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19 aprile 2015

Non commettere adulterio


L'adulterio è come tagliare alla base la vite che rappresenta l'unione tra un uomo e una donna che Dio ha progettato: non solo distrugge la famiglia, ma disonora il patto che Dio ha benedetto. 
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Qualche hanno fa ho piantato una vite davanti a casa: L'idea era quella di farla crescere abbastanza così da poter fare un pergolato e avere ombra nei giorni d'estate dove poter sedere al fresco. Non sono mai stato un giardiniere, per cui ho cominciato con qualcosa di semplice.

La vite ha cominciato a crescere in altezza, ha cominciato a coprire la zona che desideravo...
Poi un giorno, mentre stavo tagliando l'erba con il decespugliatore di fronte a casa, in in momento di disattenzione... l'ho tagliata! In un istante ho compreso quello che avevo fatto e che non potevo più riparare in alcun modo: tutti i miei sforzi, tutte le cure, tutto l'amore per la vite era ormai inutile.

Avevo ucciso la mia vite....in un istante di disattenzione.

L'adulterio è proprio così: il salmo 128 dice:

“La tua sposa (è) come vite feconda nell'intimità della tua casa: i tuoi figli come virgulti d'ulivo
intorno alla tua mensa.” (Salmo 128: 3-4 CEI)

Dio paragona giustamente il matrimonio ad una vite: devi investire su di essa, attendere tempo, essere paziente  per ottenere frutti.

E l'adulterio è come tagliare alla base la vite: è interessante che le foglie della mia vite non sono diventate immediatamente gialle,  c'è voluto un po' di tempo prima che il nutrimento non arrivasse più loro ed iniziassero ad accartocciarsi.

Quello che decisi allora di fare è di attendere che la vite germogliasse di nuovo,  investire altro tempo ed alto amore, ed altre cure su di essa,  così che col tempo potesse ritornare al punto in cui era quando l'avevo tagliata.

Mi auguro che nessuno di vi si trovi in questa situazione oggi,  ma per coloro che lo fossero, prego che possiate scegliere di fare la stessa cosa che io ho fatto con la mia vite.

Siamo sul settimo comandamento: anche in questo caso possiamo fare una affermazione:

I Comandamenti non sono una lapide alla libertà dell'individuo
ma il terreno fertile dove far sviluppare la propria vita


"Non commettere adulterio" (Esodo 20:14)

Anche questa volta, come nel precedente, è una affermazione secca; e, come la volta scorsa, se c'è poco da discutere sulla prima parte - “non”-  sulla seconda (che in ebreo è una unica parola  - nâ’ap̱- ) - “commettere adulterio”  c'è molto da discutere.

C'è da stabilire soprattutto cosa è un “matrimonio”. Come pastore ho la fortuna di aver celebrato matrimoni tra credenti, e conosco la gioia del primo giorno di matrimonio. Ma l'importante non è come viene vissuto il primo giorno di matrimonio... ma tutti gli altri, sino alla fine

Molti credono che il matrimonio porterà via un bel po' di tentazioni e di problemi. Sbagliato; satana ha sempre gli stessi comportamenti, e ha cominciato ad agire nel mondo appena dopo il primo matrimonio, quello di Adamo con Eva. E' bene che ricordiate questo, perché saprete che satana le proverà tutte pur di dividere ciò che il Signore ha benedetto e ha trasformato in una sola carne.

Che cosa è dunque un matrimonio cristiano? E' un atto che firmiamo davanti al sindaco, e poi confermiamo davanti al pastore, o cos'altro?

1. Il matrimonio è un patto

Ormai viviamo in un mondo dove il matrimonio è un semplice atto amministrativo tra due persone, talvolta persino dello stesso sesso: si va al comune, si firma, si esce.

Dio non la vede così:  e perché Dio non la vede così noi come Chiesa della vera Vite non la vediamo così: Ci sono molti passi che lo affermano. Malachia 2:14 dice:

“Perché il Signore è testimone fra te e la moglie della tua giovinezza, ... la moglie alla quale sei legato da un patto.”

Noi non sposiamo un credente e un non credente,  perché sottoscriverebbero un atto davanti al  Signore che non avrebbe alcun senso, mentre Dio vuole che  sottoscrivano lo stesso patto dinanzi a lui

2. Il matrimonio è una unione

Due persone che si uniscono in matrimonio dove Dio è testimone,  non sono hanno stabilito un patto, ma sono anche uniti in un solo individuo: Genesi 2:

“Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una stessa carne” (Genesi 2:24) 

Paolo spiega in dettaglio come questo avviene

“Perché una donna, quando si sposa, non ha più autorità sul proprio corpo, ne diventa padrone il marito; così pure il marito non ha più diritti sul proprio corpo, che appartiene alla moglie.” (1 Corinzi 4:7 PV)

La rappresentazione principale di questo concetto sta nel “consumare il matrimonio”: il sesso. E' stato studiato da Dio per dare figli,  ma è stato stabilito da Dio per unire l'uomo e la donna.

Paolo stava parlando di quello: del rapporto sessuale che il marito e la moglie DEVONO avere all'interno del patto per essere un uno,  nel rispetto reciproco dove ognuno  agisce per il bene e per il piacere dell'altro, non per il proprio.

Cosa manca nel matrimonio civile?

C'è l''aspetto della “consumazione”: un uomo e una donna vanno a letto assieme. C'è una unione, ma non c'è un patto che leghi l'unione: alla base non c'è un progetto che lo mantenga e lo sorregga.

Difatti, il matrimonio civile è un atto che si può sciogliere: non è un progetto di due corpi che diventano un solo corpo. I due corpi separati decidono di andare per mano, ma in qualsiasi punto del percorso possono slegarsi e procedere ognuno per la propria strada.

Ma, se è un atto di due esseri umani,  chi mi dice che deve essere solo tra un uomo e una donna? E' giusto, può essere che due persone dello stesso sesso vogliano fare un pezzo di strada assieme; un uomo e un uomo, una donna e una donna.

Ma perché solo due?  E' possibile che vogliamo fare la strada tenendoci per mano..... che so, tra due uomini e una donna, o tra tre donne e due uomini.

Nessuno poi mi impedisce di scegliere tra le persone che ho più care all'interno della mia famiglia... un fratello, una sorella...

E nessuno mi impedisce di fare il tratto di strada tenendo per mano, io che ho cinquantadue anni,  una ragazza, o un ragazzo  di dieci anni.

Siete scioccati? Non dovreste!  Questo è quello che propugnano attualmente le teorie “gender”,
dove si afferma che il sesso non è determinato alla nascita dal proprio patrimonio cromosomico,
ma dalla individuale percezione di come ciascuno si vede.

Sono un facile profeta se vi dico che, durante la mia vita, vedrò legalizzati non solo i matrimoni omosessuali (già lo sono in più parti del mondo occidentale), ma anche la poligamia (un uomo con più donne) la poliamoria (più di un uomo con più di una donna), la pedofilia (ai tempi di Roma ogni potente aveva il ”puer delicatus”, che avevano ereditato dalla cultura greca).

Nel tempo la definizione di matrimonio verrà "ampliata".

La parola “definire” viene dal latino “finis «confine»”  e significa “delimitare circoscrivere decidere”. Il reale problema è che in occidente viviamo nella “assenza di definizione di matrimonio”.
Ci siamo ingegnati di ampliare strada facendo la definizione di matrimonio, ponendo ogni volta il confine un miglio più avanti.

Come dobbiamo comportarci?

Per i credenti il confine INVALICABILE è la Parola di Dio,sono i Comandamenti di Dio

Nessuno di questi elencati era, è, e sarà mai un “patto”; nessuno di questi elencati era è e sarà mai una “unione”.

“Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente.” (Romani 12:2a)

“Perché questa vecchia natura corrotta, che è dentro di noi, è contro Dio: non è soggetta alle sue leggi, né mai potrà esserlo.”(Romani 8:7 PV)

Se sei credente, la tua visione del mondo DEVE essere assolutamente differente dalla visione del mondo.

Quale è la definizione cristiana di matrimonio?

Per poter capire quale sia la definizione cristiana di matrimonio,  dobbiamo capire cosa rappresenta uno sposo o una sposa agli occhi di Dio.

“Rallegriamoci, esultiamo e diamogli onore, perché è giunto il momento delle nozze dell'Agnello, e la sua sposa si è preparata.” (Apocalisse 19:7)

“Allora uno dei sette angeli che avevano versato i calici contenenti i sette ultimi flagelli, mi si avvicino, dicendo: "Vieni con me, ti mostrerò la sposa, la moglie dell'Agnello!” (Apocalisse 21:9)

Ogni sposa, ogni sposo per Dio è una immagine di quello per cui suo figlio Gesù è venuto a morire, la chiesa, e quello in cui Gesù si delizierà per sempre, a cui sarà unito per sempre da cui sarà amato per sempre e a cui il suo amore andrà per sempre!

E' questo quello che Dio pensa di uno sposo! E' questo quello che pensa Dio di una sposa! Esiste nulla di più sacro? Esiste nulla di più amato della sposa del suo Figlio?

Il matrimonio cristiano è un patto che ricorda il patto che Gesù ha stretto con la sua chiesa attraverso il suo sangue,  a cui Dio in qualità di testimone da il suo consenso.

E' per questo che chi sostiene il matrimonio tra persone dello stesso sesso spesso sostiene anche quello che viene chiamato “universalismo”: “Tutte le religioni portano a Dio! Dio è dentro di te! Tu sei Dio! Tutti saremo salvati! Tutti andremo in paradiso!”

Noi siamo legati a Dio da un patto, che è stato scritto tramite il sangue di Gesù; se siamo confusi su patto che ci lega al nostro sposo e alla nostra sposa, lo saremo anche sul patto che ci  salva.

Noi non siamo una chiesa liberale:  se dicessimo che il patto tra un uomo e una donna non è l'unico patto possibile, dovremmo affermare anche che il patto tra Gesù e la sua chiesa non è l'unico patto possibile. Dovremmo affermare che la Bibbia “cambia” nel tempo.

Abbiamo già citato Genesi 2

“Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una stessa carne” (Genesi 2:24) 

Gesù cita lo stesso versetto in Matteo:

“Non avete letto che il Creatore, da principio, li creò maschio e femmina1 e disse:  Perciò l’uomo lascerà il padre e la madre, e si unirà a sua moglie, e i due saranno una sola carne”? (Matteo 19:4)

Paolo ripete il medesimo versetto:

“Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diverranno una carne sola” (Efesini 5:31)

Il messaggio non cambia. La Bibbia non cambia. Dio non cambia.

Quale è la pena per l'adulterio?

Se il matrimonio è un patto, allora quale è la pena per la rottura di questo patto? Nella Bibbia ci sono tre tipi di pena: una nell'Antico Testamento, una nel Nuovo Testamento, e una nel Regno di Dio. Vediamo la prima

1. La pena dell'Antico Testamento è la morte

Molto semplice:

“Se uno commette adulterio con la moglie di un altro, se commette adulterio con la moglie del suo prossimo, l’adultero e l’adultera dovranno essere messi a morte.” (Levitico 20:10)

Niente se e niente ma: una volta basta. Alcuni di noi, se fossimo nati in un'epoca differente, ora non sarebbero qua. E' questo il metro di quanto Dio prenda sul serio il patto del matrimonio.

Vediamo se ci va meglio nel Nuovo Testamento

2. La pena del Nuovo Testamento è il divorzio

Se nell'antico Testamento la pena era la morte, nel Nuovo è il divorzio: Gesù lo dice:

“E vi dico questo: chiunque divorzia da sua moglie, salvo che per motivo di adulterio, e ne sposa un'altra, commette adulterio, e anche chi sposa una donna divorziata commette adulterio” (Matteo 19:9 PV)

Gesù ci dice che se  divorzi e ti risposi commetti adulterio, a meno che il tuo sposo o la tua sposa non siano stati adulteri.

Nella nostra chiesa non abbiamo mai, mai, mai, mai suggerito il divorzio ad alcuno o ad alcuna. Ma, in taluni casi dove c'era stato un EVIDENTE ADULTERIO, e dove c'era una EVIDENTE volontà di non pentirsi da esso e cessare, abbiamo esposto la verità biblica.

Attenzione, non abbiamo MAI incoraggiato il divorzio, abbiamo sempre incoraggiato il pentimento e la riappacificazione, ma abbiamo anche detto che in quel caso ci sono validi motivi biblici per considerare il divorzio come una possibile soluzione,  ben sapendo che, comunque, quando ci sono figli, il divorzio non “termina” il rapporto”: ci sono i compleanni, la scuola, le visite mediche, le malattie.

Il divorzio non è una decisione da prendere in fretta, bisogna avere dei  maturi cristiani come consiglieri, ma certo non può essere nascosta a chi ha subito adulterio.

Se la pena nell'Antico Testamento era la morte,  nel Nuovo è il divorzio, quale è la pena nel Regno di Dio?

3. La pena del Nuovo Testamento è la dannazione

Si può andare all'Inferno per questo!

Sinceramente, avrei preferito non predicare questa parte; la tentazione di fare un rapido riferimento, e passare ad altro, è stata grande. Ma come vostro pastore, non posso nascondervi la verità,  non posso “illudervi”...

“Non sapete, forse, che nel regno di Dio non c'è posto per gli ingiusti? Non v'illudete: non saranno certo gli immorali a far parte del regno di Dio, e nemmeno gli idolatri, né gli adulteri, né i travestiti, né gli omosessuali, né i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né quelli che oltraggiano il prossimo, e neppure gli imbroglioni!” (1 Corinzi 6:9- 10 PV)

"Non v'illudete", dice Paolo: il problema è che satana ama creare l'illusione che, in fondo, tutti saremo salvati dalla grazia di Dio... tanto basta credere...

Paolo dice : “No, un attimo... non è proprio così”;

  • quelli “immorali” (greco “porneia” da cui “pornografia”) 
  • quelli che adorano un altro dio, 
  • quelli che tradiscono la propria sposa o il proprio sposo, 
  • quelli che si vestono come fossero del sesso opposto, 
  • quelli che hanno rapporti sessuali con persone dello stesso sesso, 
  • quelli che rubano al prossimo, 
  • quelli che accumulano e non danno al prossimo, 
  • quelli che dipendono da sostanze stupefacenti, 
  • quelli che abusano del prossimo, 
  • quelli che imbrogliano il prossimo,

quelli non ci saranno nel Regno”.E se non sono nel regno di Dio, l'unico altro posto che rimane è il regno di satana.

Tu potresti dirmi. “Un attimo, Marco, non mi hai detto fino a cinque minuti fa che siamo sotto la grazia, e che OGNI peccato può essere lavato?” Io ti risponderei: “E' esattamente quello che afferma Paolo”:

“Alcuni di voi erano così, ma il Signore Gesù Cristo e lo Spirito di Dio vi hanno purificati, vi hanno fatto santi, e vi hanno giustificati.” (1 Corinzi 6:11 PV)

Tutto sta in quel passato prossimo: “erano”: Lo Spirito Santo purifica e giustifica coloro che sono “nel processo di santificazione” non quelli perfetti, ma quelli che cercano di obbedire ogni giorno di più al volere di Dio,  anche gli adulteri che si pentono, e si impegnano a non cadere ancora.

Qualche numero sull'adulterio

Quando si parla di adulterio è difficile fare statistiche, Perché le persone non dicono la verità,
sia dalla parte dei traditori (o traditrici), che dalla parte delle tradite (o dei traditi).

 Il 56% sono uomini in media sopra i 40 anni, con una laurea in tasca (65%) o un diploma (21%),
sono alla ricerca di una donna, meglio bionda e disinibita, tra i 25 e i 45 anni.

Nella maggior parte sono manager, informatici o dipendenti statali (a volte ricoprono incarichi governativi), e il 72% ha un reddito sopra la media nazionale.

Quanto alle donne, rappresentano il 44% dei traditori, ma aumentano nelle grandi città.  In media hanno 38 anni e lavorano nel marketing, nel settore bancario o delle vendite.  Laureate (64%) o diplomate (27%) hanno un reddito nella media (67%).

Quello che stupisce non sono tanto le statistiche, ma il rapporto con il tradimento: esistono siti online dove procurarsi un'adulterio. (Ashley Madison) che fanno pubblicità sulle maggiori reti nazionali.

Ma c'è di peggio: ci sono siti on line per “credenti” che vogliono fare lo scambio di coppie... (Christian Swingers) nel cui sito si dice:

“Per i cristiani che vogliono fare lo scambio di coppia le cose non sono facili - spesso altre persone religiose li giudicano , per ignoranza o per invidia ,dicendo che il loro stile di vita e le loro pratiche di amore  sono sbagliate . Ma la Bibbia ci insegna ' non giudicate se non volete essere giudicati '”

Sapete quale è il vero dramma? E' che non ci facciamo più caso, che tutto questo non c'indigna più.

Esistono programmi televisivi dove le persone raccontano il tipo di tradimento che hanno commesso ai danni del proprio partner.

Personaggi come Rocco Siffredi – pornoattore, adultero, vengono osannati e invitati regolarmente nei talk show e nei reality. Ogni fiction prevede, se non è basata su, una serie di adulteri tra i protagonisti.

Quando è stata l'ultima volta che hai sentito alla radio o in TV una canzone che parlava di una coppia che si amava ed era fedele l'un l'altra per tutta la vita?

Sapete perché? Perché c'è chi vuole “ingannarvi”. Satana ha fatto il suo buon lavoro per abbassare le tue difese e farti credere che tutto questo è “normale”, mente Gesù è venuto per “alzare le difese” contro l'adulterio:

“Voi avete udito che fu detto: “Non commettere adulterio” Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.” (Matteo 5:27-28)

Gesù dice che ciò che tu commetti con il tuo corpo,  comincia nei tuoi occhi e nel tuo cuore.

Tutto quello che vedi, e che credi e che non valuti come adultero,  ti predispone all'adulterio.

Questo include la pornografia. Le statistiche dicono che i siti porno hanno un maggior traffico di Facebook e Twitter e Amazon messi assieme.

Questo include anche i “tradimenti” emotivi. Quando un'amicizia dell'altro sesso diventa più importante del tuo sposo o della tua sposa, quando ti confidi a lui, o a lei, invece che a tuo marito o a tua moglie. Tua moglie dovrebbe essere la tua amica più grande, tuo marito dovrebbe essere il tuo amico più grande.

Cosa posso fare?

Cambiare la tua mentalità. Cambiare la tua mentalità egoistica come dice Paolo:

“Seguire l'istinto egoistico conduce alla morte, seguire lo Spirito conduce alla vita e alla pace. Perché quelli che seguono le inclinazioni dell'egoismo sono nemici di Dio, non si sottomettono alla legge di Dio: non ne sono capaci. Essi non possono piacere a Dio, perché vivono secondo il proprio egoismo.” (Romani 8:6-8)

La legge è chiara” Non commettere adulterio” neppure nel tuo cuore, neppure se il tuo matrimonio è difficile, neppure se il tuo matrimonio è sotto stress.

Qualche consiglio pratico

1. Comincia da giovane ad essere fedele

La mentalità moderna dice che è OK avere sesso prima del matrimonio con il tuo ragazzo o la tua ragazza. Ricorda, l'unione  è riservata a chi ha stabilito un patto con Dio come testimone: se violi questa regola, stai allenandoti a violarla anche e se avrai un patto matrimoniale dove Dio è testimone.

2. Stare senza sesso si può, ma tra sposi è importante

La mentalità moderna dice che fare sesso è come respirare: non è possibile farne a meno. Questa è una bugia di satana. Paolo afferma:

“Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo” (Galati 5:22)

Se sei single stare senza sesso è possibile: una volta era un pregio la verginità, ora è una cosa su cui essere presi in giro.

Ma, lo stesso Paolo dice ai mariti e alle mogli:

“Non vi private l'uno dell'altro, se non di comune accordo e per un periodo di tempo limitato, per dedicarvi completamente alla preghiera. Ma subito dopo tornate insieme, per evitare che Satana vi tenti, facendo leva sui vostri istinti.” (1 Corinzi 7:5)

Il sesso nel matrimonio non è fondamentale, ma è importante.

3. Non tradire Dio

La fedeltà inizia dall'essere fedeli a chi la fedeltà protegge non violare il primo comandamento. Non avere altri Dei

4. Vigila sui tuoi occhi

Ricorda che l'adulterio comincia nel pensiero, e il pensiero comincia negli occhi.

“Io avevo imposto ai miei occhi di non guardare con passione le ragazze.” (Giobbe 31:1 TILC)

5. Fai un piano per non peccare

Qualche consiglio personale:

  • Io non rimango mai oltre le 11.30 da solo davanti a un PC (a meno che non debba scrivere la predicazione);
  • non ho una stanza chiusa come ufficio, ma un soppalco dove tutti possono vedermi.
  • Mia moglie ha diretto accesso a ogni mio pc o tablet, e pagina FB.
  • Io ho un solo cellulare.
  • Tutto quello che è sul mio pc ha un backup che può essere interrogato da chiunque.
  • Non esco mai da solo con un'altra donna a meno che mia moglie non sia informata, mi autorizzi e che sappia dove sono in ogni momento.
  • Non faccio amicizia su FB con donne a meno che mia moglie non sia anche lei amica.
  • Non abbraccio mai un'altra donna se non alla presenza di mia moglie.
  • Se viaggio non dormo mai da solo in albergo.
  • Quando mi sento tentato chiamo mia moglie.

6. Uomini, siete di più dei vostri soli  ormoni

La biologia va bene, ma l'autocontrollo è fondamentale.

7. Donne, non sottovalutate gli ormoni maschili

Imparate a guardarvi nello specchio: un vestito per voi è spesso solo qualcosa di carino, per gli uomini è una scarica di testosterone puro al 100%.

8. Pensa alla tua vita tra dieci anni prima di agire

Non agire in maniera impulsiva alla tentazione di tradire, valuta l'impatto su te, sulla tua famiglia, sulla tua vita di credente, sulla tua vita di chiesa.

9. Nutri la fedeltà

Così come io nutro la mia passione per il rugby giocandolo regolarmente e guardandolo regolarmente, allo stesso modo nutri la tua passione per la tua sposa o per il tuo sposo divertendoti assieme e ammirando quello che fa.  "La lode non si allontani dalle vostre labbra", dice Paolo.

10. Decidi di smettere prima di essere preso (o presa)  con le mani nel sacco

Non puoi vivere con lo stress di essere scoperto, smetti finché sei in tempo. Non pensare “se confesso tutto la mia relazione subirà danni irreparabili. Se  stai tradendo la tua relazione ha già subito danni, ma con Gesù puoi riparali.

Parlane col tuo sposo, parlane con la tua sposa, ma prima parlane con un maturo cristiano, parlane col tuo pastore; ci sono accorgimenti che possono aiutarti a trasformare il dramma di una vite tagliata nel lavoro di farla ritornare a crescere. Puoi forse parlarne assieme al tuo partner di fronte a un maturo cristiano o al pastore.

Cosa pensa Gesù dell'adulterio?


Ricordi la storia dell'adultera colta in flagranza di reato? La pena per l'adulterio era, abbiamo visto, la morte. Gesù fu richiesto di decidere la pena,  ma la sua risposta fu “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”

Gesù avrebbe avuto tutto il diritto di scagliare la pietra. Lui, senza peccato, e santo. Ma Gesù decise differentemente.

Il cuore di Gesù, che odiava il peccato, scelse di lasciar cadere la pietra, scelse di amare l'adultera, non il suo peccato. Scelse di darle una nuova dignità, e una nuova vita in lui.

“Allora Gesù si rialzo e le chiese: "Dove sono tutti quelli che ti accusavano? Neppure uno di loro ti ha condannata?"  "Nessuno, Signore", mormoro la donna.E Gesù disse: "Neppure io ti condanno. Va' e non peccare più". (Giovanni 8:10-11 PV)

Preghiamo.

12 aprile 2015

Non uccidere

Se crediamo in Cristo, oggi dobbiamo prendere posizioni "impopolari" circa aspetti della vita moderna che, in tutto e per tutto, violano il Sesto Comandamento, soprattutto l'aborto e l'eutanasia.
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Oggi affrontiamo un comandamento su cui in teoria c'è poco da commentare: siamo al sesto comandamento, che è composto da due sole parole:

“Non uccidere.” (Esodo 20:13)

Se da un lato c'è poco o nulla da discutere sulla prima parola, “Non” sulla seconda “uccidere” c'è un bel po' da discutere.

Esistono otto parole differenti nell'Antico Testamento che si riferiscono al togliere la vita a un essere vivente: sono parole usate per indicare sacrifici di animali, uccisioni in battaglia, uccisioni di civili, morti per incidente, e così via.

La parola usata qui è “râṣaḥ”, letteralmente “fare in pezzi qualcuno”: veniva usata principalmente per coloro che provocavano la morte di un altra persona in maniera deliberata, sia violenta, sia per negligenza, sia per abbandono.

In italiano non ci sono molte parole per descrivere il togliere la vita, e tutti i traduttori della Bibbia hanno usato la più  comune: “uccidere”, quando in realtà quella più vicina alla parola ebraica è “assassinare”.

É la differenza che esiste tra uccidere qualcuno perché hai perso il controllo dell'auto sul terreno bagnato, e accelerare perché c'è la tua ex moglie sulle strisce pedonali.


Cosa non dice il comandamento

Questo comandamento è stato da sempre usato per dipingerei cristiani come un vago popolo di pacifisti “ante litteram”, coloro che anche se gli stermini la famiglia continueranno a sorriderti e a darti pacche sulle spalle.

Il comandamento non dice assolutamente questo: la Bibbia non dice assolutamente che non si deve uccidere. In uno scontro a fuoco con dei terroristi che hanno ucciso ostaggi, anche il credente può uccidere; se la sera rientrando trovi uno con un'ascia di fronte a casa tua deciso a provare se è affilata su di te, e tu hai una pistola, è giusto che la usi. Il Sesto Comandamento non sta parlando di questo.

Di cosa parla il 6° comandamento?

Il comandamento parla del togliere in maniera deliberata e premeditata la vita di qualcuno che non ci ha offeso né minacciato la nostra stessa vita: per fare qualche esempio, l'infanticidio, il suicidio, l'eutanasia, l'aborto, le azioni terroristiche. Il Sesto Comandamento parla di questo.

Perché l'assassinio è un peccato?

Noi viviamo in una società dove crediamo che il piano etico e il piano legale non si incontrino più: qua c'è la morale cristiana e qua c'è la legalità della legge. E invece viviamo in una società che ha derivato gran parte delle proprie leggi dall'etica dettata dalla legge di Dio.

Difatti...

I Comandamenti non sono una norma morale per i soli credenti 
ma il fondamento da cui derivano gran parte delle nostre leggi.

Nessuno ci avrebbe detto che uccidere era legalmente sbagliato se non ci fosse stata la legge di Dio che lo diceva. Genesi dice questo:

“Il sangue di chiunque spargerà il sangue dell’uomo sarà sparso dall’uomo, perché Dio ha fatto l’uomo a sua immagine.” (Genesi 9:6)

L'assassinio è peccato,  è sbagliato in quanto l'uomo – e solo l'uomo- porta in se l'immagine di Dio.

In quasi nessuno stato al mondo possiamo essere imprigionati o messi a morte perché abbiamo ucciso un coniglio, e ci abbiamo fatto pranzo, eppure è un  togliere in maniera deliberata e premeditata la vita di un essere che non ci ha offeso né minacciato la nostra stessa vita.

Ma in quasi tutti gli stati al mondo l'assassinare un uomo ci porta in carcere o davanti al plotone d'esecuzione. Questo perché nel coniglio Dio non ha messo la sua immagine,  mentre nell'uomo si.

Se ci fosse un incendio a casa, ed io avessi là dentro un cane e mio figlio,  non c'è dubbio che prima salverei mio figlio,  e poi, se mai, il cane.

Molte persone sono realmente contraddittorie: fanno lotte civili per i diritti degli animali,  ma non spendono una parola circa l'aborto o l'eutanasia.  Questo viene da una concezione evoluzionistica del mondo -  solo il più forte sopravvive; e il neonato e il vecchio o il malato non lo sono.

Esperti nell'assassinare

Il fatto di togliere deliberatamente la vita ad un altro essere umano non è un problema semplicemente sociale, ma viene da un preciso piano del diavolo. Gesù stesso lo dice:

“Siete degni figli di vostro padre, il diavolo, e volete comportarvi come piace a lui. Fin da principio egli è stato un assassino e non è mai stato dalla parte della verità, perché in lui non c'è un briciolo di verità!” (Giovanni 8:44a PV)

Dio dà la vita e satana la toglie:  satana gioisce quando persone vengono messe a morte ingiustamente o prematuramente.

Siamo così abituati ad assassinare altri esseri umani che abbiamo creato nuove parole per descrivere questa pratica: parliamo di “genocidio”, di “pulizia etnica” Quello che è accaduto in Germania nella Seconda Guerra mondiale, in Rwanda, in Bosnia, sono tutti esempi di questa nostra natura che è manipolata da satana: lo è stata sin dall'inizio, con l'assassinio di Abele da parte di Caino.

Basti pensare che nel 20° Secolo (il secolo più sanguinoso della storia del mondo) quattro uomini da soli hanno assassinato 175 milioni di persone: Hitler, Lenin, Mao, e Stalin. 175 milioni di persone sono più della popolazione di Francia e Gran Bretagna messe assieme.

Stiamo parlando di credenti? Certamente no, stiamo parlando di persone atee: Dio dice in Proverbi :

“Tutti quelli che mi odiano amano la morte” (Proverbi 8:36b)

La natura demoniaca dell'uccidere è così radicata nella nostra cultura che si calcola che ogni giovane che arriva a 18 anni abbia già visto nella sua vita tra film, telegiornali e videogame 80.000 omicidi:
e film e videogame fanno a gara per renderli sempre più realistici e dettagliati.

Come la mettiamo con la pena di morte?

Qui c'è da introdurre un concetto basilare,  quello di autorità e di autorità massima. 

Dio è l'unico che detiene la massima autorità nell'Universo, ne è creatore, amministratore,regolatore, motore,  è giusto che lui abbia l'autorità definitiva su tutto. Lui è l'autorità massima.

Dio à tuttavia concesso in “comodato d'uso” una parte della sua autorità all'uomo o a un  gruppo di uomini: si chiamano governi. Paolo ce lo dice molto chiaramente:

“Ubbidite alle autorità, perché è Dio che le ha stabilite; non c'è ne uno che Dio stesso non abbia messo al potere.  Perciò chi disubbidisce alle autorità, si oppone a ciò che Dio ha stabilito e sarà punito.  Perché quelli che agiscono bene non hanno niente da temere, ma quelli che fanno del male devono aver paura dei magistrati. Volete vivere senza temere le autorità? Comportatevi bene, e i vostri superiori vi loderanno Le autorità sono state istituite da Dio per il vostro bene; pero, se fate il male, avete ragione di stare in ansia, perché prima o poi arriverà la punizione. Il magistrato è dato da Dio proprio a questo scopo."” (Romani 13:1-4 PV)

Le autorità, che lo sappiano o no, che lo ammettano o no, posseggono la loro autorità solo perché gli è stata delegata da Dio. Ma stiamo parlando di uomini,  a cui Dio  ha concesso la libertà di scegliere se seguire la sua via o meno. Se seguire la via della santificazione o quella del peccato.

Come la mettiamo con la guerra?

E' possibile secondo la Bibbia per un credente partecipare ad una guerra dove sarà partecipe se non protagonista di uccisioni?

Nella Bibbia non esiste un concetto di “guerra giusta”. Ci sono molte guerre,  e tutte quelle che Dio approva sono a difesa del suo popolo.

In maniera molto sommaria, molto generale, assolutamente approssimativa e assolutamente parziale, Dio permette nella Bibbia tre tipi di guerra:

1. Le guerre per dare al suo popolo un futuro

Quelle guerre fatte per provvedere un posto dove vivere in pace, avere cibo, acqua, sicurezza; è quella che hanno fatto gli Ebrei rientrando dall'Egitto per insediarsi in Terra Santa.

2.  Le guerre per la protezione del suo popolo

Quelle guerre fatte per permettere al suo popolo di continuare a vivere in pace; è quella che hanno fatto gli ebrei per rimanere nella Terra Santa.

3. Le guerre per una giusta causa

Quelle guerre fatte per impedire che qualcosa di male avvenga in un luogo, contro il suo popolo e, talvolta, contro un altro popolo; è quella che regolarmente gli Ebrei facevano contro i popolo idolatri che li circondavano a difesa delle persone che vivevano a confine.

Cosa ne pensa Dio della guerra?

E' Dio felice che le sue creature si facciano guerra l'un l'altro? Assolutamente no! Isaia dice:

“Egli giudicherà tra nazione e nazione e sarà l'arbitro fra molti popoli; ed essi trasformeranno le loro spade in vomeri d'aratro, e le loro lance, in falci; una nazione non alzerà più la spada contro un'altra, e non impareranno più la guerra.” (Isaia 2:4)

Lo stesso medesimo versetto sarà pronunciato, centinaia di anni dopo, dal profeta Michea. Entrambi stavano parlando della  Nuova Gerusalemme di Apocalisse, del mondo che sarà.

Il progetto è quello,  ma nel frattempo viviamo in un mondo dove la guerra è una realtà. Gesù stesso era consapevole che l'uomo sarebbe stato eternamente in guerra finché sarebbe stato sulla terra:

“Quando sentirete parlare di guerre vicine o lontane, non abbiate paura: sono cose che devono accadere, ma non sarà ancora la fine. Nazioni e regni si scaglieranno gli uni contro gli altri e ci saranno carestie e terremoti in molti paesi.” (Matteo 24:6-7 PV)

Gesù non incita alla guerra, ma conforta dalla guerra. Il progetto è che non ci sarà più guerra,  ma non su questa terra così come è ora.

Come la mettiamo con l'aborto?

Questo è un tema dibattuto in tutto il mondo.  E' dibattuto e controverso per un semplice motivo: l'interpretazione soggettiva di “inizio vita”.

Quando possiamo definire che una vita inizia? 

Inizia al concepimento, qualche istante dopo che lo spermatozoo è penetrato nell'ovulo?
Inizia quando le cellule cominciano a moltiplicarsi e segmentarsi?
Inizia quando cominciano a comparire gli organi vitali (reni, polmoni, fegato, cervello)?
O infine, inizia quando la nuova creatura esce dal grembo della madre?

Giocando, manipolando e interpretando in maniera differente la definizione di vita  possiamo giocare, manipolare e interpretare in maniera differente la definizione di aborto.

La gestazione dura mediamente 40 settimane. La legge in Italia stabilisce che l'aborto può essere praticato “di norma” (ma si può andare ben oltre con l'aborto cosiddetto “terapeutico”) entro la dodicesima settimana di gravidanza, al 30% del cammino.

Per fare un esempio, la legge britannica stabilisce che l'aborto può essere praticato entro la ventiquattresima settimana di gravidanza, al 60% del cammino. 

I miei nipotini sono stati partoriti prematuri alla ventottesima settimana di gravidanza, al 70% del cammino. 

Una persona che conosco bene ha ottenuto un “aborto terapeutico” per possibili malformazioni alla nascita alla trentesima settimana., all'75% del cammino. 

Ognuno tragga le proprie conclusioni individuali, ma se sei credente non puoi non considerare il punto di vista di Dio. 

Quando comincia la vita secondo la Bibbia?

Secondo la Bibbia la vita inizia nell'istante del concepimento

Chi è che lo dice?

1.  Dio lo dice

Il Salmo 139: 13 dice:

“Sei tu che hai formato le mie reni, che mi hai intessuto nel seno di mia madre.” (Salmo 139:13)

Dio ispira al salmista di parlare di se stesso come una creatura che andava costruendosi nell'utero materno, non come un qualcosa che sarebbe divenuto un uomo, ma come un uomo già reale, che si forma e cresce.

2. Lo Spirito Santo lo dice

In Luca 1:15 L'angelo dice a Zaccaria come dovrà allevare Giovanni il Battista:

”Non dovrà mai bere vino, né altre bevande alcooliche, sarà pieno di Spirito Santo già prima della nascita.” (Luca 1:15b PV)

Lo Spirito Santo non riempe cose, ma uomini.

3. Gesù lo dice 

Poco più avanti, in Luca 1:41, Maria va a trovare Elisabetta:

“Non appena Elisabetta udì il saluto di Maria, il suo bimbo fece un balzo dentro il suo ventre.” Luca  1:41a PV)

La parola che viene usata in greco per “bambino” è “brephos”. Quando Gesù, in Luca 18 dirà:

"Lasciate che i bambini vengano da me, non li ostacolate, perché il Regno di Dio è per quelli che sono come loro.” (Luca 18:16b PV)

userà la stessa parola: “brephos” per “bambini”.

Ci sono ancora molte altre evidenze nella Bibbia che la vita inizia al concepimento; profeti come Isaia e Geremia erano stati chiamati a servire Dio “sin dal grembo materno”.

Cosa ne pensa Dio dell'aborto?

Abbiamo fatto tutto questo bel discorso, per “deduzione”, ma c'è un brano della Bibbia dove Dio esprime chiaramente cosa pensa: se pensa che un embrione è una “cosa” o un uomo. Si trova – manco a farlo apposta- in Esodo

“Se durante una rissa qualcuno colpisce una donna incinta e questa partorisce senza che ne segua altro danno, colui che l’ha colpita sarà condannato all’ammenda che il marito della donna gli imporrà; e la pagherà come determineranno i giudici;  ma se ne segue danno, darai vita per vita,  occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, scottatura per scottatura, ferita per ferita, contusione per contusione.” (Esodo 21:22-25)

Questa è la prima volta che compare “Occhio per occhio, dente per dente”; tutte le prossime volte sarà riferito a uomini e donne adulte.

Dio sta dicendo che se tu rechi danno a ciò che sta dentro una donna incinta lo stesso danno andrà inflitto a te che lo provochi, vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano...

Hai assassinato una vita, pagherai con la vita. La pena per chi uccide un bambino nell'utero è la morte

Non c'è molto altro da aggiungere.  La stima in Italia per il 2013 è di circa 113.000 interruzioni di gravidanza – tra legali e non- Montefiascone conta circa 13.000 abitanti.

Se sommiamo la popolazione dei luoghi da dove veniamo: Marta, Tuscania, Civitella, Vitorchiano e Viterbo non arriviamo a 99.000.

Bisogna aggiungere la città di Vetralla per pareggiare il conto. In un solo anno siamo stati capaci di uccidere l'equivalente delle popolazioni dei Viterbo, Vetralla, Montefiascone, Tuscania, Marta, Vitorchiano, Civitella.

Sapete quale è il problema?  Che non ci facciamo più caso.  Che c'indigniamo per i poveri cagnolini abbandonati e salvati da Stoppa a Striscia la Notizia, ma abbiamo smesso di indignarci per una strage che – solo in Italia, uccide ogni anno l'equivalente dell'intera popolazione dei luoghi da dove veniamo,  più un terzo della provincia di Viterbo.

Satana è stato abilissimo a cambiare il “nome” di ciò che l'aborto realmente è: da “assassinio” a “maternità responsabile",  da “reato contro la vita” a “scelta individuale”.

Come la mettiamo con l'eutanasia?

Prima di concludere, vogliamo vedere un ultimo aspetto del sesto comandamento legato alla società moderna; l'eutanasia.

Il termine greco di per se è una contraddizione nei termini per un credente:  eutanasia significa “buona morte”;  sta a indicare la deliberata interruzione di una vita che è diventata una sofferenza.

Come credenti sappiamo che la morte non è mai “buona”: la morte è un nemico che si è introdotto nelle nostre vite attraverso il peccato. Paolo afferma in 1 Corinzi 15:26 che “L’ultimo nemico che sarà distrutto sarà la morte.

Non possiamo avere un “buon nemico”:  un nemico è qualcuno che vuole il nostro male, non il nostro bene.

Cosa dice la Bibbia sulla malattia e sulla morte?

Anche qui ci sono molti passi che parlano della “sofferenza” del credente, e di come dovremmo affrontarla. Ne vediamo solo uno, tratto dal libro di Giobbe:

“Satana rispose al Signore: «Pelle per pelle! L’uomo dà tutto quel che possiede per la sua vita; ma stendi un po’ la tua mano, toccagli le ossa e la carne, e vedrai se non ti rinnega in faccia».  Il Signore disse a Satana: «Ebbene, egli è in tuo potere; soltanto rispetta la sua vita».  Satana si ritirò dalla presenza del Signore e colpì Giobbe di un’ulcera maligna dalla pianta dei piedi alla sommità del capo; Giobbe prese un coccio con cui grattarsi e si sedette in mezzo alla cenere.  Sua moglie gli disse: «Ancora stai saldo nella tua integrità? Ma lascia stare Dio e muori!»  Giobbe le rispose: «Tu parli da donna insensata! Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo di accettare il male?» In tutto questo Giobbe non peccò con le sue labbra.” (Giobbe 2:4-10)

Quale è il consiglio della moglie a Giobbe? “Lascia perdere Dio! Non vedi come sei ridotto? L'unica via di uscita per porre fine alle tue sofferenze; è una “buona morte.”

A Giobbe viene proposta l'eutanasia; la vita fa troppo male,  non può essere più neppure considerata vita, la soluzione migliore è interromperla.

Giobbe risponde con saggezza dicendo che la vita non è vita solo quando tutto gira bene, che Dio non è presente solo nei giorni di sole, ma anche in quelli di buio totale.

L'eutanasia è in tutto e per tutto un assassinio, perché vuole controllare un aspetto della vita – la morte – sul quale l'uomo non ha giurisdizione: Ecclesiaste la pone in questi termini:

“L'uomo non è padrone della sua vita, non può evitare la morte.” (Ecclesiaste 8:8 TILC)

La morte è un evento naturale.  A volte Dio permette ad una persona di soffrire a lungo prima di morire; altre volte la sofferenza è limitata.  A volte i piani di Dio sono rivelati attraverso la sofferenza: 

“Nel giorno della prosperità godi del bene, e nel giorno dell'avversità rifletti. Dio ha fatto l'uno come l'altro…” (Ecclesiaste 7:14).

Romani 5:3 ci insegna che la tribolazione porta la perseveranza.  Dio non è indifferente a coloro che desiderano morire in modo da poter porre termine alla propria sofferenza.  Dio dona uno scopo alla vita fino alla fine.  Solo Dio sa ciò che è meglio,  e i Suoi tempi sono perfetti, anche per quanto riguarda il momento della morte.

Cosa posso fare io?

Viviamo in una società dove il comandamento “non uccidere” è più volte disatteso: 'aborto lo infrange, l'eutanasia lo infrange.

Cosa posso fare io, come credente? Su tutti, vale il consiglio di Paolo in Efesini:

“Nessuno vi seduca con vani ragionamenti; infatti è per queste cose che l’ira di Dio viene sugli uomini ribelli. Non siate dunque loro compagni;  perché in passato eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce poiché il frutto della luce consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità –  esaminando che cosa sia gradito al Signore.  Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; piuttosto denunciatele;  perché è vergognoso perfino il parlare delle cose che costoro fanno di nascosto.” (Efesini 5:6-12)

E' possibile che anche tu che mi ascolti abbia partecipato alle opere infruttuose delle tenebre”, che hai interrotto una vita che stava sviluppandosi; che hai aiutato un familiare a terminare i suoi giorni.

Non voglio tu esca da qua con un sentimento di giudizio. Dio non vuole giudicarti, ma riconciliarsi con te.

“Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove.  E tutto questo viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo e ci ha affidato il ministero della riconciliazione.” (2 Corinzi 5:17-18)



Il passato è passato:  se sei in Cristo ogni peccato è pagato da Cristo sulla croce: “Padre, perdona loro”. Gesù è morto perché persino gli assassini potessero essere perdonati, e cambiati

La nostra speranza è nella resurrezione: noi abbiamo ucciso Dio,  e tramite quell'assassinio  Gesù ha conquistato potere sul peccato e sulla morte e ci ha riconciliati col Padre.

Sii consapevole che tu sei una persona nuova, che il passato è dimenticato, che qualsiasi peccato è perdonato, se hai accettato ciò che ha fatto Cristo.

Preghiamo.

05 aprile 2015

Liberàti da Cristo per vivere liberi – Pasqua 2015

La Pasqua  non è un piano "logico", ma l'atto d'amore di un Padre che fa del tuttto per far tornare il sorriso nel cuore dei propri figli.
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Nei piani del nostro Padre Celeste c'è da sempre stata la liberazione di coloro che ama. Abbiamo un
padre che non ci abbandona, che, nonostante tutte le nostre disobbedienze,  i nostri umani limiti,  nonostante nessuno di noi avrebbe mai potuto rispettare in tutto le sue leggi, non si è mai dato per vinto.

Riesci ad immaginare cosa abbia provato Dio nel sapere che il suo popolo  era prigioniero, senza un futuro, senza una speranza?



E' difficile, ma proverò a fartelo immaginare con una foto.



Quali sensazioni provoca in te questa foto? Se non la conosci già, voglio spiegarti di cosa si tratta

E' la foto di una bambina siriana. Hudea ha quattro anni, è una profuga, in fuga dal'Isis; essendo profuga è possibile anche che appartenga ad una famiglia cristiana.  Hudea abita in un campo profughi ai bordi nord della Siria, vicino alla Turchia; ha percorso 150 chilometri a piedi assieme a quello che resta della sua famiglia;  sua madre e due fratelli.

Questa è stata la sua reazione quando una fotografa le ha puntato contro l'obiettivo della sua macchina fotografica. Istintivamente, ha alzato le mani, in segno di resa.

Cosa muove in te questa foto? Cosa muovono in te quegli occhi, e quelle mani alzate? Ti dico cosa suscita in me... cosa provo.

Ogni volta che la guardo, sento un crampo allo stomaco, sento che non è giusto... E vorrei poter prendere un aereo, volare là,  prendere Hudea, i suoi due fratelli, sua madre vedova,
e portarli via di là.

Vorrei poter vedere un sorriso su quelle labbra, vorrei che le braccia si allargassero in un abbraccio,
e le mani si aprissero in una carezza... E sento l'impotenza di non esserne capace.

Forse non rendo l'idea,  forse quello che provava Dio era molto diverso, non so. Ma posso arrivare a sapere cosa ha provato Dio  vedendo quello che provava suo figlio Gesù  di fronte a persone che erano prigioniere, senza un futuro, senza una speranza.

Leggiamo Luca 7.

“Non molto tempo dopo, Gesù andò al villaggio Nain. I suoi discepoli erano con lui, insieme a una grande folla. Mentre si avvicinavano alla porta del villaggio, incontrarono una processione : era l'unico figlio di una donna che era trasportato per la sepoltura. E la madre era vedova. Quando Gesù la vide, il suo cuore si spezzò. Lui le disse: "Non piangere." Poi si avvicinò e toccò la bara. I portatori si fermarono. Egli disse: "Ragazzo, io ti dico: alzati" Il figlio morto si mise a sedere e cominciò a parlare. E Gesù lo restituì a sua madre.” (Luca 7-11:15 Trad. da "The Message")

Gesù, per strada, incontra la disperazione più nera. Per poter vivere in Israele a quei tempi una donna doveva avere un marito, una donna vedova era una donna morta. Solo se aveva un figlio maschio in casa avrebbe potuto continuare a sostentarsi.

Abbiamo visto la scorsa settimana che il quinto comandamento imponeva di onorare il padre e la madre, e parte dell'onore alla madre lo si dava quando il padre non c'era più, sostentandola.

Ma la donna stava seguendo un feretro,  quello del suo unico figlio maschio

Gesù vide la donna,  ma non vide solo il suo volto,  le sue lacrime,  la sua tristezza.

Gesù vide “dentro” la donna, vide il suo cuore,  lesse la sua mente.

Non sono gli occhi di Gesù a vedere,  e non sta guardando la donna,  ma il suo cuore.  Cuore a cuore, vita a vita, spirito a spirito.

Non l'aveva mai vista,  eppure la conosceva da sempre.

La frase che qui è tradotta con “Il suo cuore si spezzò” e in altre traduzioni “ebbe pietà”, o “ebbe compassione” è una sola parla greca, che significa “sentire qualcosa che si muove nelle viscere”.

A quel tempo si credeva che il pensiero risiedesse nel cuore,  e le emozioni nelle viscere,

Gesù non ha riflettuto sul fatto che la donna rischiava di morire di fame, non ha non ha attivato la sua “logica” per studiare un rimedio, proporre un piano, dare un ventaglio di soluzioni.

Gesù ha sentito un crampo allo stomaco; non la sua intelligenza è stata smossa, ma le sue emozioni.
Più e più volte i Vangeli raccontano che Gesù sia scoppiato in lacrime.

Ebrei dice:

“(Gesù) non è un sommo sacerdote incapace di soffrire con noi nelle nostre debolezze, anzi, è stato tentato esattamente come noi, ma non ha peccato.” (Ebrei 4:15 PV)

Gesù, il Creatore, non è un progettista asettico e freddo, ma è un poeta,  è un innamorato,
chiama il suo popolo che è  la chiesa “la mia sposa”.

 "Non piangere." Poi si avvicinò e toccò la bara. I portatori si fermarono. Egli disse: "Ragazzo, io ti dico: alzati" Il figlio morto si mise a sedere e cominciò a parlare. E Gesù lo restituì a sua madre.”

Prima di risolvere, Gesù conforta il cuore della donna. E la soluzione non nasce dalla logica,  ma da un cuore che trabocca d'amore per la donna.

Lo stesso crampo allo stomaco che ha provato Gesù,  lo provava Dio per il suo popolo,  prigioniero,
senza un futuro,  senza una speranza.

E la soluzione non nasce dalla “logica” di Dio; non c'era un “piano B” se il primo non avesse funzionato, ma da un cuore che trabocca d'amore per le sue creature.

Gesù decise di scendere, per affrancarci dalla schiavitù del peccato  che ci separava da un Padre santo e perfetto perché liberati, vivessimo liberi.

“è stato tentato esattamente come noi, ma non ha peccato.”

Quello che non potevamo noi, obbedire alla legge di Dio, lo ha fatto Gesù per noi.

Dov'è il tuo cuore oggi? Gesù ti conosce da sempre, Gesù legge la tua mente,  vede il tuo cuore. Non sta guardando a come sei fuori, ma al tuo cuore. Cuore a cuore, vita a vita, spirito a spirito.

Dov'è il tuo cuore? Gesù gli ha già detto, “non piangere”,  e ora è nelle sue braccia, oppure segue ancora il feretro dei tuoi dolori e delle tue sconfitte?


Ma oggi è un giorno di festa, bisogna sorridere, e festeggiare, e cantare, e gridare, e non c'è alcun
motivo che ti possa impedire di farlo.

Perché se io mi sentivo impotente dinanzi alla foto di Hudea e non potevo fare nulla per far tornare il sorriso sulle sue labbra e nella sua vita.

Sappi che nella Resurrezione c'è tutta la potenza di cui hai bisogno, per far tornare il sorriso, per far allargare  un abbraccio, per dare e ricevere una carezza.

Perché, liberato,  tu possa vivere libero,  perché liberata tu possa vivere liberà.

Preghiamo

29 marzo 2015

Onora tuo padre e tua madre


Dio ha stabilito la famiglia in un uomo ed una donna sotto la sua benedizione: e i figli sono tenuti ad onorare entrambi i genitori,  anche quando fanno di tutto per non essere degni.
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Voglio iniziare in una maniera un po' diversa stamattina. Chiudete gli occhi (non vi preoccupate che
non vi rubo i portafogli o i cellulari). Pensate ora al volto di vostra madre mentre ascoltate questa frase: “onora tua madre”.

Rimanete con gli occhi chiusi,  e ora pensate al volto di vostro padre e ascoltate questa frase: “onora tuo padre”.

Ora potete aprire gli occhi.   Rispondete mentalmente: quali sensazioni ha provocato l'immagine di tua madre associata alla frase “onora tua madre”? E quali sensazioni il volto di tuo padre associato alla frase “onora tuo padre”?

Per molti di voi è semplice ricordare i volti, perché li avete a fianco ogni giorno,  per altri è un po' più complesso, perché sono distanti fisicamente. Per altri ancora è la memoria di qualcuno che non c'è più da tempo.

Qualsiasi sia la tua situazione, la memoria di quei volti può avere una doppia valenza: incoraggiante e sicura, oppure dolorosa e devastante.

Per alcuni parlare di Comandamenti fa ritornare in mente gli ordini di un genitore dispotico. Ma in realtà...

I Comandamenti non sono un imposizione di un genitore dispotico ma l'obbedienza richiesta per crescere sani.

Siamo suo quinto comandamento, lo spartiacque della legge di Dio.


Se nei primi quattro comandamenti Dio aveva dettato le regole da rispettare per avere un rapporto con lui, “Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente” (Matteo 22:4) da ora in avanti parlerà del rapporto che dobbiamo avere con il nostro prossimo, esattamente come dice Gesù nel Grande Comandamento:  “Ama  il tuo prossimo come te stesso” (Matteo 22:5). E Dio inizia proprio dal prossimo più prossimo, la nostra famiglia terrena.

“Onora tuo padre e tua madre, affinché i tuoi giorni siano prolungati sulla terra che il Signore, il tuo Dio, ti dà.” (Esodo 20:12)

Versetto secco: nessuna postilla, nessun se e nessun ma. Onora: in origine significa “essere pesante, avere peso”. Tuo padre e tua madre devono essere pesanti (non fraintendetemi),  devono avere “peso” nella tua vita, non puoi prenderli alla leggera.

Essere genitori, al giorno d'oggi, è più difficile che al tempo degli ebrei nel deserto.

Noi abbiamo separato il sesso dal matrimonio  e attraverso il controllo delle nascite e l'aborto le persone sono sessualmente attive senza pensare minimamente ad essere genitori.

Viviamo in una società in cui la psicologia e la psicoanalisi ha sancito con Freud che per essere liberi dobbiamo “uccidere” nostro padre; esattamente quello che abbiamo fatto all'inizio “uccidendo” il nostro Padre Celeste e che è la causa di tutti i nostri problemi in terra.

In Italia i figli vivono a lungo assieme ai propri genitori (i famosi “bamboccioni”) ma condividono solo lo spazio fisico, ma sono separati mentalmente e emozionalmente. Siamo figli del 68, dove la regola era non avere regola, e ribellarsi alle autorità precostituite, a partire dai propri genitori. E Dio chi chiede invece di onorare, dare peso, non prendere alla leggera i nostri genitori.

Come onoro mio padre e mia madre?

Dio ha detto “Onora tuo padre “: inizia con il padre. L'uomo è il capo della casa “Come Anche Cristo è CAPO della chiesa” dirà Paolo in Efesini 5:23.

Un capo che comanda, ma che è pronto a morire per la felicità della propria sposa. “e tua madre”: la congiunzione “e” l'abbiamo messa noi italiani traducendo dall'ebraico, nella struttura della frase in origine padre e madre sono assieme, indivisi, indivisibili, sullo stesso piano, l'uno parte dell'altro.

Forse non fa molto effetto alla nostra sensibilità occidentale erede del femminismo, ma lo faceva di sicuro agli ebrei dell'epoca di Mosè. All'epoca la donna, e per cui la moglie, non aveva un gran valore, doveva servire il marito, compiacere il marito, supportare il marito, e curarsi dei figli del marito.

Perché onorare il padre e la madre?

1. Perché Dio mi chiede di onorare il padre E la madre

Dio fa due categorie ben precise: un uomo e una donna sotto la benedizione di Dio divengono genitori da onorare. Non c'è spazio per “genitore 1 e genitore 2”,  né per due padri, né per due madri.

Sappiate che dicendo questo saremo chiamati bigotti, retrogradi, omofobi, ma stiamo semplicemente dicendo quello che nostro Padre Celeste dice. Un padre e una madre, che sono lì non solo per la nascita, ma anche per la laurea, e il primo lavoro, e il matrimonio,  e la presentazione dei nipoti...

Non alzate le mani, ma rispondete mentalmente: quanti di voi sono stati cresciuti in una famiglia dove c'erano favoritismi per uno dei fratelli? Dove c'era il “cocco di papà” e il “cocco di mammà”?

E' biblicamente accertato che succedono cose orribili quando i genitori hanno dei favoritismi in famiglia: finisce che i fratelli uccidono i fratelli (Abele) o li vendono ai mercanti di schiavi (Giuseppe).

Se questo che dico è vero per i genitori (non avere favoritismi) lo è ancora di più per i figli. Onorare il padre e la madre come fossero una sola cosa,  obbedire alle istruzioni del padre e della madre come fossero una sola voce.

Ricordate che Dio ha detto che quando un uomo e una donna si sposano sotto la Sua benedizione divengono un solo corpo. Questo porta di conseguenza che padre e madre devono onorarsi a vicenda:
se una madre dà dell'idiota al proprio marito, sta modellando un figlio o una figlia irrispettosa verso il padre, e viceversa.

Questo non significa che padre e madre non devono mai avere dispute (auspicabile ma utopico),  ma che devono gestirle lontano dagli occhi dei figli,  e che se capita di gestirle con i figli presenti devono gestirle nella maniera che onori Dio e l'altro: niente urla, niente insulti, non tramonti il sole sopra la vostra ira.

2. Perché Dio possa benedirmi

“affinché i tuoi giorni siano prolungati sulla terra che il Signore, il tuo Dio, ti dà.”

Il frutto del mio onorare mio padre e mia madre saranno giorni “prolungati” sulla terra.

Qui c'è da capire il contesto:  Dio stava parlando a esuli dall'Egitto,  ex schiavi senza una terra e che potevano morire da un giorno all'altro per volere del faraone, che stavano nel deserto.

Dio sta dicendo loro: “Io ho già promesso di darti una terra dove potrai vivere in pace, dove scorre latte e miele,  che nessuno ti toglierà. Se vuoi vivere a lungo in quella terra, devi onorare tuo padre e tua madre.”

Paolo dice in Efesini 6:1-3 che questo è il primo comandamento che contiene una promessa.

Come onorare un padre o una madre non degni?

Parliamo prima dei come onorare un padre e una madre che non sono stati un esempio per noi, dei genitori “non degni”.

Nel comandamento di Dio non c'è alcuna postilla. Non c'è scritto “onora tuo padre e tua madre SE ne sono degni” Un padre che ti picchia, una madre dispotica sono ancora titolati perché io li onori?

La risposta è: SI! Non c'è nessuna postilla che possa fare eccezione. Come faccio allora?

1. Dai il tuo  perdono

Devi volontariamente allontanare l'amarezza dal tuo cuore. Se i tuoi genitori non sono stati un esempio per te,  se ti hanno trattato male, se ti hanno sminuito, se non sono stati attenti, o peggio... stavano seguendo un percorso di peccato.

Non lasciare che il loro peccato contagi anche te. Se non perdoni i tuoi genitori diventerai come i tuoi genitori. Perdonare non significa accettare quello che ci ha offeso, ma significa “passare oltre” quello che ci ha offeso.

Perdonare significa dire: “Quello che hai fatto contro di me era sbagliato: ma io non sono il giudice. Gesù saprà giudicare meglio di me. Per quanto mi riguarda, io ti perdono.”

2. Dai la tua grazia

Qualche volta è meglio non dire nulla, piuttosto che mentire. Se non puoi dare onore a tuo padre o a tua madre per quanto di buono hanno fatto, puoi dare loro onore non sottolineando quanto male hanno fatto.

Questa si chiama “grazia”. E' la stessa grazia per cui Dio non va ripetendo in giro le tue trasgressioni, i tuoi peccati, ma li cancella attraverso Gesù.

3.  Dai il tuo esempio

Se tu non onori tuo padre e tua madre, crescerai dei figli che non onoreranno il padre e la madre. La Bibbia dice che raccoglierai quello che semini. Anche se non puoi onorare i tuoi genitori per quello che hanno fatto, puoi insegnare ai tuoi figli l'importanza di essere un buon genitore.

4. Dai il tuo ringraziamento

Anche in un genitore disonorevole, è quasi impossibile non trovare qualche comportamento onorevole. Dai loro credito per quelli.  Se ci sono ancora, se sono ancora in vita digli che li hai apprezzati.

Paolo dice questo:

“Non sgridare duramente un uomo anziano, ma esortalo con rispetto, come se fosse tuo padre. Parla ai più giovani come se fossero tuoi fratelli.  Tratta le donne più anziane come madri, e le ragazze come sorelle, con assoluta purezza.” (1 Timoteo 5:1-2 PV)

La famiglia è un modello per i rapporti che avrai nel mondo; anche se la tua non lo è, o non lo è stato, il modello di Dio rimane valido, ringrazia Dio per questo modello, non per quello “difettato” che la vita e il peccato ti ha dato di vivere.

Come onoriamo nostro padre e nostra madre?

Ai tempi di Esodo c'era un metodo abbastanza semplice per assicurarsi che i figli onorassero i propri genitori:

“Se un uomo ha un figlio caparbio e ribelle, che non ubbidisce alla voce di suo padre né di sua madre e che non dà loro retta neppure dopo che l’hanno castigato,  suo padre e sua madre lo prenderanno e lo condurranno dagli anziani della sua città, alla porta della località dove abita,  e diranno agli anziani della sua città: “Questo nostro figlio è caparbio e ribelle; non vuole ubbidire alla nostra voce, è senza freno e ubriacone”;  allora tutti gli uomini della sua città lo lapideranno a morte. Così toglierai via di mezzo a te il male, e tutto Israele lo saprà e temerà.” (Deuteronomio 21:18-21)

Figli, se non avete ancora ringraziato stamattina Gesù per qualcosa, ecco un buon suggerimento: grazie a Gesù non siete più sotto la legge ma sotto la grazia, e questo paragrafo non si applica più  a voi.

Ma questo versetto, anche se non è più applicabile nella sua seconda parte (la punizione) nella sua prima parte ci da una indicazione chiara: bisogna obbedire al Padre E alla madre.

Fino a quando?

Ecco una buona domanda: fino a quando vale questo? E' un principio valido fino alla prima media, o al primo liceo, o alla maggiore età,? Io ho cinquantadue anni, e sono ancora figlio di mio padre e di mia madre: mio padre è morto tredici anni fa, e lo posso onorare solo con il mio rispetto nel pensiero, nel comportamento e nel parlare di lui, ma mia madre la devo onorare ogni giorno.

Solo, il mio onorare mia madre è differente da quello dei miei figli. I miei figli sono tenuti ad onorare la propria madre e il proprio padre attraverso l'obbedienza.

Quando Mosè scriverà di nuovo la storia di come ricevette le tavole della legge in Deuteronomio, aggiungerà questo:

“Questi comandamenti, che oggi ti do, ti staranno nel cuore; li inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai.” (Deuteronomio 6:6-7)

Qui c'è una parola “difficile”: “inculcare” la parola originale significa “scolpire sulla pietra”.

Se il dovere dei figli è di obbedire al padre e alla madre, il dovere del padre e della madre è di scrivere nel cuore dei figli le leggi di Dio.

Ragazzi, ragazze, non ve la prendete con mamma e papà quando vi chiedono di obbedire fin tanto che siete bambini, poi adolescenti, stanno “scrivendo nei vostri cuori principi che Dio gli ha chiesto di scrivere in voi.

A un certo punto però finiranno di “scrivere”, quello che è fatto è fatto, andrete nel mondo. E quello che prima Dio vi chiedeva in termini di obbedienza, poi ve lo chiederà in termini di onore e supporto.

“Ma se una vedova ha dei figli o dei nipoti, sono loro che per primi devono imparare ad assumersene la responsabilità per la propria famiglia, ricambiando ai genitori il bene ricevuto, perché è questo che piace a Dio... Ma chi non si prende cura dei parenti che veramente ne hanno bisogno, soprattutto quelli di casa sua, ha rinnegato la fede ed è peggiore di chi non ha mai creduto. (1 Timoteo 5:4, 8 PV)

A un certo punto sarete chiamati a provvedere ai vostri padri e alle vostre madri: Gesù stesso ha affidato sua madre a Giovanni mentre moriva in croce.

Come diventare padri e madri onorabili?

Fin ad ora abbiamo parlato del fatto che i figli debbono onorare i genitori, qualsiasi tipo di genitore sia. Tuttavia, padri e  madri debbono anche essi lavorare al fine di essere più onorabili.

1. Tuo figlio è una benedizione

Talvolta può non sembrarlo, ma la Bibbia ci dice che:

“Ecco, i figli sono un dono che viene dal Signore; il frutto del grembo materno è un premio.” (Salmo 127:3)

2. Tuo figlio è una tua responsabilità

Non sto parlando solo del fatto che devi “tirarli su”, nutrirli, vestirli, curarli, istruirli. Ma sono una tua responsabilità anche dal punto di vista spirituale: ciò che fanno o non fanno nella loro vita di fede.

Giobbe aveva ben capito questo:

 “I suoi figli erano soliti andare gli uni dagli altri e a turno organizzavano una festa; e mandavano a chiamare le loro tre sorelle perché venissero a mangiare e a bere con loro.  Quando i giorni della festa terminavano, Giobbe li faceva venire per purificarli; si alzava di buon mattino e offriva un olocausto per ciascuno di essi, perché diceva: «Può darsi che i miei figli abbiano peccato e abbiano rinnegato Dio in cuor loro». Giobbe faceva sempre così.” (Giobbe 1: 4-5)

Il tuo obiettivo non è quello di allevare un figlio che sia moralmente a posto, ma un figlio che sia una adoratore : non un figlio che faccia le cose giuste, ma un figlio che faccia il volere di Dio, non un figlio che sia bravo, ma un figlio che sia nuovo, una nuova creatura in Cristo.

Il problema è che spesso per limitare i conflitti, cresciamo figli morali invece che adoratori, lasciamo stare tanti aspetti legati all'essere credenti, basta che si comportino bene.

Se cresciamo figli morali, prima o poi dovranno decidere da soli le loro decisioni, e noi non saremo lì a suggerire e a proteggere per fare la scelta giusta. Se cresciamo dei figli nati di nuovo avranno Gesù a fianco per sempre come aiuto e suggeritore alle loro decisioni.

3. Tuo figlio è un tuo seguace

Tu sei il leader di tuo figlio, tu sei la guida di tuo figlio, tu leggi la mappa, tu indichi il percorso,
non viceversa. Giosuè dice questo:

“Quanto a me e alla casa mia, serviremo il Signore.” (Giosuè 24:15b)

Su alcune cose possiamo dare la possibilità di scelta, magari suggerendo ma non imponendo: il gusto dei gelati, il colore dei pantaloni, la scuola superiore da frequentare.

Ma per altre cose, sono il padre e la madre a decidere, a imporre: cosa vedere sul web, chi frequentare, a che ora tornare. Non c'è niente di più distruttivo di far scegliere tutto a un bambino di cinque, otto, dieci anni: non sono in grado di prendere decisioni ponderate su argomenti importanti, perché mancano di esperienza.

Come diventare un figlio o una figlia che onora il padre e la madre?

Gesù stesso è stato un bambino

“E il bambino cresceva e si fortificava; era pieno di sapienza e la grazia di Dio era su di lui.” (Luca 2:40)

Che tipo di bambino era Gesù? Che tipo di adolescente era? Come tutti gli adolescenti “le combina grosse”.

Un giorno, mentre erano a Gerusalemme, si “intrufola” nel tempio, e lì comincia a parlare coi sacerdoti: Giuseppe e Maria credevano fosse con gli altri della comitiva, e solo a mezza strada tra Nazaret e Gerusalemme si accorgono he non c'è. Tornano di corsa a Gerusalemme, e trovano Gesù che sta insegnando agli insegnanti.

“Quando ebbe dodici anni, Gesù accompagno i suoi genitori a Gerusalemme per la festa di Pasqua, a cui partecipavano ogni anno.  A celebrazione conclusa, si rimisero in viaggio per ritornare a Nazaret, ma Gesù rimase a Gerusalemme senza che i suoi genitori lo sapessero.  Poiché pensavano che anche lui fosse nel gruppo, lo cercarono fra parenti e conoscenti. Non riuscendo a trovarlo, ritornarono a Gerusalemme per cercarlo. Finalmente, dopo tre giorni, lo trovarono: Gesù era nel tempio, seduto fra gli insegnanti, ascoltando e ponendo loro delle domande.  Quelli che lo sentivano parlare si meravigliavano della sua sapienza e delle sue risposte. I suoi genitori non sapevano cosa pensare. "Figliuolo", gli disse Maria, "perché hai fatto questo? Tuo padre ed io eravamo molto preoccupati mentre ti cercavamo!"  "Perché mi cercavate?" rispose allora Gesù. "Non sapevate che sarei stato nella casa di mio Padre?" (Luca 2:41-49 PV)

Gesù sapeva di chi era figlio, non di Giuseppe, e neppure di Maria, avrebbe potuto semplicemente “scaricare” i suoi genitori affidatari, e andare a vivere da solo (era Dio!). Ma Gesù, invece, sfrutta la situazione per mostrare come si onori un genitore:

“Poi Gesù scese a Nazaret con loro, e gli era sottomesso. Sua madre, intanto, serbava tutte queste cose nel cuore.  Così Gesù cresceva in saggezza, in statura e in grazia davanti a Dio e agli uomini. (Luca 2: 51-52)

Avrebbe potuto “fare da se”, ma ha deciso di vivere “sottomesso”. Dio, che vive “sottomesso” ad una sua creatura. Sembra un controsenso... ma invece è un esempio.

Ed è originale anche che il versetto leghi la sottomissione ai genitori con la crescita de Gesù, sia fisica (in statura), sia morale (in saggezza), sia spirituale (in grazia).

Figli, volete crescere? Per la vostra crescita fisica dovrete semplicemente alimentarvi con cibo sano,  ma per la  vostra crescita morale e spirituale, l'alimento principe è l'obbedienza ai vostri genitori.

Ma per i figli che non sono più sottomessi, che hanno abbandonato, da poco o da tanto, la casa dei propri genitori, la ricetta non cambia: la crescita morale e spirituale va di pari passo all'onore che date ai vostri padri e alle vostre madri terrene

Forse alcuni di voi  debbono chiedere perdono ai vostri genitori per il vostro comportamento, altri devono ringraziarli per il loro impegno nell'allevarli ed accudirli, perché non lo hanno mai fatto, altri ancora debbono sedere con loro e risolvere conti che sono ancora aperti. Per alcuni, invece, c'è solo da perdonare i propri genitori per le ferite che hanno provocato in voi.


Per tutti vale comunque un principio: sottomettersi al Padre, a Dio.

Se non lo hai ancora accettato, puoi farlo oggi, semplicemente confessando che hai bisogno della sua forza per chiedere perdono, ringraziare, risolvere, o perdonare i tuoi genitori terreni. Basta che accetti che Gesù è il tuo modello, e ti impegni a seguirlo da ora in avanti.

Se lo hai già accettato, ciò che devi fare è analizzare la tua vita e il tuo comportamento verso i tuoi genitori terreni alla luce del comportamento di Gesù.

“Poi Gesù scese a Nazaret con loro, e gli era sottomesso. Sua madre, intanto, serbava tutte queste cose nel cuore.  Così Gesù cresceva in saggezza, in statura e in grazia davanti a Dio e agli uomini.”

A chi devi sottomettere il tuo cuore, la tua vita per crescere in saggezza e in grazia davanti a Dio e agli uomini?

Preghiamo