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14 gennaio 2018

Tutto quello di cui avrai mai bisogno

Cosa mi serve per avere gioia durante questo anno? Dove posso trovare le energie per vivere la mia vita di credente e resistere alla pressione del mondo?
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Ci siamo lasciati la settimana scorsa parlando di gioia ed avevamo detto che per trovare gioia nel
2018 avremmo dovuto cercarla in Cristo e nella fede in lui.

Una gioia che deve essere desiderata, deve essere costruita attraverso l'impegno quotidiano verso colui che ci ha riscattato gratis, e che ha disseminato il cammino di esercizi spirituali affinché il mio carattere sia allenato  e cresca in vista della vita vera che trascorrerò in eterno con Dio.

A questo punto tu potresti dirmi: “OK, Marco, ho capito,La salvezza è gratis,  non dipende dalle opere, e ci sono opere pronte per allenarmi, e la mia gioia si chiama Gesù. Per cui, se decido di non impegnarmi sarò salvo ma non crescerò, se decido di impegnarmi oltre alla salvezza crescerò in carattere, e troverò gioia.  Tutto dipende da me.”

Magari fosse così! La realtà dei fatti  racconta un'altra storia! Visto che non sono solo a questo mondo, non dipende tutto e solo da me, ma dipende anche dagli altri che mi circondano.

Quello che voglio affermare è che, quando e se decidi di accettare Gesù e di impegnarti per lui, non devi attenderti che gli altri facciano la "hola", che apprezzino, che dicano “BRAVO!”

Tutt'altro! Il mondo (non tutto ma gran parte) sarà lì per dirti: “Ma che stai a fare? Ma lascia perdere! Ma chi te lo fa fare?”

In realtà il mondo farà del tutto per scoraggiarci dal seguire Gesù nel 2018 (e in ogni anno che vivremo su questa terra).

Qualche volta lo farà un maniera “diretta”: “Dio non esiste! Gesù è una favola inventata” Ma il più delle volte lo farà in maniera “indiretta” “Si, è bene che segui Gesù... ma non basta!  Ci vuole altro oltre lui!  E' vero, Dio esiste, ma Gesù non è l'unico modo per raggiungerlo.”

Quale è lo scopo principale di tutto questo? Togliere la gioia di seguire Gesù, farlo diventare una cosa pesante, un obbligo, pieno di regole e restrizioni. Far pensare che la gioia non risieda nella libertà che Cristo  ci ha dato ma nella schiavitù delle regole.

Sapete, questa tecnica di “distrazione” è vecchia quanto il mondo! Vi ricordate il Giardino dell'Eden? Vi ricordate l'albero e il frutto che Dio aveva proibito di cogliere? Vi ricordate cosa dice il serpente ad Eva?

Non gli dice:  “Ma che stai a dì? Dio non esiste! E poi anche se esiste non è lui che è il capo qui!” Quello che dice invece è : ” Davvero Dio ti ha detto questo? Ma lo sai che non basta quello che ti ha detto? Lo sai che se vuoi essere felice devi andare OLTRE quello che ti ha detto? Allora sarai VERAMENTE felice!”

Viviamo in un mondo che non è solamente fisico, ma che anzi è principalmente spirituale. Paolo afferma questo:

“Il nostro combattimento infatti non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti.” (Efesini 6:12)

C'è chi è consapevole di questo, e chi non lo è.

C'è chi sa che Dio esiste,  e che questa vita  è solo la preparazione della prossima, quella vera.

C'è chi vive esclusivamente per questa vita, che non crede a nulla, né a Dio né a satana, e che agisce  come se tutto dovesse terminare con la morte.

Secondo voi, a chi saranno rivolti maggiormente gli attacchi di satana? A quale dei due schieramenti satana vorrà rubare membri? Certamente ai primi, a coloro che sanno che Dio esiste, per portarli lontano da Dio.

Ho detto che questa “tecnica” del maligno è vecchia quanto il mondo, e infatti la vediamo più volte esposta nella Bibbia Questa era la situazione in cui si trovava, ad esempio, la chiesa di Colosse.

Colosse era una città in Grecia  sulla rotta commerciale che legava l'oriente e l'occidente dell'Impero Romano; all'epoca di Paolo non era più così importante  (lo era stata in passato, ora Laodicea e Ierapoli lo erano di più) ma comunque era una grossa città  con tante razze differenti e tante religioni differenti.

A Colosse c'era una chiesa,  piccola ma molto agguerrita nella fede: lo stesso Paolo infatti così scrive di loro:

“Noi ringraziamo Dio, Padre del nostro Signore Gesù Cristo, pregando sempre per voi, perché abbiamo sentito parlare della vostra fede in Cristo Gesù e dell’amore che avete per tutti i santi.” (1 Colossesi 1:3-4)

Allora, Perché Paolo si sente in dovere di scrivergli? Come credenti erano forti nella fede, ma proprio per questo erano sotto costante attacco dall'esterno. Paolo scrive loro così:

“Nessuno quindi ha il diritto di criticarvi per ciò che mangiate o bevete, né se osservate o meno le festività [ebraiche], del sabato o della luna nuova.” (Colossesi 2:16 PV)

Sapete cosa era successo vero? Paolo si stava preoccupando che i credenti di Colosse potessero perdere la gioia dell'essere liberi IN Cristo.

Molti intorno avevano cominciato a dirgli: “Eh, ma Gesù non basta, sapete? Bisogna aggiungere anche dei cibi particolari, festeggiare alcune feste particolari, fare veglie particolari durante la luna nuova” …  e così via.

Sembravano credenti, ma invece erano “pseudo credenti”, persone che fingono di essere credenti.

Chi sono gli “pseudo-credenti”? Sono quelle persone a cui piace aggiungere “regole”  che Gesù non ha mai detto o scritto. Una “messa in suffragio”,  un “rosario”,  un astenersi da un tipo di cibo non per motivi di dieta, ma religiosi... un pellegrinaggio al tale santuario, una medaglietta da portare attorno al collo... Insomma è “Gesù, più...”

Ti è mai capitato di parlare con qualcuno simile? Perché, vedi, è più facile parlare con un ateo, che con uno pseudo-credente.

Lo pseudo-credente ti dice: “Ah, si si, Gesù!. Ma aggiungiamo un pellegrinaggio che è meglio, e non mi offrire la carne il venerdì che è “vigilia”.

Sai, è importante come rispondi a queste persone, sia per loro, ma soprattutto per te. Perché per quanto forte sia la tua fede, il piano del maligno è quello di “distrarti”,  di  toglierti la gioia dell'essere salvo in Cristo E quando lo fai stai danneggiando anche se di poco  il fondamento su cui la tua fede in Gesù è stata edificata. E, un danno oggi, un danno domani...  poi la fede casca.

Come rispondi a queste persone? Posso dirti come risponde Paolo:

“Nessuno quindi ha il diritto di criticarvi per ciò che mangiate o bevete, né se osservate o meno le festività [ebraiche], del sabato o della luna nuova,  perché queste erano soltanto l'ombra delle cose che dovevano venire, ma la sostanza è Cristo stesso. “ (Colossesi 2:16-17 PV)

Paolo dice: “Quelli stanno rendendo culto a un'ombra, noi a colui che genera l'ombra”; Gesù è “sostanza”, non ombra.

Quale è allora la “sostanza” di Gesù, perché dovremmo essere nella gioia ogni giorno?

“A causa dei vostri peccati e della vostra vecchia natura corrotta, voi eravate morti, ma Dio vi ha dato la vita in Cristo.Dio ha perdonato tutti i nostri peccati,  cancellando l'atto di accusa contro di noi che è stato tolto di mezzo, inchiodato sulla croce.” (Colossesi 2:12-14 PV)

La sostanza non è solo il perdono, ma la “cancellazione” dell'atto di accusa.  E se non c'è gioia nell'avere una causa cancellata  sapendo di essere colpevoli, ditemi allora dov'è la gioia!

“Egli ci ha liberati dal potere delle tenebre, e ci ha portati nel regno del suo amato Figlio. (Colossesi 1:13 PV)

Non siamo solo stati perdonati, non solo la pena è stata cancellata, ma il potere di satana non ha più alcun effetto su di noi.  E se non c'è gioia  nel sapere che satana non può più sfiorarmi ditemi allora la gioia dove è.

“Ma ora Cristo vi ha dato la pace con Dio per mezzo della morte del suo corpo fisico sulla croce, per presentarvi a Dio, santi, senza difetto e al di sopra di ogni accusa.” (Colossesi 1:22 PV)

E se non c'è gioia nel sapere che Dio mi vede santo, senza difetti, e innocente, ditemi allora la gioia dove è.

Sapete quale è il problema?  Molte volte noi continuiamo a pensare a noi stessi  come se fossimo ancora in attesa di Gesù. Come se tutto quello che ha fatto Gesù non fosse alla portata di noi, deboli, peccatori seriali, intimiditi dal resto del mondo. E non ci sentiamo buoni abbastanza, capaci abbastanza.

Ci sentiamo, in una parola “distanti”: le nostre preghiere sembrano rimbalzare sul soffitto, la gioia non è il sentimento con cui ci alziamo.

Attenzione, ho detto “ci sentiamo” ... non “siamo”. É sempre il maligno che cerca di distrarci, di farci sentire inadeguati, di portaci lontano da Dio

Sapete per cosa Paolo  (lui era prigioniero a Roma)  gioiva pensando a distanza ai Colossesi?

“Chiediamo anche che siate fortificati dalla sua gloriosa potenza per crescere nella pazienza e nella perseveranza, ringraziando con gioia il Padre che vi ha resi degni di far parte, insieme agli altri santi, del regno della luce.” (Colossesi 1:11-12 PV)

Guardate la seconda parte del versetto Paolo gioiva del fatto che i Colossesi erano DEGNI! Degni del regno, degni insieme a tutti gli altri “santi” assieme a tutti quelli “separati, distinti, diversi”. Degni nonostante continuassero ad essere peccatori, degni nonostante non provassero gioia ogni giorno.

Paolo aveva sentito dire che i Colossesi erano “tosti”, che in mezzo a tutti i falsi dei, a quelli che volevano aggiungere altro oltre Cristo, loro resistevano!

“abbiamo sentito parlare della vostra fede in Cristo Gesù e dell’amore che avete per tutti i santi.” (v 1:4)

Ma Paolo sapeva che erano “umani, che avrebbero provato anche giorni di scoraggiamento, che sarebbe stato faticoso mantenere la pressione del mondo su di loro.

Ti ci ritrovi in questa descrizione? Ci sono momenti dove ti senti sotto pressione, scoraggiato/scoraggiata, a terra? Sai di avere fede... ma sembra non bastare.

Paolo ha la soluzione: guardate la prima parte del versetto:

Paolo dice:  “La vostra fede va bene, ma vi serve di continuare a crescere.” E' per questo che prega perché crescano in due aspetti: la pazienza, e la perseveranza.

Le parole che usa Paolo per “pazienza”e “perseveranza”  in greco sono praticamente sinonimi,  parole diverse per lo stesso concetto  “hupomone” e “makrothumia” solo che la prima significa in realtà “gioiosa pazienza”, o anche “speranzosa pazienza” e la seconda “pazienza rassegnata”.

Come vai con  la pazienza? Quanto è lunga la tua “miccia”? E, se sei paziente, che tipo di pazienza hai? Paolo ti dice che ti servono entrambe.

Alcune volte sperimenterai la gioia di avere pazienza, come quando attendi una promozione,  la nascita di un figlio, il ritorno dello sposo da un viaggio all'estero.

Altre volte, invece, dovrai avere pazienza che passi, che smettano le bombe, che la maldicenza di cui sei vittima cessi, che arrivi un altro concorso perché un raccomandato ti ha superato in graduatoria.

C'è' un bel po' di energia da mettere in campo, non trovate? Resistere al mondo e agli attacchi, e crescere in pazienza e perseveranza. Dove trovo l'energia per tutto questo?

“Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui;  radicati ed edificati in lui, saldi nella fede, come vi è stata insegnata, e abbondando nel ringraziamento. ” (Colossesi 2:6-7)

Ci sono tre azioni da compiere, che si muovono nelle tre direzioni, in avanti, in basso e in alto.

1. Devo camminare in Gesù

Ora che abbiamo ricevuto Gesù dobbiamo continuare a muoverci dentro di lui, all'interno del suo volere. Significa agire come agirebbe Gesù ogni giorno.

Questa è la direzione orizzontale, quella dove incontro le persone ogni giorno.

2. Devo mettere radici in Gesù

Ora che ho ricevuto Gesù, devo mettere radici, fissarmi solidamente, sprofondare dentro di lui. Significa leggere la sua Parola ogni giorno

Questa è la direzione verso la profondità, quella dove incontro Dio ogni giorno.

3. Devo costruire su Gesù

Ora che ho ricevuto Gesù, devo costruire su quelle fondamenta, aggiungere mattone su mattone, edificare una torre che la gente veda da lontano e sia attirata da essa. Significa offrire la mia vita come testimonianza.

Questa è la direzione verso l'altezza, quella dove incontro ogni giorno le potenze  che vorrebbero distruggere la mia torre.

Ma c'è una quarta azione che debbo fare mentre vado avanti, vado in profondità e vado in alto.

4. Devo ringraziare abbondantemente

Questo significa pregare, sempre, in ogni luogo, in ogni momento.

Conclusione

Il secondo capitolo della nostra ricerca della gioia nel 2018 ci mostra che per avere gioia  dobbiamo continuare a crescere, agendo come Gesù, mettendo radici nella sua Parola, costruendo una vita da credente che gli altri vedano, e pregando in abbondanza.

E se hai qualche dubbio su cosa dovresti fare per il Signore, ti lascio un ultimo versetto.

“Qualsiasi cosa fate o dite, fatela come rappresentanti del Signore Gesù, ringraziando Dio Padre per mezzo suo.” (Colossesi 3:17 PV)

Preghiamo.
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07 gennaio 2018

Come trovare la gioia nel 2018

Da dove posso trarre la gioia per iniziare il nuovo anno e per fare ciò che Dio mi chiamerà a fare?
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Oggi inizia un nuovo “anno in chiesa”. Sebbene “l'anno ecclesiastico” vada ormai da settembre a giugno, ovvero da “dopo le ferie e prima del rientro a scuola a “prima delle ferie e dopo la fine della scuola”... con luglio e agosto … beh, diciamolo, un po' “rilassati”!

Come ogni anno mi piace guardare indietro, per vedere come abbiamo impiegato il nostro tempo, e per ricordare di tutto ciò che il Signore ci ha permesso di fare. E come ogni anno abbiamo elaborato un riassunto grafico delle attività svolte durante l'anno che avete visto attraverso il link inviatovi tramite WhatsApp.

E in questo elenco mancano moltissime attività: le cellule, il gruppo giovani, gli studi assieme, il gruppo preghiera, la preghiera e lo studio della Bibbia personale di ciascuno di noi, i pranzi e le cene fatti con amici non credenti per parlargli di Gesù, gli sms, gli wzp, i msg...

Tutto questo non è venuto da solo, ma è avvenuto attraverso l'impegno di noi tutti.

Sapete, la chiesa è come il pranzo: non fai in tempo a compiacerti di quello che hai fatto, ed è già ora di pensare alla cena!

E' per questo che è già tempo di pensare al futuro! Molte delle nostre energie  verranno dedicate alla nostra chiesa nei prossimi 12 mesi.

Moltiplicando le ore che ognuno di noi trascorrerà dedicandosi a qualcosa legato alla chiesa, i numeri che otteniamo sono davvero notevoli.

Passeremo oltre 4000 ore assistendo ai culti, e circa 400 pulendo il locale di chiesa. Quasi 2000 ore le passeremo nei piccoli gruppi e negli incontri. Chi predica o guida un gruppo passerà quasi 1000 ore preparando messaggi e studi, e oltre 400 ore scrivendo pagine web  registrando audio  o facendo video per i podcast.

Canteremo quasi 300 canzoni, che verranno cantate da 7500 voci viaggeremo per oltre 25000 chilometri  con un costo di  oltre 11.000 Euro tra carburanti, lubrificanti, pneumatici, tasse e usura auto. A questo si aggiunga le nostre offerte,  il tempo passato al telefono (milioni di ore?),  il tempo con i nostri amici non credenti,  i pasti consumati insieme,  le giornate intere passate nell'ingresso di chiesa a chiederci come stiamo...

A pro di che? Perché lo facciamo? Perché lo abbiamo fatto nel passato? Perché lo faremo nel futuro? Stiamo aspettando un premio TERRENO dalle nostre fatiche, sentiamo che siamo A POSTO CON NOI STESSI se ci impegniamo... o cosa?

Mi porta gioia o stress, il pensare di aggiungere ulteriori fatiche, ulteriori cose da fare in agenda, nella mia vita già piena di cose da fare  e di stress da fronteggiare?

Leggiamo assieme quello che dice Paolo in Efesini:

“8 Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi: è il dono di Dio. 9 Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti; 10 infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo.” (Efesini 2:8-10)

La domanda vera la dobbiamo rivolgere a Dio lui ci ha salvati e ci ha chiamati,  non per opere
ma per la sua grazia... “Dio, Perché? Come possiamo esserti grati? Cosa vuoi da noi? Dove trovo gioa in tutto questo?”

Perché, come, cosa, dove. Questo è quello che si chiede gran parte dei credenti.

Scusatemi, la domanda è sbagliata. Può forse avere bisogno il Creatore di qualcosa dalla creatura? Può chi scolpisce una statua,  dipinge un ritratto,  scrive un personaggio su un romanzo aspettarsi qualcosa indietro dalla sua creazione?

Permettetemi di riformulare la domanda “Dio, cosa ti fa piacere?  Cos'è che ti fa sporgere  dal tuo trono e dire:  ‘Ben fatto’, ‘Ecco ciò che gradisco’ ‘Per questo motivo ho mandato mio figlio a morire.' A cosa è legata la gioia di servirti?”

Il versetto di Paolo ci conforta, e  risolve il perché, il come, il cosa e il dove per mettere da parte lo stress, capire cosa fa sorridere Dio, e trovare gioia nel 2018.

1. La salvezza è gratis

“Infatti è per grazia che siete stati salvati... e ciò non viene da voi: è il dono di Dio.” (v. 8)

La salvezza è un atto deliberato di Dio, e non ha a che fare con come sono io, ma con chi Lui è.

Vi ricordate? “Dio ha tanto amato il mondo che ha DATO il suo unigenito Figlio” (Giovanni 3:16a)

Dio è un dio che da, un dio generoso,  a cui piace donare  piuttosto che negare.

Questo risolve il problema del perché: perché Dio è Dio,  e non c'è nessuna latra cosa come Lui.

“Poiché io sono il Signore, il vostro Dio; santificatevi dunque e siate santi, perché io sono santo.” (Levitico 11:44)

Vi ricordo che “santo” non significa  girare il mondo con un cerchietto  che vola a mezz'aria sopra la vostra testa ma “separato, distinto, diverso.”

Dio è separato dal mondo,  non è come tutto il resto, è distinto dal resto, è diverso,  e non c'è nulla che possa essere simile.

Se sei credente, il 2018, come ogni anno che arriva, ti incoraggia ad essere figlio di un Dio che è diverso da tutto il resto, a dimostrare nei fatti che hai ereditato da lui il suo carattere.

2. La salvezza non dipende da ciò che faccio

“Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti” (v. 9)

Attenzione, Paolo non afferma che tutto ciò che faccio  è ininfluente al fine della mia salvezza.

Un'altra versione della Bibbia dice così:

“Non è per ricompensa delle buone opere, affinché nessuno si possa vantare.”(PV)

La salvezza non è un “pagamento” per un lavoro ben fatto,  per cui se faccio continuerò ad essere salvato, e se non faccio  smetterò di essere salvato.

Questo risolve il problema del “come”; non debbo obbligatoriamente affannarmi a fare per Dio, nella chiesa, nella mia vita, perché non posso ripagare il dono della salvezza. E se lo faccio per ripagare, Paolo dice che lo sto facendo per vantarmi.

Avete ricevuto regali a Natale? Li avete fatti? Pensate a come vi sareste sentiti o sentite se i destinatari del regalo avessero chiesto lo scontrino per pagarvelo.

Oppure immaginatevi se non aveste regalato nulla a nessuno, e la sera di Natale in famiglia aveste detto: “ Mi spiace, ma non vi siete meritati i miei doni, non avete fatto abbastanza per me!”

Un dono è GRATIS: Paolo dice:

“E se ciò è avvenuto per grazia, allora significa che non è stato per merito delle loro buone azioni; perché, in tal caso, il dono gratuito della grazia non sarebbe più gratuito.” (Romani 11:6 PV)

Perché Dio ha voluto regalarci la salvezza? Te lo sei mai chiesto?

Perché Dio non vuole la nostra riconoscenza,  ma vuole il nostro cuore.

Se sono svincolato dal dover “agire per forza,  fare per ripagare, allora ciò che farò non lo farò come atto dovuto, ma come atto di amore, le mie azioni saranno più credibili, perché si vedrà che le sto facendo col cuore  e non come obbligo.

Se sei credente, il 2018, come ogni anno che arriva, ti incoraggia a fare le cose col cuore, a mettere amore in ciò che fai dentro e fuori la chiesa, nella tua vita, a dimostrare nei fatti l'amore con cui sei stato amato.

3. La salvezza deve portare ad agire

“essendo stati creati...per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo.” (v.10)

La salvezza è gratis, e non dipende da quello che ho fatto o che faccio o che farò...

Ma Dio ha disseminato il percorso della mia vita di esercizi che faranno bene a me e agli altri.

Avete presente quei parchi dove tu cammini  e, di tanto in tanto c'è un attrezzo ginnico  con un cartello che ti indica cosa fare e per quanto farlo? Dio ha fatto qualcosa di simile con la vita di ognuno di noi.

Il cammino di ogni credente è disseminato di “buone opere”; tu puoi passare, osservare, e non fare... e sarai salvato lo stesso.

Oppure puoi passare,, fermarti, leggere le istruzioni e FARE!

Dio non ci salva esclusivamente  per andare ad aumentare il coro degli angeli che cantano “Santo Santo Santo”!  Né per bere il caffè in capsule della Lavazza.

Ricorda che questa NON è la VERA vita, ma la preparazione di quella che vivremo assieme a Lui! Qua vivremo 70, 80, 90 anni, se ci dice bene, là vivremo IN ETRERNO!

Questa è una preparazione alla vita VERA! E' per questo che Dio è più interessato al nostro carattere che alla nostra comodità.

Questo risolve il problema del “cosa”; non devo affannarmi a “cercare di inventarmi qualcosa” le buone opere sono già lì nel parco della mia vita, pronte perché io le pratichi.

Devo solo rallentare il mio passo,  guardarmi attorno,  leggere le “istruzioni”,  e fare.

Rallentare significa, semplicemente, pregare. Quando preghi, stai rallentando il passo della tua vita, dai tempo a Dio per entrare in contatto con te.

Guardarti attorno significa, semplicemente, guardare il mondo con gli occhi di Gesù, pensare a cosa direbbe o farebbe lui non in chiesa,  ma nella tua vita quotidiana.

Gesù non viveva nelle sinagoghe, ma nelle strade, perché è nella strada che trovi le persone che hanno bisogno di Gesù, non nelle chiese.

Leggere le istruzioni significa, semplicemente, leggere la Bibbia, scoprire quale è il volere di Dio  per noi e per il mondo

La salvezza è gratis, e non dipende dalle opere, ma ci sono opere che Dio ha predisposto per allenarmi...

Manca un ultimo punto, forse il più importante. Dove trovo gioia in tutto questo? A quale energia attingo per fare tutto con il sorriso e non con il broncio?

Perché lavorare col broncio mi fa sentire la fatica, ma lavorare con gioia la allontana.

Avete fatto caso che ho omesso alcuni pezzi del versetto di Paolo? Si? No? Rivediamolo assieme:

“8 Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi: è il dono di Dio. 9 Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti; 10 infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo.” (Efesini 2:8-10)

4. La salvezza è la fede in Cristo Gesù

Tutto ciò che è accaduto in noi e per noi, non sarebbe stato possibile se non avessimo vede in Gesù.

E la grazia è un dono che è giunto “mediante la fede”; e Paolo afferma che né l'una né l'atra sono merito nostro, ma sono un dono di Dio.

E la gioia nasce dal sapere che solo attraverso la fede in lui possiamo ottenere la salvezza!

Non ho bisogno di riti, di incensi, di pellegrinaggi, di statue, di icone, di rosari, di santi, di preti, di pastori, di ritiri, di clausure, … di nulla, tranne aver fede in colui che salva!

E' questa la fonte della nostra gioia; 1° Pietro dice:

“Benché non lo abbiate visto, voi lo amate; credendo in lui, benché ora non lo vediate, voi esultate di gioia ineffabile e gloriosa,” (1 Pietro 1:8)

Dove troverai la gioia per affrontare il 2018? Trovala nella fede in Gesù.

La salvezza è gratis,  non dipende dalle opere, e ci sono opere pronte per allenarmi, e la mia gioia si chiama Gesù.

Conclusione

Come inizi questo 2018? Di quale parola hai più bisogno?

E' “salvezza?” Sappi che la salvezza è venuta, si chiama Gesù. Non devi guadagnarla, è gratis.

E' “fede”? Sappi che anche essa è un dono; chiedila a colui che la concede, a Dio.

Ma forse è “gioia”. Negli anni hai ricevuto la salvezza, hai la fede, ma la gioia, beh, di quella ne è rimasta poco o nulla.

Sappi che quest'anno “gioia” sarà la parola per la nostra chiesa, ma che sei te che la devi cercare, la devi desiderare, la devi costruire attraverso l'amore che è in Cristo Gesù.

Sia in chiesa, questa o una dove la vita ti porterà, sia fuori, nel mondo.

Se la vuoi,ti chiedo di rinnovare il tuo impegno, ora, se vuoi,o a casa, dopo aver pregato ed aver chiesto allo Spirito Santo di darti gioia.

Ti chiedo questo, attraverso le parole dell'impegno dei membri di questa chiesa.

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Io oggi attraverso la linea di confine

Sono stanco (stanca) di parlare a vanvera ed essere esitante. Ho fatto la mia scelta, il verdetto è stabilito, e la mia decisione è irrevocabile.

Io scelgo la strada di Dio. Non c'è alcuna possibilità di tornare indietro.

Io vivrò il resto della mia vita servendo gli scopi di Dio, assieme al popolo di Dio, sul pianeta di Dio, per la gloria di Dio. Userò la mia vita per celebrare la sua presenza, coltivare il suo carattere, partecipare alla sua famiglia, dimostrare il suo amore, e comunicare la sua Parola.

Dato che il mio passato è stato perdonato, che ho uno scopo per vivere e una casa che mi attende in Cielo, mi rifiuto di perdere altro tempo o energia vivendo con superficialità, con pensieri meschini, parlando in maniera banale, vivendo senza riflettere, con inutili rimpianti, con dannosi risentimenti, o con ansia priva di fede. Voglio invece magnificare Dio, crescere verso la maturità, servire nel ministero, e compiere la mia missione tra i membri della Sua famiglia.

Poiché questa vita è la preparazione per la prossima, darò più valore all'adorazione che alla ricchezza, più  al “noi” che al “io”, più al carattere che al benessere, più al servizio che al prestigio, e più alle persone che agli averi, alla posizione o al piacere .So quello che conta di più e io darò tutto quello che ho, facendo il mio meglio con quello che ho per Gesù Cristo.

Non mi farò attrarre dalla cultura, manipolare dalla critica, motivare dalle lodi, frustrare dai problemi, debilitare dalla tentazione, o intimidire da Satana. Continuerò a correre la mia corsa con  occhi fissi sulla meta, non ai lati della strada o a quelli che corrono assieme a me.

Quando i tempi diventeranno duri e mi sentirò stanco (stanca), non tornerò indietro, ritirandomi, cedendo , arretrando o peccando, ma continuerò ad andare avanti solo per la grazia di Dio. Sono guidato (guidata) dallo Spirito Santo, condotto (condotta) dai propositi di Dio e concentrato (concentrata) sulla mia missione; per questo non mi farò comprare né vorrò scendere a compromessi, e non smetterò fino al termine della mia corsa.

Sono un premio della stupenda grazia di Dio, e per questo userò grazia con tutti, grato (grata) per tutti i giorni, e generoso (generosa) con tutto ciò che Dio mi ha affidato.

Al mio Signore e Salvatore Gesù Cristo, affermo: in qualsiasi modo, in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo e qualsiasi cosa tu mi chiederai di fare, la mia risposta in anticipo è: sì!

Ovunque tu mi porti e qualunque sia il costo, io sono pronto (pronta), in qualsiasi momento, in qualsiasi posto, in qualsiasi modo. Qualsiasi cosa serva, Signore; qualsiasi cosa serva!

Voglio che tu mi usi così che,  in quell'ultimo giorno ti senta dire "Ben fatto, servo (serva) buono e fedele! Vieni e lasciamo che la festa eterna abbia inizio! " 



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24 dicembre 2017

Cosa pensi a Natale? - il Libro di Isaia 6° parte

Quali sono i tuoi ricordi del Natale? E quale è il tuo impegno come credente di testimoniare il Dio che viene non solo a Natale, ma ogni giorno della nostra vita?
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Per chi come me è nato in occidente, il Natale è di sicuro il periodo dell'anno  che fa rinascere molti dei nostri ricordi di bambino.

Se sei nato o nata in questa cultura,  in Italia o all'estero, dove il Natale è la festa più importante dell'anno, quella dei doni che arrivano, dei canti natalizi,  del presepe e dell'albero, beh, allora sai di cosa parlo.

Giusti o sbagliati, fanno parte di quello che si chiama “tradizione”, che vuol dire “la nostra storia”, di quello che abbiamo vissuto da bambini, e a cui, in qualche modo,  siamo legati e che ricordiamo talvolta con nostalgia.

A cosa pensi quando viene Natale?

Ogni anno io ripenso al presepe  che avevamo a casa dei miei genitori. Il nostro presepe era enorme,  con tanto di volta stellata tirata su da mio fratello  (già all'epoca un genio del “fai da te”)  con filo di ferro e carta cielo,  da cui fuoriuscivano lampade ad incandescenza a imitare le stelle  (e per fortuna non c'è mai stato un cortocircuito!)  che si accendevano e si spegnevano  con il ritmo pulsante e preciso dell'intermittenza.

Il nostro albero era un po' più piccolo, ma pieno di luci  e di quelle palle di vetro antiche e trasparenti  al cui interno c'erano paesaggi innevati  o angeli  in adorazione:  e in cima una enorme stella luminosa  che da sola consumava un kilowatt.

Il Natale mi ricorda il “rito” di mettere la statuina di Gesù nella mangiatoia a mezzanotte del 24 Dicembre.

Facevo quel gesto semplice  (e forse non proprio biblicamente corretto al 100%) senza sapere dell'importanza enorme  di ciò che aveva fatto Dio per me: venire come un uomo tra di noi, nascere in una famiglia povera, nascere non in un palazzo di un re, ma in una stalla tra animali da cortile e fieno.

Cosa ti viene in mente  quando pensi al bambino nella mangiatoia?  Stanotte sarà la vigilia di Natale, ovvero la notte in cui  gran parte del mondo (non solo quello cristiano) ricorda che:

“Un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato, e il dominio riposerà sulle sue spalle; sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace.” (Isaia 9:5)

Tutti sappiamo che Gesù non è nato il 24 dicembre a mezzanotte, e che non sappiamo quando è nato. E' una data “convenzionale”, che è stata scelta già dal secondo secolo dalle chiese primitive, perché era un giorno di festa per gli schiavi in tutto l'impero romano, e dove potevano essere più liberi di celebrare il loro Salvatore.

Ma sappiamo che è NATO! Che è disceso! Che è venuto a cambiare la storia del mondo tanto da fissare l'anno zero tanto da dividerla in  “prima di Cristo” e “dopo Cristo”.

Ed è importante che, come credenti, dimostriamo questa unità  e la voglia di celebrare la discesa di Dio in terra tutti assieme, se possibile, in un mondo dove la parola “Natale” è diventata “scomoda”, dove nelle scuole si festeggia ormai  la “festa dell'Inverno” o la “Festa delle feste”, non più il Natale cristiano.

Cosa avrà pensato Isaia? Lui non poteva festeggiare il Natale, ma Dio glie ne faceva scrivere.

Isaia era un profeta  che amava la sua nazione, Israele  e desideravano che tornassero a Dio.

Il nome Isaia significa "salvezza del Signore"  e la salvezza è il tema principale del libro  che abbiamo studiato assieme per cinque settimane .

Settecento anni prima del primo Natale,  Isaia racconta della nascita, della vita  e della morte di  Gesù. .  Isaia parlava di quello che non aveva ancora visto. Non aveva un giorno dove festeggiare  l'arrivo di Dio in terra, insomma non faceva il presepe, e neppure l'albero... (non che sia una cosa grave, eh?).

Ma sapeva che Dio stava lavorando per portare la salvezza a tutte le nazioni.

Chissà cosa avrà pensato quando Dio gli diceva di scrivere di un Salvatore che sarebbe arrivato come un bambino  con  i pannolini e la pupù da pulire!

“Ma, Dio, sei veramente sicuro che sarà così”
“Isaia, scrivi!”
“Ma... Dio, io pensavo sarebbe arrivato un re, un guerriero...”
“Isaia, scrivi... e fidati di me, So quello che sto facendo!”
“Va bene... cosa vuoi che scriva?”
“Scrivi questo...”

“Chi ha creduto a quello che abbiamo annunciato? A chi è stato rivelato il braccio del Signore?  Egli è cresciuto davanti a lui come una pianticella, come una radice che esce da un arido suolo; non aveva forma né bellezza da attirare i nostri sguardi, né aspetto tale da piacerci.” (Isaia 53:1-2)

Dio letteralmente “pianta” Gesù sulla terra, una pianta strana, che nasce su un suolo...  arido!

Nessuna pianta nasce su un suolo arido! Dove non c'è acqua, non c'è vita!

Ecco perché è venuto Gesù! Perché avevamo fatto della nostra vita un deserto arido, dove nulla sarebbe mai più cresciuto, dove la vita sarebbe tornata solamente attraverso un miracolo, il miracolo di una vita  che nasce dove non c'è vita.

Ecco perché  Gesù deve nascere ogni anno, ogni mese, ogni giorno, non solo a Natale, affinché la  vita torni  per colui o colei che sta nel deserto.

Se la tua vita oggi è un giardino, lo devi a quel primo Natale.

Se la tua vita oggi è un deserto, sappi che quel primo Natale ti ha portato il miracolo che serve per far nascere fiori nel deserto della tua vita.

Isaia scrive,  ma dento di se forse si aspettava un re su un cavallo,  non un bimbo con le coliche gassose!

Isaia dice:

“non aveva forma né bellezza da attirare i nostri sguardi, né aspetto tale da piacerci.” (Isaia 53:2)

E come Isaia, sono molti che non sono attirati da Gesù, perché Gesù non chiede molto, se non di credere in lui e di affidargli la tua vita.

Gesù, in fondo, è uno straccione! Meglio cercare qualcun altro meglio vestito, la spiritualità indiana fatta di profumi, incensi e vesti dorate, o il silenzio dei monaci tibetani, o il profeta che mi promette ricchezza e salute se leggo il suo libro...  e faccio un bonifico sul conto della sua fondazione!

Gesù non è nato per piacerci, ma per salvarci. Si è fatto simile a noi perché in lui potessimo rispecchiarci,
immedesimarci, credere che come uomini  possiamo farcela a raggiungere il Cielo  e Dio.

Sappiamo che non tutti crederanno: Giovanni scriverà così, citando Isaia:

“Sebbene (Gesù) avesse fatto tanti segni miracolosi in loro presenza, non credevano in lui,  affinché si adempisse la parola detta dal profeta Isaia: «Signore, chi ha creduto alla nostra predicazione? A chi è stato rivelato il braccio del Signore?»” (Giovanni 12:37-38)

Isaia sa che non tutti  risponderanno al suo messaggio di salvezza  ma lui, fedele, continuerà a proclamarlo comunque.

Se hai creduto, sei disposto,  sei disposta a fare lo stesso?

Se hai creduto nel messaggio che reca il Natale  sappi che Isaia chiede a ciascuno di noi, di annunciare al mondo  che Dio è realmente venuto tra noi.


Se non credi ancora nel messaggio che reca il Natale, sappi che Gesù  non è venuto per stupire
ma per salvare. Chiedi a Lui di nascere nella tua vita ora.

Isaia dice ancora:

"Volgetevi a me e siate salvati, voi tutte le estremità della terra! Poiché io sono Dio, e non ce n’è alcun altro. " (Isaia 45:22). 

Isaia scrive ciò che non ha visto e che non vedrà: scrive di un segno da Dio, una vergine che partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele.

Noi siamo enormemente più benedetti di Isaia: tu sei nato, o nata  dopo che il “segno” è disceso.

Cosa pensi a Natale? Quale memorie risorgono in te?  Le mie sono legate ad un presepe enorme, e a una statua  che cercava di rappresentare  un Dio che scendeva con me.

Dove è quel Dio oggi?  E dove sarà domani? Rimarrà nel presepe,  rimarrà una statua di gesso o di plastica, oppure sarà la forza che ti porterà a testimoniare, a scrivere,  a parlare agli altri di un Emmanuele, un “Dio con Noi” così come aveva fatto Isaia, senza vedere, ma fidandosi del Dio che gli era a fianco?

Tu hai visto, tu hai conosciuto, poiché  la Luce di Dio  è realmente discesa dal cielo sulla terra, e non siamo più nelle tenebre.

“Il popolo che camminava nelle tenebre vede una gran luce; su quelli che abitavano il paese dell’ombra della morte la luce risplende” (Isaia 9:1)

Buon Natale

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17 dicembre 2017

La Salvezza che viene a Natale - Il Libro di Isaia 5° parte

Gesù è venuto a Natale per mostrare la gloria del Padre al mondo. Ora spetta a chi crede di mostrarla agli altri.
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Siamo a sette giorni dal Natale e siamo alla fine del Libro di Isaia, alla fine di questi sessanta anni di profezie
dati da Dio al profeta  720 anni prima del primo Natale.

E il libro si chiude  spiegando le profezie  che Isaia aveva in precedenza fatto circa la venuta di Gesù:con la profezia:

“la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele (Dio con Noi)”(Isaia 7:14)
“sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace” (Isaia 9:5b)

Isaia vede e  spiega a che scopo nascerà quel  “Dio con noi” quel consigliere, quel principe.

“Lo Spirito del Signore, di Dio, è su di me, perché il Signore mi ha unto per recare una buona notizia agli umili; mi ha inviato per fasciare quelli che hanno il cuore spezzato, per proclamare la libertà a quelli che sono schiavi, l’apertura del carcere ai prigionieri per proclamare l’anno di grazia del Signore e il giorno di vendetta del nostro DIO, per consolare tutti quelli che sono afflitti, per mettere, per dare agli afflitti di Sion un diadema invece di cenere, olio di gioia invece di dolore, il mantello di lode invece di uno spirito abbattuto, affinché siano chiamati terebinti di giustizia, la piantagione del Signore per mostrare la sua gloria.” 
(Isaia 61:1-3)

Isaia non parla di se, poiché nell'originale  quel “mi ha unto” (= mi ha scelto) è alla fine, e la frase suonerebbe così:

Lo Spirito del Signore, di Dio, è su di me, perché il Signore mi ha inviato per recare una buona notizia agli umili; per fasciare... e mi ha unto.” 

Isaia è stato scelto per annunziare ciò che 720 anni dopo sarebbe accaduto: e non può sapere che un giorno, quel bimbo diventato adulto entrerà in una sinagoga  di una piccola città della Galilea aprirà un rotolo, e leggerà quello stesso passo: leggiamo Luca 4:

 “ Poi venne a Nazaret, dove era cresciuto e, com'era solito fare in giorno di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò per leggere. 17 E gli fu dato in mano il libro del profeta Isaia; lo aprì e trovò quel passo dove era scritto: 18 «Lo Spirito del Signore è sopra di me, perché mi ha unto per evangelizzare i poveri; mi ha mandato per guarire quelli che hanno il cuore rotto, per proclamare la liberazione ai prigionieri e il recupero della vista ai ciechi, per rimettere in libertà gli oppressi, 19 e per predicare l'anno accettevole del Signore». 20 Poi, chiuso il libro e resolo all'inserviente, si pose a sedere; e gli occhi di tutti nella sinagoga erano fissi su di lui. 21 Allora cominciò a dir loro: «Oggi questa Scrittura si è adempiuta nei vostri orecchi»..” (Luca 4:16-21 ND)

Gesù aveva già iniziato ad insegnare in Galilea;  Luca ci dice che insegnava (lui, così giovane) nelle sinagoghe, ma qui, per la prima volta,  rivela pubblicamente che è lui  quello di cui parlava Isaia.  Il ministerio pubblico di Gesù come Salvatore comincia da qui.

C’è nessuno che ha notato qualche differenza  tra la versione di Isaia e quella di Luca?

Si? No? Vediamo assieme

(ISAIA) Lo Spirito del Signore, di Dio, è su di me,
(Gesù) Lo Spirito del Signore è sopra di me.

Qui le due versioni coincidono

perché il Signore mi ha unto per recare una buona notizia agli umili;
perciò mi ha unto per evangelizzare i poveri

evangelizzare è sinonimo di buona notizia e povere di umili.

mi ha inviato per fasciare quelli che hanno il cuore spezzato, 
mi ha mandato per guarire quelli che hanno il cuore rotto

idem

per proclamare la libertà a quelli che sono schiavi, 
per proclamare la liberazione ai prigionieri e il recupero della vista ai ciechi

nei manoscritti che ci sono pervenuti del libro di Isaia,  probabilmente c’è un errore di uno scriba  che ha cambiato un po’ il senso;  dobbiamo credere a Gesù  che la versione originale fosse quella.

l’apertura del carcere ai prigionieri 
per rimettere in libertà gli oppressi

idem

per proclamare l’anno di grazia del Signore, 
e per predicare l’anno accettevole del Signore

idem

e il giorno di vendetta del nostro DIO,
…........................................................».

…ma, un attimo! Gesù si è dimenticato un versetto!!!  …  Ci credete?

No, Gesù si è fermato APPOSITAMENTE  prima di leggere l’ultima parte della profezia;  si è fermato alla virgola, “per proclamare l’anno di grazia del Signore,  (VIRGOLA)”  semplicemente perché ha avuto pietà di noi!

Il Natale celebra quella virgola, celebra la venuta in terra di colui tramite cui tutti coloro che crederanno in lui, non conosceranno la vendetta di Dio, non saranno giudicati secondo la legge di Dio,  ma saranno giustificati secondo la grazia di Gesù.

Noi stiamo, da duemila anni  vivendo quella virgola… perché Gesù è realmente venuto, e attende di ritornare e sta prolungando il tempo della sua venuta affinché il numero maggiore di uomini e donne credano in lui.

Gesù tornerà una seconda volta nella gloria  a giudicare i vivi e i morti,  e quello sarà il giorno della vendetta del nostro Dio!

Isaia predicava a un popolo che aveva perso la rotta giusta, a un popolo diviso a un popolo dove c'era disparità di trattamento dove c'era la fame, dove c'era la guerra, dove c'era la morte; e promette che un bimbo verrà, diventerà uomo, e cancellerà tutto questo.

La nostra situazione attuale di uomini e donne, non è affatto dissimile a quella del popolo a cui Isaia si riferiva.

C'è la povertà delle nostre vite , la disparità sociale tra persone e tra popoli, le guerre, la morte.

Gesù vede, e scende.

Viene a causa della povertà delle nostre vite  senza di lui,  e le vuole rendere piene e ricche. Viene a causa dei nostri cuori rotti,  e li vuole guarire. Viene a causa della nostra schiavitù del peccato che ci rende ciechi,  e ci vuole liberare ridandoci la vista. Viene a causa della prigione  che deliberatamente abbiamo costruito attorno a noi,  e ci vuole rendere uomini e donne libere… così come eravamo stati creati.

Coloro che lo accetteranno come Salvatore  saranno trasformati sia dentro sia fuori;

Lo vedranno gli altri,  poiché sul loro capo  ci sarà un diadema risplendente  invece della cenere come segno di lutto.

Lo vedranno loro stessi,  poiché i loro corpi saranno fortificati dall’olio della gioia,  invece che fiaccati dal dolore.

Lo vedrà il nostro Dio,  poiché useranno le loro lodi a lui  come un mantello che li circonda,  invece di rinchiudersi in loro stessi nello scoraggiamento.

L’effetto di questo cambiamento  sarà così profondo  che saranno paragonati a “terebinti”.

“affinché siano chiamati terebinti di giustizia, la piantagione del Signore per mostrare la sua gloria.” (Isaia 61:3)

Che tipo di pianta è il terebinto? Non è un pianta enorme, come una quercia, e neppure una pianta sempreverde, com l'olivo. Ma ha quattro caratteristiche  che assieme lo rendono unico.


Terebinto
“Il terebinto è un cespuglio o piccolo albero alto fino a 5-6 metri. Il legno è duro, resistente... Le radici sono sviluppate, penetrano in profondità nel terreno, e riescono ad inserirsi nelle fessure delle rocce, spaccandole, permettendo alla pianta un'elevata resistenza al gelo e alla siccità. Per questa sua caratteristica, viene denominato in Italia "spaccasasso".  L'albero è in grado di ricrescere dopo essere stato tagliato o bruciato. Il terebinto è utilizzato come porta-innesti per la coltivazione del pistacchio, .... Viene coltivato anche a scopo ornamentale per siepi e giardini, grazie alla voluminosa fruttificazione colorata. Osservato come elemento del paesaggio, il terebinto per molti mesi l'anno arricchisce il panorama con le sue fronde lucenti, valorizzate da bacche rosa intenso che restano sui rami a lungo.  (da Wikipedia)

Coloro che crederanno in un Dio disceso dal Cielo  e incarnatosi in una giovane ebrea, saranno come i terebinti. Saranno duri e resistenti, anche se saranno bruciati o tagliati, rinasceranno. Avranno radici profonde, capaci di frantumare i terreni ostili e duri, saranno capaci di sopravvivere in ogni stagione. Sapranno fornire linfa vitale ad altri (questo succede quando si innesta un albero),
così che altri possano attingere da loro per portare frutto. E renderanno la terra dove crescono più bella.

Coloro che crederanno in Gesù  saranno così,  e saranno molti,  tanto da essere una piantagione.

Dio, per mezzo di Gesù,  risolleva così il suo popolo,  ne fa una cosa nuova, una “piantagione”;  ma questo non è fine a se stesso.

C’è uno scopo preciso:  "per mostrare la sua gloria." (Isaia 61:3b))

Ricordate cosa dicevano gli angeli nella notte di Natale, vero? “Gloria a Dio nell'alto dei cieli” (Luca 2:14a) Gesù è venuto per mostrare  quella gloria in terra. E ora quella missione è affidata a coloro che hanno creduto in un Dio disceso in terra

Se tu credi che Gesù è realmente nato, in una notte  (che non era il 24 dicembre, ma che importa, è venuto),  se tu ci credi, il tuo compito è di mostrare quella gloria al mondo, di mostrare non solo a Natale, ma sempre,  il tuo diadema, di essere, non solo a Natale, ma sempre, il terebinto del Signore per tutti gli altri uomini poveri,  dal cuore infranto,  schiavi,  e prigionieri del mondo.

Se, invece, non festeggi il Natale  come la venuta di Dio tra di noi, oppure se la riconosci,  ma non hai ancora deciso se accettarla,  sappi che Gesù è venuto, per fermarsi ad una virgola, quella virgola che ti e ci separa dalla condanna.

“Dio ha perdonato tutti i nostri peccati, cancellando l'atto di accusa contro di noi che è stato tolto di mezzo, inchiodato sulla croce.” (Colossesi 2:14 PV)

L'ha cancellato, attraverso un bimbo che nasce a Natale, Gesù, l'Emmanuele, il Dio con noi.

Preghiamo.

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