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16 settembre 2006

Il matrimonio di due credenti

Altro bene io non troverò che amare te” Penso che le parole della canzone che avete appena ascoltato illustrino alla perfezione il motivo del perché siamo qui riuniti oggi.

Oggi siamo qui perché abbiamo ricevuto un invito, sotto forma di lettera, da parte di Antonio e Katia; e noi che siamo presenti, abbiamo accettato questo invito ad essere partecipi alla loro gioia.

Anche Antonio e Katia hanno ricevuto, qualche tempo fa, un invito simile; un invito che li chiamava ad essere i protagonisti di quella gioia, quella che li vede oggi qui, la gioia di “diventare un solo corpo” a causa dell’amore.

Amore; non esiste al mondo una parola più usata e abusata; nella nostra lingua italiana sotto di essa vengono accomunati un notevole numero di sentimenti differenti tra loro.

L’amore per i figli, come quello per la patria.
L’amore per la natura, e quello per il danaro.
L’amore per la scienza, come quello per il coniuge.

In altre lingue, come quella greca, esistono invece differenti parole che individuano differenti tipi d amore; in greco c’è una parola per l’amore che procede dagli occhi (EROS), uno per quello che parte dalla nostra mente (PHILEO), e infine l’AMORE, quello con la A maiuscola, quello che coinvolge tutto il nostro essere, occhi, cervello, cuore, (AGAPAO).

Ed è per questo che, prima di iniziare, vorrei capire quale tipo di amore stiamo celebrando qui oggi…. E vorrei farlo con l’aiuto dei bambini.

(Mostra ai bambini tre differenti immagini: una macchina da corsa, un albero, e un cuore. Chiedi ai bambini quale di queste esprime l’amore:



Sapete, bambini, per me invece l’amore è come una mela.

Una mela :

§ è bella da vedere
§ è dolce da mangiare
§ è sana per nutrirsi
§ potete avene quante ne volete (non ci credete? La prossima volta, invece di chiedere un sacchetto di patatine o una merendina, provate a chiedere alla vostra mamma una mela; vedrete che vi dirà “se è una mela, tutte quelle che vuoi, ma patatine e merendine no!”)

Allo stesso modo l’amore:

§ è bello
§ è dolce
§ è sano
§ non siamo mai sazi d’amore.

Vorremmo dare amore alle persone che abbiamo attorno.

Amare ci fa sentire bene; basta ricordare come ci sentiamo quando amiamo i nostri genitori, o il nostro coniuge, o i nostri figli, o i nostri amici, per sapere che amare è bello e piacevole.

L’amore è la corrente elettrica che attraversa il nostro corpo, che ci fa battere il cuore, che ci fa brillare di più gli occhi.

Ci sono studi scientifici nei quali è dimostrato che chi ama intensamente ed è ri-amato allo stesso modo, soffre di minori disturbi cardiaci, vive più al lungo, ed i tessuti dei suoi organi risultano più irrorati e per questo l’invecchiamento è molto più lento.

Colui che ci ha creato ci ha disegnato come una macchina per dare e ricevere amore; esso è il propellente delle nostre vite, senza il quale il nostro motore smette di funzionare, facendoci rimanere fermi in garage, sotto un telo, ad attendere la rottamazione.

Antonio e Katia, invitandoci qui oggi, hanno dimostrato di aver bisogno di amare; si amano reciprocamente, e ci amano, ci vogliono bene, e vogliono condividere con noi la loro gioia.

Ma se Dio ci ha creati per amare, allora questo significa che amare è facile!

Certo che si… o certo che no! Tutto dipende dal tipo di amore a cui stiamo mirando.

E’ molto facile amare un bel tramonto; gli occhi percepiscono la sua bellezza, e ne godono.

Talvolta possiamo trovare facile amare alcune persone; la mente le stima degne di amore, e le rispetta.

Ma amare davvero, amare sino in fondo, con tutto noi stessi, quella è tutt’altra cosa.

In una canzone di Battisti di molti anni fa, il grande Mogol sottolineava questa grande verità:

“amarsi un po’ è come bere, più facile che espirare…

ma poco più sotto faceva dire a Lucio

però volersi bene no, partecipare, è difficile quasi come volare…

A quale amore dunque ci ha chiamati il Signore? Quali sono le caratteristiche che distinguono l’amarsi un po’ dal volersi bene?

Dice l’Apostolo Paolo:

L'amore è paziente, è benevolo; l'amore non invidia; l'amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s'inasprisce, non addebita il male, non gode dell'ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. (1Co 13:4-7 INR)

Questo è il tipo di amore che vogliono sperimentare Antonio e Katia.

Non “amarsi un po”, ma “volersi il bene”, volere e cercare il bene dell’altro con gli occhi, con la mente e col cuore; l’amore con la A maiuscola.

In un certo senso, questo tipo di amore è la cosa più “innaturale” che un individuo possa sperimentare; siamo nati per amare, ma abbiamo dimenticato come dobbiamo amare.

Spesso succede che ci vantiamo e ci gonfiamo nel nostro orgoglio, che ci comportiamo in modi non proprio leciti, cercando sovente ciò che fa bene a noi e solo a noi.

Ci arrabbiamo censurando il comportamento reale o fittizio degli altri e pensando che “a pensare male è peccato, ma ci si azzecca quasi sempre” (per citare Giulio Andreotti).

Nati per l’amore, dobbiamo ri-imparare ad amare in questo modo, gioendo della verità, abituandoci a soffrire anche per quell’amore che diamo e che non ci viene restituito, a credere e a sperare negli altri, a sopportare e a supportare coloro che amiamo.

Ma vedete, bambini, se l’amore è come una mela, allora c’è un problema: debbo tagliarla;

1. questo è per la Pazienza
2. questo per la Benevolenza
3. questo è per l’Umiltà
4. questo per la Correttezza
5. questo per l’Altruismo
6. questo per la Beneficenza
7. questo per la Giustizia
8. questo per il Sacrificio
9. questo per la Confidenza
10. questo per la Speranza
11. questo per la Sopportazione

Se proviamo a dividere la dotazione di amore con cui siamo nati tra tutte queste caratteristiche dell’ amore con la A maiuscola, accadrà o che avremo un po’ di Pazienza, ma non abbastanza, un po’ di Benevolenza, ma non abbastanza, ecc..

Oppure se diamo più spazio, una fetta più grande all’Altruismo e alla Speranza, accadrà che non avremo più amore da dare quando ci troveremo a dover sperimentare la Pazienza.

Antonio e Katia questo l’hanno capito; hanno compreso che senza qualcuno, o qualcosa, che li aiuti, la loro vita sarà sempre in debito d’amore in qualche aspetto.

Hanno capito che, per essere leali e per mantenere le promesse di amore che tra poco si scambieranno, hanno bisogno di qualcosa, o qualcuno che provveda loro tutto l’amore di cui avranno bisogno.

Sfortunatamente per loro, né il Signor Sindaco, né io abbiamo una tale capacità.

Ma per fortuna, anzi per GRAZIA, c’è qualcuno che può, e che vuole.

Dice sempre Paolo:

Dio è potente da far abbondare su di voi ogni grazia, affinché, avendo sempre in ogni cosa tutto quel che vi è necessario, abbondiate per ogni opera buona.. (2Co 9:8-9 INR)

Ecco perché Antonio e Katia sono qui, oggi, perché hanno capito che Dio è l’unica fonte inesauribile di amore, che aggiungerà mela su mela, finché saranno necessarie.

Anzi, le mele che Dio provvederà loro, saranno sovrabbondanti alle loro necessità.

(tira fuori il cestino di mele)


E se sapranno seguirlo e ascoltare la Sua voce giorno dopo giorno, allora assaporeranno le primizie di quell’abbondanza.

(tira fuori le due mele rosse )

Non debbono andare distante per ricevere quello di cui hanno bisogno; non debbono arrampicarsi all’insù, fino a raggiungere i Cielo, perché Dio, nel suo amore infinito per noi ha deciso lui di scendere giù, facendosi uomo.

La fonte inesauribile di amore a cui potranno attingere, è qui, in mezzo a loro due, li sta tenendo per mano in questo preciso momento, nella persona dell’Emmanuele, del Dio tra noi, di quel Gesù, che è sceso sulla terra per Antonio e per Katia, e per tutti quelli che, come loro, lo hanno accettato come Signore della propria esistenza.

Gesù, il Figlio di Dio , è venuto con un unico scopo:

Sono venuto perché abbiano la vita, e l’abbiano in abbondanza.
(Gv 10:10b INR)

Sono le sue parole: una vita abbondante, piena di un amore abbondante.

Quale amore stiamo celebrando, allora?

L'amore è paziente, è benevolo; l'amore non invidia; l'amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s'inasprisce, non addebita il male, non gode dell'ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa.

05 settembre 2006

Il battesimo di Antonio


VI è mai capitato di passare un momento della vostra vita dove tutto sembra essere contro di voi, dove le vostre certezze vacillano, dove gli altri non hanno più fiducia in voi, fanno pettegolezzi o peggio vi si schierano contro tramando contro di voi nell’a luce o nell’ombra?


Forse alcuni di noi hanno provato almeno in parte momenti simili a questo.


Cosa abbiamo fatto, cosa facciamo, allora? Dove abbiamo trovato la forza per reagire, a chi o a cosa ci siamo aggrappati quale ancora di salvezza?


Molto tempo fa, sono passati quasi sei secoli, ci fu un uomo che si trovò a dover affrontare un simile momento, a lottare da solo contro principi, stati e governanti, dubitando talvolta perfino di se stesso e della strada che aveva intrapresa.


Quell’uomo si aggrappò alla sola verità che era rimasta in lui, tanto da scriverla col gesso sulle pareti e sul tavolo della stanza dove si era rifugiato. Due semplici parole, scritte in latino, che lo guidarono fuori dai dubbi ad affrontare il mondo, e a vincerlo:“Baptizato sum!” Sono battezzato!


Quell’uomo, che scriveva col gesso sul muro questa semplice frase, questa sola verità rimasta in lui era Martin Lutero.


Sono Battezzato! Se Lutero potesse essere qui oggi ci spiegherebbe di sicuro che in queste due semplici parole è contenuta una verità che rende la vita degna di essere vissuta, anche nei momenti più bui di essa.


SONO BATTEZZATO,


  • Sono DI Cristo; la mia vita, il mio destino, me stesso appartengono a lui!

  • Sono IN Cristo; faccio parte del suo corpo vivente su questo pianeta, la Sua Chiesa

  • Sono PER Cristo; sono suo strumento e sua voce su questa terra.


Chi si battezza in nome di Cristo è come se si mettesse piedi in una folla di migliaia di persone per rendersi riconoscibile tra gli altri, per essere visto dagli altri, e per essere un esempio per gli altri.


Colui che si battezza rende esplicito al mondo in un atto, nei pochi secondi della sua completa immersione, il suo cammino di fede (breve o lungo non importa) che lo ha portato dal semplice sentir parare di Gesù, a conoscerlo, ed infine ad accettarlo come Signore della propria vita terrena come salvatore nella vita che viene.


Il battesimo dei credenti non ha a che fare con la salvezza


(Luca 23:43 Gesù gli disse: "Io ti dico in verità che oggi tu sarai con me in paradiso".);


ma è un simbolo, una tappa, e un promemoria per colui che ha già creduto nel Vangelo di Gesù. Leggiamo assieme Matteo28:18-20


E Gesù, avvicinatosi, parlò loro, dicendo: "Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell'età presente".

(Mat 28:18-20 INR)



  1. E’ un simbolo:


Bapto”, in greco, significa semplicemente “immergere completamente qualcosa in un liquido”; in inglese la parola è rimasta praticamete la stessa “Bath”, in italiano è diventata “bagno”. Quando ci facciamo il bagno nel lago ci immergiamo completamente in esso.


Ma “baptizo” in greco significa molto di più di “bagno”; significa “immergere qualcosa in un liquido per cambiare la sua natura o il so aspetto”. I



  • Simbolo della morte e risurrezione

  • Simbolo di inclusione nella chiesa Universale di Cristo

  • Simbolo di purificazione


Nonostante tutto questo, la salvezza di colui che crede in Gesù non è minimamente in discussione anche senza il battesimo.


Ora, SE è un simbolo, SE non salva (lo stesso Gesù, in Marco 16:6 dice:


“chi ha creduto ed è stato battezzato, sarà salvato; ma chi non ha creduto, sarà condannato.”


SE la cosa fondamentale è CREDERE e non essere battezzati, allora perché chi crede in Gesù continua a farlo?


Tra le tante che potrei elencare, oggi voglio soffermarmi su TRE ragioni principali che rispondono a questi due perché:


  1. La prima la troviamo in Matteo 3:13-15 (pag. 953 NR, 1032 ND)


“Allora Gesù venne dalla Galilea al Giordano da Giovanni per essere da lui battezzato. Ma Giovanni gli si opponeva fortemente dicendo: "Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?". E Gesù, rispondendo, gli disse: "Lascia fare per ora, perché così ci conviene adempiere ogni giustizia". Allora egli lo lasciò fare.”

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La prima ragione è che DIO ritiene GIUSTO che chi crede venga battezzato pubblicamente.


La parola greca che è stata tradotta con “giustizia” sta a significare “conformarsi alle richieste di una autorità superiore”


In una traduzione differente da quella che usiamo la frase di Gesù suona così:


“Devi battezzarmi adesso, perché dobbiamo fare tutto ciò che è giusto”


La prima ragione dunque del perché chi crede si battezza è


L’OBBEDIENZA A DIO


  1. La seconda ragione la troviamo in Atti 6:36-38 (pag. 1088 NR, 1210 ND)


“E, mentre proseguivano il loro cammino, giunsero ad un luogo con dell’acqua. E l’eunuco disse: "Ecco dell’acqua, cosa mi impedisce di essere battezzato?". E Filippo disse: "Se tu credi con tutto il cuore, lo puoi". Ed egli rispose, dicendo: "Io credo che Gesù Cristo è il Figlio di Dio". Allora comandò al carro di fermarsi; ed ambedue, Filippo e l’eunuco, discesero nell’acqua, ed egli lo battezzò.”


Questo eunuco era un uomo alla ricerca di Dio, e stava proprio leggendo le profezie di Isaia su Gesù quando Filippo giunge a spiegargli che era in Gesù che quelle profezie avevano trovato realizzazione.


L’eunuco ha finalmente trovato il motivo della sua vita, ed ha urgenza di dimostrarlo: , cosa mi impedisce di essere battezzato?


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La seconda ragione è la gioia che c’è in ciascun credente nell’avere finalmente trovato le braccia del Padre tramite Gesù.


Dice l’apostolo Pietro, rivolgendosi a coloro che hanno creduto in Cristo:


A motivo di questo voi gioite … nella rivelazione di Gesù Cristo, che, pur non avendolo visto, voi amate e, credendo in lui anche se ora non lo vedete, voi esultate di una gioia ineffabile e gloriosa, (1Pt. 1:6-8 ND)


La seconda ragione dunque del perché chi crede si battezza è:


LA GIOIA DI SEGUIRE GESU’


  1. La terza ragione la troviamo sempre in Atti 9:3-6°, 17-18 (pag. 1088 NR, 1211 ND)


“Or avvenne che, mentre era in cammino e si avvicinava a Damasco, all’improvviso una luce dal cielo gli folgorò d’intorno. E, caduto a terra, udì una voce che gli diceva: "Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?". Ed egli disse: "Chi sei, Signore?". E il Signore disse. "Io sono Gesù, che tu perseguiti; ti è duro recalcitrare contro i pungoli". Allora egli, tutto tremante e spaventato, disse: "Signore, che vuoi ch’io faccia?".


“Anania dunque andò ed entrò in quella casa; e, imponendogli le mani, disse: "Fratello Saulo, il Signore Gesù, che ti è apparso sulla via per la quale venivi, mi ha mandato perché tu ricuperi la vista e sii ripieno di Spirito Santo". In quell’istante gli caddero dagli occhi come delle scaglie, e riacquistò la vista; poi si alzò e fu battezzato.”


Penso Paolo sia uno dei pochi, se non altro perché è anche uno dei pochi ad aver parlato direttamente con Gesù, che abbia compreso, in un solo istante, di aver vissuto una vita inutile, anzi, una vita di ribellione contro il Signore, tanto è vero che Gesù gli

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diceti è duro recalcitrare contro i pungoli”.


Avendo compreso questo, chiede a GesùSignore, che vuoi ch’io faccia?". Paolo mette a disposizione la sua intera vita in un secondo per quel Gesù che vino a pochi istanti prima aveva perseguitato. Egli non solo crede, ma offre anche la sua incondizionata disponibilità a servire Gesù.


La prima cosa che fa, dopo aver riacquistato la vista, è quella di essere battezzato; e da lì in avanti inizia la sua storia senza eguali di servizio a Gesù.


La terza ragione dunque del perché chi crede si battezza è:


LA DISPONIBILITA’ A SERVIRE GESU’



Il battesimo di Adriana oggi sta a simboleggiare proprio queste tre cose:


  1. la sua obbedienza a Dio

  2. la sua gioia nel seguire Gesù

  3. la sua disponibilità a servire Gesù.


Cara Adriana, noi tutti ti consideriamo ormai da tempo una parte integrante e fondamentale della “nostra” piccolissima chiesa nascente, e ciò che hai compiuto non cambia nulla del tuo “status” rispetto a noi, come non lo cambia agli occhi di Dio; per noi eri e sei nostra sorella, per Dio eri e sei sua figlia.


Ma non di meno c’è una gioia immensa nel vedere, da parte nostra

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la tua obbedienza, la tua gioia e la tua disponibilità per Cristo Gesù.


E se la nostra gioia è immensa, puoi solo immaginare quella di Dio, tuo Padre, nel vedere che sei obbediente a lui, che hai gioia in suo Figlio, e che sei pronta a seguirlo, qualsiasi cosa accada, da ora in avanti.


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