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24 aprile 2016

Servire assieme agli altri

Dio ci ha messo sulla terra non per occupare semplicemente spazio, ma per renderla un posto migliore. E possiamo raggiungere questo scopo servendolo insieme ad altri, formando una squadra unita dal suo amore.
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Dio non ci ha creati per vivere una vita egoistica, ma ci ha creati per far si che il mondo sia un luogo migliore. E vuole che lo facciamo servendo Lui: ricordate che la terra è la prova generale di quello che faremo per l'eternità.

Come posso servire Dio?

C'è un solo modo:  servire gli altri.

Ogni volta che usi il tuo tempo, i tuoi doni e i tuoi talenti, la tua energia, le tue risorse, la tua esperienza, quello che noi chiamiamo SHAPE (o FORMA: doni spirituali, cuore, abilità, personalità, esperienza) per aiutare qualcun altro, tu stai servendo Dio. La Bibbia chiama questo “ministero”.

Al contrario di molte chiese, noi crediamo che OGNI credente sia un ministro. Paolo afferma questo:

“Se veramente c’è in voi affetto e comprensione, allora fatemi davvero felice amandovi a vicenda e vivendo in perfetto accordo, collaborando insieme uniti da uno stesso sentimento, una stessa anima e uno stesso scopo.” (Filippesi 2:2 PV)

Perché per servire Dio devo servire assieme ad altri?

Ci sono tre motivi:

1. Perché siamo una famiglia

“Ora davanti a Dio voi non siete più stranieri né ospiti, ma fate parte del popolo e della famiglia di Dio, come ogni altro cristiano.” (Efesini 2:19 PV)

Far parte della medesima famiglia di cui Dio è il padre è una cosa importante.

2. Perché abbiamo bisogno gli uni degli altri

Nessuno di noi possiede TUTTI i doni e TUTTI i talenti, ma assieme possiamo lavorare affinché l'intero corpo di Cristo, la chiesa, di cui ciascuno di noi è una parte, possa funzionare al meglio.

“Insieme formiamo il corpo di Cristo e, individualmente, ognuno di noi ha una funzione diversa da svolgere. Quindi apparteniamo gli uni agli altri, e ognuno ha bisogno di tutti gli altri.”  (Romani 12:5 PV)


3. Perché assieme facciamo di più

“Due valgono più di uno solo, perché sono ben ricompensati della loro fatica.” (Ecclesiaste 4:9)


Questo si chiama “lavoro di squadra”. Dio ti vuole usare, ma soprattutto vuole usarti in una “squadra”, soprattutto vuole che ti la smetta di pensare “io non ho un gran che da dare”, perché quello che tu non reputi un gran che:
  • a) è un dono di Dio
  • b) è una parte del lavoro che messo assieme alle altre parti crea l'opera di Dio.
Una squadra di rugby è composta da 15 giocatori e ognuno è indispensabile; ma bisogna avanzare tutti assieme ed arretrare tutti assieme per far si che non ci sia un “buco” dove l'avversario possa infilarsi.

Anche se ti sembra di non fare niente perché la palla è lontana da te, il tuo compito è di stare in linea con gli altri per non concedere  lo spazio agli  avversari di passare. E ci si sente fieri di far parte della squadra anche se non segni il punto, perché sei PARTE della squadra.

COSA SERVE PER SEVIRE COME UNA SQUADRA

Anche questa volta, i principi biblici non sii applicano solo all'ambito della chiesa: lo puoi applicare al lavoro, a scuola, in famiglia, ecc.

I. Per servire come una squadra serve...

FIDUCIA

La fiducia è la colla emozionale che ti fa restare vicino ai tuoi amici, alla tua famiglia, al tuo piccolo gruppo. Senza di essa non potrai ottenere quella relazione intima che Dio vuole tu abbia con le persone.

“Timòteo, custodisci con cura tutto quel che ti è stato affidato.” (1 Timoteo 6:20 TILC)

Paolo aveva avuto fiducia in Timoteo; gli aveva affidato dei compiti. Il primo passo per costruire una squadra è condividere le responsabilità. E' per questo che in chiesa Marco e Berni non fanno tutto, ma fanno poche cose. E in futuro ne faranno sempre di meno!

Nel rugby OLD, se non passo la palla dopo 20 metri mi fermano e mi danno punizione contro, perché TUTTI devono poter giocare, non solo alcuni.

Cos'è che devi avere il coraggio di affidare nella tua famiglia, al lavoro, nel tuo piccolo gruppo? Cos'è che devi avere il “coraggio” di passare ad altri? Sappi che la fiducia crea fiducia; se vuoi far crescere qualcuno devi affidargli alcuni dei tuoi compiti.

Come posso diventare una persona affidabile?

“Molti pretendono di essere leali, ma una persona fidata chi la troverà?” ( Proverbi 20:6)

1. Essendo costante

Gran parte delle persone non amano le sorprese: mia moglie l'ha scoperto di me nel peggiore dei modi, quando mi ha organizzato una festa a sorpresa per i miei 40 anni...e io ho evidentemente non ho gradito.

La costanza è una dote che quasi tutti apprezzano; è quella su cui si fonda il commercio; acquisire una fetta di clienti fedeli che ritornino costantemente e non amino cambiare.

La Bibbia ci dice che Dio vuole insegnarci la costanza servendo Lui:

“Chi è fedele nelle cose minime, è fedele anche nelle grandi” (Luca 16:10a)

Dio non ti sta chiedendo di essere costante in impegni gravosissimi, ma di esserlo in quelli “minimi”, quelli che affronti tutti i giorni, comportandoti sempre allo stesso modo (ovviamente, comportandoti “bene”).

2. Essendo riservato

Le persone si affidano a coloro che sanno tenere per se un segreto. Quello che si dice in famiglia rimane in famiglia, quello che si dice nel piccolo gruppo rimane nel piccolo gruppo.

“Chi va sparlando svela i segreti, ma chi ha lo spirito leale tiene celata la cosa.” (Proverbi 12:13)

Fai pettegolezzi quando non sei né parte del problema né parte della soluzione.

3. Essendo vicino/a

Devi passare tempo con le persone per poter guadagnare la loro fiducia. Difficilmente diamo fiducia a chi non conosciamo.

“Un amico ti ama in ogni circostanza, è un fratello nel giorno dell'avversità.” (Proverbi 17:17 TILC)

Il tempo crea la fiducia, e la fiducia richiede tempo; si può perdere la fiducia in qualcuno molto rapidamente, ma ci vuole molto tempo per guadagnarsela. E per guadagnare fiducia devi passare tempo con le persone.

II. Per servire come una squadra serve...

EMPATIA

Empatia è quando tu riesci ad immedesimarti in ciò che vive e prova l'altro così come se stesse accadendo a te.

“Infine siate tutti di una sola mente, compassionevoli, pieni di amor fraterno, misericordiosi e benevoli.” (1 Pietro 3:8 ND)

Per avere una squadra che funzioni, tutti devono sapere cosa sta pensando l'altro in quel momento.
Allo stesso modo, come credenti dobbiamo sforzarci di pensare non come pensiamo noi, ma come pensa l'altro quando è sotto pressione. In questo modo:

  • eviteremo di giudicare l'altro. “Io avrei fatto così”,
  • l'altro si sentirà compreso,
  • e soprattutto non si sentirà in colpa per quello che prova.

Come posso avere empatia?

1. Rallenta

La velocità distrugge l'empatia: più rapidamente mi muovo, meno vedo. (aereo/treno/bici/piedi)

“Fratelli miei carissimi: che ogni uomo sia pronto ad ascoltare, lento a parlare, lento all'ira.” (Giacomo 1:19)

Si stima che un uomo riesca a comprendere circa 650 parole al minuto; ma che allo stesso tempo non riesca a dirne più di 150 al minuto. C'è una distanza di 400 parole che molto tentano di colmare con “altro”: “Si ti ascolto” e leggo il giornale/guardo la tv, gioco col tablet... Molte volte mia moglie mi dice qualcosa prima di uscire, io rispondo “si cara!”... per poi accorgermi che non ho capito cosa voleva... quando è ormai partita!

2. Fai domande

“I pensieri umani sono come acqua  profonda; chi è intelligente sa attingerla.” (Proverbi 20:5 TILC)

A scuola  coloro che volevano dimostrarsi intelligenti non facevano mai domande...mentre coloro che facevano domande prendevano 8!

Allo stesso modo,  fai domande; vai oltre il “comestai – benegrazie”; se solo chiedi due volte quel “Come stai?”, vedrai che la risposta sarà differente. E non essere spaventato dal silenzio... aspetta!
La parola è una chiave, ma il silenzio è un grimaldello”. (Gesualdo Bufalino)

3. Mostra l'emozione

“Rallegratevi con quelli che sono allegri; piangete con quelli che piangono.” (Romani 12:15)

Empatia è più di dire :”mi dispiace” è mostrare che realmente ci dispiace.
C'è un solo modo di fare questo: guardare chi hai dinanzi non con i tuoi occhi... ma con quelli di suo padre, con gli occhi di Dio. E per fare questo devi pensare come pensa suo padre...

Leggi la Bibbia!

III. Per servire come una squadra serve ...

SPAZIO

“Se è possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini.” (Romani 12:18)

Fare spazio significa lasciare che l'altro possa esprimere se stesso, non aspettandomi che sia un mio “clone”, ma facendo il possibile, per quanto dipende da me... Ma tutto questo “se”.

Alcune volte, per quanto facciamo il possibile, non è possibile, perché abbiamo a che fare con esseri umani imperfetti e talvolta feriti.

Come posso fare spazio all'altro?

1. Dando spazio ai bisogni l'uno dell'altro

“Non dobbiamo cercare il nostro piacere, ma quello degli altri, in modo di fare il loro bene e di aiutarli a progredire nella fede.” (Romani 15:2 PV)


Potresti dire: “Io dovrei pensare ai bisogni dell'altro, quando non riesco a pensare neppure ai miei”?
Avresti ragione! Ma il fatto è che da soli non potremo mai provvedere ai nostri bisogni...ma assieme si!
E' per questo che Dio ha disegnato una famiglia speciale che si chiama chiesa!

2. Dando spazio alle idee l'uno dell'altro

“Chi è intelligente cerca di conoscere, chi è saggio è sempre pronto a imparare.” (Proverbi 18:15 TILC)

Sii pronto ad imparare nuove cose...e l'unico modo per imparare nuove cose è ascoltare le idee degli altri.

3. Dando spazio alle personalità l'uno dell'altro

“Abbiamo pertanto doni diversi secondo la grazia data a ciascuno di noi.” (Romani 12:6 CEI)

A ognuno di noi sono stati doni differenti, e per esercitarli dobbiamo avere differenti personalità:
se uno ha ricevuto il dono di saper evangelizzare, gli sarà stata data anche la personalità estroversa per farlo. Se ha ricevuto il dono di sapienza, avrà anche la personalità calma e riflessiva per utilizzarlo, ecc.

Ricordiamoci che l'altro non è un nostro clone, e che siamo parti di un medesimo corpo ma con funzioni differenti.

“Dio ha dato ad ognuno di voi particolari capacità: fate in modo di servirvene per aiutarvi a vicenda, mettendo così al servizio degli altri i doni che avete ricevuto da Dio” (1 Pietro 4:12 PV)

4. Dando spazio agli errori l'uno dell'altro

“Siate sempre umili e gentili, pazienti l’uno verso l’altro, e sopportate i reciproci errori con amore.” Efesini 4:2 PV)

Hai mai pensato “ora che credo in Gesù non commetterò più i vecchi errori”? Si? Complimenti, sei in buona compagnia! Ci sei riuscito ? No? Complimenti, sei di nuovo in buona compagnia!

Siamo tutti peccatori bisognosi di grazia, non di giudizio, perché l'unico che ha il diritto di giudicarci è Dio, che ha semplificato il tipo di giudizio:

  • In Cristo = perdonato
  • Non in Cristo = condannato.

IV. Per servire come una squadra serve una...

MISSIONE

Per formare una squadra basta mettersi assieme. Ma per far durare una squadra c'è bisogno di altro:
c'è bisogno di avere una causa, uno scopo, una missione.

Lo scopo della mia squadra di rugby Old, non è solo stare assieme, giocare assieme, divertirsi assieme:
il vero scopo che la unisce sono i soldi che riusciamo a raccogliere per donare alla Croce Rossa o ai reparti pediatrici. Senza di quello avremmo già smesso da un bel pezzo.

Nella chiesa, nei piccoli gruppi, accade lo stessi: devi essere una squadra condotta da propositi.

“Fatemi davvero felice amandovi a vicenda e vivendo in perfetto accordo, collaborando insieme uniti da uno stesso sentimento, una stessa anima e uno stesso scopo.” (Filippesi 2:2 PV)

Sottolineate la parola “vivendo”: non è qualche cosa che può accadere una volta e via, ma deve diventare uno stile di vita, un “modus operandi”, devi metterci del tuo perché non viene naturale. Come?

“Non trascuriamo le nostre riunioni di chiesa, come fanno certuni regolarmente; incoraggiamole invece, esortandoci a vicenda.” (Ebrei 10:25a PV)

Semplicemente, non smettendo di fare quello che fate durante questi 40 Giorni: incontrarvi nelle case, studiare assieme la Parola di Dio, partecipare ai culti la domenica. Mantenendo questo avrai un gruppo che continuerà a imparare insieme, ad avere comunione fraterna insieme, a raggiungere gli altri insieme e a servire insieme. Abbiamo bisogno gli uni degli altri, perché insieme è meglio.

Vorrei tornare brevemente sull'esempio della mia squadra: esso illustra cosa serva ad una chiesa e ai piccoli gruppi per rimanere sani e vitali: FARE insieme! LAVORARE insieme!

Sapete quando abbiamo problemi tra noi? Quando per un lungo periodo facciamo solo allenamenti e partite. Ma quando lavoriamo assieme per uno scopo (es. Torneo di VT) torniamo ad unirci ben oltre quella giornata.

“Ricordate sempre di vivere come si addice a dei veri credenti in modo che, sia che vi riveda o no, possa continuare a sapere che restate ben fermi in uno stesso spirito e che lottate uniti per la fede che nasce dal Vangelo.” (Filippesi 1:27 PV)

Lottare uniti per uno scopo rinsalda i rapporti tra di noi e rafforza la fede. Lottare uniti ci fa raggiungere mete che da soli non sono neppure immaginabili.

Quale è il tuo “sogno” per questa chiesa e per il tuo piccolo gruppo? Posso affermare con certezza che riuscirai, riusciremo a raggiungerlo SOLO se lavoriamo assieme come una squadra.

“Il SIGNORE disse: «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è il principio del loro lavoro; ora nulla impedirà loro di condurre a termine ciò che intendono fare.” (Genesi 11:6)

Ma dobbiamo avere “una lingua sola; questo è il principio del nostro lavoro”. Se riuscirai a parlare la stessa lingua, avere gli stessi pensieri, nutrire gli stessi propositi di ciascun altro a cui stai seduto a fianco, allora “nulla impedirà di portare a termine ciò che intendiamo fare insieme”.

Sei pronto, sei pronta a far parte di questa squadra?

Conclusione

Io credo con tutto il mio cuore se continuiamo a costruire la nostra comunità e i nostri piccoli gruppi sulla reciproca fiducia, sull'empatia, dandoci spazio gli uni gli altri, la nostra missione di costruire una comunità grande, felice e che arrivi alle persone con Cristo in questa provincia sarà irrefrenabile.

Dio vuole usarti come parte di questa squadra: siamo pionieri, e il percorso non sarà facile; dovremo aprirlo a colpi di fede, Parola e preghiera. Comincia pregando questo nel tuo cuore:

“Signore io voglio che tu mi usi con quello che ho. Ovunque tu mi porti e qualunque sia il costo, io sono pronto o sono pronta; in qualsiasi momento, in qualsiasi posto, in qualsiasi modo. Voglio imparare a servirti, ma lo voglio fare servendoti assieme agli altri. Con fiducia, empatia, dando spazio all'altro o all'altra, ma con la chiara missione di servire te. Usami per fare la differenza, Signore. Qualsiasi cosa serva, Signore; qualsiasi cosa serva! Nel tuo santo nome questo io prego. Amen."

17 aprile 2016

Servire per servire

Come credenti, siamo chiamati a servire attraverso i doni che Dio ci ha dato per il suo utile, nella chiesa locale, ricordando che "un servo che non serve non serve"
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Per iniziare con voi oggi voglio fare un “test” di botanica:
vi mostrerò cinque tipi di seme e voi dovrete metterli in ordine secondo quello che produce la pianta più alta.

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4° fagiolo = mt. 0,30
3° cappero = mt. 1
2° olivo = mt. 10
1° noce + castagno = mt. 30

Questo era facile. Ora invece proviamo qualcosa un po' più complicato: ora metteteli in ordine secondo la lunghezza della vita della pianta a cui danno origine

5° fagiolo = 6:8  mesi
4° cappero = 80:100 anni
3° noce = 300:500 anni
2° castagno = 700: 1500 anni
1° olivo = 2000 anni??? - è praticamente perenne

Perché questo “test”? Perché la vita di una pianta ha tutto a che fare con la vita del credente.
Questo per tre motivi:

1. Per crescere devo essere piantato 

Ognuno di questi semi ha dentro di se la potenzialità di far nascere una pianta  ma lo faranno SOLO SE vengono PIANTATI nel terreno.

SE restano fuori dal terreno,

a) non diventeranno mai una pianta
b) non daranno frutti (e non faranno altri semi per generare altri alberi)
c) andranno a male oppure verranno mangiati da qualche animale.

Ogni credente è come un seme: ha in se la potenzialità di far nascere una pianta che nasca, cresca e si riproduca ma abbiamo bisogno di essere “piantati” in un terreno per poter crescere,  un terreno speciale che ci dia tutte le sostanze nutrienti giuste e buone.

Sapete come si chiama questo terreno speciale?  Si chiama “CHIESA LOCALE”! Perché? Perché Gesù ha detto questo:

“Dimorate in me, e io dimorerò in voi. Come il tralcio non può da sé dare frutto se non rimane nella vite, così neppure voi se non dimorate in me. Io sono la vite, voi siete i tralci. ” (Giovanni 15:4)

In questo versetto Gesù afferma quello che abbiamo detto fino ad adesso: per poter arrivare a crescere come un albero maturo,  tanto da portare frutto devo “dimorare, essere piantato” in Gesù (un altro modo per dire “piantate” è “mettere a dimora”)  ovvero la chiesa locale.

Paolo la descrive così ai Corinzi:

“Ora voi siete il corpo di Cristo, e membra di esso, ciascuno per parte sua” (1 Corinzi 12:27)

Quando abbiamo accettato Gesù come Signore della nostra vita siamo “nati di nuovo” siamo divenuti il “seme” di quello che Dio vuole diventiamo. ma solo quando saremo “piantati” nel corpo di Cristo,
in una chiesa locale potremo svilupparci.

Se un seme rimane per molto tempo fuori dal terreno senza essere piantato, si ammuffisce  e non sarà più capace di nascere, crescere e portare frutto.

Lo stesso vale per il credente: se per molto tempo non frequento la chiesa locale, la mia fede si affievolirà , non crescerà e non darà frutti.

2. Non è importante la mia forma per crescere e portare frutto.

Che tipo di seme ci vuole per far crescere una pianta che dura 2000 anni? Serve un seme “grosso” e “bello”?  NO di certo.  Il seme di olivo è ben più piccolo e più brutto di quello di fagiolo,  eppure il fagiolo vive per 8 mesi al massimo e da una pianta alta trenta centimetri, mentre l'olivo vive fino a 2000 anni e da una pianta alta dieci metri

Allo stesso modo non è importante il COME siamo noi,  se siamo belli o no,  se siamo capaci o no,  se a scuola prendiamo tutti ottimo  oppure c'è qualche materia che proprio non riusciamo a capire.

L'importante è ... essere piantati,  fare parte di una chiesa locale;

3. Il mio scopo come credente è portare frutto

Quale è lo scopo di ciascuno di questi semi? Produrre altri semi! Come fa un seme a dare altri semi? Diventando albero e producendo frutti.

Gesù dice questo:

In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, così sarete miei discepoli.” (Giovanni 15:8)

In che modo posso “portare frutti” in una chiesa locale?

“Allora, per dare frutto basta che venga la domenica in chiesa, vero Marco?” Mi spiace, no!

Ti ricordi la parabola dei “talenti”? Quando vai a casa potrai leggerla tutta (si trova in Matteo 25:14-30) ma il sunto è questo:

c'è un uomo ricco che, dovendo partire per un lungo viaggio, affida i suoi beni ai suo servi sotto forma di “talenti ”(un talento erano circa 40 chili d'oro), a ciascuno da una quantità differente: ad uno cinque talenti (200 kg) ad uno due, (80 kg) ad uno uno soltanto (40 kg). Al ritorno, chiede conto di cosa hanno fatto con quella cifra ciascuno di loro: mentre i primi due li hanno ricevuti, li hanno utilizzati e li hanno fatti fruttare, l'ultimo li ha semplicemente sotterrati sotto terra: questo è quello che Gesù dice di quest'ultimo:

“Servo malvagio e fannullone, tu sapevi che io mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; dovevi dunque portare il mio denaro dai banchieri; al mio ritorno avrei ritirato il mio con l’interesse.  Toglietegli dunque il talento e datelo a colui che ha i dieci talenti. (Matteo 25:26-28)

In che modo posso “portare frutti” in una chiesa locale?

Cristo ti ha dato dei talenti, delle capacità che vuole tu utilizzi per il SUO utile.  Ecco cosa devi fare per non essere trattato come l'ultimo servo.

1. Scoprendo i miei doni ed i miei talenti.

Pietro dice questo:

"Come buoni amministratori della svariata grazia di Dio, ciascuno, secondo il dono che ha ricevuto, lo metta a servizio degli altri." (1 Pietro 4:10)

Pietro stava scrivendo a credenti che erano stati cacciati da Gerusalemme e che erano sparsi per tutta la Turchia:  sta dunque scrivendo ad una chiesa sofferente,  ed è per questo che li incoraggia
dicendo che quello che stanno provando è necessario a verificare se la loro fede è forte e genuina.

E, tra le tante “ricette” per stare saldi nella fede, c'è anche questa raccomandazione.

Pietro ci informa che:

  • Dio ha molti doni da mettere a disposizione di chi crede
  • SE siamo credenti abbiamo ricevuto uno o più doni
  • li dobbiamo mettere a disposizione

Il verbo che usa Pietro, tradotto con  “mettere a disposizione degli altri” in realtà significa molto più semplicemente “serva gli altri”:  è lo stesso che si usava appunto per i servi che portavano i cibi a tavola,  quelli che ora noi chiameremmo i camerieri.

Pietro dice:  “Hai uno o più doni, non ne sei proprietario tu ma appartengono a Dio, riboccati le maniche e USALI!!!!!” 

Quali sono i tuoi doni? E' possibile che tu non li conosca: chiedi allora alle persone del tuo piccolo gruppo, o agli altri membri di chiesa. Alcuni saranno evidenti agli altri, e sconosciuti a te. Sono le cose che fai con il cuore, che a te sembrano poca cosa, normali,  perché ti piace di farli e non fatichi.

Se ti serve un aiuto, usa il foglio sui doni che ti abbiamo dato  (se non lo hai più, chiedi una copia).

Per servire la chiesa, ora che ho scoperto i miei doni, qual'è il passo successivo nella “crescita” del mio albero?

2. Facendomi equipaggiare per il servizio dai miei leader 

 Dice Paolo In Efesini 4:11-12:

"È lui che ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori, per il perfezionamento dei santi in vista dell'opera del ministero e dell'edificazione del corpo di Cristo." (Efesini 4:11-12 )

I doni si perfezionano “guardando” e “facendo” assieme ad altri, che a loro volta hanno perfezionato i loro doni “guardando” e “facendo”.

Paolo chiama questa attività il “perfezionamento dei santi”;  l'equipaggiare altri credenti per i vari ministeri  è una delle chiavi di volta nella crescita di una chiesa.  E alla fine saremo noi stessi che perfezioneremo altri  facendogli vedere come si fa  e stando al loro fianco mentre fanno.

3. Sviluppando un cuore disposto a servire 

Nelle chiese si riscontra spesso una particolare situazione patologica, denominata “sindrome del “dono piccolo”: Mah, io in fondo non ho doni molto utili o importanti; si, è vero che so essere cordiale con gli ospiti, ma il mio è un dono “piccolo”! Certo, Marco ha un dono molto più grande del mio!”

C'è qualcuno che mi presta il suo smartphone per un attimo?

(tira fuori il martello)

Quale di questi due oggetti ha più valore?

(tira fuori la tavoletta con il chiodo)

Visto che lo smartphone costa molto di più del martello, è chiaro che farà un lavoro di gran lunga superiore per piantare il chiodo... proviamo?

(fai finta di piantare il chiodo con lo smartphone)

Non esiste un dono “più grande” di un altro,  un dono con un valore “maggiore di un altro”,
ma solo doni “differenti”  ciascuno utile allo scopo per cui ci è stato dato da Dio.

Qualche giorno fa sono venuto qua in chiesa a portare del materiale. L'ho trovata aperta. All'interno c'era uno dei membri di questa chiesa che aveva effettuato le pulizie. Aveva finito, e l'ho trovata china sul tavolo della scuola domenicale che stava disegnando su un quaderno. Dopo aver pulito (da sola) 150 metri quadri, si era seduta per studiare e “provare” la lezione di scuola domenicale che avrebbe dovuto insegnare la domenica successiva a 1 bambino... se fosse venuto...

Tornato a casa, sono salito in camera, mi sono inginocchiato, e lì ho fatto il mio più grande pianto da un bel po' di tempo a questa parte, chiedendo scusa  al Signore del mio peccato di orgoglio, valutando che io mi sento deluso quando preparo un messaggio e, magari la chiesa è mezza vuota perché qualcuno è ammalato o ha un impegno, mentre lei,dopo aver pulito per terra era lì con un gran sorriso a preparare una lezione per un solo bambino che potrebbe non essere venuto quella domenica!

Questo è amore per la propria chiesa,  questo è utilizzare il tuo dono al meglio, questo è ricordarsi che non ci sono doni piccoli e doni grandi ma “DONI-PUNTO!” questa è l'umiltà VERA! a cui devo tendere come pastore!

Il mio dono non è più grande del suo, è semplicemente differente, 'importante è che io lo eserciti,  come stava facendo lei!

Altri invece hanno  sindrome da “stanchezza da dono cronica”:  questa è invece tipica dei credenti maturi (che se la sviluppano tanto maturi non sono): “E' tanto che tiro la carretta, che ho bisogno di una bella pausa ... e poi voglio che siano gli altri a fare oltre che me.”

E' un po' che non la uso questa frase.. vediamo se la ricordate: “...un servo che non serve non serve...”!!!.  Per servire al tuo padrone, per servire a Dio,  devi servire mettendo a disposizione i doni che LUI ti ha donato.

Pietro dice questo:

"Se uno compie un servizio, lo faccia come si compie un servizio mediante la forza che Dio fornisce, affinché in ogni cosa sia glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo, al quale appartengono la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen." (1 Pietro 4:11)

E paolo aggiunge:

"Non fate nulla per spirito di parte o per vanagloria, ma ciascuno, con umiltà, stimi gli altri superiori a sé stesso, cercando ciascuno non il proprio interesse, ma anche quello degli altri… ma (Gesù) spogliò sé stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini." (Filippesi 2:3-4,7)

Conclusione

Che tipo di seme vuoi essere? A seconda della tua risposta, un oliva, una castagna, o un fagiolo,? Io
personalmente vorrei essere un'oliva, e produrre frutti per 2000 anni, ma potrei essere anche un fagiolo,  e non durare più di 8 mesi.

Ma la cosa realmente importante, che fa la differenza per me, e (soprattutto) per Cristo è che sia piantato nel Corpo di Cristo, una chiesa locale, e che rechi a stagione il frutto che Cristo si aspetta da me


  • scoprendo i miei doni ed i miei talenti 
  • facendomi equipaggiare per il servizio dai miei leader 
  • sviluppando un cuore disposto a servire 

Se seguirò questi tre passi,  l'albero della mia vita di credente crescerà,  porterà frutto  e produrrà semi che moltiplicheranno gli alberi della mia chiesa locale  e della chiesa di Cristo.


Preghiamo.

10 aprile 2016

Rispettare le autorità in nome di Cristo

Come credenti, quale atteggiamento dobbiamo avere verso le autorità che la società civile ci fornisce? Simone Giannicola, attraverso 1° Pietro e Daniele, ci illustra che, come credenti,  non solo siamo chiamati a rispettarle, ma anzi siamo chiamati a pregare attivamente per loro.
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"Carissimi, io vi esorto, come stranieri e pellegrini, ad astenervi dalle carnali concupiscenze che danno l’assalto contro l’anima, avendo una buona condotta fra i pagani, affinché laddove sparlano di voi, chiamandovi malfattori, osservino le vostre opere buone e diano gloria a Dio nel giorno in cui li visiterà. Siate sottomessi, per amore del Signore, a ogni umana istituzione: al re, come al sovrano; ai governatori, come mandati da lui per punire i malfattori e per dare lode a quelli che fanno il bene. Perché questa è la volontà di Dio: che, facendo il bene, turiate la bocca all’ignoranza degli uomini stolti. Fate questo come uomini liberi, che non si servono della libertà come di un velo per coprire la malizia, ma come servi di Dio. Onorate tutti. Amate i fratelli. Temete Dio. Onorate il re. Domestici, siate con ogni timore sottomessi ai vostri padroni; non solo ai buoni e ragionevoli, ma anche a quelli che sono difficili. Perché è una grazia se qualcuno sopporta, per motivo di coscienza dinanzi a Dio, sofferenze che si subiscono ingiustamente. Infatti, che vanto c’è se voi sopportate pazientemente quando siete malmenati per le vostre mancanze? Ma se soffrite perché avete agito bene, e lo sopportate pazientemente, questa è una grazia davanti a Dio. Infatti a questo siete stati chiamati, poiché anche Cristo ha sofferto per voi, lasciandovi un esempio perché seguiate le sue orme." (1 Pietro 2:11-21)

"Allora il re Dario scrisse alle genti di ogni popolo, nazione e lingua che abitavano su tutta la terra: «Pace e prosperità vi siano date in abbondanza! Io decreto che in tutto il territorio del mio regno si tema e si rispetti il Dio di Daniele, perché è il Dio vivente che dura in eterno; il suo regno non sarà mai distrutto e il suo dominio durerà sino alla fine. Egli libera e salva, fa segni e prodigi in cielo e in terra. È lui che ha liberato Daniele dalle zampe dei leoni»." (Daniele 6:25-27)

03 aprile 2016

Il buio trasformato in luce da Cristo

Il buio può diventare luce quando la tua vita incontrala potenza di Cristo. Questo è il messaggio che scaturisce dalle storie dei membri della nostra chiesa.
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La storia della nostra chiesa viene da lontano, ed ha un inizio che è tutto da raccontare. E' bene ricordarlo, così come fece Mosè che, a un certo punto dell'esodo del suo popolo, li mise seduti attorno a se, per raccontare le cose che erano accadute sino ad allora.

“Poiché il Signore, il tuo Dio, ti ha benedetto in tutta l’opera delle tue mani, ti ha seguito nel tuo viaggio attraverso questo grande deserto; il Signore, il tuo Dio, è stato con te durante questi quarant’anni e non ti è mancato nulla’”. (Deuteronomio 2:7)

Lasciate che vi racconti una storia anche io.

Siedo sul divano di casa mia, stanco e sfiduciatoed ho appena detto a mia moglie le fatidiche parole
“io mollo tutto”.

Cosa è che “mollo”?  Mollo l'impresa di formare una chiesa a Montefiascone, non ne voglio sentire più parlare,  non è più affar mio.

Sono troppi gli impegni,  troppe le resistenze,  troppi i problemi che via via sono sorti sul cammino.
Troppo è troppo.  Mollo, e basta.

Sono le dieci di sera del 22 gennaio 2004, quando squilla il telefono; all'altro capo del filo immaginario che unisce casa mia a Maple Ridge, in Canada  c'è una cara amica.

“Ciao Marco, sono Linda... Stavamo pregando a casa mia assieme alle mie amiche 
(sono le quattro del pomeriggio per loro) e mi siete venuti in mente tu e Janet. 
Mentre pregavamo per voi Dio mi ha chiesto di farti sapere che ha in serbo per te e per l'opera che conduci a Montefiascone delle benedizioni che nemmeno tu immagini”.

Mentre parlo un po' con Linda di quello che accade, qua in Italia e là in Canada,  la mente continua a ripetersi “Come faceva linda a sapere?” Come a faceva a sapere del mio “mollo tutto”?

Ringrazio, saluto, riaggancio,  Janet mi chiede il perché della mia faccia “strana”: spiego, e lei, con un gran sorriso  (quel tipo di sorriso che solo le mogli sanno fare che significa “quando te lo dico io tu non mi credi” mi dice: “Scrivi da qualche parte quello che Linda ha detto!”

Apro la Bibbia, metto una nota all'interno della  copertina... Ma ci credo?

Ci credo che Dio possa trasformare il mio deserto in una terra promessa? Che il mio girare a vuoto nel deserto che vedo intorno  giungerà a qualcosa, magari non alla “terra promessa”,  ma almeno ad un “orticello” di tranquillità?

Tutto mi sembrava difficile, a volte impossibile, ma mi ero dimenticato,  distratto dal deserto,
una cosa fondamentale: che non stavo facendo il viaggio da solo.

La storia del popolo di Dio, è la storia di un popolo schiavo che viene liberato , e un viaggio in un deserto  alla ricerca della “terra promessa” da Dio  per quaranta lunghi anni.

La storia di questa chiesa è un viaggio lungo diciotto anni,  e di una promessa che Dio ha fatto il 21 Gennaio 1998, quando cinque persone si riunirono in una casa a Montefiascone, per studiare assieme la parola di Dio, e che ha rinnovato il 22 Gennaio 2004. Ed oggi siamo qui, a festeggiare un'altra tappa del viaggio.

Ma ognuno dei componenti di questa comunità può essere testimone di viaggi simili, e, a volte, molto più difficili, pericolosi, e per questo miracolosi.

Come quello di una donna di questa chiesa, e del suo sposo.

Si sono conosciuti in una corsia di un ospedale; lei è lì che piange una sorella che muore, lui è lì, bloccato nel letto da un incidente da cui è solo per miracolo che ne è uscito vivo.

Si sposano, ma le difficoltà sono tante, anche loro stanno attraversando il loro deserto. Sino a quando, per caso,  una persona li indirizza a noi.

E Dio,  non la nostra chiesa,  asciuga le lacrime, ascolta, suggerisce, prega.

Ora quella coppia è parte stabile della nostra congregazione. Il deserto non è che un ricordo. Viaggiano ancora, ma viaggiano assieme, come credenti, e lei ha potuto battezzare il suo sposo nel lago.

Viaggi che sembrano non portare in nessun posto.

Come quello di un'altra donna della nostra chiesa,  il cui viaggio nel deserto della vita è stato costellato dalle violenze sin dalla sua infanzia.

Un matrimonio fatto di tradimenti e pressioni psicologiche, e ancora minacce. Poi la separazione, e i soldi che non bastano per arrivare neppure alla metà del mese.

Anche lei arriva in questa chiesa,  tramite una ricerca sul web stavolta. Ed anche per lei Dio,  non la nostra comunità,  offre conforto, sostegno, amore.

Lei è la prova vivente che quando metti il poco nelle mani del Signore, quel poco si moltiplica,
come i cinque pani e i due pesci che Gesù moltiplicò all'infinito per sfamare la gente che lo ascoltava. E i soldi che non bastano ad arrivare al 15 del mese  diventano una somma con cui poter persino sostenere una adozione a distanza.

Viaggi che talvolta ti portano via quasi tutto.

Come quello di una giovane coppia,  innamorati e promessi sposi sin dai banchi di scuola, che si trovano ad affrontare una situazione dove una persona li ha truffati, portando loro via tutti i risparmi di una vita. E il loro deserto è non avere più nulla per iniziare la vita assieme.

Dio li conduce da noi, e  anche per loro Lui  non noi, ha parole di conforto, di sostegno, di speranza. E il deserto diviene un'oasi dove loro sono loro stessi  che accolgono,  sostengono,  nutrono altri che arrivano con  storie simili alle loro.

Ora so perché Dio mi ha chiesto di non mollare, promettendomi che non avrei viaggiato da solo nel deserto. E la benedizione più grande che ricevo  non è questa nuova struttura che inauguriamo oggi, e neppure la vostra amicizia che vi ha spinti qui oggi, di cui vi sono grato  e di cui neppure mi sento degno fino in fondo.

La benedizione più grande è la possibilità che Dio mi da di vedere vite cambiate, viaggiatori solitari trasformati in pellegrini di Gesù, deserti trasformati in oasi, e buio, trasformato in luce

E' per quello che esiste questa chiesa: perché non vogliamo cessare di vedere vite cambiate. Perché vogliamo condividere con altri nel bisogno  ciò che di buono abbiamo ricevuto da Cristo. Perché vogliamo essere di supporto alla comunità che ci sta attorno, sapendo che ci sono altri che, come noi,  stanno girando da quaranta anni nel deserto.

Vogliamo avere il privilegio di vedere le loro vite cambiate, e di mettere a disposizione degli altri, sia che credano in Gesù sia che non credano in lui Ciò che abbiamo ricevuto noi per primi.

Perché lo facciamo? Perché sappiamo come eravamo prima di accettare Cristo, e sappiamo come Cristo ha trasformato il nostro deserto in oasi. e vogliamo che anche altri lo lodino per quello che ha fatto in noi.

Gesù ha detto:

“Allo stesso modo, lasciate che la vostra luce risplenda fra tutti, affinché vedano le vostre buone opere e diano lode a vostro Padre che è nei cieli.” (Matteo 5:16 PV)

La vita è un viaggio, qualche volta nel deserto. Ma l'importante non è la meta a cui sei diretto, a ci sei diretta, ma con chi stai viaggiando.

Con chi stai facendo il tuo viaggio? Sappi che se hai Gesù come tuo compagno, potrai vedere, come noi che lo abbiamo già sperimentato, cinque pani e due pesci moltiplicati all'infinito, deserti trasformati in oasi, e buio, trasformato in luce.

Ti interessa?

Preghiamo.

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