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28 agosto 2016

Cosa ti rimane quando non ti rimane più nulla?


Cosa rimane quando non rimane nulla? Quando la vita "toglie", e ti ritrovi nel bisogno.Cosa posso portare con me che mi aiuti a sopravvivere, anzi, che mi faccia vivere una nuova vita?

NOTA: questo messaggio è stato registrato nel 2011, ma lo riproponiamo pensando a coloro che nel centro Italia hanno perso davvero tutto a causa del terremoto.
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Introduzione

Ci sono dei momenti nella nostra vita nei quali sembra che stiamo perdendo tutto.

Pensate a don Luca De Pero. Luca è parroco di un paese di 690 abitanti nelle Marche:
  • da se anni lì
  • un gruppo di oltre 20 giovani che lo segue e lo ama
  • poi scopre la “lettura quotidiana della Bibbia” e tramite essa un rapporto personale con Gesù come non lo aveva avuto prima. Scopre che «Il figlio che vede la madre sbagliare non può tacere in eterno»., e decide di lasciare
  • per questo viene scomunicato, cacciato di casa, tolto lo stipendio.
Cosa rimane a Luca?

Pensate a Brynne Vezey. La conosciamo perché ha insegnato all'English Camp qualche anno addietro:
  • porta in grembo per nove mesi il suo piccolo Eljia
  • arriva il momento più bello, il momento in cui lo terrà fra le braccia
  • ma il bimbo muore durante il parto
  • Brynne lo pulisce, lo veste, lo tiene fra le braccia qualche tempo, e poi lo consegna perché sia seppellito
Cosa rimane a Brynne?

Pensate a Giuseppe e Annarita Longo. Partono da Manfredonia per servire il Signore in questa regione:
  • si stabiliscono a Civita Castellana
  • fondano una chiesa, la dirigono
  • ma il Signore ha altri piani per loro:il piano si chiama Zimbabwe, Africa
  • vendono tutto, auto, casa, mobili, perdono i loro amici, strappano i figli dalle scuole e dai loro compagni, perché il Signore li chiama là
Cosa rimane ai Longo?

Vi hanno mai fatto lo scherzo di togliervi la sedia di sotto? Sedevate fiduciosi da sempre, e poi all’improvviso vi siete trovati doloranti a terra. A volte la vita è così

Vengono quei momenti in cui sentiamo che non rimane molto nella nostra vita.

Contesto

Nella Bibbia troviamo esempi di uomini e donne che hanno perso molto; troviamo storie di chi ha perso battaglie e beni, amici e libertà, salute e famiglia. E' un fatto della vita;è un fatto che accompagna la nostra esperienza cristiana da questa parte del regno.

Ma come dobbiamo reagire quando la terra intorno a noi sembra bruciata? Quando la sedia non c’è più e siamo doloranti e un po’ confusi a terra, qual è il modo di vivere la vita cristiana?

Vogliamo vedere oggi l'esempio della prima chiesa e dei primi credenti: Gerusalemme. Questa chiesa nel giro di poco tempo passò dall’avere tanto a perdere quasi tutto. Come reagirono? Qual è l’esempio per noi in questa stagione?

La nostra chiesa è una chiesa in crescita, ma è bene riflettere su come affrontare le tempesta proprio quando il mare è piatto come l'olio… ma la nostra vita è sotto attacco quotidiano; oggi abbiamo la sedia, e potrebbe essere così per molto.

E' una benedizione, non un merito ma domani qualcuno o qualcosa potrebbe togliercela di sotto. E' la fine della nostra benedizione, o forse Dio ha un progetto diverso per questa stagione nella nostra vita?

"E lapidarono Stefano che invocava Gesù e diceva: "Signore Gesù, accogli il mio spirito". Poi, messosi in ginocchio, gridò ad alta voce: "Signore, non imputar loro questo peccato". E detto questo si addormentò. E Saulo approvava la sua uccisione. Vi fu in quel tempo una grande persecuzione contro la chiesa che era in Gerusalemme. Tutti furono dispersi per le regioni della Giudea e della Samaria, salvo gli apostoli. Uomini pii seppellirono Stefano e fecero gran cordoglio per lui. Saulo intanto devastava la chiesa, entrando di casa in casa; e, trascinando via uomini e donne, li metteva in prigione. Allora quelli che erano dispersi se ne andarono di luogo in luogo, portando il lieto messaggio della Parola.“(Atti 7:59-60, 8:1-4)

I credenti di Gerusalemme avevano tanto
  • Avevano una città
Una bella città; c’era movimento, c'era il tempio. Vivendo in città avevano lavoro, scuole, un gruppo di amici, una casa.

  • Avevano una comunità religiosa

Il Tempio prima e Gesù dopo; Gerusalemme era la culla del cristianesimo, lì era avvenuta da poco la Pentecoste e migliaia di conversioni. Centinaia di case accoglievano piccoli gruppi che spezzavano il pane e lodavano Dio. C’erano leader eccezionali, insegnamenti superbi, miracoli e conversioni

  • Avevano la libertà

Erano liberi di andare e venire, di predicare e propagare la loro fede; godevano il favore tra il popolo.

I credenti di Gerusalemme persero tutto. Tutto ciò cambiò in modo piuttosto veloce

Cambiamenti nella nostra vita possono essere repentini. C’erano delle avvisaglie sull’orizzonte, segnali di cambiamento, ma poi venne “quel tempo” (vs.8:1: Vi fu in quel tempo una grande persecuzione contro la chiesa che era in Gerusalemme) scatenato nel suo furore dal sangue del primo martire (Stefano). I fastidi e le persecuzioni sporadiche divennero “una grande persecuzione”

Persero tutto. Alcuni persero i familiari: persero persone che amavano, figli che avevano desiderato. Brynne potrebbe raccontarci cosa si provi ad avere tra le braccia il proprio figlio morto.

Molti persero la possibilità di vivere in città e le proprie case; dovettero fuggire nel cuore della notte la loro bella Gerusalemme, gli odori e le stradine familiari, le bancarelle e l’ombra del tempio. Bambini passarono in silenzio davanti alle loro scuole, padri chiusero le loro botteghe piene di merci forse per l’ultima volta, madri raccolsero in fagotti le cose più preziose. Giuseppe e Anna Rita potrebbero raccontarci cosa significa non avere più “la tua casa”.

Molti persero la libertà; dovettero nascondersi , altri furono trascinati via in prigione.

Persero la comunità; la chiesa veniva devastata. Non certo nel senso spirituale, neanche le porte del soggiorno dei morti possono scalfire la chiesa di Gesù:

"E io altresì ti dico: Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte dell'Ades non la potranno vincere" (Matteo 16:18)

ma nel senso della comunità e della comunione faccia a faccia, parola a parola, rompiamo il pane e preghiamo insieme, quella si! La persecuzione per mano di Saulo, allentò gli stretti legami di comunione al suo interno, separandoli fisicamente. Il termine è che furono “dispersi” significa “tirati fuori”, “diluiti”. Don Luca De pero potrebbe raccontarci cosa si provi a non avere più contatto con i suoi fedeli, e con i suoi giovani.

In tutto questo, cosa fecero i credenti? Cosa fai tu quando passi dall’avere tutto a perdere tutto?
Quali sentimenti provi?: autocommiserazione, rabbia verso Dio, confusione, debolezza?

I. I credenti di Gerusalemme portarono con se ciò che conta di più

8:4b:“portando il lieto messaggio della Parola.

Qual è?
  • che Dio ti ama e nulla accadrà a te e ai tuoi cari?
  • che Dio ti ama e quindi avremo una comunità meravigliosa che soddisferà tutti i nostri bisogni?
  • che Dio ti ama e quindi tutto andrà sempre a meraviglia nella tua vita?

Brynne, Luca, Giuseppe e Anna Rita possono testimoniare ognuno con intensità e situazioni radicalmente differenti che spesso i piani che uno immagina per la propria vita prendono un verso differente. Anche i credenti di Gerusalemme possono testimoniarlo (8:1 Tutti furono dispersi)

Il VERO messaggio è il regno di Dio:
  • Dio un giorno regnerà su questo pianeta in mezzo agli uomini che ora ci perseguitano e ignorano Dio;
  • Dio regnerà sul male, sulle afflizioni, e sul distacco
  • è un messaggio di speranza per il futuro, più che di garanzie per il presente
Questo è un “lieto” messaggio. E' qualcosa che porta gioia, a dispetto di qualsiasi circostanza avversa. -Gesù ha detto

Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande ne' cieli” (Matteo 5:12)

II. Il “lieto messaggio” va portato

Notate che Atti non dice “avendo con se il lieto messaggio” ma “portando con se il lieto messaggio” (è sottinteso “portarono ad altri”)

“Portando con se” --; greco = “ euaggelizo”; l’essenza della vita cristiana non è solo godere il vangelo ma diffonderlo. Non puoi avere una vita cristiana sana se, in qualche modo, non hai un cuore per la diffusione del vangelo.

Perdendo tutto, i nostri antenati cristiani, riscoprirono la loro missione.

E' notevole che i paesi del mondo dove oggi la chiesa vive con maggiore efficacia la sua missione sono i paesi dove stanno perdendo tutto.

Brynne perdendo il bambino ha perso tutto, ma se leggete le sue parole su FB, in questo momento sta parlando al cuore di altre madri che hanno sofferto lo stesso dolore... e non hanno Cristo, mentre lei si!

Luca perdendo la sua posizione di parroco ha perso la comunione con il suo gregge, una casa, il sostegno finanziario, ma sta testimoniando davanti a migliaia di persone in Italia, probabilmente perplesse se continuare ad andare in una chiesa che sentono distante, e davanti ai suoi giovani, che obbedire a Gesù si può, anzi si deve.

Giuseppe e Annarita; andando in Africa “hanno perso tutto”, ma hanno trovato lo scopo della sua vita di missionario. Basta leggere le lettere che ci inviano, e le foto dei sorrisi dei bimbi che stanno servendo là

Non c’è nulla che allieta il cuore del figlio di Dio come portare il lieto messaggio che renderà lieti i peccatori perduti: guardate il risultato:

“Quelli che erano stati dispersi per la persecuzione avvenuta a causa di Stefano, andarono sino in Fenicia, a Cipro e ad Antiochia, annunziando la Parola solo ai Giudei, e a nessun altro. Ma alcuni di loro, che erano Ciprioti e Cirenei, giunti ad Antiochia, si misero a parlare anche ai Greci, portando il lieto messaggio del Signore Gesù. La mano del Signore era con loro; e grande fu il numero di coloro che credettero e si convertirono al Signore.” (Atti 11:19-21)

III Dio ci semina per poter raccogliere

Dispersi” = greco diaspeiro

La radice della parola “speirò” significa “seminati”.

Immaginate un sacchetto di semi, nel sacchetto non portano frutto… devono essere dispersi. C’è un terreno ampio e desertico intorno che ha bisogno di essere coperto di ricca vegetazione, ma i semi devono essere dispersi.

Noi siamo il seme nel sacchetto di Dio, e il seme va sparso non è un caso che veniamo da sette differenti comuni nell'Alto Lazio, per molti giorni viviamo le nostre vite lontani l’uno dall’altro.

Ciò fa male, è bello stare nel sacchetto, è brutto stare da soli nel buio terreno...ma c'è un progetto dietro tutto questo.

Spesso le cause della dispersione non sono lodevoli; la persecuzione a Gerusalemme non è lodevole, la discussione aspra tra Barnaba e Paolo non è lodevole. La missione di Giuseppe e Annarita è lodevole, ma non la morte del bimbo di Brynne, o la scomunica di Luca. Non dobbiamo mai dire e neppure pensare che la persecuzione e il dolore siano un bene.

Ma quello che possiamo dire è che Dio si può servire di queste circostanze per portare il bene
le circostanze di varia natura possono sembrare come una devastazione, ma in realtà si possono trasformare in una semina. Dipende da noi e da come viviamo queste circostanze:
  • le subiremo come martiri e ci piangeremo addosso, o le vedremo come porte aperte per nuove opportunità?
Un fratello era in carcere d’isolamento in un paese ex comunista: vide l’opportunità di raggiungere gli altri in isolamento bussando in codice con un barattolo sulle mura e proclamando il Vangelo.

IV Il seme non porta frutto se prima non muore

 “Le più grandi gioie nella vita cristiana vengono quasi sempre attraverso la sofferenza. Nessun fiore può germogliare in paradiso se non viene trapiantato dal Getsemani”. (Ian MacLaren- pseudonimo del Rev.Watson).

Gesù ha portato il frutto della salvezza quando è morto, la chiesa primitiva ha portato il frutto dell’adempimento del grande mandato spinta dalla persecuzione.

Per portare frutto, sei pronto a lasciare che qualcosa in te muoia?
  • La tua pretesa di dividere te stesso a metà tra la chiesa e la tua vita, e stando attento che questi due mondi non s'incontrino mai
  • la tua pretesa di sederti, ascoltare ogni domenica Dio che ti parla, e poi uscire senza far niente
  • la tua pretesa di fare di testa tua, senza prendere consigli da alcuno, tanto meno da chi ti ama nel Signore
Uccidi queste pretese: non siamo qui principalmente per ammobiliarci le case della nostra esperienza spirituale così che piacciano a noi stessi. Lui ti salva, tu lo servi. Ci deve essere un cambiamento di ottica: non “io che sto bene” - egoismo, ma “gli altri che vanno all’inferno e hanno bisogno del vangelo” - altruismo.

Conclusione

Quale stagione stai vivendo nella tua vita? Stai vivendo nella gioia? Ricordati che “stai portando con te” la lieta novella. Ringrazia Dio per la benedizione che stai vivendo...ma devi portare Gesù agli altri.

Stai vivendo nella persecuzione, degli uomini o della vita? (ill) L’ostrica ferita cura il suo guscio con una perla. Giuseppe disse ai suoi fratelli:

Voi avevate pensato del male contro di me, ma Dio ha pensato di convertirlo in bene per compiere quello che oggi avviene: per conservare in vita un popolo numeroso. (Genesi 50:20)

La devastazione del tempo presente si può trasformare in una semina per Gesù, ma gli devi affidare i tuo pesi.

Fidati di Lui; egli è specializzato nel trasformare una morte di croce in una tomba aperta!

21 agosto 2016

In quale tempio adorerai la luce di Cristo?

Cristo ti chiama ad essere il tempio che mostri la sua luce al mondo. Cosa farai per brillare per Lui?
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Le vacanze per me sono una benedizione. Posso passare tempo con la mia famiglia, vedere nuove cose, esplorare nuove città

Mi riposo dal lavoro, sia quello al negozio che quello come pastore, Il riposo, per chi non lo sapesse, è un principio  assolutamente biblico. Dio si è riposato dopo la creazione,
Dio aveva stabilito che la terra avesse un riposo ogni sette anni.

Molti potrebbero essere portati a dire: “Beh, con tutto quello che fai,in chiesa, almeno in vacanza puoi smettere di pensare a argomenti legati al “lavoro” di pastore. Dio sarà buono con te e ti lascerà riposare in pace!”

Niente di più inesatto: se è vero che non devo più pensare “direttamente” alle cose di chiesa,  Dio non mi “lascia”, ma mi accompagna nelle mie vacanze.

Ed è quasi una consuetudine che Dio sfrutti quei periodi per parlarmi in maniera più diretta,
più chiara, senza le distrazioni della predica da scrivere o della riunione di chiesa da organizzare o della strategia da elaborare.

Quest'anno il Signore è stato particolarmente generoso con me,  mandandomi ben due “sogni”
(sapete che questo per me è il “canale privilegiato” di comunicazione con Dio) con istruzioni specifiche che riguardano la nostra chiesa e non solo.

Ma mi ha dato anche l'opportunità di riflettere su alcuni aspetti della vita come credente attraverso ciò che vedevo e che visitavo.

La prima cosa che ho visitato a Barcellona è stata una enorme basilica che stanno costruendo dal 1882 e che verrà pronta non prima del 2026, la Sagrada Familia.                                                                                       

Intendetemi bene: non è che creda che in quanto chiesa questo posto sia automaticamente pieno della presenza di Dio, né che questo luogo serva ad essere più vicini a Dio.

Gesù lo ha spiegato molto bene parlando con la donna samaritana al pozzo:

"Signore," esclamò la donna, "tu sei un profeta!  Allora, spiegami: perché voi Giudei insistete nel dire che il posto per adorare Dio è Gerusalemme, mentre i nostri antenati adoravano Dio qui sul Monte Garizim?"  "Credimi donna, si avvicina il tempo in cui non si adorerà il Padre né su questo monte né a Gerusalemme.  Voi adorate chi non conoscete, mentre noi lo conosciamo, perché la salvezza è giunta per mezzo dei Giudei. "L'ora viene, anzi, è già venuta, in cui coloro che adorano sinceramente il Padre, lo faranno in spirito e verità. È questa l'adorazione che Dio cerca,  perché Dio è spirito, e chi lo adora deve adorarlo in spirito e verità". (Giovanni 4:19-24 PV)

Dio non è in un luogo specifico: Dio è ovunque,  Dio è “spirito e per poter essere alla sua presenza, dice Gesù, serve cercare lo “spirito” e la “verità”.

Gesù dice che se CONOSCI Dio,  allora non puoi fare a meno di ADORARLO!

Per cui, di per se, quella chiesa, non è né più sacra, né meno sacra di questa dove ci riuniamo noi,
o della tua camera da letto se è lì che preghi.

Ma, quella chiesa, è l'opera di un uomo, di un architetto catalano, che si chiamava Antoni Gaudì.

Si racconta che Antoni da giovane fosse un architetto non molto interessato alla religione cattolico per tradizione familiare, tendente all'ateo.

Era geniale, innovativo, tanto che il rettore della facoltà di architettura, consegnandogli la laurea, disse: “Non so se stiamo laureando un pazzo o un genio”.

Gaudì aveva una sensibilità particolare,  e ogni sua opera nasceva da uno studio approfondito:
ciò che cerava doveva essere non solo utile, ma anche bello.

Capitò così che al “genio” , o al “pazzo” Gaudì fu affidata la costruzione della basilica di Barcellona.
Non essendo pratico né di chiese né di religione, per costruirla si mise a studiare... a studiare la Bibbia...

E cercando di applicare la Bibbia all'architettura della chiesa che costruiva, finì per applicarla a se stesso, comprendendo che Dio esisteva davvero,  e che Cristo era la luce del mondo.

E fu così che  visto che doveva costruire una chiesa, piuttosto che costruire l'ennesima chiesa cattolica, piena di angeli, santi e madonne, decise di costruire qualcosa che parlasse solamente della luce che salva  Cristo.

(Video)

Non so se realmente Gaudì sia morto come credente, ma so che tutto nella Sagrada Familia parla di Cristo.

Gaudì voleva che la sua chiesa fosse “utile”, ovvero testimoniasse agli altri di Cristo, e bella, ovvero, facesse si che tutti guardino all'insù, verso Dio.

Una applicazione per noi: Dio ti ha dato abilità uniche, talenti e doni.  I tuoi dono non sono inferiori a quelli che aveva Gaudì, sono semplicemente differenti.

Forse non sarai chiamato a costruire una cattedrale, ma in quello che fai, nel lavoro di tutti i giorni,
le persone riescono a vedere la luce di Cristo?

Dio ti ha dato talenti per beneficiare gli altri, non te stesso.  E Dio ha dato  ad altre persone  dei talenti affinché altri ne traggano vantaggio.

Siamo tutti una parte del corpo di Cristo,  e ciascuno ha valore per Dio. Non ci sono persone insignificanti nella famiglia di Dio.

Stai utilizzando i tuoi talenti per la luce di Cristo? Che tu sia un architetto, un musicista o un commercialista, un insegnante o un cuoco,  Dio ti ha dato quelle abilità per servire gli altri.

“Usate bene i vari doni di Dio: ciascuno metta a servizio degli altri la grazia particolare che ha ricevuto. 11Così, chi ha il dono di parlare parli per diffondere la parola di Dio: chi ha un incarico lo compia con la forza che viene da Dio; in modo che sempre sia data gloria a Dio, per mezzo di Gesù Cristo." (1 Pietro 4:10-11 TILC).

Tu sei un manager dei doni che Dio ti ha dato: Paolo dice di se:

“Così ognuno ci consideri servitori di Cristo e amministratori dei misteri di Dio.” (1 Corinzi 4:2)

A Dio non serviva una nuova cattedrale, ma serviva che Gaudì testimoniasse di Cristo attraverso il suo lavoro di architetto. Dio si aspetta che tu usi le abilità che ti ha dato così che pian piano si sviluppino, e sviluppandosi portino gloria a Lui!

Gaudì non ha progettato come prima cosa la Sagrada Famila, ma ha impiegato decenni per sviluppare le abilità che glie lo permettessero. Spesso diceva: “Il mio cliente non ha alcuna fretta: Dio ha tutto il tempo del mondo”.

Ma, a Barcellona sono stato anche in un altro posto, completamente differente (ve ne accorgerete dalle immagini). Anche in questo posto il Signore mi ha fatto riflettere... forse di più... o forse in modo differente.

Appena usciti dalla Cattedrale di Sant'Eulalia, una costruzione del 13° secolo, bella, ma buia, piena di ori, di statue e di candele accese, basta fare un centinaio di passi per trovarsi in un vicolo strettissimo.

In queste vie vivevano più di quattromila persone, ammassate una sopra l'altra. persone che nessuno voleva, persone “strane” che non pregavano santi e madonne, che non pagavano per ricevere indulgenze, che non festeggiavano i patroni e non si inginocchiavano di fronte alle statue. Era il “ghetto ebraico”.

In fondo al ghetto, c'era il loro luogo di “culto” nessuna statua, nessun santo, semplicemente un posto dove pregare Dio.

(Video)

Posso dirvi che ho apprezzato l'opera magnificente di Gaudì nella Sagrada Familia, ma è nulla  in confronto a ciò che ho “sentito” nella sinagoga.

Non so se sia vero, non posso farci teologia sopra, ma si dice che nei posti dove le persone pregano davvero a Dio, “si sente”... si sente che quello è un luogo dove Dio è stato invocato, ed è stato presente per molto tempo.

Sessanta metri quadri,  (non potevano per legge averne di più), dove a turno (essendo quattromila)
andavano a pregare il Dio di Abraamo, di Isacco e di Giacobbe.

Un posto umile,  nessun fronzolo,  la Torah, il libro della Legge in una teca... Eppure l'aria era “densa”, si sentiva che non era un posto qualunque, che lì c'erano state persone che in ginocchio avevano affidato i propri giorni, le proprie persecuzioni, la propria vita, al Dio che aveva scritto quel rotolo di leggi messe nella teca.

Tutto questo mi ha fatto riflettere, per certi versi mi è sembrato tanto simile alla nostra situazione, qui, in Italia, dove non preghiamo a santi e madonne, non festeggiamo patroni, e non ci inginocchiamo davanti a statue.

Dove spesso siamo messi in un “ghetto”, magari non geografico, ma umano, quelli “strani” quelli bizzarri, gli “evangelisti”.

La sinagoga di Barcellona è stata usata da prima di Cristo fino al 1391, poi nel 2002, dopo aver rischiato di diventare un bar, è stata riaperta.

Cosa “sentiranno” le persone che passeranno per questa sala, o per qualsiasi altra che Dio ci concederà nell'anno 2641?

Sentiranno la medesima aria “densa” di preghiere? Sentiranno che in quel luogo hanno vissuto e pregato persone  che hanno affidato la loro intera vita a Cristo, che Cristo è stato a lungo presente?

Nel mio viaggio a Barcelona avevo incontrato due luoghi che parlavano di Dio, ma in quale modo ne parlavano?

Gaudì ha trovato Dio, ma ha costruito una basilica cattolica, la migliore abbia mai visto,
ma legata a riti che nulla hanno a che fare con la luce di cui parlava Gaudì.

Gli ebrei del ghetto hanno costruito una cattedrale di preghiere, ma non hanno saputo riconoscere la luce di Cristo.

Per noi la luce è venuta davvero, e ci ha detto che non servono riti o luoghi per trovare la luce. E ci ha detto che quella luce dobbiamo irradiarla,  passarla, trasmetterla agli altri attraverso le nostre vite di servizio.

Cosa faremo noi? Cosa farai tu? Cosa farò io, affinché Dio venga glorificato attraverso i doni e i talenti che mi ha dato, attraverso la preghiera “in Spirito e verità” di cui Gesù parlava alla samaritana?

In quale tempio adorerai la luce di Cristo?

"L'ora viene, anzi, è già venuta, in cui coloro che adorano sinceramente il Padre, lo faranno in spirito e verità. È questa l'adorazione che Dio cerca,  perché Dio è spirito, e chi lo adora deve adorarlo in spirito e verità". (Giovanni 4:23-24 PV)

Preghiamo.

14 agosto 2016

Come trasformo un fallimento in una vittoria?

Cosa fai, quando fallisci? Ti metti in un angolo, ti escludi dal mondo, oppure sfrutti il fallimento come possibile trampolino per la tua vita in Cristo?

Simone Giannicola ci illustra, attraverso la lettera ai Romani, che un fallimento può essere il trampolino per la vittoria...  Ma lo devo volere!

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"Che diremo dunque? Rimarremo nel peccato, affinché abbondi la grazia?  Niente affatto! Noi che siamo morti al peccato, come vivremo ancora in esso?  Ignorate voi, che noi tutti che siamo stati battezzati in Gesù Cristo, siamo stati battezzati nella sua morte? Noi dunque siamo stati sepolti con lui per mezzo del battesimo nella morte, affinché, come Cristo è risuscitato dai morti per la gloria del Padre, così anche noi similmente camminiamo in novità di vita.  Poiché, se siamo stati uniti a Cristo per una morte simile alla sua, saremo anche partecipi della sua risurrezione,  sapendo questo: che il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con lui, perché il corpo del peccato possa essere annullato e affinché noi non serviamo più al peccato.  Infatti colui che è morto è libero dal peccato.  Ora se siamo morti con Cristo, noi crediamo pure che vivremo con lui,  sapendo che Cristo, essendo risuscitato dai morti, non muore più; la morte non ha più alcun potere su di lui.  Perché, in quanto egli è morto, è morto al peccato una volta per sempre; ma in quanto egli vive, vive a Dio.  Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi a Dio, in Gesù Cristo, nostro Signore.  Non regni quindi il peccato nel vostro corpo mortale, per ubbidirgli nelle sue concupiscenze.  Non prestate le vostre membra al peccato come strumenti d'iniquità, ma presentate voi stessi a Dio, come dei morti fatti viventi, e le vostre membra a Dio come strumenti di giustizia.  Infatti il peccato non avrà più potere su di voi, poiché non siete sotto la legge, ma sotto la grazia.  Che dunque? Peccheremo noi, perché non siamo sotto la legge, ma sotto la grazia? Così non sia.  Non sapete voi che a chiunque vi offrite come servi per ubbidirgli, siete servi di colui al quale ubbidite, o del peccato per la morte, o dell'ubbidienza per la giustizia?  Ora sia ringraziato Dio, perché eravate servi del peccato, ma avete ubbidito di cuore a quell'insegnamento che vi è stato trasmesso.  E, essendo stati liberati dal peccato, siete stati fatti servi della giustizia.  Io parlo in termini umani per la debolezza della vostra carne. Perché, come un tempo prestaste le vostre membra per essere serve dell'impurità e dell'iniquità per commettere l'iniquità, così ora prestate le vostre membra per essere serve della giustizia, per la santificazione.  Perché, quando eravate servi del peccato, eravate liberi in rapporto alla giustizia.  Quale frutto dunque avevate allora dalle cose delle quali ora vi vergognate? Poiché la loro fine è la morte.  Ora invece, essendo stati liberati dal peccato e fatti servi di Dio, voi avete per vostro frutto la santificazione e per fine la vita eterna.  Infatti il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore. (Romani 6:1-23 ND)

"Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione; poiché lo spirito è pronto, ma la carne è debole. (Matteo 26:41 ND)

"(Gesù Cristo)... trasformerà il nostro umile corpo, affinché sia reso conforme al suo corpo glorioso, secondo la sua potenza che lo mette in grado di sottoporre a sé tutte le cose." (Filippesi 3:21)


07 agosto 2016

Chi può asciugare le mie lacrime?

Chi è che può asciugare le lacrime che la vita ti provoca?  Cosa dici quando soffri? Dove dove porti il dolore che senti quando la  vita ti strappa via qualcosa, senza senso, senza un perché? Michele Carlson ci mostra che re Davide è andato dal suo Signore, colui che solo può capire, e  rispondere alla tua sofferenza.

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Abbi pietà di me, o Dio, abbi pietà di me, perché l'anima mia cerca rifugio in te;
e all'ombra delle tue ali io mi rifugio finché sia passato il pericolo.
Io invocherò Dio, l'Altissimo, Dio che agisce in mio favore.
Egli manderà dal cielo a salvarmi, mentre chi vuol divorarmi m'oltraggia; 
Dio manderà la sua grazia e la sua fedeltà. L'anima mia è in mezzo a leoni;
dimoro tra gente che vomita fiamme, in mezzo a uomini i cui denti sono lance e frecce,
e la cui lingua è una spada affilata.
Innàlzati, o Dio, al di sopra dei cieli, risplenda la tua gloria su tutta la terra!
Essi avevano teso una rete ai miei piedi, mi avevano piegato,
avevano scavato una fossa davanti a me, ma essi vi son caduti dentro. 
Il mio cuore è ben disposto, o Dio, il mio cuore è ben disposto;
io canterò e salmeggerò.
Dèstati, o gloria mia, destatevi, saltèrio e cetra!
Io voglio risvegliare l'alba.
Io ti celebrerò tra i popoli, o Signore, ti loderò tra le nazioni,
perché grande fino al cielo è la tua bontà,
e la tua fedeltà fino alle nuvole.
(Salmo 57:1-10)
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