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04 dicembre 2006

Efesini 1: Voi siete ricchi!!!

Prima di cominciare con il messaggio, vorrei raccontarvi la storia la storia di Fosco.

Fosco era un agricoltore, aveva una grandissima azienda composta da centinaia e centinaia di ettari coltivati. Le cose non è che andassero male, anzi; ma Fosco era stanco di vivere lì; era nato su quell’azienda, era cresciuto e stava invecchiando sempre lì; e poi la terra non rendeva più come una volta, e poi c’erano tutte quelle spese per le macchine agricole e per i dipendenti…. E il mantenimento dei casali era diventato troppo oneroso. Era ora di cambiare con qualcosa di diverso, qualcosa di migliore.

Così, Fosco decise di rivolgersi ad una agenzia immobiliare per vendere la sua proprietà e comperarne una differente, più adeguata alle sue esigenze.

L’addetto immobiliare giunse ben presto, fiutando l’affare; fece un elenco dettagliato di tutta l’azienda, e se ne andò, dicendo a Fosco di andarlo a trovare di lì a un paio di giorni per fissare la cifra e firmare alcune carte.

Così, dopo un paio di giorni, Fosco si recò in città ed andò dall’agenzia immobiliare; l’agente era impegnato al telefono e, per ingannare il tempo, si mise a leggere la bacheca con le offerte per vedere se ci fosse stato qualcosa di interessante.

Dopo un paio di offerte non adatte, i suoi occhi furono attirati da un’azienda che avrebbe fatto proprio al caso suo.

Era un’azienda di circa 1000 ettari, con un gran numero di trattori e di macchinari all’avanguardia; all’interno dell’ azienda c’erano due boschi, e un piccolo fiume che era alimentato da una sorgente che creava anche un lago dove c’erano le trote. C’erano anche molti casali sparsi qua e là, e la casa principale era descritta come una sorta di piccolo castello.

Fosco corse dentro l’ufficio dell’agente immobiliare, che nel frattempo aveva finito di telefonare: “Senta –disse- quanto costa quell’ azienda là?” “Quale – domandò l’agente - quella là in fondo a sinistra in bacheca?”.

“Si, proprio quella – fece Fosco. “Beh, quella là non glie la posso mica vendere!” “Guardi - riprese Fosco nervosamente - < se è per una questione di soldi, non si deve preoccupare; ne ho un sacco in banca e altrettanti entreranno dopo la vendita della mia azienda…” “Ma… vede..- replicò imbarazzato l’agente – non è una questione di soldi; è che…”. Fosco non lo fece neppure finire: “No, no, no, non voglio sentire scuse; se lei l’ha già data in parola a qualcun altro sono disposto a pagare io la penale, ma io VOGLIO quell’azienda!” L’agente, sempre più a disagio, sedette prendendo un lungo respiro. “Signor Fosco, mi creda, non è che non voglio vendergliela, è che non POSSO!” “ Ma mi spiega il perché, allora!” urlò innervosito Fosco. “Perché, vede, quella che ha letto nella bacheca è la descrizione della SUA azienda!”

Talvolta, noi credenti, ci comportiamo un po’ come Fosco; invece di guardare alle benedizioni che smisurate abbiamo in virtù dell’essere stati predestinati (v. 1:5) secondo un piano prestabilito (v.1:9) siamo piuttosto propensi a credere che ciò che possediamo per certo è poca cosa. E come a Fosco, qualche volta abbiamo bisogno anche noi di un agente immobiliare che faccia l’inventario dei nostri averi per rammentarci di quanto ricchi e benedetti siamo!

E’ quello che fa anche Paolo nei confronti degli Efesini e di quant’altri erano destinatari della sua lettera nell’intero capitolo 1.

L’altra volta abbiamo accennato che mai come in questa lettera Paolo usa termini legati al gergo militare, e che proiettano per certi versi la nostra vita di credenti in una differente dimensione, lontana da quella che ci farebbe piacere di immaginare; vorremmo fosse come una corsa su di un prato a raccogliere margherite, senza ostacoli o preoccupazioni, e invece spesso si tramuta in una scalata a piedi nudi su rocce affilate.

Ma Paolo afferma: “C’e’ una battaglia in corso: state saldi, mettetevi un armatura.”

Io non sono un amante delle strategie militari, ma una cosa ho comunque imparato da tutti i film di guerra (che per altro odio); prima di una battaglia, la prima cosa che deve fare un buon generale è quella di mandare tutti i suoi luogotenenti a innalzare lo spirito dell’esercito, a renderli convinti che LORO sono forti e che il nemico è in pratica GIA’ SCONFITTO!

Paolo sta facendo proprio questo con gli Efesini (e con noi); da bravo luogotenente incaricato dal generale di innalzare il morale della truppa, ci mette tutti in riga, e ci elenca (dal v. 1 al v. 14) tutte le nostre attuali proprietà IN CRISTO:

* Siamo stati benedetti

* Siamo stati eletti

* Siamo stati adottati

* Abbiamo ricevuto la grazia

* Abbiamo la redenzione

* Abbiamo il perdono dei peccati

* Abbiamo ogni sorta di sapienza

* Abbiamo conosciuto la volontà di Dio

* Siamo divenuti eredi di Dio

* Abbiamo ricevuto lo Spirito Santo

Tuttavia, c’è forse qualcuno in Efeso… e dintorni (indica con una mano la stanza) che sta sottostimando le sue proprietà IN CRISTO, così come aveva fatto Fosco con la sua azienda, ovvero che non crede che tutte quelle proprietà possano essere di alcun aiuto per la battaglia che è in corso.

Questo Paolo forse lo sa, o forse lo percepisce; ed è per questo che si affretta a riaffermare che tutte le benedizioni elencate, che tutte le nostre proprietà sono VERE e possono essere VISTE e TOCCATE, ma soprattutto che, anche se c’è la battaglia, essa è stata GIA’ VINTA.

Leggeremo dal versetto 15 fino alla fine del capitolo; ora, dovendo fare una scelta tra le due maggiori versioni a nostra disposizione, io ho scelto la Nuova Riveduta, non perché sia migliore, anzi, ma per il semplice fatto che almeno hanno provato ad aggiustare quello che in origine era un unico maxi-periodo senza virgole e senza punti… anche se poi hanno fatto altri tipi di disastri linguistici.

15 ¶ Perciò anch'io, avendo udito parlare della vostra fede nel Signore Gesù e del vostro amore per tutti i santi,

Riveduta

15 Perciò anch’io, avendo udito della vostra fede nel Signore Gesù e del vostro amore verso tutti i santi,

Diodati

La chiesa di Efeso non era dunque una chiesa qualsiasi; a Paolo, incatenato ad un soldato romano in una prigione di Roma, era giunta la fama di quella chiesa dove il credere in Gesù aveva prodotto un effetto nella vita di ciascun membro; la parola che usa Paolo per amore è “agape”, ed è una parola greca usata solo nel Nuovo Testamento. Agape è l’amore che abbraccia, è l’amore che dona, è l’amore che si mette a disposizione, qualsiasi cosa costi, è l’amore che si tuffa nel fuoco senza pensarci due vote. E’ l’amore che Gesù chiedeva a Pietro in Giovanni 21:15: “Pietro, mi ami tu più di questi altri?” E Pietro risponde; “Lo sai che ti amo”, ma il verbo che usa non è agapao, ma fileo:

Fileo, è amore, ma è un amore che tiene a distanza, è quello che non ti abbraccia, che ti fa del bene compatibilmente con le esigenze personali, è l’amore che chiama i pompieri per salvarti dal rogo.

L’amore di Gesù è AGAPE, non FILEO!

Possiamo trarre un primo insegnamento da questo versetto; se vogliamo che la nostra chiesa abbia un impatto sulla gente che abbiamo intorno, se vogliamo che la nostra fede faccia rumore tanto da viaggiare per 1700 km da Efeso a Roma, da Tuscanica a Manchester, da Montefiascone a Kief, da Blera a Lisbona, dobbiamo dimostrare AGAPE, l’amore che si getta nel fuoco per tutti coloro che hanno conosciuto Gesù… ma anche per tutti coloro che hanno un bisogno disperato di Gesù nelle proprie vite!

Leggiamo i v. 16 e 17

16 non smetto mai di rendere grazie per voi, ricordandovi nelle mie preghiere,17 affinché il Dio del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione perché possiate conoscerlo pienamente;

Riveduta

16 non cesso mai di rendere grazie per voi, ricordandovi nelle mie preghiere, 17 affinché il Dio del Signor nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia lo Spirito di sapienza e di rivelazione, nella conoscenza di lui,

Diodati

Quello per cui prega qui, non è lo Spirito Santo, che Paolo afferma essere già proprietà degli Efesini (v.14), ma uno spirito di sapienza -in greco “sophia”- (ovvero ragionamento) e di rivelazione – in greco “apocalupsis” – (ovvero togliere il velo per far vedere qualcosa), tramite il quale essi possano capire ancora di più Dio.

Leggiamo il versetto 18

18 egli illumini gli occhi del vostro cuore, affinché sappiate a quale speranza vi ha chiamati, qual è la ricchezza della gloria della sua eredità che vi riserva tra i santi,

Riveduta

18 e illumini gli occhi della vostra mente, affinché sappiate qual è la speranza della sua vocazione e quali sono le ricchezze della gloria della sua eredità tra i santi,

Diodati

E qui, cominciano i primi VERI problemi della Riveduta.

(Accenna al problema di traduzione:

* Per i greci il cuore è la sede del ragionamento, per noi delle emozioni

* Per i greci la sede delle emozioni è l’intestino à esclamazioni: ti ho nella pancia – questa cosa mi sta in pancia – mia moglie mi ha rubato la pancia – mi si è spezzata la pancia vedendo quella cosa– alla pancia non si comanda

* Luzzi (studioso di lingue) tradusse così pensando alla mentalità greca. – la NR, anche se dicono di no, ha copiato.

La parola che usa Paolo invece è Diànoia che significa mente/intelletto;

Paolo non sta chiedendoci di fare un salto nel buio, di CREDERE e basta, di SENTIRE Dio piuttosto che CAPIRE Dio con la nostra intelligenza; lo dimostra anche il verbo che qui viene tradotto (MALE!) con “sappiate”.

Il Verbo è eido, che significa “percepire con uno o più sensi”, e che normalmente in greco veniva usato quasi esclusivamente per il senso della vista.

Per molti, una delle barriere più grandi sulla strada di Cristo è il falso mito che i credenti abbiano fatto un “salto nel buio” uccidendo la propria intelligenza; qui Paolo sta dicendo l’esatto contrario.

Paolo dice agli Efesini, la cui cultura era di livello medi/alto “guardatevi intorno, usate la vostra intelligenza per conoscere Dio… non vi affidate soltanto alle sensazioni!”

Lo stesso ammonimento Paolo lo fa oggi anche a noi; adorare Dio non significa solo SENTIRE la sua presenza, ma usare la nostra intelligenza (che, guarda caso, è un suo dono) per vedere la sua presenza nella nostra vita e nelle vite dei nostri fratelli e sorelle, per conoscere meglio chi è lui.

Due altre notazioni sul v. 18: la parola che qui è tradotta con “speranza” in realtà significa “aspettare qualcosa in maniera piacevole”; non abbiamo una “vaga speranza” che saremo salvati. Stiamo, come credenti, attendendo con piacere (e quindi con certezza) che Gesù ritorni?

Paolo ci dice: usate i vostri cervelli, e ricordatevi che siete stati “chiamati uno per uno” (il senso del verbo è questo) per ottenere un’eredità che vi porti ricchezza e gloria.: siate sereni e non impazienti, e la vostra gioia sarà piena quando riceverete l’eredità promessa.

(parla dell’eredità di mamma:

* serenità nell’attesa x lei -à gioia nel ricevere

* impazienza x gli altri à scontentezza x aver ricevuto poco

Usate i vostri cervelli: non dovete “sentire” che sarete eredi, ma dovete “GUARDARE” quello che Dio ha già fatto per SAPERE che sarete eredi.

Leggiamo i versetti 19 e 20:

19 e qual è verso di noi, che crediamo, l'immensità della sua potenza. 20 Questa potente efficacia della sua forza egli l'ha mostrata in Cristo, quando lo risuscitò dai morti e lo fece sedere alla propria destra nel cielo,

Riveduta

19 e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi che crediamo secondo l’efficacia della forza della sua potenza 20 che egli ha messo in atto in Cristo risuscitandolo dai morti e facendolo sedere alla sua destra nei luoghi celesti

Diodati

Sapete quale parola è tradotta con “potenza”? DUNAMIS! Da cui deriva Dinamite; è una potenza esplosiva quella del nostro Signore!

E “immensità” (o straordinaria grandezza)? Viene dal gergo dello sport e significa “lanciare un attrezzo enormemente al di là di dove è arrivato il miglior lancio. Dio è così; è enormemente al di là di qualsiasi record l’uomo possa stabilire.

Ma l’importante è che Paolo ci dice :”guardate quello che Dio ha fatto! Ha risuscitato un uomo dalla morte…non solo lo ha posto alla sua destra nel cielo. E se è stato capace di fare tutto questo, allora farà anche tutto il resto che ha promesso!

Ma non solo! Non solo lo ha risuscitato e lo ha fatto sedere alla sua destra

Leggiamo gli ultimi quattro versetti (ricominciando dal 19 quando):

quando lo risuscitò dai morti e lo fece sedere alla propria destra nel cielo, 21 al di sopra di ogni principato, autorità, potenza, signoria e di ogni altro nome che si nomina non solo in questo mondo, ma anche in quello futuro.

22 Ogni cosa egli ha posta sotto i suoi piedi e lo ha dato per capo supremo alla chiesa,23 che è il corpo di lui, il compimento di colui che porta a compimento ogni cosa in tutti.

Riveduta

facendolo sedere alla sua destra nei luoghi celesti 21 al di sopra di ogni principato, potestà, potenza, signoria e di ogni nome che si nomina non solo in questa età, ma anche in quella futura, 22 ponendo ogni cosa sotto i suoi piedi, e lo ha dato per capo sopra ogni cosa alla chiesa, 23 che è il suo corpo, il compimento di colui che compie ogni cosa in tutti.”

Diodati

Non solo lo ha risuscitato, non solo lo ha fatto sedere alla Sua destra, ma ha posto sotto i suoi piedi OGNI COSA sotto i suoi piedi, facendolo divenire il Capo di un corpo.

Non più di un corpo umano, ma di un corpo sovrumano, la CHIESA, NOI!!!!!

NOI siamo quello che qui è tradotto “compimento” e che in greco significa “pienezza, una misura completamente piena”.

Sin da quando il mondo non era ancora, il piano di Dio era già scritto, e doveva condurre alla creazione di QUESTO corpo che rappresenta la pienezza della creazione; ogni cosa è stata creata per mezzo e in previsione di esso; ma questo corpo, NOI, non potremmo vivere, non saremmo neppure un corpo SE non ci fosse Gesù; suoi sono i piedi che sorreggono il corpo, suo è il capo che lo comanda!

Due ultime, brevissime notazioni.

* SE facciamo parte del corpo di Cristo, noi abbiamo già vinto; ogni cosa è già stata posta sotto i suoi piedi, e noi facciamo parte di quel corpo; IN GESU’ abbiamo già vinto;

* SE non facciamo parte del corpo di Cristo, che è il compimento della creazione, siamo incompleti. Dio ci vuole completi! E solo attraverso Gesù, potremo esserlo.

L’inventario di Paolo circa le benedizioni del credente proseguirà per tutta la lettera. Ci siamo accorti, ora come Fosco, dell’immenso valore della nostra vita IN CRISTO?

“Voi siete ricchi!”, ci sta dicendo Paolo; se dunque siamo eredi di una così smisurata ricchezza, allora obbediamo al nostro capo

* Con una fede in Gesù che si tramuti nell’amore che si getta nel fuoco per l’altro

* Con una fede che “faccia rumore” anche a 1700 km. di distanza

* Usando la nostra intelligenza per guardarci intorno e SAPERE, piuttosto che sentire che siamo gli eredi di Dio

* Usando la nostra intelligenza per guardarci intorno e SAPERE che la battaglia già vinta… grazie al nostro capo, a Gesù.

Se sei IN CRISTO, sei completo, e tutto ciò ti appartiene, come suo erede.

Se non sei IN CRISTO, sei incompleto. GUARDA e CAPISCI che Gesù è venuto, è morto ed è risuscitato per renderti tale.

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