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05 luglio 2015

Come comportarsi nella prova - parte 1

Le prove sono una sorta di "esame di maturità" per ogni credente. Come comportarsi nella prova? Davide Campo, attraverso la lettera di Giacomo ci illustra a chi rivolgersi e come affrontarla.
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"Giacomo, servo di Dio e del Signore Gesù Cristo, alle dodici tribù che sono disperse nel mondo: salute. Fratelli miei, considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in prove svariate,  sapendo che la prova della vostra fede produce costanza. E la costanza compia pienamente l'opera sua in voi, perché siate perfetti e completi, di nulla mancanti. Se poi qualcuno di voi manca di saggezza, la chieda a Dio che dona a tutti generosamente senza rinfacciare, e gli sarà data.  Ma la chieda con fede, senza dubitare; perché chi dubita rassomiglia a un'onda del mare, agitata dal vento e spinta qua e là. Un tale uomo non pensi di ricevere qualcosa dal Signore,   perché è di animo doppio, instabile in tutte le sue vie.  Il fratello di umile condizione sia fiero della sua elevazione; e il ricco, della sua umiliazione, perché passerà come il fiore dell'erba.  Infatti il sole sorge con il suo calore ardente e fa seccare l'erba, e il suo fiore cade e la sua bella apparenza svanisce; anche il ricco appassirà così nelle sue imprese.  Beato l'uomo che sopporta la prova; perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promessa a quelli che lo amano." (Giacomo 1:1.12)




28 giugno 2015

Un amore che perdona il passato: la storia di Kim Phuc

Cosa pensi di non poter perdonare agli altri, anche se sei credente? La storia di Kim Phuc dimostra che è possibile perdonare completamente... se solo applichi alla tua vita ciò che ha detto Cristo.
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"L’8 giugno 1972 un aereo ha bombardato il villaggio di Trang Bang nel Vietnam del Sud, dopo che il pilota scambiò un gruppo di civili per delle truppe nemiche. Le bombe contenevano napalm, un combustibile altamente infiammabile che uccise e ustionò gravemente le persone a terra.

La famosa immagine iconica in bianco e nero di quella vicenda (qui a sinistra), che rappresenta dei bambini in fuga dal villaggio in fiamme, ha vinto il Premio Pulitzer ed è stata scelta al World Press Photo of the Year nel 1972. E’ divenuta il simbolo degli orrori della guerra del Vietnam, della crudeltà di tutte le guerre per i bambini e le vittime civili.




La protagonista della foto è una bambina di nove anni che corre nuda per la strada disperata, dopo che i suoi vestiti hanno preso fuoco. Lei si chiama Kim Phuc Phan Thi e in quel momento stava partecipando con la sua famiglia ad una celebrazione religiosa presso una pagoda.



Recentemente è intervenuta in occasione del 40° anniversario del bombardamento e ha raccontato che dopo quegli scatti è crollata a terra, soccorsa dal fotografo Nick Ut che l’ha portata in ospedale. E’ rimasta ricoverata per 14 mesi ed ha subito 17 interventi chirurgici. «Avrei voluto morire quel giorno, assieme alla mia famiglia», ha detto, «è stato difficile per me portare tutto quell’odio, quella rabbia». Nonostante le profonde cicatrici sul suo corpo ha studiato medicina e al secondo anno di università, a Saigon, ha scoperto il Nuovo Testamento nella biblioteca universitaria. Ha iniziato la lettura, si è impegnata nella sequela di Gesù Cristo e si è resa conto che Dio aveva un piano per la sua vita. Assieme a suo marito, anch’egli vietnamita, nel 1997 ha infatti fondato la prima Kim Foundation International negli Stati Uniti, con l’obiettivo di fornire assistenza medica e psicologica ai bambini vittime della guerra. Il progetto si diffuse e vennero istituiti altri centri.




La conversione cristiana, sopratutto, le ha dato la forza di perdonare. Oggi Kim Phuc ha 50 anni, vive vicino a Toronto (Canada), con il marito e due figli, Thomas e Stephen. Ha dedicato la sua vita alla promozione della pace, fornendo supporto medico e psicologico alle vittime della guerra in Uganda, Timor Est, Romania, Tagikistan, Kenya, Ghana e in Afghanistan. «Il perdono mi ha liberato dall’odio», ha scritto nella sua biografia, “The Girl in the Picture”. «Ho ancora molte cicatrici sul mio corpo e un forte dolore quasi tutti i giorni, ma il mio cuore è purificato. Il Napalm è molto potente, ma la fede, il perdono e l’amore sono molto più forti. Non avremo più la guerra se tutti imparassero a convivere con il vero Amore, la speranza, e il perdono. Se ha potuto farlo quella bambina nella foto, chiedetevi: “posso farlo anch’io?”»."

(Testo tratto  dal sito UCCR.IT - Video tratto da shinetv.co.nz)


“Invocami, e io ti risponderò, ti annuncerò cose grandi e impenetrabili che tu non conosci”.” 
(Geremia 33:3)

“ Ma a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici; fate del bene a quelli che vi odiano;” 
(Luca 6:27)


“Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli;.” 
(Matteo 5:44-45)

Quale caffè nero devi svuotare dalla coppa della tua vita per lasciare che Dio la riempia

  • col suo amore, 
  • la sua compassione, 
  • la sua potenza?

21 giugno 2015

Una fede come Elia

Gesù ha detto che, se abbiamo fede, nulla è impossibile, neppure chiedere a un monte di gettarsi nel mare. Ci credi? Elia ci credeva, e l'impossibile è divenuto possibile. Cosa c'è di impossibile nella tua vita che richieda una fede come Elia?
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 "Acab mandò a chiamare tutti i figli d’Israele e radunò quei profeti sul monte Carmelo.  Allora Elia si avvicinò a tutto il popolo e disse: «Fino a quando zoppicherete dai due lati? Se il Signore è Dio, seguitelo; se invece lo è Baal, seguite lui». Il popolo non gli rispose nulla.  

Allora Elia disse al popolo: «Sono rimasto io solo dei profeti del Signore, mentre i profeti di Baal sono in quattrocentocinquanta.  Dateci dunque due tori; quelli ne scelgano uno per loro, lo facciano a pezzi e lo mettano sulla legna, senz’appiccarvi il fuoco; io pure preparerò l’altro toro, lo metterò sulla legna e non vi appiccherò il fuoco. Quindi invocate voi il nome del vostro dio, e io invocherò il nome del Signore; il dio che risponderà mediante il fuoco, lui è Dio». Tutto il popolo rispose dicendo: «Ben detto!»

 Allora Elia disse ai profeti di Baal: «Sceglietevi uno dei tori; preparatelo per primi, poiché siete i più numerosi; e invocate il nome del vostro dio, ma non appiccate il fuoco. Quelli presero il loro toro e lo prepararono; poi invocarono il nome di Baal dalla mattina fino a mezzogiorno, dicendo: «Baal, rispondici!», ma non si udì né voce né risposta; e saltavano intorno all’altare che avevano fatto.

 A mezzogiorno Elia cominciò a beffarsi di loro dicendo: «Gridate forte; poiché egli è dio, ma sta meditando, oppure è indaffarato, o è in viaggio; può anche darsi che si sia addormentato, e si risveglierà».  E quelli si misero a gridare più forte, e a farsi delle incisioni addosso, secondo il loro costume, con spade e lance, finché grondavano di sangue. E passato che fu il mezzogiorno, quelli profetizzarono fino all’ora in cui si offriva l’offerta. Ma non si udì voce o risposta, e nessuno diede loro retta. 

Allora Elia disse a tutto il popolo: «Avvicinatevi a me!» Tutto il popolo si avvicinò a lui; ed Elia riparò l’altare del Signore che era stato demolito.  Prese dodici pietre, secondo il numero delle tribù dei figli di Giacobbe, al quale il Signore aveva detto: «Il tuo nome sarà Israele».  Con quelle pietre costruì un altare al nome del Signore, e fece intorno all’altare un fosso della capacità di due misure di grano. Poi vi sistemò la legna, fece a pezzi il toro e lo pose sopra la legna. E disse: «Riempite quattro vasi d’acqua e versatela sull’olocausto e sulla legna». Poi disse: «Fatelo una seconda volta». E quelli lo fecero una seconda volta. E disse ancora: «Fatelo per la terza volta». E quelli lo fecero per la terza volta.  L’acqua correva attorno all’altare, ed egli riempì d’acqua anche il fosso. 


All’ora in cui si offriva l’offerta, il profeta Elia si avvicinò e disse: «Signore, Dio di Abraamo, d’Isacco e d’Israele, fa’ che oggi si conosca che tu sei Dio in Israele, che io sono tuo servo e che ho fatto tutte queste cose per ordine tuo. Rispondimi, Signore, rispondimi, affinché questo popolo riconosca che tu, o Signore, sei Dio e che tu sei colui che converte il loro cuore!»  

Allora cadde il fuoco del Signore e consumò l’olocausto, la legna, le pietre e la polvere, e prosciugò l’acqua che era nel fosso.  Tutto il popolo, veduto ciò, si gettò con la faccia a terra e disse: «Il Signore è Dio! Il Signore è Dio!»  (1 Re 18:20-39)


"Poi Elia disse ad Acab: «Risali, mangia e bevi, poiché già si ode un rumore di grande pioggia». Acab risalì per mangiare e bere, ma Elia salì in vetta al Carmelo; e, gettatosi a terra, si mise la faccia tra le ginocchia  e disse al suo servo: «Ora va’ su, e guarda dalla parte del mare!» Quegli andò su, guardò e disse: «Non c’è nulla». Elia gli disse: «Ritornaci sette volte!»  E la settima volta il servo disse: «Ecco una nuvoletta grossa come la palma della mano, che sale dal mare». 

Allora Elia ordinò: «Sali e di’ ad Acab: “Attacca i cavalli al carro e scendi, perché la pioggia non ti fermi”».  In un momento il cielo si oscurò di nuvole, il vento si scatenò e cadde una gran pioggia. Acab montò sul suo carro e se ne andò a Izreel.  La mano del Signore fu sopra Elia, il quale si cinse i fianchi e corse davanti ad Acab fino all’ingresso di Izreel. (1 Re 18:41-46)

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Questo è il testo della canzone contenuta nel video:

Heores (Casting Crowns)

She's on her own, two girls at home
Thirteen years just up and walked away and left her all alone
With bills to pay and mouths to feed
And every day shes taking care of everybody elses needs
But shes finding her strength in the One love that won't ever leave her
So she works and she prays and she loves and she stays cause they need her

These are the heroes, just ordinary people
Laying down their lives like angels in disguise
They're weak but always willing
They dare to do the hard things
And in the dark and desperate places no one else goes
Youll find the heroes
Youll find the heroes

He walks the halls, against the flow
He sees his high school as his mission field
He's broken cause he knows
The hopeless road that they are taking
The empty feelings they are chasing only lead to futures wasted
So hes willing to stand alone
He lives what he believes when they all say its not worth believing
Every night on his knees, he prays God, wont You please help me reach them?

You may never know their names
But they're moving mountains just the same
Instead of searching for the spotlight
They'll follow Jesus into the darkest night

Heroes, these are the heroes
In the board room with a Bible
In the classroom praying for revival
In third world countries, in downtown missions


Eroi

Lei è sola, due figlie a casa.
Tredici anni assieme e poi lui se ne è andato lasciandola sola
con conti da pagare e bocche da sfamare
Ed ogni giorno lei si prende cura dei bisogni di tutti gli altri.
Ma lei trova la sua forza nell'unico amore che non la abbandonerà mai.
Perciò lavora e prega e ama e resta perché loro hanno bisogno di lei.

Questi sono gli eroi, gente comune
che offrono la propria vita come angeli travestiti.
Sono deboli ma sempre disponibili
ad osare di fare le cose difficili.
E nei posti bui e disperati dove nessun altro va
tu troverai gli eroi,
tu troverai gli eroi.

Lui attraversa i corridoi contro corrente.
Vede la sua scuola come un campo di missione.
E' addolorato perché conosce
le strade senza speranza che stanno prendendo
e i sentimenti vuoti che inseguono che porteranno
solamente a un futuro buttato.
Per questo lui vuole fare in un altro modo.
Vive ciò che crede quando tutti gli altri dicono
che non vale la pena di credere.
Ogni notte in ginocchio prega: “Dio, vuoi aiutarmi
a raggiungerli?”.

Puoi anche non conoscere i loro nomi,
ma spostano le montagne comunque.
Invece di cerare i riflettori
seguono Gesù nella notte più nera.

Eroi, questi sono gli eroi.
In biblioteca con una Bibbia.
In classe pregando per un risveglio.

Nel terzo mondo, in missione nelle città.

14 giugno 2015

L'immagine di chi sei: il tuo "selfie" con Cristo. Battesimi 2015


Il battesimo è il “selfie” della vita spirituale di chi ha creduto;  ci rammenta dove siamo , con chi siamo e come stiamo.
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Stamattina voglio iniziare chiedendovi l'opposto di quello che faccio ogni domenica: prendete il
vostro cellulare,  accendetelo,  e se è dotato di fotocamera, fatevi un “selfie”.

Ora riponete il cellulare, spegnete il suono... ne parleremo dopo del vostro selfie.

Oggi siamo qui per fare dei battesimi. Che cosa significa battezzare, e perché lo facciamo?

La parola “battesimo” viene dal greco “baptizo”,  in greco, significa semplicemente “immergere completamente qualcosa in un liquido”;  in inglese la parola è rimasta praticamente la stessa “Bath”,
in italiano è diventata “bagno”. Quando ci facciamo il bagno nel lago ci immergiamo completamente in esso.

Ma “baptizo” in greco significa molto di più di “bagno”;  significa “immergere qualcosa in un liquido per cambiare la sua natura o il suo aspetto”.  Era l'atto che facevano i tintori di stoffe a Gerusalemme
immergevano un lino bianco per farlo riemergere di un altro colore.

Quindi battezzare significa si immergere, ma anche cambiare, penetrare a fondo nelle fibre per mutarne non solo l'aspetto,  ma la natura profonda.

Cari battezzandi,  col vostro battesimo oggi,  state semplicemente confermando pubblicamente quello che è già avvenuto in voi, Gesù è entrato a fondo nella vostra vita, ha cambiato le molecole del vostri DNA e ora non siete più come eravate un tempo.

C'è una nuova natura che regna in voi, come dice Paolo

“Infatti voi tutti che siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo” (Galati 3:27)

E' per quello che non battezziamo i neonati. Alcuni di voi sono già stati battezzati da neonati, i vostri genitori hanno “scommesso” con Dio che lo avreste seguito,  e in questo non c'è nulla di male.

Ma “rivestisi di Cristo” è un atto volontario, non una coperta che qualcuno ci mette in dosso. Dobbiamo aver desiderato di vestirci di Cristo, per esserne poi rivestiti.

Dio vuole che il battesimo simboleggi il cambiamento della vostra vita, vuole che simboleggi la morte e risurrezione; la morte al peccato,  come Gesù che è morto caricandosi dei nostri peccati, e la resurrezione ad una vita cristiana come Gesù è risorto per darci una nuova vita in lui.

Tutto questo comporta una scelta consapevole; per alcuni di voi la “scommessa” che hanno fatto i vostri genitori, è stata una “scommessa vincente”.  Ma siete voi che oggi scegliete consapevolmente e deliberatamente di rivestirvi di Cristo.

Poco fa vi ho fatto fare un “selfie”: ma perché facciamo i “selfie”?

I selfie si fanno per una serie di motivi, e i principali sono tre:

  • per ricordarci di dove eravamo  (quando ci fotografiamo di fronte a un panorama, tipo le cascata del Niagara)
  • per ricordarci di con chi eravamo (quando ci fotografiamo con qualcuno famoso, tipo Gigi D'Alessio)
  • per ricordarci del nostro stato d'animo  (quando  ci fotografiamo con un sorriso o con il broncio).

Se siete abbastanza curiosi, potreste chiedermi: “Cosa c'entra il selfie con il battesimo, Marco?

Il battesimo è un “selfie” della vostra vita spirituale.

Sarete battezzati per ricordarvi “dove siete”; siete parte del popolo di Dio.

“Voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato, perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa” (1 Pietro 2:9)

Siete parte della chiesa universale, il Corpo di Cristo: siete IN Cristo.

Sarete battezzati per ricordarvi di con chi siete; chi è a fianco vostro,  chi è la persona che stimate, amate, che volete vicino in ogni momento della vostra vita: e la persona che avete, sarà quello che ha promesso

“io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente” (Matteo 28:20b);

Siete CON Cristo.

Sarete battezzati per ricordarvi di come siete; il vostro stato d'animo, la vostra gioia. E' una gioia differente da quella che ci danno le cose materiali nel mondo;

 “Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia completa.” (Giovanni 15:11)

Avete gioia per ciò che ha fatto il Signore per voi: siete PER Cristo.

Il battesimo è il “selfie” della vostra vita spirituale;  vi rammenta (e vi rammenterà)  dove state , con chi siete e come state; vi rammenta (e vi rammenterà)  che siete IN Cristo,  che siete CON Cristo,  e che siete PER Cristo.

IL battesimo vi serve (e vi servirà)  non per essere salvati, ma per dimostrare che siete salvati.

L'Apostolo Pietro scrive questo:

“Il battesimo non è un lavaggio del corpo, per togliere via lo sporco; è invece un'invocazione a Dio, fatta con buona coscienza. Il battesimo vi salva perché Cristo è risorto.” (1 Pietro 3:21 TILC)

Oggi voi siete qui,  pronti a testimoniare della vostra fede in Cristo; a testimoniare che siete salvi non per un bagno nel lago, ma perché Cristo è risorto!

Ma oggi non ci siete solo voi qui, oggi c'è ciascuno di noi che ascolta, tu che non hai scelto di vestire il battesimo,  ma lo hai ricevuto come un dono alla nascita, oppure che lo hai scelto qualche tempo fa


Ti chiedo: cosa vedi in quel “selfie”?

Dove sei?  Quale è il panorama che c'è dietro le tue spalle? E' il panorama della Chiesa Universale di Cristo,  sei unito a lui?

Con chi sei? C'è Cristo al tuo fianco durante le tue giornate? Sei TU al suo fianco nella foto?

Come sei? Quale è il tuo stato d'animo? C'è gioia per ciò che ha fatto Cristo per te? Trovi la gioia in
lui nelle vicissitudini della vita? Gioisci PER Cristo?

Stasera, quando sarai a casa, guarda il tuo selfie, e rifletti su dove sei, con chi sei e come sei.

Se c'è Cristo nel tuo selfie, continua  così, rafforzati in lui, seguilo e impegnati per lui.

Ma se nel panorama del tuo selfie non c'è Cristo, cosa aspetti? Lui vuole entrare nel tuo panorama, essere al tuo fianco, darti la sua gioia.

Preghiamo.
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