,noi siamo fatti per fare esercizio, per allenarci e per crescere, e questo è l’argomento che Paolo introduce nei versetti da 7 a16, una sezione che inizia e finisce con un riferimento alle varie parti del corpo che ci vengono assegnati.

7 Ma a ciascuno di noi la grazia è stata data secondo la misura del dono di Cristo

La chiesa è un solo corpo con un solo spirito ma ad ognuno di noi la grazia è stata data secondo la misura che ha stabilito Cristo; ad ognuno di noi è stato dato un dono diverso, un ruolo differente da svolgere e ancora a v.16, che chiude la sezione,

16 Da lui tutto il corpo ben collegato e ben connesso mediante l'aiuto fornito da tutte le giunture, trae il proprio sviluppo nella misura del vigore di ogni singola parte, per edificare sé stesso nell'amore.

Un solo corpo, con molte parti. Un solo Signore, ma che ha distribuito molti doni.

Ad ognuno di noi, la grazia è stata data secondo la misura stabilita da Cristo. E al versetto 8, c’è un’immagine tratta dal Salmo 68, del re vittorioso che porta a casa i trofei di battaglia distribuendoli al suo popolo, che Paolo descrive come la resurrezione e l’ascensione di Gesù mentre distribuisce doni al Suo popolo. Tutti diversi ma tutti per lo stesso scopo.

11 É lui che ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori,

Sono fini a se stessi, tutti questi doni? Profeti che vedono il futuro, apostoli che portano l’evangelo fino alle estremità della terra, evangelisti che parlano di Gesù con i non credenti, pastori che si occupano di condurre il gregge, dottori che insegnano ad altri la Parola di Dio…non può essere solo per passare il tempo

12 per il perfezionamento dei santi in vista dell'opera del ministero e dell'edificazione del corpo di Cristo,

Vedete la logica?: profeti, apostoli, evangelisti, pastori, tutti che lavorano nella stessa direzione perché ognuno svolga la propria parte usando i propri doni per edificare il corpo che cresce sempre più forte nell’amore.

C’è una brutta notizia per voi in questi due versetti; la chiesa non è uno stadio dove si va a vedere uno sport. La chiesa non è uno show. E voi non siete il pubblico. E la chiesa non è nemmeno un’ora e mezzo a settimana dove potete sedere a ascoltare o annoiarvi!

La chiesa è essere parte di un corpo che vive, che cresce, che ama; è interagire, è crescere per essere sempre più simili a Gesù facendo ognuno la propria parte di lavoro.

Voi non siete il pubblico; voi siete l’orchestra. Forse siete gli archi, o gli ottoni, o il primo violino. Sapete, guardo sempre il percussionista con il triangolo. E’ un grande stress, capisco, perché per gran parte del tempo che guardi, sta contando le battute aspettando il momento giusto per suonare il “ding” giusto. Questo potresti essere tu.

Forse stai facendo molto, non puoi fare altro che pregare. Allora, prega. Perché noi tutti siamo una parte dell’orchestra, con lo stesso obbiettivo di incoraggiarci l’un l’altro a crescere verso la maturità, sempre di più come Gesù.

Ora certamente, l’alternativa a crescere e semplicemente rimanere bambino. E versetto 14 dipinge questa opzione, con una metafora molto vivida che ci lascia con l’immagine insolita di un bambino in una tempesta sull’oceano. Suppongo che potete includere una barca nell’immagine. Non necessariamente un bimbo in acqua. Ma questa è l’immagine di una cristianità immatura

14 affinché non siamo più come bambini sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina per la frode degli uomini, per l'astuzia loro nelle arti seduttrici dell'errore;

Nessuno vorrebbe essere in una barca, da solo, ammezzo all’oceano; nessuno vorrebbe vedere neppure un bambino in queste condizioni; e Gesù ci ha dato tutti i doni necessari e sufficienti per far si di non dover mia affrontare una simile situazione.

Concludendo

1. Il signore ci ha benedetti, ci ha chiamato e ci ha riunito ad essere il SUO popolo;, ed il suo corpo vivente sulla terra; la chiesa. Dobbiamo vivere dunque una vita “degna delle chiamata”, ed onorare l’essere parte della “squadra di Dio”

2. Dobbiamo sviluppare un forte senso di protezione per la unità della nostra famiglia di chiesa, essere attenti a quel certo tipo di parole o di azioni che causano divisioni

3. Non ci viene naturale: dobbiamo SFORZARCI, dobbiamo LAVORARE giorno dopo giorno su questo, soprattutto ora che, avendo una sala, potremo avere maggiore impatto, ma anche maggiore opportunità di essere attaccati uscendo allo scoperto.

4. La chiesa non è la sala che avremo, e non è neppure l’associazione ONLUS che abbiamo registrato, e neppure il collegio degli Anziani; La chiesa è essere parte di un corpo che vive, che cresce, che ama; è interagire, è crescere per essere sempre più simili a Gesù facendo ognuno la propria parte di lavoro

Noi tutti siamo l’orchestra;

c’è chi è uno xilofono

chi un flauto

chi un arpa….

Ma tutti assieme siamo l’orchestra del nostro Signore pronta a suonare le sue meraviglie!

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