;
Clicca sul tasto qua sotto per conoscerci meglio!



Per ascoltare l'audio dei messaggi
cliccare sul titolo per aprire il file audio

Per una migliore resa audio raccomandiamo di scaricare i messaggi tramite
iTunes iscrivendosi al podcast.
Per tutte le opzioni di ascolto cliccare qua sotto.

Come ascoltare i messaggi

18 dicembre 2005

Natale 2005


  • Parafrasi Luca 2:6-15


  • Vi piace il suono dei campanelli?

  • Perché?

  • Cos’è che da suono alla campana

    • Batacchio

      • Il suono viene da dentro


  • Vi piace il Natale?

  • Perché? Siete felici a Natale?

  • Cos’è che ci rende felici a Natale?

    • Gesù

      • Fai paragone con la campana


  • Come fate a essere giosi per Gesù se non l’avete visto?


pur non avendolo visto (Gesù, voi amate e, credendo in lui anche se ora non lo vedete, voi esultate di una gioia ineffabile e gloriosa,” (1 Pietro 1:8 LND)


Ora il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e pace nel credere, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo.” (Romani 15:13 LND)


  • Cosa succede se lo teniamo nella mano?

  • Non suona.

  • Dobbiamo stare attenti che nessuna cosa ricopra la nostra campana IE, SE pensiamo di più ai bei regali che a Gesù, cosa accade? Non suoniamo più!


Caro Gesù, rimani dentro di noi per tutta la vita perché così possiamo fare il più bel suono del mondo per te.


1


  • A chi piacciono i regali?

  • Quali aviete chiesto a “babbo” o a Babbo Natale”?

  • C’è una cosa triste che succede; prima o poi:

    • si rompono

    • se vestiti non ci entriamo più

    • ci annoiamo

    • li perdiamo


  • C’è un solo regalo di Natale che:

    • non si rompe

    • è sempre della nostra taglia

    • non ci annoiamo

    • non si può perdere


  • E’ un dono come il coniglietto Duracell; continua fino al traguardo, anno dopo anno, per sempre.

  • Quale è questo dono?

    • Gesù!


La Bibbia dice 12 ma a tutti coloro che lo hanno ricevuto, egli ha dato l’autorità di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome, 13 i quali non sono nati da sangue né da volontà di carne, né da volontà di uomo, ma sono nati da Dio.” (Giovanni 1:12-13 LND)


  • Se riceviamo il dono che è Gesù, noi diventiamo …figli di Dio!

  • Cosa fa per voi il vostro genitore terreno?

    • Amore, comprensione, affetto, protezione, sostegno, forza, correzione, guida, ecc

  • Dio farà molto di più…per sempre! “Per certo beni e benignità mi accompagneranno tutti i giorni della mia vita; e io abiterò nella casa dell’Eterno per lunghi giorni.” (Salmi 23:6 LND)


Caro Dio, ti ringraziamo tanto per il dono di Gesù, e perché tramite Gesù possiamo essere i tuoi figli.

05 novembre 2005

Efesini

· Introduzione

Come mio solito, per cominciare vi raccontero’ qualcosa che non c’entra alssolutamente nulla con la Bibbia, con Dio e con Gesù.

Oggi voglio narrarvi la storia di due eserciti e di una battaglia.

Il primo esercito era ritenuto imbattibile, e contava migliaia di soldati: era l`esercito macedone. Questa sua imbattibilita’ era dovuta soprattutto ad uno squadrone ben addestrato che andava sotto il nome di falange.

Il secondo esercito era invece l’esercito di Roma - una Roma che ancora non era divenuta la dominatrice del Mediterraneo, ma che cominciava ad affacciarsi al di la’ delle Alpi- ; il suo esercito non brillava ne’ per numeri ne’ per armamenti. Ma aveva una cosa unica per l’epoca: un addestramento perfetto ed un capo con un acume tattico straordinario.

Questi erano i due eserciti: ed ora vediamo la battaglia che li vide di fronte.

{aggiungi spiegazione}

· Falange [ uomini in quadrato riparati dagli scudi ]

· Romani [ uomini a piedi e a cavallo ]

· Terreno in pendenza; la Falange in alto, i Romani in basso

· La Falange attacca; i Romani vengono dispersi

· I Romani si riuniscono e attaccano la Falange che non riesce a risalire la collina.

· I Romani usano armi corte [pi\ maneggevoli delle lance]

· La Falange viene sterminata.

....{aggiungi colore}.

E cosi’, l’esercito di Roma, meno numeroso e meno armato, riusci’ nell’impresa di sconfiggere la imbattibile (fino ad allora) Falange Macedone.

Quali sono state le armi vincenti dei Romani? Principalmente, quattro:

1. un unico capo che aveva comandato l’azione

2. un unico piano, conosciuto nei minmi dettagli

3. essersi mossi come fossero stati un unico corpo [ognuno sapeva esattamente quello che doveva fare]

4. l’uso di armi appropriate alla battaglia.

· Introduzione al libro

Anche in una lettera di Paolo troviamo delle frasi che fanno riferimento al gergo militare [pertanto sono in buona compagnia], e che proiettano per certi versi la nostra vita di credenti in una differente dimensione, lontana da quella che ci farebbe piacere di immaginare; vorremmo immaginare la nostra vita di credenti come una corsa a piedi nudi su di un prato, senza ostacoli o preoccupazioni.

Ma Paolo afferma: “C’e’ una battaglia in corso: state saldi, mettetevi un armatura.”

Quali siano i motivi del nostro essere saldi, e quali siano le caratteristiche di questa armatura le vogliamo vedere assieme in Efesini al cap. 6 (pag. 1166) dal v. 10 al 18

10 Del resto, fortificatevi nel Signore e nella forza della sua potenza. 11 Rivestitevi della completa armatura di Dio, affinché possiate star saldi contro le insidie del diavolo; 12 il nostro combattimento infatti non è contro sangue e carne ma contro i principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti. 13 Perciò prendete la completa armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio, e restare in piedi dopo aver compiuto tutto il vostro dovere. 14 State dunque saldi: prendete la verità per cintura dei vostri fianchi; rivestitevi della corazza della giustizia; 15 mettete come calzature ai vostri piedi lo zelo dato dal vangelo della pace; 16 prendete oltre a tutto ciò lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infocati del maligno. 17 Prendete anche l'elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio; 18 pregate in ogni tempo, per mezzo dello Spirito, con ogni preghiera e supplica; vegliate a questo scopo con ogni perseveranza.

Paolo indirizza questa lettera ai credenti di Efeso; e’ probabile tra l’altro che essa fosse una sorta di “lettera circolare” da far girare in tutte le chiese di quella zona dell’attuale Turchia.

Normalmente, siamo abituati ad un Paolo che interviene in maniera autorevole laddove veda dottrine erronee, peccati o solo abitudini sbagliate e dannose: ma in questa lettera non troviamo riferimenti specifici a un peccato o a una dottrina errata.

Possiamo pensare che il vero problema della comunita’ di Efeso e delle altre di quella zona, fosse che, essendo composte per la maggioranza da gentili convertiti a Cristo, da un lato percepivano la distanza con la quale i credenti circoncisi (gli Ebrei) li trattavano e dall’altro non si sentivano di far parte della loro stessa chiesa. [quella degli Ebrei].

Gli Efesini da un lato e gli Ebrei dall’altro non si sentivano “parte di uno stesso esercito”: avevano lo stesso capo, ma avrebbero fatto volentieri a meno di dormire nella stessa caserma.

Ed e’ su questo tema che Paolo interviene.

Nel brano che abbiamo letto, Paolo ci dipinge un campo di battaglia, dove i credenti sono impegnati in una lotta non contro altri uomini, ma contro principati, contro potenze, contro forze spirituali ben al di sopra di qulasiasi energia o possibilita’ umana.

Come avrebbe potuto mai un uomo resistere a un attacco cosi’ massiccio? Il nostro destino era ed e’, quello di soccombere!

Ci troviamo di fronte a ben di piu’ della falange macedone...ma ricordate la storia!

Un piccolo esercito, con poche armi, riusci’ a sconfiggere l’invincibile falange! Vi ricordate i motivi della vittoria romana?

1. un unico capo che aveva comandato l’azione

2. un unico piano, conosciuto nei mini dettagli dell’azione

3. essersi mossi come fossero stati un unico corpo [ognuno sapeva esattamente quello che doveva fare]

4. l’uso di armi appropriate alla battaglia.

E, in fondo, possiamo seguire Paolo dare le stesse direttive agli Efesini.

· Un unico capo

Dice Paolo:

22 Ogni cosa egli ( Dio) ha posta sotto i suoi piedi (Gesù) e lo ha dato per capo supremo alla chiesa, 23 che è il corpo di lui, il compimento di colui che porta a compimento ogni cosa in tutti. (Ef. 1:22-23 / p. 1162)

C’e’ una battaglia, ma non siamo soli; c’e’ un unico capo supremo che ha un corpo... e quel corpo... siamo noi!

Secondo me per gli Efesini doveva essere una sorta di shock il sapere che loro, pagani di nascita, erano con ogni diritto entrati a far parte del corpo di Cristo assiema agli Ebrei.

Ma... anche per noi... anche noi siamo stati stranieri, siamo stati pagani... ed ora siamo una parte del Corpo risorto e vivente di Cristo!

Personalmente, solo dopo aver studiato questo libro ho riflettuto sull’enorme privilegio che Cristo mi ha dato di essere una sola molecola del suo Corpo... ma mi ha fatto riflettere anche sull-enorme responsabilita’ che questo mi impone. Di questo parleremo tra poco.

· Un unico piano.

Ora sappiamo di avere un capo supremo: ma siamo sicuri che egli abbia delle strategie valide per vincere la guerra?

4 In lui (Gesù) ci ha eletti prima della creazione del mondo perché fossimo santi e irreprensibili dinanzi a lui, 5 avendoci predestinati nel suo amore a essere adottati per mezzo di Gesù Cristo come suoi figli, secondo il disegno benevolo della sua volontà, (Ef. 1:4-5)

Paolo sta qui dicendo agli Efesini (e a noi)che non e’ accaduto tutto per caso, che non e’ una coincidenza che Gesù sia venuto a salvarci [sa, mi trovavo li’ a salvare gli ebrei, e allora mi sono detto, perché’ non salviamo anche i pagani].

No, c’e’ un piano, scritto sin dalla fondazione del mondo, un piano d’amore del Padre per renderci suoi figli per sempre, adottandoci per mezzo di Gesù. {Esempio Mariela}

· Un unico corpo.

Abbiamo quindi un capo supremo, e ora sappiamo che i suoi piani sono efficaci e buoni per noi... ed ora?

Ora tocca a noi, a noi che siamo il suo corpo:

4 Vi è un corpo solo e un solo Spirito, come pure siete stati chiamati a una sola speranza, quella della vostra vocazione.5 V'è un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo,6 un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, fra tutti e in tutti.

16 Da lui tutto il corpo ben collegato e ben connesso mediante l'aiuto fornito da tutte le giunture, trae il proprio sviluppo nella misura del vigore di ogni singola parte, per edificare sé stesso nell'amore. (Ef. 4:4-5, 16 / p. 1165)

Vi avevo accennato poco fa della gioia che mi aveva provocato l’idea di essere anche una sola molecola del corpo di Cristo, ma anche della responsabilita’ che sento per questo.

Gia’, perché’ se sono una delle membra di un corpo, so che saro’ responsabile del funzionamento buono o cattivo di tutto il corpo.

Qualche tempo fa, mentre stavo lavorando con un pezzo di legno, una minuscola, infinitesima scheggia di legno si e’ conficcata nel mio polpastrello, e non ha voluto piu’ saperne di venire fuori.

Li’ per li’, non ci ho badato piu’ di tanto ed ho continuato a lavorare piuttosto che chiedere a mia moglie di aiutarmi ad estrarla.

Il giorno dopo il mio dito ha cominciato a gonfiarsi, dapprima un poco, poi sempre piu’, fino a diventare il doppio di tutte le altre dita.

Ora, la grandezza in percentuale di un dito rispetto al corpo quanto sara’? [1%, 2%]. Bene, il male provocato dalla scheggia in una parte cosi’ piccola ha fatto tanto da impedirmi di scrivere, quasi di

guidare, e non mi ha fatto chiudere occhio!

Basta che si ammali una piccola parte per far si che tutto il corpo ne soffra.

Io, come essere sedentario e ormai nullafacente dal punto di vista fisico, avrei delle attenuanti. Pensate invece alla nostra maratoneta Franca Fiacconi. Pochi giorni prima di partire per i Mondiali di atletica, si e’ fratturata un polso cadendo in allenamento in uno dei tanti cantieri aperti per il Giubileo.

Anche se tutto il resto era perfettamente a posto, anche se il polso non avrebbe subito nessun trauma nella corsa, non ha potuto partecipare ad una gara preparata per tutto un anno.

Basta una parte del corpo che non funzioni a dovere, e tutto quanto il corpo ne risente.

Quello che e’ valido per i nostri corpi mortali e’ valido anche per il corpo di Cristo, la chiesa.

Paolo afferma che lo sviluppo del corpo e’ direttamente proporzionale al vigore di ogni singola parte del corpo; Paolo afferma che io e te siamo responsabili assieme a tutti gli altri credenti dell’unita’ e dello sviluppo del corpo di Cristo, dell’unita’ e dello sviluppo della chiesa.

Se una parte del corpo si indebolisce, se una parte del corpo duole perche’ la scheggia di un peccato si e’ conficcata e noi l’abbiamo lasciata stare, credendo che, in fondo, e’ poca cosa, ricordiamoci che quella debolezza non nuoce solo a noi, ma nuoce ad ogni altra porzione del corpo di Cristo, quella chiesa di cui siamo entrati a far parte.

E Paolo stesso ci indica un buon elenco di schegge da rimuovere ai capitoli 4 e 5: la menzogna, il furto, la maldicenza, l’offesa la fornicazione, l’avarizia, ma anche gli errati rapporti all’interno delle famiglie o dei luoghi di lavoro, insomma come dice lui tutto cio’ che rattristi lo Spirito Santo con il quale siamo stati suggellati per il giorno della redenzione sono schegge da rimuovere prima che la parte del nostro corpo sia irrimediabilmente compromessa e non rimanga altro che amputarla per arrestare la cangrena.

Paolo ci rammenta che c’e’ una battaglia: i nostri nemici sono potenti, ma noi possiamo, anzi, dobbiamo esserlo di piu’.

L’esercito romano aveva vinto la falange macedone anche perche’ pur diviso e disperso sul campo, aveva continuato ad agire come un un unico corpo.

Allo stesso modo, noi abbiamo il dovere di fortificarci l

23 agosto 2005

Da solo non puoi farcela

Chi di voi ha mai vissuto l’esperienza di dover fare, o forse di tentare di fare, da solo un lavoro che avrebbe richiesto la presenza di almeno un’ altra persona?

Spesso è frustrante dover fare un lavoro da solo, sapendo che, se ci fosse stato qualcun altro ad aiutarci, avremmo impiegato la metà del tempo e forse meno, o che il lavoro sarebbe venuto meglio, o semplicemente che avremmo evitato di faticare come delle bestie!

Ma poi, se riusciamo a completarlo, quasi sempre ci fermiamo a contemplare il lavoro, pensando: “Però, mica male per una persona sola!” E così, tronfi nella nostra autostima, vorremmo darci una pacca sulla spalla, stringerci la mano ed offrirci una bottiglia per festeggiare.

Ma non sempre il “fare da soli” si traduce in un trionfo; talvolta può trasformarsi addirittura in una sorta di odissea. Ascoltate questa lettera (reale) spedita da un uomo al Ministero del Lavoro per un risarcimento.

Lettera di un infortunato sul lavoro

Al Ministero del Lavoro.

In risposta alla vostra richiesta di maggiori chiarimenti relativi all'incidente occorsomi, per spiegarvi quanto da me scritto ("Tentativo di fare il lavoro da solo") nella casella n.3 del modulo alla voce "motivo", così rispondo ed illustro.

Sono un muratore professionista. Il giorno dell'incidente stavo lavorando da solo sul tetto di un caseggiato di 6 piani. Finito il mio lavoro, avanzarono circa 100 mattoni del peso complessivo di circa 2 quintali. Pensai che invece di portarli a terra un poco alla volta, avrei potuto calarli con la carrucola e la fune che stavano sul tetto. Fortunatamente c'era anche un barile di misura sufficiente a contenerli.

Riempii il barile e scesi al piano terra ad assicurare la fune. Poi risalii sul tetto e feci ruotare il braccio con carrucola e barile in posizione di calo. Discesi nuovamente al piano terra e sciolsi la fune, tenendola ben stretta per controllare la discesa del barile ma quando questo si fu allontanato dal piano del terrazzo, cominciando così la sua discesa verso il basso, lo strappo fu talmente inaspettato e violento da farmi perdere la mia consueta presenza di spirito: invece di mollare la fune bloccai la presa e così finii col trovarmi lanciato in ascesa veloce verso il tetto del caseggiato.

Al terzo piano incrociai il barile che stava scendendo. Questo spiega la frattura al cranio e la rottura della spalla.

Rallentai un poco ma continuai la rapida ascesa e non mi fermai se non dopo che le dita della mano destra e le nocche rimasero fermamente bloccate sopra la puleggia; questo spiega le fratture alle falangi e le ferite lacero/contuse alle dita.

Fortunatamente a questo punto avevo riguadagnato la mia presenza di spirito e nonostante il dolore tenni stretta la fune con fermezza. Ma in questo momento il barile giunse a terra: il fondo si ruppe ed i mattoni uscirono per il di sotto. Liberato del peso, il barile, che pesava circa 20 chili, non controbilanciò il mio peso di circa 64 Kg e così mi trovai in una rapida discesa lungo il muro. Circa al terzo piano incrociai il barile che saliva. Questo spiega la frattura alle caviglie e le lacerazioni multiple alle gambe.

L'incontro con il barile rallentò un po’ la discesa e così quando arrivai a terra ebbi soltanto tre vertebre incrinate. A questo punto devo dire che stavo seduto su un mucchio di mattoni preso da forti dolori e quasi inconscio e così persi ancora la mia presenza di spirito: lasciai la presa sulla fune e non ebbi neppure la forza di alzare la testa e di accorgermi che il barile stava ancora una volta scendendo a terra. Questo spiega la frattura delle gambe..

Nella speranza di avere chiarito e di essere stato esauriente, rimango a vostra disposizione e porgo distinti saluti.

Ci sono alcune cose che non possiamo fare da soli, pena un disastro totale. Se questo principio è valido nella vita di ogni giorno, vogliamo vedere oggi come si applichi anche alla vita dei credenti, prendendo ad esempio un personaggio famoso del Nuovo testamento: Pietro.

Debbo confessarvi che Pietro mi piace, e mi piace tanto. Anche se non brilla tra gli altri apostoli per intelligenza o capacità di capire le cose al volo (almeno, prima di ricevere lo Spirito Santo!), quello che mi affascina di lui è il suo carattere sanguigno e passionale; è quello che è sempre pronto a combattere, a sfoderare la spada, a mozzare orecchie a destra e a manca.

E’ quello che non ce la fa a non avere l’ultima parola in un discorso; deve sempre aggiungere qualcosa, anche se quello che ha parlato prima è Gesù!

E’ quello che è sicuro di se stesso, che è sicuro di farcela da solo, senza l’aiuto di nessuno…Swarzenegger impallidirebbe a suo confronto.

Beh, forse debbo confessarvi che mi piace così tanto… perché gli somiglio così tanto!

Come Pietro, spesso anche io sono convinto che “posso farcela da solo”; come Pietro anche io mi sbilancio spesso in affermazioni che sono aldilà delle mie reali capacità, sia come uomo che come credente. Ed anche io, come Pietro, debbo spesso contemplare il fallimento totale della mia superbia.

Leggiamo assieme Marco 14:27-31 ( p. 1006 NR- p. 1101 ND).

27 E Gesù disse loro: "Voi tutti sarete scandalizzati di me questa notte, perché sta scritto: "Percuoterò il Pastore e le pecore saranno disperse". 28 Ma dopo che sarò risuscitato, io vi precederò in Galilea". 29 E Pietro gli disse: "Anche se tutti gli altri si scandalizzassero di te, io non mi scandalizzerò". 30 E Gesù gli disse: "In verità ti dico che oggi, in questa stessa notte, prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai tre volte". 31 Ma egli con più fermezza diceva: "Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò affatto". Lo stesso dicevano pure tutti gli altri.” (Marco 14:27-31 LND)

(Contesto)

Gesù e gli undici Apostoli sono sulla via che li conduce dalla casa dove hanno consumato l’ultima cena verso il Geztemani, il Monte degli Olivi; è ormai notte, e Giuda è già andato a tradirlo.

Gesù è con i “suoi”, e tra pochi minuti affronterà forse il momento peggiore della sua vita terrena, peggiore forse della stessa croce; sarà il momento in cui la natura umana tenterà sino all’ultimo di vincere su quella divina, dove un uomo prostrato a terra e sanguinante implorerà “Abba, Babbo, Padre, allontana da me questo calice”…

Perché lo sta facendo? Per chi lo sta facendo?

13 Nessuno ha amore più grande di questo: dare la propria vita per i suoi amici. 14 Voi siete miei amici, se fate le cose che io vi comando.” (Giovanni 15:13-14 LND)

L’uomo Gesù si sta recando tra gli olivi a implorare il suo ABBA, il suo Babbo, di risparmiargli l’atrocità del processo, degli sputi, del dolore…della croce.

Ma il Signore Gesù si sta recando tra gli olivi per confermare al Padre il suo amore verso coloro che ha chiamato pochi minuti prima “suoi amici”, per mettere la firma definitiva e irrevocabile sul progetto che ha per titolo “La Salvezza dei credenti”.

Gesù uscirà trionfante dal Gezemani, la sua natura divina vincerà su quella umana, ed egli pagherà per i molti, per me e per te, scambiando vita per vita, la sua con la mia, sulla croce.

Ma di quegli amici per cui muore, che ne sarà? Saranno lì, al suo fianco, a soffrire e a morire, come dice Pietro?

Il sanguigno Pietro, che vuole avere l’ultima parola in ogni discussione.:"Anche se tutti gli altri si scandalizzassero di te, io non mi scandalizzerò".

Pietro è un sanguigno, è un impulsivo, di sicuro non è il più maturo nella fede del gruppo… ma di una cosa sono sicuro; Pietro è una persona SINCERA!

Egli nel momento che pronuncia queste parole è sincero, le sta realmente pensando nel suo cuore e le sta dicendo con la sua bocca. Egli pensa realmente che, se mai ci sarà qualcuno che si scandalizzerà di Gesù, quello non sarà lui.

Egli desidera con tutto il suo cuore di seguire Gesù, di accompagnarlo persino dinanzi alla morte…. Ma c’è un problema di fondo.

Pietro ha appena afferrato la corda al cui altro capo è appeso il barile, colmo di 200 kg. di mattoni… che tra poco lo proietterà verso il cielo, spazzando via quella promessa avventata e lasciandolo sospeso in aria, né a terra né sul tetto, né con Gesù, né con nemici di Gesù.

Egli non ha ben compreso la portata della battaglia che si sta prefigurando; in precedenza (in Luca 22:31 p. 1044 NR, p. 1151 ND)) Gesù lo aveva ammonito:

Il Signore disse ancora: "Simone, Simone, ecco, Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano. (Luca 22:31 LND)

Gesù gli stava dicendo:” Pietro, svegliati! Qui si sta per scatenare una battaglia cruenta per la conquista della tua anima e di quella di tutti gli altri miei discepoli; Satana è pronto e deciso a fare quello che si fa al grano; ti metterà sotto gli zoccoli dei cavalli, ti batterà con i bastoni, ti lancerà in aria con le pale, ti farà ricadere nei setacci….

Come ti sentiresti se qualcuno ti dicesse che tra poco sarai battuto con i bastoni, lanciato in aria, passato al setaccio? Avresti la faccia tosta di dire “OK! Ce la faccio da solo”?

Pietro l’ha avuta V. 33 di Luca 22

Ma egli disse: "Signore, io sono pronto ad andare con te tanto in prigione che alla morte". (Luca 22:33 LND).

Quante volte ci comportiamo così; quante volte pensiamo di essere forti, di essere maturi, di avere ormai le spalle sufficientemente larghe come credenti da poter sopportare le avversità e le battaglie spirituali che Satana prepara contro ciascuno di noi?

“Io? Io sono TROPPO FORTE! Fallo solo accostare il “signor Satana” e ti faccio vedere io come gli rompo le corna!”

E poi? E poi succede che, prima che il gallo canti tre volte, la nostra stupenda forza si dilegui; e talvolta non serve neppure di aspettare che il gallo canti una sola volta.

Se solo Pietro avesse posto un minimo di attenzione alle parole che Gesù gli aveva detto qualche secondo prima, invece di pensare all’ennesima battuta con cui avere l’ultima parola in una discussione, avrebbe evitato uno dei disastri più grandi della sua vita di credente.

Luca 22, versetto 32:

Ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno; e tu, quando sarai ritornato (o ‘convertito’ - NR) , conferma ( o ‘fortifica’ – NR) i tuoi fratelli".” (Luca 22:32 LND)

Se solo Pietro avesse compreso che la vittoria contro Satana non viaggiava attraverso le fibrille dei suoi muscoli, e neppure attraverso i gangli dei suoi nervi, ma SOLO ed ESCLUSIVAMENTE nell’ammissione di essere inerme, indifeso e SOLO…bisognoso delle preghiere e dell’aiuto del “Figlio del Dio vivente (così come lui stesso lo aveva chiamato qualche tempo prima, in Giovanni 6:69).

Nella vita di credenti, alcune cose le possiamo anzi, le dobbiamo fare da soli; da soli possiamo (e dobbiamo) studiare con costanza la Parola; da soli possiamo (e dobbiamo) amarci gli uni gli altri; da soli possiamo (e dobbiamo) partecipare alle adunanze della nostra chiesa.

In tutte queste attività l’aiuto del Signore aggiungerà benedizione su benedizione, ma la nostra volontà sarà la parte preponderante dello sforzo.

Ma ci sono momenti nella nostra vita dove la nostra volontà o i nostri muscoli spirituali non hanno alcun effetto sulla situazione.

Talvolta Dio permette delle “prove” nella nostra vita, con il semplice intento di farci “ritornare” a Lui, ed esclusivamente a Lui.

Come ci comportiamo nella prova? Mostriamo in nostri muscoli spirituali, come ha fatto Pietro? E’ bastata una semplice domanda di una serva nel cortile di Caifa :Ma tu…non eri quello che andava girando tutto il Paese assieme a Gesù?” Chi, io? Mai visto e conosciuto!”.

Quando il peso del barile pieno di mattoni è troppo per i nostri muscoli, piuttosto che aggrapparci alla fune, lasciamola a chi ha i muscoli più potenti dell’intero Creato; lasciamo la fune a Gesù.

Ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno”

Pietro aveva creduto in Gesù, aveva seguito Gesù, ma ora era lontano da Gesù: “e tu, quando sarai ritornato…(o convertito)”

Qualche volta abbiamo bisogno di ritornare alle nostre origini di fede, di “convertirci” da credenti, ed ammettere che NON POSSIAMO lavorare da soli, che abbiamo bisogno di aiuto… di qualcuno che faccia il lavoro per noi, assieme a noi.

E il gallo cantò per la seconda volta; allora Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detta: "Prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai tre volte". E, pensando a ciò, scoppiò a piangere.” (Marco 14:72 LND)

Pietro, con i suoi muscoli, con la sua superbia, aveva ora capito, e poteva ritornare a Gesù.

Come vi sareste comportati voi, con un amico intimo con cui avete condiviso tre anni e mezzo della vostra vita, giorno dopo giorno, notte dopo notte, che nega persino di avervi mai conosciuto, figuriamoci di aver girato assieme a voi o di aver condiviso la più piccola ideuzza assieme? Come ci saremmo comportati noi, da uomini, davanti ad un voltafaccia tanto egoistico, per salvare la propria pelle?

“Ho sopportato tante cose, ma questa passa il segno e la misura; questo fallimento è la lapide della nostra amicizia.; non ci sarà una seconda chance. E’ finita!”

Questo sarebbe accaduto se Gesù fosse stato uno di noi; ma, per nostra fortuna e per Sua grazia, Lui è Lui, e noi siamo noi.

Luca 22:

e tu, quando sarai ritornato (o ‘convertito’ - NR) , conferma ( o ‘fortifica’ – NR) i tuoi fratelli".”

Marco 14:27-28

Voi tutti sarete scandalizzati di me questa notte, perché sta scritto: "Percuoterò il Pastore e le pecore saranno disperse". 28 Ma dopo che sarò risuscitato, io vi precederò in Galilea".

Benedetti siano i “ma” della Scrittura, perché è tramite quei “ma” che Dio ci salva!

C’è un dopo: mentre Satana è interessato alla nostra distruzione, Gesù è interessato ala nostra restaurazione.

Gesù dice: “ Ragazzi, coraggio! Tra poco sarete posti sotto pressione, e farete e direte delle cose che mi faranno un male tremendo…ma voi siete I miei amici! Io muoio per voi perché CREDO in voi! Voglio lavorare con voi; anzi, già vi do il nostro prossimo appuntamento. Sto facendo dei piani su di voi per il dopo fallimento. Ho già scritto il discorso nel quale vi affiderò il mandato più importante e difficile della storia di andare a parlare di me fino ai confini della terra. Pietro, tu mi rinnegherai, ma quando sarai ritornato dal tuo viaggio lontano da me, fortifica i tuoi fratelli. In questo momento tutto è nero, ma io sono ottimista per il futuro. Il presente è l’ora delle tenebre, ma sta per venire l’ora del trionfo e della luce”

Gesù non vuole distruggerci,ma vuole restaurarci. Abbiamo fallito di recente? Siamo caduti nel laccio di Satana? Abbiamo vergogna del nostro fuggire dal cortile di Caifa abbandonando il nostro Signore da solo?

Non dobbiamo temere; Gesù è per noi, non contro di noi, PREGA per noi perché quando saremo ritornati, possiamo aiutare altri fratelli e sorelle ad essere forti e a non cadere.

Per ciascun nostro fallimento, Gesù ha pronto un MA DOPO, TI ASPETTO IN GALILEA:; non lasciamo mai che un fallimento segni la fine o l’inaridimento del nostro rapporto con lui

Ci sono alcune cose che non possiamo fare da soli, pena un disastro totale; vigiliamo sul nostro orgoglio di non voler lasciare la fune al cui altro capo ci sono 2 quintali di mattoni.

Affidiamo le parti difficili della nostra vita di credenti a chi ha i muscoli adatti, fidandoci che egli ci ama, che ci chiama amici, e che è morto per noi.

E non lasciamo che un nostro fallimento ci allontani da lui; c’è per noi un MA DOPO, ed un appuntamento già scritto sul Suo personale taccuino.

E se siamo in questo momento sotto attacco, se il vaglio di Satana sta sconvolgendo la nostra vita, imprimiamo nella nostra mente e nel nostro cuore le parole di Gesù; erano dirette a Pietro, ma valgono anche per me e per te.

Ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno”

Da solo non puoi farcela; ma c’è il Figlio del Dio Vivente, colui che ti chiama amico e che è morto per la tua salvezza, che prega per te.

Dà a Lui la fune della tua vita in tumulto. Egli ti aspetta in Galilea; è già là, con le sue braccia aperte, pronto ad usarti di nuovo ed a chiamarti di nuovo “amico”.

Note: LND = Bibbia “La Nuova Diodati

NR = Bibbia “Nuova Riveduta”

01 aprile 2005

Il battesimo dei credenti

Abbiamo visto più volte come il battesimo dei credenti non abbia nulla a che fare con la loro salvezza.

Esso è un simbolo:

Ø Simbolo della morte e risurrezione

Ø Simbolo di inclusione nella chiesa Universale di Cristo

Ø Simbolo di purificazione

Nonostante tutto questo, la salvezza di colui che crede in Gesù non è minimamente in discussione anche senza il battesimo.

Ora, SE è un simbolo, SE non salva -lo stesso Gesù, in Marco 16:6 dice:

“chi ha creduto ed è stato battezzato, sarà salvato; ma chi non ha creduto, sarà condannato.

SE la cosa fondamentale è CREDERE e non essere battezzati, allora perché chi crede in Gesù continua a farlo?

Tra le tante che potrei elencare, oggi voglio soffermarmi su TRE ragioni principali che rispondono a questi due perché:

  1. La prima la troviamo in Matteo 3:13-15 (pag. 953 NR, 1032 ND)

“Allora Gesù venne dalla Galilea al Giordano da Giovanni per essere da lui battezzato. Ma Giovanni gli si opponeva fortemente dicendo: "Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?". E Gesù, rispondendo, gli disse: "Lascia fare per ora, perché così ci conviene adempiere ogni giustizia". Allora egli lo lasciò fare.”

- 1 -

La prima ragione è che DIO ritiene GIUSTO che chi crede venga battezzato pubblicamente.

La parola greca che è stata tradotta con “giustizia” sta a significareconformarsi alle richieste di una autorità superiore”

In una traduzione differente da quella che usiamo la frase di Gesù suona così:

“Devi battezzarmi adesso, perché dobbiamo fare tutto ciò che è giusto”

La prima ragione dunque del perché chi crede si battezza è

L’OBBEDIENZA A DIO

  1. La seconda ragione la troviamo in Atti 6:36-38 (pag. 1088 NR, 1210 ND)

E, mentre proseguivano il loro cammino, giunsero ad un luogo con dell’acqua. E l’eunuco disse: "Ecco dell’acqua, cosa mi impedisce di essere battezzato?". E Filippo disse: "Se tu credi con tutto il cuore, lo puoi". Ed egli rispose, dicendo: "Io credo che Gesù Cristo è il Figlio di Dio". Allora comandò al carro di fermarsi; ed ambedue, Filippo e l’eunuco, discesero nell’acqua, ed egli lo battezzò.

Questo eunuco era un uomo alla ricerca di Dio, e stava proprio leggendo le profezie di Isaia su Gesù quando Filippo giunge a spiegargli che era in Gesù che quelle profezie avevano trovato realizzazione.

L’eunuco ha finalmente trovato il motivo della sua vita, ed ha urgenza di dimostrarlo: , cosa mi impedisce di essere battezzato?

- 2 -

La seconda ragione è la gioia che c’è in ciascun credente nell’avere finalmente trovato le braccia del Padre tramite Gesù.

Dice l’apostolo Pietro, rivolgendosi a coloro che hanno creduto in Cristo:

A motivo di questo voi gioite … nella rivelazione di Gesù Cristo, che, pur non avendolo visto, voi amate e, credendo in lui anche se ora non lo vedete, voi esultate di una gioia ineffabile e gloriosa, (1Pt. 1:6-8 ND)

La seconda ragione dunque del perché chi crede si battezza è:

LA GIOIA DI SEGUIRE GESU’

  1. La terza ragione la troviamo sempre in Atti 9:3-6°, 17-18 (pag. 1088 NR, 1211 ND)

“Or avvenne che, mentre era in cammino e si avvicinava a Damasco, all’improvviso una luce dal cielo gli folgorò d’intorno. E, caduto a terra, udì una voce che gli diceva: "Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?". Ed egli disse: "Chi sei, Signore?". E il Signore disse. "Io sono Gesù, che tu perseguiti; ti è duro recalcitrare contro i pungoli". Allora egli, tutto tremante e spaventato, disse: "Signore, che vuoi ch’io faccia?".

“Anania dunque andò ed entrò in quella casa; e, imponendogli le mani, disse: "Fratello Saulo, il Signore Gesù, che ti è apparso sulla via per la quale venivi, mi ha mandato perché tu ricuperi la vista e sii ripieno di Spirito Santo". In quell’istante gli caddero dagli occhi come delle scaglie, e riacquistò la vista; poi si alzò e fu battezzato.

Penso Paolo sia uno dei pochi, se non altro perché è anche uno dei pochi ad aver parlato direttamente con Gesù, che abbia compreso, in un solo istante, di aver vissuto una vita inutile, anzi, una vita di ribellione contro il Signore, tanto è vero che Gesù gli

- 3 -

diceti è duro recalcitrare contro i pungoli”.

Avendo compreso questo, chiede a GesùSignore, che vuoi ch’io faccia?". Paolo mette a disposizione la sua intera vita in un secondo per quel Gesù che vino a pochi istanti prima aveva perseguitato. Egli non solo crede, ma offre anche la sua incondizionata disponibilità a servire Gesù.

La prima cosa che fa, dopo aver riacquistato la vista, è quella di essere battezzato; e da lì in avanti inizia la sua storia senza eguali di servizio a Gesù.

La terza ragione dunque del perché chi crede si battezza è:

LA DISPONIBILITA’ A SERVIRE GESU’

Il battesimo di un credente sta a simboleggiare proprio queste tre cose:

  1. la sua obbedienza a Dio
  2. la sua gioia nel seguire Gesù
  3. la sua disponibilità a servire Gesù.

E se c’è gioia in coloro che vedono altri battezzarsi , possiamo solo immaginare quella di Dio, nostro Padre, nel vedere una sua creatura obbediente a lui, che hai gioia in suo Figlio, e che è pronta a seguirlo, qualsiasi cosa accada, da ora in avanti.

1
Leggi le informazioni sull'uso dei cookies